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  1. L'amico Francesco Bosco ha fatto del "manierismo" di Aurelio Galleppini e di tutti gli altri disegnatori (italiani o internazionali) due bei libroni e dovrebbe essere a buon punto con il terzo. L'ha fatto per amore di quel Tex e per lo stesso Galleppini, al quale ha reso uno straordinario omaggio, peccato che non tutti l'abbiano capito e non gliel'abbiano perdonata. Bisognerebbe scindere le due cose: si parlava di schemi narrativi, non di parti copiate di sana pianta o imitate con lo stile "manierista". Ora se a un autore viene richiesto di mantenersi fedele, cioè ha quella formale richiesta da parte dell'editore, quello deve fare. Berardi, la sua storia è finita nel maxi: impubblicabile perché non adatta agli standard della serie regolare, cioé Berardi al posto di Nizzi non sarebbe durato fino al panettone. Sergio lo chiedeva fino alla nausea anche ai disegnatori: Buzzelli dice di essere partito cercando di mantenersi nella linea di Galep, poi non ha retto. Buzzelli era uno dei tanti disegnatori chiamati a dare una mano ai vari Galep e Ticci e non superò la prova. Risultato: a casa! Il suo texone fu pubblicato dopo quattro anni e i volti dei personaggi subirono un lifting redazionale. Questa è una notizia che nessuno ha voluto commentare: Sergio ha censurato Buzzelli come Wilson! Insomma: questa era la via. Sergio era ben conscio che gli anni ottanta e i novanta (e così a lungo andare) non avrebbero repplicato i successi di vendita degli anni sessanta e settanta. Tanto più quando i lettori avrebbero scoperto che dietro le storie non c'era più GLB. Niziz fu costretto a eclissarsi, cosa che gli costo tanto. La consegna era di creare un prodotto riconoscibile e questo Nizzi è riuscito a farlo benissimo e Sergio, almeno all'inizio, glielo riconosceva (Nizzi ha scritto ininterrottamente quasi da solo tutte le storie della regolare dei texoni dei maxi fino al 2007). Quello che Monni chiama manierismo, con una connotazione negativa e un velato disprezzo nei confronti della scrittura di Nizzi tende a non considerare che c'era da salvare un personaggio, una casa editrice, i posti di decine di collaboratori, di autori e disegnatori che lavoravano per Tex e per altri personaggi (va bene per Diso e soci che non avrebbero una "pensione" altrimenti). Carlo avrebbe dato un calcio nel sedere a Nizzi e avrebbe arruolato subito D'Antonio, quello che era bravissimo ma non riusciva a capacitarsi come il suo fumetto vendesse un decimo in confronto al Tex. Siamo realisti. Gli intervento redazionali erano numerosissimi, invasivi e soprattutto non negoziabili. Zhenda non deve morire, per esempio. Nizzi non era curatore di se stesso come lo è Boselli. Questo si può fare e questo no: il nipote di Tex, ma che scherziamo ? Con Sergio non avrenmmo mai visto "Nueces Valley", non con quel Sergio. Certo Nizzi non è riuscito al 100% nel ricreare l'opera di GLB, innanzitutto non era Tex come invece lo era GLB, il carattere era all'opposto. A Nizzi interessava scrivere i gialli, si è dovuto adattare al West (che comunque aveva già praticato con un certo successo con le storie brevi di Larry Yuma), è uno scrittore avventuroso, che conosce la letteratura avventurosa, ma non possiede il genio creativo che fu quello di GLB, che resta unico nel quadro nel novecento. Gli fu chiesto di imitare pedissequamente quelle storie e lui si è dovuto piegare: questo comportava scrivere le solite frasi che tutti conoscono, ricopiare altre porzioni di testo, rifarsi anche spudoratamemte a certe sequenze: il manierismo. L'ha fatto quando probabilmente avrebbe voluto avere le mani meno legate sin dall'inizio, quando questo è avvenuto sono nate le sue grandi e più belle storie (quelle a cavallo degli anni novanta) fino al momento in cui ha avuto la crisi. Continuate a fargliene una colpa, avete capito tutto. Non sono l'avvocato di Nizzi, sono un estimatore della sua opera anche se ho iniziato a leggere Tex prima che lui iniziasse a scriverlo, con le ultime di GLB e le tante di Nolitta, non proprio il massimo insomma. Per il resto i contatti (pochi) che ho avuto con Nizzi sono stati quelli di un autore con "uno di quelli che scrivono (male di lui) su internet", gente che proprio detesta. Non fraintendete, sempre corretto e professionale. Alla fine ho detto basta perché io ero alla ricerca di notizie e si stava quasi per litigare. Quindi umanamente sono abbastanza deluso. Avevo un'intervista per cui mi aveva già detto di si per il Magazine, ho lasciato perdere. Questo detto perché non ho peli sulla lingua, ma ormai l'avrete capito da un pezzo.
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  2. Se fossi un tizio suscettibile, potrei risentirmi un po' di questa risposta che mal cela l'intento di mettere in dubbio le mie capacità cognitive, su un punto poi che ho sempre condiviso in passato, ma non lo sono e ci passo sopra, a maggior ragione del fatto che reputo che tu sia un utente preparato e interessante, ma credimi, il confine fra l'arroganza ed essere il primo della classe a volte diviene molto labile. Ecco un punto su cui mi trovi d'accordo, ma è anche vero che noi ragioniamo da lettori, gli addetti ai lavori devono considerare altri aspetti che esulano da quello squisitamente tecnico. Ormai è ovvio che la Bonelli senza le vendite di Tex, se la vedrebbe brutta, di conseguenza è utopia pensare che fin quando i numeri lo permettono, la redazione decida di tagliare gli extra per far contenti utenti come noi. E' come se un club di calcio decidesse di non giocare la champions solo perchè la numerosa mole di partite stagionali influisce sulla qualità del gioco espresso e i soldini dove li mettiamo? Considerando questo elemento, venale quanto vogliamo ma fondamentale in un azienda, noi lettori di lungo corso ci dovremo abituare all'andazzo e in tal ottica nel mio commento, esprimevo la personale opinione che preferirei alla lunga un bis annuale estivo, nel formato tradizionale e in bianco e nero, rispetto a uscite come il color brevi autunnale o il maxi con due storie complete. Preferenza soggettiva e opinabile ma non vedo perchè non dovrei esporla. Giusto, ma permettimi di dire che l'ironia che traspare dalla tua frase è superflua nei confronti di un utente come me che ha sempre riconosciuto e rispettato gli autori e l'immensa mole di lavoro che sta dietro l'universo delle nuvole parlanti. Non potrei fare altrimenti, visto che, anche se non professionalmente, so bene quanto fatica si faccia a scrivere e disegnare. Detto questo, qua la mano hombre e senza rancore, il prossimo giro al banco lo offro io!
    5 points
  3. Partiamo dalle note positive: Casertano. Che va al di là delle mie aspettative. Certo, è un disegnatore che mi è sempre piaciuto, sin dai suoi primi mitici Dylan Dog (di cui ha disegnato gran parte delle storie migliori), ma temevo che il suo tratto fosse troppo "grottesco" per Tex. Inoltre, avevo visto un netto calo (IMHO) nelle sue ultime opere, su Dylan Dog e su Le Storie, un tratto molto più "grossolano". Che però potrebbe essere stato causato dai noti problemi recenti della Bonelli sugli scan fatti male e frettolosamente delle tavole, un problema che, quando vedi il risultato finale, è indistinguibile da un disegno semplicemente fatto male (e non tutti sono come Frisenda che quando vedono la loro opera massacrata da scan fatti da cani denunciano la cosa pubblicamente, certi disegnatori manco leggono le storie pubblicate...) In questo Texone invece tutti questi timori si sono rivelati per fortuna infondati: ritrovo il Casertano che ha sì un inchiostratura "pesante" (e quella l'ha sempre avuta) ma che non trascura le linee più sottili quando servono, e che mette comunque il suo stile un po' "grottesco" al servizio della storia e dei personaggi senza esagerare. Deve solo migliorare un po' le fisionomie di Tex e Carson (già comunque più che accettabili per me), ma su un Texone ci sta. E proprio per la caratteristica della collana dei "Texoni", di essere degli showcase per i disegni, basta questo per dargli una larga sufficienza e valere il prezzo (a proposito, un albo gigante da 240 pagine a 9,90 Euro è regalato, in proporzione costano molto di più gli albi delle serie regolari Bonelli a 4,40 euro per 94-110 pagine di piccolo formato...) Quando passiamo alla sceneggiatura invece iniziano le dolenti note... Avete presente quando, dopo che hai notato una cosa nei film o nei disegni di qualcuno... poi non puoi più fare a meno di notarla? Ecco, mi sta capitando con Ruju. Dopo aver notato nelle ultime storie sulla serie regolare la sequenza di colpi di scena seguiti dai tipi "Super Easy, barely an inconvenience", e il conseguente effetto "what the fuck...", adesso non riesco a non notarlo, anche in storie dove ce ne sono di meno. Rujo sceneggia per arrivare a "momenti da film" strattonando coerenza e credibilità per arrivarci, e poi spesso li scioglie in maniera assurdamente banale. In questa storia, è chiaro che Ruju era "fissato" con l'idea del cannone sepolto pieno d'oro, e della scena finale con la corsa folle e l'oro che cade sul corpo. Scene molto "cinematografiche" ma presentate qui senza un senso. Piuttosto che trovare la maniera di darglielo (o cercare un idea diversa) Ruju abbandona proprio l'idea che le cose in una storia debbano avere senso. I soldati si trascinano dietro 1200 kg di cannone per trasportare 200 libbre (90 kg) d'oro, per un volume di 0,0047 mc, un cubo di circa 16-17cm di lato (un po' di più per la forma delle monete, magari). Divisi fra tutti gli uomini (in una vignetta ne conto minimo 30) sono meno di 3 kg a testa. In ogni caso se mollavano il cannone e le caricavano sui muli, quei poveri muli facevano meno fatica e andavano più veloce. (e quei soldati stavano FUGGENDO, quindi la velocità era essenziale). Inoltre, in quella maniera se vengono raggiunti, il cannone è inutilizzabile. Si potrebbe pensare che quel cannone gli serva e non possano liberarsene... se non fosse che dopo un po' lo seppelliscono. Anche questo fa a pugni contro ogni logica. Perchè seppellire un CANNONE dovendo scavare una fossa di più di 3 metri di lunghezza per più di un metro di profondità... per seppellire una quantità d'oro che sta in tre scatole da scarpe? Per rendere l'oro più facile da trovare per eventuali inseguitori? (anche perché ti voglio vedere, di notte, a nascondere le tracce di un cannone da una tonnellata...). E per aspettano di essere in territorio Apache per fare stà manovra insensata? L'oro poteva benissimo essere sepolto in una sacca nel punto dove si erano accampati, e un intera compagnia di soldati in marcia avrebbe cancellato ogni traccia. E si potevano tenere il cannone se gli serviva. E anche se non fidavano a far vedere alla truppa dov'era (e allora perchè la truppa si sarebbe dovuta fidare di loro?) per seppellire una cassettina o una sacca mica dovevano allontanarsi di chilometri... E come può essere credibile che non trovino subito le tracce del cannone? Dell'insensatezza della scena finale si è già detto. Sarà anche stata in discesa, ma erano su uno sterrato, fuori pista, con un cannone che era stato sepolto a lungo, con le parti metalliche arrugginite e quelle di legno marce, e ti voglio vedere anche solo a dare lo "strattone" iniziale per farlo muovere (se bastava la discesa era già partito, ma visto che non era una pista di pattinaggio...). Oltretutto se ci fate caso nei disegni, quando parte tirando con un solo cavallo quella massa da più di una tonnellata di metallo arrugginito, sono IN PIANO. (pagine 213, 214, 216, 218, etc, è solo DOPO, non si sa se perché con quel cannone ha cavalcato velocissimo arrivando alla calata, o se si è piegata la strada, che si trova ad andare in discesa. Ma Ruju voleva arrivare a tutti i costi alla "scena madre finale", con la "poetica" cascata d'oro, e allora amen... E pensare che non si è accorto che nella sua storia c'era qualcosa di molto più interessante di un cannone buono solo per quella assurda "scena madre" finale: la città stessa di Old South, che come hanno già fatto notare altri, è molto più interessante e originale di un cannone e dell'oro... ma che viene trattata praticamente da "citta western standard numero 15"... Viene usata praticamente solo come scusa per non far svelare al sindaco l'ubicazione dell'oro, con l'idea che se la svelasse, tutti fuggirebbero dalla città... ma perchè? A parte che potrebbero essere destinati a opere pubbliche di uso comune, davvero quella cifra suddivisa fra oltre un centinaio di abitanti ormai, spingerebbe la gente ad abbandonare case, bestiame, fattorie, che hanno comunque un valore? Semmai il rischio è con quel denaro la città si ingrandisca troppo, non che si spopoli... E i momenti ""Super Easy, barely an inconvenience"? Ci sono, ci sono, anzi mi meraviglia che nessuno abbia sottolineato il primo: 1) pagina 33-39 Tex e Carson sono in pericolo, stanno fuggendo da almeno 12 (contateli) indiani che li inseguono! Gli indiani hanno cavalli più freschi e sono armati di fucile! Oddio oddio, come se la potranno cavare i nostri eroi adesso? "Super Easy, barely an inconvenience", basta che si girano e fanno semplicemente fuori tutti gli indiani, allo scoperto, da da pochi metri (ma Faraci non era stato cacciato per scene simili?). E allora ci si chiede perché fuggivano, per non far male agli indiani? 2) Pagina 78-80, scena madre, Bernie sta per essere ucciso, come potrà mai salvarsi? "Super Easy, barely an inconvenience", sta vaneggiando, quelli sono Tex e Carson (lo usa più volte in questa storia il trucchetto di farci vedere scene madri mai realmente accadute) 3) Pagina 127-134, scena madre, Tex legato al palo della tortura, come potrà salvarsi? "Super Easy, barely an inconvenience", e non sto a scrivere come fa che mi scappa ancora da ridere... 3bis pagina 184-188, no, questa non la conto, qui almeno si è sforzato di far agire Carson con astuzia cercando il momento giusto, facendo insomma uno sforzo, ci può stare. 4) Pagina 202-204 la morte di Carson. A differenza di altri ho capito subito che era una frottola (troppo telefonata dal fatto che un racconto di un indiano e non qualcosa che ci iene mostrato dalla solita telecamera onnisciente). Ma bastava mettere l'indiano che la raccontava. No, ce la fa proprio vedere. È una scena madre. Che importa se non avviene in realtà? E quindi la conto... "Oddio Carson è morto!" "Super Easy, barely an inconvenience", non è morto davvero, tutte frottole. 5) "arrivano i militari e Tex non li convince, cosa potranno fare?" "Super Easy, barely an inconvenience", arriva Cochise con i rinforzi e risolve tutto Inoltre, davvero troppa, troppa gente che arriva "di sorpresa", ad aggiungere colpi di scena, a pochi metri da altra gente, magari a cavallo, senza che nessuno si accorga di nulla... è un classico trucchetto cinematografico che funziona perché lo spettatore non ha il tempo per ragionarci su, nei fumetti sarebbe meglio non abusarne così... insomma, è ormai troppo chiaro che Ruju sta sceneggiando a "formula", e con una formula davvero troppo ripetitiva, sempre passando da una scena madre all'altra senza risolverle adeguatamente. E questo rende le sue storie come dei videoclip, attimi spettacolari, ma alla fine non diventano un intreccio appassionante. Anzi, l'immersione del lettore cala dopo ogni "Super Easy, barely an inconvenience". Il mio consiglio per lui sarebbe di liberarsi di questa abitudine. Sforzarsi di fare storie senza utilizzare mai quella formula, uscire dalla routine, e utilizzare "muscoli narrativi" che sembrano essersi atrofizzato in queste sequenze di scene madri... diventerebbe un autore più vario e meno prevedibile, come minimo, .
    5 points
  4. Rimango dell'idea che un minimo di tolleranza va pure usata sotto l'aspetto della sintassi. E' vero che un messaggio sconnesso diviene di difficile lettura, ma le lezioni pubbliche sono poco eleganti, a mio avviso. Se un utente non si esprime in maniera adeguata, o si ignora il messaggio o si segnala ai moderatori, che in privato avranno modo di indurlo a correggere gli errori di forma e di ortografia, visto che è pure previsto dal regolamento. Perdonate lo sfogo e soprattutto senza rancore Carlo, ma per quanto tu possa avere ragione, trovo un po' irrispettoso schernire un utente per eventuali carenze di base o alludere alla sua mancata capacità di comprensione. Il nostro Tex un atteggiamento del genere lo avrebbe biasimato.
    5 points
  5. Be', nell'intervista Nizzi dice questa frase: "Oltre al dialogo studiai le trame, che avevano tutte lo stesso schema, differenziandosi solo per l’ambientazione. " E questa è una sciocchezza, perché se è vero che alcune storie (per esempio quelle cittadine) hanno a volte una trama simile (ma quasi sempre con variazioni decisive), è altrettanto vero che GL Bonelli nelle sue quasi 200 storie di Tex ha saputo variare notevolmente gli schemi narrativi cercando di rinnovarsi fino alla fine ("Il figlio di Mefisto" è diversa da "Diablero" che è diversa dal "Fiore della morte" che è diversa da "Le terre dell'abisso" che è diversa da "La gola della morte", che è diversa da "Il marchio di satana", per restare solo nel filone fantastico). Semmai è Nizzi che ha studiato il Tex di GL Bonelli e ne ha in gran parte replicato pedissequamente alcuni schemi (quelli che gli erano più consoni) e il linguaggio. Per quanto riguarda la visione di Tex come un "bagno tiepido in cui immergersi" e dei suoi lettori che "desiderano che quei sapori siano sempre gli stessi" a me non sembra una definizione molto lusinghiera. Certo, un lettore che legge una serie (non solo Tex) da anni e anni finisce per apprezzare anche i leitmotiv e certi cliché che inevitabilmente si ripetono, ma il motivo principale per cui un lettore continua è che vorrebbe trovarvi sempre nuove storie che lo appassionino, che lo facciano divertire, che lo stupiscano o lo emozionino. Non a caso, qui nel forum i nizziani (e non solo) citano continuamente "Furia rossa" e "Fuga da Anderville", che sono tutto tranne che "un bagno tiepido" e sono forse le storie più originali scritte da Nizzi (diverse da quelle di GL Bonelli), oltre che quelle con meno bistecche e patatine e clichè vari... Se non ci fossero state storie simili - e non ci fossero tuttora - a mio parere tantissimi lettori non avrebbero proseguito.. Interessante, semmai, quando Nizzi nell'intervista, tra i motivi del successo di Tex, cita anche "il forte senso di amicizia che lo lega ai pards, così totale da suscitare nei lettori un profondo senso d'invidia e di partecipazione". Questo penso che sia vero e tutti gli sceneggiatori ne hanno sempre tenuto conto. Inconsciamente il legame inossidabile dei 4 pards è un punto di riferimento per tutti i lettori di ogni epoca. L'altra cosa che mi ha divertito è questa: "Già nel 1981, al mio arrivo in Bonelli, Sergio commentava che con Tex si era ormai raschiato il fondo del barile, per dire che erano già stati sfruttati tutti gli spunti possibili e per non ripetersi bisognava fare i salti mortali" Sono passati 40 anni esatti e Sergio si è sbagliato clamorosamente! Altro che raschiato il fondo del barile, in questi 40 anni ci sono state alcune delle più belle storie di Tex in assoluto, tutti i Texoni, "Nueces Valley" e ancora la nuova serie "Tex Willer" che è appena all'inizio!
    5 points
  6. Dimenticavo... Far scrivere meno autori? Tipo quando c'era solo GL Bonelli? Io ho sempre visto, come regola assolutamente generale nei fumetti, che troppi cuochi non sono mai una cosa positiva. L'Asterix migliore è quello di Goscinny e Uderzo. Il Blueberry migliore è quello di Charlier e Giraud. Lo Zagor migliore è quello di Nolitta e Ferri. Il Dylan Dog migliore è quello di Sclavi, Stano, Casertano e pochi altri. NESSUNA di queste serie è mai migliorata quando invece di un unico sceneggiatore hanno iniziato ad alternarsi più autori ai testi. Non è nemmeno necessario che questi autori siano i creatori del personaggio: il migliore Paperino è quello di Barks, e anche quando condivideva le pagine Walt Disney's Comics and Stories con altri autori, era per le sue storie che i lettori la compravano. Il miglior Daredevil è quello di Miller e Mazzucchelli, un solo sceneggiatore e un solo disegnatore, non un comitato direttivo con trenta cuochi come quello che ha realizza certi megacrossover. Non è nemmeno questione di avere mostri sacri: il Daredevil di Ann Nocenti non è al livello di quello di Miller, ma è comunque anni luce meglio del pastone di storie di autori vari che l'ha preceduta e l'ha seguita. Avere troppi cuochi abbassa SEMPRE la media, fa perdere direzione e identità alla serie, diventa un "omogeneizzato" di stili diversi senza una sua identità. Anche quando un "autore principale" c'è e imposta un identità e una direzione per la serie, come Castelli per MM o Sclavi dopo i primissimi numeri, comunque le storie di altri autori sono praticamente dei fill-in, il lettore li percepisce come "tappabuchi" (e questo indipendentemente dalla qualità degli autori: le storie di Castelli di Dylan Dog sono molto inferiori a quelle di sclavi, che a sua volta era inferiore a Nolitta su Zagor, che a sua volta era inferiore a suo padre su Tex, che a sua volta non ha fatto certo storie memorabili di Zagor, etc..) Quindi, avere un unico sceneggiatore (con pochi disegnatori) su una serie? Se fosse possibile sarebbe l'ideale. GL Bonelli ai tempi ci riusciva, ma di Tex uscivano 1320 pagine annuali, non quasi 4000.... Verificando su Dime Web, tu hai sceneggiato in media circa 1500 pagine all'anno di Tex negli ultimi 10 anni (piu circa 500 di Dampyr e altro), quindi se esistesse solo la serie mensile come ai tempi di GL Bonelli potresti sceneggiarli tutti tu. Con il Texone ci potresti stare ancora dentro. Con Tex Willer le pagine diventano 2300, potresti ancora sceneggiare il 66% delle tavole e dare una identità ad entrambe le serie. Attualmente, con oltre 3600 pagine annuali da produrre per Tex, le tue 1500 sono circa il 40%, in media. Non sono distribuite equamente. Finora su Tex Willer hai sceneggiato 24 albi su 28, utilizzando solo 3 disegnatori. E SI VEDE! la qualità (e il successo) della serie per me sono molto legati a questo avere una identità e una direzione ben precise. Se facciamo una classifica di preferenza (o guardiamo semplicemente a quelle già fatte), i 4 albi di Ruju sono in fondo classifica, e di molto. Come mai? Ruju non è capace? No, semplicemente, la differenza fra un autore e l'altro si vede. Anche le differenze che non solo legate direttamente ad una differenza di qualità. Il personaggio parla diversamente, agisce diversamente, c'è sempre qualcosa che non sembra "giusto". Questo tipo di "riconoscibilità" del personaggio, la puoi ottenere solo avendo pochissimi autori (su Tex Willer, appunto, tolti 4 albi su 28 che sono praticamente dei fill-in, abbiamo avuto 1 sceneggiatore e 3 disegnatori...). Una volta c'era anche nella serie regolare di Tex Gigante, oggi non più. Vedi un personaggio che viene chiamato "tex" ma non sempre è riconoscibile, anzi a volte sembra proprio una persona totalmente diversa. Nell'ultimo anno sulla serie regolare abbiamo visto cinque sceneggiatori in 12 mesi (tu, Nizzi, Rauch, Ruju, Zamberletti) con un Tex che un mese chiede scusa in mutande, il mese dopo fa il tamarro, il mese dopo ha un senso dell'umorismo, il mese dopo di meno, il mese dopo di più... chi è Tex? Un minestrone. Con troppi cuochi. La mia speranza "impossibile" (perchè la faccio sapendo benissimo che ci sono un sacco di motivi per cui economicamente non conviene alla casa editrice): rendere Tex di nuovo riconoscibile. Separando i vari Tex, come hanno fatto con Dylan Dog e il pianeta dei Morti e Old Boy. Nizzi lo metti su una serie sua (il color, preferibilmente, così risparmio di più) dove ci sarà solo il suo tex mangione menefreghista fortunatissimo, e chi lo ama sarà contentissimo e sicuramente ne comprerà 3 copie di ciascuno per sostenerlo (che altrimenti, solo con i suoi fan a comprarlo, chiude...), molli il Maxi definitivamente a Ruju, il magazine ad altri sceneggiatori, ovviamente la serie regolare non potrai farla tu insieme alla Tex Willer, ma almeno aumenti la percentuale, e quindi la riconoscibilità. Tre-quattro minestre diverse dal sapore definito, invece di un minestrone misto in tutte (meno la Tex Willer...) (OK, a dirla tutta la mia vera speranza impossibile sarebbe che chiudessero tutte meno la regolare, il texone e Tex willer, con qualche maxi estemporaneo solo quando c'è una storia che proprio non si sa dome mettere....)
    5 points
  7. Sarà che l'ho letta a nove anni, ma a me La congiura piace sempre molto e proprio per quel tono di commedia avventurosa che veniva così bene a Nizzi quando era ancora in palla (vedi anche il texone Piombo rovente). Semmai dovresti dire "averci ancora un Nizzi così"...
    5 points
  8. È ovvio che i detrattori di Galep suonano (e suoni) sempre la stessa musica. In tanti anni impari a conoscerli. Vanno a vedere gli occhi strabici, gli sfondi e le proporzioni dei personaggi, ma allora dobbiamo fare le pulci a tutti? Sai quante belle scoperte che si farebbero. Che, ad esempio, il Monumentale Ticci non sappia disegnare le donne, lo diciamo? O forse, per questo, lo mettiamo in discussione dicendo che fa defecare? Eppure, una storia non è fatta solo di ambienti, dove Ticci è Maestro, ma anche di altro. Io ho parlato con persone che sono state a casa di Galleppini e hanno visto le tavole originali dei primissimi Tex e hanno parlato di miracolo. Perché in quei disegni abbozzati di fretta c'era TUTTO. E ci sono fior di professionisti che, ancora oggi, si meravigliano di come Galep abbia potuto fare certi tratteggi a mano così minuziosi nelle sue tavole e in tempi eroici del fumetto, tanto da non perdere la vista! E senza l'uso degli espedienti tecnici che ci sono oggi. Tu poi parli di collinette sarde. Dici che Galep è Dio, insomma fai ironia. Che il volto di Tex fatto da Galep è "da fesso", parli (e sei ripetitivo) su quanto ti faccia defecare (e no, tu non sei ironico come Virgin) e ancora credi di conoscere Galep ma non SAI nulla della sua produzione anni Trenta e Quaranta, però blateri lo stesso. Non hai ancora capito che a me non frega nulla del tuo parere su Galep (oltre al fatto che sei un quattordicenne finto. Certo, mentire in un forum non è reato, però perdi di credibilità, "ragazzo"), ma che tu voglia entrare nello specifico: "tutti sono superiori a lui, tranne solo lo studio Fernandez", e ti aspetti che non ti si risponda, è utopistico! Eh, caro mio, su! Perfino Boselli, che di solito non interviene nelle discussioni che riguardano i disegnatori per ovvi motivi (visto il suo ruolo di autore e curatore), ti ha detto che Galep, ancora oggi, darebbe punti a tutti (quindi ai vari professionisti che lavorano su Tex e che lui ben conosce), ma te niente. Te ne esci che dici la tua. Che sorpresa! Noi (io) diciamo la nostra. E io ho sempre pensato che le critiche, soprattutto se sprezzanti, vanno motivate con cognizione (vedi Diablero su Nizzi: puoi non essere d'accordo, però le argomentazioni lui le porta!), e allora continua pure a pensare quello che credi, ma se spari cavolate su Galleppini ti si risponde a muso duro. P.s. Stanotte ho rivisto i disegni di questa storia (Tra due bandiere) e li ho trovati buoni a dispetto della poca verosimiglianza storica ma, francamente, chi se ne importa!
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  9. Caro Diablero, ti rispondo per punti. Avevo già sottolineato che non mi riferisco a questa pregevole ristampa, ma alle nuove proposte, non quella allegata ora di Burattini, ma a quelle ipotetiche e future di cui è stato accennato. Citi Galep, ma, purtroppo, Galep non disegnerà queste nuove strisce e neppure (per mio sommo dispiacere, Nicolò). Io non godo all'idea di Chiaverotti e Cassaro (e neppure Chiarolla), però se esce un Tex di Chiaverotti e Cassaro, ho la possibilità di scegliere se comprarlo o no, s non esce non ho la stessa scelta. Non ho detto che se piace una nuova uscita devono piacere tutte e mi scuso con te se mi sono espresso male. Ma che non capisco perchè, se uno è contrario (con tutte le sue rispettabili ragioni) a inflazionare le uscite, auspica queste (sempre quelle future, ipotetiche) nuove uscite a strisce. Diciamo che in questo caso se l'uscita è una tantum, hai ragione tu, perchè comunque la qualità è salvaguardata. Il tono sprezzante, oltre che insultante, lo hai usato tu, dal canto mio, se ti è sembrato tale, ti chiedo scusa perchè davvero non era mia intenzione. Proprio per questo motivo, giustifico il tuo tono e i tuoi insulti e pure li accetto, perchè se ho dato un'impressione sbagliata nel mio intervento è solo colpa mia, ma ti assicuro ancora che non era mia intenzione nè essere sprezzante, nè trollare (o trolleggiare?), per cui, se accetti, ecco la mia mano tesa. Sono entrato qua per esprimere le mie opinioni, non per litigare.
    4 points
  10. Il conteggio delle centinaia spinge per me ad unire periodi diversi. Per me fino al 709 siamo in un periodo, dal 710 in un altro (e visto che il 710 era in edicola allo scoccare del nuovo decennio, parlerei di "tex del anni 202x" più che di Tex post-700. Come delimitazione, come sempre, è un po' semplicistica e simbolica, perché con il 710 c'è un evento importante: il ritorno di Nizzi sulla serie regolare. Visto che per fare gli albi ci vuole del tempo, ovviamente la decisione non è avvenuta proprio in quel momento, ma è segno molto importante: richiamare Nizzi indica chiaramente che (1) lo staff attuale non ce la faceva più, e (2) la ricerca di nuovi autori per Tex non ha dato frutti. Per me è la certificazione di alzare le braccia al cielo, di una resa, del dire "la casa editrice vuole tavole su tavole, e allora basta, chissenefrega della qualità, riprendiamo Nizzi" (o, se siete più benevoli con Nizzi di me, del dire "basta, certifichiamo che non è possibile trovare autori di fumetti per Tex più bravi di Nizzi, riprendiamoci il pensionato che abbiamo mandato via anni fa", che sarà più benevola come formulazione per Nizzi, ma è una condanna senza appello per il panorama attuale degli sceneggiatori italiani: che futuro può avere Tex?) Sarà un caso, o un allentare delle briglie, o l'effetto della richiesta di più tavole, chi lo sa, ma praticamente in contemporanea o subito dopo Ruju entra in caduta libera, ogni storia peggio della precedente. Prima alcune sue storie mi erano piaciute, dopo nessuna. Un problema di programmazione causato da covid porta persino all'arrivo di un Zamberletti non ancora pronto sulla serie regolare, con una storia che era destinata ad un collaterale. La sovrapproduzione porta anche a diluire parecchio le storie di Boselli. In realtà il livello medio delle sue storie non lo trovo particolarmente peggiorato, in questo periodo ci sono storie ottime. Solo che sono su Tex Willer, o sui Texoni o sui Maxi o sui bis (quindi, non è che non sappia più scrivere storie del Tex maturo), sulla regolare in due anni arrivano solo 2 storie sue. In due anni. Caso vuole che siano proprio le sue due storie peggiori degli ultimi 2 anni, ed ecco servito l'attuale disastro. E andrà sempre peggio. Non è un opinione, sono numeri. I numeri sono chiari, e la matematica non è un opinione. 1) I problemi attuali di Tex sono causati in gran parte dalla "spremitura del limone" attuata dalla casa editrice. Dato che le vendite di albi speciali di Tex continuano ad essere superiori a quelle di qualsiasi fumetto partorito dai tanti "autori di moda" Bonelli, è ovvio che continueranno, se vogliono far tornare i numeri del bilancio. 2) Nizzi ha 83 anni (appena compiuti, e nessuno dei suoi numerosi fan nel forum gli ha fatto gli auguri! Vergogna!), per quanto tempo potrà continuare a scrivere? Secondo Boselli le alternative al farlo tornare erano peggiori, e purtroppo gli credo. Il suo Tex in mutande potrebbe assere sostituito al massimo da Tex tamarri, Tex supereroi, Tex depressi e introversi, Tex manga o... altri Tex in mutande. Quello che servirebbe a Tex, vista la carenza di autori in grado di scriverlo, sarebbe una drastica riduzione delle uscite, per salvaguardare un minimo di qualità. Ma la casa editrice non lo farà MAI!
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  11. Scusate se mi intrometto in questa diatriba, ma visto che questo è un forum pubblico mi permetto di farlo... Certo che è una sua opinione (di Diablero), come tutte le opinioni espresse qui, come il tuo 6,5 dato a questa storia. E quindi? Ma se è da mesi che quasi tutti sparano a zero su Ruju per il pistolero vudu, su Boselli per il ritorno di Manuela, su Zamberletti per il monaco cinese, alcuni forumisti definendo le loro storie delle immonde schifezze, illeggibili (qualcuno non è arrivato alla fine), le peggiori di tutta la serie texiana (qualcuno l'ha scritto), con voti che vanno dal 4 a 2 e addirittura allo 0 (più incompetente di così!). Su Zamberletti si è scritto di tutto (mancava solo il consiglio di darsi all'ippica invece di scrivere Tex) e nessuno ha fiatato a queste critiche agli autori. Poi arriva Diablero che stronca "Il mostro del gran lago salato" e all'improvviso non va più bene! "Ma com'è supponente!" (Invece chi dice che Il monaco cinese o Una colt per Manuela è robaccia, è un critico umile e sobrio!) "Vuole insegnare agli altri come si scrivono le storie!" (E non è quello che facciamo un po' tutti quando diciamo: qui era meglio così, là non va bene, io avrei fatto cosà, ecc.). "Ma che toni sgradevoli!" (Invece dire che il pistolero vudu è uno schifo assoluto e che i dialoghi di Manuela sono insopportabili, non è sgradevole?). Tutti fanno/facciamo a volte critiche pesanti, con toni magari più moderati di quelli di Diablero, ma non per questo meno antipatici (per chi la storia l'ha scritta o chi l'ha apprezzata). Diablero avrà i suoi difetti (non c'è dubbio ), i suoi toni accesi non piacciono, ok, ma almeno le sue opinioni (che a volte condivido, a volte no) le argomenta, cerca anche di teorizzarci sopra. Se dice che Ruju cerca troppo le scene ad effetto e che questo sta diventando una moda che piace a molti, si può non essere d'accordo ma non mi sembra chissà quale affermazione offensiva. Nè per Ruju né per il lettore a cui piace Ruju. Altrimenti uno dovrebbe offendersi tutte le volte che qualcuno stronca una storia che invece a lui è piaciuta, e rispondere per le rime: "A me è piaciuta, e a te no? Allora per te sono un cretino, che fai, mi offendi!" E qui, quando ci si appella alle maggioranze vuol dire che non si hanno più argomenti... Se il 99% dei lettori apprezza una storia (a parte che non è vero in questo caso, ma lasciamo stare), non vuol dire che l'1% non possa invece avere un'opinione opposta: è successo in tante storie famose, da Patagonia a Giovani assassini, da Tra due bandiere a El Muerto, da Nelle paludi della Luisiana a Chinatown. La maggioranza le ritiene grandi storie, se non capolavori, una esigua minoranza le considera invece storie poco riuscite (basta leggersi i rispettivi topic). Dov'è il problema? Si replica e finita lì. Tanto 'cca nisciuno è fesso! Infine una mia osservazione da esterno di questa diatriba (o di simili): Diablero quando "aggredisce" lo fa alla storia, allo sceneggiatore, ai lettori in generale che spesso sono di bocca buona (secondo lui, ovviamente), ma non fa attacchi personali, quanto piuttosto a categorie generali (i lettori facili, i nizziani...). Chi lo critica invece sì: si rivolge a lui direttamente dandogli dello snob, di quello che non gli va mai bene niente (e quindi dovrebbe smettere di leggere Tex), di quello che vuol fare il primo della classe, di chi recita una parte ed è in malafede, di chi vuol fare l'anticonformista a tutti i costi, e via così. Attacchi personali. Non solo alle sue opinioni. E poi fanno le vittime... P.S.: dopo questa arringa, Diablero, mi offri una birra! E pensare, poi, che molte delle tue opinioni su questa storia neanche le condivido del tutto...
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  12. Infatti è come un jack-in-the-box, un pupazzetto a molla che esce da una scatola per spaventare i bambini (o gli ingenui). Un bluff insomma. E credo che il finale "fiacco" sia voluto da Manfredi, o perlomeno lo sceneggiatore di sicuro è consapevole della magra figura che sta facendo fare al tanto temuto killer, visto che nel duello finale fa dire a Tex: "non ti facevo così pappamolla Jack", "fatti sotto pagliaccio", "anche come tiratore non vali un granché", "sei una vera delusione Jack", "sei prevedibile". Insomma, tutti si aspettavano un trucco, un colpo di scena, qualcosa di imprevisto e invece Jack-in-the -box (che spara male e fa a pugni anche peggio) tira fuori un banale coltello, che Tex neutralizza in un secondo. Viene il sospetto che Manfredi, più che per carenza di fantasia, abbia scelto di "sgonfiare" il cattivone nel finale, trasformandolo, appunto, in un bluff, in uno spauracchio, in un babau tutto fumo niente arrosto. E d'altra parte in Tex questo sta diventando ultimamente un tema ricorrente: pistoleri infallibili che si rivelano scarsissimi, feroci capi indiani ribelli che in realtà sono vigliacchi e incapaci, terribili tribù o sette sanguinarie che vengono sgominate in quattro e quattr'otto, sicari senza scrupoli o guerrieri irriducibili che vengono ammorbiditi con appena due sberle... Non ci sono più i cattivi di una volta, verrebbe da dire! Manfredi però, in questo caso, credo lo faccia apposta. Sarà un segno dei tempi? Uno specchio - inconsapevole - della nostra società dove i personaggi mediatici (di qualunque tipo) sono spesso palloni gonfiati che piano piano si afflosciano miseramente...? Persone sopravvalutate grazie a una fama abilmente alimentata ma immeritata, di cui dopo un po' si scopre l'inconsistenza? P.S.: Se non ho letto male il topic dei compleanni: auguri per i 33!
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  13. Eravamo palesemente of topic. Pur non piacendomi per nulla il tono Magistrale che stai usando ultimamente (lascai stare Giovenale, per cortesia ;-), personalmente preferisco Plauto) ti sono grato per aver creato questa nuova discussione. e ora imbracciamo le colt bene. mi tocca obtorto collo fare pre l'ennesima volta l'avvocato difensore di Nizzi (per quello c'è comunque il mio concittadino Guarino, che vorrei ogni tanto vedere prendere posizione sul forum) Vastità selvagge e civiltà sono presenti in tutte le storie indiane di Nizzi. Da le Colline del Vento fino alle storie indiane più recenti. Tex è monumentale, agisce da Capo popolo e si scontra a più riprese con l'Esercito, "fottendosene" delle divise e dei gradi e dei titoli (un senatore che svolazza fuori dalla finestra di un forte) Uomo e comunità: Piombo Rovente è una classicissima storia Western, con il quartetto alle prese con il potente di turmo, lo sceriffo nei guai e una comunità da aiutare. uomo fuori dalla comunità: Tex nella lettera Bruciata, "VENI VIDI VICI"...da solo arriva, sconfigge il cattivo, aiutato da una simpatica battona da saloon...a me ricorda molto vagamente come topos quello de il "Cavaliere della valle solitaria"...ovviamente quel fil è un capolavoro, questa storia no. ho citato a naso, ma gli esempi sono molti di più non sono d'accordo, e li ho letti tutti. Premesso che se vogliamo è molto stereotipato il personaggio di Larry (il Monco), le ambientazioni sono suggestive e i canoni western ben presenti. Cercatori d'oro, Greasers, Messicani, Apache,...c'è di tutto. Ovvio che non si può morire in Larry.c'è un elemnto giallo? in parte si, c'è la sorpresa svelata nel finale...in dodici pagine condensate per altro. si, ma ti ricordo che una bonomia di fondo esiste anche in molti western classici...i personaggi macchiettistici non li ha inventati Nizzi nel western, ma ci sono in John Ford, in Howard Hawks, persino in Sergio Leone... guarda, lo sai qual è stato un elemento tipicamente western che Nizzi ha inserito, più o meno inconsciamente nelle sue storie? il Kit Carson "Old Timer"... in Nizzi ad un certo punto diventa il retaggio dei personaggi macchietistici che utilizzava in Larry Yuma, svuotandolo progressivamente della dimensione eroica e rendendolo sempre più simile al "vecchio saggio del West"...non sto scherzando, per assurdo si tratta di un'involuzione del personaggio, che però è presente in moltissimi western anni 50. le trame Messicane a parer mio sono rese benissimo nei temi e nell'ambientazione, Cochise lo tira fuori Nizzi dopo un lunghissimo sonno (e che Cochise, ragazzi...) Montales ritorna "istituzionalizzato", forse un errore...ma non era possibile a parer mio ripresentarlo uguale a quello delle prime storie: anche Juan Cortina è stato bandito e poi diventa politico, pur sempre speciale... il tema dell'Escondida, del denaro maledetto, della maledizione dei frati...già, tipicamente un Giallo... la Congiura è un'avventura per mare, molto ben resa...di comico non c'è nulla proprio. Melodramma strappalacrime l'uomo senza passato?...a me di lacrima non me n'è uscita manco una, va bè che di sentimentale ho ben poco... ho evidenziato a più riprese l errore di Nizzi di fare di Tex uno sbirro speciale...la patacca di ranger mostrata ad libitum è un chiaro neo nelle sceneggiature di Nizzi. Davis l'ha inventato lui, ma Tex da sempre ha a che afre con comandanti di Forte che gli assegnano incarichi, lasciandogli carta bianca nello sbrogliaire la matassa...Il capo della polizia di Frisco Devlin non l'ha mica inventato Nizzi, nè Brandon lo ha mica inventato Nizzi...i gradi da colonnello dei mounties glieli dà Glb ad un certo punto, Non Nizzi...Idem, Devlin diventa comandante della polizia CON GLB, non con Nizzi... Nizzi usa il wampum e la patacca per accrescere carisma in Tex, granitico sole...e in questo commette un errore, sono d accordo. per me invece lo è...fin dall'inizio. Un western particolare, ma Western rimane eccome. per concludere. Nizzi è un autore di genere western? non del tutto, ma è un autore che sa scrivere il genere western, si vede che si è documentato a fondo, e sa ricreare le atmosfere di fondo del genere, rispettando il canone Tex Ha scritto storie gialle a tinte western? in parte si, ma ha poi col tempo trovato uno stile più genuinamente texiano. io personalmente mi sono rotto di Nizzi, perchè personalmente non tento di imitarne lo stile per altro...ma obiettivamente trovo le argomentazioni di Diablero in questo preciso caso fuorvianti e lacunose su ...ed è strano, dal momento che sul resto delle critiche gli continuo a dare ragione. si le ho amate...come tu hai amato quelle diGlb lette da giovane...ciò non mi impedisce di criticarle e di rintuzzare le criticher hai scelto per assurdo il paragone sbagliato, prendendo la storia di Nizzi meno western in assoluto e forse poiù riuscita con la storia di Glb che a parte il finale meravlioso e il messaggio antimiliatrista uqanto mai attuale ho sempre ritenuto un po' incompleta e ballerina e in cui l'elemento western è per me collocato del tutto a sproposito.
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  14. Sì, perchè Boselli e Dotti possono anche fare ALTRE 300, 400, 500 pagine, che ci vuole! Sono fumetti, si fanno anche 400.000 pagine all'anno, è come bere un bicchier d'acqua, mica è un lavoro! ...... ------- Ma è proprio così difficile da capire, il fatto che l'attuale drastico calo sulla serie regolare è una conseguenza OVVIA E INEVITABILE della sovrapproduzione, e che non è che basta fare numeri "speciali" a raffica per avere belle storie? E che avere un albo "bis" come questo, vuol dire avere 110 pagine in meno di Dotti e Boselli sulla serie regolare, e quindi essere costretti a sostituirli con il primo che passa? Con qualcuno a cui altrimenti non avrebbero mai fatto fare Tex? (per l'esattezza, per fare questo bis Dotti ha dovuto interrompere il Texone, non è che si inventa 110 pagine dall'oggi al domani, non sono pagine extra, lui fa sempre lo stesso numero di pagine, finiscono nel bis invece di finire sulla regolare o sul Texone. E il risultato è che sulla serie regolare ci vanno Zamberletti e Burattini, disegnati magari da Cossu, Torti o Candita) Se si vuole che la qualità della serie regolare smetta di precipitare, l'unica è diminuire questo numero abnorme di speciali e collaterali che la vampirizzano togliendogli il sangue. Se invece si preferisce per qualche motivo avere tanti speciali autoconclusivi e una serie regolare illeggibile, basta dirlo...
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  15. Completata ora la lettura di un albo che mi ha lasciato piuttosto perplesso, cosa che raramente mi succede con Boselli (forse questo è il suo albo peggiore di sempre?). Qui si oscilla tra la telenovela e la commedia sexy all'italiana - che per carità, hanno anche la loro dignità, ma su Tex... Da un lato avrei fatto volentieri a meno di tutte le scene sentimentali tra Kit e Manuela, la cavalcata con il "dialogo esplicativo" (imbarazzante - vedi la disanima semiseria di Diablero), la scena dell'"invito a cena"(???), ma soprattutto la cena Bah, a me di leggere delle schermaglie amorose tra Kit e quell'assatanata di Manuela per vedere se alla fine scopano o no - perché alla fine è di questo che si parla tutto il tempo - interessa poco. Dall'altro lato c'è Carson arrapato per tutto l'albo, che prima fa il pedofilo con la figlia minorenne dell'oste, poi con quell'altra gnoccona mezzo svestita che gli finisce in braccio... E infine ci pensa Manuela rimanere in négligé per pagine e pagine, giusto per aumentare un po' la carica sexy. Qui, oltre che di contenuti, è anche una questione di stile. Visto che oggi la regola è quella di infilare un po' di erotismo dappertutto, qualche scena pepata qua e là per eccitare un po' il lettore, verrò certamente tacciato di essere un bacchettone se dico che Tex potrebbe fare uno sforzo per resistere alla moda. Ma tanto lo fanno tutti. E parlando di stile, l'eleganza e il buon gusto lasciano definitivamente il posto allo squallido e volgare con un tizio ubriaco tronco che vomita nel salotto di Dona Manuela. Al di là di questo, tutta la sceneggiatura mi è parsa complessivamente poco ispirata. La trovata di restare in indumenti intimi per fregare Domingo mi è pure sembrata pretestuosa, oltre che già vista - una scena quasi identica si era vista poco tempo fa da parte della signora di Rancho Verde. Ridatemi gli zombi e i medaglioni di Ruju
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  16. Sì, secondo me la presenza dei Nez-Percé è volutamente ambigua - è vero che Tex li vede, ma è anche vero che loro non rispondono ai suoi richiami, ne sono indifferenti, quasi come se se ne fossero già andati, come se fossero già ritornati al loro altrove... Simboleggiano proprio quel mondo che se ne è andato, ormai appartengono al passato, la loro presenza nel presente è solo temporanea. Io ci ho visto questa suggestione, poi se vuole Borden potrà confermare che era proprio questa la sua intenzione... ma in ogni caso, non è forse vero che ogni opera di letteratura poi diventa indipendente dalle intenzioni dell'autore, ed il bello non è forse che ogni lettore ci può leggere, in fondo, quello che vuole?
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  17. Come al solito, Nizzi fa discutere. Poe dice che quella del bagno caldo è una sciocchezza, Diablero e Carlo Monni contestano la frase sulla ripetitività di GLB. Diablero parla di lettori che vogliono essere cullati nel sonno, Loriano Lorenzutti che Nizzi ci prende per telespettatori di Don Matteo ( ). Ma secondo me bisogna intendersi sul concetto di schema usato da Nizzi: è quello che considera "ripetitivo", non già le trame o le storie. La duttilità di GLB non è in discussione ma non è un caso se anche il grande vecchio, tra il serio e il faceto, smontando l'intervistatore una volta disse che lo schema è che "arriva Tex e le suona a tutti". E non è nemmeno un caso che un libro documenti - o tenti di documentare - questo (libro che non ho letto, mi rifaccio alle vostre parole). L'intento polemico di Nizzi quando parla di schema ripetitivo e bagno caldo (quest'ultima è una dichiarazione di "Poetica": può piacere o non piacere, ma è così) ha un obiettivo e un bersaglio dichiarato, ed è il Tex 2.0 di Mauro Boselli. Il suo intento, parlando di bagno caldo, è quello di dire che Boselli sbaglia a far perdere a Tex di centralità, a mettere troppi personaggi "ruba-scena", a rendere protagonisti altri personaggi e non Tex. In questo senso, egli difende la purezza del suo Tex rispetto a quello del creatore, denunciando la componente "eretica" di chi è venuto dopo. Questo è il senso ultimo delle parole di Nizzi. E non lo fa per animosità verso Boselli (sennò non ci lavorerebbe insieme) né, spero, per invidia nei confronti di quest'ultimo, ma semplicemente perché la pensa così, e da persona onesta che non ha peli sulla lingua dà il suo giudizio. Non parla di ripetitività di GLB, utilizza il concetto piuttosto vago di schema, asserendo che quello di GLB si fondasse su un Tex sempre al centro, su una sceneggiatura zeppa di dialoghi esplosivi, su certi "tormentoni" o cliché che dir si voglia che cullano il lettore. E in questo senso, a mio parere, non ha torto. Quando ho letto La rupe del diavolo, con le scene ai ristoranti, ho avuto la sensazione di aver ritrovato un vecchio amico. Di esser seduto là, con loro, a prendere in giro bonariamente Carson, a farmi due risate con gli amici di una vita. Ed io sono un fanzinaro, cioè mi ritengo un lettore esigente. Poi ci sono anche i fan alla "Don Matteo" (copyright @Loriano Lorenzutti), che esistono, e chissà che non siano la maggioranza (chi può saperlo?), che accanto a un buon western vogliono essere cullati, accarezzati, coccolati. Non c'è nulla di sbagliato da parte di Nizzi a pensarla in questo modo, né di offensivo. E fin qui ho fatto un discorso puramente spassionato, spero oggettivo (nel senso che ho guardato la situazione dall'esterno). Se invece devo esprimermi col mio punto di vista, senza pretesa che sia quello giusto o che sia quello imperante là fuori, dico che va bene il bagno caldo, ma che poi non bisogna abusarne. In un articolo che scrissi anni fa per il Magazine di questo Forum a commento di Fuga da Anderville, rimproverai a Nizzi il fatto che, per le sue intime convinzioni, non abbia mai voluto accantonare un attimo Tex per scrivere vicende più belle, cosa che invece avrebbe dovuto fare, in primis perché sapeva farlo (vedi Fuga da Anderville, appunto, o L'Ultima Frontiera) e poi perché scrivendo trame ariose e con altri personaggi, non faceva che arricchire la saga di belle storie e grandi comprimari. Fuga da Anderville, dove protagonisti sono una famiglia e un Paese lacerati, l'ho sempre ritenuta un capolavoro e non è un caso che sia la storia più "eretica" di Nizzi, quella cioè in cui viene meno al suo credo. Nizzi ha sempre ritenuto rischioso far perdere di centralità a Tex, aveva paura che ci si giocasse il personaggio, e questo lo ha contestato a Boselli in svariate circostanze, soprattutto negli anni '90 e nei primi 2000. Per me (per il punto di vista di Leo) Nizzi aveva - e ha - torto, e meno male che è venuto Boselli a dare aria a una casa che stava diventando asfittica, ma è altrettanto vero che forse tanti altri già all'epoca non vedevano di buon occhio i tanti personaggi ruba-scena di Boselli o la complessità di alcune trame. Chi ha ragione? Non lo so. So solo che, a sensazione, Nizzi è più vicino a GLB di quanto non lo sia Boselli (o almeno il Boselli prima maniera). Con quest'ultimo ho immediatamente letto qualcosa di nuovo, un Tex più moderno, diverso; con Nizzi non ho mai avuto la sensazione che ci fosse una vera soluzione di continuità rispetto a GLB: il Nizzi "manierista" di cui parla Carlo Monni c'è stato davvero, ha voluto esserlo ed è riuscito a esserlo (anche nell'ironia, rimasta a mio parere al vertice nei suoi anni migliori). Non possiamo contestare un credo, una "Poetica", o definire sciocchezze certe affermazioni. Possiamo non essere d'accordo, per quelli che sono i nostri gusti o le nostre esigenze.
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  18. Quel libro è stato il primo, almeno credo, a tentare di trovare una formula delle trame di Tex che è poi quellio che ha fatto Nizzi e che è il rimprovero ch muovo a pressoche tutte le sue storie anche le migliori. Il cosiddetto manierismo. Che poi se alla fine del salmo quello che dici è che ogni storia si può suddividere in tre momenti:c introduzione conflitto, risoluzione, io dico: Grazie tante, non ci sarei mai arrivato da solo. Qualunque storia si voglia narrare, di qualunque genere sia, deve contenere questi elementi anche se non è necessasrio che ci siano nell'ordine che ho citato ma in qualunque ordine si ritiene più consono a ciò che si vuole narrare. Una storia può perfino cominciare dal finale e poi andare a ritroso perspiegare come ci si è arrivati. Ci sono indubbiamente elementi comuni a tutte le storie di GLB ma questo perché facevano parte del suo stile, del suo modo di narrare non per altro motivo. Li trovate su Judok come su El Kid o Rio Kid perché quello era il suo modo di narrare una storia, una qualunque storia non solo Tex. E a proposito di stile, non dimentichiamo che il modo di narrare era anche influenzato dal formato. Quando gli albi a striscia avevano solo 32 pagine era praticamente d'obbligo che Tex fosse in scena dal principio e l'azione era più serrata, molti eventi minori erano riassunti nelle didascalie, i finali erano più secchi e rapidi di quelli che oggi tanti contestano. Ma anche lì, almeno una volta, con "La tredicesima mummia" GLB si concesse un prologo abbastanza lungo ispirato ai classici film horror degli anni 30. Con il passaggio alle 80 pagine già la musica cambia. In "La banda dei Mormoni" Tex non compare quasi per l'intero albo ed in "Pony Express" non c'è proprio, lo vediamo solo per un paio di pagine nell'albo successivo e non entra realmente in azione che nel quarto episodio della storia, il resto della scena è appannaggio di Kit. Con il passaggio alle 110 pagine di grande formato il ritmo della narrazione cambia di nuovo. E le storie in sé variano. A volte iniziano con la classica scena al comando o in un forte dove a Tex viene assegnata una missione, altre volte si comincia in medias res, in altre ancora c'è un prologo più o meno lungo. Quale sarebbe la famosa formula dunque? Del resto, è facile fare la prova: prendete la prima storia di Yuma Kid versione 1952 e versione 1974 pubblicate entrambe nel Magazine Avventura e confrontatale. La prima occupa, se non sbaglio, 64 pagine, la seconda 108. Stesso autore, stessa storia ma con più di una differenza. Alcune sequenze sono più sviluppate, alcuni dialoghi rivisti (per esempio eliminando alcune espressioni forti verso gli indiani che evidentemente al Bonelli del 1974 apparivano fuori luogo), alcune ingenuità del passato corrette (per esempio:i Piute della prima versione sostituiti dai, più consoni alla zona, Kiowa). Insomma: stessa trama, stesso autore ma non proprio stessa storia. E poi ditemi ancora che Bonelli era ripetitivo.
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  19. Come gli capita spesso, Grande Tex ha capito male quello che ho detto e ha deviato la discussione verso quello che interessava a lui... Io non ho parlato di "spiegazionismo". È lui che è partito in quarta su quel tema, molto più ristretto e specifico, rispetto al tema più generale di cui parlavo. E da lì post e post sullo spiegare di più, di meno, etc. L'eccessivo spiegazionismo che affligge oggi molti albi Bonelli peggiora il problema della lunghezza e della noia, ma io parlo in generale della lunghezza delle storie. La stessa IDENTICA spiegazione quarant'anni fa sarebbe stata in una didascalia in una vignetta. Oggi ci mettono 20 pagine di dialoghi "esplicativi" e si capisce meno. Ma rifacciamoci al principio, altrimenti si continua ad equivocare. In principio c'è il problema base del fumetto, come media. Che è: il fumetto è una cosa folle. Noi lo diamo per scontato perché ci siamo abituati, ma pensateci: qualcuno vuole raccontare una storia. E invece di fare un monologo a teatro o di scrivere un romanzo, o di girare un filmato... si mette a scrivere una dettagliata scansione della storia in vignette, e poi passa questo testo ad un disegnatore che, tipo monaco medioevale, passa ore ed ore ogni giorno curvo sul tavolo da disegno. Ci impiega a volte ANNI, di lavoro, disegnando fogliolina dopo fogliolina, impiegando settimane a disegnare una scena che dura dieci secondi. Mentre un romanziere può sfruttare la sintesi del linguaggio cavandosela con "i diecimila soldati di Napoleone avanzarono nella estesa campagna piena di alberi", il nostro monaco amanuense deve disegnare non dico tutti e diecimila i soldati, ma un numero sufficiente a rendere l'idea, bottoncino dopo bottoncino. Questa follia è nata dall'incrocio fra una "domanda" di storie in crescendo da parte di un pubblico sempre più esteso (milioni di persone più istruite con più tempo libero e meno occasioni di farsi una semplice passeggiata in campagna) ma non abbastanza "colto" da rivolgersi ai libri, e da una carenza tecnologica (non c'era ancora la TV). Questa domanda viene soddisfatta anche da una "letteratura di consumo" che ha un boom nello stesso periodo, dalle "dime novels" ai penny dredful alle riviste pulp, ma vista la quantità di soldi in gioco, qualcuno ha l'idea folle: pagare disegnatori per cesellare storie vignetta dopo vignetta. All'inizio sono solo una pagina alla settimana o una striscia al giorno, roba comunque gestibile, ma il successo è tale che vengono assurti molti più disegnatori e le storie si fanno sempre più lunghe, mentre il tempo di tutti quei disegnatori di centinaia di vignettine viene pagato grazie a centinaia di migliaia di lettori. Quello che succede poi varia da nazione in nazione. Anche la tecnologia non è la stessa ovunque, la TV arriva negli USA molto prima che da noi e con più canali, la propensione alla lettura cambia da nazione in nazione, così come i formati, etc, da qui in poi pensiamo solo all'Italia. In Italia la letteratura è snob e schifiltosa, e disprezza il vendere troppo. Ci sono magari autori "popolari" nel senso che vendono, ma non una letteratura popolare. Fino agli anni 70 la TV è stata artificialmente tenuta indietro dal monopolio RAI e da ambizioni didattiche (che comunque rimpiango un po' vedendo cosa trasmette oggi...). Il cinema costa troppo. Mentre in altri paesi la crisi è già arrivata, negli anni 60-70 il fumetto in Italia è in pieno boom. A differenza che negli USA dove è solo per bambini, in Italia si fanno anche fumetti per adulti (e non intendo solo quelli erotici), le edicole sono strapiene, e i lettori hanno sempre più fame di storie. Tex arriva a vendere (si dice) oltre 700.000 copie al mese. Intrepido e Monello superano il milione e mezzo di copie mensili ciascuno (però quando sentire questa cifra ricordatevi che erano settimanali), Topolino a volte con i gadget supera il milione di copie a numero. In questa situazione, una delle idee "vincenti" della Bonelli, è aumentare il numero di pagine. È stata la prima a lanciare il formato che non a caso si chiama "formato Bonelli", prima con le raccolte dei Tex quindicinali e poi con nuove serie direttamente in quel formato. La serie di Tex si chiamava "Tex Gigante". Gigante. Perchè all'epoca lo era. 160 pagine, quindici albi settimanali raccolti in un unico volumone, abbastanza elegante da essere collezionabile, ad un prezzo conveniente. La situazione di mercato è [molti lettori che cercano storie] + [hanno molto tempo libero] + [le paghe sono alte, possono pagare di più] + [non c'è concorrenza reale da altri media] = il formato vincente ha più pagine per volta, volumi grossi e sostanziosi. Avere molte più pagine comporta anche il cambiare tipo di narrazione. Mentre nelle strisce di Tex l'azione doveva essere secca e veloce, non si potevano sprecate pagine in lunghi dialoghi o fare un albo di soli "bang bang ahhh", quando hai albi che di strisce ne hanno 328 e non 32 invece puoi estendere di più le scene, e nelle mani di bravi autori come GL Bonelli questo porta anche a storie migliori. Perchè tutte le maledizioni iniziano come benedizioni, come opportunità sfruttare da autori capaci, e diventano poi maledizioni in mano ad altri... Il linguaggio che usa GL Bonelli nelle sue storie NON è "naturale". Nessuno nella realtà parlava come gli eroi dei fumetti. Noi quando parliamo non abbiamo la preoccupazione del dover condensare tutte le informazioni in due righe in una nuvoletta. Anzi, una delle cose che rendeva GL Bonelli grande era la sua capacità di sintetizzare e dare emozioni con dialoghi secchi e concisi. Già suo figlio tendeva di più al linguaggio "naturale" (e il suo Tex infatti balbettava, sproloquiava, e aveva nuvolette con più testo). Ma questo tipo di linguaggio NON ERA UN PROBLEMA, era "il linguaggio del fumetto", non appariva "innaturale" al lettore più del vedere nuvolette con i dialoghi o vedere i suoni disegnati. In quegli anni, al boom "commerciale" dei fumetti si accompagna ancora un diffuso disprezzo da parte della "cultura alta" (probabilmente proprio A CAUSA delle vendite, lo leggevano tante "persone comuni", che schifo...), e un altrettanto diffuso complesso di inferiorità da parte di troppi giovani autori che soffrivano come cani a sentirsi dare del "fumettaro", avendo ambizioni "artistiche" e "letterarie". Forse per reazioni si inizia a mitizzare "l'autore", e non (come sarebbe stato più logico) per dire che anche chi disegnava Tex era un autore da rispettare, ma per dire "io sono un autore, mica come i non-autori che fanno Tex, io vengo pubblicato su Comic Art"), e anche nel campo dei fumetti, grazie al formato che offre più spazio, si iniziano a SCIMMIOTTARE gli altri media come il cinema. Siamo chiari: scrivere un fumetto come se fosse un film, è uno spreco di spazio. Ti servono un sacco di pagine. Se sei il Berardi degli anni 70 (nessuna relazione con l'omonimo che oggi scrive Julia) e quindi sei un autore bravo che comunque riesce a sintetizzare, ottieni ottimi risultati (ma anche se non lo avesse fatto... qualcuno qui crede davvero che Ken Parker sarebbe diventato una schifezza se ci metteva qualche didascalia in più? Era un vezzo, un gusto personale, ma non era quello che rendeva le storie memorabili). Ma se invece sei l'esordiente che vuole fare "l'autore" e pensa di diventarlo "berardeggiando"... sbrodoli. Sbrodoli un sacco. Fai dialoghi lunghi e pallosi, perchè non sai fare "dialoghi esplicativi" decenti e ti vergogni a fare una cosa così poco "artistica" come mettere una didascalia. Questa cosa diventa una spirale, la Spirale della Morte del linguaggio del Fumetto: gli autori fanno narrazioni sempre più decompresse e "cinematografiche", e in teoria sarebbe una cosa che attira più lettori perchè più facile, non richiede di "saper leggere i fumetti". Ma tanto i lettori nuovi non arrivano più, sono arrivate le TV commerciali e internet, quindi non serve più a niente. In compenso disabitui i lettori, e crei nuovi "analfabeti fumettistici" che non saprebbero leggere il linguaggio fumettistico, che sarebbero spiazzati da dialoghi come quelli di GL Bonelli (o Barks, o Eisner) e li etichettano come "vecchi e superati" perché semplicemente è un linguaggio troppo rapido ed efficiente. Lettori che vogliono tutto spiegato (e qui entrano in gioco gli spiegoni, che sono però solo una piccola parte del problema) e che se se vedono Carson e Kit sulla nave si lamentano che non li hanno visti nuotare per dieci pagine per fargli vedere come sono saliti sulla nave ed asciugati. La spirale della morte perchè man mano che questi lettori diventano autori il linguaggio si perde e non riescono a concepire una narrazione che non sia una noiosa sbrodolata "cinematografica"... (nessuno gli ha spiegato che al cinema esiste pure il montaggio) Le cause comunque sono tante, e non solo quelle dovute a velleità "artistiche" e a mancata padronanza della sintesi fumettistica. Cambia anche il "lavoro" dello sceneggiatore. i disegnatori producono meno, bisogna gestire tante storie insieme. Boselli quando spiega come lavora dice una cosa che per me spiega l'assenza di certi difetti nelle sue storie: dice che rilegge tutte le pagine già scritte, per "rientrare" nella storia, e poi produce un bel po' di pagine per volta (non so quante pagine dia per volta, ma pensando che dava 90 pagine per volta ad uno come Villa che ci avrebbe messo anni, non credo dia poche pagine a quelli più veloci). A quanto ne so, è un eccezione. Ho parlato con molti disegnatori, di molte serie, che dicono che gli arrivano una manciata di pagine per volta, e spesso fatte "per tirare avanti un po'", perché non si può lasciare un disegnatore con le mani in mano, e allora si fanno pagine neutre, senza manco rileggersi la storia, per "tenerlo buono" per qualche giorno, e subito dopo devi mandare le pagine ad un altro. Pare, insomma, una maniera di sceneggiare tipo quello di un impiegato statale nelle parodie di certi film: tot pagine scazzottata, OK, tot pagine sparatoria, OK, tot pagine di "bang bang ahhh", fatte tipo con lo stampino. (sembrerebbe una cosa totalmente incompatibile con le velleità artistiche di cui parlavo prima, eppure spesso convivono nello stesso autore, alternandosi in base al momento...) Spesso mi capita (mi capitava, molte di quelle serie le ho mollate) di leggere storie così pallose e malfatte che era evidente che erano andati avanti di malavoglia a blocchi di pagine "per far qualcosa". E se si annoia l'autore mentre la scrive o la disegna, come può divertirsi il lettore? l'immagine (caricaturale e stereotipata, lo so) che mi viene in mente degli autori di certe storie è che scrivano annoiati, disprezzando la cosa "commerciando" che fanno. Per cercare di "levarla" magari ci ficcano in mezzo retorici messaggi politici contro qualche piaga sociale, dal razzismo al sessismo al fatto che esistano i matematici (questa la capisce chi leggeva certi Dylan Dog), e gli sembra di aver "elevato" quelle "mere avventure per un pubblico rozzo", mentre il rozzo è lui che non è manco capace di scrivere avventure avvincenti e di inserire un messaggio politico in maniera armonica senza fare pallosi pistolotti. Boh, magari sono molto meglio di come me li immagino dopo aver letto le loro storie, vallo a sapere. Ma alla fine come sono loro importa poco, importa come sono le storie: lunghe, prolisse, in cui non avviene niente o avvengono solo allungamenti del brodo per decine e decine di pagine. Il fatto che una cosa sia magari spiegata tre volte magari non sarebbe un gran problema... se non fosse che in ciascuna di quelle tre volte la "spiegazione" richiede pagine e pagine di pallosissimi "dialoghi esplicativi" in cui magari i cattivi si raccontano a vicenda cose che sanno già e che noi abbiamo già visto... Non molto tempo fa in una storia che ho letto l'eroe doveva tagliare i rami di un albero. Viene fatto vedere nel fumetto per due pagine intere, ramo dopo ramo. Si vede che l'autore doveva mandare pagine ed era di fretta. O forse era davvero convinto che se non faceva vedere la scena ramo per ramo qualche lettore si sarebbe lamentato su facebook... E, con il senno di poi, questa strada che ha preso il fumetto italiano (e il fumetto Bonelli in particolare) non è solo pallosa e snob, è pure suicida Perchè... ricordate all'inizio quando ho detto che il fumetto era una follia, resa possibile solo dai soldi versati da moltissimi lettori? Beh, alla fine è arrivata la TV, è arrivato internet, e i nodi sono venuti al pettine. Le orde di lettori con tanto tempo libero e tanti soldi non ci sono più. Rimangono pochi lettori, con pochi soldi e pochissimo tempo libero. E quindi, con il senno di poi, negli anni 70 nel momento di massimo splendore, il fumetto italiano ha preso una cantonata pazzesca. Non ha previsto il futuro, e ha preso la strada sbagliata. Dando per scontato che il cinema sarebbe stato sempre più costosi (chi si immaginava migliaia di film gratis a disposizione?, o decine di film ad ogni ora in TV?), si è messo ad imitarlo, allungando le storie. Tanto fare i fumetti costavano poco e i lettori cercavano storie più lunghe... e ora fai concorrenza a Netflix con i monaci amanuensi... E dopo, invece di correggere la rotta, ha proseguito ottusamente verso il suicidio, "sono i lettori che sbagliano", facendo storie sempre più decompresse, con centinaia di pagine che si leggono (annoiandosi) in venti minuti. (Orfani non era un passo versa la soluzione, era un continuare ottusamente verso lo stesso precipizio: "volete storie più brevi? Ci metto meno testo, così le leggete in dieci minuti. Ma vi faccio comunque pagare per un casino di pagine, e pure a colori così spendete di più per leggere meno". Ma in generale ogni volta che un "autore" cerca di "avvicinarsi al popolo" la supponenza e l'idea che danno di credere di stare avvicinandosi ad un pubblico di cretini analfabeti si vede lontano un miglio) Anzi, visto che i lettori tanto sono pochi ma Bonelli non licenzia nessuno, c'è quasi la ricerca della cosa più "di nicchia" possibile, una ricerca quasi compiaciuta e orgogliosa (che sarebbe magari ammirevole se desse risultati validi e non roba che pare a volte scritta da un adolescente) Più che Orfani e altre proposte che paiono considera l'Avventura una roba da "popolo bue" tipo Brad Barron, una possibile strada d'uscita da questa spirale suicida potrebbe essere quella indicata da Tex Willer: storie più brevi ma NON perchè avvengono meno cose, anzi, ne avvengono di più con un ritmo più veloce. Meno pagine, meno spesa, meno tempo, e più storia. In sostanza: raccontare storie con più ritmo e avvenimenti, in meno pagine (così anche i nostri monaci fanno prima) ad un prezzo inferiore Certo, bisogna essere capaci di scrivere così. Quanti autori Bonelli oggi sanno cosè la sintesi e il ritmo? (a questo mi riferivo dicendo che gli avrei fatto fare una durissima scuola per scrivere storie in sette pagine, non so da dove Grande Tex abbia capito che volevo sette pagine per non metterci spiegazioni) Mentre invece sulle altre collane di Tex continuo a vedere scene e dialoghi che (sarò maligno e cattivo?) mi sembrano lì solo per riempire pagine di niente e timbrare il cartellino... Pubblicare albi con meno pagine a prezzo più basso con quegli autori sarebbe un disastro, verrebbero albi vuoti. E comunque, mica possono essere tutte nuove serie di Tex. Possibile che persone che di mestiere fanno gli autori di fumetti... non siano in grado di fare fumetti con nuovi personaggi che vendano un minimo per sopravvivere? (la risposta pare sia no...) Guardate me, dopo quarant'anni a leggere polpettoni Bonelli guardate come sono ripetitivo e prolisso! Quando leggevo solo GL Bonelli ero più incisivo e sintetico!
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  20. Condivido con voi, sperando vi possa sempre far piacere, un mio recente disegno/studio, dedicato stavolta al giovane Tex in compagnia della sua compagna di ventura Tesah. Un saluto a tutti i pards del forum!
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  21. Il problema non è la libertà di gusti, ognuno tiene i propri, ma parla uno che si è permesso di scrivere in un altro topic che Galep lo fa defecare. E si permette di pontificare su argomenti che non conosce e ora vuol fare i conti in tasca a Galep parlandoci di rispetto. Proprio perché Galep si è fatto il mazzo correndo con le consegne Tex è riuscito ad arrivare al formato gigante. Il fumetto seriale deve a Galep e Ferri TUTTO. Meritano tutto il rispetto del mondo
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  22. https://www.lospaziobianco.it/avventuredicarta/2019/04/12/per-sempre-galep/ Link ad un bellissimo articolo su Galep, che fa capire meglio la grande statura sia della persona che del disegnatore e artista.
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  23. Concordo sul fatto che la storia di Nizzi sull'ultimo color presenti, oltre ad incongruenze della sceneggiatura, anche la grossa pecca di presentarci Tex e Carson che se ne vanno bellamente al ristorante, situazione che non può non far alzare il ciglio a chiunque ami Tex. A mio avviso, anche a rischio (molto alto) di un "incidente diplomatico", questa parte avrebbe dovuto essere emendata in fase di revisione, perché davvero improponibile. Mi fanno però un po' sorridere le schermaglie serrate, in questo ed altri thread, tra qualche (sparuto) ultras nizziano e chi ha fatto, invece, della critica allo sceneggiatore di Fiumalbo una vera e propria mission. Per rispondere alla domanda del topic, a mio avviso Claudio Nizzi non necessita di una rivalutazione, perché è innegabile che, oltre ad aver scritto diverse storie di buon livello, quando non ottimo, sia stato per un certo periodo una colonna portante della collana, assicurandone la continuità in una fase di passaggio molto difficile. Prova ne è anche il fatto che a tutt'oggi in Bonelli gli passino, a mio avviso colpevolmente, situazioni impubblicabili come quella dell'ultimo Color, che a qualunque altro sceneggiatore sarebbero state tagliate senza pietà. È altrettanto innegabile che, ad un certo momento, il declino creativo lo abbia portato ad abbassare vertiginosamente il livello delle sue storie, fino ad arrivare al punto in cui, come nel caso delle due ultime della serie regolare, ci si accontenta che siano almeno "leggibili" e senza grosse incongruenze (sul tema "mutandoni" ci sarebbe da discutere). Ognuno di noi ha il suo sceneggiatore preferito, e posso certamente capire che il Tex di Nizzi, le cui storie sono spesso sorrette soprattutto dal "mestiere", piaccia meno di altri. Lo stesso Boselli, accanto a pietre miliari "il passato di Carson" e tante ottime storie ne ha scritte altre come la soporifera ed interminabile (con coda anche sul Maxi, ma di ben altro livello) "Netdahe!". Succede anche ai migliori. Succedeva anche a GLB. Chiudo in proposito dicendo che in questi giorni ho riletto alcune storie del "centinaio d'oro e devo dire che vi ho ritrovato la "vera essenza" di Tex: un susseguirsi di avventure, situazioni e battute ironiche in cui davvero non cambierei una virgola. Avrete capito che GLB è il mio sceneggiatore preferito, anche se capisco bene che il suo Tex non sarebbe oggi replicabile, perché ne diverebbe la sterile imitazione, e che i tempi per forza di cose, cambiano. Di questo va reso merito a chi è venuto dopo di lui: da Nizzi fino a Boselli, che oggi tiene saldamente e meritatamente le redini della collana.
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  24. Ho comprato le prime strisce, non so se proseguirò la raccolta - e vado a spiegarne il motivo, anche se temo di inimicarmi una parte del forum Anzitutto, trovo comunque l'iniziativa lodevole e spero abbia grande successo. Devo anche dire che avendo per le mani le prime strisce, mi rendo conto di come questo formato renda davvero giustizia al tratto morbido di Galep. Sono rimasto stupito di come l'esperienza di lettura dei disegni - straordinari - sia davvero diversa rispetto al formato dell'albo bonelliano a cui ero abituato. Si vede come Galep fosse davvero capace di raccontare una storia con i suoi disegni. Forse è questo il motivo che mi spingerà a proseguire la raccolta. Però, io sono un lettore relativamente giovane, ho iniziato a leggere il Tex ad inizio anni '90 recuperando l'intera collezione ai mercatini, senza prestare la minima attenzione alle edizioni (tra i miei albi si trovano indifferentemente tuttotex, tre stelle, anche alcuni originali prezzati 200L, ecc.). E quelli sono gli albi che mi hanno fatto innamorare di Tex. Il formato a strisce non mi appartiene, è il rileggere le prime storie nel formato e negli albi che avevo da bambino che evoca in me i ricordi, il sentimento di nostalgia, che è poi il motivo per cui si leggono e rileggono le vecchie storie. Quindi, anche se decidessi di comprare le anastatiche, in fondo sarebbe solo per collezionismo (a cui tutto sommato non sono così interessato), non per leggerle davvero. Ma sono le storie originali, senza censura!, mi direte. Un vero texiano deve leggere gli originali di GLB e Galep! Certo, è una gran cosa, ma forse questo non mi eccita particolarmente. Comunque forse alla fine le comprerò tutte, giusto per non dovermene pentire tra vent'anni
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  25. Concordo sulla sostanza dell'intervento di @James Kirk e sul gradimento complessivo di questa nuova (e meritevole) iniziativa della Bonelli / RCS. La qualità della carta e della stampa mi sembra decisamente buona. Fatico invece a comprendere un intervento come quello di West10, con i suoi calcoli sul costo delle strisce tutto incentrato sulla storia di Burattini/Torti. A me pare evidente che lo scopo di questa iniziativa non stia tanto nel pubblicare una nuova storia di Tex, facendo "digerire" ai lettori le ristampe anastatiche dei primi numeri, quasi che si trattasse di un amaro boccone da sopportare per potere aggiungere alla propria collezione questa nuova storia (che peraltro dura solo per sei uscite). Il ragionamento di fondo (certo, opinabile come impostazione, in base ai gusti e alle inclinazioni dei lettori), mi pare essere quello di fornire agli appassionati le strisce originali di Tex in una versione originale finalmente accessibile, mentre la storia di Burattini/Torti la vedo come un riempitivo e un elemento collaterale decisamente marginale (dal mio punto di vista, ne avrei anche fatto a meno, ma non mi dispero per la sua presenza né penso di aver speso dei soldi invano). In ogni caso, opino che un lettore "completista" di Tex, se proprio desidera anche avere questa nuova storia di Burattini, sarà, a maggior ragione, più che interessato ad acquisire, a prezzi decenti, le ristampe anastatiche, che non credo possano mancare alla sua collezione. Pertanto, il costo complessivo a me pare più che ragionevole in relazione ad una qualità valida e ad un'operazione editoriale intelligente ed eseguita, mi pare, con cura. Rivedere i testi originali, pur con qualche svarione (ad es. Wiscky) o espressioni come "scagnozzi" e "pelle sporca" - oltre naturalmente ad ammirare i disegni di Galep nella loro intenzione originale, con le forme di Tesah rese in maniera molto più naturale e accattivante (peraltro senza alcuna ostentazione), vale pienamente, a mio avviso, il prezzo "del biglietto".
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  26. Ci sono momenti nella vita professionale in cui si presentano le occasioni per mettere a frutto tutta la passione e le fatiche, per fare il salto di qualità: anche per Nizzi fu così e il periodo coincise col finire del terzo centenario. Sebbene le sue prime prove sulla saga non furono affatto male, tanto da convincere Sergio Bonelli a ingaggiarlo in pianta stabile, è indubbio che “Fuga da Anderville” rappresentò per l’autore la chiave di svolta, che inaugurò ufficialmente il suo periodo d’oro, che aiuterà a rilanciare la saga, dopo la crisi dovuta al fisiologico declino del grandissimo Gian Luigi Bonelli. In questi tre anni di mia permanenza nel forum, ho avuto il piacere di recensire più di duecento storie del nostro inossidabile ranger e ho cercato di essere sempre il più obiettivo possibile. Di fatto, nei giudizi e nell’assegnazione dei voti (per quanto un freddo numero matematico possa servire nella valutazione di un’opera artistica) ho evitato di abusare con termini del tipo “capolavoro” o “pietra miliare”, riservandoli solo qualora lo ritenessi realmente necessario. Al cospetto di questa prova di Nizzi, che definire ispirata risulta quasi riduttivo, tuttavia, sono “costretto” a catalogare la stessa nella stretta cerchia di episodi che meritano “la corona d’alloro”. Mi si potrebbe chiedere come mai allora io abbia aspettato così tanto a commentarla e soprattutto perché nell’apposito topic, non la inserii fra le dieci migliori composizioni nizziane, alienandomi allora le simpatie del caro pard @Leo che mi minacciò di togliermi il saluto , eppure anche per queste legittime domande c’è una risposta: di solito commento solo le storie che possiedo per intero, senza albi mancanti, e voglia il caso che fino a poco tempo fa nella mia collezione mancasse proprio l’albo 297, ovvero quello in cui si iniziava questo gioiello della saga. Per coerenza, sebbene avessi avuto comunque modo di constatare la grandezza della storia, mi astenni dal recensirla fino a quando, di recente, fra lo scaffale di un mercatino, sono riuscito a procurarmi il fatidico albo mancante, colmando così quel gravoso buco della mia raccolta. Mi scuso per la chilometrica premessa; mi impongo spesso di essere il più conciso possibile ed evitare digressioni nei miei commenti, ma puntualmente, quando mi ritrovo dinanzi storie a cui tengo, ricasco nella trappola e divento più prolisso di Nolitta alle prese con gli Uomini Giaguaro , ma adesso non volendo indugiare oltre, provo a dire la mia in merito a questa celebre prova che traghettò il famoso ranger alle soglie del numero 300. Nizzi per l’occasione scelse uno spunto alquanto ambizioso, ambientandolo durante la guerra di secessione, argomento sempre molto caro agli appassionati texiani e di storia americana in genere. Con una struttura narrativa interessante, costruì un lunghissimo flashback, in cui praticamente si svolge tutta la vicenda, per poi chiudere l’episodio nel presente, in cui il lettore assiste a un vero colpo di scena, molto a effetto. Eviterò ovviamente di riassumere la trama (non avrebbe senso per chi la conosce già e sarebbe ingiusto invece nei confronti di coloro che non l’hanno mai letta e rischierebbero di vedersela spoilerata) ma non posso astenermi dal lodare la straordinaria caratterizzazione dei personaggi che l’autore dipinge pagina dopo pagina e notare con quanta abilità lo stesso, riesce a cesellare un perfetto miscuglio di azione, giallo, drammaticità ed epicità di molte scene. Come rimanere insensibili dinanzi all’eroico sacrificio di Tom per permettere a Tex e John Walcott di fuggire dall’inferno in terra rappresentato dal campo di concentramento di Anderville? Come non sentire un brivido nella schiena durante l’orrenda operazione di sepoltura nella palude dei corpi dei nordisti morti di inedia e privazione dentro le mura del campo? È vero che stiamo leggendo solo una trama di fantasia, ma come non fermarsi a riflettere sugli orrori della guerra e alle storture dell’umanità, imbruttita dall’odio dei conflitti, che purtroppo non sono solo fantasia e la storia ciclicamente ci presenta, mostrando di quanto l’uomo non riesca a imparare dai sanguinosi errori del passato? Un altro aspetto che si percepisce durante la lettura e proprio l’atmosfera cupa e struggente che trasuda sequenza dopo sequenza, vignetta dopo vignetta, in cui sapientemente l’autore muove le sue pedine e marchia a fuoco gli eventi che lasciano il segno nell’immaginario del lettore. A voler essere puritani (o texiani integralisti se preferite) non si può negare che l’episodio è alquanto atipico e forse il più nolittiano scritto da Nizzi, visto l’amaro finale, con Tex incapace di cambiare il corso degli eventi e sconfitto in fondo su tutta la linea, tuttavia la sceneggiatura è così aulica e tocca alti picchi di epicità e pathos, che non si può non amarla. Con una sorta di rassegnazione di fondo, Nizzi ci dona quasi un quadro verghiano dei suoi personaggi: una folta lista di "vinti", che per quanto si battano per i propri scopi e ideali, si ritrovano alla fine battuti dalla vita e dal destino. È un vinto il potente Howard Walcott, che, dopo aver escogitato un diabolico intrigo per impossessarsi dell’oro e favorire la sua carriera politica, si ritrova, a un passo dal traguardo, sconfitto dalla malattia e distrutto dal rimorso; è un vinto il fiero e leale John Walcott che paga la sua lealtà con l’infamia di un’ingiusta accusa, che macchia il suo nome e il suo onore dopo la morte. Non differente l’esito del cugino Leslie che, seppure spinto dall’integrità morale che ha sempre pilotato le scelte della sua vita, si becca una pallottola a bruciapelo dalla persona che ovviamente non si aspetta. Per una volta è sconfitto pure Tex che si ritrova una pedina nelle mani dell’infido Howard e non può far null’altro che indignarsi e amareggiarsi dell’assurdo esito di questa tristissima vicenda. Ma la lista potrebbe continuare a lungo, poiché anche Tom può essere inserito nella lista dei vinti, visto che sacrifica la sua vita da eroe ma tutti noi purtroppo sappiamo che, non bastò abolire la schiavitù per sconfiggere il razzismo. Che dire, una storia che impreziosisce la saga e che di fatto, in quegli anni, promosse sul campo Nizzi, come degno erede del grande Bonelli. Non meno prezioso il contributo grafico del maestro Ticci, giunto all’apice della sua maturità artistica e di resa. Alla consueta dinamicità e straordinarietà degli sfondi, l’artista senese si supera con una perfetta recitazione dei suoi personaggi, che in trame simili è fondamentale. Il suo tratto inconfondibile e corposo, scandisce come un metronomo ogni sequenza narrativa e valorizza i vari passaggi narrativi. I pennini di Ticci riescono a esprimere tutta la disperazione che serpeggia ad Anderville, e contribuiscono a donare pathos alla già ottima sceneggiatura fornitagli da Nizzi. Un perfetto binomio che si ripeterà in altre riuscite storie degli anni seguenti e contribuirà all’età dell’oro dello sceneggiatore di Fiumalbo nel decennio ottanta. Il mio voto finale è 10
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  27. In Virginia nel 1800 si parlava inglese. E persino un inglese un po' diverso da quello attuale. Quindi il fumetto (Bonelli) dovrebbe avere i dialoghi in inglese? Ma anche rimanendo in Italia e con l'italiano: un fumetto attuale su Dante e la sua vita dovrebbe essere scritto in volgare fiorentino dell'epoca? È ovvio che un fumetto (o più in generale un opera) scritto oggi, essendo "tradotto" nel linguaggio corrente, deve utilizzare appunto il linguaggio attuale. Se ci sono parole tanto desuete che un lettore non capirebbe più, non si usano. E se ci sono parole oggi... "proibite", non si usano nemmeno quelle. Semmai, sarebbe da discutere se debbano esistere parole "proibite" indipendentemente dal contesto, ma non solo questa è una discussione più "filosofica" sul linguaggio, ma è anche una discussione (purtroppo0 ormai persa e superata: nella mentalità comune oggi ci sono "parolacce" che non possono essere usate senza commettere Peccato Mortale, indipendentemente dall'uso e dal contesto (come nell'Italia bigotta degli anni 50, a cui stiamo tornando ma con diverse parole proibite). Ma una volta che il linguaggio corrente ha preso una certa piega, chi deve "tradurre" la parlata di un virginiano del 1800 in "italiano corrente", si adatta e scrive in Italiano corrente. E quindi si adatta alla lingua attuale, senza voler "fare la rivoluzione" con un fumetto... Diverso è il caso di opere create per un pubblico diverso e tempi diversi. Lì l'opera esiste già. Già scritta. E si rispetta. Se un lettore attuale si offende per qualcosa scritta negli anni 50, si attacca, può arrabbiarsi e offendersi, è suo diritto, ma l'opera esiste già e non va cambiata per adattarla a lui (e non sto dicendo che abbia per forza torto il lettore, eh, che ci sono opere davvero offensive, ma lo erano già all'epoca. Ma cosa facciamo, pubblichiamo il "Mein Kampf" sostituendo alle idee di Hitler altre idee più moderne e non razziste? Andiamo...) Quindi è ovvio che certi Tex, se fossero scritto ora, sarebbero scritti in un linguaggio diverso. Adatto ai tempi. Ma guardate che questo lo faceva già GL Bonelli, da solo! Negli anni 70 mica scriveva come negli anni 50! Ma il fatto che la Bonelli continui a pubblicare solo versioni censurate e riscritte delle sue opere continua a farmi girare le palle... (frase che oggi si può usare tranquillamente, ma che negli anni 50 sarebbe stata censurata...)
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  28. Ti do ragione sul fatto che invece di fare le solite geremiadi sulla crisi GENERALE del fumetto, bisognerebbe guardare al perché certi fumetti (dici Bonelli, ma io parlerei proprio singolarmente testata per testata) siano più in crisi di altri (altrimenti non si spiegherebbe perché certi fumetti perdano l'80% dei lettori e altri il 15% nello stesso periodo di tempo, se e genericamente "colpa della crisi" senza responsabilità degli autori e delle scelte editoriali il calo dovrebbe essere uguale per tutti). Non sul resto perché continui a non vedere le cose più lampanti ed evidenti, persino nei link che citi tu stesso. Guarda quanti di essi parlano di manga (cioè di fumetti importati dall'estero, che non danno lavoro nemmeno ad un singolo disegnatore o sceneggiatore italiano) o di vendite all'estero tipo in Francia dove il mercato del fumetto è completamente diverso... E quelli che rimangono? Puri clickbait, titoli che fanno vedere come ormai il "giornalismo" in generale e i siti che ti dovrebbero dare le "notizie" fanno semplicemente clickbaiting con titoli fuorvianti, senza più la minima vergogna. Prendiamo ad esempio questo, perché è un titolo che dice una cosa EVIDENTEMENTE falsa (se fosse vera sarebbe la notizia del secolo nel mondo del fumetto e non si parlerebbe di altro, farebbe più rumore del boom di Dylan Dog trent'anni fa): "15/07/2021, Fumettologica.it: "Nel 2021 in Italia le vendite di fumetti sono triplicate" Titolo che dice una emerita balla, puro clickbaiting, perchè omette di aggiungere una parte molto importante, che devi leggere l'articolo per scoprire: parla di vendite: "nelle librerie online e fisiche e nella grande distribuzione" Ma se ometti quella parte, il titolo dice una cosa FALSA, perché NON È VERO CHE LE "VENDITE DEI FUMETTI" IN ITALIA SI SONO TRIPLICATE Non so quanto sia adesso la percentuale di vendite dei fumetti nelle librerie: tempo fa era meno del 5%, anche ammesso che una percentuale simile sia triplicata, arriva al 15%, e se le vendite del fumetto da edicola sono calate anche solo del 10%, ecco che ti sei mangiato tutto il guadagno. Notare inoltre che stiamo parando di un periodi pandemia, in cui saranno aumentate le vendite di fumetti online (contate in quella cifra) comprati su Amazon invece che nell'edicola in centro (NON contata in quella cifra), quindi quanto di quell'aumento è un semplice spostamento di copie da un canale all'altro? La vera notizia sarebbe "Amazon aumenta le vendite di fumetti su cui praticamente non paga le tasse togliendo altro mercato alle edicole", ma come titolo non avrebbe attirato tanti click...
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  29. Complici anche i disegni, ho fatto fatica a completare la lettura della storia, alla quale attribuisco soprattutto due aggettivi: verbosa e macchinosa. E poi, priva come è di comprimari all'altezza, non innesta mai quella marcia che potrebbe consentire al lettore di essere maggiormente coinvolto. Il problema a mio parere è tutto qui: negli avversari, nella situazione che i pards devono affrontare. Tutto ruota come pretesto per la partecipazione di Manuela, con il risultato che la storia, impastoiata com'è alla figura della ragazza, finisce per arenarsi diventando noiosa. Il ritorno di Manuela lo vedo purtroppo come il ritorno di Lupe: le parti più belle, di questa e di quella storia, ruotano sui dialoghi "intimi" tra le donne e i rispettivi partner (qui Kit, lì Tex), mentre tutta la storia di contorno, che pure deve esistere, è tutto fuorché ispirata. Forse l'interesse per il ritorno del personaggio rende la trama una sorta di seccatura necessaria, senza la quale il personaggio di cui si propone il ritorno non potrebbe ritornare? E il fatto che questo sia una seccatura, lo si vede nella pesantezza dei dialoghi, nella farraginosita' della vicenda, nel ritmo spezzettato e poco fluido? Quando tornarono Lena e Donna, la storia non era incentrata su di loro ma sui sette assassini, senza dimenticare i fratelli Lane e lo stesso Kid Rodelo: una storia, quella, deliziosa nei dialoghi e nello scorrimento, una delle piu belle di Boselli. Il quale scrisse quella storia non pensando al ritorno di Lena e Donna, ma semplicemente inserendole (senza patemi e senza farsi "schiavizzare" dalla loro presenza), con un risultato di naturalezza che ne' questa ne' la storia di Lupe hanno. È possibile che incentrare la storia sul ritorno di un simile personaggio generi una sorta di "schiavitu" che si palesa nella non perfetta riuscita della vicenda? Un'altra considerazione: ne I due rivali, Manuela Montoya a mio parere era il personaggio nettamente meno interessante. Molto più riuscito quel gentiluomo (senza ironia) del padre, o il bandito di mezza tacca che rapisce la ragazza. Lì quest'ultima era solo un pretesto, e tutto questo grande amore francamente non l'ho visto. La personalità, invero scialba, della Manuela di Glb qui viene, a detta di qualcuno, stravolta con la figura di una donna libera, indipendente, altezzosa e mutevole: ma meno male! dico io, che una tale metamorfosi c'è stata. La ragazza qui ha qualcosa da dire, mette del pepe, per quanto anch'io non abbia per nulla apprezzato la pantomima di lei semisvestita con Don Pedro in stato di ebbrezza coatta (scena che ho trovato sgradevole); è comunque un personaggio forte, e la cosa non si spiega necessariamente con un'eresia di Monni/Boselli rispetto all'originale bonelliano, quanto piuttosto con una evoluzione e maturazione di una donna che, nel giro di due anni, si ritrova orfana di entrambi i genitori e proprietaria di un grande ranch minacciato dalla cupidigia di un ranchero vicino. È una donna ferita dalla vita, sia per il doppio lutto che per la storia d'amore finita male con Kit di qualche tempo prima, che deve aver lasciato pesanti cicatrici nel suo animo, che non può più essere quello della dolce fanciulla. In conclusione, ho trovato Manuela abbastanza convincente (meglio questo personaggio che quello insipido glbonelliano) coinvolta però in una trama che non gira in maniera fluida, forse perché troppo asservita al ritorno della bella ranchera. Al netto di questo, complimenti a Carlo per essere entrato a far parte di quell'autentica leggenda che sono gli autori di Tex!
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  30. @Barbanera, cos'è per te un western? Una storia basta che sia ambientata nel 1885 in Arizona con la gente armata di colt mentre gira a cavallo per essere un western? Se basta questo, è ovvio che Nizzi scrive western. Ma per me non basta che una storia d'amore, un giallo, un documentario sulla coltivazione delle barbabietole o un altro genere sia ambientato lì per definirlo "western". Il genere western ha i suoi canoni, i suoi temi (civiltà e vastità selvagge, uomo e comunità, e l'uomo fuori dalla comunità, etc.) e sono tanto caratteristici che è normalissimo chiamare "western" anche film con altra ambientazione (per fare due esempi davvero plateali, il telefilm "Firefly" che davvero è "cowboy nello spazio", portano persino il bestiame da un pianeta all'altro difendendolo dai predoni, e "Distretto 13 le brigate della morte" che era definito western da tutti mentre lo facevano...) Io tutti questi temi li trovo assolutamente assenti da Nizzi. E lo sa benissimo anche lui, visto che modifiche che ha fatto alla serie sono tutte fatte per estirpare ogni traccia di temi western per sostituirli con temi gialli (quindi Tex deve diventare famosissimo perchè così può fare la parte del poliziotto con il distintivo, ha persino il capo della polizia sopra nella figura del generale Davis, e con gli indiani come distintivo usa la cintura di wampum) E mica solo su Tex: li hai mai letti i Larry Yuma? Quelli che ho letto io erano gialli, tutti dal primo all'ultimo (e gialli abbastanza infantili, anche se capisco che essendo sul "giornalino"...) Su Tex a volte ha cambiato il canovaccio, quasi tutte sono storie gialle ambientate in un west "ripulito" da qualunque aspetto legato ai temi western, ma a volte è passato al buddy movie fra Tex e Carson o alla commedia se non proprio al comico (la congiura) e a volte al melodramma strappalacrime (l'uomo senza passato). Ma tu quando mai li hai visti temi western nelle sue storie? Boh, lascia stare, non rispondermi, che siamo off-topic e tanto ciascuno ha una visione diversa del western, e mi sa che il western si sta estinguendo davvero come i fumetti. Volevo solo farti capire come dire che Nizzi non sappia scrivere western è un commento basato sui temi delle sue storie, non un insulto buttato là a caso. Poi... mi dici che so analizzare le storie, etc etc, ma che con Nizzi sbrocco e non ragiono più.. boh, se fosse così lo insulterei e basta, a me pare di applicare a Nizzi semplicemente lo stesso tipo di analisi che faccio con gli altri autori (vedi per esempio i "Super Easy Barely An Inconvenience" di Ruju). Non ti viene il dubbio che sei tu (e non solo tu) che accetta questo tipo di analisi sono fino a quanto non tocca storie di Nizzi che hai amato anni fa, e che adesso non vuoi che vengano "toccate" nemmeno per capire di che cavolo parlano, quali sono i temi portanti su cui si basano? È proprio tanto tabù dire che "quando tuona il cannone" di GL Bonelli (una storia antimilitarista inframmezzata da molte miniavventure per paura di annoiare il lettore, ma che alla fine vuole parlare solo della tragedia della guerra) anche se è ambientata nella stessa guerra è una storia che tratta temi completamente diversi fa "fuga da anderville" (in cui le condizioni storiche dei prigionieri sono usate solo come background per una storia gialla con un "cospiratore nell'ombra" che il lettore deve "indovinare" prima di Tex (ed è abbastanza facile, il suo Tex se non glielo dicessero non ci arriverebbe mai)? Ma che ho fatto, ho detto che "fuga da Anderville" è una storia gialla più che un western, adesso chissà gli strilli...
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  31. Che il calo progressivo dei lettori di Tex diventi una slavina, così come è già successo praticamente sempre nella storia del fumetto ogni volta che c'è stato uno sfruttamento così intensivo di un personaggio (tradurre con "spremimento lettori") Non parlo solo della Bonelli. Ribadisco. SEMPRE. OGNI VOLTA. OVUNQUE (e lo sanno benissimo gli editori, semplicemente preferiscono i guadagni a breve termine rispetto alla durata delle serie). La Bonelli attuale guarda soprattutto alle cose fatte dalla Marvel americana trent'anni fa, ma proprio all'epoca il Punitore divenne uno straordinario successo. Così fecero una serie collaterale (war journal), e poi un'altra, e poi graphic novels, collaterali, prestige one-shot, crossover, etc... cinque anni dopo il crollo di vendite era così marcato che TUTTO del punitore chiuse, compresa la serie regolare (che tornò solo anni dopo con Ennis a tentare un rilancio). Che gli importava? Avevano incassato e l'avrebbero rifatto in seguito spremendo come limoni altri personaggi. Ma può permetterselo una casa editrice che evidentemente NON È PIÙ IN GRADO di creare nuovi personaggi sfruttabili? Letizia, scusa, ma questa fa ridere... Sono QUARANT'ANNI che Tex perde progressivamente lettori. In certi periodi meno, in altri di più. Ma trent'anni fa erano più del doppio di quelli attuali. Dici che sono tutti morti di vecchiaia? Che metà dei lettori di Tex trent'anni fa aveva più di 60 anni? E in una serie che da quarant'anni perde lettori, e che in base agli ultimi dati "ufficiali" noti stava perdendo circa 5000 lettori all'anno, tu dici "ma andiamo" all'idea che ci sia un calo dei lettori? Mi sembra: "ma lo sai che la terra gira attorno al sole?" "Ma andiamo, non dire cazzate, il sole gira attorno alla terra, che è piatta, lo sanno tutti!" Sì, e poi la marmotta incarta la cioccolata... Ah ah ah ah ah ah! Sì, lo vedo proprio come il loro MASSIMO interesse sia "aumentare la qualità" (certo, "senza diminuire i profitti") Deve essere per questo che hanno TRIPLICATO (contale!) le uscite di Tex in circa 10 anni, portando al ritorno di Nizzi, e a certe cose pubblicate recentemente che credo tutti ricordiamo... per "aumentare la qualità!" La marmotta che incarta la cioccolata era più credibile! La faccenda è molto più semplice: se pubblicano un fumetto nuovo, oggi che hanno fatto CROLLARE la fiducia dei lettori, bene che vada vendono 25.000 copie, e vista la capacità di "vendere" degli autori attuali, i numeri successivi vendono anche meno e dopo pochi numeri vanno in perdita e ci rimettono. Se quegli stessi identici autori incapaci di vendere i loro prodotti li metti a fare uno speciale di Tex, solo con gli acquirenti completisti puoi vendere stabilmente più del doppio. La qualità della storia e dei disegni ovviamente saranno le stesse della serie che avrebbero fatto, che non avrebbe venduto nulla. E questo spiega il CAMBIAMENTO EPOCALE della politica della casa editrice che è avvenuto negli ultimi anni. In precedenza, per i suoi decenni di storia, la casa editrice non ha mai "spremuto" le collane di punta tipo Tex e Zagor moltiplicandone le uscite (nei suoi primi decenni di vita ai 12 numeri annuali della serie regolare di Tex si sono aggiunti solo il texone annuale, dopo 40 anni, e che veniva di solito fatto disegnare ad altri disegnatori senza allontanare quelli della serie regolare, e il Maxi e l'almanacco annuali dopo cinquanrt'anni), mentre invece ha continuato a proporre nuove serie e nuovi personaggi, con alterna fortuna. Questo perchè Sergio Bonelli, pur volendo guadagnarci come chiunque al suo posto, guardava ai tempi lunghi, al mantenere la casa editrice nei decenni. E se vuoi durare nei decenni, hai bisogno di personaggi nuovi mentre mantieni quelli vecchi senza affossarli. Negli ultimi dieci anni invece le testate di punta (Tex, Zagor, Dylan Dog) hanno moltiplicato le uscite (Tex è passato da 12 a 35 uscite annuali), e le nuove serie diminuiscono. Per me questo denuncia chiaramente un cambio strategico: dal "vogliamo durare nei decenni" siamo passati al "prendi i soldi subito, e poi vedremo" (non so se lo sai, ma già ai tempi di Sergio Bonelli, avrebbe potuto chiudere la casa editrice quando voleva, aveva già tante entrate da altre attività che non ne aveva certo bisogno per sopravvivere. Immagino che anche il figlio sia nella stessa situazione, la casa editrice si tiene finchè rende poi si chiude o si vende...) Ora, se ritieni che questa nuova strategia porti ad una "aumento della qualità", vuol dire che ritieni che Sergio Bonelli abbia sbagliato tutto e sia stato un incapace: che sciocco ai tempi a pubblicare ai tempi solo 12 albi all'anno scritti tutti da GL Bonelli! Già negli anni 60 poteva chiudere il Piccolo Ranger che tanto vendeva pochissimo e far fare Tex a Lavezzolo, con qualche albo magari della esseGesse, altri ancora poteva farli realizzare dai Cassaro e dagli autori di Akim! Di sicuro con l'enorme "aumento di qualità" che ci sarebbe stato, oggi Tex chissà quanto venderebbe! No, mi pare ben più che evidente (anzi, proprio palese in maniera plateale) che gli autori in grado di fare decentemente Tex oggi sono pochissimi (e parlo anche dei disegnatori, anche se è vero che il principale problema sono gli sceneggiatori). E questo abnorme ed esagerato "gonfiarsi" delle pagine pubblicate ha portato alla ovvia e prevedibile conseguenza che oggi, a fare Tex, c'è anche che non dovrebbe farlo (io ho i miei nomi, Nizzi, Torti, etc, altri avranno una lista diversa, ma negare il calo di qualità mi pare come voler negare che 35 è più di 12...) Come ha reagito Boselli? Per vedere cosa gli era stato chiesto (anzi, ordinato, visto che è un dipendente) penso basti vedere Zagor, dove invece credo gli ordini siano stati eseguiti in maniera pedissequa: la serie "Zagor le origini" (un reboot del personaggio in un diverso formato con cambiamenti al suo passato, disegni non zagoriani e un formato e uno stile più da "comic book" americano, che piace di più alla nuova direzione rispetto al "vecchio" formato Bonelli) era la proposta originale per la serie Tex Willer. Che, a quanto si sa, sarebbe dovuta essere un "remake" delle vecchie storie (come Zagor le origini è un remake di Zagor racconta) in stile e formato supereroi. Boselli ha preso questa idea strampalata e insensata, e gli ha dato un senso. Ha anche cercato di "pesare" di meno sulla serie regolare mettendoci altri autori tipo Dotti alle copertine e De Angelis ai disegni (che secondo Nizzi "non era adatto al western"... come se servissero altre prove del fatto che Nizzi il western proprio non l'ha mai capito...), ma comunque qualche autore l'ha dovuto spostare. E soprattutto... quelle 770 tavole di Tex Willer qualcuno deve scriverle! E quindi, per tappare i buchi, si riprende Nizzi, si prendono Burattini, Recchioni, Zamberletti, etc. Anche con altri collaterali ha cercato di dargli un senso, usandoli per storie "impossibili" sulla serie regolare, tipo i crossover con i 3 bill e Rick master, o Nueces Valley. Ma questi sono 3 albi, gli altri? Ricettacolo di Torti, Diso, etc. E anche stavolta, con questo "bis" imposto dall'alto, ennesima idea balzana spremi-lettori, ha cercato di dargli un senso con una storia "speciale"... ...che però avrebbe benissimo essere stata pubblicata nella serie regolare, magari al posto di certe robe pubblicate recentemente... In generale, di fronte ad una simile sovrapproduzione, puoi seguire due strade: 1) cercare di darci un senso e una dignità, con storie tipo Nueces Valley, o anche con l'intera serie Tex Willer, ma questo inevitabilmente impoverisce la serie regolare (e gli effetti si stanno vedendo). 2) Cercare di riempirli in qualche modo cercando in giro, e quindi nascono i color con le storie di Serra, Burattini, etc In ogni caso, la coperta è corta, o pubblichi albi speciali insulsi, o impoverisci la serie regolare. Non ci sono semplicemente gli autori per pubblicare tanti Tex all'anno. Spero quindi che li calino? Sì, buonanotte, e domani gli elefanti volano. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno tutti che danni fa la sovrapproduzione alla qualità di una serie. Ma quindi lo sapevano benissimo anche i dirigenti Bonelli. Se tenessero in minimo conto la qualità delle storie, non saremmo mai nemmeno arrivati a 34 albi all'anno. Credo invece che sia molto più probabile, anzi, abbastanza sicuro, che insisteranno ancora per moltiplicare le uscite, spremendo più che possono finché ci riescono. 40 albi, 50 albi all'anno, con storie realizzate da autori sempre meno adatti, finchè i lettori non saranno abbastanza smagati e sfiduciati da smettere di comprare questi albi aggiuntivi, e le nuove serie tipo "Tex colorissimo", "Tex più e meno e diviso", "Tex Willer Team Up" o "Tex nello spazio" venderanno come le altre nuove serie Bonelli. Cioè praticamente niente. Se devo basarmi sulla storia di altre speculazioni simili del passato (soprattutto Marvel ma anche italiane tipo Ediperiodici ed Edifumetto), prima di calare il numero delle testate, la prima mossa sarà risparmiare. In genere, sugli autori. Immagino che man mano che i "vecchi" andranno in pensione saranno sostituiti puntando al risparmio, magari esordienti sottopagati, e solo dopo, quando i conti saranno davvero insostenibili, cominceranno a chiudere man mano le serie collaterali che vendono meno. E forse, se gli va bene, basterà chiudere quelle, e non la serie regolare. Ma io per allora avrò smesso di comprarli da tempo, quindi quello che faranno a quel punto mi interessa poco. Tanto sono sicurissimo che i siti di "critica" diranno fino all'ultimo che erano dei capolavori e il pubblico cala solo per un antica maledizione Azteca...
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  32. Forse è da molto che non ti è capitato di leggere "I due rivali" ma è scritto chiaramente che il senor Carlos Montoya ragiona solo in termini di "vecchia nobiltà". Leggi Jean Giono "Un de Baumugnes", è solo un esempio tra decine ed è un bel romanzo. In quanto al mio spunto, cioè la prima cosa che il mio cervello ha partorito, i difetti non mancano: il figlio di Manuela frutto di stupro --> vedi la tua "Luna insanguinata". Poi sul tema rapimento vedi --> la stessa "I due rivali"in cui non un bambino ma la stessa Manuela è rapita, o se preferisci una storia di Nizzi --> vedi "Scorta armata" con il figlio di Conchita rapito. Insomma la mia idea sarebbe tutto tranne che texiana. E in più usi l'aggettivo "terribile", un po' troppo categorico e forse anche offensivo. Se va bene a te userò anche io d'ora in avanti aggettivi "sopra le righe" per esprimere il mio dissenso. Secundo: le donne che conosco, poche o molte che siano non sono affari di Carlo Monni, non sono puttane. Ma forse è dovuto al fatto che sono sarde. Dalle vostre parti non so. Anche se qualche stronza mi è capitata nella vita. Stronza e non puttana. Tertio: sono un professore di letteratura, ho una laurea, insegno da decine di anni. Sono un cultore della materia, studio la storia, ciò che non vuol dire che la leggiucchio. Putroppo non ci sono molte possibilità che ci si incontri per poterne discutere faccia a faccia per sapere chi ne sa di più, d'altronde con chi crede che le due torri gemelle siano venute giù perché colpite da un aereo al 50° o 60° piano! Stiamo discutendo di una storia a fumetti. Motivando le proprie emozioni, le sensazioni. Mettere il discorso in termini: non hai capito niente, testa di legno, perchè non sei in grado di capire niente o non hai le conoscenze o esperienze necessarie,non aiuta certo il confronto. A questo punto ve la suonate e cantate da soli. Comunque annata texiana sotto le aspettative. Storia non soddisfacente. Adesso c'è il texone di Ruju. Per fortuna che rimane sempre l'uscita del Tex Willer giovane, quella si da applausi. Sinceri e meritati.
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  33. Nello staff stavamo giustappunto notando una certa tendenza, negli ultimi tempi, a svalutare le opinioni altrui con espressioni decisamente forti e contrarie all'etichetta del forum, in particolare dopo aver svolto professione di tolleranza. Se proprio vogliamo proclamarci tolleranti, cerchiamo di fare in modo che alle parole seguano i fatti. Idem per quanto riguarda, come già segnalato da @pecos, lo spam: per carità, nessuno ha l'obbligo di scrivere solo post memorabili; ma almeno si potrebbe evitare di intasare il forum con decine e decine di messaggi puerili che nulla aggiungono alla discussione. Grazie.
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  34. Nizzi mi ha fatto incazzare solo in un passaggio dell' intervista (state usando tutti sto termine,da vecchio e coriaceo bucaniere lo userò anche io 😜): quando dice che il Tex attuale fa stragi.è una boutade colossale e "velenosa",si capisce che lo scrive per "attaccare"il Tex di un altro autore,senza per altro avere ragione... Sul resto ha le sue ragioni:difende semplicemente il suo modo di vedere Tex.Alzi la mano chi ha mai visto un autore non difendere a spada tratta il suo credo,la sua opera... ci sta al 100% Nizzi è un professionista,con punte di eccellenza e picchi di bravura da Maestro....nessuno oltre a Boselli è riuscito ad arrivare al suo livello,e a superarlo negli ultimi anni, ovviamente.non è vero che è stato solo un bravo manierista,non è vero che ha copiato solo due o tre espressioni di Glb, è falso e riduttivo...il lessico è spumeggiante e non soporifero. le storie non sono assolutamente tutte uguali...le storie indiane sono il suo miglior lascito.Molti personaggi sono stati ripresi in maniera intelligente da Nizzi....Montales ne è un esempio. ironia esagerata?ni ...non appesantisce i dialoghi e rende fluida la lettura, ad un certo punto esagera con le figure barbine a Carson,che a volte sono davvero pesanti da sopportare... senza Nizzi non ci sarebbe più stato tex... Punto, è la verità e Storia.Sempre troppo facile fare la Storia coi sé...Berardi o D Antonio (Manfredi?!) non so se avrebbero fatto meglio di Nizzi...due autori molto bravi (D Antonio lo adoro) ma secondo me non avrebbero avuto l umiltà di scrivere Tex seguendo i canoni Glbonelliani, rischiando magari di giocarsi il personaggio...il top sarebbe stato avere Boselli Curatore agli inizi degli anni 2000 e Nizzi principale sceneggiatore insieme a Boselli...e chissà, magari ora staremmo parlando di altro...ma la storia appunto si fa coi fatti,non con i se. ah un appunto: Nizzi non è una mammola: caratterialmente è tagliente,un po' "Orso"...devo dire che però se lo sai prendere per il verso giusto, è una persona eccezionale... simpatico,e gentile...io gli ho fatto diverse domande,lui mi ha risposto cortesemente...e sa commuoversi, quando mi parlo di Zaniboni cambió davvero espressione e si chiuse in un silenzio triste,posso confermarlo.chapeu
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  35. Anche rileggendola dopo tanti anni, il fascino di questa storia rimane immutato. Ci sono tantissimi di quegli ingredienti che mi hanno fatto "innamorare" di Tex: la pura azione degli scontri a fuoco, un'innocente da salvare, il mistero da svelare, gli antagonisti da far "cantare", il tragico epilogo, ecc. E, come capitava spessissimo, Bonelli senior riesce a dosarli con estrema cura, senza forzare le varie situazioni che si susseguono in questa appassionante vicenda. Mi fa un pò tenerezza la figura di Linda Dayton (ennesima "bellezza" del grande Nicolò), ingenua ma nello stesso tempo caparbia presenza femminile, che deve subire una serie di disavventure che, probabilmente, non avrebbe immaginato nemmeno nei suoi sogni peggiori. I dialoghi sono uno dei punti di forza della storia, sempre brillanti e, talvolta, spassosissimi (vedi il pestaggio del portiere dell'albergo e quello di Crandall). Superba la caratterizzazione dei cinque complici, personaggi molto diversi tra loro, ognuno con la propria fisionomia fisica e psicologica: Velasco, uomo d'azione e con i tratti del duro, Whitney, il viscido gambler e imbonitore per la "storiella" dei dobloni, Morgan, il barman dai nervi fragili, Crandall, il losco faccendiere che resta alle spalle di tutti e infine lo sceriffo di Durango. Paul Walsen è bravo a rimanere nell'ombra del sospetto, senza far affiorare in maniera esplicita la sua complicità negli efferati crimini della banda. E' una figura ambigua che lo stesso Tex non riesce subito a decifrare chiaramente. Da manuale gli scambi di battute tra i due, frizzanti e sempre sull'orlo dello scontro vero e proprio: "Questo spiega molte cose non è vero?" (Tex si rivolge allo sceriffo dopo il riconoscimento di Whitney nell'uomo di Wichita) "Non saprei! Della storia della signorina Dayton so solo quello che m'avete detto voi" "Ed è quanto basta per permettere anche a un uomo di intelligenza mediocre di capire il motivo che ha spinto il galantuomo dal collo rotto a tentare di sopprimere miss Linda" "State tentando di insultarmi?" "Sto solo tentando di farvi capire che come sceriffo non siete un'aquila" Convincente anche la figura del cinese Wong, che si rivelerà il grimaldello in grado di scoperchiare definitivamente i crimini della spietata banda di criminali. E' una figura che rimane al limite della complicità, rimanendo in un limbo che gli permette di uscire dalla vicenda senza danni. Bello e per nulla scontato il suo incontro con Tex, dove il cinese dimostra grande intelligenza nel capire che deve giocare a carte scoperte e un altrettanto grande opportunismo nel trarre il massimo profitto da una situazione per lui divenuta pericolosa. Finale tragico e violento, dove una folla esaltata ricorre alla giustizia sommaria per punire l'unico colpevole rimasto degli orrendi delitti, quasi come a "lavare via" dall'intera comunità di Durango una macchia troppo sporca per poter essere sopportata ancora a lungo. Su Nicolò ho più volte sottolineato il mio amore incondizionato. Questa storia lo conferma e lo accresce.
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  36. Spostata in questo nuovo thread la recente discussione seguita alla pubblicazione di alcune matite della nuova storia di Boselli & Andreucci con Barbanera. Con la speranza che si discuta di CONTENUTI, e non delle solite, estenutanti diatribe su chi è il primo a tirare in ballo Nizzi (vero @MacParlande @Diablero?)
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  37. Direi di sì... Qualche esempio... Galep come avido macinatore di tavole mal fatte, per guadagnare di più... (notare che quando si parla invece del fatto che Nizzi, alla faccia del "superlavoro" che l'avrebbe mandato in crisi, DOPO macinava molte, molte più pagine per tener "fuori" il più possibile Boselli, producendo roba tipo "i fucili di shannon" o "Fort Sahara"... ah no, quando si parla di Nizzi, quello è "eroismo", "attaccamento al personaggio" oppure era "obbligato da Bonelli". Tutte difese che Galep non si merita, ovviamente. Mica è Nizzi, lui. Chi si crede di essere?) A proposito invece del "rispetto" per gli autori, dicevi... ...mentre invece, a Nizzi vista l'età e i problemi, non si può fare alcuna critica. OK, ho capito, Nizzi è "NIZZI" e gli altri non sono nessuno... Ma forse è perchè io, con Nizzi, uso un linguaggio DURISSIMO! Dico, addirittura, che fa storie deludenti e tirate via! Ma come mi permetto? Dovrei seguire il tuo esempio, utilizzando il tuo linguaggio diplomatico e cortese, che dici di Galep... Comunque, effettivamente dovrei contenermi. Anche se trovo il Nizzi degli ultimi vent'anni (ad essere buoni) tanto sciatto da considerarlo in realtà impubblicabile (e non avrebbero dovuto pubblicarlo)... perchè lo devo DIRE? Come dici, dovrei stare zitto, perchè lui è NIZZI! Mica uno criticabile come Galep, e infatti... OK, ho capito. Mi faccio lo schemino, per ricordarmelo meglio: 1) Nizzi non si deve criticare, anche se ci sono ampi motivi per farlo, perchè ti disturba. 2) Galep lo puoi criticare aspramente tutte le volte che vuoi, perchè è tuo diritto. 1) Su Nizzi, usare parole come "scarso", è offensivo e non devo permettermelo. Non ne ho il diritto. 2) Su Galep, puoi dire che "ti fa defecare", perchè tu sei tu e lui mica è Nizzi. 1) Se Nizzi produce una quantità assurda di tavole, con un crollo della qualità evidentissimo dopo pochissimi anni (7 anni dal suo esordio, e poi sempre peggio per i 25 anni successivi), è un EROE, l'ha fatto per salvare Tex da Boselli e comunque era obbligato sennò Sergio Bonelli si lamentava. 2) Se Galep produceva una quantità ancora "normale" per i disegnatori dell'epoca di tavole (dopo i DECENNI in cui ha tirato la baracca da solo) era un bieco e avido approfittatore. Con lui sicuramente Bonelli non faceva pressioni e in ogni caso, chi si credeva di essere, Nizzi? Ma forse, alla fine non mi serve nemmeno lo schemino. Basta ricordarsi la celeberrima frase del marchese del Grillo... https://www.youtube.com/watch?v=pkFiolEfP44 ...e ricordarsi che si applica sia agli autori (Nizzi, è Nizzi. E Galep non è Nizzi...), SIA ai forumisti (c'è chi può dire che Galep fa defecare, e spiegare agli altri che non si devono permettere di criticare troppe volte Nizzi...) Comunque, non dubito che continuerai a spiegarmi come si fa a postare in maniera rispettosa per gli autori "che meritano rispetto". Tranquillo, come vedi, prendo appunti. È così raro trovare buoni maestri di coerenza...
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  38. Storia a cui sono particolarmente affezionato essendo la prima che ricordo distintamente di avere letto. La ricordo fondamentalmente perché mi rimase impresso il Tex guercio che, a memoria, non ricordo più di aver visto. Rileggendola oggi riesco a cogliere tante sfumature che in precedenza non avevo colto. Innanzitutto i dialoghi, dove GLB è maestro nel dare quel sapore colorito e spumeggiante alle battute di Tex. "Ehi non cominciamo con le domande! Vengo da una parte e vado dall'altra". "Smettiamola di recitare la parte dei gentiluomini! Nessuno di noi lo è" "Basta con le malinconie e cerchiamo di scoprire cosa c'è nel fondo di un altro paio di bottiglie" La storia fila che è un piacere con Tex protagonista indiscusso mentre Kit e Tiger restano in secondo piano recitando la loro parte alla perfezione. E' un Tex in forma smagliante: duro, smargiasso, provocatore quanto basta per essere credibile come bandito e infiltrarsi a Robber City (nome geniale!). E fa capire subito al malcapitato Red che è meglio non pestargli i piedi sbattendolo come un tappeto. Non c'è che dire, GLB riesce a caratterizzare questo bandito con un occhio solo come meglio non si potrebbe e lo rende assolutamente credibile. E per finire c'è Juan Ortega, il povero campesino finito poco volontariamente a far parte della banda di Lingo. Figura che potrebbe sembrare marginale ma, in realtà, perfettamente funzionale alla storia. Lui porta Tex a Robber City, lui lo mette in guardia da Lingo al quale rischia di fargli ombra, lui lo ospita nella sua baracca per evitargli le ritorsioni di Red e soci. Insomma risulta essere il miglior alleato possibile per il nostro ranger. E non è solo simpatico ma, quando chiamato in causa, si dimostra anche valido e coraggioso. Ma queste figure il più delle volte sono destinate a fare una brutta fine e il povero Ortega non sfugge a questa triste sorte. E qui è bravissimo GLB a farlo accomiatare da noi lettori senza inutili piagnistei, senza facile retorica o patetici epitaffi. No, basta un dialogo scarno ma essenziale: "Coraggio Juan" (Tex guarda lo sfortunato amico colpito gravemente) "Gilas... niente più campi... di Nogales" (Ortega sa che è alla fine e da addio al suo sogno di tornare a Nogales per comprare un appezzamento di terra) "Te la caverai! Ora tutto è finito" (Tex mente soprattutto a se stesso) "Sì, tutto finito. Adios Gilas" Ortega muore tra le braccia di quello strano bandito di nome Gilas che, non a caso, finirà anch'egli la sua esistenza poco dopo, togliendosi la benda e ridiventando Tex. Anche per scene come questa considero GLB un mito inarrivabile.
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  39. Di questa ottima storia di Boselli, letta anni fa, ricordavo soprattutto le immagini delle due corride, disegnate magnificamente, in particolare la prima (quella in cui i picadores vengono incornati dal toro feroce, prima che venga ucciso dal matador, una sequenza da incorniciare!), e gli scorci della cittadina messicana animata da una folla descritta in ogni dettaglio da Capitanio, e poi i personaggi, il torero Rafael, le due donne, Elvira e ancora di più Sarita, il vecchio Montoya... Ma non mi pareva che Tex e Carson avessero un ruolo così marginale, come invece scrivono molti nei commenti qui sopra. Rileggendola, ho avuto la conferma ai miei ricordi: la storia è molto bella, una delle migliori di Boselli, secondo me, un gradino sotto i suoi capolavori ma decisamente memorabile, non solo per i disegni raffinati, dettagliatissimi e spettacolari di Capitanio, ma anche e soprattutto per l’eccellente sceneggiatura, le situazioni interessanti e originali, i dialoghi ricchi di finezze nel descrivere i sentimenti. E Tex e Carson, come ricordavo, non sono affatto in ombra, anzi a volte agiscono separatamente, raddoppiando così le azioni; solo all’inizio sono semplici spettatori (con un Carson meravigliosamente sarcastico), ma è normale visto che Boselli deve presentarci gli altri comprimari. Poi, da metà del primo albo, i due pards entrano in azione e non si fermano più fino alla fine, in una girandola di sparatorie e inseguimenti, in cui i nostri sono decisivi (e Carson non è da meno di Tex). Il fatto è che tutti i personaggi sono caratterizzati così bene da Boselli (come al solito, anzi meglio del solito), che anche quelli che compaiono poco restano impressi nella mente e sembrano vivere di vita propria. Quindi, a mio parere, non sono tanto Tex e Carson che hanno una parte minore, sono gli altri personaggi che spiccano per la loro forza. Ma questo è un pregio della storia, non certo un difetto! L’unico neo, semmai, è nel finale, un po’ sentimentale e sdolcinato, questo sì, poco glbonelliano. La fascia di storie 400-500 forse è la mia preferita, insieme alle prime due classiche (1-200), perché le storie che rileggo più spesso ultimamente appartengono per la maggior parte a quel periodo.
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  40. E man mano che calano le produzioni seriali da edicola (e cala quindi il lavoro fisso e regolare per gli sceneggiatori) sarà sempre più difficile mantenersi facendolo come lavoro (già adesso, per molti è solo un secondo lavoro o comunque hanno altre fonti di reddito). Le serie regolari non possono essere sostituire dalle "graphic novel", perchè significa che invece di fare, per esempio, 1200 pagine all'anno di sceneggiature, ne fai 50 o 100. Anche se te le pagano di più, non basta a compensare. E oltretutto nel mercato librario spesso si paga a royalties, che nel caso della maggior parte delle graphic novel, sono cifre molto, molto basse, molto, molto meno di quanto prenda il meno pagato degli sceneggiatori Bonelli per un albo da edicola.. C'è questa cosa che mi ha fatto un po' ridere, un po' in##zzare. Ci sono molti autori "alla moda", famosi (o famigerati) che hanno, nello stesso periodo alcuni anni fa, postato post di fuoco contro il Reddito di Cittadinanza (non sulle modalità, che possono sempre essere discusse e criticate e migliorate, ma proprio sul concetto: tanto con quello che guadagnano a loro che gli frega?) e intanto stavano a fare gli osanna al Fumetto Francese, oh quanto sono bravi i Francesi, i francesi sì che promuovono il fumetto, i francesi pubblicano centinaia di graphic novel, perchè non facciamo come i francesi, etc. Evidentemente ignoravano che il Fumetto Francese in pratica sopravvive grazie al fatto che una forma di reddito di cittadinanza (non lo chiamano così ovviamente, anche quello italiano non si dovrebbe chiamare così visto che non è dato a tutta la cittadinanza) in Francia c'è da un sacco di tempo. E da dati pubblicati recentemente (ma prima del Covid), l'80% degli autori di fumetti in Francia sopravvive (e può permettersi di fare fumetti) solo perchè lo percepisce. Altrimenti... l'80% degli autori di fumetti in Francia semplicemente sparirebbe, andrebbe a consegnare pizze che guadagnerebbe di più (80%, altro che quel dilettante di Thanos con il suo 50%...). Quindi, già si sapeva che quegli "autoroni" non stavano dimostrando molta solidarietà con i loro colleghi meno fortunati, e stavano dimostrando una notevole ignoranza sulla situazione degli autori in Francia, ma vista la crisi attuale, forse non hanno dimostrato nemmeno troppa lungimiranza riguardo al loro stesso futuro.... Quando dico che negli anni 80 la Bonelli ha salvato il fumetto italiano, non intendo solo nel senso del conservare la visibilità e lo spazio in edicola, intendo soprattutto nel dare uno stipendio decente a un sacco di autori (le paghe Bonelli erano spropositate al mercato e alla concorrenza, inesistente: Bonelli avrebbe potuto dimezzare le paghe, gli autori o accettavano o si attaccavano, non c'erano in pratica altri editori che assumevano. Max Bunker per anni ha fatto polemica contro Bonelli perchè per lui "strapagava" gli autori, rovinando il mercato per gli altri, ma ricordiamoci che piuttosto che campare con quello che gli dava Bunker, il vecchio inchiostratore di Magnus su Alan Ford preferì andare a lavorare in fabbrica...) Bonelli per molti anni ha rappresentato la speranza di avere un lavoro "sicuro", fisso, facendo fumetti. Con questa cosa "trainava" anche gli altri editori (la Star e la Eura hanno pubblicato un sacco di roba di autori esordienti pagandoli pochissimo, perchè quegli autori accettavano pur di farsi notare, con la speranza di andare poi a lavorare con la Bonelli. Senza quella speranza... perchè andare a fare un lavoro incerto e sottopagato?). Questa cosa non potrà MAI essere sostituita dalle edizioni da libreria...
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  41. “Sangue Navajo” è stata pubblicata quasi 50 anni fa, tra il 1961 e il 1962. Esatto. Questa è infatti una storia che va contestualizzata nel periodo in cui è stata scritta per capirne l’importanza, per valutarne gli elementi anticipatori e apprezzarne fino in fondo la bellezza. Un vero e proprio manifesto del Tex pensiero (del Bonelli pensiero) del suo concetto di giustizia, del suo antirazzismo, del suo essere contro la guerra (la rivolta è non violenta), contro ogni autoritarismo, così come contro ogni marciume politico. Ma allo stesso tempo è una godibilissima storia d’azione, tesa, emozionante, con un ritmo sostenuto, senza momenti vuoti, con una trama articolata, matura. Una storia eccezionale fin dalla copertina: Tex rivolto verso il lettore, in posa, con una mano sulla spalla di Tiger, entrambi con i fucili appoggiati, non con armi in pugno e in posizione dinamica, come di solito. Sembra quasi anticipare le copertine statiche e in posa di Ken Parker. E qui Tex, in effetti, come il biondo scout di Berardi e Milazzo, è totalmente dalla parte dei nativi contro tutto e tutti, con la differenza che Ken Parker quando in “Omicidio a Washingthon” denuncia al Congresso americano lo sterminio dei pellirossa finisce con una pallottola in testa, che gli farà perdere la memoria (ma siamo in un’altra epoca, nel 1977), mentre qui Tex scatena una guerra indiana, ma senza neppure un morto, riuscendo alla fine ad ottenere giustizia. E GL Bonelli è bravissimo a farci immergere nella vicenda come fosse un’impresa quasi possibile, attivando la nostra sospensione dell’incredulità al punto da darci l’impressione di leggere una storia quasi verosimile (nonostante i totem nei villaggi navajo!). In alcuni commenti letti, si dice che Tex non sia mai stato così riflessivo e maturo come in questa storia, rispetto al Tex impulsivo dei primi albi: è vero solo in parte, perché già in altre storie il nostro aveva dimostrato la sua intelligenza strategica e la sua visione “politica”, a partire per esempio dall’ "Eroe del Messico", durante la rivoluzione con Montales, anche lì un concentrato di azione unita alla riflessione. Certamente qui Tex risulta più sicuro e autorevole sia nel muovere ogni pedina, che nel pianificare tutte le mosse, e lo dice chiaramente lui stesso: “Una campagna militare come quella che si prospetta… richiede molti sacrifici e denaro… avrà bisogno dell’autorizzazione del Ministero della guerra… lasciate che l’opinione pubblica venga informata della realtà dei fatti e poi vedrete… Se non avessi saputo queste cose non mi sarei certo addossato la responsabilità che ho ora sulle spalle.” Non un semplice atto di ribellione, quindi, ma una partita ben calcolata che si gioca sia sul piano militare, che mediatico (altrettanto importante è il personaggio del giornalista Floyd, con cui, non a caso, si conclude la storia). Il paragone con “Vendetta indiana”, pur con un soggetto simile, è secondo me un po’ superficiale, essendo quest’ultima una storia appunto di vendetta e soprattutto di antimilitarismo (il nemico è il folle razzista colonnello Arlington), mentre “Sangue Navajo” è una storia di giustizia e il nemico è un intero “sistema”, rappresentato non solo dai militari, ma soprattutto dai due assassini dei ragazzi navajo (due ricchi notabili, stimati cittadini), così come dal governatore, dai politici, dagli affaristi, dalla gente comune e dalla loro mentalità di superiorità razziale, per cui gli indiani sono solo un intralcio al progresso, e chi non la pensa così viene zittito (il tentato linciaggio del giornalista). Insomma un affresco sociale che va al di là dello scontro indiani contro militari. L’altra differenza tra le due storie è che in “Vendetta indiana” prevale la rabbia (per esempio nel pestaggio di Arlington), in “Sangue Navajo”, alla vista dei corpi dei giovani uccisi, prevale la compassione (Tex che si toglie il cappello commosso); la rabbia arriverà solo quando Kit verrà ferito a tradimento dal Colonnello (che per questo verrà rapato a zero). Insomma una grandissima storia, e in sole 193 pagine, meno di due albi attuali! GL Bonelli avrà avuto i suoi limiti (come tutti) ma non scriveva storie né semplici né ripetitive (soprattutto se confrontate con il fumetto popolare del 1961).
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  42. Facebook, in generale, è totalmente inadatto a qualunque discussione approfondita e meditata (e la cosa è voluta: rallentano la produzione di post e di like, quindi sono scoraggiate in ogni maniera, mentre gli algoritmi del software privilegiano i post corti o fatti solo di immagini, polemici e che possano provocare reazioni istintive e post a raffica). Inoltre è senza memoria, perchè non si vuole creare un qualcosa che rimanga, ma tutto deve essere cancellato e dimenticato immediatamente per far posto a nuove polemiche e nuove tifoserie. Soprattutto, è indispensabile per il profitto che chi posta non sia mai "costretto" ad usare il cervello. il fatto quindi che le pagine diventino gruppi di "tifosi" contrapposti non è un problema: è l'effetto voluto e desiderato. Facebook non è fatto per servire i suoi utenti, è fatto per spremere e sfruttare i propri utenti, sapendo che farli arrabbiare o creare indignazione, guerre di religione, opposte tifoserie e battaglia a colpi di "chi ha più like" facilita la spremitura. Il prevalere di Facebook sui forum non credo sia tanto dovuto al fatto che sia "meglio" (è facilissimo mostrare come sia peggio, in tutto) quanto al fatto che sfruttano una cosa ovvia: che la maggior parte della gente non ha voglia di "discutere", di Tex o di qualunque altro argomento, ma vuole semplicemente far massa e "sentirsi bene", e per far questo, meno "discussioni" ci sono, meglio è. poi una volta raccolta la massa dei fans, è lei stessa (per la spinta all'aggregazione), ad attirare altri utenti. "vado su facebook perchè sono tutti lì". Io consiglio, se possibile (poi c'è gente non può evitarlo per lavoro o perchè nel suo gruppo sociale lo usano tutti) di starne lontani. Proprio a livello di "stanne lontano, stai protetto". Che sia dannoso, crei ansia, stress, perdita di capacità di concentrazione, etc non lo dico io, ormai è ampiamente dimostrato...
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  43. Per la precisione in 265 albi, scritti tra l'altro nell'arco di più di 30 anni, non dimentichiamolo. Non mi sembra una cosa grave. Anche perché ognuna delle 7 storie di Mefisto è totalmente diversa da quella precedente. L'unica brutta è l'ultima, "L'ombra di Mefisto", le altre sono tutte riuscite bene o benissimo, 2 sono veri e propri capolavori ("La gola della morte", "Il figlio di Mefisto"). Berardi su Julia quante volte ha fatto comparire l'arcinemica Myrna? Una decina? Non ricordo, forse di più e in soli 20 anni. Non mi sembra un grave problema se le storie sono riuscite e non ripetitive... Anche sul resto del giudizio su GL Bonelli non sono d'accordo per niente, ma ognuno ha la sua opinione... Dico solo che di personaggi interessanti GL ne ha creati a bizzeffe, fin dai primi numeri, il problema è che magari non li si conosce neanche.
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  44. Eresia sì! Carson poco considerato da GL Bonelli? Ma quando mai! Si potrebbero fare decine e decine di esempi... Il problema, secondo me, è che le vecchie storie (soprattutto quelle prima del 100) non vengono più rilette o le si dimentica, per cui si danno giudizi schiacciati tutti sul presente o sul recente passato. Ormai GL Bonelli viene considerato uno che non sapeva creare personaggi psicologicamente complessi, che scriveva storie monocordi e troppo lineari, che era troppo prolisso, ecc. Sono solo stereotipi. Il fatto che non abbia mai descritto il passato di Carson, e non l'abbia reso protagonista di una storia tutta sua, non vuol dire che il vecchio cammello sia stato un personaggio non abbastanza considerato... E questo vale anche per gli altri pards.
    3 points
  45. Ce ne vorrebbero di più di parti come queste per Tiger Jack, altro che 'pantomime' o 'scene irritanti'. La testa volante nel Texone di Villa è stato il 'frisson' più memorabile forse degli ultimi dieci anni. Ma forse c'è chi lo vorrebbe ridotto al ruolo di Tonto (e non solo di nome) per il Lone Ranger o che parlasse ancora coi verbi all'infinito come gli indiani nelle prime strisce di GLB (poi quando fa fuori chiunque gli si piazzi davanti come in Furia Rossa, gli stessi si sperticano in lodi).
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  46. E' ovvio che ogni valutazione è soggettiva, di conseguenza mi limiterò solo a esprimere il mio punto di vista. Galep, da autodidatta, forse non possedeva una tecnica eccessiva ma onestamente il calore e la dinamicità che sprigionava il suo tratto, sono indimenticabili. Non curava gli sfondi? Il fumetto non è illustrazione, ciò che più conta è saper narrare graficamente una storia e dare grande dinamicità alle vignette e onestamente Galep era un maestro in questo. Che dire poi dei suoi cavalli! Ho sempre trovato straordinaria la maestria con cui riusciva a disegnarli, in pose dinamiche da urlo ed elegantemente tratteggiati. Per non tacere delle sue splendide storie marinare: Lotta sul mare è un capolavoro, con i suoi velieri splendidi e sfondi oceanici da ammirare e studiare. I visi anatomicamente non erano perfetti? Ma l'espressività era straordinaria e funzionale alla trama, mica poco nella letteratura disegnata. La tecnica nell'arte non è tutto, conta pure l'anima e quella a Galep non è mai mancata. Naturalmente i tempi passano, cambiano le mode e le strumentazioni, ma il confronto fra autori di epoche diverse non serve, nessuno si sogna di paragonare Di Stefano a Messi, né tantomeno sosterrò che Gilmour sia il chitarrista più tecnico del rock, ma la magia dei suoi assoli è impareggiabile, alla buona faccia della folta schiera di virtuosi moderni.
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  47. Esprimo il mio parere "eretico" sulla questione: personalmente, non auspico l'avvio della pubblicazione di una nuova serie dedicata al giovane Carson. Intendiamoci, il personaggio mi piace tantissimo e, nel migliore dei mondi possibili, credo che sarebbe un'operazione non solo legittima ma anche eccellente. Ma in questo? Già ci sono stati molti utenti che si sono lamentati del proliferare delle serie di Tex che si affollano in edicola, che impediscono ai lettori meno abbienti di seguirle tutte e che creano una sorta di "inflazione" delle storie... Ma soprattutto, come già evidenziato bene da Diablero: chi sarebbe in grado di sobbarcarsi l'onere non facile di scrivere con continuità e in modo adeguato una serie di questo tipo? Temo già uno stuolo di lettori lamentarsi del giovane cammello che mostri un consistente (peraltro plausibile, visto il dato anagrafico!) interesse per una ragazza diversa ad ogni episodio (elemento più o meno "rimproverato" da alcuni al giovane Tex Willer), oppure che esprima in modo ricorrente un intenso appetito per un altro tipo di carne, naturalmente contornata da una montagna di patatine (attuandone una precoce metamorfosi in Carsoldo Sbaffini)... E poi, quante possibili incongruenze rispetto al personaggio "maturo", oppure cronologico-geografiche potrebbero essere segnalate e stigmatizzate? La casa editrice si è già sobbarcata la sfida di dar vita ad una nuova serie con il giovane Tex Willer (riuscendo in modo clamoroso ad attuare un successo di vendite e, più ancora, di consenso dei lettori con un prodotto qualitativamente di alto livello), ma come potrebbe accollarsi il rischio di una serie con un personaggio certo caro se non carissimo ai più appassionati lettori di Tex, ma forse non in grado di attirare in modo costante nuovi lettori in quella direzione? A mio discutibile avviso, meglio che ci si concentri sul continuare l'ottima serie di Tex Willer e magari cercare di curare ancor meglio le serie esistenti, a cominciare da quella "regolare" e dei maxi, (e forse anche a sfrondare qualche ramo collaterale - in me, la cessazione delle pubblicazioni dei "Color" non causerebbe alcun rimpianto), per dare ai lettori una serie di albi di alto livello e con continua e piena soddisfazione anche nell'ammirare il personaggio di Carson, ma inserito in un contesto che già gli si addice bene.
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  48. Finchè si parla in astratto, si può dire qualunque cosa. Facciamo degli esempi pratici. Prendiamo proprio "El Muerto". Ecco il dialogo di Nolitta in cui Tex parla con Tiger (che è stato pestato a sangue, fino a rompergli delle ossa, e il suo amico nvajo è stato ucciso a sangue freddo, e i rifornimenti per i Navajo sono stati rubati... E TEX LI LASCIA ANDARE, PERCHÈ "MESSO AL CORRENTE DELL'ACCADUTO, DECIDE CHE, DATE LE CIRCOSTANZE, UNA CACCIA SAREBBE DEL TUTTO INUTILE" (A parte la rassegnata passività del Tex di Nolitta, questa è una delle frequenti illogicità presenti nelle sue storie. Tiger ci ha messo "parecchie ore" procedendo con fatica a passo d'uomo verso il villaggio centrale della riserva. A parte che Tex potrebbe fare segnali ai Navajos più vicini al confine, il Tex di GL Bonelli era in grado di seguire tracce vecchie di GIORNI. il Tex di Nolitta non sa seguire le tracce, se serve a Nolitta per la storia) Tex: "Sei sicuro di avere capito bene il nome?" Tiger "El Muerto... ha detto proprio così, El Muerto Tex "Per Giove, Per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare di avere mai avuto a che fare con qualcuno che portasse questo soprannome!" [notare il parlare forbito e notarile] Tex: "...e anche la descrizione che me ne hai fatto non mi aiuta per niente. Mai visto prima un tizio del genere" Tiger "Gran brutto tipo" Tex "in fondo, potrebbe trattarsi del solito bullo in cerca di reputazione, che ha scelto me nella speranza di uscirne vivo e carico di gloria... e sapendo che non sono uomo da accettare un duello senza una grave motivazione (???? ) , ha deciso di offrirmi una buona ragione per impugnare la pistola" Tiger: "Se è così, ci è riuscito in pieno, perchè sono certo che ci andrai, a quell'appuntamento! Non è così, Tex?" Tex "Uhm... ci sto giusto pensando, Tiger! È chiaro che non posso mandare giù un rospo del genere, però, prima di cedere alla provocazione di quel fanatico, voglio cercare di sapere qualcosa di più sul suo conto!" Insomma, a parte che il Tex flemmatico e paziente che si vede qui somiglia di più a Sam Willer che a Tex, e prima di muoversi deve sapere, deve verificare, deve fare indagini, non si può inseguire qualcuno che ha solo poche ore di vantaggio senza fare indagini approfondite, signora mia... ma... se questo dialogo lo leggete senza vedere sotto i disegni di Galep, se togliamo la frase di Tiger dove lo chiama per nome... DA DOVE CAPIRESTE CHE È TEX CHE PARLA? È un dialogo totalmente anonimo. Usa un linguaggio freddo e notarile. Come unica imprecazione usa "per giove". Se non fosse che è troppo lungo e prolisso, potrebbe essere un dialogo di Capitan Miki, o del Grande Blek, o di Ken Parker. NULLA in questo scambio ha il minimo sapore di "texianità". Vogliamo vedere come reagisce il Tex di GL Bonelli in una situazione quasi analoga (Tiger pestato da un branco di delinquenti, senza bisogno di uccidere un navajo e affamare le donne e i bambini della tribù per vedere se Tex alza il culo), da "Adios Amigo" (la seconda storia, quella di Helltown) Tiger: "credo di avere un mucchio di ossa rotte!" Tex "come è successo?" Tiger:"Sono capitato in un piccolo villaggio pieno zeppo di pazzi criminali" Tex "Helltown?" Tiger: "Già ...proprio Helltown. Avevo appena messo piede a terra, che mi sono saltati addosso in quattro o cinque e mi hanno steso!" Tiger: "Ma voi come conoscete quel buco d'inferno? ...e dove avete preso i muli?" Tex "Storia lunga, Tiger. Manda giù un sorso di questo e ti racconteremo" Didascalia: per una buona mezz'ora, i tre pards si danno da fare per pulire, disinfettare e bendare alla meglio il loro sfortunato compagno Kit: "E il braccio?" Tex: "non possiamo farci niente per adesso! Come ti senti?" Tiger: "Come se mi avessero tirato fuori da sotto le ruote di un carro" Tex "Uhm... se fossi finito sotto un carro, saresti forse meno malconcio di come sei! Tiger: "Mi hanno pestato duramente, eh?" Tex: "Puoi dirlo! E l'avessero fatto ad un altro, un simile trattamento, a quest'ora quegli uccellacci non sarebbero lassù a rodersi il fegato per la rabbia! [la vignetta mostra gli avvoltoi in volo] Carson: "Al diavolo! Il banchetto di quelle bestiacce è solo rimandato perché sono certo che, appena possibile, organizzeremo una tale "fiesta" con fuochi d'artificio da procurare a tutti gli avvoltoi della regione la più colossale indigestione della loro vita! È evidente come: 1) Il dialogo è perfettamente riconoscibile, anche senza i disegni di Letteri, si capisce subito che è un dialogo di Tex 2) I dialoghi, tranne quando c'è una dichiarazione di vendetta come quella di Carson qui, è fatto di scambi brevi e secchi, senza fronzoli. 3) Il linguaggio è semplice, anche se "colorito": invece di usare un linguaggio notarile, si usano termini come "buco d'inferno" e "fiesta" e (in una parte che non ho trascritto) "i primi passi sulla pista del paese delle ombre" 4) Non dicono "Per Giove" e nemmeno "perdirindina", dicono "Al diavolo!" e (in una parte che non ho trascritto) "All'inferno" e "dannazione" Come proseguono poi le storie? GL Bonelli: i psrds si fingono indiani, e iniziano a tormentare e terrorizzare gli abitanti di Helltown. Quando Tiger guarisce (l'hanno aspettato per farlo partecipare alla "fiesta") mettono sotto assedio il paese e gli danno fuoco e lo radono al suolo, iniziano a impiombare i superstiti finchè non si arrendono, pestano quelli che hanno pestato Tiger, e scacciano via i superstiti dopo avergli tolto ogni cosa che posseggono, compreso armi e denaro, lasciandogli solo i vestiti che hanno addosso e i viveri per sopravvivere (il denaro degli abitanti di Helltown e tutto il resto dei loro averi verrà donato agli abitanti delle città vicine taglieggiati per anni da quei banditi) Guido Nolitta: El Muerto continua per pagine e pagine a prendersi gioco di Tex. Feriscono anche Kit (notare che Kit, come Tiger in precedenza, si lascia sorprendere come un pivello da qualcuno che si avvicina abbastanza da colpirlo senza che questi sospetti nulla, e parliamo di gente dall'aspetto non certo rassicurante), uccidono un suo amico sceriffo con lui in città, quando finalmente si scontra con El Muerto lo fa senza pensare che in un saloon ci sono ostaggi, deve mollare la pistola come un pirla, e si farebbe impiombare se El Muerto, nella sua bontà e misericordia, non decidesse di graziarlo salvandolo dai suoi soci perchè vuole farlo fuori con accompagnamento musicale. Anche l'ostaggio viene pestato, senza che Tex (che è rimasto a bere nel saloon per annegare i dispiaceri) possa fare nulla. Successivamente Tex cade in un agguato dei tirapiedi di El Muerto, che imbaldanziti dal vedere un ranger così scarso, vogliono ucciderlo loro. Tex ci casca come un pollo e per lui sarebbe morte certa (ma va?) se Tiger Jack non saltasse fuori dal nulla a salvarlo. Quando FINALMENTE (erano due albi che tergiversavano) Tex arriva all'appuntamento sulla Boot Hill, Tex ed El Muerto... PARLANO PER 48 (QUARANTOTTO!) PAGINE! Prima El Muerto spiega a Tex chi è, e come mai ha il carillion, poi Tex spiega come ha trovato lui e i suoi fratelli, e la lotta (in cui Tex... ma che sorpresa, perderebbe e sarebbe ucciso, dopo essere stato preso a pugni da uno più bravo di lui a menare, se non estraesse la pistola e ammazzasse un uomo disarmato sparandogli nello stomaco (tre colpi, mica uno...). Alla fine duellano. Tex vince. Fine. Alla fine, se levi i lunghissimi dialoghi (ce ne sono di pallosissimi con astanti, vecchietti, etc), le scene in cui El Muerto pesta e ferisce Tiger e Kit e la scena in cui El Muerto sconfigge Tex e gli fa grazia della vita quando Tex è impotente davanti a lui, e il lunghissimo flashback per spiegare che Tex se perde a pugni spara all'avversario disarmato, la trama, l'intreccio, in pratica è "El muerto sfida Tex. Duellano, e Tex vince". E questa sarebbe "una bella storia di Tex"... ma se non arriva nemmeno ad ESSERE UNA STORIA DI TEX!!!!! Per me non è nemmeno una bella storia. una sequenza di gente pestata sadicamente, di vittime innocenti, con il cosiddetto "eroe" che tergiversa tipo Amleto, e poi vince in tre pagine. Almeno "il giudice Maddox" aveva uno sviluppo e una serie di eventi diversi, non una simile ripetitività... Ho comunque un idea del perchè alcuni possano giudica più "lunghi" i dialoghi (dimostrabilmente molto più corti) di GL Bonelli. I dialoghi di GL Bonelli sono "sviluppati in lunghezza", con ballon brevi e secchi, intervallati da dichiarazioni più lunghe, e variando di registro per non annoiare svolgendosi su più pagine. I ballon li leggi tutti, ci sono quattro parole, se ne salti quattro non leggi niente. I dialoghi di Nolitta sono ripetitivi, ripetono più volte lo stesso concetto, non occorre che li leggi tutti, puoi dare un occhiata alle prime righe e saltare il resto. (la tipica "lettura manga", a sentire quelli che dicono che i giapponesi flippano le pagine per leggerli rapidi come un film senza curarsi molto dei dialoghi), se sei abituato a leggere così da Facebook (che se non lo leggi così ti porta via una vita), Nolittà e leggibile in questa maniera più "moderna" che si traduce nel non leggerlo tutto.
    3 points
  49. udite udite!!!! io vado vicino comunque alle opinioni di Mcparland( in realtà, io apprezzo di Glb più le trame e meno i dialoghi). Credo sia una questione di età: per uno della nostra generazione, possono apparire scritte in modo datato. Non dico che lo sono, ma che così risultano per noi. Per quanto, se le storie di Nolitta magari mi appassionano di più, le leggo sapendo che quello spesso non è il vero Tex. Io concordo con Borden. All'epoca "El Muerto" mi scandalizzò tanto quanto "Mingo il Ribelle". Tex che spara nello stomaco ad un bandito disarmato. Tex che viene preso a pugni. Tex che suda e pare isterico... e, a parte il solito problema di Nolitta (che non ha mai, mai, scritto un avventura di Tex Willer, ma solo quelle di un omonimo che non aveva niente in comune), per me è molto più invecchiata delle storie di bonelli! Credo che, come troppo spesso avviene, una storia appare "epica" solo per le conseguenze e il pericolo. Cioè, c'è gente che considera "epico" per esempio l'ennesimo cross-over puttanata della Marvel o della DC, perchè "hanno distrutto 5.000 universi!" quando poi la storia era tutta fatta di gente che parlava e diceva tecnobubbole, e non aveva alcun senso. Idem El Muerto. Se chiedi alla maggior parte dei suoi estimatori perchè è una bella storia, è perchè "finalmente Tex è in difficoltà". Come se leggessero Tex da una vita e sperassero che qualcuno lo faccia fuori, come gli astanti in "mingo il ribelle". Se giudichi le storie in quest'ottica strampalata (ma purtroppo diffusissima) una storia in cui Tex non sa nemmeno tenere una pistola in mano e viene picchiato da un bambino di 9 anni dovrebbe essere epica e indimenticabile, no? No. Un opera si guarda e di giudica in base a come è realizzata. Ed El Muerto è un colabrodo. Della caratterizzazione sbagliata e incoerente dei poersonaggi ho già scritto. Ma anche ambientare una storia di Tex in uno spaghetti-western, vuol dire che oltre a non capire il personaggio, non ne capisce nemmeno il mondo. Invece di "Sentieri Selvaggi", come base hai "Gringo, preparati la bara, che arriva Sabata". Quale dei due generi è immortale? Quale è oggi ricordato solo dai cultisti del trash? (Leone fa storia a parte, chi crea un genere di solito non ne fa parte, i generi sono creati dagli imitatori). E la trama? "un tizio sfida Tex. Tex lo fa fuori, anche se il tizio è più bravo, più veloce, più furbo, più intelligente, più simpatico di Tex, perchè il tizio prova emozioni e Tex no". Alla faccia della trama appassionante, davvero, una roba paragonabile a "sulle piste del Nord" o a "il figlio di mefisto", davvero... Non discuto che a qualcuno possa piacere. Ma allora quel qualcuno è Nolittiano, e dovrebbe leggere Zagor, non Tex. Quella non è una storia di Tex... Riguardo alla "nostra generazione"... io sono della generazione che ancora leggeva un casino di roba varia, non si era ancora neerdizzata schiava della TV e dei generi prefabbricati, e fatico delle volte a capire i gusti di una generazione che preferisce Young Signorino agli Stones. Però per quello che vedo, Nolitta è (purtroppo) molto più "superato" di GL Bonelli nello stile (estremamente verboso, melodrammatico), nei riferimenti culturali e più in generale nella visione dell'eroe come sconfitto, destinato al fallimento in un mondo senza bene o male. Non è un caso per me che autori più moderni abbiano voluto "modernizzare" Zagor togliendogli tutta quella complessità "grigia" anni 70, modificandone il passato rendendolo un "buono senza macchia", che combatte come emissario delle potenze del Bene contro gli Dei del Male (una cosa più antinolittiana non riesco ad immaginarla). Non è un caso se Nolitta oggi non ha (artisticamente) veri "eredi", e tutte le sue creazioni sono state snaturate in quella maniera per renderli più assimilabili dai lettori "moderni" Riguardo a Bonelli, il problema principale per me è che oggi, i lettori sono abituati alla pappa pronta, con il personaggio che gli spiattella tutto subito e in genere ha sempre la stessa psicologia. Tex è un persoaggio naturalmente complesso, non perchè sia stato creato con chissà quali ambizioni letterarie, ma semplicemente perchè, essendo modellato sulla mentalità di un essere umano (l'autore, Bonelli) di cui era alter-ego, cambiava con lui man mano che cambiava il mondo, e non è un robottino con schemi tipo "non spara mai alle spalle" o "non uccide" tipo un supereroe. Tex agisce diversamente in base alla situazione e alle sue emozioni. Non è un robottino, di fronte ad un semplice rapinatore gli offre la possibilità di arrendersi, ma di fronte a Fraser gli spara nelle gambe e nelle braccia e lo lascia divorare dai lupi. un personaggio simile deve essere CONOSCIUTO COL TEMPO, leggendosi un sacco di storie, non ti spiattella tutto nelle prime 20 pagine. Inoltre per decifrarne le emozioni devi interpretarne i gesti, perchè non te le dice. Ritorniamo ad El Muerto: QUEL Tex è più semplice e banale. Strilla le sue emozioni in faccia al lettore. Ma non ha spessore, non ha profondità, non c'è nulla da scoprire. (Nolitta scrive molto meglio Zagor e Mister No perchè loro li può "abitare", sono per lui quello che è Tex per suo padre, ma Tex no, lo vede sempre dal di fuori, e con un certo astio). Così il lettore superficiale o inesperto può dire "finalmente una storia in cui Tex prova emozioni! Guardalo, suda, strilla, fa dei gran monologhi!" Perchè, voi se non strillate, sudate o fate monologhi, non provate emozioni? Il Tex di GL Bonelli le emozioni le mostra a chi lo conosce, nei gesti e nelle azioni. Come fanno gli esseri umani e non le maschere. Vederlo agire così contro Fraser non fa vedere molto chiaramente la sua rabbia, anche se noin strilla monologhi al cielo? il fatto che in precedenza fosse disposto a mettersi in una specie di trappola in una missione forse suicida solo per impedire ad ogni costro agli indiani di passare non dice molto su cosa ha provato quado ha visto Goldeena bruciare, a miglia di distanza e senza poter fare niente per salvarla, per un suo errore, per aver salvato Fraser? Tex, quello vero, va conosciuto. Non ti spittella tutto quanto in venti pagine strillando tutta la sua (scarsa) profondità...
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  50. Lo dice lo stesso Tex, più avanti. Ma l'hai letta la storia? TUTTE le "prove" che porta, nelle pagine finali, sulla colpevolezza del ragazzo, sono precedenti alla sua partenza e dice LUI che se ne era era già accorto. Notare che sarebbe partito senza DIRE NULLA allo sceriffo, lasciando ad "arrangiarsi", anche se sceriffo non essendo stato presente alla scena, per esempio non poteva sapere com'era la ferita prima di essere medicata. Insomma, Tex gli ha deliberatamente nascosto delle prove, e poi se ne stava andando fregandosene di tutto... Ok, a questo punto non te lo chiedo nemmeno più, è chiaro che la storia non l'hai letta, al massimo l'hai sfogliata. Tex e Carson non stavano "arrivando". Vedono da molto lontano gli avvoltoi calare, e spronano i cavalli per andare a vedere cos'è successo. Arrivano che gli assalitori se ne sono andati da un pezzo e gli avvoltoi si sa che non scendono finché non è tutto fermo. Insomma, il ragazzo si è piazzato lì, in attesa di qualcuno (probabilmente lo sceriffo quando la diligenza non sarebbe arrivata in orario), con l'intenzione di stare fermo mentre gli avvoltoi beccavano i cadaveri, mentre i suoi compari si erano allontanati da ore (gran piano, eh?) E non c'è una sola ragione al mondo perché lo faccia. Nizzi non ne dà nessuna. E anche chi difende la storia, finora non è stato in grado di arzigogolare un qualunque motivo per una mossa così stupida e insensata. Davvero, non ha un senso.
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