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Giovedì mattina io e mio figlio Federico abbiamo consegnato la copia cartacea del nuovo TW Magazine nr. 22. Un’edizione speciale interamente dedicata al nostro caro e grande Mauro per celebrare la sua lunga e splendida carriera, che naturalmente non terminerà ma continuerà anche dopo il suo pensionamento. Questo numero, che a breve sarà disponibile come al solito sul forum per il download gratuito in pdf, non si sofferma solo sulle sue storie di Tex ma abbraccia anche Zagor, Dampyr e tutto il resto delle storie scritte da Mauro. Per l’occasione desidero ringraziare tutte le persone che hanno collaborato alla preparazione di questo numero e mi hanno aiutato a confezionare questo regalo a sorpresa per il nostro Mauro. In ordine sparso grazie a Giorgio Bonelli, Moreno Burattini, Giorgio Giusfredi, Maurizio Dotti e Stefano Andreucci, che non hanno bisogno di presentazioni, al vignettista di Autosprint Giorgio Serra, in arte “Matitaccia”, al giornalista e scrittore Mario Donnini, al vicedirettore di SCLS Magazine Stefano Bidetti, a mia figlia Miriam, esperta di Dampyr, e naturalmente ai collaboratori di questo numero del TW Magazine, Sandro Palmas, Maurizio Nicastro, Carlo Monni, Fabio Cenci, Marco Zaino, Fabio D’Amelia e Massimo Musella. In ultimo, ma non certo per ultimo, un grosso ringraziamento a Mauro Boselli che nei mesi scorsi ha pazientemente risposto alle mie innumerevoli domande per la lunga intervista che troverete in questo numero, senza sapere cosa "tramavo" alle sue spalle. Caro Mauro, grazie ancora per tutte le belle storie che ci hai donato e che hanno allietato il nostro tempo libero, ma soprattutto grazie in anticipo per tutte quelle che ci donerai. Filippo Galizia P.S. In occasione di questo numero speciale ho consegnato una copia, oltre a tutti gli autori della SBE che hanno partecipato anche al grande Davide Bonelli, e naturalmente a suo zio Giorgio tramite lo stesso Davide.11 points
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Alla Bonelli ci si lasciava alle spalle il difficile inverno che era seguito alla improvvisa scomparsa dell'editore Sergio Bonelli che aveva tenuto da sempre in mano le redini della gestione del fumetto prodotto dalla sua Casa editrice, il più popolare e il più venduto in Italia. Fu lo stesso Boselli a annunciare alla fine di quel mese di marzo 2012 sul forum di Comicus la sua nomina da parte del direttore Marcheselli a curatore della testata. Tredici anni dopo, nel giugno 2025, Mauro Boselli abbandona il timone, non sappiamo esattamente ancora nelle mani di chi, ma poco importa. Questo topic è pensato per dare uno sguardo d'insieme ai fumetti prodotti durante il periodo in cui li si è occupato di Tex, districandosi come scrittore e come curatore della testata. Come ci si aspettava, ha introdotto delle grosse novità, non esitando ad andar oltre ai niet che Sergio gli aveva fatto pesare su qualche storia. Per l'appunto dobbiamo chiederci in cosa la sua gestione si sia differenziata rispetto a quella del suo editore. Il messaggio iniziale di questa discussione riassume in breve i punti forti (e i tentativi meno fortunati) del Mauro Boselli curatore. La discussione tenterà anche di capire in che senso la testata di Tex si muoverà nel prossimo futuro. LE STORIE. Anni fa avevo aperto una discussione sui ''lavori interrotti'' dell'autore, ovvero quelle storie che per un motivo o un altro aveva da tempo parlato ma non era riuscito poi a concretizzare. L'esempio più calzante è offerto dalla figlia di Satania di cui Sergio non aveva neppure voluto discutere: è il miglior personaggio partorito dalla sua mente negli ultimi anni, al centro di una bellissima trilogia. Di recuperi di vecchi antagonisti del passato, non sempre graditi a una rumorosa minoranza di lettori e forumisti, è fatta tutta la sua gestione a partire dai suoi stessi personaggi come Jack Thunder, il Maestro, ma anche Jethro o la bella Dawn, per non tirare in ballo l'extraterrestre che appariva in un suo vecchio soggetto perduto dei primissimi anni ottanta che Gian Luigi Bonelli non sceneggiò mai (scelse infatti il fiacco soggetto del figlio Giorgio per scrivere una storia poco memorabile illustrata allora da Nicolò). Uno dei tentativi più ambiziosi del curatore è stato proprio quello di mettere ordine nella serie e rimediare a certi errori del passato. Così è stato per esempio con certe storie di Nizzi che avevano poco convinto: ne sono nate una trilogia incentrata su Yama e Mefisto, molto ambiziosa e riuscita solo in parte, mentre quella della Tigre Nera dopo un primo albo troppo elaborato (o cervellotico) si è rivelata molto appassionante. Non sempre però il ripescaggio dal passato ha portato a storie all'altezza di quelle che le avevano ispirate, pensiamo ai ritorni di Lupe o di Manuela Montoya (su soggetto di Carlo Monni), dei what if che non hanno convinto del tutto. Ma la storia che più ha fatto discutere e che molti rimproverano come l'errore più grande imputabile a Mauro Boselli è la numero 755 a colori illustrata da Villa (su soggetto questa volta di Frediani), per la quale l'autore è stato accusato di voler riscrivere il passato di Tex ai danni di vecchi capolavori del passato. Lo stesso autore ha parzialmente riconosciuto il passo falso, che per il scrivente resta tuttavia solo mezzo, essendo la storia solida e con un finale tra i più belli che abbiamo letto nella serie. NUOVE COLLANE. La rivisitazione del passato di Tex è avvenuta anche tramite una serie di nuove collane promosse dalla Casa editrice (in primis i cartonati francesi e la serie Tex Willer) che hanno raccolto un successo meritatissimo soprattutto grazie all'impostazione voluta dal curatore e alle sue storie sempre sulla cresta dell'onda. Certo non dimentichiamo che nonostante il tentativo di arricchire collane in crisi di identità come i Maxi Tex con un capolavoro come Nueces Valley, avvincente racconto dell'infanzia e dell'adolescenza di Tex, e un riuscitissimo team-up con i tre fratelli Bill (proprio il recupero di vecchie star bonelliane culminato con il recentissimo ripescaggio del detective Rick Master è stato una delle scelte assolutamente vincenti del curatore in questi quasi tre ultimi tre lustri che ci hanno accompagnato), è stato portato avanti con poca convinzione (se non di mezzi tout court). Così queste collane secondarie hanno avuto anche dei demeriti, il principale dei quali è stato per chi scrive l'allontanamento dell'autore dalla serie regolare mensile, lasciata in mano a un altalenante Ruju e a un poco convincente ritorno di Claudio Nizzi sulla testata, voluto proprio da Mauro Boselli nel 2017 e concluso con una striscia di polemiche quattro anni dopo: una delle scelte più infelici di Boselli curatore, perché Nizzi ha intaccato poco e male sulla collana e ha ripagato con rancore e livore chi gli aveva concesso, insperatamente, una nuova chance. Uno dei meriti (e dei cambiamenti più evidenti rispetto al passato) è stata la possibilità di vagliare nuovi soggettisti e sceneggiatori in erba (tra cui quattro o cinque dei nostri forumisti), pura utopia solo se pensata venti anni fa. L'abbondanza delle nuove uscite ha comportato un impoverimento anche dei Texoni. Anche qui le storie migliori restano le poche scritte da Boselli, a cominciare da Il magnifico Fuorilegge a La vendetta delle ombre. Certo Boselli non è e non ha potuto essere Sergio, cioè non ha beneficiato del potere decisionale e dei cordoni della borsa che permettevano all'editore (che aveva anche più tempo a disposizione per farlo) di cercare di contattare i maestri del fumetto internazionale. Nei cartonati alla francese inaugurati dal one shot di Serpieri, da Frontera all'ultimo capolavoro La maledizione di Charro Negro, le storie migliori restano quelle di Boselli, con gli altri sceneggiatori che hanno convinto solo in parte con le loro prove. Un discorso a parte merita il giovane Giusfredi che è cresciuto all'ombra di un maestro come pochi, come era capitato allo stesso Boselli con Gianluigi alla sua stessa età, che ha già scritto una bellissima storia da dieci e lode, guarda caso proprio sul passato di Carson e un suo vecchio idillio, che Mauro Boselli mi ha assicurato essere interamente frutto del suo vice. La storia di cui parliamo è uscita lo scorso anno su un Magazine, l'erede del vecchio Almanacco del West andato in pensione. Anche qui, il curatore si è dimostrato sempre ricettivo di quelle che sono o possono essere delle buone idee: la presenza di una seconda storia breve incentrata su un personaggio ''amico'' era una cosa di cui si era parlato proprio su questo forum. Proprio le storie brevi dei color Tex si sono dimostrare invece a lungo andare un'occasione tutto sommato persa, un prodotto editoriale poco soddisfacente e difficile da scrivere mantenendo alto il livello. UNO SGUARDO AL FUTURO. Questo topic andrà aggiornato nel momento in cui saranno finite nelle edicole tutte le storie scritte da Boselli durante il periodo in cui ha avuto in gestione la testata. Per il momento possiamo aggiungere a quanto già detto che Boselli non ha esitato a far viaggiare Tex ai quattro angoli del mondo, dal polo Nord con la storia Alla ricerca delle navi perdute al Borneo con quella della Tigre Nera, non dimenticando locations come le città di New York e di Los Angeles che non si erano mai viste nella serie e che le hanno dato nuove prospettive più ariose. In questo non ha fatto che seguire l'esempio dettato dal suo editore con i texoni cubano e argentino. Boselli ha concretizzato anche tante idee che erano care proprio a Sergio, in primis con una storia come Luna insanguinata, forse uno degli esempi più alti dell'arte narrativa dell'ormai ex curatore (ricordiamo ancora, per esempio, la storia di Bad Band, anche se meno riuscita). Difficile fare previsioni su come sarà impostato il Tex dei prossimi anni, non conoscendo ancora il nome del successore. C'è da augurarsi che Boselli, ora più libero, abbia campo libero nella scelta dei soggetti senza nessuna preclusione, dei disegnatori con i quali collaborare, della lunghezza delle storie ecc, non sono elementi da poco e resta da vedere se potrà esserci il massimo della sintonia con la persona chiamata ora a sostituirlo. Per quel che mi resta ancora da dire, gli anni della sua gestione meritano almeno un nove in pagella. Non era facile riprendere in mano il timone di una nave che rischiava di affondare dopo che l'ultimo faro, Sergio, si era spento nel 2011. Boselli l'ha fatto con tatto e intelligenza, come si è letto sopra, anche con il massimo grado di apertura mentale. Questo topic, lunghissimo, è il mio ringraziamento personale per tutto quello che ha fatto in questi ultimi tredici anni alla guida di Tex. Grazie Bos!11 points
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Ennesima notizia ferale in quello che, dopo meno di un mese, si prospetta sotto tutti gli aspetti come un Annus Horribilis dal punto di vista politico, sociale, culturale. Nonostante fossi a conoscenza della sua malattia la cosa mi coglie di sorpresa, dato che l'ultimo numero della sua newsletter è arrivato nella mia casella di posta il 6 gennaio. Mi mancherà la sua prospettiva radicale e orgogliosamente "fuori tempo", il rifiuto di arrendersi alle logiche di un mondo governato solo dal Dio Denaro e dall'interesse personale, che ha dimenticato il significato di termini come "collettività" e "socializzazione". Mi rimarranno invece per sempre i suoi fumetti e i suoi libri, ho già ripreso in mano l'ultima trilogia di Magico Vento, sempre ben documentati e mai banali, e le sue canzoni che continueranno a riportarmi ad un periodo in cui si poteva ancora sperare in un futuro migliore, senza bisogno di andare su Marte inseguendo le follie di un oligarca demente. Grazie Gianfranco e ovunque tu sia Mitakuye Oyasin.9 points
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Si è discusso spesso sul forum sul fatto che il proliferare di uscite speciali che ha caratterizzato gli ultimi anni andasse tutto a detrimento della serie regolare mensile. Anche se mancano una ventina di numeri all'albo 800, ho pensato che si può iniziare a discutere di questo ottavo centinaio di storie di Tex, anche considerando che da pochi mesi Mauro Boselli non è più il curatore della testata. Di seguito sono tutte elencate in base alla loro data di pubblicazione con qualche mia annotazione e curiosità che ho tratto in parte leggendo i vostri commenti nelle discussioni presenti sul forum, critiche sul quale potete concordare o meno, lascio infatti lo spazio alla presente discussione per sentire la vostra campana. Un sondaggio in alto vi permette di esprimere un giudizio sintetico. 701, 702 La regina dei vampiri Gianfranco Manfredi Alessandro Bocci marzo, aprile 2019 La quinta storia di Gianfranco Manfredi per la serie regolare, la prima dopo il suo ritorno su Tex, segue i festeggiamenti per il prestigioso traguardo dei 700 numeri raggiunti. La bellissima copertina di Villa, inquietante con i suoi giganteschi pipistrelli e la loro regina incartapecorita, illustra bene il leitmotiv di quest'avventura cupa e claustrofobica. Nel cuore del Messico centrale, la minaccia giunge infatti direttamente dalle antiche civiltà precolombiane con i loro sanguinari culti ancestrali bene esemplificati dalla bruja Eztli che con i suoi arcani poteri non solo comanda al popolo della notte ma sugli altari grondanti del sangue sacrificale, al chiarore della luna piena, attenta alla vita degli archeologi colpevoli di aver depredato dei loro tesori gli antichi e vetusti templi. La storia è pienamente promossa dai lettori che la giudicano una delle migliori uscite dalla penna dell'autore marchigiano. I due albi in edicola nella primavera del 2019 hanno un costo di 3,50 euro. 703, 704 La seconda vita di Bowen Pasquale Ruju Gianluca Acciarino maggio, giugno 2019 Pasquale Ruju inanella una bella storia che vede un po' a sorpresa il ritorno a San Francisco del killer Ken Bowen e del ragazzino Tim, già protagonisti dell'avventura "Il ragazzino rapito" di Tito Faraci e Gianluca Acciarino che era apparsa in edicola appena due anni prima. In effetti nel corso dei primi mesi del 2017, quando la precedente avventura era ancora in fase di stampa, l'autore sardo aveva deciso di darne una continuazione, stimolato forse dalla presenza del disegnatore Acciarino, qui alla sua terza e ultima storia, anche perché Faraci da tempo ha smesso di collaborare alla testata. 705, 706, 707 La maschera di cera Mauro Boselli Michele Benevento luglio, agosto, settembre 2019 L'aneddoto è fin troppo conosciuto: nell'ottobre 2014 Mauro Boselli ritrovava il suo soggetto su "La figlia di Satania", un personaggio che era stato protagonista di una delle storie epocali di Gianluigi Bonelli che più aveva amato da bambino, che era stato bocciato sei mesi prima della sua morte dall'editore Sergio Bonelli, contrario al ritorno di figure del passato di Tex che giudicava probabilmente troppo datate, che non aveva degnato darne neppure una sola lettura. Questa storia inaugura un ciclo, ma ancora non si sapeva, sotto il segno del giallo, un genere letterario abbastanza apprezzato dall'autore, che andrà sempre più accentuandosi nel secondo episodio (poco ancora sappiamo del terzo), con Michele Benevento allora esordiente a coadiuvarlo splendidamente con i suoi disegni. Nella storia Mauro Boselli introduce un personaggio destinato a diventare seriale, lo sceriffo della contea di Los Angeles Billy Rowland, realmente esistito, città che fa da scenario per la prima volta nella serie mensile a un'avventura di Tex. Da annotare il piccolo aumento di 40 centesimi sul prezzo di copertina. 708, 708 La tribù dei dannati Pasquale Ruju Alfonso Font ottobre, novembre 2019 Cronologicamente è questa la prima storia in cui Pasquale Ruju decide di riprendere un suo vecchio personaggio, Makua, che appariva nell'albo "Mezzosangue" pubblicato nell'autunno 2015, sempre per i disegni di Font, qui più approssimativi del solito. La curiosità è dunque tutta rivolta a seguire la parabola del giovane meticcio, un personaggio abbastanza tormentato, con la sua mano destra che non potrà più impugnare una colt, che tenta di rifarsi una vita in un villaggio di emarginati dopo aver scontato la sua pena. Alla fine è una storia che si lascia leggere, senza eccessivi sussulti e comunque nettamente inferiore alla precedente, in attesa di una ripresa del mezzosangue che concluda il suo percorso di crescita. 710, 711 L'assedio di Mezcali Claudio Nizzi Lucio Filippucci dicembre, gennaio 2020 Invitato da Boselli a mandare dall'eremo di Fiumalbo del nuovo materiale in redazione, nei primi mesi del 2017 Claudio Nizzi decide di ripartire da un suo vecchio soggetto risalente al 2008, cioè all'anno in cui decise di ritirarsi in seguito alla richiesta di Canzio che come editor gli aveva suggerito di apportarvi qualche modifica. La storia dalle atmosfere classiche fa troppo l'occhiolino a quella che scrisse trent'anni prima, "I diavoli rossi", senza però riuscire a entusiasmare allo stesso modo, alla fine il suo impianto resta tutto sommato solido (le maggiori perplessità, all'inizio, riguardavano proprio questo aspetto) ma anche soporifera e noiosa. 712, 713 I forzati di Dryfork Jacopo Rauch Giuseppe Prisco febbraio, marzo 2020 Nei primi mesi del 2018 Jacopo Rauch scrive la sua prima storia per la serie mensile di Tex, una trama scorrevole dai ritmi molto serrati, un bell'intreccio che riguarda l'evasione (forse tirata un po' per i capelli) di un gruppo di forzati da un penitenziario, robusto e dinamico con i suoi colpi di scena che offrono interessanti variazioni a un tema, quello della fuga, che era diventato una specialità dell'ultimo Faraci, con la differenza che questa volta non delude le aspettative dei lettori. 714, 715 La rupe del diavolo Claudio Nizzi Corrado Mastantuono aprile, maggio 2020 Durante la quarantena imposta all'inizio della pandemia del covid, Claudio Nizzi se ne esce con la sua storia migliore (almeno degli ultimi anni), che può contare sull'affascinante ambientazione fluviale canadese ben resa dal disegnatore, i gradevoli siparietti tra Carson e Gros Jean e un buon ritmo narrativo nel raccontare le insidie del viaggio delle Belle Star, a tratti addirittura rocambolesco. Pur con qualche imperfezione la storia è pienamente promossa. 716, 717, 718, 719 Netdahe! Mauro Boselli Ernesto G. Seijas giugno, luglio, agosto, settembre 2020 Nel mese di giugno 2016 Mauro Boselli decide di riprendere il seguito di una sua storia disegnata anni prima da Ortiz intitolata "L'indomabile", pubblicata nella primavera del 2014. La copertina del primo albo è una di quelle generiche di Villa che furono scartate all'epoca della pubblicazione del suo Texone (nel 2019). La storia ripropone il personaggio del tenente Castillo che soccomberà qui al fascino della dark lady Manuela de Villafranca, la fredda e sensuale signora di Rancho Verde, una bruna che al lettore ricorda un po' la figura dell'irredentista Manuela Guzman, la bionda messicana discendente da hidalgos spagnoli che si scontrò con Tex nel lontano 1953. L'epilogo della storia, fatto assolutamente inedito, è contenuto nel Maxi Tex "I tre fratelli Bill" che l'autore inizia a scrivere un anno dopo nell'autunno 2017. 719, 720 Sulla cattiva strada Pasquale Ruju Alfonso Font settembre, ottobre 2020 Quella dei fratelli Granger, siamesi ma di diversa indole, è una storia noir di transizione (breve senza essere però un semplice riempitivo) che Pasquale Ruju inizia a scrivere per Alfonso Font nell'autunno 2017, che intrattiene piacevolmente i lettori senza far gridare al capolavoro. 721, 722, 723, 724 Attentato a Montales Pasquale Ruju Stefano Biglia novembre, dicembre, gennaio, febbraio 2021 Affaristi privi di scrupolo e politici di un paese straniero, il Guatemala, attentano alla vita di Montales in quella che è la storia più lunga e ambiziosa scritta da Pasquale Ruju, che può contare per l'occasione sui sontuosi disegni di Stefano Biglia, alla sua seconda prova sulla serie mensile. Dopo un avvincente primo e secondo albo la storia cala di tono nella parte finale, con una conclusione che diversi lettori giudicano troppo affrettata. Nel terzo albo, "La negra muerte", compare il bollino per gli ottant'anni della Casa editrice che accompagnerà le uscite di Tex per tutto l'anno. Una menzione particolare alle magistrali copertine di Claudio Villa. 724, 725 Il monaco guerriero Antonio Zamberletti Giuseppe Candita febbraio, marzo 2021 La storia di Zamberletti, che fa il suo esordio sulla serie regolare, era destinata in origine a un Maxi Tex e se finisce sul mensile è solo per una serie di favorevoli circostanze: la prima è che Ruju non riuscendo a contenere la storia precedente ambientata in Guatemala nei tre canonici albi aveva chiesto in redazione di poterla allungare di sessanta pagine e la seconda è che la storia destinata a succederle, sempre di 160 tavole, doveva essere quella illustrata da Laura Zuccheri (ambientata a New Orleans) che però lei non aveva potuto portare a termine perché rimasta confinata per cinque mesi in India, senza ovviamente poter lavorare. Il monaco guerriero è l'atletico Lai Chen, maestro cinese dell'arte marziale shaoling e il tema è il soggiogamento dei lavoratori cinesi in una cittadina del Texas in una storia appena sufficiente. 726, 727 Il pistolero vudu Pasquale Ruju Bruno Ramella aprile, maggio 2021 Nel mese di aprile, quello degli ottant'anni della Casa editrice, a ogni testata è imposta d'ufficio una copertina generica in cui risalta il protagonista della serie e quella di Tex è una delle poche che riesce a salvarsi. Al bollino si è aggiunto però il triangolino con lo strillo promozionale delle medagliette offerte dei pards, il prezzo dell'albo è infatti passato a 4,40 euro con un drastico aumento di cinquanta centesimi. La storia è di quelle che puntano a creare una certa atmosfera dominata dalla tensione e da una forte componente sovrannaturale, troppo fuori dalle righe per via degli eccezionali poteri mostrati dal protagonista, l'improbabile pistolero Carrillo devoto alla divinità vudu Papa Legba e anche la strega che si annida nella lugubre palude della Louisiana, che prende possesso del corpo di Carson, è tutto eccetto che memorabile. Se la storia si fa leggere, in definitiva la sensazione è proprio quella che l'autore abbia osato troppo e alzato all'inverosimile l'asticella dell'elemento magico. 728, 729 Una colt per Manuela Montoya Mauro Boselli Mauro Laurenti giugno, luglio 2021 Il personaggio di Manuela Montoya, la storica fidanzatina di Kit Willer in un'indimenticabile storia d'amore contrastato pubblicata nell'agosto del 1978 con il titolo "I due rivali", solleticava la fantasia dei lettori ma anche quella del curatore di Tex, che aveva approntato una cartella rimasta però vuota nonostante le richieste di un soggetto agli altri autori, che alla fine è venuto per mano di uno storico lettore, l'avvocato Carlo Monni, che accettava l'eccitante sfida di confrontarsi non solo con Tex ma anche con un personaggio che era da accostare con tutta la cautela che imponeva quel tormentato idillio giovanile. Alla fine la storia paga le elevate attese che si erano create nei lettori intorno a questo storico ritorno, la scelta di un disegnatore in evidente fase calante e al suo esordio sulle pagine di Tex, troppo distante con i suoi copiosi neri dal ricordo che ci aveva lasciato il tratto fine e pulito di Erio Nicolò (Mauro Boselli riconoscerà l'errore come editor), una Manuela Montoya esagerata, troppo disinibita e emancipata, anche lei lontana dalla nostalgica rimembranza che ne avevano i lettori. 729 Bis Agente indiano Mauro Boselli Maurizio Dotti luglio 2021 Mentre scrive il ritorno di Manuela Montoya, nel settembre 2020 il curatore è chiamato a pensare anche al primo albo bis, la novità prevista dalla Casa editrice per festeggiare i suoi ottant'anni che cadono nel mese di aprile, ma la pubblicazione è poi spostata di qualche mese all'estate 2021 anche perché la storia era allora ancora ferma a circa ottanta tavole. Alla fine è molto più di un prodotto editoriale da leggere sotto l'ombrellone, identico in tutto e per tutto alle uscite della serie regolare mensile (se si eccettua l'inestetica striscia gialla che campeggia in alto nella copertina), per molti lettori addirittura la migliore storia dell'anno, un unicum bagnato dal successo tanto da spingere la redazione a decidere di farne l'ennesima uscita annuale (presto estesa anche ad altri personaggi della Bonelli). Ai disegni della storia che racconta con qualche incongruenza di come Tex diventò l'agente indiano dei Navajos, l'autore chiama l'amico Maurizio Dotti che per realizzare le 110 pagine deve momentaneamente interrompere la realizzazione del suo Texone. 730, 731 Il mostro del gran lago salato Pasquale Ruju Michele Benevento agosto, settembre 2021 Il soggetto è del lettore Antonello Rizzo che partecipa allora al forum di Tex. La copertina de "Il mostro del gran lago salato" con il gigantesco Siats che emerge dalle acque alle spalle di Tex e i caratteri vintage del titolo che ricordano quelli delle pubblicazioni horror della Eerie nascondono in realtà una storia reale e concreta in cui non c'è spazio per l'elemento magico, ne tantomeno per quello etnografico legato alla leggenda indiana di questa creatura mostruosa, che cela infatti dietro la sua maschera un impostore in carne ed ossa, la cui identità è peraltro troppo presto svelata. Tutto sommato siamo di fronte a una buona storia, sicuramente con qualcosa da rivedere, per esempio le tipiche scene ad effetto particolarmente care all'autore, che vive i suoi momenti migliori nelle sequenze narrative caratterizzate da un maggiore spessore drammatico che raggiunge il suo picco con la morte del personaggio di Colter e quindi nel teatrale epilogo. 732, 733, 734, 735 Alla ricerca delle navi perdute Mauro Boselli Giovanni Bruzzo ottobre, novembre, dicembre, gennaio 2022 Lo spunto di questa storia è dato da un personaggio storico, Sir John Franklin, uno dei primi esploratori dell'Artico che a bordo delle sue due navi, l'Erebus e la Terror, scomparve tra gli iceberg al largo dell'isola di re Guglielmo mentre era alla ricerca del mitico passaggio a Nord ovest. La lavorazione dei quattro albi si protrae per circa sette anni a causa anche dell'interruzione dovuta al precario stato di salute del disegnatore Giovanni Bruzzo. Il tema restava molto affascinante per l'autore Mauro Boselli che ne aveva tratto la sceneggiatura nei primi anni Novanta di una delle sue prime storie di Zagor, ma la lunga e difficile gestazione l'aveva alla fine anche portato a disamorarsi della storia che stava scrivendo, complice anche la scoperta il 12 settembre 2016 del ritrovamento dell'Erebus in un punto tra l'altro non molto distante da quello in cui l'autore aveva pensato di posizionarne il relitto tra i ghiacci. Sulla storia, la migliore dell'anno o poco ci manca, che molto deve anche all'accoppiata vincente dei personaggi femminili di Dallas e di Kathy Dawn, che appare qui per la prima volta sulla serie mensile, aleggia il mitico capolavoro "Sulle piste del Nord" già a partire dalla copertina del primo albo che rievoca "Tamburi di guerra", per non parlare delle tavole iniziali che sono un omaggio per niente discreto alle pagine che Giovanni Ticci realizzò negli anni settanta per quell'avventura. 736, 737 Le frecce dei nemici Pasquale Ruju Giuseppe Prisco febbraio, marzo 2022 Pubblicata tra le due monumentali di Boselli, questa di Ruju fa la figura di storia di transizione, un po' crepuscolare, scorrevole ma anche poco originale, incentrata sulla vendetta personale (l'idea è di far riutilizzare le vecchie frecce usate dai nemici contro loro stessi) di un vecchio e stanco capo comanche, Quercia Rossa, sull'uomo dall'infanzia piuttosto travagliata, Chogan, che però gli aveva sterminato la famiglia. 738, 739, 740 Il manicomio del dottor Weyland Mauro Boselli Raul e Gianluca Cestaro aprile, maggio, giugno 2022 Nel 2013 "Il segno di Yama" era stato una specie di prologo al grande ritorno di Mefisto in questa nuova avventura che si dipana ora su addirittura sette albi, la più lunga mai ideata per Tex. La prima parte, ambientata a San Francisco, è una storia gotica magnificamente realizzata dai fratelli Cestaro, che omaggia le doti del trasformista Mefisto, cioè il personaggio doppiogiochista e opportunista degli esordi, che veste qui i panni del direttore di un manicomio che ha tra i suoi pazienti il proprio figlio Yama. Non a caso Mauro Boselli ha deciso anche il ripescaggio della sorella Lily Dickart con l'intenzione, evidente, di mettere un po' di ordine nei fatti di questa famiglia, soprattutto dopo l'episodio scritto anni prima da Claudio Nizzi che aveva lasciato aperto più di un interrogativo. Nelle sette copertine è presente un fastidioso logo pubblicitario con la lettera iniziale del nome dell'antagonista presa dalla storia "La gola della morte". La copertina del terzo albo, tratta da una vignetta di Hal Foster, suscita anche una curiosa diatriba tra la Casa editrice e Gianfranco Manfredi. 741, 742, 743, 744 Sierra Nevada Mauro Boselli Fabio Civitelli luglio, agosto, settembre, ottobre 2022 La fuga di Mefisto, che doveva essere affidata inizialmente a Piccinelli, è una storia diversa dalla precedente, sicuramente più western e solare, in cui l'autore riprende in mano dei vecchi personaggi come Padma e Narbas e mette a posto tutti i tasselli. Meno riuscita rispetto all'episodio disegnato dai Cestaro, in redazione ci si interroga molto anche sulla bontà della scelta operata, cioè di averla pubblicata subito dopo all'altra. Il finale, che inizialmente era tutt'altro, costringe l'autore ad allungare la conclusione di qualche pagina, per cui l'ultimo albo vanta alla fine ben 130 pagine. 741 Bis L'eredità del bandito Pasquale Ruju Giovanni Freghieri luglio 2022 Nel secondo albo bis, Pasquale Ruju e l'esordiente Freghieri giostrano sull'eredità lasciata da Lamar, un ingente bottino messo da parte da questo incallito rapinatore passato a miglior vita, contesa tra la moglie e il resto dei componenti della sua banda. Storia di routine. 745, 746, 747 Vancouver Pasquale Ruju Corrado Mastantuono novembre, dicembre, gennaio 2023 Una vecchia amica di Carson in pericolo, la bella Angela, figura a tutto tondo, la minaccia di morte che incombe su suo marito e più in generale sulla città di Vancouver che nel terzo albo va a fuoco (il grande incendio che distrusse la città il 13 giugno 1886 è il fatto storico alla base del soggetto, bella l'ambientazione canadese), sono gli ingredienti di una storia avvincente dal ritmo sostenuto che va in crescendo, senza inutili tempi morti. 748, 749 La mesa della follia Moreno Burattini Michele Rubini febbraio, marzo 2023 Le prove generali di questa storia che verte sul mito delle leggendarie belve vampire del Texas, la prima di Burattini sulla serie regolare, erano state fatte nel decimo Color Tex del novembre 2016 con la breve "Chupacabras!" disegnata dallo stesso Rubini. La prima parte con i suoi terribili misteri che avvolgono la mesa, che si riallaccia a vecchie storie bonelliane come "La regina della notte", è pienamente promossa, ma la narrazione cede il passo nel secondo albo, con il tentativo da parte dell'autore di dare una spiegazione logica all'irrazionale invece di restare sul fantastico puro, per cui il risultato è un western contaminato con richiami all'horror ma privo di reale tensione che convince in definitiva veramente poco. Bollino per i 75 anni! 750, 751 Ritorno a Red Rock Pasquale Ruju Rossano Rossi aprile, maggio 2023 L'aumento di altri cinquanta centesimi porta l'albo sulla soglia della banconota dei cinque euro. Questa volta la trovata della Casa editrice riguarda una serie di mini copertine plastificate da allegare agli albi. La copertina generica che si vorrebbe vintage, con il personaggio all'interno del cerchio, estesa a tutte le uscite della Casa editrice, ripropone Tex in posa statica con il fucile in mano alla John Wayne nella medesima posizione in cui si trovava due mesi prima ne "La mesa della follia". Il soggetto è il secondo scritto dal lettore Antonello Rizzo e rappresenta il seguito della storia "Taglia: duemila dollari" pubblicata nell'estate del 1979 con il ritorno di Rick Sanders e Sam Spring. In generale, il gradimento è basso. 752 Fratello di Sangue Giorgio Giusfredi Alfonso Font giugno 2023 La prima storia di Giorgio Giusfredi esce un po' a sorpresa nel mese di giugno perché nelle pubblicazioni per la serie regolare previste per l'anno era da tempo programmata una storia di tre albi di Ruju e Seijas, "Le quattro vedove nere", che doveva precedere l'uscita nel mese di settembre dell'albo numero 755 dedicato ai settantacinque anni di Tex e dal momento che non era ancora ultimata serviva almeno una storia di appena 110 pagine, che Font realizza in tutta fretta, da affiancare a un'altra di due albi già pronta (vedi sotto, "Wolfman è vivo"). Le escursioni nel passato dei personaggi da parte dell'autore, qui si narra di come Aquila della Notte e Tiger Jack siano diventati fratelli di sangue, si rivelano anche in quest'albo autoconclusivo pienamente riuscite. La copertina di Claudio Villa rievoca quella del numero 109 "Massacro" e presenta i tre pards in un'inedita versione giovanile, Tex con la storica giacca a frange di galleppiniana memoria. 753, 754 Wolfman è vivo Pasquale Ruju Pasquale Del Vecchio luglio, agosto 2023 Nell'estate del 2017, nel momento dell'uscita in edicola della prima storia del bieco Wolfman, che appariva allora per la prima volta nei numeri 684 e 685 della serie regolare, Pasquale Ruju decideva di ripetere l'esperienza maturata appena qualche mese prima quando aveva ripreso in mano il ritorno di Bowen (vedi sopra) scrivendo questa volta la seconda storia però del suo villain approfittando della splendida caratterizzazione che ne dava allora il maestro spagnolo Alfonso Font, anche se a realizzarla sarà tuttavia chiamato Pasquale del Vecchio (curiosamente qui alla sua ultima, per ora, avventura realizzata per la serie mensile). 753 Bis Sulle tracce di Kit Carson Antonio Zamberletti Sandro Scascitelli luglio 2023 Il titolo ricorda da vicino quello di una vecchia storia di Tex, "Sulle tracce di Tom Foster", mentre la copertina di Villa omaggia invece quella dell'albo "Ore disperate". Questa storia che sa di un riempitivo che può bene figurare in questo format estivo, una non proprio originale caccia all'uomo, vede Kit Carson ferito e braccato dallo sceriffo Rothman di San Andreas nel Texas, dopo aver ucciso in una sparatoria il fratello di Rob Clayton, il padrone della città. Disegni come al solito molto dettagliati e personali per Sandro Scascitelli che fa qui il suo esordio sul mensile. 755 La cavalcata del destino Mauro Boselli Claudio Villa settembre 2023 L'idea alla base di questo albo autoconclusivo, molto contestata, era di farne una storia celebrativa che contemplasse il ritorno di Lilyth sulla base di uno spunto fornito da Graziano Frediani, cioè la sua vendetta ultima sulla canaglia Higgins sul quale pesava materialmente la responsabilità della sua morte. Proprio la presenza del butterato scatena le polemiche perché è vista come una riscrittura del finale de "Il giuramento". Per il resto è una storia d'azione che si lascia ben leggere, con il suo finale commovente che giunge al cuore. L'albo conta più di 130 pagine ed è impreziosito da una serie di studi preparatori realizzati dal disegnatore, da più di vent'anni assente sulla serie regolare (più precisamente dall'ottobre 2002). 756, 757, 758, 759 La Tigre colpisce ancora Mauro Boselli Andrea Venturi ottobre, novembre, dicembre, gennaio 2024 Nel settembre 2017, con "La Tigre colpisce ancora", Mauro Boselli per la prima volta fa di un personaggio creato da Claudio Nizzi il protagonista di una sua storia. Non solo, riprende anche in parte l'idea che era originariamente contenuta nel soggetto dell'autore modenese, che era stato bocciato nel 2006 dall'editore, che prevedeva un lungo inseguimento lungo l'oceano Pacifico fino al Borneo, in cui Tex e il principe Sumankan avrebbero alla fine stretto un'alleanza. Si vocifera all'inizio addirittura di una collaborazione dei due autori su una storia scritta a quattro mani, alla fine molto più prosaicamente Nizzi si limita a dare il suo consenso. Dopo un primo albo dai fili forse troppo aggrovigliati, in cui è data una spiegazione logica al ritorno del personaggio che nella precedente avventure si era schiantato sopra un masso, i restanti tre albi sono avventura pura combinata a magistrali colpi a effetto, fino al drammatico epilogo con l'uscita di scena della Tigre. 760, 761 La pattuglia scomparsa Pasquale Ruju Alfonso Font febbraio, marzo 2024 Di nuovo la coppia Ruju e Font questa volta nei selvaggi territori canadesi del grande Nord dove i due pards, in compagnia di Jim Brandon, seguono le tracce di una pattuglia scomparsa mentre il solo sopravvissuto, il tenente Louis Lagarde, affronta l'imprevedibile succedersi degli eventi e i suoi propri fantasmi personali. Pur senza toccare eccessivi picchi narrativi, con il suo romantico epilogo (ma anche qualche sbadiglio), la storia si lascia abbastanza apprezzare. Con il numero 761 Claudio Villa festeggia i suoi primi trent'anni da copertinista. 762, 763, 764 Il mistero del monte Rainier Mauro Boselli Alessandro Bocci aprile, maggio, giugno 2024 "Il mistero della montagna", titolo di lavorazione di questa storia in cui Boselli dà un seguito all'avventura "Un mondo perduto" (e con l'extraterrestre in parte anche a "La valle della luna"), cerca di rimettere un po' di ordine in quel di fantascientifico presente nella serie di Tex. Non si tratta peraltro del soggetto giovanile che scrisse intorno al 1983, andato perduto, che non fu utilizzato da Gianluigi Bonelli che paternamente gli preferì quello ideato dal figlio Giorgio. La storia convince solo in parte. 765, 766 La collera di Falco Giallo Claudio Nizzi Giovanni Ticci luglio, agosto 2024 Siamo nel Montana tra le terre sacre degli Shoshones ricche di metallo giallo che ovviamente fa gola a faccendieri e affaristi che tentano di metterci le mani, trama vista e rivista, con Tex che non trova di meglio che accompagnarli in Canada (il titolo di lavorazione era "Fuga verso il confine"). Si vocifera dietro le quinte che Giovanni Ticci (qui probabilmente alla sua ultima opera in due albi, a ottantaquattro anni ha chiesto di poter lavorare d'ora in avanti con storie brevi), se vogliamo usare un eufemismo, si sia divertito davvero poco a disegnarla e a confermare il suo scarso entusiasmo basterebbe fare un paio di conti perché messi da parte i suoi problemi di salute dal maggio 2018 ci ha messo addirittura sei anni per portare a termine questa fatica facendo comunque un lavoro enorme. I testi invece sono irritanti. 765 Bis Un covo di vigliacchi Antonio Zamberletti Frederic Volante luglio 2024 Zamberletti, specialista di questi albi bis, stavolta affiancato da Volante che debutta sul mensile con delle pregevoli tavole, segue i due pards sulla scia del ricco bottino di una banca fino al covo dei rapinatori a Maddox Rock in una storia lineare e ricca di intrighi. Senza infamia e senza lode. Da par suo Claudio Villa confeziona l'ennesima cover generica su fondo bianco per questo speciale. 767, 768, 769 Le quattro vedove nere Pasquale Ruju Ernesto G. Seijas settembre, ottobre, novembre 2024 La storia era prevista per l'estate del 2023 ed esce con il ritardo di un anno a causa della malattia (e poi della morte il 28 marzo 2023) di Ernesto Garcia Seijas che gli aveva impedito ampiamente di rispettare le scadenze (aveva disegnato appena 144 tavole), gli subentra poi Giovanni Freghieri che realizza le restanti 186 tavole in poco meno di un anno. Charity Brockman, Ramona Valjean, Daisy Maxwell e Isabel Gallardo sono quattro belle e eleganti donne assetate di vendetta che si coalizzano contro Tex che le ha rese tutte quante vedove. Spunto originale per una storia senza infamia e senza lode che si lascia leggere volentieri ma eccessivamente lunga e che si sgonfia con l'andare. 770, 771 Il soldato fuggiasco Claudio Nizzi Giovanni Bruzzo dicembre, gennaio 2025 Non è un mistero che questa storia alla "Soldato blu", per dirla come Claudio Nizzi, lui l'avesse in mente per farne il Texone di Biglia. Quando venne a sapere dallo stesso disegnatore che però lui stava già disegnando uno speciale su testi di Ruju (il numero 41 "Ben il bugiardo"), l'autore modenese perse definitivamente la pazienza con il curatore. Durante la telefonata Mauro Boselli replicò inutilmente che lo speciale era già stato assegnato e che per la sua storia avrebbe potuto comunque contare su Giovanni Bruzzo, ma Nizzi non volle intendere ragione e la sua collaborazione alla testata si interruppe bruscamente come la chiamata in corso. Il soggetto di questa storia, che a questo punto dovrebbe essere l'ultimissima di Claudio Nizzi sulla serie mensile, a dire il vero è di quelli abbastanza prevedibili pur partendo da buoni propositi. L'idea del fuggiasco tenente Kirby che diserta dopo essersi opposto a un massacro di inermi indiani, esattamente come già si era visto per esempio in "Vendetta indiana", e deve scegliere tra la giovane indiana che l'ha aiutato e la figlia del comandante, pur mutuata dal film di John Ford "Il massacro di Fort Apache", poteva infatti essere valido ma la sceneggiatura non è per niente brillante e patisce di varie incongruenze se non di vere e proprie illogicità nella narrazione. 772, 773 Il morso dello scorpione Pasquale Ruju Yannis Ginosatis febbraio, marzo 2025 La storia d'amore del domatore di cavalli navajo Julio, malvisto dai mandriani razzisti, e della bella vedova Elaine proprietaria del ranch a Lincoln County dove lui lavora, sullo sfondo della minaccia incombente della banda del feroce El Escorpion, dopo un buon inizio delude nella sua seconda parte risultando alla fine poco coinvolgente, priva di pathos e di sussulti. 774, 775, 776 Rick Master, detective Mauro Boselli Michele Benevento marzo, aprile, maggio 2025 Nella primavera del 2019 Mauro Boselli inizia a scrivere la sceneggiatura di quello che inizialmente doveva essere un Maxi Tex ambientato a San Francisco in cui Tex avrebbe fatto la conoscenza, dopo i tre fratelli Bill, di un altro personaggio seriale nato dalla penna di Gianluigi Bonellli, ovvero il simpatico detective privato Rick Master. La storia poi finisce sulla serie regolare anche perché rappresenta, a sorpresa, il sequel della storia della figlia di Satania che lascia campo aperto a una terza storia conclusiva del ciclo, che possiamo già definire uno dei meglio riusciti della serie mensile. Il costo degli albi, intanto, è passato a 5,80 euro con un aumento deciso di novanta centesimi: il gadget immancabile in omaggio è il primo numero "La mano rossa" della nuova versione cartonata e censurata delle avventure di Tex. 777, 778 I dimenticati Gianfranco Manfredi Carlos Gomez giugno, luglio 2025 Questa storia era destinata a un Color Tex ma in redazione si opta alla fine per la serie regolare riducendola di 10 tavole rispetto alle originarie 160 prima che fosse affidata al disegnatore, decisione che sembra essere stata presa prima della scomparsa dell'autore, venuto meno il 24 gennaio 2025, si ignoravano infatti le reali condizioni di salute di Manfredi. Illustrata dal maestro argentino Gomez, qui al suo esordio sulla serie regolare, la sceneggiatura ispirata al film di Wes Craven "Le colline hanno gli occhi" conta su un'ambientazione del tutto particolare, una foresta cupa e spettrale in cui si annidano i minatori della Franklin Mountain Mine orribilmente sfigurati, vittime di un'esplosione, tanto da apparire quasi dei demoni mostruosi e crudeli che incombono minacciosi sulla cittadina mormone di New Hope. La storia ha un ritmo serrato e si lascia apprezzare alla lettura anche se le motivazioni che spingono i minatori non paiono inattaccabili. 777 Bis La rapina della Wells Fargo Jacopo Rauch Sandro Scascitelli luglio 2025 Il ritorno di Rauch sul mensile, seppure nello speciale estivo, a partire da un soggetto abusatissimo, la rapina a un convoglio della Wells Fargo, con il bottino che ricade interamente nelle mani di una donna alla faccia della banda Mason che le dà la caccia ignorandone tuttavia l'identità, è ancora una volta sapientemente costruito. Parata di attori hollywoodiani nelle tavole illustrate con la solita maestria da Sandro Scascitelli. 778, 779 L'orrendo massacro Paquale Ruju Fabio Civitelli agosto, settembre 2025 Basandosi sulla leggenda di John Ware che fece la Storia nello stato dell'Alberta dove era giunto nel 1882 dal Texas, Pasquale Ruju ne ricostruisce la vita prima (e dopo) il suo arrivo in Canada che resta ancora oggi storicamente oscura. Ma alla leggenda raccontata dall'autore manca quella parvenza di magico che avvolge delicatamente le migliori storie, John Ware appare poco più di un esperto cowboy, anche l'elemento razziale che poteva essere una buona base di partenza è volutamente ignorato, le sequenze si susseguono telefonate in modo abbastanza artificiale e se la storia si lascia comunque leggere, ai lettori pare comunque un'occasione persa. Il disegnatore Fabio Civitelli rinuncia al puntinismo per ritornare a uno stile che ne aveva caratterizzato gli esordi e il fatto non dispiace. 780, 781 L'argento di Socorro Gianfranco Manfredi Majo ottobre, novembre 2025 Dopo la scomparsa dell'autore, in redazione si dà la priorità alla pubblicazione della sua ultima fatica. La copertina di Villa non potrebbe meglio esemplificare il contenuto del primo albo, molto movimentato e ricco di sparatorie, ambientato nella cittadina mineraria di Socorro dove, la trama non è molto originale, dominano i soprusi dei prepotenti sui più deboli, in questo caso il colonnello Larkin a capo del presidio militare che si accaparra con la forza le concessioni dei minatori che hanno trovato nei tunnel delle loro miniere dei ricchi filoni d'argento, con i due pards però a fungere da angeli custodi che sembrano tirati direttamente dalle pagine dell'Apocalisse. Una delle migliori storie di Gianfranco Manfredi, splendidamente assecondato ai disegni da Mario Rossi, in arte Majo. Il messaggio sarà aggiornato periodicamente con le nuove uscite fino al numero 800.8 points
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Stiamo parlando di gente che nel comunicato sull'aumento dei prezzi non ti comunica i prezzi ma ben si premura di spingerti a comprare più arretrati possibili prima che i prezzi aumentino. Stiamo parlando di gente che sta ristampando i texoni in formato ridotto e a colori. Non hanno rispetto né per i lettori né per il fumetto. Non fosse perché hanno ereditato la gallina d'oro di nome Tex, che comunque stanno ammazzando, sarebbero tutti a spasso da un bel po'. L'aumento di prezzo non è il problema, è tutto quello che c'è attorno. Non parlo di sceneggiatori e disegnatori, ovviamente, quelli hanno e meritano il nostro rispetto e affetto (e i nostri soldi).8 points
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Cannonata di albo. Manfredi, al solito, centra perfettamente la coppia Tex - Carson e il loro modo di agire: del Carson pigro, crapulone e pusillanime qui non c’è nemmeno l’ombra, non ci sono salamelecchi o complimenti per esaltare la letalità dei due pards nonostante sbaraglino da soli mezzo esercito (basta un semplice, e perfettamente bonelliano, “quei due sono puro veleno”) e non ci sono nemmeno scene ad effetto (o “tamarre” direbbe Diablero) nella lunghissima e memorabile sequenza della sparatoria, in cui i nostri, vivaddio, sparano per primi e non per secondi. Anzi, il tutto è improntato alla massimo asciuttezza ed essenzialità stilistica. Il tocco di discontinuità manfrediano è, anche qui, il cotè politico (dopo l’acqua e il petrolio, l’argento) e la raffigurazione di un West brutto, sporco e cattivo, nel quale i nostri dispensano giustizia ed eliminano i fuorilegge con l’implacabilità di due cavalieri dell’Apocalisse. Un West crudo e realistico esaltato dai disegni di Majo che sporca il suo tratto, rendendolo più stilizzato ed essenziale, ma con delle maschere grottesche dei personaggi di enorme effetto. Chapeau!7 points
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Quelle che porta Diablero NON sono prove. Sono le argomentazioni concrete con le quali motiva le sue più che legittime opinioni. Pensa che Nizzi abbia fatto fare la figura del pagliaccio a Tex sulla base di questa o quella scena. Non c'è niente di sbagliato, anzi, ben vengano simili argomentazioni, ma non sono prove di alcunché. L'errore sta nel ritenere che tutti debbano confermare la figura del pagliaccio di Tex in quelle scene. Davvero, mi sembra incredibile che sia così difficile accettare che ciò che per Tizio costituisce una figura da pagliaccio non costituisca lo stesso anche per Caio. Una storia di Nizzi che per me contiene una scena da bollino rosso è "Zhenda". Non mi ricordo in quale punto, più o meno a metà, Tex viene preso alle spalle da un banditucolo qualsiasi, neanche fosse il primo che passa, e lo salva qualcuno dei pards. Ora, per me quella è una scena da strapparsi i capelli per lo scandalo (Tex che si fa aggirare in quel modo? Lui che metterebbe nel sacco bande intere prendendole alle spalle?). Per me. Ma che ci posso fare se un altro, invece, non la trova così scandalosa? Se anzi non gli fa né caldo né freddo? Se, addirittura, lo trova un tratto umanizzante del personaggio? Ma perché devo obbligarlo a pensare ciò che, in totale buona fede, non pensa? Per me Tex che rischia di farsi impiombare in quel modo da un banditucolo da due soldi è un errore da penna rossa. Per un altro no. Estiqaatsi? A me piace quando qualcuno espone una visione di Tex che non ho o che fa delle considerazioni alle quali non ho mai pensato. Lo vedo come un arricchimento ed è il motivo per il quale sono qui. Ciò che non mi piace è quando si arriva all'insulto e quando si insinua la malafede di qualcuno. Non è più semplice pensare che abbiamo visioni diverse? Mia nonna dice sempre che se fossimo tutti uguali lei sarebbe mio nonno.7 points
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Fischi per fiaschi. Il tuo discorso avrebbe senso se qui ci mettessimo a dire "fatemi andare alla Bonelli che sistemo tutto io" o "che ci vuole a fare un fumetto di successo? È facile, vi spiego come". Ma facciamo un esempio facile: se vai al ristorante, paghi molto e mangi male, ci torni? O vai al ristorante un po' più in là dove mangi meglio? Oppure di fronte a una minestra scotta o una pizza bruciata che ti hanno fatto pagare anche più del solito, dici "beh, dopotutto io non sarei capace di gestire un ristorante, quindi mangiamo, paghiamo e poi ci torno, non mi è consentito lamentarmi"? Va di moda paragonare il prezzo dei fumetti Bonelli alle pizze (e la mia risposta tipica è che le pizze, cioè la SOCIALITÀ, lo stare FRA AMICI IN COMPAGNIA, l'allegria e il parlare, valgono MOLTO DI PIÙ di un fumetto noioso che ti deprime da solo in casa...). Bene. Io l'ultima pizza che ho mangiato era buona. Non so quanti co###oni si sia fatto ormai il pizzaiolo del suo lavoro, quanto sia stufo di stare tutte le sere davanti ad un forno a fare sempre le stesse margherite o quattro stagioni, ma anche se è stufo... nel prodotto non si vede. Ogni fetta era una goduria, cotta alla perfezioni, buoni ingredienti, ho passato una bella serata fra amici e di sicuro non mi sono annoiato mangiandola. Mi è costata solo 6 Euro + coperto (non vivo a Milano, qui in provincia i prezzi sono più bassi e non prendo mai pizze troppo elaborate) Ci sono state storie recenti Bonelli che ho letto di 2-3 albi (quindi, costate 10-15 Euro) in cui era davvero chiarissimo quanto si stesse rompendo le scatole a scrivere l'autore. La ripetitività, l'allungamento del brodo, i soliti "pam pam ahhh!" ripetuti in maniera estenuante... non solo si stava rompendo le scatole, ma la cosa traspariva chiaramente nel suo lavoro! Ma davvero gli conviene paragonare il prezzo di certa roba con il prezzo di una succulenta pizza? Poi, è ovvio che il VERO problema è quello: la qualità. Il divertimento. O viceversa, la noia. O magari l'incazzatura, come in troppe storie recenti che toccano cose sacre che non si dovevano toccare. Ovvio che una storia BELLA la paghi senza problemi. L'ultima di Zerocalcare per me è bellissima, 24 euro ben spesi e che rispenderei. Ma nel campo del fumetto seriale multi-autore, non hai sempre il capolavoro. Se escludiamo il periodo d'oro di Tex, rarissima eccezione quasi unica, nel campo del fumetto seriale hai nell'arco d un anno, un tot di storie fiacche. Quanto fiacche? Quando spesso? Cioè, quanto paghi, se segui una serie, per storie che ti deludono? Quanti soldi butti via? E allora, se non ti diverti a leggere, se leggere è una fatica, allora sì che se hai speso 5 euro invece di 2 ti inizia davvero a tirare il cu... E se poi vedi le uscite triplicarsi, scaffali interi (e costano anche quelli) divorati in pochi mesi da una bulimia editoriale che butta in edicola roba improponibile come gli ultimi Nizzi disegnati da chiunque sia libero, il dubbio diventa certezza, "qua mi stanno a prendere per il..." Per DECENNI, nel fumetto Bonelli in genere (con alti e bassi) se ti piaceva una serie avevi ogni tanto la storia memorabile, una certa routine, qualche schifezza, ma tanto spendi poco, e non ti occupa troppo spazio in casa, è perdonabile. Ma se inizi a chiedere cifre alte e mi vuoi fare il paragone con la pizza... allora deve ESSERE COME LA PIZZA. Cioè BUONA SEMPRE. Sempre ben fatta. Magari una volta un pochino bruciata, capita, ma non troppo, e se una volta è immangiabile... non mi vedi più in quella pizzeria. Quanto durerebbe oggi la Bonelli se i suoi lettori gli dessero retta e pretendessero la qualità delle pizze?7 points
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Qualunque serie a fumetti ha un ciclo vitale, in cui (una volta) partiva, prendeva lettori, arrivava al massimo successo, poi calava (più recentemente con l'estinzione del lettore occasionale, la continuity oppressiva e per me anche il livello di certe proposte, al posto di questi ciclo vitale ce n'è uno più semplice in cui le copie calano sempre continuamente dal numero uno, ma il finale è lo stesso: le vendite calano) Questo fatto è accaduto, da sempre, ad ogni serie Bonelli (anche se alcune come Tex hanno avuto un ciclo vitale lunghissimo e mantenuto buone vendite per decenni: però Tex è anche una delle pochissime serie Bonelli che era fatta in maniera da poter prendere nuovi lettori ad ogni albo senza un eccessivo peso della continuity, e questa cosa conta). Come mai la Bonelli non è andata in crisi con il calo di vendite delle strisce? Si è inventata un nuovo formato. Poi quando sono calate le vendite del Ragazzo nel Far West è uscito Zagor. Escono ancora L Pattuglia dei Bufali, i Tre Bill e Hondo? No, ma sono arrivati Martin Mystere, Dylan Dog, Nathan Never, etc. Insomma, man mano che le serie andavano in crisi, come TUTTO da sempre va in crisi prima o poi, si sono sempre inventati qualcosa di nuovo. Oggi questo ricambio non esiste più. L'ultima serie Bonelli con abbastanza gambe da durare è stata Dragonero, dal 2013 (ma il personaggio è del 2007 con il suo Romanzo a fumetti), un piccolo modesto successo che secondo me (in base a quello che vedo in edicola, poi le cifre di vendita non le so) si è già sgonfiato ma ancora ha i numeri per stare in edicola. Ma è stato DODICI ANNI FA! Da allora tutti flop o iniziative di poco respiro destinate da subito a durare pochi albi (o tre storie come Deadwood Dick), o roba per librerie che davvero non so come potessero pensare di vendere in Italia: credono che ci compra Zerocalcare poi si cerchi qualsiasi altro cartonato a fumetti? Gli mancano gli autori. Un sacco di quelli della vecchia guardia o sono morti o sono in pensione, quelli rimasti sono già oberati di lavoro: ma dove sono i nuovi Castelli, Sclavi, Berardi, o anche i nuovi Enoch e Vietti? E non parlo di BRAVURA che quella è opinabile (ho un giudizio molto scarso sulla reale bravura di molti nuovi autori esaltati da certa critica), quando della capacità di fare qualcosa di VENDIBILE, che abbia il suo pubblico disposto a pagarla. Non aiuta la crisi generale del fumetto come media, certo. Rende tutto più difficile, e te le puoi scordare le 700.000 copie di una volta. Ma il punto attuale di pareggio di un albo Bonelli regolare è sotto le 20.000 copie: davvero il fumetto sarebbe così in crisi da non riuscire più a superare le 20.000 copie? Il pubblico residuo dei lettori abituali di fumetti in edicola è di come di diverse centinaia di migliaua di persone e i lettori Bonelli sono ancora come minimo 150.000 persone (ipotizzando che siano sempre gli tessi a comprare tutti gli albi bonelli altrimenti sono molti di più): il fumetto è in crisi ma non è ancora deceduto, come si vede bene dalla massa di albi ancora pubblicati, è che la bonelli mi sembra molto più in crisi del fumetto. "Là fuori" ci sono ancora nuove proposte innovative. Solo, non dalla Bonelli. È un problema di nuovi autori che non fanno nuovi personaggi "vendibili", come dicevo, ma è anche e soprattutto un problema di SCELTE EDITORIALI. Invece di rischiare di lanciare nuovi personaggi, la nuova direzione Bonelli ha deciso di "spremere" i lettori delle serie più vendute inflazionandole con una folle iperproduzione che ne ha fatto calare a picco la qualità. Vediamo oggi quanto sia stata lungimirante questa scelta, con i lettori che fuggono a frotte. Nuovi formati? Hanno scommesso su quell'assurdo "formato audace" che aveva come punto di forza ai loro occhi per me "così copiamo la Marvel anche nel formato", un flop epocale (mentre il formato indovinato per questo periodo per me l'hanno beccato quasi per caso con Tex Willer ma poi non l'hanno utilizzato molto altrove) E soprattutto hanno creduto a quella favoletta, che ha detto Recchioni in pubblico in un forum ma che avevo già sentito dire da tanti altri, tanto che penso fosse un mantra ripetuto da tutti nei corridoi Bonelli "il prezzo non conta"... e si sono resi conto invece che conta. Ma se ne sono resi conto un po' tardi, DOPO che hanno portato il costo annuale per seguire anche il solo Tex a quasi 250 Euro contro i 40 Euro di quindici anni fa... E adesso dopo che hanno visto i risultati di tante mosse sbagliate, danno la colpa al calo delle edicole! Capisco che non sarebbe stato molto ben recepito un discorso più onesto tipo "scusate, abbiamo pensato di poter campare sugli allori sprementi i vecchi personaggi triplicando le uscite e raddoppiando i prezzi spremendo voi lettori, ma abbiamo sbagliato i calcoli, scusatevi tanto, promettiamo che ridurremo le uscite e faremo di tutto per contenere i prezzi", ma sarebbe stato, appunto, più onesto. Ma vedo che ancora non stanno calando in maniera significativa i collaterali e ancora aumentano i prezzi. Si vede che la lezione ancora non gli è bastata....7 points
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Per me che mi prendo all'inizio del mese con dieci euro (banconota) il Tex e lo Zagor, dover tirare fuori la moneta da un euro (o due) fa molta differenza. Psicologicamente, non monetariamente. E pagare per il Tex Wiler il prezzo che pagavo fino a ieri per il gigante anche. L'aumento dei prezzi, poi, che a questo punto diventa prevedibile come il tempo a Londra d'inverno pure non giova: mi sento un bove al mattatoio. Vediamo a quanto ammonta il rincaro, ma resta una politica editoriale assolutamente discutibile. Poi gli alti e bassi sulla serie regolare (l'ultimo albo neppure letto...) Infine, le edicole chiudono perché i prodotti in vendita non si vendono come si vendevano prima. Inutile prendersela con la gente che non legge più o con gli smartphone, la verità è che se proponi un prodotto di valore la gente te lo acquista. E TE LO LEGGE! Negli anni settanta Tex vendeva 700000 copie senza uscite collaterali e storie con tutti gli attributi, Zagor Idem, Mister No idem. Oggi quella qualità ce la scordiamo e siamo costretti a pagare di più un prodotto che vale meno e che per questo vende dieci volte di meno. E le edicole chiudono, certo che chiudono, per tutta questa roba che resta invenduta perché è scadente. Ma è un problema non solo della Bonelli ma della carta stampata in generale. Prendiamo i quotidiani nazionali o locali che veramente ci vuole fegato a leggerli, per non dire che a me verrebbe la voglia di andare a picchiarli tutti quanti... Altro che regalare loro uno o due euro al giorno come mi capitava solo trent'anni fa. E le edicole chiudono. E si dà la colpa alle edicole. Ma è come nascondersi dietro un dito che però non nasconde la pochezza di quello che mandi in stampa con rincari la cui ragione di essere è quella di coprire i buchi nei bilanci annuali in cronica perdita. È brutale come analisi ma cercare capri espiatori non aiuterà a salvare il salvabile. Così come l'ennesima ristampa cartonata che avrei comprato e seguito numero dopo numero se in prima pagina avessi letto scagnozzi invece che uomini. Non è una questione di spendere una manciata di euro in più o in meno, è proprio quello che mandi in edicola, CHE NON INTERESSA. Ma quanto ci vuole a capirlo? Io ho perso la speranza.7 points
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Concordo con entrambi i pensieri di Diablero e Magic Wind che mi hanno preceduto. Personalmente, come penso in tanti di noi, ho cominciato a leggere libri con Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, La Freccia Nera, e poi Salgari, con I pirati della Malesia, il Corsaro nero, e ancora ricordo un Gatto con gli stivali, o lo splendido Mago di Oz di Baum. Ho fatto questa breve dissertazione sui titoli da me letti da bambino, che come si vede non sono poi tanti preferendo io all'epoca i fumetti, perché solo con essi posso capire come sia cambiata la mia percezione di lettore, posto che gli altri libri li ho letti già da adulto e le rare volte che mi è capitato di rileggerli non ho avvertito alcuna differenza sostanziale, tranne che con uno di cui dirò dopo. Ebbene, i libri scritti con qualità restano bei libri anche dopo, quando letti da adulto. Puoi apprezzare ulteriori particolari, puoi essere più sgamato su alcune situazioni tipiche o ricorrenti, come il maggiordomo nei thriller, ma sostanzialmente il giudizio non dovrebbe cambiare e se ne dovrebbe restare soddisfatti a prescindere dall'età e dalla fase della vita in cui si è. Questo mi è capitato con tutti i libri sopra citati, con l'eccezione di Salgari, che da adulto invece non ho apprezzato. Certo, ho riletto solo Le tigri di Mompracem, che credo sia il libro più naif, essendo il primo, ma lo ricordavo come una storia avvincente che, da ragazzino e a letto col morbillo, mi aveva semplicemente estasiato. E invece vi ho trovato solo situazioni avventurose a profusione messe lì una dopo l'altra per movimentare la vicenda, meri pretesti in fin dei conti neanche ben giustificati, e preso così il romanzo può avere anche i suoi momenti avvincenti, ma solo a patto che si entri in una disposizione d'animo fortemente fanciullesca. Tempo fa, in un altro forum, a corredo di un mio giudizio negativo su questo libro, scrissi: "Ma si può giudicare davvero questo romanzo per il suo valore intrinseco, quando con esso prendono vita i personaggi di Sandokan e Yanez, della Perla di Labuan e dei Pirati della Malesia? Quando entrano, prepotentemente e per sempre, nell'immaginario collettivo dei ragazzi di tutti i tempi le isole di Mompracem e di Labuan, il Borneo e il terribile mare in cui imperversano i Pirati più famosi di sempre? Qui bisogna distinguere tra opera letteraria e mito, e se la prima lascia molto a desiderare, il secondo, con gli artigli della Tigre, si è talmente radicato nella fantasia di tutti da decretare la grandezza dell'opera che lo ospita a prescindere dal valore specifico della stessa. La verità è che l'arrembaggio dei tigrotti di Mompracem, alla conquista di un pubblico mondiale, è perfettamente riuscito. E così tutti noi possiamo urlare, tornando quei ragazzini che fummo, avanti tigri di Mompracem!" Questo per dire che effettivamente alcuni libri possono essere letti solo a determinate età, perché poi dopo, quando hai perso il senso di incanto e di meraviglia di cui parla Magic Wind, quando hai smesso di credere a Babbo Natale insomma, non puoi più apprezzarli davvero, se non per quello che rappresentano. Quella complicata avventura che è la crescita, quindi, se da un lato compromette per sempre quella beata ingenuità che poteva farci apprezzare opere pensate per la fase della vita che corrisponde all'infanzia, dall'altro ci rende - a volte - più consapevoli, più recettivi, più sottili credo. E così mi è capitato che, con Cent'anni di solitudine, letto mi pare a 17 anni mi parve un'accozzaglia di vicende messe lì, anche se raccontate con uno stile ipnotico e ammaliante; poi, letto 7 anni fa, filtrando quella vicenda zeppa di Aureliani e Arcadi io ci abbia finalmente scorto il senso che voleva darne lo scrittore: l'epicita' di Ursula, la miseria morale di Arcadio padre e figlio, l'immensa solitudine di Aureliano, malattia spaventosa di quello che è forse il principale protagonista del romanzo. Ci ho visto in controluce certe esperienze politiche dell'America Latina, la storia di quella terra così travagliata, tutti elementi che il me diciassettenne non poteva apprezzare. Non era a un ragazzino imberbe che stava parlando Garcia Marquez. La favola che stava raccontando, perché lo stile quello è, era destinata necessariamente a un lettore più maturo. Quindi è la maggiore esperienza, ma è anche il bagaglio culturale e i sensi più accorti, che inevitabilmente ti portano ad essere un lettore sempre più esigente, sempre più consapevole e accorto. Sempre diverso, come siamo diversi in tutte le nostre declinazioni, di lettori, di lavoratori, di figli, di amici, a seconda dell'età in cui ci troviamo. L'ideale alla fine sarebbe essere un lettore sempre, in tutte le fasi della vita. Un lettore come detto inevitabilmente diverso tempo per tempo e che a seconda dell'eta' prova emozioni diverse, ingenue o ponderate, arricchendosi però sempre di quelle voci del passato, del lascito dei tanti autori che attendono di essere letti e che la loro voce si rinnovi, anche a distanza di anni o secoli, nelle orecchie mentali di un nuovo lettore. E quello che mi immalinconisce di più è che non solo i lettori sono sempre meno, ma sono tremendamente pochi i lettori bambini, che probabilmente non diverranno mai lettori nemmeno nel prosieguo della loro vita, e che si perderanno meraviglie ben maggiori di quella, pur grande, della magia di un Babbo Natale nella Notte santa. Ed è un vero peccato.6 points
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Anche Donna Prassede? E questa sarebbe la maniera "giusta" di argomentare? Qualche citazione: Ti ricordo che io sono la persona che, a Manfredi appena morto, ho detto che non mi era piaciuta praticamente nessuna delle sue storie negli ultimi anni, e che non avevo mai finito di leggere Shangai Devil. Che a parte Verso L'Oregon, le sue altre storie di Tex non mi erano piaciute o non le avevo nemmeno lette. E che gli ultimi Maxi suoi NON LI HO NEMMENO COMPRATI. Secondo te, poi, dopo MESI, di colpo mi sarei bevuto il cervello, e in preda alla commozione mi starei "arrampicando sugli specchi" per lodare in ogni modo Manfredi... Secondo me, CHI si sta arrampicando sugli specchi è chi di fronte ad argomentazioni basate sulla STORIA, invece di rispondere nel merito si rifugia nelle SOLITE E STANTIE risposte alla "siete prevenuti, ce l'hai con questo autore, idolatri quell'altro, e bla bla bla bla..." Posso dire che questa roba MI HA STRACCIATO LE PA##E? La trovavo intellettualmente disonesta quando la usavano i fan sfegatati di Nizzi per coprire i Tex in mutande, non penso sia un tipo di "tifo" che faccia bene agli autori... E che se vogliamo metterla su questo piano, è MOLTO PIÙ SOSPETTA questa "aderenza dogmatica a quello che dice un autore presente sul forum", se vogliamo metterla sulle "motivazioni per arrampicarsi sugli specchi", che non ipotetiche "benevolenze" verso un autore defunto che stranamente si applicherebbero ad una sola storia di Tex che ha scritto, e a nessuna delle altre... E anche tu Mauro... non hai nostalgia dei tempi in cui lodavano le tue storie per come erano scritte, e non perché "sicuramente chi le critica è prevenuto"? Ho già risposto a questa osservazione quando hai parlato di Giusfedi. Non cambia una virgola. Noi possiamo giudicare solo la storia stampata. una bella battuta l'hai scritta tu? Allora al massimo il merito spetta a te, ma non cambia il fatto che sia una bella battuta. Ma pensi davvero che se scopro che una battuta l'hai scritta tu di colpo cambi idea sulla battuta? In questo thread ho detto forse che Manfredi scrive sempre meglio di te? No, ho scritto che QUESTA STORIA è la migliore pubblicata da anni sulla serie regolare (e quindi non comprendo solo le tue e di Ruju, ma... anche la precedente dello stesso Manfredi, che non mi è piaciuta per niente!). E davvero, non capisci perché? Di cosa si discute, nel thread sulla tua storia con Rick Master? Si discute sul fatto che il boss sia o no la figlia di Satania. Pensaci. Se il Boss della gang sia la figlia di una vecchia nemica ritornata in una avventura precedente. un "nemico misterioso", oddio che cosa drammatica... Non mi hai mai letto negli ultimi anni? I miei commenti alle storie? Non hai ancora capito che questo tipo di storie da "nerd", involute nei trivia di una serie, fatte per i "veri aficionados", e che non trattano di nulla che abbia un minimo di interesse umano per un lettore occasionale... mi danno fastidio? SPECIE su Tex? E anche le altre storie che hai pubblicato recentemente sulla serie regolare... chi davvero aveva bisogno di tornare al monte ranier per "sistemare" la storia di Bonelli? Chi aveva bisogno di fare un giro turistico lunghissimo per vedere la Tigre Nera riprendersi il trono? Chi aveva bisogno di dimostrare che la lancia della vendetta era difettosa? Tu, ovviamente, ma voi autori vivete sempre a contatto con i vostri personaggi, e non vi rendete spesso conto che alla fine, per i lettori, non sono tanto importanti certe minuzie che interessano solo a voi (e a chi fra i lettori va in solluchero per le stesse minuzie e le stesse retcon, ovvio...) Di cosa si discute, qui, dopo la pubblicazione della storia di Manfredi? Della natura umana. Di cosa ha spinto le varie persone a comportarsi così. Con tutti i caveat possibili sul paragone, è come avere da una parte Maus (vabbè, è davvero troppo "forte" come paragone, avresti ragione a dire che non sono paragonabili: diciamo il Corvo di Barr, opera molto più "imperfetta") e dall'altra... "il mistero dell'identità segretissima di Hobgoblin" un "mistero" che ha riempito le pagine di Spider-man per anni e anni con i nerd che facevano un sacco di ipotesi) E questo prima ancora di parlare di tecnica, di dialoghi spaventosamente "esplicativi" e dialoghi naturali, di tensione e di mancanza di tensione per eccesso di battute, etc.: già solo parlando di "DI COSA PARLA QUESTA STORIA". C'è un motivo, un motivo ovvio, per cui la storia tipica "comunità non violenta ha bisogno di uomini violenti per salvarsi da altri uomini violenti che la minacciano" è stata raccontata tante volte, ormai penso migliaia di volte, in tutti i media dai libri ai film ai videogames e ambientata in ogni epoca. Perché è una storia CHE RIGUARDA COSE CHE CI INTERESSANO, COME ESSERI UMANI. Non "ma chi sarà questo arcinemico misterioso, stavolta non lo spiega, bisogna aspettare qualche anno la prossima storia", queste cose da nerd che alla fine interessano giusto che pochissimi che ancora comprano fumetti (visto che ormai i fumetti moderni sembrano parlare solo di roba nerd per nerd) Tu sembri dare una fondamentale importanza alla spiegazione di ogni minuzia, per lettori apparentemente incapaci di darsi una spiegazione da soli. Tanto da considerarla qui un peccato capitale. E invece, è una delle cose più belle della storia! Dopo mesi, ANNI di estenuanti "dialoghi esplicativi"... non l'hai sentito il sospiro di sollievo, generale, da parte di molti lettori? Io con quelli con cui parlo, fuori dal forum, trovo toni entusiastici. Ma un po' come i miei, non "in assoluto". Non dicono "vorrei tutte storie di Tex così". (per tanti versi questa è una storia non texiana). No. Dicono "finalmente un Tex leggibile". Invece di adirarti, dovresti riflettere su come hai fatto a esasperare talmente tanti lettori, da fargli gridare al miracolo di fronte ad una storia dove NON TUTTO viene pedantemente spiegato... ------------- ...anche se, purtroppo, molti lettori apparentemente HANNO BISOGNO CHE TUTTO GLI VENGA SPIEGATO. Questo thread già è una prova. Basta tornare indietro alcune pagine per vedere lettori perplessi per "cose che non sono state spiegate"... quando invece la spiegazione c'era, spiegata e stampata: solo che era spiegata una volta, non tre. E questo è bastato a mandare in confusione. Anche questa cosa... No. Manfredi non lo mostra. Che siano "mostri senza pietà". Non hanno risparmiato il bambino? Fai mente locale: chi è che dice che sono "mostri scaturiti dall'inferno"? I Mormoni. I superstiziosi Mormoni. io già in un post avevo detto che non dovete accettare le loro parole come "la spiegazione dell'autore per la storia", altrimenti dovreste dire che secondo Manfredi i bambini indiani sono creature demoniache allo stesso moto. È CHIARISSIMO che tutto quello che dicono i Mormoni vuole solo rappresentare la loro superstizione e grettezza, e NON È la "spiegazione dell'autore che ti spiega la storia tre volte com'è obbligatorio in un albo bonelli" Avete letto (spero) il mio post, e avete detto "non è vero, non sono gente normale, sono diavoli scaturiti dall'inferno, Manfredi non spiega come mai siano diventati così malvagi in maniera al di là di ogni immaginazione, come demoni. E allora lo ripeto: leggete la storia, non prendete come oro colato quello che dicono i mormoni! E niente, non serve a niente manco la seconda volta: e allora tocca a me fare ipotesi stavolta. Secondo me, VI HANNO ABITUATO PER TANTO TEMPO A SPIEGARVI LE STORIE, CHE IN ASSENZA DI UNA SPIEGAZIONE ULTRA-CHIARA E RIPETUTA CHE SIA DELL'AUTORE, PRENDETE QUALUNQUE SPIEGAZIONE, ANCHE LA PIÙ RIDICOLA DETTA DAL PERSONAGGIO PIÙ SCEMO, COME LA SPIEGAZIONE CHE STATE CERCANDO E SENZA CUI SIETE PERSI. (E questa, Mauro, è responsabilità VOSTRA, di autori come Nizzi prima e poi i successivi, te compreso, che hanno abituato i lettori per decenni a questo "spiegazionismo", abituandoli a NON RICAVARE DA SOLI IL SENSO DELLE STORIE. Quando un lettore "nuovo" incontra i Tex nuovi - vedi thread su Comicus - rimane SCONVOLTO dal livello di "spiegazione passo passo per lettori trattati come bambini" che ci si trova oggi, per un lettore non abituato è IRRITANTE!) In questa storia Manfredi non esplicita la "morale" e non spiega tutto tre volte, quindi vi siete aggrappati alle puttanate dette dai Mormoni come se fosse "la realtà oggettiva che ci ha spiegato l'autore", e quindi ormai per voi, come per i mormoni, quelli sono Diavoli dall'Inferno, con una malvagità inumana e innaturale. Vi ho già spiegato che non fanno NULLA che NON ABBIATE GIÀ VISTO IN MILLE FILM, da parte di comuni banditi, ma non serve a niente... "ma sono diavoli dall'inferno, lo dice la storia!!!". NO. Lo dicono persone ignoranti e superstiziose, che la storia mostra chiaramente come persone ignoranti e superstiziose. Cosa ci MOSTRA, invece, la storia? Prima ci viene solo raccontato che durante un saccheggio, sue guardiani sono rimasti uccisi. Incredibilmente malvagio, vero? (i Conner durante la rapina ne ammazzano NOVE di persone, ma a questo si risponde... Eh? Ma che senso ha come risposta? "ammazzano NOVE persone invece di due perché sono una banda piccola gestione familiare", e "non sono anime nere", ma trovi INCONCEPIBILE che una BANDA PIÙ GRANDE di ANIME NERE... ne ammazzi DUE! (e poi UNO, durante il saccheggio del trading post) Davvero, la tua risposta è un perfetto esempio di "come darmi ragione in tutto confermando tutto quello che ho detto, pensando di darmi torto", perché non riesci a considerare gli ex minatori come esseri umani. Sono "diavoli dell'inferno", L'HA DETTO IL FUMETTO!!!! Cosa fanno, poi, i "diavoli dall'inferno"? Vanno a caccia. Di selvaggina. Tex e Carson ne beccano alcuni che cacciano UN CERVO. (Davvero, dei demoni! Vanno pure a caccia! ). Scontro a fuoco, Tex e Carson fanno secchi i cacciatori, ne interrogano uno prima che schiatti, e gli dice che NON HANNO ANCORA DECISO SE ATTACCARE IL VILLAGGIO O NO. La "terribile minaccia" temuta dai Mormoni... poteva anche non concretizzarsi! Non sono "demoni assetati di sangue", è gente che ragiona e soppesa i rischi. (Certo, non sono vicini tranquillizzanti, e direi che fanno benissimo a chiamare Tex e Carson, ma già qui si capisce che l'idea che siano folli sanguinari che vogliono solo uccidere sia basata solo sulle fanfaluche superstiziose dei mormoni.) Come nei casi precedenti che ho già confutato di "cose non spiegate" che invece erano chiaramente spiegate... BASTA CHE LEGGETE LA STORIA!. Cioè che leggete TESTI E DISEGNI, senza basarvi SOLO SULL'UNICA SPIEGAZIONE DATA UN PERSONAGGIO DESCRITTO COME POCO PIÙ DI UN IDIOTA , perché siete abituati a trovare ogni volta un personaggio che vi spiega la storia! Poi, alla razzia si unisce la vendetta, e più che depredare il villaggio, vogliono vendicare la morte dei loro AMICI. Sul comportamento dei minatori, vi CONSIGLIO UN LIBRO. È un libro su una comunità isolata dal mondo, e su come subisce un processo molto simile a quello dei minatori. Senza spiegare, come non spiega Manfredi: è semplicemente un libro che ha la stessa visione pessimistica della natura umana. Il libro si chiama IL SIGNORE DELLE MOSCHE, di William Golding, scritte nel 1954. E l'autore, invece di essere accusato in un forum "perché non spiega coma mai"... ci ha vinto il NOBEL PER LA LETTERATURA Il libro è stato adattato tre volte per il cinema. Senza che gli spettatori si sconvolgessero per come mostra ragazzi "di buona famiglia inglese" (addirittura quelli del CORO DELLA CHIESA) che, una volta lasciati a sè stessi... in una discesa progressiva arrivano a compiere addirittura sacrifici umani! Manfredi è stato MOLTO più moderato! Da wikipedia: "Il tema predominante del romanzo riguarda la visione pessimista, circa la concezione dell'uomo, che l'autore crede intrinsecamente "cattivo", sia in natura che in società. Difatti, lo stesso Golding scriverà che: "L'uomo produce il male come le api producono il miele”. Ovviamente la qualità "letteraria" dell'opera di Golding è molto superiore a quella del fumetto di Manfredi (e Boselli, visto che ci tiene al co-credit... ), ma rimane la domanda: si sono sbagliati i milioni di lettori che da settant'anni l'hanno acclamato come un "capolavoro" della letteratura, a non PRETENDERE che gli venisse spiegato che "tutto è stato causato da una certa quantità di Cobalto-Thorio G, responsabile di alterazioni metaboliche nel sistema limbico degli esposti"? O sono troppi lettori di Tex, ad avere ormai una dipendenza quasi patologica da ossessivi spiegoni, senza cui si aggrappano anche alle cose più assurde dette dall'idiota del villaggio, pur di trovare uno spiegone qualsiasi? P.S.: io mi sono rotto di spiegare questa storia tanto quanto voi di leggere i miei post, ma se continuate a INSULTARMI ad ogni risposta, non potete pretendere che poi non reagisca... imparate a RISPETTARE LE OPINIONI DEGLI ALTRI, e SUL SERIO, non solo "come facile slogan dopo l'insulto", e magari possiamo semplicemente finirla qui dicendo che su questa storia non siamo d'accordo (che non siamo d'accordo, NON che sarei prevenuto, in malafede, un detrattore, o altri deliri complottistici...)6 points
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Un buon Texone, non un capolavoro di sceneggiatura, ma ci vedo un capo e una coda in una storia che tenta, con più o meno successo, la via dell'originalità in quel ha di rendere un visibile omaggio ai miti viventi che sono oggi Tex e Carson. Confesso che è uno degli aspetti che mi sono piaciuti di più. Scorrevole e godibile dalla prima pagina all'ultima, l'unica cosa che gli manca è in fondo solo la classicità glbonelliana, ma ci ho visto molto del Nizzi che fu, quello che ancora riusciva a farci divertire con le sue sceneggiature, così come nei disegni ho pensato più di una volta a Ticci, insomma un prodotto riconoscibile come Tex e non mi pare poco. Buone trovate, persino in quelle contestate sul ponte ballerino la cui presenza, fin dalla prima vignetta, ne suggeriva la conclusione, ma sempre un Tex (e Carson) che ti tirano le castagne roventi dal fuoco, sempre nel posto e nel momento giusto presenti. Con Ruju non sono sempre tenero, ma con storie come questa ha la mia benedizione. PS, detto per inciso, Biglia era la ragione prima delle lamentele di Claudio Nizzi che avrebbe voluto i suoi pennelli per la sua storia: se in questo Texone fosse finita la storia di cui si è dovuto fare carico Bruzzo, beh ancora una volta penso a una bella doccia torrenziale di umiltà sul capo dello sceneggiatore di Fiumalbo e sulle sue insensate pretese. Sic transit gloria mundi.6 points
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Dov'è che si riconosce il Grande Scrittore? Nelle sue opere migliori? Nei capolavori indiscussi? Certo, ma qualche buona storia capita nella carriera anche degli scrittori più fiacchi. No. Per conto mio il Grande Scrittore è quello che riesce a farti innamorare dei suoi lavori crepuscolari, che riesce a stupirti positivamente anche nelle storie di una carriera che si sta concludendo. E in questa storia lampi del genio che fu GLB ce ne sono. Oh! se c'è ne sono! Non avete visto come la storia sia un confronto etico (!) tra i tre pards e i loro doppelgänger? Come le azioni degli uni siano improntate al bene, alla relazione positiva e quelle degli altri al male, alla soddisfazione egoistica? Magistrali i momenti speculari e opposti in cui i due gruppi entrano a Banderas: i doppelgänger ritengono normale che lo "sporco indiano" rimanga fuori dal paese, i pards non solo entrano con Tiger Jack, tengono testa ai razzisti, ma addirittura riescono a non entrare in conflitto con questi ultimi e, alla fine, a portarli dalla loro parte. Non è più solo avventura, Tex diventa anche un manuale di gestione del conflitto relazionale! Pedagogia nel suo più positivo significato! E cosa dire dell'interrogatorio di Durango Jim? Tutti aspettano gli sganassoni che invece non ci sono! Anche in questa sottrazione c'è la zampata del genio! Genio che affiora ancora nei dialoghi: "SIATE PRUDENTI!... SONO IN TANTI." "STATE TRANQUILLA, SARÀ NOSTRA PREMURA RIDURLI DI NUMERO." Che magnifico viale del tramonto ci ha regalato Gianluigi Bonelli!6 points
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Perché la nuova dirigenza Bonelli è bravissima soprattutto in una cosa, una specialità su cui sono assolutamente imbattibili: far incazzare i loro lettori. E bada che questo "effetto" è indipendente dal tipo di notizia, se buona ("Villa ha finito il texone... ma prima di leggerlo dovrete aspettare 6 mesi se non volete pagare di più!), ottima ("ritrovato un inedito di Bonelli e Tarquinio... e adesso giocheremo agli enigmi della sfinge, dovrete indovinare ogni ulteriore informazione, noi non vi diciamo niente!") o pessima ("aumentano i prezzi... ma non vi diciamo di quanto! Siamo burloni!") Davvero, ci vuole talento per riuscire a far incazzare la gente ogni volta che apri bocca...6 points
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Borden, il tuo discorso avrebbe una logica... SE I FUMETTI NON LI VENDESSERO ANCHE AL SUPERMERCATO! E in ogni caso, è comunque una logica "rovesciata". I cinema staccano meno biglietti perchè i film non li vede più nessuno? No, perchè li vedono ALTROVE, in streaming. Al cinema costa di più e ci si deve spostare. Ma in edicola il prodotto costa UGUALE e ANZI, la Bonelli ci dice che sta chiudendo proprio la sala "che non ti fa spostare", l'edicola: che paragone è? Prendiamo un paragone dove la roba costa uguale, che hai fatto tu: "Anche le drogherie sono scomparse perché i loro prodotti sono pessimi (non perché la gente preferisce acquistare gli stessi prodotti al supermercato dove può parcheggiare la macchina)!" L'hai scritto tu: "la gente preferisce acquistare gli stessi prodotti al supermercato dove può parcheggiare la macchina" Infatti, anche a me non risulta che i produttori di quei prodotti stiano giustificando gli aumenti di prezzo con "la chiusura delle drogherie"... I fumetti Bonelli si trovano nei supermercati, negli autogrill, in abbonamento, online, si possono spedire, e comunque le edicole, anche se in calo, sono comunque una rete di punti vendita molto più estesa, per esempio, delle librerie: eppure i libri si sono venduti anche con così pochi punti vendita. Perché voi non ci riuscite? Come fa Harry Potter a vendere milioni di copie in una rete di punti vendita da qualche migliaio di esercenti, mentre voi sostenere che non vendete più di centomila copie (al massimo) in una rete di punti vendita molto più capillare e con molti più esercenti? Eppure, negli anni 70, con il grande, massimo boom dei fumetti... le edicole erano poche. Nei decenni successivi le licenze sono state moltiplicate a vanvera (e anche per questo poi molte hanno chiuso). Adesso non so se siamo scesi sotto gli anni 70 di nuovo, ma come mai all'epoca la Bonelli riusciva a vendere tanti fumetti in così poche edicole? Capisco che, anche umanamente, sia più bello raccontarsela come "là fuori ci sono milioni di persone che amerebbero i nostri fumetti, se solo non vivessero a 4 ore di macchina dall'edicola più vicina" (una situazione tipica italiana! ), ma a un certo punto, bisogna anche accettarla la realtà: che ci sono in giro maniere di usare quei cinque euro che danno molta più soddisfazione. Le edicole chiudono non solo perchè i fumetti non vendono più un tubo, ma anche perchè i giornali non vendono più un tubo? Vero. Ma in quel caso, la gente non compra il giornale perchè le notizie le trova online nei siti degli stessi giornali, scritte dagli stessi giornalisti, e "in tempo reale". Voi non avete quella concorrenza, pure la pirateria nel fumetto italiano non mi pare così rilevante e non arriva prima della copia stampata come nei quotidiani. Comunque, nel mio piccolo comune c'erano negli anni 70 tre edicole, quando Tex vendeva 700.000 copie. Poi sono salite a 7 edicole più almeno 4 supermercati quando hanno dato la licenza anche a quelli (e all'epoca gli edirori piangevano - con molte più ragioni secondo me - perchè con così tante edicole le copie da esposizione erano un costo eccessivo). Ora sono calate di nuovo a 3 edicole e a almeno due supermercati che tengono ancora il reparto edicola che io sappia. Significa che per comprarsi un fumetto devi farti ancora un po' di strada in bicicletta come negli anni 70, oh che dramma. Eppure, vedevo la pila di fumetti Bonelli assottigliarsi PRIMA che chiudessero le edicole, che strano... Ovvio che 700.000 copie non le vendi più. Ma non perchè calino le edicole: per la concorrenza di 400 canali TV più i satellitari, internet, smartphone, etc: è il prodotto "fumetto" che ormai non è più competitivo. il PRODOTTO, NON il punto vendita! Che chiude perchè non vendono più i prodotti, non il viceversa! Rimane un altro mistero: se il "tappo" è dato dal numero di edicole, e i fumetti sono bellissimi e se ne venderebbero centomila copie se ci fossero abbastanza edicole... perchè alcuni vendono dieci volte quello che vendono altri? Ci sono "edicole di Schrödinger" che sono aperte per Tex e sono chiuse per Martin Mystere? Ma se si accettasse la sconvolgente rivelazione secondo cui se vendi ventimila copie è perchè ti vogliono leggere proprio solo ventimila persone, magari?6 points
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Un mio piccolo aneddoto sull'autore che ci ha lasciati. Eravamo nel 2009, credo, e Manfredi era appena passato alla serie regolare con la storia dell'acqua disegnata da Civitelli e ricordata poco sopra da Monni. Era l'epoca in cui il forum cercava di emergere dalla mediocrità e tra gli utenti che si davano da fare vi era un indiavolato Anthony Steffen, che davvero si prodigava in tutte le maniere. Fu lui ad avere l'idea del Tex Magazine del forum e sempre lui a fare una piccola intervista a Manfredi che aveva contattato in privato. Ricordo che mentre ne parlavamo gli dissi: Carmelo, che ne dici di mettere l'intervista direttamente sul magazine? (Era inizialmente prevista infatti la sua pubblicazione sulle pagine del forum). Fu così che decidemmo di fare qualche altra domanda a Manfredi e alla fine ne venne fuori un'intervista carina e simpatica di diverse pagine. Lui fu gentilissimo e rispose a tutto senza mai tirarsi indietro. Quando il magazine fu online, attraverso Mauro Boselli giunse nelle mani di Sergio, immagino in una versione cartacea stampata negli uffici della casa editrice. Il Sergione ci fece sapere che reputava la nostra davvero una bella iniziativa, aveva sempre un occhio di riguardo e qualche buona parola per i piccoli fanzinari da incoraggiare, e venne fuori che una delle cose che maggiormente lo sorprese fu proprio la disponibilità che Manfredi ci aveva concesso (visto che eravamo proprio alle prime armi e nessuno ci conosceva). Non riusciva proprio a capacitarsene. Con l'autore ebbi anche il modo di fare una gaffe ponendogli la domanda se dovessimo considerare quella storia in edicola come una storia a tesi, idea che lo rivoltava proprio, che ne potevo sapere, decisi lo stesso di conservare quella domanda nell'intervista del magazine e la relativa risposta un po' piccata in cui il buon Manfredi mi tirava le orecchie! Lo ricordo con molta simpatia anche se le storie pubblicate su Tex le ho sempre giudicate atipiche.6 points
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Cioè fatemi capire: @borden ci ha nuovamente mostrato il suo attaccamento tornando sul Forum (poteva tranquillamente non farlo visto la sua rispettabile scelta del passato) e gli si contesta di difendere il suo punto di vista? Cioè un utente può criticarlo (anche a volte non leggendo la storia oggetto della critica, o storpiando titoli a suo piacimento non avendo il minimo rispetto per il suo lavoro, perchè una storia può piacere o meno ma il rispetto non deve mai mancare) e lui non può far valere la sua perchè è un autore? Mi par di capire che si vuol far passare Mauro come una grande minaccia al diritto di critica, ma stiamo scherzando spero! Anzi son felice che sia tornato, poichè da tempo si notava una deriva di critiche non sempre costruttive, che senza contraddittorio avrebbero portato a esiti poco felici. Per informazione a chi vorrebbe nuovamente far passare il falso punto che qui siamo tutti succubi di Mauro, sono tanti anni che frequento il Forum e di sue storie ne sono state criticate tante, anche dal sottoscritto, eppure mica ogni volta l'autore ha perso le staffe o non ha accettato le critiche. Se fossi in qualcuno, qualche domanda me la porrei prima di "chiedere la testa dell'autore". Ha detto bene @Carlo Monni, rispettare le opinioni altrui è il miglior modo per guadagnarsi il rispetto e ultimamente non sempre accade. Poi se si vuole un Forum monopolizzato da dogmi e toni sprezzanti, fate pure, ma non stupitevi se ci sarà "Resistenza".6 points
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Messaggio lasciato da sua figlia, poco fa: E’ con immenso dolore che annuncio la scomparsa di mio papà Gianfranco Manfredi. Un vero genio che sapeva sempre leggere ed interpretare il mondo e i suoi cambiamenti, una mente curiosa che non smetteva mai di studiare, scoprire e aggiornarsi. Negli ultimi due anni ha scritto ininterrottamente nonostante la sua malattia: saggi letterari e storici, fumetti, canzoni, volumi sul cinema, sceneggiature, la sua newsletter. Un cervello brillante e un artista mai stanco che ha dato tanto a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo di persona o attraverso la sua musica, i suoi libri e i suoi fumetti. Gli artisti come lui in fondo non ci lasciano mai, Gianfranco vivrà sempre attraverso tutto quello che ci ha lasciato e questo allevia il nostro dolore. La cerimonia di saluto sarà in forma civile e privata, con la famiglia e i più cari amici, ma appena raccoglieremo le forze promettiamo uno o più eventi celebrativi pubblici in stile Gianfranco: con arte, musica e allegria. Oggi ricordatelo ascoltando una sua canzone, leggendo una delle migliaia di pagine da lui scritte, o ripensando a un momento passato insieme, lo farebbe sicuramente felice. Nei suoi ultimi momenti mi ha chiesto di cercare un’immagine di Magico Vento a colori, che salutava o che andava via a cavallo, e di scrivere in rosso il saluto Dakota. Ho fatto tutto il più velocemente possibile per riuscire a fargliela vedere e approvare. Mi ha detto “ok, va bene, mandala alla Bonelli”. Fino alla fine il suo pensiero è stato per i suoi lettori e i suoi personaggi. Ci mancherai infinitamente papà. Grazie di tutto, ti vogliamo tanto bene.5 points
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Ormai negli ultimi anni, raramente acquisto il maxi nel periodo della sua pubblicazione in edicola. L'aumento delle testate costringe a una selezione e il balenottero, ahimè, è stato il primo a essere sacrificato sull'altare del bilancio portafogli. Però ammetto che capita altrettanto spesso che recupero in seguito i volumi, magari nei mercatini dell'usato e in quel caso non mi tiro di certo indietro ad acquistarli. Stavolta si è presentata la classica "eccezione che conferma la regola" visto che ero davvero molto contento del debutto di Luigi Siniscalchi sulla testata e di fatto, non vedevo l'ora di leggere la sua prova. Essendo il maxi autunnale del 2025 diviso in due storie, farò lo stesso con il mio commento. Il grande rodeo Sono rimasto piacevolmente colpito dalla storia scritta da Mignacco, un autore duttile e dalla lunga esperienza, ma raramente utilizzato sulla serie ammiraglia. La sua sceneggiatura è piacevole, con una trama ben ingarbugliata e che ti tiene incollato alle pagine. Vediamo agire uno stuolo numeroso di personaggi, tutto sommato ben resi e funzionali e il doppio binario narrativo (boss del paese e banda di misteriosi rapinatori) si interseca bene, senza eccessive forzature o stonature. Interessante pure l'idea della gara di rodeo, condita dai soliti sabotaggi e trucchetti per danneggiare Morris, o il doppio gioco del gambler che però non riuscirà a prendere per i fondelli un Tex sveglio e attivo. Non manca l'azione, l'intreccio e i dialoghi funzionano. Quella che si può definire una buona storia sebbene non trascendentale, d'altronde credo poco che ci fosse l'ambizione di creare il capolavoro memorabile, tuttavia la lettura vale il "prezzo del biglietto". Non sono mai stato un grande estimatore di Cossu, ma devo ammettere che negli anni è nettamente migliorato, soprattutto nella cura certosina degli sfondi e paesaggi, che lo rendono adatto alle ambientazioni cittadine. Quando lo conobbi su Dylan Dog, reputavo il suo tratto troppo sfoglio e poco accattivante, con vignette eccessivamente chiare e bilanciamenti di neri non adeguati che facevano apparire ai miei occhi i suoi disegni molto piatti e statici. Oggi, purtroppo, quel senso di staticità è rimasta, penalizzata pure da inquadrature poco ardite e ripetitive che non giovano in tal senso, ma almeno tratteggi e fondali hanno acquisito un valore importante e bilanciano alcune lacune. Bene Tex, un po' meno Carson come rappresentazione ma nel complesso, le fattezze dei personaggi sono armoniche e ben rese; se riuscisse a imprimere una maggiore recitazione facciale, il processo di miglioramento farebbe passi da gigante, ma tirando le somme, Cossu non mi è dispiaciuto, a maggior ragione che gli è stata affidata una storia non adatta alle sue caratteristiche, visto la complessità scenica del rodeo. Il mio voto finale è 7 Fort Eagle Episodio brevissimo, destinato originariamente a un Magazine e poi dirottato sul Maxi per esigenze redazionali. Rauch è uno sceneggiatore che ammiro, poichè mostra competenza e buona vena narrativa. Su Zagor è eccellente, in Tex una sicura ancora su cui affidarsi al momento in cui necessita navigare nel burrascoso mare dell'incentivazione di produzione, purtroppo stavolta (e per la prima volta sulla testata del ranger) l'ho trovato sottotono. Non mi ha molto convinto il soggetto, poichè il dottore militare appare troppo ingenuo e controverso per credere di poter portare a termine un piano simile senza spargimento di sangue fra i suoi commilitoni e cavandosela con una fuga essendo un pericoloso testimone, così come reputo troppo semplicistica la presa di un avamposto militare, permettendosi pure il lusso di risparmiare la vita ai soldati (Solo all'inizio, visto che in seguito al cospetto della scorta delle paghe, il complice getta la maschera e dissemina piombo). Curioso pure il refuso del cambio di nome del Passo, che da Eagle Pass si tramuta in White Pass nell'arco di pochissime pagine. Ciò denota, a mio avviso, una scarsa concentrazione dell'autore in quella che in genere viene definita "sceneggiatura scritta svogliatamente con la mano sinistra!" Ma un piccolo passo falso può starci e Rauch son certo si riprenderà alla grande, considerato che della giovane leva di autori, è uno dei migliori a mio avviso. Il comparto grafico di Luigi, porta in tutto la sua firma. Tratto personale, nervoso, dinamico e sporco che ben si addice con le caratteristiche di un episodio simile. Qualunque storia illustri Siniscalchi riesce a essere riconoscibile, sia si tratti dei vicoli di una nebbiosa Londra del XXI secolo o le lande western dell'800. Comprendo che uno stile così particolare possa dividere la platea e far storcere il muso ai tradizionalisti che non lo vedono adatto a Tex, ma personalmente è sempre andato a genio e spero possa approdare nella testata, magari non sulla regolare, visto i maggiori paletti di una simile destinazione, ma nei collaterali, dove potrebbe rappresentare un validissimo rinforzo alla scuderia di artisti. Oltretutto, seguendolo da tempo, son convinto che ha ampi margini di miglioramento sulla testata e la storia in questione, suppongo sia stata realizzata "frettolosamente" (già il futuro Maxi con episodio unico affidatogli, può rappresentare un utile banco di prova per saggiarne quella texianità che in parecchi gli disconoscono). La storia non raggiunge la sufficienza, i disegni invece li promuovo senza riserve. Il mio voto finale è 5 P.s. Mi scuso se posso apparire di parte, visto che stimo Luigi fin dal suo debutto del 1995 in bonelli (sul Dyd "I killer venuti dal buio") e da allora l'ho seguito in tutte le numerosissime testate in cui è stato impiegato, dimostrando una duttilità di genere molto rara. Oltretutto, essendosi stabilito a Catania, ho il piacere e l'onore di godere della sua conoscenza e posso affermare che è una persona squisita e simpaticissima, oltre che grande esperto di musica rock e metal. Se nel lontano 1995, avessero detto a me ragazzino (mi dilettai con passione a creare una trama di 80 tavole ricopiando le sue vignette di quell'albo di Dylan, fra donne, scorci londinesi e killer in mantello e occhiali scuri) che svariati anni dopo avrei conosciuto personalmente il mio beniamino, come minimo le risate in faccia al mio interlocutore erano d'obbligo e invece, per i strani corsi dell'esistenza, è andata proprio così e sono riuscito pure a chiedere un suo parere sui miei lavori. Nella vita, mai dire mai!5 points
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Ciao @Magic Wind bah non lo so. Ritengo quella scena ancora epica, ma non è Tex. Anche l'idea di farsi aiutare dai Sioux mi sembra abbastanza bizzarra. Credo che se fosse stata scritta da GLB, l'idea di Tex poteva essere quella di far saltare la santa barbara e provare a fuggire. Impadronirsi del cannone, fare dei danni e fuggire via. Il tex 1-180 non fa queste cose. E' una questione di quello che fa o non fa il personaggio. A 15 anni mi scrivevo le frasi "belle" sul diario. Spero di aver buttato quei diari, di modo che nessuno possa ricattarmi. A 15 anni ho letto Jack Frusciante è uscito dal gruppo, e mi era anche piaciuto. Adesso mi sento in imbarazzo a dire di averlo letto (libro insulso letto di nuovo intorno ai 20) Sono Zagor e Mister No a fare le dichiarazioni e i "comizi". Tex agisce e prende a pugni. Le frasi celebri di Tex sono lo humor nerissimo, le minacce colorite, non le dichiarazioni di intenti.5 points
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Se davvero Dark è la figlia di Satania, è davvero lodevole il fatto che Borden abbia tirato da questo personaggio due storie che, partendo da ingredienti simili (associazione malavitosa, per esempio), narrativamente hanno dei ''plot'' assolutamente diversi, evitando così lo scoglio della ripetitività che di solito pesa in avventure che ripropongono il ritorno di un vecchio antagonista. È sicuramente da applausi aver riproposto la figlia di Satania così come l'ha fatto, cogliendo di sorpresa i lettori, che solo alla fine della storia ne scoprono la presenza (e si interrogano ancora, a giorni dalla prima lettura, sulla sua identità). Se non è geniale riproporre una storia su un nemico noto e fare in modo che i lettori per tre quarti della storia manco si accorgano che dietro a tirare i fili c'è proprio lei, che si è pure liberata dell'ingombrante ombra materna (Borden ci fa notare che nella suite dell'attico a tradirla è il suo amore per il lusso e una civetteria tutta femminile, niente scimmiette o oranghi questa volta). Ma l'assoluta originalità di questa storia va ricercata soprattutto nel fatto che non è incentrata sul nemico e solo in parte sul ragazzino rapito. La storia verte tutta sul team con Rick Master. La sua riproposizione è la vera novità di questi tre numeri della serie regolare e siamo di fronte a un personaggio che pur essendo vecchio di 60 anni era praticamente sconosciuto alla platea dei lettori: l'abilità di Borden è stata di presentarci Rick in modo tale che non sembra un personaggio nuovo ma diresti quasi di ritrovarti davanti a un amico storico apparso in una decina di storie precedenti, uno di quelli che insomma hai sempre conosciuto e invece niente di tutto questo. E tuttavia è già diventato un classico di cui non potrai fare a meno. E a differenza di diversi personaggi nati dalla penna di Boselli, è simpatico e affascinante nella sua umanità, e introduce nelle storie di Tex il metodo deduttivo ottocentesco, un personaggio ''nuovo'' se pensiamo che i detective presentati in precedenza non erano per niente paragonabili a Rick, per esempio il Mac Parland apparso nella prima storia. Di feuilletonesco questa storia ha anche altri fili narrativi che vedo in evoluzione, per esempio il rapporto sentimentale nascente tra Claire e lo stesso Rick, che fa da pari con il matrimonio di Lavinia di cui veniamo a sapere nel primo albo. Sono personaggi in mutazione, non statici, che hanno una vita propria: tante volte ci siano chiesti se potessimo narrare qualcosa in più sugli affetti degli amici storici e sappiamo fin troppo bene che su questo fronte non si può raccontare molto, sono personaggi come ingessati. Ma con i personaggi minori, che però stanno diventando classici, come Lavinia e Claire, questo è possibile ed è una novità che potrà dividere i lettori ma che personalmente trovo degna di interesse. Chi critica la storia e la denuncia per una presunta mancanza di idee solo perché ripropone personaggi conosciuti, sembra non voler vedere quanti personaggi nuovi compaiono in realtà in queste pagine e che sembrano non essere destinati a rimanere delle mere comparse. Il cinese a capo della triade, sua figlia, il suo hatchet man (non ricordo i nomi ma li ricordo benissimo come personaggi), sembravano destinati a recitare un ruolo di primo piano e invece sono serviti tutto sommato solo a sviare brillantemente l'attenzione dei lettori dal vero antagonista: sono dei personaggi che rivedremo sicuramente in qualche altra storia slegata da questa, perché hanno già acquisito una statura tale che da soli potranno addossarsi il carico di una nuova avventura. Non vorrei dimenticare tutti gli altri fili minori che tessono questa storia, uno per tutti la rivalità tra Master e i poco brillanti poliziotti della centrale, non so se retaggio della storia bonelliana o di pura invenzione boselliana, poco importa in definitiva, ma che concorrono pienamente a fare di questa la migliore storia che abbiamo letto quest'anno. Una storia eccessivamente dialogata e ricca di salamecchi? Ma anche questo non è un segno di decadenza ma qualcosa di estrapolato dal feuilleton ottocentesco. Forse c'è della verità nel dire che i dialoghi dovrebbero essere più snelli, ma perché voler sminuire tutta l'azione, a tratti indiavolata, di cui è impregnata questa avventura? Come già nella storia newyorchese del Maestro, anche questa deve molto interesse alla documentazione storica che le fa da sfondo e che sembra passare volentieri in secondo piano. Io apprezzo questo tentativo da parte dell'autore. Il fumetto in questo casdo non è più solo uno svago, ma diventa una lettura istruttiva che punta tutte le sue carte sul realismo. Non si può disconoscerlo e pazienza se talvolta pare ridondante. Un'avventura che mi ha divertito, densa, pregna di avvenimenti e di personaggi di colore, che mostra la passione nello scriverla e non certo il suo decadimento. Originale, bella, ben squadrata, per fortuna è finita (almeno questa volta) sulla serie regolare.5 points
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Io ricordo solo una storia: Sangue sul Colorado. Discussioni a non finire sul fatto che Tex lì avesse fatto o meno una figuraccia. Per tanti questa figuraccia non c'era, c'era solo un diverso modo di pesare determinati atteggiamenti di Tex, magari confinati in una sola vignetta in cui si sente in trappola per colpe che, a parere di molti, non erano sue. C'è quindi una diversità di vedute notevoli, e penso ci saranno su qualunque storia, dipende dal metro con cui si valuta una piccionata o meno di Tex. Che Nizzi, poi, volesse scientemente distruggere Tex, beh perdonatemi, non lo commento nemmeno, è una dietrologia che la mia mente naif non riesce proprio a concepire. Su La Congiura: la rileggerò. Nella prima scena Tex fa una brutta figura, ma non per il dollaro e nemmeno per l'inseguimento, bensì per essere stato colpito alle spalle e per non cercare poi di capire cosa è accaduto. Sequenza francamente fastidiosa. Poi però la storia ingrana che è una bellezza, e se togliamo la scena iniziale, peraltro ininfluente ai fini della storia, abbiamo un'avventura che ricordo narrata con una penna tra le più felici, briosa, divertente, adrenalinica, avvincente. Ora, basta una scena per inficiare quanto di buono tanti trovano in questa storia? Nizzi è stato trent'anni di Tex, a fortune alterne. Un autore che ha fatto molto bene all'inizio per poi calare e andare sempre peggio. Ma qui c'è invece una sistematica, costante, pervicace, ostinata, continua attività di distruzione della sua opera di sceneggiatore e di quella dell'editore dell'epoca Trent'anni di Tex mandati al macero, nei quali non si trova nulla da salvare. Nei quali ogni singola storia ha una falla, è irrispettosa del personaggio, è una ciofeca. Io non me la sento di affossare la storia del mio personaggio fumettistico preferito in questo modo. Non ci sto a fermarmi alla metà degli anni ottanta bonelliani per poi riconoscere validità alla sola esperienza boselliana, perché la ritengo una narrazione non equa né equanime. Tex, nel bene e nel male, è stato anche Nizzi, le sue tante belle e brutte storie. Certo, capisco quanti, come Diablero, storcano il naso di fronte a un personaggio che non riconoscono più: questa cesura io non l'ho vissuta, essendo nato col Tex di Nizzi. L' imprinting di cui si parlava anni fa fatalmente incide sulla percezione di ciascuno di noi. Ma dire che tutto è sbagliato, e soprattutto pretendere che tutti debbano pensarla in questo modo, con la duplice alternativa che altrimenti sono dei fessi (Diablero lo dice chiaramente) o dei nizziani (cosa vorrà dire questo termine, poi... Io sono nizziano come boselliano come glbonelliano, e anzi detesto il modo in cui Nizzi si è comportato con boselli e immagino cosa avrà potuto fare, con quel suo caratteraccio, per litigare irrimediabilmente anche con l'editore che lo aveva reso quello che era), beh, questo non è un bel modo di discorrere. Dura da anni sto trend, ma nulla cambia mai...5 points
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Scusate se mi intrometto, ma ha ragione @Magic Wind e lo dico da accanito sostenitore dell'oggettivismo alla Ayn Rand. Mi spiego: Tex cerca il tesoro della confederazione e non lo trova, dopo 20 anni scopre che il colpevole dell'inganno era lo zio e ha uno scoppio d'ira. Questo è un fatto OGGETTIVO, cioè è quello che succede oggettivamente nella scena. È un dato di fatto che nessuno può contestare. Se uno dicesse "alla fine Tex scopre il colpevole da solo e vince" avrebbe torto perché nella scena è Walcott che confessa, Tex da solo non scopre un bel niente. Ritenere che il suo scoppio d'ira sia il ridicolo starnazzare di un gallinaccio è invece una libera, nonché legittima, interpretazione del lettore. Altrettanto legittima è l'interpretazione opposta, cioè che quella scena sia la drammatica resa di Tex di fronte alla sconfitta. Sono due interpretazioni entrambe legittime, così come è legittimo ritenere che all'inizio de "La congiura" (così non vado off topic) Tex faccia la figura del babbeo con i cinesi ed è altrettanto legittima la lettura opposta. Non c'è niente di oggettivo nell'interpretazione della scena, mentre ciò che è oggettivo è lo svolgersi degli eventi. Per quanto si tenti di convincere gli altri del contrario, ciò che per taluni lettori è, legittimamente, una pessima figura di Tex, per altri non lo è. Altrettanto legittimamente e senza che li si accusi di negare la realtà. E, come direbbero Woody Allen e Diane Keaton in "Amore e guerra", "la soggettività è oggettiva" e, guarda caso, lo dimostra proprio questa discussione. Ma scusate, eh, ma a voi, nella vita reale, non è mai capitato di osservare una scena e dire "azz, che figura di me..." e il vostro amico di fianco a voi che vi dice "eeeh, ma che esagerato?" A me infinite volte.5 points
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Caro @Tex_Willer90 ho letto il tuo intervento. In Italia ha sempre e solo funzionato un solo formato: quello Bonelli. Anche Ratman, l'unico fumetto di supereroi che abbia mai avuto successo in Italia, è stato pubblicato in quel formato (poi si è passati al gigante, alle raccolte, e al formato comic book), ma il formato originale era Bonelli e in bianco e nero (con griglia, come Jack Kirby). I supereroi, quando hanno prosperato in edicola, impilavano 3 serie, alle volte similari, alle volte no sulle 72 pagine dell'albo. Quando i lettori hanno protestato (perché devo leggere anche l'uomo maiale in appendice agli X-men?) hanno cominciato a pubblicare monografici di 32 pagine al costo di 4 euro (di cui solo 22 di fumetto). Tra qualche mese è probabile che gli spillati mensili saranno solo Batman e Spiderman, tutto il resto passerà ai volumi da libreria. Come dimostra il recente successo di Tex Willer puoi provare a ridurre le pagine (sempre del formato Bonelli, con prezzo contenuto), ma è inutile cambiare il formato. Non appena la nuova dirigenza ha preso il potere, dopo una serie di iniziative fallimentari (Saguaro pubblicato ma abbandonato a sé stesso, in edicola, con disegnatori poco accattivanti - è comunque durato ben 3 anni, Orfani, iper pubblicizzata, la ristampa con Gazzetta, quella di Bao, il motion comic, è durato 1 anno e mezzo in più,- Adam Wild pubblicato senza una supervisione, Mercurio Loi, celebratissimo e premiatissimo fumetto, pubblicato a colori, perché non si sa, visto che costava un euro in più di Tex, è durato meno di 2 anni, - Odessa la serie più preparata dalla Bonelli - così detto in conferenza stampa da Antonio Serra, - non lo ha letto nessuno) ha deciso di provare nuovi formati. Il formato audace che ha chiuso dopo un anno e il formato da libreria alla francese (non mi sembra che ci sia un successo eclatante di questa linea, il Confine non esce da più di 1 anno - doveva essere trimestrale- e se Nero ed Eternity vendessero sfracelli - parlo di 10mila copie - ce lo avrebbero detto). Sia i supereroi che i volumi francesi in Italia non hanno mai venduto nulla. Sui contenuti: in Bonelli hanno provato a fa' gli americani. A metà anni '90 Sergio Bonelli decide di rinnovare le due serie create da lui. Zagor viene affidato a Boselli e Mister No a Masiero. Zagor accoglie nel suo contenitore i romanzi pulp degli anni '30 che integra con le passioni letterarie di Sergio Bonelli, riscopre le trasferte e utilizza nuovi e credibili nemici, ma sempre ancorato a Darkwood. A Masiero piacciono i super eroi. Il pilota dopo una discesa nella tristezza e nella depressione viene di corsa riportato a Manaus (un po' di storie americane restano in magazzino e non vengono mai pubblicate) e tristemente chiude. Avranno imparato la lezione? Pare di no! Nathan Never ha avuto due o tre ripartenze. Il numero 251 doveva essere il NINO: Nuovo Inizio NeverianO, con nuovi autori per alleggerire la continuity, ma al numero 303 hanno riazzerato tutto (perché Serra doveva chiudere la serie). Io non leggo NN quindi non so di più. Martin Mystere: Ci hanno provato con le nuove avventure a colori (anche qui prezzo più alto perché a colori (1 euro in più), ha avuto così successo che la seconda serie, è stata pubblicata in bianco e nero e sono stati reintrodotti Java e altri personaggi della serie normale (ed eliminato quel tale Max), e anche questa ha avuto così successo che ha chiuso. Dylan Dog: dopo una serie di annunci iper-mega-super-fantastici-galattici, a cui seguivano storie imbarazzanti arriva una meteora (potrei parlare per una ventina di righe sull'errore di mettere DYD di fronte a una questione del genere, errore concettuale per il personaggio che non deve salvare il mondo, mai fatto e mai lo farà) e nulla sarà mai come prima. Dyd uccide il suo creatore, nell'albo forse più brutto della serie, dove non c'è una storia, ma solo le citazioni (RR dice nell'editoriale: la storia più postmoderna che io abbia mai scritto, peccato che il post moderno, a livello letterario sia morto negli anni '10 e abbia lasciato il posto ad altro) e il personaggio riparte di nuovo dal numero 401. Con l'impermeabile, con la barba e riciclando vecchie storie. Il risultato? Un bagno di sangue. La serie ha così tanto insuccesso (leggi crollo delle vendite) che sono costretti a chiamare Chaiverotti che stava scrivendo una storia per il Maxi, la devono adattare in fretta e furia e la pubblicano sulla serie regolare, facendo tornare Mana Cerace, sperando che qualche vecchio lettore tornasse. Subito dopo c'è la trilogia di Vasco Rossi... Anche questa nella speranza che qualcuno sbagli: invece di comprare TV, sorrisi e Canzoni e acquisti Dylan Dog. Non contenti, dopo tutti questi esempi, per salvare capra e cavoli bisognerebbe rivoluzionare tutto? Io starei fermo, rileggerei le storie di GLBonelli e cercherei di tornare alle origini. Nient'altro. P.S. Mi rendo conto che alcuni giudizi sono tagliati con l'accetta, ma molte informazioni si possono trovare nei topic delle altre serie (Mister No, ad esempio dove abbiamo analizzato la questione Vento Rosso e Revolution)...5 points
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Trovo vagamente offensivo (e ricordati che ho detto "vagamente", quindi non offenderti a tua volta) il tuo messaggio. Dici che non stai a sindacare sulle scelte dell'utente, ma contemporaneamente in modo più o meno velato implichi che le sue scelte non siano degne di un "vero appassionato". Ognuno di noi vive in un mondo reale, in case reali dotate di spazio limitato, ha delle risorse ben specifiche ed altrettanto limitate ed ha una serie di bisogni, priorità e convinzioni che vanno al di là della nostra comprensione e del nostro giudizio. Se uno ha bisogno di liberarsi di un certo numero di fumetti non vuol dire che non sia un "vero appassionato". Significa che doveva o voleva farlo a prescindere dalla sua passione ed in concomitanza di altri fattori probabilmente più importanti dei fumetti. Pensare di poter giudicare e quantificare la passione di un'altra persona è.. sbagliato, oltre che potenzialmente sgradevole. Siamo TUTTI appassionati, cerchiamo di capirci, di supportarci, a prescindere da quanti albi o serie abbiamo in collezione5 points
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Oggi ho deciso di portarmi il book al lavoro e ho riletto per la centomilionesima volta "la Mano Rossa": cinquantadue tavole al fulmicotone da sorseggiare col caffé in attesa delle infauste quattordici, invece delle centinaia di pagine a cui purtroppo siamo abituati. Sono tornato al lavoro con gli occhi lucidi, perché Bonelli è sempre Bonelli, censurato o meno.5 points
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Negli anni 60 una famiglia media era di 4 persone: genitori e due figli. E lavorava solo il padre. C'era da tirare la cinghia ma, bene o male, si arrivava alla fine del mese. Oggi in una famiglia di 3 persone le ore di lavoro sono raddoppiate (se tutto va per il meglio, sennò son dolori), il tempo libero è sempre meno (e si è obbligati a dissanguarsi per badanti e baby sitter perché le strutture pubbliche sono inadeguate) e si fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese. Una volta i poveri erano quelli che non lavoravano: erano poveri ma almeno non faticavano. Oggi sono poveri anche una bella fetta di lavoratori. Oltre al danno anche la beffa: sono poveri ma si devono fare un culo così.5 points
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Simeoni ha fatto un accostamento completamente fuori dalla realtà. Come si fa a paragonare le case popolari, istituto nato per aiutare le famiglie in condizioni disagiate e che per la sua stessa natura è chiaramente in perdita, con una società per azioni che fa utili a 6 zeri, e che probabilmente continuerebbe a farli, magari più bassi, anche senza aumentare i prezzi? Un'azienda il cui patrimonio, preservato con oculatezza lungo i decenni da Sergio Bonelli, tutti dimenticano che sono i LETTORI. Un patrimonio "immateriale", nel senso che se lo perdi, non lo recuperi più. E invece tocca leggere "Nessuno è obbligato a comprare i fumetti. Se non vi sta bene, ce ne faremo una ragione" con la stessa arrogante sicuramera di un Recchioni che quando i lettori esasperati, dopo aver visto Dylan Dog sposare Groucho, gli dicevano che avrebbero mollato la testata, rispondeva "Pazienza. Ne arriveranno di nuovi". Si è visto quanti ne sono arrivati a fronte delle decine di migliaia che hanno mollato. A frotte, ne sono arrivati...5 points
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Strozzinaggio 5 euro per 112 pagine di fumetto inedite (dietro cui ci sono anni di lavoro)?5 points
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Un piccolo omaggio a Gianfranco Manfredi, fatto rapidamente con la biro durante il lavoro. Mitakuye Oyasin5 points
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Siccome sembro un fenomeno da baraccone, che ricordo i primi numeri, spiego perché: Non appena uscì Magico Vento andai all'Università. I fumetti e i libri restarono a casa dei miei, e io avevo solo le uscite del mese da leggere (a parte qualche libro che mi portavo avanti e indietro). Ricordo molto bene quel periodo di Tex, Zagor, MV, Napoleone, i primi 15 di Julia (che non poteva essere così noioso se era scritto dall'autore di KP), e Dampyr. Non avevo la TV a casa, il mio coinquilino comprava solo Metal Shock e io conoscevo pochissime persone. Quindi il Magico Vento, il Napoleone, il Dampyr venivano consumati dalle riletture. E peccato che Ristampa Dago arrivò alcuni anni dopo, altrimenti ricorderei benissimo anche quelli. Un'unica correzione @Diablero, Frisenda arriva subito a disegnare MV, suoi sono il numero 4 e il numero 8. E Parlov arriva appena finisce il texone (numeri 11 e 16) e Mastantuono disegna il 5. E Barbati e Ramella che sono il cuore pulsante della serie ne disegnano una 10ina tra i primi 30. Sul finale di Magico Vento (che ho finito di leggere e che ho apprezzato molto poco) io credo che sia un insieme di fattori. Il passaggio alle 132 pagine non giova secondo me alla serie. Manfredi non si abitua subito alla nuova dimensione e ci mette qualche numero per ingranare, ma secondo me le pagine restano troppe per il singolo episodio di MV e con la bimestralità le storie doppie vengono più difficili (ci sono, sì, ma è l'autore a renderle meno doppie- nel senso che spesso hanno una conclusione interna che lascia più o meno soddisfatti e alcune vicende riprendono nel numero successivo). Inoltre restano Barbati, Ramella e Perovic, ma tutti gli altri lasciano. Frisenda, Mastantuono e Milano passano a Tex (come poi farà Biglia), Parlov se ne va in America, Milazzo va per la sua strada, e di nuovi arriva solo Siniscalchi. Credo che Manfredi fosse deluso dalla cosa e anche per questa ragione decide di chiudere sperando che Shanghai Devil possa andare bene come Volto Nascosto e invece delude molto (anche noi lettori). Sul resto della produzione di Manfredi mi sono già espresso. Aggiungo solo alcune cose che mi sono tornate alla mente. Da Shanghai Devil in poi manca la supervisione di Queirolo sulle serie di Manfredi (lo dice forse in una intervista che ha riportato @Poe sul topic di MV in questo stesso forum che stava per andare in pensione) Per Adam Wild Manfredi stesso fece lo scouting dei disegnatori, trovando Lucchi, Laci e altri. Adam Wild è una serie che ci mette un sacco a ingranare. Le copertine erano le più respingenti della Bonelli, i personaggi, solo negli ultimi 5-6 numeri sembra che si fossero amalgamati e Amina è il personaggio più antipatico di Manfredi e della storia del fumetto. Le storie sembrano dei western ambientati in Africa. E Adam Wild vuole essere simpatico, ma ogni battuta che fa ride solo lui. Io credo che la mancata supervisione di Queirolo che, a conti fatti, metteva un freno a Manfredi (vedi la storia disegnata da Marcello -annunciato nel giornale SBE-, Il ragno e il coyote, che fu scartata al momento dell'uscita e recuperata per lo speciale, per non lasciarla in giacenza) si sia fatta sentire in una serie di scelte che non hanno premiato la serie. Però se fosse continuato per un'altra decina di numeri secondo me avrebbe ingranato. Certo la crisi e tutto, ma Dragonero, uscito solo due anni prima, macina ancora un sacco di pagine al mese. Mujiko e Coney Island non so come commentarle, così come anche l'Inquisitore, tutte storie acquistate per fiducia in Manfredi ma di dubbio gusto. L'inquisitore contiene anche una incongruenza storica bella grossa, i templari nel sedicesimo secolo, ad esempio. Cani sciolti è un memoir che parte in maniera interessante e si blocca al numero 3, quando i sessantottini vanno in vacanza. Anche qui credo che ci siano stati due problemi: il primo era la mancanza di un supervisore con cui discutere i soggetti e una foliazione ancora differente. Ho come l'impressione che Manfredi avesse bisogno di tempo per abituarsi ai propri personaggi per capire cosa avessero da dire (MV parte come un western Horror ma diventa altro e AW parte come un liberatore degli schiavi, ma sarebbe diventato altro) e al numero giusto di pagine per poter raccontare le storie dei suoi protagonisti. L'unica volta in cui non ho avuto quest'impressione è stata su Volto Nascosto, ma secondo me per una ragione diversa. Non era una serie infinita, come MV e AW, ma una storia in 14 capitoli che proseguiva di albo in albo e che quindi doveva portare subito al dunque. I personaggi respingenti o meno, restavano uguali a sé stessi e li si accettava all'interno della narrazione. Shanghai Devil aveva invece un numero di capitoli iniziali lentissimo, arriva in Cina, impara il cinese, va a salvare la ragazza sensibile... Tanto che la rivolta dei boxer comincia intorno al numero 8 o 9, mentre prima apparecchia la tavola. Vabbè, smetto di tediarvi5 points
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Mi unisco al cordoglio dei vari pards che mi hanno preceduto per la scomparsa di Gianfranco Manfredi. Non ero un suo lettore. Ho cominciato e non finito Adam Wild, non ho mai cominciato Volto Nascosto e Shangay Devil, Magico Vento mi respingeva per i suoi tratti fantastici. Su Facebook ricevetti una non simpatica risposta da lui a un mio commento sulla Baraldini, alcuni suoi Tex li reputo particolarmente infelici, non solo per la cifra ideologica sempre presente ma anche per il modo eretico con cui il personaggio talvolta veniva trattato. Era tuttavia, per quello che traspariva da Facebook, un uomo appassionato e arguto, oltre ad essere un artista i cui campi di interesse svariavano dalla storia alla letteratura, dalla musica al fumetto. Soprattutto, il tanto affetto che vedo qui e altrove mi fa percepire l'importanza della sua figura e il grande peso che rappresenta la sua perdita. Era relativamente giovane, non aveva smesso di scrivere, di appassionarsi, di voler comunicare e trasmettere. Penso di avere un "debito" nei suoi confronti, in termini di letture mai fatte e di personaggi ignorati a torto, come tanti di voi mi hanno fatto capire. Quando l'ho apprezzato, l'ho fatto davvero, con intensità. Verso l'Oregon e I due fuggitivi sono tra le storie più belle che mi sia capitato di leggere, due sceneggiature preziose, poetiche e forti al contempo. Due tra i Tex più belli di sempre. Eccellente anche il suo cartonato alla francese, Sfida nel Montana, e alcune sue sceneggiature per la regolare, come La grande sete e la storia sulla vecchia strega messicana. Sono sufficienti questi pochi racconti per svelare la tempra del suo essere autore, sceneggiatore, artista. Del suo essere un appassionato e vigoroso intellettuale, di cui sentiremo la mancanza. Io colmerò alcune mie lacune, facendone rivivere la voce tramite la mia lettura. Perché se c'è una consolazione davanti a questi lutti, sta nel fatto che la voce di colui che non c'è più non finisce di parlare, di trasmettere, di donare. Non lo farà finché ci sarà qualcuno che leggerà quanto da lui scritto. E io auguro agli scritti di Manfredi, siano essi libri o fumetti o canzoni, di durare, di restare attuali, di essere apprezzati nel tempo. Gli auguro di parlare ancora, e ancora a lungo.5 points
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Rientrare da lavoro e apprendere una simile notizia rattrista molto. E' difficile da spiegare, ma quando ci lascia un artista che ha accompagnato col suo lavoro il tuo percorso dell'esistenza, rimani disorientato. Non ho mai nascosto la mia stima per Gianfranco; un artista eclettico, originale, di personalità. Cantautore, scrittore, sceneggiatore, fumettista, attore, un talento davvero multimediale per un uomo colto e intellettuale, con ideali ben chiari e saldi. Davvero una gran perdita e col senno di poi, anche le sue sfuriate sui social (a volte un po' fuori dagli schemi a dire il vero) da oggi mancheranno tanto. Sebbene non del tutto a suo agio su Tex, ha fornito il suo onesto contributo alla saga, ma creature come Magico Vento, Volto Nascosto, Adam Wild denotano una preparazione storica e una capacità narrativa non indifferente. Ma ciò che non dimenticherò tanto facilmente è la sua umile disponibilità: svariati anni fa sottoposi un mio racconto alla sua attenzione, nutrendo pochi dubbi di ricevere risposta e invece Gianfranco mi stupì oltremodo. Non solo aveva letto attentamente il mio scritto, ma si premurò a rispondermi sinceramente e fornendomi tanti preziosi consigli e correzioni per migliorare l'opera e raffinare lo stile. Sembra poco ma per me non lo è. Quel messaggio rimarrà da oggi ancora più impresso nel mio cuore e lo considererò una sorta di testamento stilistico personale, donatomi da un grande autore che amava tanto il suo lavoro, a tal punto da non snobbare nemmeno carneadi come me, incitandoli a migliorare ma sempre tenendo un basso profilo. Grazie Gianfranco! Che la terra ti sia lieve.5 points
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Diablero ha spesso il vizio di trattare le proprie opinioni come se fossero dati oggettivi e non, appunto, opinioni.5 points
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Volevo aggiungere 2-3 cose sulla gestione DYD Recchioni e mi scuso se Off-Topic (ma qualcuno aveva detto che era interessante). Ovviamente queste sono solo mie riflessioni e potrebbero essere piene di errori e di fraintendimenti, non avendo dati certi. PREMESSA- Su un blog Zagoriano Burattini risponde alle domande dei lettori e ne ricordo una molto interessante: ci sarà un nuovo Super Nemico per Zagor, come Mortimer o Nat Murdo? Burattini risponde: Non si può creare un personaggio a tavolino, ma bisogna costruirlo all'interno di una storia e poi capire se il personaggio piace ai lettori. 1-RR su DYD non ha pensato di introdurre solo un Super Cattivo, ma ha inserito 3 personaggi dall'alto senza essersi preso la briga di scriverne nemmeno una riga. Se pensate a Magico Vento (ad esempio) i personaggi cominciano a prendere forma (anche i due principali) dopo la prima decina di storie. I nuovi personaggi (Carpenter, Rania e Ghost) erano sagome di cartone calate nel tessuto di Dylan Dog senza avere lo spessore di personaggi (forse il miglior sceneggiatore di John Ghost è stato proprio Boselli che lo ha maneggiato in pochissime pagine nel crossover DYD- Dampyr, credo). Quindi tutte le buone idee che RR predicava (ritorno al passato, DYD deve trasmettere insicurezze e blablabla) non trovavano terreno fertile, perché lui, invece di scrivere 10-15 storie anche per impostare questi personaggi, continuava a predicare sperando che quelle storie le scrivessero altri. 2- La meteora. Anche sul sito di Fumettologica (ci sono due recensioni) ci si lamentava che le storie della Meteora (con tanto di strillo in copertina) non avessero una reale continuity e che fossero debolucce e attaccate al ciclo con 2 paginette all'inizio e 2 paginette alla fine degli albi. 14 albi di storielle debolucce hanno scontentato i lettori, un sacco di lettori. Il 398 e il 399 sono albi orribili, si sfonda la quarta parete (cosa fatta da più autori sin dal lontano 1986- uno dei primi fu Morrison con Animal Man- lo so che sto leggendo un fumetto, perché me lo devi far dire dai personaggi?) e i vampiri Nazisti sono una cosa così trash che nemmeno su Demon Hunter (gusti personali, anche se vorrei conoscere qualcuno che dice che sono una grande invenzione). 2Bis- Che poi DYD non è un personaggio che deve salvare il mondo. Nella Bonelli forse solo Nathan Never (ma non ne sono sicuro) salva il mondo. Zagor lo salva solo da Hellingen (se sbaglio Zagoriani accorrete), gli altri non mi risultano. DYD risolve il caso del mese. Nemmeno Xabaras vuole conquistare il mondo (ma anche qui dovrei rileggere 1-25-43 e 100). 3- Il numero 400 in quadruplice copia vende uno sfracello. Ovviamente perché molti ne hanno comprate 4 copie, altri due, altri 3... La storia è brutta (ma davvero la testa di Sclavi?) Qui però sorge il primo problema: molti lettori Bonelli (e quanti ne conoscevo), mollano i personaggi al numero 00. Al 100, 200... Etc... Cosa che se la so io, la dovevano sapere anche in Bonelli (Boselli- Borden lo sa, perché su Dampyr scrive sempre saghe che non terminano al numero 00, ma proseguono altri 2 o 3 numeri). E credo che dopo i personaggi di cartone, la meteora (crisi sulle terre di Dylan), le storie brutte, un sacco di gente scende dal treno dopo aver acquistato almeno 1 copia del numero 400, senza aspettare di vedere il nuovo ciclo (dopotutto il curatore ha cercato lo scontro con i lettori). 4- I pochi rimasti si ritrovano un nuovo DYD, in cui Bloch (mandato in pensione nel 338) rientra come Sovrintendente a Scotland Yard (altra grossa novità cancellata- quindi non era tutto rose e fiori il nuovo corso e ci si contraddice dopo 5 anni), è il padre adottivo del nostro (papà?), DYD fa citazioni fesse e si cerca di ricollegare i primi DYD a Dellamorte Dellamore (che non so che senso abbia, visto che ho riletto il libro un annetto fa ed è un libro cupo, disperato, violentissimo, che non ha un briciolo dell'umorismo di Dylan) e questi sono gli ultimi a scendere dal treno. Il nuovo ciclo credo che duri nemmeno 10 albi, tanto che la dirigenza Bonelli firma l'accordo con Vasco Rossi per cercare di risollevare la nave (RR dichiarò che l'accordo era stato fatto dai capi e non da lui). Il 401 e il 402 vengono ristampati in un volume cartonato, credo, e il curatore dice che l'idea sarebbe quella di ristampare l'intero ciclo 666 in un bel brossuratone. Credo però che quando sia uscito il numero 405, le vendite erano crollate così tanto rispetto ai numeri precedenti il 400 che una serie di progetti siano stati accantonati (il brossuratone). Il curatore si è lamentato del Covid e del non aver potuto fare promozione, (ma se nel 2020 le vendite di libri e fumetti sono aumentate, perché quelle di DYD sono crollate?- anche questo è un dato che andrebbe verificato) 5- La toppa peggiore del buco. Invece di scrivere 3 albi in cui si cancellano i personaggi (altra soluzione Marvel- DC - Oddio qualcuno sta riscrivendo il tessuto della realtà! Cioè, ma davvero? Su DYD?), bastava semplicemente dimenticarseli. Che fine ha fatto Satan, il cane di Tex? E' rimasto alla riserva. E se qualcuno avesse avuto una buona idea, avrebbe potuto utilizzarli (almeno i due poliziotti) di tanto in tanto o dimenticarseli per sempre. Ultima considerazione sul Fandom. Se DYD vendeva nel 2013 intorno alle 100mila copie e tu attacchi il lettore storico (come diceva Diablero), dicendogli che il tuo DYD sarà meglio di quello che loro leggevano da giovani, o sei un influencer che ha più di 2milioni di follower e speri che i tuoi lettori sostituiscano i vecchi, oppure se con 20mila follower (e devi sperare che ognuno compri tutte le uscite) arrivi e speri che risollevino il secondo fumetto più venduto d'Italia, forse è meglio cercare di tenerti stretti i 100mila che lo leggono, provando a fare del tuo meglio. Peccato che RR abbia cancellato i suoi profili social (tipo FB) altrimenti facendo dell'archeologia telematica si sarebbe potuto ricostruire tutto il suo periodo come editor.5 points
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Io invece do loro il consiglio opposto. Per leggere gente che scrive come mangia ci sono le chat e i social. I fumetti, soprattutto quelli Bonelli, oltre a quello dell’intrattenimento, hanno sempre avuto anche un aspetto educativo, mai troppo evidenziato. Io, ad esempio, ho imparato molte più cose, anche su come si scrive, leggendo Tex e Zagor che sui libri di scuola. Comunque un bentornato a borden. Che poi sia tornato per bastonare Diablero è il non plus ultra.5 points
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Tex Willer Magazine 22 Guarda il documento Speciale Mauro Boselli Caricato da ymalpas Caricato il 15/11/2025 Category TWF Magazine4 points
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Il file del Tex Willer Magazine n. 22 è ora disponibile nella sezione downloads! Buona lettura!4 points
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Il bagaglio di conoscenza di un fanciullo che si affaccia al mondo della lettura, è come una lavagna pulita; ogni opera, poesia, fumetto che si legge è un piccolo segno che si lascia impresso in quella lavagna. Ovviamente agli inizi, ogni segno è importante e non si vede l'ora di emozionarsi ancora, per lasciare impressi altri segni, man mano più complessi e articolati, per colmare quel grande spazio. Col passare degli anni, gli spazi vuoti nella lavagna diminuiscono, quindi, logicamente, si sceglie con più accuratezza quali segni lasciare impressi e si cerca di evitare doppioni o tracce inutili, tuttavia per un lettore, possono cambiare gli spazi o i segni sulla fatidica lavagna, ma l'amore per la lettura, se scocca in gioventù, non muore. Similitudine da discount a parte, reputo che è naturale che crescendo cambiano i gusti o lo spirito critico di ognuno di noi; le opere sono sempre quelle ma per forza di cosa cambia il nostro punto di osservazione. In parte è vero che si perde un po' di magia (chi dimentica il primo amore!), così come è pur vero che si rivalutano o scartano, a secondo dei casi, opere lette in gioventù, ma di certo chi ha imparato ad amare la lettura, quella lavagna non la abbandona e proseguirà a scegliere i suoi segni finchè le meningi tengono. Nello specifico posso dire che quando ero un tenager la lettura di Tex mi appassionava all'ennesima potenza, era un mondo nuovo che stavo scoprendo e che ho imparato ad amare, sparatoria dopo sparatoria. Ora che davanti allo specchio scorgo i primi fiocchi di neve in testa, magari non riesco più a dedicare tutto quel tempo come in passato e spesso prevedo dove l'autore può andare a parare (anni di esperienza di lettura aiutano in questo caso) ma credetemi, mi emoziono ancora quando esco dall'edicola col nuovo albo in mano e inizio a sfogliarlo. Tex, Carson, Kit e Tiger e tutto il loro universo mi è familiare e ogni volta mi sembra attraversare un varco dimensionale che mi catapulta in una dimensione ove problemi, stress e paranoie quotidiane non esistono. Certamente non tutte le storie mi piacciono, affinando la critica questo capita più spesso, ma l'amore per la lettura rimane radicato. Se così non fosse, non mi troverei qui, a riempire topic e topic di commenti e recensioni del mio personaggio preferito. E questo concetto vale per ogni romanzo, racconto o saggio che mi appresto a divorare. Chiudo con una citazione del grande Umberto Eco: "chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la sua. Chi legge avrà vissuto 5000 anni, perchè la lettura è un'immortalità all'indietro". Puro Vangelo!4 points
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Posso dirlo? Lo dico: da zagoriano, ma soprattutto da marveliano della prima ora, delle seghe mentali di continuity me ne šträçiävø. L'importante è che sia una bella storia. Se contraddice un dettaglio di una storia di 50 anni fa, ma chissenefrega! La continuity è un artifizio letterario, mica una religione. Poi, è ovvio che una coerenza di fondo in una serie ci debba essere, ma la coerenza assoluta è più di pertinenza della psichiatria che della narrativa.4 points
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No. Non ho niente contro @joe7 né contro nessun altro. Ho già espresso il mio parere. C'è un'enorme differenza tra "è un" e "come un". La prima è un insulto: è un'affermazione netta. La seconda no lo è: c'è un "se" dubitativo, e può essere sostitutita in moto totalmente equivalente con "come se fosse un". La cavalcata del cretino è inequivocabile: Tex è un cretino e, conseguenza, anche l'autore lo è (a meno che l'autore intenzionalmente abbia deciso che Tex sia un cretino, ipotesi da scartare in questo caso). Tex si comporta come un cretino (come se fosse un cretino) è egualmente inequivocabile: Tex non è un cretino ma si comporta come se lo fosse. Adesso però devo ammettere che questa mia interpretazione, pur se ottenuta con una logica che ritengo ferrea, è soggettiva. Non posso certo negare ad altri di avere idee contrastanti con questa. Però, se la pensassi diversamente e cioè che la definizione "cavalcata del cretino" non è un'offesa e qualcuno mi facesse notare che per lui e per altri (non importa quanti) invece lo è, proprio per il rispetto che ho per gli altri, eviterei in futuro di usare l'allocuzione. Penso anche che l'ammonizione di @Mister P sia causata dalla reiterazione del "reato".4 points
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salve cari utenti, ne approfitto per scrivere qualcosina su questo forum data la mia immortale passione per tex, anche se in fondo vorrei soltanto esprimere alcuni ricordi legati alla serie. cominciai a "leggere" tex da piccolino, quando osservavo con curiosità e ammirazione quelle vignette colorate e sgargianti disegnate dal maestro galep. i volumi erano di mio nonno, che aveva iniziato a comprarli in edicola nell'edizione della gazzetta full color. a mio nonno piacevano i western, ed è lui che mi "indottrinato" questa passione a suon di sergio leone, ma anche mettendosi con pazienza vicino a me, sul divano, a leggermi quei dialoghi che a me parevano futili, poiché assuefatto dalle illustrazione, e da subito capii l'importanza dell'opera magna bonelliana. diciamo che il protagonista, questo giustiziere, con maniere molto forti ma anche un innato senso della giustizia, è entrato da subito nel mio cuore, facendomi appassionare sempre di più agli ideali di speranza e sacrificio tipici del vecchio west. poco mi importa alla fine delle critiche e delle prese in giro che costantemente ricevo dai miei coetanei, solamente perché tex mi ha insegnato ad esprimere al meglio me stesso e sentirmi realmente "libero", libero anche di vestirmi da cowboy tutti i giorni, con cappello sgargiante e giacca in camoscio, semplicemente perché mi va. anche se molti pensano sia ridicolo, io in quelle vesti ho l'occasione di sentirmi, anche solo un pochettino, il mio eroe. tex willer. ultimamente mi piace praticare trekking in montagna, ed insieme a un mio amico mi avventuro nelle più amene campagne, posti che mi possano ricordare, anche solo vagamente, quel distante ovest che sempre ho ammirato. ed è proprio in questi momenti che mi concedo un attimo di respiro dalla realtà quotidiana, leggendo un bel volumetto di tex. nulla mi rilassa più di una bella storia western all'italiana e un joint che brevemente si spegne, annebbiato dal meraviglioso paesaggio. tex si può quindi considerare, almeno per me, un assaggio di sogno, una sorta di fuga dalla realtà e ricerca della libertà. il nostro ranger, attraverso il suo coraggio e forza risolutiva, ci ha insegnato che mai nulla è impossibile, se siamo disposti a cercare fino in fondo. Ed io, fondamentalmente, sogno ancora il vecchio e romantico ovest...4 points
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Mi sa che sei andato un po’ troppo indietro nel tempo. Io sono cresciuto negli anni 90 quando i prezzi erano decisamente popolari e le tirature ancora decorose, non mi sembra che su Tex, DYD, Zagor, Magico vento e poi su Julia, Dampyr e via dicendo ci fossero albi realizzati di fretta, carta dozzinale o pagine che si staccavano (in tutto questo tempo mi è successo solo con un albo di Tex, peraltro degli anni 2010). Se un editore di fumetti decide di lasciarsi alle spalle decenni di storia gloriosa di serie di intrattenimento deve avere prima di tutto degli autori che possano garantire qualità e regolarità perchè poi il competitor non sono più i supereroi, i manga o LancioStory ma i cartonati a colori di Vittorio Giardino, le ristampe di Hugo Pratt, la Coconino e la Oblomov. E se la SBE pensa di affrontarli con la Divina congrega o con le serie alla francese che poi finiscono su Chi l’ha visto? direi che ne esce non con le ossa rotte ma proprio spappolate.4 points
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Sinceramente trovo assurdo che una casa editrice con le risorse e l'esperienza della Bonelli continui a fare comunicati che non fanno altro che creare confusione nei lettori con conseguente miriade di ulteriori chiarimenti. Era cosi' difficile, a meno di due settimane dall'uscita del primo albo toccato dagli aumenti, allegare al comunicato i dettagli sulle serie che saranno soggette alla maggiorazione del prezzo e quantificare l'aumento?4 points
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IL TESORO DEL TEMPIO Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli Disegni: Guglielmo Letteri, alla sua terza storia dopo Duello Apache (68-69) e New Orleans (72-73). La prossima sarà La banda dei lupi (80-81) Pubblicazione: 1965 (formato striscia); Febbraio-Marzo 1967 (formato attuale) Tex e Kit Carson cercano nella prateria il loro informatore Big Leg, per sapere qualcosa di più preciso sulle strane scorrerie dei comanche che rubano le mandrie - una cosa insolita per gli indiani - ma non lo trovano. All'improvviso, vedono il suo cadavere divorato dalle formiche rosse per opera dei comanche. La storia inizia quindi in modo drammatico. Dopo averlo seppellito, compare un gruppo di comanche che li insegue. Tex e Kit si separano per dividere il gruppo: solo che Tex fa finta di essere colpito per affrontare i comanche da solo, per permettere a Carson di scappare. Ma Kit scopre l'inganno e torna indietro a dare manforte all'amico, e insieme respingono la banda indiana. Carson poi rimprovera Tex per aver fatto il furbo con lui. Essere soci al 50% significa dividere i rischi in due! (cit. Bud Spencer) I comanche superstiti contattano il loro capo, Tonito, coi segnali di fumo: tutta la tribù comanche parte all'inseguimento dei due, e anche per attaccare il vicino ranch dei Miller. Inoltre, Tonito e gli indiani fanno cenno a una misteriosa Esmeralda. E, in una valle segreta, chiamata Valle del Giaguaro, Fidel Romulio, un desperado spagnolo - in sostanza, un mercenario - viene accolto da misteriosi discendenti di antichi aztechi che vivono laggiù. Nakua, il sacerdote, va da Esmeralda, l'ultima della stirpe azteca dei Montezuma, che fa in bagno in un lago, all'interno di un edificio. Nakua non si fida di Fidel, perchè sente che porterà sventura, ma non riesce a convincere Esmeralda. Sin dalle prime battute di Nakua si intuisce la tragedia: infatti il sacerdote dice a se stesso di avere come il presentimento che Fidel porterà la sventura. Gli avversari di Tex, soprattutto quelli dotati di magia, non sono mai misteriosi, incombenti e minacciosi, tipo i capi di organizzazioni malvage della Marvel: sono invece persone che stanno percorrendo una via di rovina e già lo sanno. Lo si può vedere in Black Baron, con Mefisto e Baron Samedi, o Mah-Shai, o anche Rakos o Mitla. Sono prigionieri del loro male, minacciati dalla rovina incombente. Non sono "malvagi tranquilli", come possono essere quelli delle storie "normali" di Tex, tipo il capobanda Tom Clebber di Canyon Diablo o il capitano Lowett di "Uno contro Venti". Sono persone inquietanti e inquiete. Fate attenzione alla scena: Esmeralda prima chiede se sono arrivati i comanche, ma poi, quando viene a sapere che l'uomo che arriva è Fidel Romulio, sorride, come se fosse una persona che lei rivede volentieri ("era tempo che arrivasse": una frase che la dice lunga). E Nakua fa la parte del padre preoccupato perchè sua figlia ha preso una sbandata per un idiota. Le "paludi della morte" sono i luoghi dove si trovano i funghi allucinogeni di cui si parlerà. Notate come GL Bonelli introduce nella storia degli elementi senza nemmeno spiegarli: cosa sono queste paludi della morte? Di cosa stanno parlando? Questo lo si capirà solo più avanti, e senza nessuno spiegone: il lettore dovrà capirlo da solo. Invece adesso avrebbero già fatto lo spiegone per far capire subito tutto al lettore tonto di oggi che hanno in testa, che se non gli spiegano subito tutto per filo e per segno, perde la testa, povero piccino. E una storia come questa sarebbe diventata subito noiosa, perchè si toglierebbe il mistero. Senza contare l'incredibile trovata del Gianluigi, di far comparire Esmeralda per la prima volta (e poi anche per la seconda) nuda in una piscina naturale. Con degli alligatori, per di più. Senza mostrare nulla, ma lasciando tutto all'immaginazione, diventando così seducente al massimo. Fujiko Mine non avrebbe fatto di meglio. Per forza che gli appassionati si ricordano parecchio di questa scena...i disegni di Letteri in questa storia sono straordinari. Intanto, Tex e Kit, per scoraggiare i comanche, si avventurano in una strada stretta attaccata alle pendici di una salita. Tex vorrebbe tenere a bada i comanche, mentre Kit va a chiedere aiuti al ranch, ma il pard non ci sta. Tex allora manda via il suo cavallo con un messaggio legato sulla sella, sperando che venga letto dagli uomini del ranch di Miller, che dovrebbero essere nelle vicinanze. Tonito, con una mossa a sorpresa, mette in difficoltà i due; ma per fortuna arrivano Miller coi suoi uomini, e Tex e Kit riescono a scappare via con loro. Il capo comanche Tonito, che metterà molte volte in difficoltà Tex e Kit Carson; è con lo stregone Wovoka. Qui GL Bonelli si richiama a un Wovoka veramente esistito: fu uno stregone che predicò la vittoria degli indiani usando funghi allucinogeni e illusioni. Tex avrà a che fare anche col vero Wovoka più avanti, nei numeri 88-89 ("Gli spietati"-"Morte di un soldato"), in una storia realizzata dagli stessi autori, GLBonelli e Letteri.) Tonito però li insegue coi comanche, che sono in un numero molto grande. Quando ormai i comanche sono troppo vicini, due uomini del ranch mandano contro Tonito e i suoi tutta la mandria che stavano pascolando, almeno per rallentarli. Tex e gli altri riescono a raggiungere il ranch, ma sono subito assediati dai comanche di Tonito, che mettono il ranch a fuoco. Tex, Kit e gli altri fanno una resistenza disperata, ma si trovano in svantaggio. Ad un certo punto, arrivano i soldati del forte che partono alla carica, facendo fuggire Tonito e i suoi comanche. Una resistenza letteralmente disperata. Il capitano del plotone, White, avverte Tex di un messaggio arrivato a lui a forte Davis da parte del quartier generale dei ranger: dice che Tonito è legato a doppio filo col desperado Fidel Romulio. Inoltre - sempre nel messaggio - il capitano Walson, un medico dell'esercito amico di Tex (che non compare mai nella storia), gli suggerisce di contattare un certo El Morisco, che vive a Pilares, in Messico, sull'altra riva del Rio Bravo (o Rio Grande: è il fiume che segna la frontiera tra gli Stati Uniti e il Messico), per riuscire a trovare i comanche. E consiglia di chiedere a El Morisco informazioni su dei "funghi sacri", e Tex si chiede che c'entrino questi funghi. In ogni caso, è chiaro che il bestiame rubato dai comanche finisce in Messico, quindi è meglio andare a trovare questo El Morisco per sapere qualcosa al riguardo. Nel frattempo, Tonito conduce via il bestiame rubato dai Miller, per portarlo al tempio azteco, dove si trova Romulio. E, nel lago del tempio sacro dove si trova Esmeralda, Fidel parla con lei, ancora immersa nell'acqua: essendo lei un bel pezzo di ragazza, Fidel la vuole convincere a sposarlo, basandosi sulla profezia secondo la quale Esmeralda avrebbe salvato la stirpe dei Montezuma, sposando un bianco (e Tonito dice appunto di discendere dai Conquistadores). Ma lei non è ancora convinta e si allontana per il suo rito di purificazione. Fidel, più che alla donna, è interessato al tesoro del tempio azteco, che Esmeralda gli aveva fatto vedere una volta. Si vede qui che Esmeralda non solo è attratta da Fidel, ma agisce con lui in modo seducente: se ci fate caso, lei prima quegli orecchini non li aveva. E poteva uscire dall'acqua in anticipo, ma non l'ha fatto (la venuta di Fidel era stata improvvisa, certo, ma Esmeralda sapeva che era arrivato e aveva avuto tutto il tempo per uscire dall'acqua e coprirsi). Anche la frase di Esmeralda è fuori luogo: Fidel aveva già visto Esmeralda in passato, quindi non ha senso dire che "nessun uomo bianco può guardarla", visto che Fidel l'avrà fatto molte volte. Si tratta di una provocazione. Le profezie nelle storie di Tex non sempre si avverano. Soprattutto se sono profezie "positive". Le profezie di disgrazie, invece, si avverano sempre puntualmente... Tex e Kit raggiungono a Pilares la casa di El Morisco, che trovano piuttosto inquietante, con dei brutti faccioni sulla facciata. Non ho mai capito perchè El Morisco si era fatto costruire una casa così, visto che voleva solo fare "lo studioso tranquillo". Ma uno che studia di rado vive nella casa degli Addams...per forza che lo consideravano uno jettatore. Anche la prima impressione dei pard è la stessa di quelli del villaggio. Ma siamo finiti a casa degli Addams? La prima apparizione di Eusebio è memorabile, degna del maggiordomo Lurch degli Addams. Lo vedono comparire con le maniche rimboccate: ha addosso un panno da macellaio. E ha in una mano un coltellaccio e con l'altra mano regge un grosso sauro morto. E' meglio non chiedergli che cosa ci voleva fare. Kit sobbalza persino appena lo vede. "Sono soltanto il suo aiutante": da queste parole sembra che il Morisco sia una specie di Jack lo squartatore. Ed è una sorpresa per Tex e il lettore vedere che invece è un tipo tranquillo e posato. Un forte contrasto con l'ambiente e una presentazione ottima del nuovo personaggio. "Volete che vi stringa la mano?" "NO, grazie!" Tex e Kit osservano incuriositi gli animali mummificati nello studio, e capiscono che questo El Morisco deve essere uno studioso, una specie di naturalista. E infatti si presenta così: questo è un momento importante nella serie di Tex, perchè compare per la prima volta un personaggio che sarà assai ricorrente nelle storie future, che saranno spesso memorabili. Un incontro importante. Quando gli parlano dei funghi sacri, El Morisco fa cenno al peyote, un cactus i cui frutti sono allucinogeni, e spiega che questi "funghi sacri" sono qualcosa del genere. Come il peyote, quresti funghi sono molto usati nelle cerimonie religiose degli indiani e anche degli aztechi. E Morisco, essendo uno studioso, è riuscito a raccogliere ed analizzare questi funghi. Fu Eusebio a darglieli: infatti, un suo parente fa parte della banda di Fidel Romulio, che cerca appunto i funghi sacri (in una pericolosa palude chiamata Palude della morte: è il solo a poterci andare), per consegnarli al popolo di Esmeralda e ai comanche di Tonito. Infatti i funghi sono molto preziosi per loro e per i loro riti magici. In cambio, Tonito consegna a Fidel Romulio le mandrie rubate, mentre gli aztechi lo pagano con oro. Grazie ai funghi (che mangia anche lui), il capo indiano Tonito ha molto prestigio tra i comanche, facendosi passare per il classico tizio inviato di Manito (stile Zagor attuale o quasi), e a riunire una grande banda di indiani al suo servizio per attaccare i bianchi. Tex è incerto però su questa storia, e Morisco, per convincerlo, gli offre un fungo da assaggiare. Tra l'altro, lo stesso Morisco ha detto di aver sperimentato i frutti del peyote. Nello stesso tempo Tonito, insieme con un suo compagno indiano, raggiunge il tempio azteco dove prende parte alla cerimonia, e viene a sapere della forte diffidenza del sacerdote Nakua verso Fidel Romulio: anzi, Nakua lo avrebbe già ammazzato se lui non fosse l'unico capace di raccogliere i famosi funghi. Avviene la cerimonia: Esmeralda consegna i funghi sacri a tutti, che iniziano a mangiarli. Esmeralda in tutto il suo splendore. Avviene la stessa cosa a casa del Morisco (GL Bonelli fa un parallelismo facendo avvenire contemporaneamente questi fatti). Lo studioso dà un fungo sacro a Tex, che lo mangia. In un'altra sequenza memorabile, Tex dopo un pò ha delle visioni strane. Ma, ad un certo punto, vede Mefisto e gli spara. Ma si trattava di una visione, e Tex ritorna in sè. Dopo aver spiegato tutto a Morisco, lui lo avvisa: se nelle visioni dei funghi, che danno una certa conoscenza, Tex ha visto questo Mefisto che crede morto (la storia avviene dopo "La gola segreta", la prima storia in cui compare Mefisto come mago), allora è molto probabile che lui sia ancora vivo. Infatti, poche storie dopo, ci sarà la storia "Spettri/Il Dago Rosso", in cui ritorna Mefisto insieme al mago Padma. In ogni caso, adesso Tex capisce perchè questi funghi diano cosi tanto potere al capo dei comanche Tonito. Per aiutarli, Morisco chiede ad Eusebio se quel parente che è col desperado Fidel Romulio può essere di aiuto ai pard, ma il servitore dice che il suo parente non lo farà mai: tradire Romulio porta alla morte. L'unica cosa che Tex sa è che il luogo degli incontro è la Sierra de Hueso, una zona molto vasta ed arida. Quindi vanno laggiù sperando di trovare qualche traccia, seguendo la pista dei comanche. Nel frattempo, Fidel Romulio, disgustato da tutta quella banda di fanatici, decide di rubare l'oro del tempio mentre tutti sono immersi nelle illusioni dei funghi. Ma Fidel finisce in una trappola: avvisa allora il suo compagno Felipe di chiamare Prieto, il suo comandante in seconda, perchè attacchi il tempio. Se Fidel viene scoperto lì, finirà ammazzato dagli aztechi con tutti i suoi uomini, e nel grazioso stile azteco: estrarre il cuore mentre sono ancora vivi. Ma Esmeralda, nelle sue visioni, vede Fidel Romulio nella sala del tempio, e avvisa Nakua, il sacerdote, che va subito a vedere col capo comanche Tonito e gli altri aztechi. Fidel viene scoperto, imprigionato dietro a una grata all'ingresso della sala del tesoro, ma si difende sparando: Nakua viene ucciso subito, e con lui altri aztechi. Tonito fugge e avvisa Esmeralda; poi manda a chiamare i suoi comanche attraverso uno speciale falò (l'avvenimento avviene di notte). Oltre ai comanche, anche Tex e Kit - accampati di nascosto vicino ai comanche - vedono gli strani fuochi e salgono subito sui cavalli. Esmeralda vuole essere sicura che il tesoro del tempio non venga profanato, e fa uscire da lì l'acqua che sommerge il posto. Fidel scappa per non finire travolto dalle acque, ma, oltre alle acque, arrivano anche i coccodrilli, che lo sbranano. Si potrebbe pensare che è strano che Esmeralda faccia fare una fine così orrenda al suo "ragazzo", ma lei vuole vendetta per l'omicidio di Nakua (era stata informata subito del suo omicidio da Tonito). Nel frattempo, i comanche di Tonito e gli indios di Prieto, il braccio destro di Fidel, si scontrano in una feroce battaglia, alla quale partecipano anche gli aztechi. Tex e Kit osservano da lontano il massacro, lasciando tranquillamente che si scannino tra di loro. Tonito viene ucciso, quasi tutti finiscono ammazzati, anche Prieto. Ma lui, prima di morire, spara ad Esmeralda, che aveva appena chiesto aiuto a Tex e Kit, che erano arrivati in quel momento. Esmeralda muore tra le braccia di Tex, chiedendo di essere seppellita nel tempio insieme ai suoi aztechi. Tex lo promette; dopo aver dato sepoltura ad Esmeralda, i due si allontanano, dopo aver disarmato e lasciato liberi i superstiti: non vogliono più stare in un posto che ormai puzza di morte. LE STRISCE ORIGINALI DELLA STORIA Striscia serie "Pueblo", dal n. 30 al n. 35, uscite nel 1965. Curiosamente, sulle copertine non compaiono nè El Morisco nè Esmeralda, nemmeno nella striscia col titolo dedicato a lei. Compare solo Mefisto in copertina, nella visione di Tex a casa del Morisco, ma null'altro di particolare: tutte le altre copertine mostrano scene di un west generico. COMMENTO La storia inizia in modo normale, anche se ben raccontata e movimentata, con Tex e Kit che devono sfuggire a degli indiani ladri di bestiame. Ma dopo un pò avviene l'inaspettato: entrano in scena valli segrete, commemorazioni azteche, donne nude in acqua, funghi sacri, strani studiosi, visioni misteriose, e si finisce in una storia che ha dell'onirico. In particolare, il personaggio di Esmeralda, anche se compare poco, è indimenticabile: Galep non la rappresenta nelle copertine, ma Villa lo fa nella pubblicazione del Tex a colori di Repubblica, ricalcando la scena finale di Letteri. Copertina presa da Tex color di Repubblica n. 37. Solo in una presentazione dei modellini dei personaggi di Tex si può vedere un disegno di Galep (forse) su Esmeralda, anch'esso preso da una vignetta di Letteri. Questa storia ha avuto un'insolita continuity, non frequente in GL Bonelli: all'inizio della storia di Mefisto e Padma, Tex parla allo stregone navajo di Esmeralda. Inoltre, in "Diablero", Mitla usa proprio i funghi sacri per far trasformare il suo Guaimas in un Diablero. Esmeralda appare come una donna giovane, semplice e attratta da Fidel; nello stesso tempo è cosciente della sua responsabilità. Quando tutti stanno per uccidersi a vicenda, in quel carnaio Esmeralda chiede a Tex di aiutare lei e il suo popolo, ed è disposta anche a sacrificare il tesoro del tempio per questo. E' strano che lo chieda a degli sconosciuti, ma si vede che, in qualche modo, aveva capito che Tex e Kit Carson non c'entravano con tutto questo e, visto il loro comportamento di uomini sicuri di sè, li aveva visti istintivamente come un'ancora di salvezza. Salvezza che purtroppo le sarà rifiutata: e così la tragedia prevista da Nakua si avvera del tutto. La donna è rappresentata con un fascino unico, come pure Mitla: Letteri sapeva fare delle donne memorabili, forse le migliori dell'universo texiano. Per non parlare della sua abilità di rendere i personaggi vivi e dinamici anche nelle storie prettamente western, non solo in quelle cittadine tipo contro le sette del Drago per le quali sarà più famoso.4 points
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Poiché da Nizzi ormai non mi aspetto più nulla, le mie basse aspettative mi hanno fatto apprezzare questo suo congedo dalla regolare (se così sarà), anche se indubbiamente ad incrementare la mia soglia di gradimento hanno contribuito dei disegni che mi sono piaciuti tantissimo, richiamando questi l'ariosita' e il dinamismo del primo e secondo Ticci. Buoni dialoghi, scoppiettanti battute, sceneggiatura tutto sommato incalzante, anche se un po' diluita soprattutto nel secondo albo, hanno adempiuto al minimo sindacale che si chiede ad un albo di Tex: intrattenere senza annoiare. Lo so che non è questo che si dovrebbe chiedere a un fumetto: la lettura di un albo dovrebbe appagarci, farci sentire soddisfatti, oppure esaltarci, emozionarci. Ma dopo mesi in cui Tex è stato calato in vicende poco western e con dialoghi poco brillanti, questo ritorno a atmosfere d'antan e alle punzecchiature tra i due pards in cui Nizzi è un maestro mi ha dato un po' di ossigeno, e mi ci sono pure divertito. Poi, certo, Carson che arriva al forte giusto in tempo per finalizzare la recita texiana davanti al comandante o Nahomi che attende Stanley fuori dal forte per illuminazione divina fanno sorridere, tanto è evidente il totale disimpegno con cui queste scelte narrative sono state fatte. Ma tant'è, questo ha passato il convento: ci ho passato una buona ventina di minuti (troppo pochi, lo so)? Me li faccio andar bene, anche e soprattutto grazie a Bruzzo. Ho ritrovato, qua e là, scampoli del Nizzi che ho amato negli anni ottanta, di quell'autore che mi fece avvicinare alla testata da bambino, con quelle sue battute e quei suoi momenti coloriti tra i due pards. L'avessi letta negli anni duemila, avrei chiuso l'albo infastidito, come mi succedeva quando leggevo il nome di Nizzi dopo un capolavoro boselliano. Oggi, dopo le tante prove non di mio gusto per temi e ambientazione, assaporo le vignette e i dialoghi come rigustando un sapore antico, una madeleine texiana. E scusate se è poco.4 points
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Ma sì dai, una storia inoffensiva alla fine. Il tutto è narrato in modo talmente "fanciullesco" che mi sono immaginato di leggere un fumetto western per ragazzi degli anni 50. Peccato che Tex in quegli anni rappresentasse proprio l'eccezione a quell'ingenuità, almeno come stile e toni, e che comunque fumetti come Capitan Miki o il Grande Blek erano scritti infinitamente meglio. Alla fine è Bruzzo che, chissà quanto consapevolmente, ci mette il tocco curioso, caratterizzando l'indianina quasi come una sexi-eroina di un fumetto degli anni 70, naturalmente dalle "potenzialità inespresse" in una storia di Tex. Ma che l'unico personaggo vagamente interessante della storia sia caratterizzato in chiave quasi trash almeno rende più giocoso il trash, quello sì del tutto involontario, dei copia-incolla alla carlona da altre storie di Nizzi. Oltre ad un'altra copertina di Villa anonima e generica, anteprima della prossima storia perplimente. Ancora false accuse, amori contrastati e innocenti in fuga?4 points
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Ieri mi sono letto il primo albo tutto d'un fiato e alla fine ho pensato: "Che bella storia! Finalmente un'avventura inedita, e per di più appassionante e ben scritta, senza lungaggini e con un buon ritmo, speriamo che i prossimi due albi rimangano a questo livello. Un western classico che mi ha ricordato un po' "Assedio al posto n. 6" (fatte le debite differenze), quindi sicuramente farà contenti tutti, anche i fan di GLB più tradizionalisti". Ingenuo che sono... Leggo il forum e mi trovo l'ennesima polemica sul nulla. SUL NULLA. Io tutti questi "dialoghi esplicativi" non li ho notati. Sono andato a rileggermi le prime pagine e... sì, ci sono un paio di baloons didascalici a p. 6 che potevano essere evitati e che appaiono un po' forzati, è vero ("Dalla prossima stazione ce lo rimanderanno indietro col corriere diretto a ovest" e anche "Dovrebbe andare nella mochila, ecc. ecc.), ma tutti gli altri dialoghi sono normalissimi e perfettamente funzionali alla storia. Quindi stiamo parlando di 2 balloons in una storia che ne avrà qualche centinaio! Se questo è il modo di giudicare una storia... E' come leggersi "Tucson" e, senza parlare dei suoi pregi, lamentarsi che nel secondo albo i dialoghi sono un po' prolissi (è vero, effettivamente sono un po' prolissi, ma chi se ne frega!). Insomma, a me la storia è piaciuta. Non sono molto d'accordo neanche sulla rivalutazione delle didascalie in Tex. Parlando in generale: se a volte non convincono certi dialoghi troppo pesanti, che si pretendano dialoghi migliori! Ma ritornare alle didascalie classiche (se non in qualche raro caso) non mi sembra una grande idea. Si vuole una narrazione più scorrevole in Tex? Le didascalie sì che la appesantirebbero! Berardi, Sclavi, Manfredi, Boselli nei loro risultati migliori hanno ampiamente dimostrato che si possono sceneggiare ottimi albi complessi, con tanti personaggi e bei dialoghi senza bisogno di didascalie. Sui tanti riferimenti geografici... Sì, in qualche caso GLB metteva una cartina (per es. nel sopra citato "Assedio al posto n. 6") ma la maggior parte delle volte no. In quante storie abbiamo visto Tex e Carson che discutevano se prendere la strada tal dei tali oppure quell'altra o l'altra ancora perché i banditi erano andati forse a X o magari a Y o chissà forse a Z, a meno che non fossero tornati indietro a W, prendendo la scorciatoia che passava da H. Qualcuno è mai andato a controllare la cartina geografica dell'Arizona? In questa storia ci sono una serie di stazioni del Pony Express una dopo l'altra verso Est. Tanto basta sapere. Infine un'ultima precisazione. Temo che non servirà a niente, ma la faccio lo stesso Lo speciale "Fantasmi di Natale" è una bella storia western ambientata alla viglia di Natale. C'è anche un fantasma e ci sono dei racconti fantastici narrati al suo interno. Non c'è niente di blasfemo nei confronti del Natale. C'è ovviamente un lieto fine: il bene trionfa sul male, Tex salva una ragazza in pericolo, ci sono dei bei rapporti umani tra sconosciuti che prima sembravano nemici e invece poi collaborano per il trionfo del bene. C'è una ragazza che prende coscienza di sé e capisce di avere un padre avido e insensibile a cui non vorrebbe mai somigliare. Il finale è ottimista ed edificante. Cosa c'è di male in una storia come questa se è ambientata alla vigilia di Natale? Persino i tre raccontini macabri - se uno avesse letto la storia - hanno un senso preciso e non sono fini a se stessi, ma anzi cercano di raccontare la Storia di quelle montagne, in cui davvero sono morti indiani uccisi dai conquistadores e alcune donne sono state considerate streghe, e poveri cercatori d'oro sono stati assassinati e altri hanno visto i loro figli morire di stenti Questi non sono racconti horror, è la Storia delle montagne dell'Utah. E, comunque, visto che alcuni non hanno letto "Fantasmi di Natale", una domanda: se "Colorado Belle (che tutti conoscono) fosse stata ambientata alla vigilia di Natale, sarebbe stato sbagliato, blasfemo o non so cos'altro? Sarebbe stata un'idea stupida solo perché c'era un fantasma? O perché a Natale si devono racconatre solo commedie brillanti? Se la risposta è sì, allora davvero uno è "bigotto". Bigotto= "chi scrupolosamente osserva le pratiche del culto senza afferrarne l'intima essenza religiosa".4 points
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La pubblicazione, recente, del Tex inedito di Tarquinio, ha permesso per la prima volta di vedere associate alle tavole anche le pagine di sceneggiatura dell'autore. Si tratta di un evento eccezionale! La storia, messa da parte e ''dimenticata'', era accompagnata anche dalla sceneggiatura per permettere l'inserimento del lettering. Quindi, suppongo, GLBscriveva a mano o batteva a macchina i testi, i fogli erano dati ai disegnatori e poi ritornavano in sede per il lettering. Non tutti i disegnatori, infatti, avevano come Ticci (poi anche Civitelli) la brava Monica Husler a disposizione in casa. Che fine hanno fatto dunque tutti gli originali di GLB? A ) sono andati distrutti, anche per mancanza di spazio. B ) si trovano ancora alla SBE da qualche parte, anche in un magazzino fuori centro. C ) sono stati restituiti a GLB e quindi sono in possesso del figlio Giorgio. D ) sono rimasti in mano alle letteriste, forse da loro distrutti E ) sono in possesso del disegnatori, massimamente quindi della famiglia Galleppini. Nizzi, per esempio, conserva a casa sua tutte le sue sceneggiature rilegate. Questo lascia supporre che la SBE le restituiva comunque agli autori. Ma Sergio faceva lo stesso con il padre? Nonostante lo straordinario interesse che rivestirebbero questi testi, completi e non censurati, stiamo parlando di un fenomeno unico nel panorama letterario italiano come GLB, l'interesse verso questi originali è sempre stato scarso o inesistente. Nessuno si è mai seriamente posto la domanda. In una vecchia intervista GLB si lamentava che il primo letterista di Tex, Gino Rognoni, morto di sonno ( perche questo era per lui un lavoro secondario che svolgeva come Galep, con il quale condivideva l'appartamento, solo durante la notte), gli tagliava le frasi (non ci stavano nei balloon) o se le inventava talvolta di sana pianta, senza curarsi minimamente dell'importanza che questi testi avrebbero acquisito nel corso degli anni (erano strisce che non sarebbero durate a lungo, si pensava). Noto che le pagine di sceneggiatura che conosciamo, quelle poche della storia di Mefisto (ma ne ho visto anche di A sud di Nogales e di L'aquila e la folgore) sono venute fuori quando negli anni ottanta i primi studiosi hanno iniziato con i loro libri a studiare il fenomeno Tex e quindi a interessarsi ai due autori. GLB o la casa editrice evidentemente avevano il materiale a portata di mano. Possibile che siano andate davvero tutte perse? Il loro interesse è straordinario. Permetterebbe di gettare una nuova luce sulle prime storie di Tex, pensiamo all'enigma legato allo ''spadone' nel numero 4, storia censurata con una serie di strisce stralciate... Pensiamo anche a altri possibili testi forse censurati da Tea o Sergio perche ritenuti sopra le righe. Di cui non sappiamo nulla. E dopo il 1961, con il marchio di Garanzia Morale, con le nuove storie che uscivano già censurate, gli originali presentavano già una forma di autocensura, cioè GLB si era rassegnato? Qui può aiutare lo studio del linguaggio bonelliano nella storia di Tarquinio, con il numero di ''per l'inferno' o ''diavolo'' ecc che potrebbe essere superiore alla media del periodo. Comunque sia, lascio spazio alle risposte dei forumisti, magari facciamo un po' di luce su un argomento almeno per me piuttosto oscuro. Perché nessuno si interessa della sorte di questi originali? Fu Sergio a farli sparire perché temeva e chissà cosa ? Oppure si sono persi perché veramente erano ritenuti di scarsissimo valore? Sarebbe interessante una ristampa con i testi VERI come recentemente si vede con le versioni ultimate, uncut, uncensored nei film ? A voi. Inserisco qualche pagina di sceneggiature di autori che hanno scritto per Tex. Questi i quattro storici, che ho preso da una vecchia discussione andata deserta del 2020. Gian Luigi Bonelli Sergio Bonelli Claudio Nizzi Mauro Boselli Non ne ricordo molte altre in circolazione.4 points