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  1. L'amico Francesco Bosco ha fatto del "manierismo" di Aurelio Galleppini e di tutti gli altri disegnatori (italiani o internazionali) due bei libroni e dovrebbe essere a buon punto con il terzo. L'ha fatto per amore di quel Tex e per lo stesso Galleppini, al quale ha reso uno straordinario omaggio, peccato che non tutti l'abbiano capito e non gliel'abbiano perdonata. Bisognerebbe scindere le due cose: si parlava di schemi narrativi, non di parti copiate di sana pianta o imitate con lo stile "manierista". Ora se a un autore viene richiesto di mantenersi fedele, cioè ha quella formale richiesta da parte dell'editore, quello deve fare. Berardi, la sua storia è finita nel maxi: impubblicabile perché non adatta agli standard della serie regolare, cioé Berardi al posto di Nizzi non sarebbe durato fino al panettone. Sergio lo chiedeva fino alla nausea anche ai disegnatori: Buzzelli dice di essere partito cercando di mantenersi nella linea di Galep, poi non ha retto. Buzzelli era uno dei tanti disegnatori chiamati a dare una mano ai vari Galep e Ticci e non superò la prova. Risultato: a casa! Il suo texone fu pubblicato dopo quattro anni e i volti dei personaggi subirono un lifting redazionale. Questa è una notizia che nessuno ha voluto commentare: Sergio ha censurato Buzzelli come Wilson! Insomma: questa era la via. Sergio era ben conscio che gli anni ottanta e i novanta (e così a lungo andare) non avrebbero repplicato i successi di vendita degli anni sessanta e settanta. Tanto più quando i lettori avrebbero scoperto che dietro le storie non c'era più GLB. Niziz fu costretto a eclissarsi, cosa che gli costo tanto. La consegna era di creare un prodotto riconoscibile e questo Nizzi è riuscito a farlo benissimo e Sergio, almeno all'inizio, glielo riconosceva (Nizzi ha scritto ininterrottamente quasi da solo tutte le storie della regolare dei texoni dei maxi fino al 2007). Quello che Monni chiama manierismo, con una connotazione negativa e un velato disprezzo nei confronti della scrittura di Nizzi tende a non considerare che c'era da salvare un personaggio, una casa editrice, i posti di decine di collaboratori, di autori e disegnatori che lavoravano per Tex e per altri personaggi (va bene per Diso e soci che non avrebbero una "pensione" altrimenti). Carlo avrebbe dato un calcio nel sedere a Nizzi e avrebbe arruolato subito D'Antonio, quello che era bravissimo ma non riusciva a capacitarsi come il suo fumetto vendesse un decimo in confronto al Tex. Siamo realisti. Gli intervento redazionali erano numerosissimi, invasivi e soprattutto non negoziabili. Zhenda non deve morire, per esempio. Nizzi non era curatore di se stesso come lo è Boselli. Questo si può fare e questo no: il nipote di Tex, ma che scherziamo ? Con Sergio non avrenmmo mai visto "Nueces Valley", non con quel Sergio. Certo Nizzi non è riuscito al 100% nel ricreare l'opera di GLB, innanzitutto non era Tex come invece lo era GLB, il carattere era all'opposto. A Nizzi interessava scrivere i gialli, si è dovuto adattare al West (che comunque aveva già praticato con un certo successo con le storie brevi di Larry Yuma), è uno scrittore avventuroso, che conosce la letteratura avventurosa, ma non possiede il genio creativo che fu quello di GLB, che resta unico nel quadro nel novecento. Gli fu chiesto di imitare pedissequamente quelle storie e lui si è dovuto piegare: questo comportava scrivere le solite frasi che tutti conoscono, ricopiare altre porzioni di testo, rifarsi anche spudoratamemte a certe sequenze: il manierismo. L'ha fatto quando probabilmente avrebbe voluto avere le mani meno legate sin dall'inizio, quando questo è avvenuto sono nate le sue grandi e più belle storie (quelle a cavallo degli anni novanta) fino al momento in cui ha avuto la crisi. Continuate a fargliene una colpa, avete capito tutto. Non sono l'avvocato di Nizzi, sono un estimatore della sua opera anche se ho iniziato a leggere Tex prima che lui iniziasse a scriverlo, con le ultime di GLB e le tante di Nolitta, non proprio il massimo insomma. Per il resto i contatti (pochi) che ho avuto con Nizzi sono stati quelli di un autore con "uno di quelli che scrivono (male di lui) su internet", gente che proprio detesta. Non fraintendete, sempre corretto e professionale. Alla fine ho detto basta perché io ero alla ricerca di notizie e si stava quasi per litigare. Quindi umanamente sono abbastanza deluso. Avevo un'intervista per cui mi aveva già detto di si per il Magazine, ho lasciato perdere. Questo detto perché non ho peli sulla lingua, ma ormai l'avrete capito da un pezzo.
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  2. Se fossi un tizio suscettibile, potrei risentirmi un po' di questa risposta che mal cela l'intento di mettere in dubbio le mie capacità cognitive, su un punto poi che ho sempre condiviso in passato, ma non lo sono e ci passo sopra, a maggior ragione del fatto che reputo che tu sia un utente preparato e interessante, ma credimi, il confine fra l'arroganza ed essere il primo della classe a volte diviene molto labile. Ecco un punto su cui mi trovi d'accordo, ma è anche vero che noi ragioniamo da lettori, gli addetti ai lavori devono considerare altri aspetti che esulano da quello squisitamente tecnico. Ormai è ovvio che la Bonelli senza le vendite di Tex, se la vedrebbe brutta, di conseguenza è utopia pensare che fin quando i numeri lo permettono, la redazione decida di tagliare gli extra per far contenti utenti come noi. E' come se un club di calcio decidesse di non giocare la champions solo perchè la numerosa mole di partite stagionali influisce sulla qualità del gioco espresso e i soldini dove li mettiamo? Considerando questo elemento, venale quanto vogliamo ma fondamentale in un azienda, noi lettori di lungo corso ci dovremo abituare all'andazzo e in tal ottica nel mio commento, esprimevo la personale opinione che preferirei alla lunga un bis annuale estivo, nel formato tradizionale e in bianco e nero, rispetto a uscite come il color brevi autunnale o il maxi con due storie complete. Preferenza soggettiva e opinabile ma non vedo perchè non dovrei esporla. Giusto, ma permettimi di dire che l'ironia che traspare dalla tua frase è superflua nei confronti di un utente come me che ha sempre riconosciuto e rispettato gli autori e l'immensa mole di lavoro che sta dietro l'universo delle nuvole parlanti. Non potrei fare altrimenti, visto che, anche se non professionalmente, so bene quanto fatica si faccia a scrivere e disegnare. Detto questo, qua la mano hombre e senza rancore, il prossimo giro al banco lo offro io!
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  3. Partiamo dalle note positive: Casertano. Che va al di là delle mie aspettative. Certo, è un disegnatore che mi è sempre piaciuto, sin dai suoi primi mitici Dylan Dog (di cui ha disegnato gran parte delle storie migliori), ma temevo che il suo tratto fosse troppo "grottesco" per Tex. Inoltre, avevo visto un netto calo (IMHO) nelle sue ultime opere, su Dylan Dog e su Le Storie, un tratto molto più "grossolano". Che però potrebbe essere stato causato dai noti problemi recenti della Bonelli sugli scan fatti male e frettolosamente delle tavole, un problema che, quando vedi il risultato finale, è indistinguibile da un disegno semplicemente fatto male (e non tutti sono come Frisenda che quando vedono la loro opera massacrata da scan fatti da cani denunciano la cosa pubblicamente, certi disegnatori manco leggono le storie pubblicate...) In questo Texone invece tutti questi timori si sono rivelati per fortuna infondati: ritrovo il Casertano che ha sì un inchiostratura "pesante" (e quella l'ha sempre avuta) ma che non trascura le linee più sottili quando servono, e che mette comunque il suo stile un po' "grottesco" al servizio della storia e dei personaggi senza esagerare. Deve solo migliorare un po' le fisionomie di Tex e Carson (già comunque più che accettabili per me), ma su un Texone ci sta. E proprio per la caratteristica della collana dei "Texoni", di essere degli showcase per i disegni, basta questo per dargli una larga sufficienza e valere il prezzo (a proposito, un albo gigante da 240 pagine a 9,90 Euro è regalato, in proporzione costano molto di più gli albi delle serie regolari Bonelli a 4,40 euro per 94-110 pagine di piccolo formato...) Quando passiamo alla sceneggiatura invece iniziano le dolenti note... Avete presente quando, dopo che hai notato una cosa nei film o nei disegni di qualcuno... poi non puoi più fare a meno di notarla? Ecco, mi sta capitando con Ruju. Dopo aver notato nelle ultime storie sulla serie regolare la sequenza di colpi di scena seguiti dai tipi "Super Easy, barely an inconvenience", e il conseguente effetto "what the fuck...", adesso non riesco a non notarlo, anche in storie dove ce ne sono di meno. Rujo sceneggia per arrivare a "momenti da film" strattonando coerenza e credibilità per arrivarci, e poi spesso li scioglie in maniera assurdamente banale. In questa storia, è chiaro che Ruju era "fissato" con l'idea del cannone sepolto pieno d'oro, e della scena finale con la corsa folle e l'oro che cade sul corpo. Scene molto "cinematografiche" ma presentate qui senza un senso. Piuttosto che trovare la maniera di darglielo (o cercare un idea diversa) Ruju abbandona proprio l'idea che le cose in una storia debbano avere senso. I soldati si trascinano dietro 1200 kg di cannone per trasportare 200 libbre (90 kg) d'oro, per un volume di 0,0047 mc, un cubo di circa 16-17cm di lato (un po' di più per la forma delle monete, magari). Divisi fra tutti gli uomini (in una vignetta ne conto minimo 30) sono meno di 3 kg a testa. In ogni caso se mollavano il cannone e le caricavano sui muli, quei poveri muli facevano meno fatica e andavano più veloce. (e quei soldati stavano FUGGENDO, quindi la velocità era essenziale). Inoltre, in quella maniera se vengono raggiunti, il cannone è inutilizzabile. Si potrebbe pensare che quel cannone gli serva e non possano liberarsene... se non fosse che dopo un po' lo seppelliscono. Anche questo fa a pugni contro ogni logica. Perchè seppellire un CANNONE dovendo scavare una fossa di più di 3 metri di lunghezza per più di un metro di profondità... per seppellire una quantità d'oro che sta in tre scatole da scarpe? Per rendere l'oro più facile da trovare per eventuali inseguitori? (anche perché ti voglio vedere, di notte, a nascondere le tracce di un cannone da una tonnellata...). E per aspettano di essere in territorio Apache per fare stà manovra insensata? L'oro poteva benissimo essere sepolto in una sacca nel punto dove si erano accampati, e un intera compagnia di soldati in marcia avrebbe cancellato ogni traccia. E si potevano tenere il cannone se gli serviva. E anche se non fidavano a far vedere alla truppa dov'era (e allora perchè la truppa si sarebbe dovuta fidare di loro?) per seppellire una cassettina o una sacca mica dovevano allontanarsi di chilometri... E come può essere credibile che non trovino subito le tracce del cannone? Dell'insensatezza della scena finale si è già detto. Sarà anche stata in discesa, ma erano su uno sterrato, fuori pista, con un cannone che era stato sepolto a lungo, con le parti metalliche arrugginite e quelle di legno marce, e ti voglio vedere anche solo a dare lo "strattone" iniziale per farlo muovere (se bastava la discesa era già partito, ma visto che non era una pista di pattinaggio...). Oltretutto se ci fate caso nei disegni, quando parte tirando con un solo cavallo quella massa da più di una tonnellata di metallo arrugginito, sono IN PIANO. (pagine 213, 214, 216, 218, etc, è solo DOPO, non si sa se perché con quel cannone ha cavalcato velocissimo arrivando alla calata, o se si è piegata la strada, che si trova ad andare in discesa. Ma Ruju voleva arrivare a tutti i costi alla "scena madre finale", con la "poetica" cascata d'oro, e allora amen... E pensare che non si è accorto che nella sua storia c'era qualcosa di molto più interessante di un cannone buono solo per quella assurda "scena madre" finale: la città stessa di Old South, che come hanno già fatto notare altri, è molto più interessante e originale di un cannone e dell'oro... ma che viene trattata praticamente da "citta western standard numero 15"... Viene usata praticamente solo come scusa per non far svelare al sindaco l'ubicazione dell'oro, con l'idea che se la svelasse, tutti fuggirebbero dalla città... ma perchè? A parte che potrebbero essere destinati a opere pubbliche di uso comune, davvero quella cifra suddivisa fra oltre un centinaio di abitanti ormai, spingerebbe la gente ad abbandonare case, bestiame, fattorie, che hanno comunque un valore? Semmai il rischio è con quel denaro la città si ingrandisca troppo, non che si spopoli... E i momenti ""Super Easy, barely an inconvenience"? Ci sono, ci sono, anzi mi meraviglia che nessuno abbia sottolineato il primo: 1) pagina 33-39 Tex e Carson sono in pericolo, stanno fuggendo da almeno 12 (contateli) indiani che li inseguono! Gli indiani hanno cavalli più freschi e sono armati di fucile! Oddio oddio, come se la potranno cavare i nostri eroi adesso? "Super Easy, barely an inconvenience", basta che si girano e fanno semplicemente fuori tutti gli indiani, allo scoperto, da da pochi metri (ma Faraci non era stato cacciato per scene simili?). E allora ci si chiede perché fuggivano, per non far male agli indiani? 2) Pagina 78-80, scena madre, Bernie sta per essere ucciso, come potrà mai salvarsi? "Super Easy, barely an inconvenience", sta vaneggiando, quelli sono Tex e Carson (lo usa più volte in questa storia il trucchetto di farci vedere scene madri mai realmente accadute) 3) Pagina 127-134, scena madre, Tex legato al palo della tortura, come potrà salvarsi? "Super Easy, barely an inconvenience", e non sto a scrivere come fa che mi scappa ancora da ridere... 3bis pagina 184-188, no, questa non la conto, qui almeno si è sforzato di far agire Carson con astuzia cercando il momento giusto, facendo insomma uno sforzo, ci può stare. 4) Pagina 202-204 la morte di Carson. A differenza di altri ho capito subito che era una frottola (troppo telefonata dal fatto che un racconto di un indiano e non qualcosa che ci iene mostrato dalla solita telecamera onnisciente). Ma bastava mettere l'indiano che la raccontava. No, ce la fa proprio vedere. È una scena madre. Che importa se non avviene in realtà? E quindi la conto... "Oddio Carson è morto!" "Super Easy, barely an inconvenience", non è morto davvero, tutte frottole. 5) "arrivano i militari e Tex non li convince, cosa potranno fare?" "Super Easy, barely an inconvenience", arriva Cochise con i rinforzi e risolve tutto Inoltre, davvero troppa, troppa gente che arriva "di sorpresa", ad aggiungere colpi di scena, a pochi metri da altra gente, magari a cavallo, senza che nessuno si accorga di nulla... è un classico trucchetto cinematografico che funziona perché lo spettatore non ha il tempo per ragionarci su, nei fumetti sarebbe meglio non abusarne così... insomma, è ormai troppo chiaro che Ruju sta sceneggiando a "formula", e con una formula davvero troppo ripetitiva, sempre passando da una scena madre all'altra senza risolverle adeguatamente. E questo rende le sue storie come dei videoclip, attimi spettacolari, ma alla fine non diventano un intreccio appassionante. Anzi, l'immersione del lettore cala dopo ogni "Super Easy, barely an inconvenience". Il mio consiglio per lui sarebbe di liberarsi di questa abitudine. Sforzarsi di fare storie senza utilizzare mai quella formula, uscire dalla routine, e utilizzare "muscoli narrativi" che sembrano essersi atrofizzato in queste sequenze di scene madri... diventerebbe un autore più vario e meno prevedibile, come minimo, .
    5 points
  4. Rimango dell'idea che un minimo di tolleranza va pure usata sotto l'aspetto della sintassi. E' vero che un messaggio sconnesso diviene di difficile lettura, ma le lezioni pubbliche sono poco eleganti, a mio avviso. Se un utente non si esprime in maniera adeguata, o si ignora il messaggio o si segnala ai moderatori, che in privato avranno modo di indurlo a correggere gli errori di forma e di ortografia, visto che è pure previsto dal regolamento. Perdonate lo sfogo e soprattutto senza rancore Carlo, ma per quanto tu possa avere ragione, trovo un po' irrispettoso schernire un utente per eventuali carenze di base o alludere alla sua mancata capacità di comprensione. Il nostro Tex un atteggiamento del genere lo avrebbe biasimato.
    5 points
  5. Be', nell'intervista Nizzi dice questa frase: "Oltre al dialogo studiai le trame, che avevano tutte lo stesso schema, differenziandosi solo per l’ambientazione. " E questa è una sciocchezza, perché se è vero che alcune storie (per esempio quelle cittadine) hanno a volte una trama simile (ma quasi sempre con variazioni decisive), è altrettanto vero che GL Bonelli nelle sue quasi 200 storie di Tex ha saputo variare notevolmente gli schemi narrativi cercando di rinnovarsi fino alla fine ("Il figlio di Mefisto" è diversa da "Diablero" che è diversa dal "Fiore della morte" che è diversa da "Le terre dell'abisso" che è diversa da "La gola della morte", che è diversa da "Il marchio di satana", per restare solo nel filone fantastico). Semmai è Nizzi che ha studiato il Tex di GL Bonelli e ne ha in gran parte replicato pedissequamente alcuni schemi (quelli che gli erano più consoni) e il linguaggio. Per quanto riguarda la visione di Tex come un "bagno tiepido in cui immergersi" e dei suoi lettori che "desiderano che quei sapori siano sempre gli stessi" a me non sembra una definizione molto lusinghiera. Certo, un lettore che legge una serie (non solo Tex) da anni e anni finisce per apprezzare anche i leitmotiv e certi cliché che inevitabilmente si ripetono, ma il motivo principale per cui un lettore continua è che vorrebbe trovarvi sempre nuove storie che lo appassionino, che lo facciano divertire, che lo stupiscano o lo emozionino. Non a caso, qui nel forum i nizziani (e non solo) citano continuamente "Furia rossa" e "Fuga da Anderville", che sono tutto tranne che "un bagno tiepido" e sono forse le storie più originali scritte da Nizzi (diverse da quelle di GL Bonelli), oltre che quelle con meno bistecche e patatine e clichè vari... Se non ci fossero state storie simili - e non ci fossero tuttora - a mio parere tantissimi lettori non avrebbero proseguito.. Interessante, semmai, quando Nizzi nell'intervista, tra i motivi del successo di Tex, cita anche "il forte senso di amicizia che lo lega ai pards, così totale da suscitare nei lettori un profondo senso d'invidia e di partecipazione". Questo penso che sia vero e tutti gli sceneggiatori ne hanno sempre tenuto conto. Inconsciamente il legame inossidabile dei 4 pards è un punto di riferimento per tutti i lettori di ogni epoca. L'altra cosa che mi ha divertito è questa: "Già nel 1981, al mio arrivo in Bonelli, Sergio commentava che con Tex si era ormai raschiato il fondo del barile, per dire che erano già stati sfruttati tutti gli spunti possibili e per non ripetersi bisognava fare i salti mortali" Sono passati 40 anni esatti e Sergio si è sbagliato clamorosamente! Altro che raschiato il fondo del barile, in questi 40 anni ci sono state alcune delle più belle storie di Tex in assoluto, tutti i Texoni, "Nueces Valley" e ancora la nuova serie "Tex Willer" che è appena all'inizio!
    5 points
  6. Dimenticavo... Far scrivere meno autori? Tipo quando c'era solo GL Bonelli? Io ho sempre visto, come regola assolutamente generale nei fumetti, che troppi cuochi non sono mai una cosa positiva. L'Asterix migliore è quello di Goscinny e Uderzo. Il Blueberry migliore è quello di Charlier e Giraud. Lo Zagor migliore è quello di Nolitta e Ferri. Il Dylan Dog migliore è quello di Sclavi, Stano, Casertano e pochi altri. NESSUNA di queste serie è mai migliorata quando invece di un unico sceneggiatore hanno iniziato ad alternarsi più autori ai testi. Non è nemmeno necessario che questi autori siano i creatori del personaggio: il migliore Paperino è quello di Barks, e anche quando condivideva le pagine Walt Disney's Comics and Stories con altri autori, era per le sue storie che i lettori la compravano. Il miglior Daredevil è quello di Miller e Mazzucchelli, un solo sceneggiatore e un solo disegnatore, non un comitato direttivo con trenta cuochi come quello che ha realizza certi megacrossover. Non è nemmeno questione di avere mostri sacri: il Daredevil di Ann Nocenti non è al livello di quello di Miller, ma è comunque anni luce meglio del pastone di storie di autori vari che l'ha preceduta e l'ha seguita. Avere troppi cuochi abbassa SEMPRE la media, fa perdere direzione e identità alla serie, diventa un "omogeneizzato" di stili diversi senza una sua identità. Anche quando un "autore principale" c'è e imposta un identità e una direzione per la serie, come Castelli per MM o Sclavi dopo i primissimi numeri, comunque le storie di altri autori sono praticamente dei fill-in, il lettore li percepisce come "tappabuchi" (e questo indipendentemente dalla qualità degli autori: le storie di Castelli di Dylan Dog sono molto inferiori a quelle di sclavi, che a sua volta era inferiore a Nolitta su Zagor, che a sua volta era inferiore a suo padre su Tex, che a sua volta non ha fatto certo storie memorabili di Zagor, etc..) Quindi, avere un unico sceneggiatore (con pochi disegnatori) su una serie? Se fosse possibile sarebbe l'ideale. GL Bonelli ai tempi ci riusciva, ma di Tex uscivano 1320 pagine annuali, non quasi 4000.... Verificando su Dime Web, tu hai sceneggiato in media circa 1500 pagine all'anno di Tex negli ultimi 10 anni (piu circa 500 di Dampyr e altro), quindi se esistesse solo la serie mensile come ai tempi di GL Bonelli potresti sceneggiarli tutti tu. Con il Texone ci potresti stare ancora dentro. Con Tex Willer le pagine diventano 2300, potresti ancora sceneggiare il 66% delle tavole e dare una identità ad entrambe le serie. Attualmente, con oltre 3600 pagine annuali da produrre per Tex, le tue 1500 sono circa il 40%, in media. Non sono distribuite equamente. Finora su Tex Willer hai sceneggiato 24 albi su 28, utilizzando solo 3 disegnatori. E SI VEDE! la qualità (e il successo) della serie per me sono molto legati a questo avere una identità e una direzione ben precise. Se facciamo una classifica di preferenza (o guardiamo semplicemente a quelle già fatte), i 4 albi di Ruju sono in fondo classifica, e di molto. Come mai? Ruju non è capace? No, semplicemente, la differenza fra un autore e l'altro si vede. Anche le differenze che non solo legate direttamente ad una differenza di qualità. Il personaggio parla diversamente, agisce diversamente, c'è sempre qualcosa che non sembra "giusto". Questo tipo di "riconoscibilità" del personaggio, la puoi ottenere solo avendo pochissimi autori (su Tex Willer, appunto, tolti 4 albi su 28 che sono praticamente dei fill-in, abbiamo avuto 1 sceneggiatore e 3 disegnatori...). Una volta c'era anche nella serie regolare di Tex Gigante, oggi non più. Vedi un personaggio che viene chiamato "tex" ma non sempre è riconoscibile, anzi a volte sembra proprio una persona totalmente diversa. Nell'ultimo anno sulla serie regolare abbiamo visto cinque sceneggiatori in 12 mesi (tu, Nizzi, Rauch, Ruju, Zamberletti) con un Tex che un mese chiede scusa in mutande, il mese dopo fa il tamarro, il mese dopo ha un senso dell'umorismo, il mese dopo di meno, il mese dopo di più... chi è Tex? Un minestrone. Con troppi cuochi. La mia speranza "impossibile" (perchè la faccio sapendo benissimo che ci sono un sacco di motivi per cui economicamente non conviene alla casa editrice): rendere Tex di nuovo riconoscibile. Separando i vari Tex, come hanno fatto con Dylan Dog e il pianeta dei Morti e Old Boy. Nizzi lo metti su una serie sua (il color, preferibilmente, così risparmio di più) dove ci sarà solo il suo tex mangione menefreghista fortunatissimo, e chi lo ama sarà contentissimo e sicuramente ne comprerà 3 copie di ciascuno per sostenerlo (che altrimenti, solo con i suoi fan a comprarlo, chiude...), molli il Maxi definitivamente a Ruju, il magazine ad altri sceneggiatori, ovviamente la serie regolare non potrai farla tu insieme alla Tex Willer, ma almeno aumenti la percentuale, e quindi la riconoscibilità. Tre-quattro minestre diverse dal sapore definito, invece di un minestrone misto in tutte (meno la Tex Willer...) (OK, a dirla tutta la mia vera speranza impossibile sarebbe che chiudessero tutte meno la regolare, il texone e Tex willer, con qualche maxi estemporaneo solo quando c'è una storia che proprio non si sa dome mettere....)
    5 points
  7. Sarà che l'ho letta a nove anni, ma a me La congiura piace sempre molto e proprio per quel tono di commedia avventurosa che veniva così bene a Nizzi quando era ancora in palla (vedi anche il texone Piombo rovente). Semmai dovresti dire "averci ancora un Nizzi così"...
    5 points
  8. È ovvio che i detrattori di Galep suonano (e suoni) sempre la stessa musica. In tanti anni impari a conoscerli. Vanno a vedere gli occhi strabici, gli sfondi e le proporzioni dei personaggi, ma allora dobbiamo fare le pulci a tutti? Sai quante belle scoperte che si farebbero. Che, ad esempio, il Monumentale Ticci non sappia disegnare le donne, lo diciamo? O forse, per questo, lo mettiamo in discussione dicendo che fa defecare? Eppure, una storia non è fatta solo di ambienti, dove Ticci è Maestro, ma anche di altro. Io ho parlato con persone che sono state a casa di Galleppini e hanno visto le tavole originali dei primissimi Tex e hanno parlato di miracolo. Perché in quei disegni abbozzati di fretta c'era TUTTO. E ci sono fior di professionisti che, ancora oggi, si meravigliano di come Galep abbia potuto fare certi tratteggi a mano così minuziosi nelle sue tavole e in tempi eroici del fumetto, tanto da non perdere la vista! E senza l'uso degli espedienti tecnici che ci sono oggi. Tu poi parli di collinette sarde. Dici che Galep è Dio, insomma fai ironia. Che il volto di Tex fatto da Galep è "da fesso", parli (e sei ripetitivo) su quanto ti faccia defecare (e no, tu non sei ironico come Virgin) e ancora credi di conoscere Galep ma non SAI nulla della sua produzione anni Trenta e Quaranta, però blateri lo stesso. Non hai ancora capito che a me non frega nulla del tuo parere su Galep (oltre al fatto che sei un quattordicenne finto. Certo, mentire in un forum non è reato, però perdi di credibilità, "ragazzo"), ma che tu voglia entrare nello specifico: "tutti sono superiori a lui, tranne solo lo studio Fernandez", e ti aspetti che non ti si risponda, è utopistico! Eh, caro mio, su! Perfino Boselli, che di solito non interviene nelle discussioni che riguardano i disegnatori per ovvi motivi (visto il suo ruolo di autore e curatore), ti ha detto che Galep, ancora oggi, darebbe punti a tutti (quindi ai vari professionisti che lavorano su Tex e che lui ben conosce), ma te niente. Te ne esci che dici la tua. Che sorpresa! Noi (io) diciamo la nostra. E io ho sempre pensato che le critiche, soprattutto se sprezzanti, vanno motivate con cognizione (vedi Diablero su Nizzi: puoi non essere d'accordo, però le argomentazioni lui le porta!), e allora continua pure a pensare quello che credi, ma se spari cavolate su Galleppini ti si risponde a muso duro. P.s. Stanotte ho rivisto i disegni di questa storia (Tra due bandiere) e li ho trovati buoni a dispetto della poca verosimiglianza storica ma, francamente, chi se ne importa!
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  9. Caro Diablero, ti rispondo per punti. Avevo già sottolineato che non mi riferisco a questa pregevole ristampa, ma alle nuove proposte, non quella allegata ora di Burattini, ma a quelle ipotetiche e future di cui è stato accennato. Citi Galep, ma, purtroppo, Galep non disegnerà queste nuove strisce e neppure (per mio sommo dispiacere, Nicolò). Io non godo all'idea di Chiaverotti e Cassaro (e neppure Chiarolla), però se esce un Tex di Chiaverotti e Cassaro, ho la possibilità di scegliere se comprarlo o no, s non esce non ho la stessa scelta. Non ho detto che se piace una nuova uscita devono piacere tutte e mi scuso con te se mi sono espresso male. Ma che non capisco perchè, se uno è contrario (con tutte le sue rispettabili ragioni) a inflazionare le uscite, auspica queste (sempre quelle future, ipotetiche) nuove uscite a strisce. Diciamo che in questo caso se l'uscita è una tantum, hai ragione tu, perchè comunque la qualità è salvaguardata. Il tono sprezzante, oltre che insultante, lo hai usato tu, dal canto mio, se ti è sembrato tale, ti chiedo scusa perchè davvero non era mia intenzione. Proprio per questo motivo, giustifico il tuo tono e i tuoi insulti e pure li accetto, perchè se ho dato un'impressione sbagliata nel mio intervento è solo colpa mia, ma ti assicuro ancora che non era mia intenzione nè essere sprezzante, nè trollare (o trolleggiare?), per cui, se accetti, ecco la mia mano tesa. Sono entrato qua per esprimere le mie opinioni, non per litigare.
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  10. Il conteggio delle centinaia spinge per me ad unire periodi diversi. Per me fino al 709 siamo in un periodo, dal 710 in un altro (e visto che il 710 era in edicola allo scoccare del nuovo decennio, parlerei di "tex del anni 202x" più che di Tex post-700. Come delimitazione, come sempre, è un po' semplicistica e simbolica, perché con il 710 c'è un evento importante: il ritorno di Nizzi sulla serie regolare. Visto che per fare gli albi ci vuole del tempo, ovviamente la decisione non è avvenuta proprio in quel momento, ma è segno molto importante: richiamare Nizzi indica chiaramente che (1) lo staff attuale non ce la faceva più, e (2) la ricerca di nuovi autori per Tex non ha dato frutti. Per me è la certificazione di alzare le braccia al cielo, di una resa, del dire "la casa editrice vuole tavole su tavole, e allora basta, chissenefrega della qualità, riprendiamo Nizzi" (o, se siete più benevoli con Nizzi di me, del dire "basta, certifichiamo che non è possibile trovare autori di fumetti per Tex più bravi di Nizzi, riprendiamoci il pensionato che abbiamo mandato via anni fa", che sarà più benevola come formulazione per Nizzi, ma è una condanna senza appello per il panorama attuale degli sceneggiatori italiani: che futuro può avere Tex?) Sarà un caso, o un allentare delle briglie, o l'effetto della richiesta di più tavole, chi lo sa, ma praticamente in contemporanea o subito dopo Ruju entra in caduta libera, ogni storia peggio della precedente. Prima alcune sue storie mi erano piaciute, dopo nessuna. Un problema di programmazione causato da covid porta persino all'arrivo di un Zamberletti non ancora pronto sulla serie regolare, con una storia che era destinata ad un collaterale. La sovrapproduzione porta anche a diluire parecchio le storie di Boselli. In realtà il livello medio delle sue storie non lo trovo particolarmente peggiorato, in questo periodo ci sono storie ottime. Solo che sono su Tex Willer, o sui Texoni o sui Maxi o sui bis (quindi, non è che non sappia più scrivere storie del Tex maturo), sulla regolare in due anni arrivano solo 2 storie sue. In due anni. Caso vuole che siano proprio le sue due storie peggiori degli ultimi 2 anni, ed ecco servito l'attuale disastro. E andrà sempre peggio. Non è un opinione, sono numeri. I numeri sono chiari, e la matematica non è un opinione. 1) I problemi attuali di Tex sono causati in gran parte dalla "spremitura del limone" attuata dalla casa editrice. Dato che le vendite di albi speciali di Tex continuano ad essere superiori a quelle di qualsiasi fumetto partorito dai tanti "autori di moda" Bonelli, è ovvio che continueranno, se vogliono far tornare i numeri del bilancio. 2) Nizzi ha 83 anni (appena compiuti, e nessuno dei suoi numerosi fan nel forum gli ha fatto gli auguri! Vergogna!), per quanto tempo potrà continuare a scrivere? Secondo Boselli le alternative al farlo tornare erano peggiori, e purtroppo gli credo. Il suo Tex in mutande potrebbe assere sostituito al massimo da Tex tamarri, Tex supereroi, Tex depressi e introversi, Tex manga o... altri Tex in mutande. Quello che servirebbe a Tex, vista la carenza di autori in grado di scriverlo, sarebbe una drastica riduzione delle uscite, per salvaguardare un minimo di qualità. Ma la casa editrice non lo farà MAI!
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  11. Scusate se mi intrometto in questa diatriba, ma visto che questo è un forum pubblico mi permetto di farlo... Certo che è una sua opinione (di Diablero), come tutte le opinioni espresse qui, come il tuo 6,5 dato a questa storia. E quindi? Ma se è da mesi che quasi tutti sparano a zero su Ruju per il pistolero vudu, su Boselli per il ritorno di Manuela, su Zamberletti per il monaco cinese, alcuni forumisti definendo le loro storie delle immonde schifezze, illeggibili (qualcuno non è arrivato alla fine), le peggiori di tutta la serie texiana (qualcuno l'ha scritto), con voti che vanno dal 4 a 2 e addirittura allo 0 (più incompetente di così!). Su Zamberletti si è scritto di tutto (mancava solo il consiglio di darsi all'ippica invece di scrivere Tex) e nessuno ha fiatato a queste critiche agli autori. Poi arriva Diablero che stronca "Il mostro del gran lago salato" e all'improvviso non va più bene! "Ma com'è supponente!" (Invece chi dice che Il monaco cinese o Una colt per Manuela è robaccia, è un critico umile e sobrio!) "Vuole insegnare agli altri come si scrivono le storie!" (E non è quello che facciamo un po' tutti quando diciamo: qui era meglio così, là non va bene, io avrei fatto cosà, ecc.). "Ma che toni sgradevoli!" (Invece dire che il pistolero vudu è uno schifo assoluto e che i dialoghi di Manuela sono insopportabili, non è sgradevole?). Tutti fanno/facciamo a volte critiche pesanti, con toni magari più moderati di quelli di Diablero, ma non per questo meno antipatici (per chi la storia l'ha scritta o chi l'ha apprezzata). Diablero avrà i suoi difetti (non c'è dubbio ), i suoi toni accesi non piacciono, ok, ma almeno le sue opinioni (che a volte condivido, a volte no) le argomenta, cerca anche di teorizzarci sopra. Se dice che Ruju cerca troppo le scene ad effetto e che questo sta diventando una moda che piace a molti, si può non essere d'accordo ma non mi sembra chissà quale affermazione offensiva. Nè per Ruju né per il lettore a cui piace Ruju. Altrimenti uno dovrebbe offendersi tutte le volte che qualcuno stronca una storia che invece a lui è piaciuta, e rispondere per le rime: "A me è piaciuta, e a te no? Allora per te sono un cretino, che fai, mi offendi!" E qui, quando ci si appella alle maggioranze vuol dire che non si hanno più argomenti... Se il 99% dei lettori apprezza una storia (a parte che non è vero in questo caso, ma lasciamo stare), non vuol dire che l'1% non possa invece avere un'opinione opposta: è successo in tante storie famose, da Patagonia a Giovani assassini, da Tra due bandiere a El Muerto, da Nelle paludi della Luisiana a Chinatown. La maggioranza le ritiene grandi storie, se non capolavori, una esigua minoranza le considera invece storie poco riuscite (basta leggersi i rispettivi topic). Dov'è il problema? Si replica e finita lì. Tanto 'cca nisciuno è fesso! Infine una mia osservazione da esterno di questa diatriba (o di simili): Diablero quando "aggredisce" lo fa alla storia, allo sceneggiatore, ai lettori in generale che spesso sono di bocca buona (secondo lui, ovviamente), ma non fa attacchi personali, quanto piuttosto a categorie generali (i lettori facili, i nizziani...). Chi lo critica invece sì: si rivolge a lui direttamente dandogli dello snob, di quello che non gli va mai bene niente (e quindi dovrebbe smettere di leggere Tex), di quello che vuol fare il primo della classe, di chi recita una parte ed è in malafede, di chi vuol fare l'anticonformista a tutti i costi, e via così. Attacchi personali. Non solo alle sue opinioni. E poi fanno le vittime... P.S.: dopo questa arringa, Diablero, mi offri una birra! E pensare, poi, che molte delle tue opinioni su questa storia neanche le condivido del tutto...
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  12. Infatti è come un jack-in-the-box, un pupazzetto a molla che esce da una scatola per spaventare i bambini (o gli ingenui). Un bluff insomma. E credo che il finale "fiacco" sia voluto da Manfredi, o perlomeno lo sceneggiatore di sicuro è consapevole della magra figura che sta facendo fare al tanto temuto killer, visto che nel duello finale fa dire a Tex: "non ti facevo così pappamolla Jack", "fatti sotto pagliaccio", "anche come tiratore non vali un granché", "sei una vera delusione Jack", "sei prevedibile". Insomma, tutti si aspettavano un trucco, un colpo di scena, qualcosa di imprevisto e invece Jack-in-the -box (che spara male e fa a pugni anche peggio) tira fuori un banale coltello, che Tex neutralizza in un secondo. Viene il sospetto che Manfredi, più che per carenza di fantasia, abbia scelto di "sgonfiare" il cattivone nel finale, trasformandolo, appunto, in un bluff, in uno spauracchio, in un babau tutto fumo niente arrosto. E d'altra parte in Tex questo sta diventando ultimamente un tema ricorrente: pistoleri infallibili che si rivelano scarsissimi, feroci capi indiani ribelli che in realtà sono vigliacchi e incapaci, terribili tribù o sette sanguinarie che vengono sgominate in quattro e quattr'otto, sicari senza scrupoli o guerrieri irriducibili che vengono ammorbiditi con appena due sberle... Non ci sono più i cattivi di una volta, verrebbe da dire! Manfredi però, in questo caso, credo lo faccia apposta. Sarà un segno dei tempi? Uno specchio - inconsapevole - della nostra società dove i personaggi mediatici (di qualunque tipo) sono spesso palloni gonfiati che piano piano si afflosciano miseramente...? Persone sopravvalutate grazie a una fama abilmente alimentata ma immeritata, di cui dopo un po' si scopre l'inconsistenza? P.S.: Se non ho letto male il topic dei compleanni: auguri per i 33!
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  13. Eravamo palesemente of topic. Pur non piacendomi per nulla il tono Magistrale che stai usando ultimamente (lascai stare Giovenale, per cortesia ;-), personalmente preferisco Plauto) ti sono grato per aver creato questa nuova discussione. e ora imbracciamo le colt bene. mi tocca obtorto collo fare pre l'ennesima volta l'avvocato difensore di Nizzi (per quello c'è comunque il mio concittadino Guarino, che vorrei ogni tanto vedere prendere posizione sul forum) Vastità selvagge e civiltà sono presenti in tutte le storie indiane di Nizzi. Da le Colline del Vento fino alle storie indiane più recenti. Tex è monumentale, agisce da Capo popolo e si scontra a più riprese con l'Esercito, "fottendosene" delle divise e dei gradi e dei titoli (un senatore che svolazza fuori dalla finestra di un forte) Uomo e comunità: Piombo Rovente è una classicissima storia Western, con il quartetto alle prese con il potente di turmo, lo sceriffo nei guai e una comunità da aiutare. uomo fuori dalla comunità: Tex nella lettera Bruciata, "VENI VIDI VICI"...da solo arriva, sconfigge il cattivo, aiutato da una simpatica battona da saloon...a me ricorda molto vagamente come topos quello de il "Cavaliere della valle solitaria"...ovviamente quel fil è un capolavoro, questa storia no. ho citato a naso, ma gli esempi sono molti di più non sono d'accordo, e li ho letti tutti. Premesso che se vogliamo è molto stereotipato il personaggio di Larry (il Monco), le ambientazioni sono suggestive e i canoni western ben presenti. Cercatori d'oro, Greasers, Messicani, Apache,...c'è di tutto. Ovvio che non si può morire in Larry.c'è un elemnto giallo? in parte si, c'è la sorpresa svelata nel finale...in dodici pagine condensate per altro. si, ma ti ricordo che una bonomia di fondo esiste anche in molti western classici...i personaggi macchiettistici non li ha inventati Nizzi nel western, ma ci sono in John Ford, in Howard Hawks, persino in Sergio Leone... guarda, lo sai qual è stato un elemento tipicamente western che Nizzi ha inserito, più o meno inconsciamente nelle sue storie? il Kit Carson "Old Timer"... in Nizzi ad un certo punto diventa il retaggio dei personaggi macchietistici che utilizzava in Larry Yuma, svuotandolo progressivamente della dimensione eroica e rendendolo sempre più simile al "vecchio saggio del West"...non sto scherzando, per assurdo si tratta di un'involuzione del personaggio, che però è presente in moltissimi western anni 50. le trame Messicane a parer mio sono rese benissimo nei temi e nell'ambientazione, Cochise lo tira fuori Nizzi dopo un lunghissimo sonno (e che Cochise, ragazzi...) Montales ritorna "istituzionalizzato", forse un errore...ma non era possibile a parer mio ripresentarlo uguale a quello delle prime storie: anche Juan Cortina è stato bandito e poi diventa politico, pur sempre speciale... il tema dell'Escondida, del denaro maledetto, della maledizione dei frati...già, tipicamente un Giallo... la Congiura è un'avventura per mare, molto ben resa...di comico non c'è nulla proprio. Melodramma strappalacrime l'uomo senza passato?...a me di lacrima non me n'è uscita manco una, va bè che di sentimentale ho ben poco... ho evidenziato a più riprese l errore di Nizzi di fare di Tex uno sbirro speciale...la patacca di ranger mostrata ad libitum è un chiaro neo nelle sceneggiature di Nizzi. Davis l'ha inventato lui, ma Tex da sempre ha a che afre con comandanti di Forte che gli assegnano incarichi, lasciandogli carta bianca nello sbrogliaire la matassa...Il capo della polizia di Frisco Devlin non l'ha mica inventato Nizzi, nè Brandon lo ha mica inventato Nizzi...i gradi da colonnello dei mounties glieli dà Glb ad un certo punto, Non Nizzi...Idem, Devlin diventa comandante della polizia CON GLB, non con Nizzi... Nizzi usa il wampum e la patacca per accrescere carisma in Tex, granitico sole...e in questo commette un errore, sono d accordo. per me invece lo è...fin dall'inizio. Un western particolare, ma Western rimane eccome. per concludere. Nizzi è un autore di genere western? non del tutto, ma è un autore che sa scrivere il genere western, si vede che si è documentato a fondo, e sa ricreare le atmosfere di fondo del genere, rispettando il canone Tex Ha scritto storie gialle a tinte western? in parte si, ma ha poi col tempo trovato uno stile più genuinamente texiano. io personalmente mi sono rotto di Nizzi, perchè personalmente non tento di imitarne lo stile per altro...ma obiettivamente trovo le argomentazioni di Diablero in questo preciso caso fuorvianti e lacunose su ...ed è strano, dal momento che sul resto delle critiche gli continuo a dare ragione. si le ho amate...come tu hai amato quelle diGlb lette da giovane...ciò non mi impedisce di criticarle e di rintuzzare le criticher hai scelto per assurdo il paragone sbagliato, prendendo la storia di Nizzi meno western in assoluto e forse poiù riuscita con la storia di Glb che a parte il finale meravlioso e il messaggio antimiliatrista uqanto mai attuale ho sempre ritenuto un po' incompleta e ballerina e in cui l'elemento western è per me collocato del tutto a sproposito.
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  14. Sì, perchè Boselli e Dotti possono anche fare ALTRE 300, 400, 500 pagine, che ci vuole! Sono fumetti, si fanno anche 400.000 pagine all'anno, è come bere un bicchier d'acqua, mica è un lavoro! ...... ------- Ma è proprio così difficile da capire, il fatto che l'attuale drastico calo sulla serie regolare è una conseguenza OVVIA E INEVITABILE della sovrapproduzione, e che non è che basta fare numeri "speciali" a raffica per avere belle storie? E che avere un albo "bis" come questo, vuol dire avere 110 pagine in meno di Dotti e Boselli sulla serie regolare, e quindi essere costretti a sostituirli con il primo che passa? Con qualcuno a cui altrimenti non avrebbero mai fatto fare Tex? (per l'esattezza, per fare questo bis Dotti ha dovuto interrompere il Texone, non è che si inventa 110 pagine dall'oggi al domani, non sono pagine extra, lui fa sempre lo stesso numero di pagine, finiscono nel bis invece di finire sulla regolare o sul Texone. E il risultato è che sulla serie regolare ci vanno Zamberletti e Burattini, disegnati magari da Cossu, Torti o Candita) Se si vuole che la qualità della serie regolare smetta di precipitare, l'unica è diminuire questo numero abnorme di speciali e collaterali che la vampirizzano togliendogli il sangue. Se invece si preferisce per qualche motivo avere tanti speciali autoconclusivi e una serie regolare illeggibile, basta dirlo...
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  15. Completata ora la lettura di un albo che mi ha lasciato piuttosto perplesso, cosa che raramente mi succede con Boselli (forse questo è il suo albo peggiore di sempre?). Qui si oscilla tra la telenovela e la commedia sexy all'italiana - che per carità, hanno anche la loro dignità, ma su Tex... Da un lato avrei fatto volentieri a meno di tutte le scene sentimentali tra Kit e Manuela, la cavalcata con il "dialogo esplicativo" (imbarazzante - vedi la disanima semiseria di Diablero), la scena dell'"invito a cena"(???), ma soprattutto la cena Bah, a me di leggere delle schermaglie amorose tra Kit e quell'assatanata di Manuela per vedere se alla fine scopano o no - perché alla fine è di questo che si parla tutto il tempo - interessa poco. Dall'altro lato c'è Carson arrapato per tutto l'albo, che prima fa il pedofilo con la figlia minorenne dell'oste, poi con quell'altra gnoccona mezzo svestita che gli finisce in braccio... E infine ci pensa Manuela rimanere in négligé per pagine e pagine, giusto per aumentare un po' la carica sexy. Qui, oltre che di contenuti, è anche una questione di stile. Visto che oggi la regola è quella di infilare un po' di erotismo dappertutto, qualche scena pepata qua e là per eccitare un po' il lettore, verrò certamente tacciato di essere un bacchettone se dico che Tex potrebbe fare uno sforzo per resistere alla moda. Ma tanto lo fanno tutti. E parlando di stile, l'eleganza e il buon gusto lasciano definitivamente il posto allo squallido e volgare con un tizio ubriaco tronco che vomita nel salotto di Dona Manuela. Al di là di questo, tutta la sceneggiatura mi è parsa complessivamente poco ispirata. La trovata di restare in indumenti intimi per fregare Domingo mi è pure sembrata pretestuosa, oltre che già vista - una scena quasi identica si era vista poco tempo fa da parte della signora di Rancho Verde. Ridatemi gli zombi e i medaglioni di Ruju
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  16. Sì, secondo me la presenza dei Nez-Percé è volutamente ambigua - è vero che Tex li vede, ma è anche vero che loro non rispondono ai suoi richiami, ne sono indifferenti, quasi come se se ne fossero già andati, come se fossero già ritornati al loro altrove... Simboleggiano proprio quel mondo che se ne è andato, ormai appartengono al passato, la loro presenza nel presente è solo temporanea. Io ci ho visto questa suggestione, poi se vuole Borden potrà confermare che era proprio questa la sua intenzione... ma in ogni caso, non è forse vero che ogni opera di letteratura poi diventa indipendente dalle intenzioni dell'autore, ed il bello non è forse che ogni lettore ci può leggere, in fondo, quello che vuole?
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  17. Come al solito, Nizzi fa discutere. Poe dice che quella del bagno caldo è una sciocchezza, Diablero e Carlo Monni contestano la frase sulla ripetitività di GLB. Diablero parla di lettori che vogliono essere cullati nel sonno, Loriano Lorenzutti che Nizzi ci prende per telespettatori di Don Matteo ( ). Ma secondo me bisogna intendersi sul concetto di schema usato da Nizzi: è quello che considera "ripetitivo", non già le trame o le storie. La duttilità di GLB non è in discussione ma non è un caso se anche il grande vecchio, tra il serio e il faceto, smontando l'intervistatore una volta disse che lo schema è che "arriva Tex e le suona a tutti". E non è nemmeno un caso che un libro documenti - o tenti di documentare - questo (libro che non ho letto, mi rifaccio alle vostre parole). L'intento polemico di Nizzi quando parla di schema ripetitivo e bagno caldo (quest'ultima è una dichiarazione di "Poetica": può piacere o non piacere, ma è così) ha un obiettivo e un bersaglio dichiarato, ed è il Tex 2.0 di Mauro Boselli. Il suo intento, parlando di bagno caldo, è quello di dire che Boselli sbaglia a far perdere a Tex di centralità, a mettere troppi personaggi "ruba-scena", a rendere protagonisti altri personaggi e non Tex. In questo senso, egli difende la purezza del suo Tex rispetto a quello del creatore, denunciando la componente "eretica" di chi è venuto dopo. Questo è il senso ultimo delle parole di Nizzi. E non lo fa per animosità verso Boselli (sennò non ci lavorerebbe insieme) né, spero, per invidia nei confronti di quest'ultimo, ma semplicemente perché la pensa così, e da persona onesta che non ha peli sulla lingua dà il suo giudizio. Non parla di ripetitività di GLB, utilizza il concetto piuttosto vago di schema, asserendo che quello di GLB si fondasse su un Tex sempre al centro, su una sceneggiatura zeppa di dialoghi esplosivi, su certi "tormentoni" o cliché che dir si voglia che cullano il lettore. E in questo senso, a mio parere, non ha torto. Quando ho letto La rupe del diavolo, con le scene ai ristoranti, ho avuto la sensazione di aver ritrovato un vecchio amico. Di esser seduto là, con loro, a prendere in giro bonariamente Carson, a farmi due risate con gli amici di una vita. Ed io sono un fanzinaro, cioè mi ritengo un lettore esigente. Poi ci sono anche i fan alla "Don Matteo" (copyright @Loriano Lorenzutti), che esistono, e chissà che non siano la maggioranza (chi può saperlo?), che accanto a un buon western vogliono essere cullati, accarezzati, coccolati. Non c'è nulla di sbagliato da parte di Nizzi a pensarla in questo modo, né di offensivo. E fin qui ho fatto un discorso puramente spassionato, spero oggettivo (nel senso che ho guardato la situazione dall'esterno). Se invece devo esprimermi col mio punto di vista, senza pretesa che sia quello giusto o che sia quello imperante là fuori, dico che va bene il bagno caldo, ma che poi non bisogna abusarne. In un articolo che scrissi anni fa per il Magazine di questo Forum a commento di Fuga da Anderville, rimproverai a Nizzi il fatto che, per le sue intime convinzioni, non abbia mai voluto accantonare un attimo Tex per scrivere vicende più belle, cosa che invece avrebbe dovuto fare, in primis perché sapeva farlo (vedi Fuga da Anderville, appunto, o L'Ultima Frontiera) e poi perché scrivendo trame ariose e con altri personaggi, non faceva che arricchire la saga di belle storie e grandi comprimari. Fuga da Anderville, dove protagonisti sono una famiglia e un Paese lacerati, l'ho sempre ritenuta un capolavoro e non è un caso che sia la storia più "eretica" di Nizzi, quella cioè in cui viene meno al suo credo. Nizzi ha sempre ritenuto rischioso far perdere di centralità a Tex, aveva paura che ci si giocasse il personaggio, e questo lo ha contestato a Boselli in svariate circostanze, soprattutto negli anni '90 e nei primi 2000. Per me (per il punto di vista di Leo) Nizzi aveva - e ha - torto, e meno male che è venuto Boselli a dare aria a una casa che stava diventando asfittica, ma è altrettanto vero che forse tanti altri già all'epoca non vedevano di buon occhio i tanti personaggi ruba-scena di Boselli o la complessità di alcune trame. Chi ha ragione? Non lo so. So solo che, a sensazione, Nizzi è più vicino a GLB di quanto non lo sia Boselli (o almeno il Boselli prima maniera). Con quest'ultimo ho immediatamente letto qualcosa di nuovo, un Tex più moderno, diverso; con Nizzi non ho mai avuto la sensazione che ci fosse una vera soluzione di continuità rispetto a GLB: il Nizzi "manierista" di cui parla Carlo Monni c'è stato davvero, ha voluto esserlo ed è riuscito a esserlo (anche nell'ironia, rimasta a mio parere al vertice nei suoi anni migliori). Non possiamo contestare un credo, una "Poetica", o definire sciocchezze certe affermazioni. Possiamo non essere d'accordo, per quelli che sono i nostri gusti o le nostre esigenze.
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  18. Quel libro è stato il primo, almeno credo, a tentare di trovare una formula delle trame di Tex che è poi quellio che ha fatto Nizzi e che è il rimprovero ch muovo a pressoche tutte le sue storie anche le migliori. Il cosiddetto manierismo. Che poi se alla fine del salmo quello che dici è che ogni storia si può suddividere in tre momenti:c introduzione conflitto, risoluzione, io dico: Grazie tante, non ci sarei mai arrivato da solo. Qualunque storia si voglia narrare, di qualunque genere sia, deve contenere questi elementi anche se non è necessasrio che ci siano nell'ordine che ho citato ma in qualunque ordine si ritiene più consono a ciò che si vuole narrare. Una storia può perfino cominciare dal finale e poi andare a ritroso perspiegare come ci si è arrivati. Ci sono indubbiamente elementi comuni a tutte le storie di GLB ma questo perché facevano parte del suo stile, del suo modo di narrare non per altro motivo. Li trovate su Judok come su El Kid o Rio Kid perché quello era il suo modo di narrare una storia, una qualunque storia non solo Tex. E a proposito di stile, non dimentichiamo che il modo di narrare era anche influenzato dal formato. Quando gli albi a striscia avevano solo 32 pagine era praticamente d'obbligo che Tex fosse in scena dal principio e l'azione era più serrata, molti eventi minori erano riassunti nelle didascalie, i finali erano più secchi e rapidi di quelli che oggi tanti contestano. Ma anche lì, almeno una volta, con "La tredicesima mummia" GLB si concesse un prologo abbastanza lungo ispirato ai classici film horror degli anni 30. Con il passaggio alle 80 pagine già la musica cambia. In "La banda dei Mormoni" Tex non compare quasi per l'intero albo ed in "Pony Express" non c'è proprio, lo vediamo solo per un paio di pagine nell'albo successivo e non entra realmente in azione che nel quarto episodio della storia, il resto della scena è appannaggio di Kit. Con il passaggio alle 110 pagine di grande formato il ritmo della narrazione cambia di nuovo. E le storie in sé variano. A volte iniziano con la classica scena al comando o in un forte dove a Tex viene assegnata una missione, altre volte si comincia in medias res, in altre ancora c'è un prologo più o meno lungo. Quale sarebbe la famosa formula dunque? Del resto, è facile fare la prova: prendete la prima storia di Yuma Kid versione 1952 e versione 1974 pubblicate entrambe nel Magazine Avventura e confrontatale. La prima occupa, se non sbaglio, 64 pagine, la seconda 108. Stesso autore, stessa storia ma con più di una differenza. Alcune sequenze sono più sviluppate, alcuni dialoghi rivisti (per esempio eliminando alcune espressioni forti verso gli indiani che evidentemente al Bonelli del 1974 apparivano fuori luogo), alcune ingenuità del passato corrette (per esempio:i Piute della prima versione sostituiti dai, più consoni alla zona, Kiowa). Insomma: stessa trama, stesso autore ma non proprio stessa storia. E poi ditemi ancora che Bonelli era ripetitivo.
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  19. Come gli capita spesso, Grande Tex ha capito male quello che ho detto e ha deviato la discussione verso quello che interessava a lui... Io non ho parlato di "spiegazionismo". È lui che è partito in quarta su quel tema, molto più ristretto e specifico, rispetto al tema più generale di cui parlavo. E da lì post e post sullo spiegare di più, di meno, etc. L'eccessivo spiegazionismo che affligge oggi molti albi Bonelli peggiora il problema della lunghezza e della noia, ma io parlo in generale della lunghezza delle storie. La stessa IDENTICA spiegazione quarant'anni fa sarebbe stata in una didascalia in una vignetta. Oggi ci mettono 20 pagine di dialoghi "esplicativi" e si capisce meno. Ma rifacciamoci al principio, altrimenti si continua ad equivocare. In principio c'è il problema base del fumetto, come media. Che è: il fumetto è una cosa folle. Noi lo diamo per scontato perché ci siamo abituati, ma pensateci: qualcuno vuole raccontare una storia. E invece di fare un monologo a teatro o di scrivere un romanzo, o di girare un filmato... si mette a scrivere una dettagliata scansione della storia in vignette, e poi passa questo testo ad un disegnatore che, tipo monaco medioevale, passa ore ed ore ogni giorno curvo sul tavolo da disegno. Ci impiega a volte ANNI, di lavoro, disegnando fogliolina dopo fogliolina, impiegando settimane a disegnare una scena che dura dieci secondi. Mentre un romanziere può sfruttare la sintesi del linguaggio cavandosela con "i diecimila soldati di Napoleone avanzarono nella estesa campagna piena di alberi", il nostro monaco amanuense deve disegnare non dico tutti e diecimila i soldati, ma un numero sufficiente a rendere l'idea, bottoncino dopo bottoncino. Questa follia è nata dall'incrocio fra una "domanda" di storie in crescendo da parte di un pubblico sempre più esteso (milioni di persone più istruite con più tempo libero e meno occasioni di farsi una semplice passeggiata in campagna) ma non abbastanza "colto" da rivolgersi ai libri, e da una carenza tecnologica (non c'era ancora la TV). Questa domanda viene soddisfatta anche da una "letteratura di consumo" che ha un boom nello stesso periodo, dalle "dime novels" ai penny dredful alle riviste pulp, ma vista la quantità di soldi in gioco, qualcuno ha l'idea folle: pagare disegnatori per cesellare storie vignetta dopo vignetta. All'inizio sono solo una pagina alla settimana o una striscia al giorno, roba comunque gestibile, ma il successo è tale che vengono assurti molti più disegnatori e le storie si fanno sempre più lunghe, mentre il tempo di tutti quei disegnatori di centinaia di vignettine viene pagato grazie a centinaia di migliaia di lettori. Quello che succede poi varia da nazione in nazione. Anche la tecnologia non è la stessa ovunque, la TV arriva negli USA molto prima che da noi e con più canali, la propensione alla lettura cambia da nazione in nazione, così come i formati, etc, da qui in poi pensiamo solo all'Italia. In Italia la letteratura è snob e schifiltosa, e disprezza il vendere troppo. Ci sono magari autori "popolari" nel senso che vendono, ma non una letteratura popolare. Fino agli anni 70 la TV è stata artificialmente tenuta indietro dal monopolio RAI e da ambizioni didattiche (che comunque rimpiango un po' vedendo cosa trasmette oggi...). Il cinema costa troppo. Mentre in altri paesi la crisi è già arrivata, negli anni 60-70 il fumetto in Italia è in pieno boom. A differenza che negli USA dove è solo per bambini, in Italia si fanno anche fumetti per adulti (e non intendo solo quelli erotici), le edicole sono strapiene, e i lettori hanno sempre più fame di storie. Tex arriva a vendere (si dice) oltre 700.000 copie al mese. Intrepido e Monello superano il milione e mezzo di copie mensili ciascuno (però quando sentire questa cifra ricordatevi che erano settimanali), Topolino a volte con i gadget supera il milione di copie a numero. In questa situazione, una delle idee "vincenti" della Bonelli, è aumentare il numero di pagine. È stata la prima a lanciare il formato che non a caso si chiama "formato Bonelli", prima con le raccolte dei Tex quindicinali e poi con nuove serie direttamente in quel formato. La serie di Tex si chiamava "Tex Gigante". Gigante. Perchè all'epoca lo era. 160 pagine, quindici albi settimanali raccolti in un unico volumone, abbastanza elegante da essere collezionabile, ad un prezzo conveniente. La situazione di mercato è [molti lettori che cercano storie] + [hanno molto tempo libero] + [le paghe sono alte, possono pagare di più] + [non c'è concorrenza reale da altri media] = il formato vincente ha più pagine per volta, volumi grossi e sostanziosi. Avere molte più pagine comporta anche il cambiare tipo di narrazione. Mentre nelle strisce di Tex l'azione doveva essere secca e veloce, non si potevano sprecate pagine in lunghi dialoghi o fare un albo di soli "bang bang ahhh", quando hai albi che di strisce ne hanno 328 e non 32 invece puoi estendere di più le scene, e nelle mani di bravi autori come GL Bonelli questo porta anche a storie migliori. Perchè tutte le maledizioni iniziano come benedizioni, come opportunità sfruttare da autori capaci, e diventano poi maledizioni in mano ad altri... Il linguaggio che usa GL Bonelli nelle sue storie NON è "naturale". Nessuno nella realtà parlava come gli eroi dei fumetti. Noi quando parliamo non abbiamo la preoccupazione del dover condensare tutte le informazioni in due righe in una nuvoletta. Anzi, una delle cose che rendeva GL Bonelli grande era la sua capacità di sintetizzare e dare emozioni con dialoghi secchi e concisi. Già suo figlio tendeva di più al linguaggio "naturale" (e il suo Tex infatti balbettava, sproloquiava, e aveva nuvolette con più testo). Ma questo tipo di linguaggio NON ERA UN PROBLEMA, era "il linguaggio del fumetto", non appariva "innaturale" al lettore più del vedere nuvolette con i dialoghi o vedere i suoni disegnati. In quegli anni, al boom "commerciale" dei fumetti si accompagna ancora un diffuso disprezzo da parte della "cultura alta" (probabilmente proprio A CAUSA delle vendite, lo leggevano tante "persone comuni", che schifo...), e un altrettanto diffuso complesso di inferiorità da parte di troppi giovani autori che soffrivano come cani a sentirsi dare del "fumettaro", avendo ambizioni "artistiche" e "letterarie". Forse per reazioni si inizia a mitizzare "l'autore", e non (come sarebbe stato più logico) per dire che anche chi disegnava Tex era un autore da rispettare, ma per dire "io sono un autore, mica come i non-autori che fanno Tex, io vengo pubblicato su Comic Art"), e anche nel campo dei fumetti, grazie al formato che offre più spazio, si iniziano a SCIMMIOTTARE gli altri media come il cinema. Siamo chiari: scrivere un fumetto come se fosse un film, è uno spreco di spazio. Ti servono un sacco di pagine. Se sei il Berardi degli anni 70 (nessuna relazione con l'omonimo che oggi scrive Julia) e quindi sei un autore bravo che comunque riesce a sintetizzare, ottieni ottimi risultati (ma anche se non lo avesse fatto... qualcuno qui crede davvero che Ken Parker sarebbe diventato una schifezza se ci metteva qualche didascalia in più? Era un vezzo, un gusto personale, ma non era quello che rendeva le storie memorabili). Ma se invece sei l'esordiente che vuole fare "l'autore" e pensa di diventarlo "berardeggiando"... sbrodoli. Sbrodoli un sacco. Fai dialoghi lunghi e pallosi, perchè non sai fare "dialoghi esplicativi" decenti e ti vergogni a fare una cosa così poco "artistica" come mettere una didascalia. Questa cosa diventa una spirale, la Spirale della Morte del linguaggio del Fumetto: gli autori fanno narrazioni sempre più decompresse e "cinematografiche", e in teoria sarebbe una cosa che attira più lettori perchè più facile, non richiede di "saper leggere i fumetti". Ma tanto i lettori nuovi non arrivano più, sono arrivate le TV commerciali e internet, quindi non serve più a niente. In compenso disabitui i lettori, e crei nuovi "analfabeti fumettistici" che non saprebbero leggere il linguaggio fumettistico, che sarebbero spiazzati da dialoghi come quelli di GL Bonelli (o Barks, o Eisner) e li etichettano come "vecchi e superati" perché semplicemente è un linguaggio troppo rapido ed efficiente. Lettori che vogliono tutto spiegato (e qui entrano in gioco gli spiegoni, che sono però solo una piccola parte del problema) e che se se vedono Carson e Kit sulla nave si lamentano che non li hanno visti nuotare per dieci pagine per fargli vedere come sono saliti sulla nave ed asciugati. La spirale della morte perchè man mano che questi lettori diventano autori il linguaggio si perde e non riescono a concepire una narrazione che non sia una noiosa sbrodolata "cinematografica"... (nessuno gli ha spiegato che al cinema esiste pure il montaggio) Le cause comunque sono tante, e non solo quelle dovute a velleità "artistiche" e a mancata padronanza della sintesi fumettistica. Cambia anche il "lavoro" dello sceneggiatore. i disegnatori producono meno, bisogna gestire tante storie insieme. Boselli quando spiega come lavora dice una cosa che per me spiega l'assenza di certi difetti nelle sue storie: dice che rilegge tutte le pagine già scritte, per "rientrare" nella storia, e poi produce un bel po' di pagine per volta (non so quante pagine dia per volta, ma pensando che dava 90 pagine per volta ad uno come Villa che ci avrebbe messo anni, non credo dia poche pagine a quelli più veloci). A quanto ne so, è un eccezione. Ho parlato con molti disegnatori, di molte serie, che dicono che gli arrivano una manciata di pagine per volta, e spesso fatte "per tirare avanti un po'", perché non si può lasciare un disegnatore con le mani in mano, e allora si fanno pagine neutre, senza manco rileggersi la storia, per "tenerlo buono" per qualche giorno, e subito dopo devi mandare le pagine ad un altro. Pare, insomma, una maniera di sceneggiare tipo quello di un impiegato statale nelle parodie di certi film: tot pagine scazzottata, OK, tot pagine sparatoria, OK, tot pagine di "bang bang ahhh", fatte tipo con lo stampino. (sembrerebbe una cosa totalmente incompatibile con le velleità artistiche di cui parlavo prima, eppure spesso convivono nello stesso autore, alternandosi in base al momento...) Spesso mi capita (mi capitava, molte di quelle serie le ho mollate) di leggere storie così pallose e malfatte che era evidente che erano andati avanti di malavoglia a blocchi di pagine "per far qualcosa". E se si annoia l'autore mentre la scrive o la disegna, come può divertirsi il lettore? l'immagine (caricaturale e stereotipata, lo so) che mi viene in mente degli autori di certe storie è che scrivano annoiati, disprezzando la cosa "commerciando" che fanno. Per cercare di "levarla" magari ci ficcano in mezzo retorici messaggi politici contro qualche piaga sociale, dal razzismo al sessismo al fatto che esistano i matematici (questa la capisce chi leggeva certi Dylan Dog), e gli sembra di aver "elevato" quelle "mere avventure per un pubblico rozzo", mentre il rozzo è lui che non è manco capace di scrivere avventure avvincenti e di inserire un messaggio politico in maniera armonica senza fare pallosi pistolotti. Boh, magari sono molto meglio di come me li immagino dopo aver letto le loro storie, vallo a sapere. Ma alla fine come sono loro importa poco, importa come sono le storie: lunghe, prolisse, in cui non avviene niente o avvengono solo allungamenti del brodo per decine e decine di pagine. Il fatto che una cosa sia magari spiegata tre volte magari non sarebbe un gran problema... se non fosse che in ciascuna di quelle tre volte la "spiegazione" richiede pagine e pagine di pallosissimi "dialoghi esplicativi" in cui magari i cattivi si raccontano a vicenda cose che sanno già e che noi abbiamo già visto... Non molto tempo fa in una storia che ho letto l'eroe doveva tagliare i rami di un albero. Viene fatto vedere nel fumetto per due pagine intere, ramo dopo ramo. Si vede che l'autore doveva mandare pagine ed era di fretta. O forse era davvero convinto che se non faceva vedere la scena ramo per ramo qualche lettore si sarebbe lamentato su facebook... E, con il senno di poi, questa strada che ha preso il fumetto italiano (e il fumetto Bonelli in particolare) non è solo pallosa e snob, è pure suicida Perchè... ricordate all'inizio quando ho detto che il fumetto era una follia, resa possibile solo dai soldi versati da moltissimi lettori? Beh, alla fine è arrivata la TV, è arrivato internet, e i nodi sono venuti al pettine. Le orde di lettori con tanto tempo libero e tanti soldi non ci sono più. Rimangono pochi lettori, con pochi soldi e pochissimo tempo libero. E quindi, con il senno di poi, negli anni 70 nel momento di massimo splendore, il fumetto italiano ha preso una cantonata pazzesca. Non ha previsto il futuro, e ha preso la strada sbagliata. Dando per scontato che il cinema sarebbe stato sempre più costosi (chi si immaginava migliaia di film gratis a disposizione?, o decine di film ad ogni ora in TV?), si è messo ad imitarlo, allungando le storie. Tanto fare i fumetti costavano poco e i lettori cercavano storie più lunghe... e ora fai concorrenza a Netflix con i monaci amanuensi... E dopo, invece di correggere la rotta, ha proseguito ottusamente verso il suicidio, "sono i lettori che sbagliano", facendo storie sempre più decompresse, con centinaia di pagine che si leggono (annoiandosi) in venti minuti. (Orfani non era un passo versa la soluzione, era un continuare ottusamente verso lo stesso precipizio: "volete storie più brevi? Ci metto meno testo, così le leggete in dieci minuti. Ma vi faccio comunque pagare per un casino di pagine, e pure a colori così spendete di più per leggere meno". Ma in generale ogni volta che un "autore" cerca di "avvicinarsi al popolo" la supponenza e l'idea che danno di credere di stare avvicinandosi ad un pubblico di cretini analfabeti si vede lontano un miglio) Anzi, visto che i lettori tanto sono pochi ma Bonelli non licenzia nessuno, c'è quasi la ricerca della cosa più "di nicchia" possibile, una ricerca quasi compiaciuta e orgogliosa (che sarebbe magari ammirevole se desse risultati validi e non roba che pare a volte scritta da un adolescente) Più che Orfani e altre proposte che paiono considera l'Avventura una roba da "popolo bue" tipo Brad Barron, una possibile strada d'uscita da questa spirale suicida potrebbe essere quella indicata da Tex Willer: storie più brevi ma NON perchè avvengono meno cose, anzi, ne avvengono di più con un ritmo più veloce. Meno pagine, meno spesa, meno tempo, e più storia. In sostanza: raccontare storie con più ritmo e avvenimenti, in meno pagine (così anche i nostri monaci fanno prima) ad un prezzo inferiore Certo, bisogna essere capaci di scrivere così. Quanti autori Bonelli oggi sanno cosè la sintesi e il ritmo? (a questo mi riferivo dicendo che gli avrei fatto fare una durissima scuola per scrivere storie in sette pagine, non so da dove Grande Tex abbia capito che volevo sette pagine per non metterci spiegazioni) Mentre invece sulle altre collane di Tex continuo a vedere scene e dialoghi che (sarò maligno e cattivo?) mi sembrano lì solo per riempire pagine di niente e timbrare il cartellino... Pubblicare albi con meno pagine a prezzo più basso con quegli autori sarebbe un disastro, verrebbero albi vuoti. E comunque, mica possono essere tutte nuove serie di Tex. Possibile che persone che di mestiere fanno gli autori di fumetti... non siano in grado di fare fumetti con nuovi personaggi che vendano un minimo per sopravvivere? (la risposta pare sia no...) Guardate me, dopo quarant'anni a leggere polpettoni Bonelli guardate come sono ripetitivo e prolisso! Quando leggevo solo GL Bonelli ero più incisivo e sintetico!
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  20. Condivido con voi, sperando vi possa sempre far piacere, un mio recente disegno/studio, dedicato stavolta al giovane Tex in compagnia della sua compagna di ventura Tesah. Un saluto a tutti i pards del forum!
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  21. Il problema non è la libertà di gusti, ognuno tiene i propri, ma parla uno che si è permesso di scrivere in un altro topic che Galep lo fa defecare. E si permette di pontificare su argomenti che non conosce e ora vuol fare i conti in tasca a Galep parlandoci di rispetto. Proprio perché Galep si è fatto il mazzo correndo con le consegne Tex è riuscito ad arrivare al formato gigante. Il fumetto seriale deve a Galep e Ferri TUTTO. Meritano tutto il rispetto del mondo
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  22. https://www.lospaziobianco.it/avventuredicarta/2019/04/12/per-sempre-galep/ Link ad un bellissimo articolo su Galep, che fa capire meglio la grande statura sia della persona che del disegnatore e artista.
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  23. Concordo sul fatto che la storia di Nizzi sull'ultimo color presenti, oltre ad incongruenze della sceneggiatura, anche la grossa pecca di presentarci Tex e Carson che se ne vanno bellamente al ristorante, situazione che non può non far alzare il ciglio a chiunque ami Tex. A mio avviso, anche a rischio (molto alto) di un "incidente diplomatico", questa parte avrebbe dovuto essere emendata in fase di revisione, perché davvero improponibile. Mi fanno però un po' sorridere le schermaglie serrate, in questo ed altri thread, tra qualche (sparuto) ultras nizziano e chi ha fatto, invece, della critica allo sceneggiatore di Fiumalbo una vera e propria mission. Per rispondere alla domanda del topic, a mio avviso Claudio Nizzi non necessita di una rivalutazione, perché è innegabile che, oltre ad aver scritto diverse storie di buon livello, quando non ottimo, sia stato per un certo periodo una colonna portante della collana, assicurandone la continuità in una fase di passaggio molto difficile. Prova ne è anche il fatto che a tutt'oggi in Bonelli gli passino, a mio avviso colpevolmente, situazioni impubblicabili come quella dell'ultimo Color, che a qualunque altro sceneggiatore sarebbero state tagliate senza pietà. È altrettanto innegabile che, ad un certo momento, il declino creativo lo abbia portato ad abbassare vertiginosamente il livello delle sue storie, fino ad arrivare al punto in cui, come nel caso delle due ultime della serie regolare, ci si accontenta che siano almeno "leggibili" e senza grosse incongruenze (sul tema "mutandoni" ci sarebbe da discutere). Ognuno di noi ha il suo sceneggiatore preferito, e posso certamente capire che il Tex di Nizzi, le cui storie sono spesso sorrette soprattutto dal "mestiere", piaccia meno di altri. Lo stesso Boselli, accanto a pietre miliari "il passato di Carson" e tante ottime storie ne ha scritte altre come la soporifera ed interminabile (con coda anche sul Maxi, ma di ben altro livello) "Netdahe!". Succede anche ai migliori. Succedeva anche a GLB. Chiudo in proposito dicendo che in questi giorni ho riletto alcune storie del "centinaio d'oro e devo dire che vi ho ritrovato la "vera essenza" di Tex: un susseguirsi di avventure, situazioni e battute ironiche in cui davvero non cambierei una virgola. Avrete capito che GLB è il mio sceneggiatore preferito, anche se capisco bene che il suo Tex non sarebbe oggi replicabile, perché ne diverebbe la sterile imitazione, e che i tempi per forza di cose, cambiano. Di questo va reso merito a chi è venuto dopo di lui: da Nizzi fino a Boselli, che oggi tiene saldamente e meritatamente le redini della collana.
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  24. A me è piaciuto molto: un ottimo Maxi e una storia tipicamente manfrediana. Di boselliano c’è forse solo la tendenza - nella seconda parte della storia - a raddoppiare, triplicare gli avversari e gli ostacoli prima del gran finale, un po’ come nel Texone di Villa o in altre avventure, mi pare. E’ tipicamente manfrediano invece l’utilizzo della Storia del West ai fini di critica sociale, in questo caso lo spaccio di whisky scadente, la corruzione dilagante seguita alla fine della Guerra civile, l’insistenza sui massacri del conflitto (ma a me il flash-back non sembra fine a se stesso, anzi serve a dare un passato e un carattere al sicario Drunky e al colonnello Dickinson, oltre che spiegare come capitan Destiny , ufficiale nordista, è diventato un delinquente utilizzando la “rete” creata durante la guerra). In Boselli l’utilizzo della Storia è più sfumato, meno critico, più inserito nell’intreccio in modo naturale, vedi per es. Lincoln e i suoi discorsi in "Pinkerton Lady". Manfredi vuole alla fine dare sempre un messaggio socio-politico, valido ancora oggi, vedi il bisogno di giustizia contro il malaffare dilagante, vedi l’importanza che dedica alla figura del Giudice nelle ultime pagine e dei collaboratori di giustizia (così come in storie precedenti l’acqua per tutti, il petrolio, i candidati a governatore, ecc). Ma la differenza più grande è nell’utilizzo dei personaggi. Manfredi li caratterizza soprattutto socialmente (il militare, il lavoratore del porto, lo speculatore, l’ispettore del cotone, la vedova proibizionista, ecc.), in questo è un po’ "verista" (visto che qualche giorno fa si parlava di Verga), i suoi personaggi sono condizionati dalla società e dal ruolo che hanno in essa, sono meno complessi di quelli di Boselli, più monodimensionali (in Tex almeno, in altri suoi fumetti secondo me è diverso). Io però non li definirei post-moderni e imprevedibili, in questa storia tutti agiscono con motivazioni ben chiare, psicologicamente motivate (la vendetta del killer, la fame di gloria del militare, il bisogno di avventura dell’armaiolo, la giustizia, i soldi, la vedova che vuole onorare la memoria del marito morto alcolizzato, ecc.). Boselli è più “romantico” (nel senso più ampio della parola), i suoi personaggi sono mossi soprattutto dalle loro passioni (positive o negative), sono più complessi e padroni di sé, tendono al dramma o alla tragedia, possono cambiare nel corso della vicenda o del tempo. Manfredi in Tex, pur creando storie a volte cupe, tende alla satira, qualche volta alla commedia, o addirittura alla farsa (vedi la storia “Oro nero”), più che alla tragedia, e i personaggi sembrano immobili nei loro difetti, ormai sclerotizzati nel loro ruolo, più cinici e disillusi. L’esempio perfetto è il personaggio del killer Drunky. All’inizio sembra boselliano, un killer con l’anima, ci appare quasi simpatico nella sua malinconia (nel flash back in lacrime), poi Manfredi se lo perde per strada e alla fine ce lo mostra un semplice killer vendicativo, incapace di cambiare o solo di mostrarsi più umano (Boselli ne avrebbe fatto forse un personaggio alla Mondego, dei “Sabotatori”). I personaggi di Boselli sono più classici, tendono a umanizzarsi o ad apparire tali, anche quelli malvagi (Ray Clemmons, Bethany, Kid Rodelo, il cacciatore di taglie in “Morte nella nebbia”, ecc.), visti anche nelle loro fragilità e complessità. I personaggi di Manfredi tendono invece a disumanizzarsi, a diventare nel corso della storia antipatici (in questa storia la vedova, il militare non evolvono caratterialmente, anzi), un po’ come il mondo che li circonda, un west crepuscolare, marcio, che corrompe un po’ tutti. Tex e Carson sono visti da Manfredi soprattutto come rangers, uomini di legge, che magari usano a volte metodi poco ortodossi (vedi il finale de “La grande sete” con la diga che salta), ma sempre col distintivo pronto, per far trionfare la legge (addirittura in “Oro nero” Tex diventa pubblico ministero). C’è da dire che per loro la legge - e in questa storia è chiarissimo - non è certo quella al servizio dei potenti, ma al contrario è una salvaguardia per i più deboli (vedi l’ultima pagina: gli eroi veri sono i proletari), anche se la giustizia vera, per Manfredi, è difficile da ottenere. Concludendo, a me questo Maxi è piaciuto, anche i disegni e le atmosfere di Rotundo. La scena più bella è quella della copertina, lo scontro di Tex e del killer Drunky al castello e sulla scogliera. Peccato - come detto - che il personaggio di Drunky con l’armonica a bocca non sia stato poi sviluppato. Notevoli anche le scene sul fiume, tra le nebbie o negli scali portuali, tra la varia umanità che li popola. In sintesi una delle migliori prove di Manfredi su Tex, secondo me. E la migliore storia di Tex del 2021 (aspettiamo però di leggere “Alla ricerca delle navi perdute”).
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  25. Ho comprato le prime strisce, non so se proseguirò la raccolta - e vado a spiegarne il motivo, anche se temo di inimicarmi una parte del forum Anzitutto, trovo comunque l'iniziativa lodevole e spero abbia grande successo. Devo anche dire che avendo per le mani le prime strisce, mi rendo conto di come questo formato renda davvero giustizia al tratto morbido di Galep. Sono rimasto stupito di come l'esperienza di lettura dei disegni - straordinari - sia davvero diversa rispetto al formato dell'albo bonelliano a cui ero abituato. Si vede come Galep fosse davvero capace di raccontare una storia con i suoi disegni. Forse è questo il motivo che mi spingerà a proseguire la raccolta. Però, io sono un lettore relativamente giovane, ho iniziato a leggere il Tex ad inizio anni '90 recuperando l'intera collezione ai mercatini, senza prestare la minima attenzione alle edizioni (tra i miei albi si trovano indifferentemente tuttotex, tre stelle, anche alcuni originali prezzati 200L, ecc.). E quelli sono gli albi che mi hanno fatto innamorare di Tex. Il formato a strisce non mi appartiene, è il rileggere le prime storie nel formato e negli albi che avevo da bambino che evoca in me i ricordi, il sentimento di nostalgia, che è poi il motivo per cui si leggono e rileggono le vecchie storie. Quindi, anche se decidessi di comprare le anastatiche, in fondo sarebbe solo per collezionismo (a cui tutto sommato non sono così interessato), non per leggerle davvero. Ma sono le storie originali, senza censura!, mi direte. Un vero texiano deve leggere gli originali di GLB e Galep! Certo, è una gran cosa, ma forse questo non mi eccita particolarmente. Comunque forse alla fine le comprerò tutte, giusto per non dovermene pentire tra vent'anni
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  26. Concordo sulla sostanza dell'intervento di @James Kirk e sul gradimento complessivo di questa nuova (e meritevole) iniziativa della Bonelli / RCS. La qualità della carta e della stampa mi sembra decisamente buona. Fatico invece a comprendere un intervento come quello di West10, con i suoi calcoli sul costo delle strisce tutto incentrato sulla storia di Burattini/Torti. A me pare evidente che lo scopo di questa iniziativa non stia tanto nel pubblicare una nuova storia di Tex, facendo "digerire" ai lettori le ristampe anastatiche dei primi numeri, quasi che si trattasse di un amaro boccone da sopportare per potere aggiungere alla propria collezione questa nuova storia (che peraltro dura solo per sei uscite). Il ragionamento di fondo (certo, opinabile come impostazione, in base ai gusti e alle inclinazioni dei lettori), mi pare essere quello di fornire agli appassionati le strisce originali di Tex in una versione originale finalmente accessibile, mentre la storia di Burattini/Torti la vedo come un riempitivo e un elemento collaterale decisamente marginale (dal mio punto di vista, ne avrei anche fatto a meno, ma non mi dispero per la sua presenza né penso di aver speso dei soldi invano). In ogni caso, opino che un lettore "completista" di Tex, se proprio desidera anche avere questa nuova storia di Burattini, sarà, a maggior ragione, più che interessato ad acquisire, a prezzi decenti, le ristampe anastatiche, che non credo possano mancare alla sua collezione. Pertanto, il costo complessivo a me pare più che ragionevole in relazione ad una qualità valida e ad un'operazione editoriale intelligente ed eseguita, mi pare, con cura. Rivedere i testi originali, pur con qualche svarione (ad es. Wiscky) o espressioni come "scagnozzi" e "pelle sporca" - oltre naturalmente ad ammirare i disegni di Galep nella loro intenzione originale, con le forme di Tesah rese in maniera molto più naturale e accattivante (peraltro senza alcuna ostentazione), vale pienamente, a mio avviso, il prezzo "del biglietto".
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  27. Infatti, io mi DISSOCIO totalmente dalle affermazioni dei miei colleghi forumisti... A chi chiede di lasciare libertà di cambiamenti agli autori secondari e terziari... ehm... non so come metterla in maniera gentile, ma vi rendete conto di cosa parlate? Il problema principale del trovare nuovi sceneggiatori per Tex, come si è detto tante volte, non è trovare qualcuno che si ricordi di fargli dire "vecchio cammello" e "satanasso" e mangiare patatine. Il problema è che NON C'È GENTE CAPACE DI SCRIVERE UN WESTERN (e quei pochi come Manfredi danno altri problemi). E lo si è visto su Zagor, dove sono stati controllati meno... e come risultato adesso praticamente tutte le storie presentano alieni, altre dimensioni, mostri fantascientifici, stregoni, draghi, robottoni giapponesi (e a volte draghi che sono robottoni giapponesi... Chiaverotti davvero è il simbolo di questo andazzo, qualunque cosa faccia). Zagor è stato completamente SNATURATO in pochissimi anni! Parliamoci chiaro: la maggior parte degli autori Bonelli attuali odia i fumetti Bonelli, o meglio i fumetti "tradizionali" Bonelli. Sono cresciuti adorando i manga, o i supereroi americani. Tex non l'hanno mai nemmeno letto e non vogliono leggerlo, lo disprezzano, come non guardano i western al cinema e non leggono western. Se fanno una storia di Tex per prima cosa ci mettono un alieno, un mutante, qualcuno dotato di superpoteri, un Dio Nordico presi dai film Marvel. Non conoscendo e non curandosi del "tono" di una serie, in breve tempo Mefisto verrebbe relegato a nemico di serie C, in mezzo a stregoni molto, molto, molto più potenti (e si è visto con la strega vudù, Mefisto al confronto era un principiante) compensati dai nuovi superpoteri di Tex (come i nuovi superpoteri di Zagor, tipo il fatto che ha la linea telefonica diretta con Manito, è un predestinato dal destino tipo nuovo messia, l'aquila sul petto è sacra e magica e ha un organizzazione segreta di 007 ad aiutarlo. In un fumetto di supereroi sono tutti superpoteri, Iron Man ne ha di meno). Ora come ora, penso che se non arriva miracolosamente qualche autore capace (ma ne esistono ancora?) o se Ruju non migliora decisamente, io smetterò di leggere Tex nel momento in cui Boselli smette di scriverlo. Se iniziano a lasciare campo libero alle puttanate supereroistiche come su Zagor, smetto molto prima. Come ho smesso Zagor. Pensate che esageri? Non ve lo ricordate che Airoldi tre anni fa voleva fare il Reboot di Tex come hanno fatto negli USA con i personaggi DC? Lo sapete quante volte hanno fatto un reboot totale di superman, cambiando completamente ogni volta il suo passato, la sua età, i suoi poteri, il supporting cast e i nemici?
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  28. Ti do ragione sul fatto che invece di fare le solite geremiadi sulla crisi GENERALE del fumetto, bisognerebbe guardare al perché certi fumetti (dici Bonelli, ma io parlerei proprio singolarmente testata per testata) siano più in crisi di altri (altrimenti non si spiegherebbe perché certi fumetti perdano l'80% dei lettori e altri il 15% nello stesso periodo di tempo, se e genericamente "colpa della crisi" senza responsabilità degli autori e delle scelte editoriali il calo dovrebbe essere uguale per tutti). Non sul resto perché continui a non vedere le cose più lampanti ed evidenti, persino nei link che citi tu stesso. Guarda quanti di essi parlano di manga (cioè di fumetti importati dall'estero, che non danno lavoro nemmeno ad un singolo disegnatore o sceneggiatore italiano) o di vendite all'estero tipo in Francia dove il mercato del fumetto è completamente diverso... E quelli che rimangono? Puri clickbait, titoli che fanno vedere come ormai il "giornalismo" in generale e i siti che ti dovrebbero dare le "notizie" fanno semplicemente clickbaiting con titoli fuorvianti, senza più la minima vergogna. Prendiamo ad esempio questo, perché è un titolo che dice una cosa EVIDENTEMENTE falsa (se fosse vera sarebbe la notizia del secolo nel mondo del fumetto e non si parlerebbe di altro, farebbe più rumore del boom di Dylan Dog trent'anni fa): "15/07/2021, Fumettologica.it: "Nel 2021 in Italia le vendite di fumetti sono triplicate" Titolo che dice una emerita balla, puro clickbaiting, perchè omette di aggiungere una parte molto importante, che devi leggere l'articolo per scoprire: parla di vendite: "nelle librerie online e fisiche e nella grande distribuzione" Ma se ometti quella parte, il titolo dice una cosa FALSA, perché NON È VERO CHE LE "VENDITE DEI FUMETTI" IN ITALIA SI SONO TRIPLICATE Non so quanto sia adesso la percentuale di vendite dei fumetti nelle librerie: tempo fa era meno del 5%, anche ammesso che una percentuale simile sia triplicata, arriva al 15%, e se le vendite del fumetto da edicola sono calate anche solo del 10%, ecco che ti sei mangiato tutto il guadagno. Notare inoltre che stiamo parando di un periodi pandemia, in cui saranno aumentate le vendite di fumetti online (contate in quella cifra) comprati su Amazon invece che nell'edicola in centro (NON contata in quella cifra), quindi quanto di quell'aumento è un semplice spostamento di copie da un canale all'altro? La vera notizia sarebbe "Amazon aumenta le vendite di fumetti su cui praticamente non paga le tasse togliendo altro mercato alle edicole", ma come titolo non avrebbe attirato tanti click...
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  29. Ho concluso solo oggi la lettura della seconda parte della storia: il giudizio già pesantemente negativo sulla prima parte viene purtroppo confermato da un secondo albo macchinoso e decisamente poco coinvolgente, se non nel finale. È vero che qui sono meno presenti le scene da harmony e i dialoghi da latte alle ginocchia che mi avevano reso indigesto il primo albo. Ma si aggiungono però altri difetti. Il principale: tre quarti dell'albo sono passati a spiegare, rispiegare, ripetere, e poi ancora a rivedere nei dettagli il perfetto piano di Tex per prendere due piccioni con una fava e mettere i banditi e don Domingo nel sacco senza tanta fatica... così perfetto che fallisce miseramente: un vicesceriffo morto ammazzato, Manuela rapita dall'ultimo bandito in fuga, un altro innocente assassinato dal bandito stesso. Niente male, Tex! Proprio un bel piano! Ovviamente la storia si riprende nel finale, dove viene fuori la maestria di Boselli nel gestire una scena d'azione complicata e nel muovere i tanti personaggi sullo scacchiere... Però 30 pagine ben riuscite sono troppo poche per riscattare una storia che, a lettura ultimata, si rivela davvero brutta. Sulla scena finale del linciaggio: a titolo personale, non mi piace vedere un eroe che lascia un bandito, per quanto un assassino, ai forconi della folla inferocita. Tanto più che è una scena che viene al termine di una storia tutta giocata sui toni della commedia romantica (le schermaglie amorose, la scena quasi grottesca in cui Kit e Manuela si prendono gioco di don Domingo e dei suoi scagnozzi...), senza un minimo di pathos. Stona ancor di più un cambio di registro così netto; una scena così forte, se proprio si decide di scriverla, andrebbe preparata e usata in circostanze eccezionali (Fraser), non per il primo bandito che passa. I disegni contribuiscono ad affossare la storia, ma non sono d'accordo con chi dice che con una recitazione migliore dei personaggi l'insieme ne avrebbe guadagnato. È però, a suo modo, una storia epocale: per i miei gusti, si tratta della prima storia INSUFFICIENTE scritta da Borden!
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  30. Per idealismo, o forse solo per farmi definitivamente del male, ho deciso di scorporare questi messaggi dal topic dell'albo in edicola e creare una nuova discussione, perché il tema è secondo me molto interessante. Certo, oltre al tema interessante ci vuole anche altro... ma va be', andiamo oltre. Come giustamente notava @pecos, il messaggio originale di @Diablero non ha ricevuto risposte in tema; e la stessa cosa è accaduta anche al suo messaggio in cui approfondisce la sua osservazione sul fatto che nelle storie di Nizzi non ci siano elementi western: @Grande Tex ha solo negato senza argomentare; @Barbanera anche se ha quotato il messaggio di Diablero non ha affatto parlato di Nizzi, ma di sé stesso. Be', dato che a quanto pare rispondere sensatamente a Diablero è impossibile, mi ci provo io, anche se sapete tutti che mi sono ampiamente rotto il cazzo di intervenire sul forum, visto il livello ormai demenziale delle discussioni (basti leggere i messaggi che ho scorporato fin qui per farsene un'idea); tuttavia, mi dispiaceva vedere l'ennesimo tema interessante sprofondare nella merda. Non che io pretenda di essere un interlocutore adeguato: mi pare però di avere qualcosa da dire in merito e mi pare anche (ma qui è probabilmente la mia debordante autostima che mi fa straparlare) che tra un paio di mesi possa non vergognarmene. Che Nizzi non abbia mai scritto western, ma gialli o commedie, mi pare un'affermazione provocatoria ed estremizzata, ma non priva di verità, come di solito accade a Diablero. Temi e atmosfere western si trovano in molte storie di Nizzi (non se davvero nel 70% di esse come dice Barbanera, dando ragione a chi dice che, nelle discussioni odierne, il 94,5% delle percentuali è costituito da cifre sparate a caso); ma è altrettanto vero che, anche quando presenti, gli elementi western vengono spesso rifusi in un'atmosfera comunque diversa. Un'atmosfera gialla, un'atmosfera da commedia? Forse. Soprattutto, per me, si tratta di un'atmosfera NIZZIANA. Nizzi ha il suo stile dei dialoghi, il suo modo di far interagire, pensare e agire i personaggi; e questo modo rimane grosso modo lo stesso in tutte le storie che scrive, indipendentemente dalla tematica. La differenza che io vedo, più che di tematica, ha una dimensione temporale: il Nizzi spumeggiante, divertente e spesso buffo del quarto centinaio non è quello ingessato del quinto, né quello il più delle volte abominevole del sesto. Ma anche attraverso il tempo io trovo diverse costanti, che qui non approfondisco perché non ho voglia di scrivere ogni volta un saggio come ha invece incomprensibilmente voglia Diablero. Ora, prendiamo il Nizzi del quarto centinaio: si vede la costante del suo stile fra una storia gialla (La locanda dei fantasmi), una misteriosa (La nave perduta), una avventurosa (Gli strangolatori), una più western (Il mulino abbandonato), una commedia d'azione e d'avventura (La congiura). Agevole notare come in esse gli elementi gialli e di commedia siano praticamente sempre presenti, perché Nizzi con ogni evidenza li ama e sono caratteristiche del suo stile; ma le pennellate western non mancano. Ciò su cui Diablero ha ragione è che Nizzi di rado trasmette LE ATMOSFERE del West: c'è sempre o quasi, nelle sue storie (soprattutto in quelle più riuscite), una bonomia di fondo, un'urbanità che io definirei da commedia italiana, che a me sistematicamente rompe la sensazione di un western classico. Un problema? Per me non più di tanto. Credo che ci sia un equivoco di fondo: considerare Tex una serie Western. Per me non lo è mai stata, fin dalle origini. Ora, è vero che GLB, fra tutti gli autori di Tex, è forse quello più western in assoluto; ma fra tutti gli autori di Tex è lui quello che più è riuscito a costruire un mondo (per forza, l'ha creato lui!) governato da regole proprie e personalissime, più che da quelle del genere western, pure indubbiamente presente. Ad esempio, nonostante l'ironia del suo Tex, l'atmosfera di fondo è più brutale, più dura delle storie di Nizzi: solo alcune storie di Nizzi ci si avvicinano e, non a caso, si tratta di storie drammatiche e cupe (Furia rossa, Le colline dei Sioux). Ma prendiamo le prime storie di Tex che, come ho già detto, in quest'ultimo periodo mi sto leggendo con sommo gusto: in esse il personaggio e la serie non hanno ancora preso la dimensione fortemente strutturata del secondo centinaio e si possono vedere meglio, in filigrana, le influenze di GLB. Ebbene, quelle storie sono Western solo in apparenza: funzionano molto meglio, per me, come poemi cavallereschi. Sono EVIDENTEMENTE poemi cavallereschi, con qualche prestito dal fogliettone ottocentesco-primo novecentesco, che comunque sempre dal poema cavalleresco deriva. Poi, certo, sono western certi temi, certe figure. Ma praticamente MAI, nei primi numeri di Tex, si trovano figure che, mutatis mutandis, sarebbero fuori posto nelle pagine di Boiardo o di Ariosto. Davvero, io ho la fortuna di essermi riletto Inamoramento de Orlando-Orlando furioso quest'inverno, come dicevo in un altro topic, e leggendo le prime storie di Tex ho continui déjà-vu. Anzi, ho capito molte altre cose: le trame proliferanti, per quanto semplici, il protagonista serioso che comincia solo dopo un po' a fare qualche battuta, e comunque sempre a denti stretti... il Tex dei primi numeri è il Tex più BOSELLIANO che sia mai stato scritto da un autore che non sia Boselli. Ho sempre messo in rapporto il Tex di Boselli con quello di GLB del secondo centinaio, rimanendo quindi non del tutto soddisfatto dalla sua resa; confrontandolo col Tex del primo, che da anni e anni non riprendevo in mano, molte cose tornano a posto. Tornando a bomba: Nizzi non sa scrivere western? Sì e no. Certo, il western non è il genere istintivamente alla base del suo stile; ma così non era nemmeno per Bonelli (che però del western trasmetteva bene le atmosfere, pur essendo la sua una realtà manifestamente personale) e così non è nemmeno per Boselli (per quanto @borden sia, per me, l'autore più classicamente western fra tutti quelli che abbiano mai scritto Tex). Di sicuro la misura in cui Nizzi è lontano dal western dipende dal peso che si danno agli elementi delle sue storie: per me fra gli autori di Tex è quello che meno ne ha restituito le atmosfere. Un problema? Per me non più di tanto: ho sempre percepito Tex come un fumetto anche western, ma nella sua essenza diverso. Bonelli lo trasportava nella direzione del poema cavalleresco prima e poi in una dimensione incredibilmente personale, anche se sempre western; Boselli nella direzione del fogliettone; Nizzi in quella della commedia e del buddy movie. Le loro storie mi hanno soddisfatto, quale più quale meno, a seconda delle oscillazioni del mio gusto nel corso del tempo. Questo è quanto. Non ho altro da dire.
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  31. Che il calo progressivo dei lettori di Tex diventi una slavina, così come è già successo praticamente sempre nella storia del fumetto ogni volta che c'è stato uno sfruttamento così intensivo di un personaggio (tradurre con "spremimento lettori") Non parlo solo della Bonelli. Ribadisco. SEMPRE. OGNI VOLTA. OVUNQUE (e lo sanno benissimo gli editori, semplicemente preferiscono i guadagni a breve termine rispetto alla durata delle serie). La Bonelli attuale guarda soprattutto alle cose fatte dalla Marvel americana trent'anni fa, ma proprio all'epoca il Punitore divenne uno straordinario successo. Così fecero una serie collaterale (war journal), e poi un'altra, e poi graphic novels, collaterali, prestige one-shot, crossover, etc... cinque anni dopo il crollo di vendite era così marcato che TUTTO del punitore chiuse, compresa la serie regolare (che tornò solo anni dopo con Ennis a tentare un rilancio). Che gli importava? Avevano incassato e l'avrebbero rifatto in seguito spremendo come limoni altri personaggi. Ma può permetterselo una casa editrice che evidentemente NON È PIÙ IN GRADO di creare nuovi personaggi sfruttabili? Letizia, scusa, ma questa fa ridere... Sono QUARANT'ANNI che Tex perde progressivamente lettori. In certi periodi meno, in altri di più. Ma trent'anni fa erano più del doppio di quelli attuali. Dici che sono tutti morti di vecchiaia? Che metà dei lettori di Tex trent'anni fa aveva più di 60 anni? E in una serie che da quarant'anni perde lettori, e che in base agli ultimi dati "ufficiali" noti stava perdendo circa 5000 lettori all'anno, tu dici "ma andiamo" all'idea che ci sia un calo dei lettori? Mi sembra: "ma lo sai che la terra gira attorno al sole?" "Ma andiamo, non dire cazzate, il sole gira attorno alla terra, che è piatta, lo sanno tutti!" Sì, e poi la marmotta incarta la cioccolata... Ah ah ah ah ah ah! Sì, lo vedo proprio come il loro MASSIMO interesse sia "aumentare la qualità" (certo, "senza diminuire i profitti") Deve essere per questo che hanno TRIPLICATO (contale!) le uscite di Tex in circa 10 anni, portando al ritorno di Nizzi, e a certe cose pubblicate recentemente che credo tutti ricordiamo... per "aumentare la qualità!" La marmotta che incarta la cioccolata era più credibile! La faccenda è molto più semplice: se pubblicano un fumetto nuovo, oggi che hanno fatto CROLLARE la fiducia dei lettori, bene che vada vendono 25.000 copie, e vista la capacità di "vendere" degli autori attuali, i numeri successivi vendono anche meno e dopo pochi numeri vanno in perdita e ci rimettono. Se quegli stessi identici autori incapaci di vendere i loro prodotti li metti a fare uno speciale di Tex, solo con gli acquirenti completisti puoi vendere stabilmente più del doppio. La qualità della storia e dei disegni ovviamente saranno le stesse della serie che avrebbero fatto, che non avrebbe venduto nulla. E questo spiega il CAMBIAMENTO EPOCALE della politica della casa editrice che è avvenuto negli ultimi anni. In precedenza, per i suoi decenni di storia, la casa editrice non ha mai "spremuto" le collane di punta tipo Tex e Zagor moltiplicandone le uscite (nei suoi primi decenni di vita ai 12 numeri annuali della serie regolare di Tex si sono aggiunti solo il texone annuale, dopo 40 anni, e che veniva di solito fatto disegnare ad altri disegnatori senza allontanare quelli della serie regolare, e il Maxi e l'almanacco annuali dopo cinquanrt'anni), mentre invece ha continuato a proporre nuove serie e nuovi personaggi, con alterna fortuna. Questo perchè Sergio Bonelli, pur volendo guadagnarci come chiunque al suo posto, guardava ai tempi lunghi, al mantenere la casa editrice nei decenni. E se vuoi durare nei decenni, hai bisogno di personaggi nuovi mentre mantieni quelli vecchi senza affossarli. Negli ultimi dieci anni invece le testate di punta (Tex, Zagor, Dylan Dog) hanno moltiplicato le uscite (Tex è passato da 12 a 35 uscite annuali), e le nuove serie diminuiscono. Per me questo denuncia chiaramente un cambio strategico: dal "vogliamo durare nei decenni" siamo passati al "prendi i soldi subito, e poi vedremo" (non so se lo sai, ma già ai tempi di Sergio Bonelli, avrebbe potuto chiudere la casa editrice quando voleva, aveva già tante entrate da altre attività che non ne aveva certo bisogno per sopravvivere. Immagino che anche il figlio sia nella stessa situazione, la casa editrice si tiene finchè rende poi si chiude o si vende...) Ora, se ritieni che questa nuova strategia porti ad una "aumento della qualità", vuol dire che ritieni che Sergio Bonelli abbia sbagliato tutto e sia stato un incapace: che sciocco ai tempi a pubblicare ai tempi solo 12 albi all'anno scritti tutti da GL Bonelli! Già negli anni 60 poteva chiudere il Piccolo Ranger che tanto vendeva pochissimo e far fare Tex a Lavezzolo, con qualche albo magari della esseGesse, altri ancora poteva farli realizzare dai Cassaro e dagli autori di Akim! Di sicuro con l'enorme "aumento di qualità" che ci sarebbe stato, oggi Tex chissà quanto venderebbe! No, mi pare ben più che evidente (anzi, proprio palese in maniera plateale) che gli autori in grado di fare decentemente Tex oggi sono pochissimi (e parlo anche dei disegnatori, anche se è vero che il principale problema sono gli sceneggiatori). E questo abnorme ed esagerato "gonfiarsi" delle pagine pubblicate ha portato alla ovvia e prevedibile conseguenza che oggi, a fare Tex, c'è anche che non dovrebbe farlo (io ho i miei nomi, Nizzi, Torti, etc, altri avranno una lista diversa, ma negare il calo di qualità mi pare come voler negare che 35 è più di 12...) Come ha reagito Boselli? Per vedere cosa gli era stato chiesto (anzi, ordinato, visto che è un dipendente) penso basti vedere Zagor, dove invece credo gli ordini siano stati eseguiti in maniera pedissequa: la serie "Zagor le origini" (un reboot del personaggio in un diverso formato con cambiamenti al suo passato, disegni non zagoriani e un formato e uno stile più da "comic book" americano, che piace di più alla nuova direzione rispetto al "vecchio" formato Bonelli) era la proposta originale per la serie Tex Willer. Che, a quanto si sa, sarebbe dovuta essere un "remake" delle vecchie storie (come Zagor le origini è un remake di Zagor racconta) in stile e formato supereroi. Boselli ha preso questa idea strampalata e insensata, e gli ha dato un senso. Ha anche cercato di "pesare" di meno sulla serie regolare mettendoci altri autori tipo Dotti alle copertine e De Angelis ai disegni (che secondo Nizzi "non era adatto al western"... come se servissero altre prove del fatto che Nizzi il western proprio non l'ha mai capito...), ma comunque qualche autore l'ha dovuto spostare. E soprattutto... quelle 770 tavole di Tex Willer qualcuno deve scriverle! E quindi, per tappare i buchi, si riprende Nizzi, si prendono Burattini, Recchioni, Zamberletti, etc. Anche con altri collaterali ha cercato di dargli un senso, usandoli per storie "impossibili" sulla serie regolare, tipo i crossover con i 3 bill e Rick master, o Nueces Valley. Ma questi sono 3 albi, gli altri? Ricettacolo di Torti, Diso, etc. E anche stavolta, con questo "bis" imposto dall'alto, ennesima idea balzana spremi-lettori, ha cercato di dargli un senso con una storia "speciale"... ...che però avrebbe benissimo essere stata pubblicata nella serie regolare, magari al posto di certe robe pubblicate recentemente... In generale, di fronte ad una simile sovrapproduzione, puoi seguire due strade: 1) cercare di darci un senso e una dignità, con storie tipo Nueces Valley, o anche con l'intera serie Tex Willer, ma questo inevitabilmente impoverisce la serie regolare (e gli effetti si stanno vedendo). 2) Cercare di riempirli in qualche modo cercando in giro, e quindi nascono i color con le storie di Serra, Burattini, etc In ogni caso, la coperta è corta, o pubblichi albi speciali insulsi, o impoverisci la serie regolare. Non ci sono semplicemente gli autori per pubblicare tanti Tex all'anno. Spero quindi che li calino? Sì, buonanotte, e domani gli elefanti volano. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno tutti che danni fa la sovrapproduzione alla qualità di una serie. Ma quindi lo sapevano benissimo anche i dirigenti Bonelli. Se tenessero in minimo conto la qualità delle storie, non saremmo mai nemmeno arrivati a 34 albi all'anno. Credo invece che sia molto più probabile, anzi, abbastanza sicuro, che insisteranno ancora per moltiplicare le uscite, spremendo più che possono finché ci riescono. 40 albi, 50 albi all'anno, con storie realizzate da autori sempre meno adatti, finchè i lettori non saranno abbastanza smagati e sfiduciati da smettere di comprare questi albi aggiuntivi, e le nuove serie tipo "Tex colorissimo", "Tex più e meno e diviso", "Tex Willer Team Up" o "Tex nello spazio" venderanno come le altre nuove serie Bonelli. Cioè praticamente niente. Se devo basarmi sulla storia di altre speculazioni simili del passato (soprattutto Marvel ma anche italiane tipo Ediperiodici ed Edifumetto), prima di calare il numero delle testate, la prima mossa sarà risparmiare. In genere, sugli autori. Immagino che man mano che i "vecchi" andranno in pensione saranno sostituiti puntando al risparmio, magari esordienti sottopagati, e solo dopo, quando i conti saranno davvero insostenibili, cominceranno a chiudere man mano le serie collaterali che vendono meno. E forse, se gli va bene, basterà chiudere quelle, e non la serie regolare. Ma io per allora avrò smesso di comprarli da tempo, quindi quello che faranno a quel punto mi interessa poco. Tanto sono sicurissimo che i siti di "critica" diranno fino all'ultimo che erano dei capolavori e il pubblico cala solo per un antica maledizione Azteca...
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  32. E in effetti, questo è un depistaggio: perchè la storia in realtà ci rivela... che Corbett avrebbe abbandonato gli altri a morire! Rivediamo l'ultimo albo. A pagina 7, Corbett è pronto ad uccidere Byrne. Sta per farlo, l'ha già deciso. Si sta avvicinando, fingendosi amichevole. Byrne non si fida, lo conosce. E proprio perché si distrae e si rende visibile, probabilmente, diventa un bersaglio per la freccia degli indiani. Ma gli indiani hanno solo preceduto Corbett. A pagina 32, pianifica e inizia a mettere in atto la sua fuga. Non ha il minimo scrupolo a lasciare gli altri a morire. Per fortuna Tex lo scopre, altrimenti sarebbero stati spacciati. A pagina 59, è con Madsen quando tortura l'indiano. Ma interviene solo quando Madsen minaccia Jethro. Come gli dice Tex, "avresti dovuto impedirglielo". Ma non ci ha nemmeno provato. Stava a guardare mentre Madsen torturava l'indiano. A pagina 71 fugge con Madsen, abbandonando gli altri, dopo aver colpito il suo migliore amico, abbandonandolo. Come poi abbandonerà anche Madsen, sacrificandolo freddamente come diversivo. Alla fine, messi sul piatto della bilancia la fedeltà alla parola, la solidarietà, l'amicizia... la sua scelta è che tiene di più alla sua pelle, e li abbandona. Li abbandona tutti. Amici, nemici, bambini, donne, tutti quanti, pensando a salvare solo sè stesso. E NON È IL PENTIMENTO, a farlo andare a cercare soccorsi. Questo è un punto che molti, a leggere le recensioni, non hanno colto. È UNA FRECCIA. La freccia che lo ucciderà, per l'infezione, se non riuscirà a trovare soccorso. Certo, potrebbe ancora farcela. potrebbe trovare aiuto in Messico. Ma mentre prima, la prospettiva più probabile era salvarsi lasciando crepare gli altri, adesso la cosa più probabile è che muoia anche lui. Quella freccia, buttata sul piatto della bilancia insieme a tutto il resto, alla fine pesa di più. Ma senza quella freccia, non sarebbe andato a cercare soccorsi (e un medico, ovviamente, assieme ai soccorsi). E arriviamo a pagina 111. La cosa buffa è che Tex crede di essersi sbagliato all'epoca, su Corbett. E non saprà mai che invece, aveva visto giusto. Come sempre, Tex sa giudicare gli uomini. E aveva visto che carogna fosse Corbett. Solo che, in quel caso, è vero, la sua "infallibilità nel saper leggere l'animo umano", li avrebbe condannati. Sarebbe stato il peggiore errore della sua vita... anche se aveva ragione! Ma Tex sa leggere nell'animo umano, non prevede il futuro. Non poteva prevedere la freccia, e la serie di fortunate circostanze che hanno portato all'arrivo dei soccorsi. Qui, ad essere sconfitta, non è la capacità di Tex di saper distinguere le carogne. È piuttosto la sua convinzione che agire correttamente sia la strada per avere il miglior risultato. Mentre invece le vite degli uomini sono dominate dal caso, e alla fine è la fortuna che conta. Ma c'è una persona che lo sa. Un unica persona al mondo, che sapeva che l'eroismo di Glen Corbett era finto, che non meritava elogi e onori, che in realtà, nel momento in cui c'era da prendere quella decisione, Corbett aveva anteposto la sua vita a qualunque altra cosa, abbandonando gli altri. Corbett lo sa. Corbett nonostante le sue bugie e le sue sbruffonate, ora ha ben chiaro quello che veramente vale. Per questo, come dice Jethro (pagina 112) "per tutta la vita ha preferito dimenticare". Si è isolato, evitando ogni compagnia (i becchini si meravigliano che abbia amici da qualche parte). Perchè lui stesso era l'unico giudice a cui non era potuto sfuggire. P.S.: c'è una scena a pagina 39 che ha fatto tanto discutere, anche se si è vista già mille volte in nella serie... No, è che Corbett è uno sbruffone e un bugiardo! Rifletti. Si è già visto che è un assassino senza scrupoli. Avrebbe sparato al suo amico (magari tentando di ferirlo solamente. In quella situazione, con Tex fra lui e la libertà... pensi davvero che abbia gettato il coltello "per risolverla a pugni" E per gettare il coltello.. l'avrebbe gettato a 5 cm dal naso di Tex... rischiando che poi Tex prenda il suo coltello, mentre lui è ancora disarmato? No, non sta in piedi. Se avesse voluto gettare il coltello, l'avrebbe gettato lontano da Tex (come si è visto fare a Tex decine di volte in casi simili). Corbett l'ha semplicemente mancato, ma da sbruffone qual è, ha detto di averlo fatto apposta (magari sperando così che Tex ricambi la sua "lealtà" non afferrando il suo coltello). E la cosa "strana", riguardo a come è stata vista questa scena dai lettori... è che l'abbiamo già vista decine di volte. Quante volte abbiamo visto un "cattivo" dichiarare che avrebbero potuto far secco Tex, se solo non avessero avuto fretta, se non avessero aspettato troppo, se non avessero esitato, se non avessero tirato prima ad un altro, etc... tutti dei gran "guarda, se volevo vincevo io, eh, tranquillo, che se io sparavo a Tex lo beccavo, mica come tutti gli altri" Perchè a tutti questi il lettore non ha mai creduto, mentre con Corbett ci crede? Cosa cambia? Cambia che per lunghi tratti della storia, vediamo le cose dal punto di vista di Corbett, quindi ci appare "protagonista", in più proprio l'inizio ci spinge a pensare che sotto sotto sia "buono", e su Tex siamo abituati a credere al protagonista, mettere un "narratore bugiardo" è una tecnica sconosciuta in Tex. Ma in realtà, Corbett NON È "buono", e lì è semplicemente uno dei tanti villain che, a parole, hanno "graziato" Tex, ma guarda, che se ci riprovano, Tex lo fanno fuori facilmente, tranquilli... E se volete un'altra conferma... andate a pagina 109. Cosa dice Corbett a Tex nella quarta vignetta? Glen Corbett è un bugiardo e uno sbruffone. E voi gli state ancora a dare credito!
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  33. Nello staff stavamo giustappunto notando una certa tendenza, negli ultimi tempi, a svalutare le opinioni altrui con espressioni decisamente forti e contrarie all'etichetta del forum, in particolare dopo aver svolto professione di tolleranza. Se proprio vogliamo proclamarci tolleranti, cerchiamo di fare in modo che alle parole seguano i fatti. Idem per quanto riguarda, come già segnalato da @pecos, lo spam: per carità, nessuno ha l'obbligo di scrivere solo post memorabili; ma almeno si potrebbe evitare di intasare il forum con decine e decine di messaggi puerili che nulla aggiungono alla discussione. Grazie.
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  34. Nizzi mi ha fatto incazzare solo in un passaggio dell' intervista (state usando tutti sto termine,da vecchio e coriaceo bucaniere lo userò anche io 😜): quando dice che il Tex attuale fa stragi.è una boutade colossale e "velenosa",si capisce che lo scrive per "attaccare"il Tex di un altro autore,senza per altro avere ragione... Sul resto ha le sue ragioni:difende semplicemente il suo modo di vedere Tex.Alzi la mano chi ha mai visto un autore non difendere a spada tratta il suo credo,la sua opera... ci sta al 100% Nizzi è un professionista,con punte di eccellenza e picchi di bravura da Maestro....nessuno oltre a Boselli è riuscito ad arrivare al suo livello,e a superarlo negli ultimi anni, ovviamente.non è vero che è stato solo un bravo manierista,non è vero che ha copiato solo due o tre espressioni di Glb, è falso e riduttivo...il lessico è spumeggiante e non soporifero. le storie non sono assolutamente tutte uguali...le storie indiane sono il suo miglior lascito.Molti personaggi sono stati ripresi in maniera intelligente da Nizzi....Montales ne è un esempio. ironia esagerata?ni ...non appesantisce i dialoghi e rende fluida la lettura, ad un certo punto esagera con le figure barbine a Carson,che a volte sono davvero pesanti da sopportare... senza Nizzi non ci sarebbe più stato tex... Punto, è la verità e Storia.Sempre troppo facile fare la Storia coi sé...Berardi o D Antonio (Manfredi?!) non so se avrebbero fatto meglio di Nizzi...due autori molto bravi (D Antonio lo adoro) ma secondo me non avrebbero avuto l umiltà di scrivere Tex seguendo i canoni Glbonelliani, rischiando magari di giocarsi il personaggio...il top sarebbe stato avere Boselli Curatore agli inizi degli anni 2000 e Nizzi principale sceneggiatore insieme a Boselli...e chissà, magari ora staremmo parlando di altro...ma la storia appunto si fa coi fatti,non con i se. ah un appunto: Nizzi non è una mammola: caratterialmente è tagliente,un po' "Orso"...devo dire che però se lo sai prendere per il verso giusto, è una persona eccezionale... simpatico,e gentile...io gli ho fatto diverse domande,lui mi ha risposto cortesemente...e sa commuoversi, quando mi parlo di Zaniboni cambió davvero espressione e si chiuse in un silenzio triste,posso confermarlo.chapeu
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  35. Riguardo a Nizzi e al suo "copiare" da GL Bonelli... Io non ho usato il termine "manierismo", quindi non so se mi accomuni in quel "velato disprezzo" per Nizzi. Ma no. Nizzi mi fa arrabbiare (e in maniera, lo ammetto, non molto velata) OGGI, con le sue dichiarazioni (e negli ultimi 20 anni, con le sue storie). Ma all'epoca faceva benissimo a "copiare". Era quello che si voleva da lui. E infatti le sue prime storie all'epoca mi erano piaciute (anche perchè, in confronto a quelle di Nolitta...) Dico "copiare", perchè è un azione. Oggettiva. Innegabile. Che può avere avuto tante motivazioni, buone o cattive (mentre "manierismo" fa sembrare il tutto una decisione libera di Nizzi) Semmai, lo critico perchè ha copiato POCO. Di tutte quelle TANTISSIME esclamazioni di GL Bonelli... perchè ha preso solo "Satanasso" e "Tizzone d'Inferno"? Non poteva prenderne di più? Usarle a rotazione? Perchè usare sempre e solo quelle due, fino a renderle persino fastidiose per l'abuso, per più di 30 anni? Però... Nolitta non ha fatto manco quello. Berardi per me c'era riuscito benissimo, ma vai a capire cosa aveva fatto agitare Sergio Bonelli... alla fine, per quanto abbia preso poco, Nizzi è stato l'unico che l'ha fatto, senza scontentare allo stesso tempo Sergio Bonelli. Quindi? Bicchiere mezzo pieno? All'inizio anche di più. A Sergio Bonelli serviva qualcuno che potesse IMITARE suo padre. Tanto che i lettori non avrebbero dovuto accorgersene (devo dire che comunque se ne accorsero. Me ne accorsi io, se ne accorsero un po' tutti, almeno nel giro di appassionati che frequentavo. Era davvero troppo difficile "simulare" GL Bonelli. Quello che non si sapeva all'inizio era il NOME. E anche quello si scoprì un bel po' prima che fosse annunciato ufficialmente. Però magari è vero che la maggior parte dei lettori "comuni" non si accorse di nulla, chi lo sa...) Trovò quella persona in Nizzi, e rilanciò la serie. Ma se prendi solo qualche frase e basta, va bene per qualche avventura. Poi... se non vuoi impoverire la serie, devi tornare ad immergerti nelle vecchie storie e "rubare" qualcos'altro (e all'inizio Nizzi lo fa, recuperando per esempio l'Uomo della Morte... ma lo fa proprio solo all'inizio, poi basta) Ma perchè Nizzi avrebbe dovuto farlo? L'editore era contento, e se non si lamentava lui che la serie stava diventando monocorde, perchè avrebbe dovuto pensarci un suo dipendente? Può essere considerata una colpa non "amare" un personaggio? Non fare quello sforzo in più che non ti richiede nessuno, che non ti sarà pagato, che, anzi, potrebbe costringerti a discutere con l'editore, quando potresti semplicemente consegnare sceneggiature in serie che lo fanno contento e non ti danno problemi? (vabbè, era Sergio Bonelli, ogni tanto i problemi li trovava comunque, Nizzi si lamenta di quanti soggetti gli ha cassato... diciamo però che se faceva il compitino, gliene cassava di meno) Per me, parlare di "colpa" in quel caso è fuorviante. Io parlo di "danno". La serie è stata danneggiata. Non subito. Con il tempo, e l'accumularsi delle storie, con l'omogeneità, con la perdita sia degli aspetti "magici" che di quelli "misteriosi", con le ambientazioni quasi sempre cittadine, con il cast ridotto a Tex e Carson, e con il lento snaturamento di Tex. Sia Nizzi che Bonelli erano bravi professionisti. Ma questo andazzo gli andava benissimo. Gli dava meno problemi, e nessuno dei due amava Tex (nel caso di Nolitta direi da sempre, Nizzi peggiora col tempo). Di chi è la colpa peggiore di quella mediocrità? Di Nizzi, di Sergio Bonelli, dei lettori che scrivono arrabbiati se per una volta non ci sono bistecche e patatine? Come "capo supremo" è ovvio che la responsabilità finale è di Sergio Bonelli, ma insisto, parlare di "colpa" porta fuori strada. Quello che stava succedendo a Tex era semplicemente la mancanza di passione in chi lo faceva (autore ed editore). E se ti manca quella, non c'è "professionismo" che tenga. Alla fine fai il compitino. Quante volte sappiamo che Boselli ha discusso e litigato per poter scrivere una storia? Quante volte l'avrà fatto e noi non lo siamo mai venuti a sapere? Forse, a parte la bravura e la conoscenza del personaggio, è quello l'ingrediente fondamentale. Tenerci al di là di quello per cui sei retribuito. Altrimenti, l'essere "bravi professionisti" non basta. E rischi, a scrivere un personaggio come un compitino, senza amarlo e senza passione, che un giorno vai in crisi, e non ci riesci più. E a quel punto sì, è lì che inizio a parlare di "colpe", perche quello che è successo dopo, sia da parte di Nizzi che da parte (soprattutto) di Bonelli, lo trovo ancora incredibile. Cosa avrebbe dovuto fare Bonelli? Boh, tenuto conto che ci sono tante cose che non sappiamo (prima di tutto: come si conduce una casa editrice...) a mettersi a pontificare adesso il rischio di dire boiate è altissimo, ma nel post-crisi non avrebbe dovuto permettere a Nizzi di monopolizzare la serie scrivendo a quel modo. Avrebbe dovuto mettere un curatore su Tex, uno vero (o farlo lui magari), e assegnare le sceneggiature in maniera più equilibrata. Avrebbe dovuto magari lamentarsi con Nizzi delle continue figuracce che faceva fare a Tex... ma poi penso come ha fatto modificare il finale de "i fucili di Shannon", e forse se fosse intervenuto di più sarebbe stato peggio, avrebbe fatto aggiungere altre figuracce. In ogni caso, da lì in poi, sì, si può parlare per me di "colpe". Di Nizzi e di Sergio Bonelli. Ma lì ormai siamo andati ben oltre il problema del copiare una frase in più o una in meno di GL Bonelli, quello che è successo a Tex dopo credo sia un caso unico al mondo...
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  36. Anche rileggendola dopo tanti anni, il fascino di questa storia rimane immutato. Ci sono tantissimi di quegli ingredienti che mi hanno fatto "innamorare" di Tex: la pura azione degli scontri a fuoco, un'innocente da salvare, il mistero da svelare, gli antagonisti da far "cantare", il tragico epilogo, ecc. E, come capitava spessissimo, Bonelli senior riesce a dosarli con estrema cura, senza forzare le varie situazioni che si susseguono in questa appassionante vicenda. Mi fa un pò tenerezza la figura di Linda Dayton (ennesima "bellezza" del grande Nicolò), ingenua ma nello stesso tempo caparbia presenza femminile, che deve subire una serie di disavventure che, probabilmente, non avrebbe immaginato nemmeno nei suoi sogni peggiori. I dialoghi sono uno dei punti di forza della storia, sempre brillanti e, talvolta, spassosissimi (vedi il pestaggio del portiere dell'albergo e quello di Crandall). Superba la caratterizzazione dei cinque complici, personaggi molto diversi tra loro, ognuno con la propria fisionomia fisica e psicologica: Velasco, uomo d'azione e con i tratti del duro, Whitney, il viscido gambler e imbonitore per la "storiella" dei dobloni, Morgan, il barman dai nervi fragili, Crandall, il losco faccendiere che resta alle spalle di tutti e infine lo sceriffo di Durango. Paul Walsen è bravo a rimanere nell'ombra del sospetto, senza far affiorare in maniera esplicita la sua complicità negli efferati crimini della banda. E' una figura ambigua che lo stesso Tex non riesce subito a decifrare chiaramente. Da manuale gli scambi di battute tra i due, frizzanti e sempre sull'orlo dello scontro vero e proprio: "Questo spiega molte cose non è vero?" (Tex si rivolge allo sceriffo dopo il riconoscimento di Whitney nell'uomo di Wichita) "Non saprei! Della storia della signorina Dayton so solo quello che m'avete detto voi" "Ed è quanto basta per permettere anche a un uomo di intelligenza mediocre di capire il motivo che ha spinto il galantuomo dal collo rotto a tentare di sopprimere miss Linda" "State tentando di insultarmi?" "Sto solo tentando di farvi capire che come sceriffo non siete un'aquila" Convincente anche la figura del cinese Wong, che si rivelerà il grimaldello in grado di scoperchiare definitivamente i crimini della spietata banda di criminali. E' una figura che rimane al limite della complicità, rimanendo in un limbo che gli permette di uscire dalla vicenda senza danni. Bello e per nulla scontato il suo incontro con Tex, dove il cinese dimostra grande intelligenza nel capire che deve giocare a carte scoperte e un altrettanto grande opportunismo nel trarre il massimo profitto da una situazione per lui divenuta pericolosa. Finale tragico e violento, dove una folla esaltata ricorre alla giustizia sommaria per punire l'unico colpevole rimasto degli orrendi delitti, quasi come a "lavare via" dall'intera comunità di Durango una macchia troppo sporca per poter essere sopportata ancora a lungo. Su Nicolò ho più volte sottolineato il mio amore incondizionato. Questa storia lo conferma e lo accresce.
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  37. Direi di sì... Qualche esempio... Galep come avido macinatore di tavole mal fatte, per guadagnare di più... (notare che quando si parla invece del fatto che Nizzi, alla faccia del "superlavoro" che l'avrebbe mandato in crisi, DOPO macinava molte, molte più pagine per tener "fuori" il più possibile Boselli, producendo roba tipo "i fucili di shannon" o "Fort Sahara"... ah no, quando si parla di Nizzi, quello è "eroismo", "attaccamento al personaggio" oppure era "obbligato da Bonelli". Tutte difese che Galep non si merita, ovviamente. Mica è Nizzi, lui. Chi si crede di essere?) A proposito invece del "rispetto" per gli autori, dicevi... ...mentre invece, a Nizzi vista l'età e i problemi, non si può fare alcuna critica. OK, ho capito, Nizzi è "NIZZI" e gli altri non sono nessuno... Ma forse è perchè io, con Nizzi, uso un linguaggio DURISSIMO! Dico, addirittura, che fa storie deludenti e tirate via! Ma come mi permetto? Dovrei seguire il tuo esempio, utilizzando il tuo linguaggio diplomatico e cortese, che dici di Galep... Comunque, effettivamente dovrei contenermi. Anche se trovo il Nizzi degli ultimi vent'anni (ad essere buoni) tanto sciatto da considerarlo in realtà impubblicabile (e non avrebbero dovuto pubblicarlo)... perchè lo devo DIRE? Come dici, dovrei stare zitto, perchè lui è NIZZI! Mica uno criticabile come Galep, e infatti... OK, ho capito. Mi faccio lo schemino, per ricordarmelo meglio: 1) Nizzi non si deve criticare, anche se ci sono ampi motivi per farlo, perchè ti disturba. 2) Galep lo puoi criticare aspramente tutte le volte che vuoi, perchè è tuo diritto. 1) Su Nizzi, usare parole come "scarso", è offensivo e non devo permettermelo. Non ne ho il diritto. 2) Su Galep, puoi dire che "ti fa defecare", perchè tu sei tu e lui mica è Nizzi. 1) Se Nizzi produce una quantità assurda di tavole, con un crollo della qualità evidentissimo dopo pochissimi anni (7 anni dal suo esordio, e poi sempre peggio per i 25 anni successivi), è un EROE, l'ha fatto per salvare Tex da Boselli e comunque era obbligato sennò Sergio Bonelli si lamentava. 2) Se Galep produceva una quantità ancora "normale" per i disegnatori dell'epoca di tavole (dopo i DECENNI in cui ha tirato la baracca da solo) era un bieco e avido approfittatore. Con lui sicuramente Bonelli non faceva pressioni e in ogni caso, chi si credeva di essere, Nizzi? Ma forse, alla fine non mi serve nemmeno lo schemino. Basta ricordarsi la celeberrima frase del marchese del Grillo... https://www.youtube.com/watch?v=pkFiolEfP44 ...e ricordarsi che si applica sia agli autori (Nizzi, è Nizzi. E Galep non è Nizzi...), SIA ai forumisti (c'è chi può dire che Galep fa defecare, e spiegare agli altri che non si devono permettere di criticare troppe volte Nizzi...) Comunque, non dubito che continuerai a spiegarmi come si fa a postare in maniera rispettosa per gli autori "che meritano rispetto". Tranquillo, come vedi, prendo appunti. È così raro trovare buoni maestri di coerenza...
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  38. A proposito di pathos, vogliamo parlare di come GLB ha sceneggiato tutta la sequenza dell'arresto di Tex fino al suo arrivo in carcere (mi riferisco alla celebrata storia "La trappola")? Dialoghi, montaggio, scene. Tutto perfetto. E quando il giovane Kit, arrivati al penitenziario di Vicksburg, tentenna e fa capire al padre che deve ripensarci, di non entrare in quel carcere, di scappare perché si è ancora in tempo! E Tex, da eroe giusto, affronta il suo destino. "Non dire niente, Kit, non dire niente!..." e i due si abbracciano. La trovo una sequenza molto "sentita" e umana potrei dire. Ogni volta che la rileggo, ho i brividi. Eppure GLB è praticamente essenziale, con poche parole fa dire tutto a Tex, perché i suoi eroi sono uomini veri. Altri sceneggiatori avrebbero forse rimarcato il momento, si sarebbero soffermati (Nolitta di sicuro) ma lui no. Ripeto, GLB è sempre essenziale, diretto e pratico. Come un proiettile calibro .45
    3 points
  39. Di questa ottima storia di Boselli, letta anni fa, ricordavo soprattutto le immagini delle due corride, disegnate magnificamente, in particolare la prima (quella in cui i picadores vengono incornati dal toro feroce, prima che venga ucciso dal matador, una sequenza da incorniciare!), e gli scorci della cittadina messicana animata da una folla descritta in ogni dettaglio da Capitanio, e poi i personaggi, il torero Rafael, le due donne, Elvira e ancora di più Sarita, il vecchio Montoya... Ma non mi pareva che Tex e Carson avessero un ruolo così marginale, come invece scrivono molti nei commenti qui sopra. Rileggendola, ho avuto la conferma ai miei ricordi: la storia è molto bella, una delle migliori di Boselli, secondo me, un gradino sotto i suoi capolavori ma decisamente memorabile, non solo per i disegni raffinati, dettagliatissimi e spettacolari di Capitanio, ma anche e soprattutto per l’eccellente sceneggiatura, le situazioni interessanti e originali, i dialoghi ricchi di finezze nel descrivere i sentimenti. E Tex e Carson, come ricordavo, non sono affatto in ombra, anzi a volte agiscono separatamente, raddoppiando così le azioni; solo all’inizio sono semplici spettatori (con un Carson meravigliosamente sarcastico), ma è normale visto che Boselli deve presentarci gli altri comprimari. Poi, da metà del primo albo, i due pards entrano in azione e non si fermano più fino alla fine, in una girandola di sparatorie e inseguimenti, in cui i nostri sono decisivi (e Carson non è da meno di Tex). Il fatto è che tutti i personaggi sono caratterizzati così bene da Boselli (come al solito, anzi meglio del solito), che anche quelli che compaiono poco restano impressi nella mente e sembrano vivere di vita propria. Quindi, a mio parere, non sono tanto Tex e Carson che hanno una parte minore, sono gli altri personaggi che spiccano per la loro forza. Ma questo è un pregio della storia, non certo un difetto! L’unico neo, semmai, è nel finale, un po’ sentimentale e sdolcinato, questo sì, poco glbonelliano. La fascia di storie 400-500 forse è la mia preferita, insieme alle prime due classiche (1-200), perché le storie che rileggo più spesso ultimamente appartengono per la maggior parte a quel periodo.
    3 points
  40. E man mano che calano le produzioni seriali da edicola (e cala quindi il lavoro fisso e regolare per gli sceneggiatori) sarà sempre più difficile mantenersi facendolo come lavoro (già adesso, per molti è solo un secondo lavoro o comunque hanno altre fonti di reddito). Le serie regolari non possono essere sostituire dalle "graphic novel", perchè significa che invece di fare, per esempio, 1200 pagine all'anno di sceneggiature, ne fai 50 o 100. Anche se te le pagano di più, non basta a compensare. E oltretutto nel mercato librario spesso si paga a royalties, che nel caso della maggior parte delle graphic novel, sono cifre molto, molto basse, molto, molto meno di quanto prenda il meno pagato degli sceneggiatori Bonelli per un albo da edicola.. C'è questa cosa che mi ha fatto un po' ridere, un po' in##zzare. Ci sono molti autori "alla moda", famosi (o famigerati) che hanno, nello stesso periodo alcuni anni fa, postato post di fuoco contro il Reddito di Cittadinanza (non sulle modalità, che possono sempre essere discusse e criticate e migliorate, ma proprio sul concetto: tanto con quello che guadagnano a loro che gli frega?) e intanto stavano a fare gli osanna al Fumetto Francese, oh quanto sono bravi i Francesi, i francesi sì che promuovono il fumetto, i francesi pubblicano centinaia di graphic novel, perchè non facciamo come i francesi, etc. Evidentemente ignoravano che il Fumetto Francese in pratica sopravvive grazie al fatto che una forma di reddito di cittadinanza (non lo chiamano così ovviamente, anche quello italiano non si dovrebbe chiamare così visto che non è dato a tutta la cittadinanza) in Francia c'è da un sacco di tempo. E da dati pubblicati recentemente (ma prima del Covid), l'80% degli autori di fumetti in Francia sopravvive (e può permettersi di fare fumetti) solo perchè lo percepisce. Altrimenti... l'80% degli autori di fumetti in Francia semplicemente sparirebbe, andrebbe a consegnare pizze che guadagnerebbe di più (80%, altro che quel dilettante di Thanos con il suo 50%...). Quindi, già si sapeva che quegli "autoroni" non stavano dimostrando molta solidarietà con i loro colleghi meno fortunati, e stavano dimostrando una notevole ignoranza sulla situazione degli autori in Francia, ma vista la crisi attuale, forse non hanno dimostrato nemmeno troppa lungimiranza riguardo al loro stesso futuro.... Quando dico che negli anni 80 la Bonelli ha salvato il fumetto italiano, non intendo solo nel senso del conservare la visibilità e lo spazio in edicola, intendo soprattutto nel dare uno stipendio decente a un sacco di autori (le paghe Bonelli erano spropositate al mercato e alla concorrenza, inesistente: Bonelli avrebbe potuto dimezzare le paghe, gli autori o accettavano o si attaccavano, non c'erano in pratica altri editori che assumevano. Max Bunker per anni ha fatto polemica contro Bonelli perchè per lui "strapagava" gli autori, rovinando il mercato per gli altri, ma ricordiamoci che piuttosto che campare con quello che gli dava Bunker, il vecchio inchiostratore di Magnus su Alan Ford preferì andare a lavorare in fabbrica...) Bonelli per molti anni ha rappresentato la speranza di avere un lavoro "sicuro", fisso, facendo fumetti. Con questa cosa "trainava" anche gli altri editori (la Star e la Eura hanno pubblicato un sacco di roba di autori esordienti pagandoli pochissimo, perchè quegli autori accettavano pur di farsi notare, con la speranza di andare poi a lavorare con la Bonelli. Senza quella speranza... perchè andare a fare un lavoro incerto e sottopagato?). Questa cosa non potrà MAI essere sostituita dalle edizioni da libreria...
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  41. “Sangue Navajo” è stata pubblicata quasi 50 anni fa, tra il 1961 e il 1962. Esatto. Questa è infatti una storia che va contestualizzata nel periodo in cui è stata scritta per capirne l’importanza, per valutarne gli elementi anticipatori e apprezzarne fino in fondo la bellezza. Un vero e proprio manifesto del Tex pensiero (del Bonelli pensiero) del suo concetto di giustizia, del suo antirazzismo, del suo essere contro la guerra (la rivolta è non violenta), contro ogni autoritarismo, così come contro ogni marciume politico. Ma allo stesso tempo è una godibilissima storia d’azione, tesa, emozionante, con un ritmo sostenuto, senza momenti vuoti, con una trama articolata, matura. Una storia eccezionale fin dalla copertina: Tex rivolto verso il lettore, in posa, con una mano sulla spalla di Tiger, entrambi con i fucili appoggiati, non con armi in pugno e in posizione dinamica, come di solito. Sembra quasi anticipare le copertine statiche e in posa di Ken Parker. E qui Tex, in effetti, come il biondo scout di Berardi e Milazzo, è totalmente dalla parte dei nativi contro tutto e tutti, con la differenza che Ken Parker quando in “Omicidio a Washingthon” denuncia al Congresso americano lo sterminio dei pellirossa finisce con una pallottola in testa, che gli farà perdere la memoria (ma siamo in un’altra epoca, nel 1977), mentre qui Tex scatena una guerra indiana, ma senza neppure un morto, riuscendo alla fine ad ottenere giustizia. E GL Bonelli è bravissimo a farci immergere nella vicenda come fosse un’impresa quasi possibile, attivando la nostra sospensione dell’incredulità al punto da darci l’impressione di leggere una storia quasi verosimile (nonostante i totem nei villaggi navajo!). In alcuni commenti letti, si dice che Tex non sia mai stato così riflessivo e maturo come in questa storia, rispetto al Tex impulsivo dei primi albi: è vero solo in parte, perché già in altre storie il nostro aveva dimostrato la sua intelligenza strategica e la sua visione “politica”, a partire per esempio dall’ "Eroe del Messico", durante la rivoluzione con Montales, anche lì un concentrato di azione unita alla riflessione. Certamente qui Tex risulta più sicuro e autorevole sia nel muovere ogni pedina, che nel pianificare tutte le mosse, e lo dice chiaramente lui stesso: “Una campagna militare come quella che si prospetta… richiede molti sacrifici e denaro… avrà bisogno dell’autorizzazione del Ministero della guerra… lasciate che l’opinione pubblica venga informata della realtà dei fatti e poi vedrete… Se non avessi saputo queste cose non mi sarei certo addossato la responsabilità che ho ora sulle spalle.” Non un semplice atto di ribellione, quindi, ma una partita ben calcolata che si gioca sia sul piano militare, che mediatico (altrettanto importante è il personaggio del giornalista Floyd, con cui, non a caso, si conclude la storia). Il paragone con “Vendetta indiana”, pur con un soggetto simile, è secondo me un po’ superficiale, essendo quest’ultima una storia appunto di vendetta e soprattutto di antimilitarismo (il nemico è il folle razzista colonnello Arlington), mentre “Sangue Navajo” è una storia di giustizia e il nemico è un intero “sistema”, rappresentato non solo dai militari, ma soprattutto dai due assassini dei ragazzi navajo (due ricchi notabili, stimati cittadini), così come dal governatore, dai politici, dagli affaristi, dalla gente comune e dalla loro mentalità di superiorità razziale, per cui gli indiani sono solo un intralcio al progresso, e chi non la pensa così viene zittito (il tentato linciaggio del giornalista). Insomma un affresco sociale che va al di là dello scontro indiani contro militari. L’altra differenza tra le due storie è che in “Vendetta indiana” prevale la rabbia (per esempio nel pestaggio di Arlington), in “Sangue Navajo”, alla vista dei corpi dei giovani uccisi, prevale la compassione (Tex che si toglie il cappello commosso); la rabbia arriverà solo quando Kit verrà ferito a tradimento dal Colonnello (che per questo verrà rapato a zero). Insomma una grandissima storia, e in sole 193 pagine, meno di due albi attuali! GL Bonelli avrà avuto i suoi limiti (come tutti) ma non scriveva storie né semplici né ripetitive (soprattutto se confrontate con il fumetto popolare del 1961).
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  42. Per la precisione in 265 albi, scritti tra l'altro nell'arco di più di 30 anni, non dimentichiamolo. Non mi sembra una cosa grave. Anche perché ognuna delle 7 storie di Mefisto è totalmente diversa da quella precedente. L'unica brutta è l'ultima, "L'ombra di Mefisto", le altre sono tutte riuscite bene o benissimo, 2 sono veri e propri capolavori ("La gola della morte", "Il figlio di Mefisto"). Berardi su Julia quante volte ha fatto comparire l'arcinemica Myrna? Una decina? Non ricordo, forse di più e in soli 20 anni. Non mi sembra un grave problema se le storie sono riuscite e non ripetitive... Anche sul resto del giudizio su GL Bonelli non sono d'accordo per niente, ma ognuno ha la sua opinione... Dico solo che di personaggi interessanti GL ne ha creati a bizzeffe, fin dai primi numeri, il problema è che magari non li si conosce neanche.
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  43. Eresia sì! Carson poco considerato da GL Bonelli? Ma quando mai! Si potrebbero fare decine e decine di esempi... Il problema, secondo me, è che le vecchie storie (soprattutto quelle prima del 100) non vengono più rilette o le si dimentica, per cui si danno giudizi schiacciati tutti sul presente o sul recente passato. Ormai GL Bonelli viene considerato uno che non sapeva creare personaggi psicologicamente complessi, che scriveva storie monocordi e troppo lineari, che era troppo prolisso, ecc. Sono solo stereotipi. Il fatto che non abbia mai descritto il passato di Carson, e non l'abbia reso protagonista di una storia tutta sua, non vuol dire che il vecchio cammello sia stato un personaggio non abbastanza considerato... E questo vale anche per gli altri pards.
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  44. Qualche tempo fa abbiamo parlato di imprinting. Ragazzi, facciamocene una ragione: siamo diversi. Tutti. E sui gusti puoi stare a parlare per anni senza mai venirne a capo. Grande Tex e McParland non si sentono emozionati da Glb: è una questione di età? Di generazione? Boh, è inutile chiederselo, però bisogna prenderne atto senza scomodare le capacità di comprensione dell'uno o dell'altro. Spesso i due "ragazzini" fanno errori di foga, dovrebbero essere più pacati nei loro giudizi, leggere con maggiore attenzione e calma, ma una certa indulgenza dai vecchi lupi di mare del forum non guasterebbe. Tra qualche anno, probabilmente, i nostri giovani amici potrebbero cambiare idea. Quando ero ragazzino, non mi piaceva Pino Daniele, non mi trasmetteva nulla. Mi piaceva ascoltare musica, ma non la sua. Ora mi piace tantissimo, sono cambiato, apprezzo cose che prima non sapevo apprezzare e provo emozioni che prima non provavo. Magari anche a loro andrà così. O forse no, perché hanno conosciuto prima il Tex 2.0 di Boselli, o il Tex 1.5 di Nizzi. E andrà bene lo stesso Le emozioni non nascono con la bacchetta. O ci sono o non ci sono. A me la foto dei ragazzi Walcott sulla scrivania del vecchio zio fa venire ancora i brividi, mentre la morte di Rod Vergil, incastonata com'è in una storia per me insignificante, non mi fa nascere nulla nell'animo. Il confronto tra Nizzi e Glb sulla guerra civile, per me, è stravinto dal primo. Per @Mister P (a proposito, ancora auguri per la guarigione, pard )sono un eretico, ma non ha ragione lui, come non ce l'ho io. Ognuno ha il suo Tex.
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  45. Ce ne vorrebbero di più di parti come queste per Tiger Jack, altro che 'pantomime' o 'scene irritanti'. La testa volante nel Texone di Villa è stato il 'frisson' più memorabile forse degli ultimi dieci anni. Ma forse c'è chi lo vorrebbe ridotto al ruolo di Tonto (e non solo di nome) per il Lone Ranger o che parlasse ancora coi verbi all'infinito come gli indiani nelle prime strisce di GLB (poi quando fa fuori chiunque gli si piazzi davanti come in Furia Rossa, gli stessi si sperticano in lodi).
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  46. E' ovvio che ogni valutazione è soggettiva, di conseguenza mi limiterò solo a esprimere il mio punto di vista. Galep, da autodidatta, forse non possedeva una tecnica eccessiva ma onestamente il calore e la dinamicità che sprigionava il suo tratto, sono indimenticabili. Non curava gli sfondi? Il fumetto non è illustrazione, ciò che più conta è saper narrare graficamente una storia e dare grande dinamicità alle vignette e onestamente Galep era un maestro in questo. Che dire poi dei suoi cavalli! Ho sempre trovato straordinaria la maestria con cui riusciva a disegnarli, in pose dinamiche da urlo ed elegantemente tratteggiati. Per non tacere delle sue splendide storie marinare: Lotta sul mare è un capolavoro, con i suoi velieri splendidi e sfondi oceanici da ammirare e studiare. I visi anatomicamente non erano perfetti? Ma l'espressività era straordinaria e funzionale alla trama, mica poco nella letteratura disegnata. La tecnica nell'arte non è tutto, conta pure l'anima e quella a Galep non è mai mancata. Naturalmente i tempi passano, cambiano le mode e le strumentazioni, ma il confronto fra autori di epoche diverse non serve, nessuno si sogna di paragonare Di Stefano a Messi, né tantomeno sosterrò che Gilmour sia il chitarrista più tecnico del rock, ma la magia dei suoi assoli è impareggiabile, alla buona faccia della folta schiera di virtuosi moderni.
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  47. Mi aspettavo plotoni di esecuzione, preconizzati peraltro da @pecos e avallati da una perfida @Letizia, e invece qua Diablero è addirittura d'accordo con me, affermando che GLB "non scrive davvero le origini di Tex" e che "ci fa vedere da subito un Tex praticamente già identico a quello delle prime strisce". E' proprio così, ma io non credo sia solo questione di "voglia" né mi convince quest'altra affermazione di Borden, secondo la quale alla base della scarsa riuscita della storia (la "nota stonata" di cui parla) ci starebbe una certa anaffettività o incomprensioni con la famiglia d'origine: Quale che siano le motivazioni, purtroppo "Il Passato di Tex" è un'occasione sprecata, e un bravo autore (lui è addirittura un grande autore) avrebbe dovuto far sentire quelle emozioni, anche se lontane dal suo modo di essere o dal suo contesto d'origine. La verità è che, probabilmente, non ne è stato in grado. In Tex, dopo Nolitta, che palesava i sentimenti stravolgendo il personaggio, l'unico che sia riuscito a scrivere in maniera "calda" e a non sembrare stucchevole o eretico è stato solo Borden. E qui, lo dice anche lui di fatto, il Suo maestro non è GLB, ma probabilmente D'Antonio. E Borden riesce anche a by-passare quello che tu ritieni giustamente un aspetto negativo, che ben descrivi nel punto 2: lo spiattellamento necessario, la spiegazione ultra-chiara. Lui non lo fa: si affida allo sguardo di Clemmons, e dopo agli occhi "parlanti" di Lena. Ma manda messaggi anche attraverso il ghigno di Blackbird in Colorado Belle, con dei "non detti" nelle scene iniziali dei Giustizieri di Vegas, in alcune tese sequenze de L'Ultima Diligenza, solo per citare le prime che mi vengono in mente, o anche in una certa amarezza di Tex ne Il Magnifico Fuorilegge. Pur non indulgendo in spiegazionismi, Borden rende chiare delle situazioni attraverso le emozioni che fa provare ai suoi personaggi. E i lettori di Tex, forse sbaglierò, ma a me pare riescano a decodificare, perché amano quelle storie e Boselli, e lo si vede dai commenti nei forum. Infine, concordo assolutamente su questa affermazione: Credo che Borden stia vivendo una sua seconda giovinezza, tramite la giovinezza di Tex. Nella collana di "Tex" ultimamente l'ho trovato un po' discontinuo, o poco calibrato come nel caso di Netdahe; nella collana TexWiller sta inanellando un gioiello dopo l'altro, e con la riscrittura de "Il Passato di Tex" ha reso giustizia a una storia che meritava assolutamente di essere raccontata come lui l'ha saputa raccontare.
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  48. Io sinceramente non ho capito con chi ce l'ha gilas2, semplicemente ognuno dice il suo punto di vista. Se uno non è d'accordo e ognuno resta delle proprie idee che male c'è? Non vedo scritto da nessuna parte, il mio modo di vedere e' giusto mentre il vostro fa schifo.
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  49. Beh, quella credo faccia immaginare che oltre alla gelosia per i soldi e quella per "l'unico amico", ci sia anche una certa gelosia di John perchè anche lui ha una cotta per la vedova (impressione suffragata poi dal fatto che li avverta per salvarla) Un po' troppo però. Tutti questi motivi accennati e/o mostrati invece di sostenersi a vicenda cozzano un po' fra loro. Se John odia Sam perchè avverte la differenza di "classe sociale" cosa gliene frega se c'è un tizio con cui è più amico? Alla fine era meglio dargli un unico motivo meno ambiguo, per me. Ma credo sia un effetto del problema alla base della storia: la ricerca della "scena", della battuta, della situazione, che sia carica di emozioni in sè (o per tamarraggione o citazionismo), senza curarsi abbastanza del senso e della logica della storia. Per usare lo stesso esempio che citi tu... Non ha alcun senso. Sam getta alle ortiche i suoi principi, e uccide senza farsi tanti problemi, dopo che per tutta la storia non era riuscito nemmeno a sparare a chi l'aveva tradito e aveva sparato alla schiena al suo migliore amico. Poi, gli dicono "se scappi salvi la pelle e quella della donna che ami" e lui "no, piuttosto mi faccio ammazzare o faccio io stesso una strage, ma mai e poi mai mollerò questa terra che amo più della mia vita. Anche se la donna di cui sono innamorato rimane e quindi faccio rischiare la pelle anche a lei, non posso assolutamente mollare la mia terra e la mia casa" Cinque minuti dopo "oh, ho vinto lo scontro, ma adesso questa terra mi fa schifo e mi è insopportabile, vado via mollando la donna, la terra, la casa e la tomba dei miei genitori, è un po' che stavo fiutando l'affare e meditavo di comprare un ranch a Calver City (?????)" Sono tutte "frasi storiche" sparate a vanvera, poco manca che spari anche un "domani è un'altro giorno" e un "sai di sei figlio tu? Di una grandissima..." ma tutte insieme non descrivono un personaggio, descrivono un pupazzo senza alcuna coerenza che dice cazzate contraddittorie in base alla singola scena. Ci sono un sacco di altre cose che non tornano... Che senso ha che Sam prima del ritorno di John, non abbia NEMMENO UN COWBOY? Prima anche con il ranch più piccolo erano in 4 (i willer + Gunny), come fa a mandare avanti un allevamento di vacche... da solo? Non ha senso. Per la situazione e per la citazione da the Unforgiven Recchioni si ispira appunto a quel film dove William Munny cerca di mandare avanti una fattoria da solo, ma Recchioni probabilmente non si rende conto della differenza fra una fattoria con qualche maiale in un recinto e magari qualche gallina, e allevare MANDRIE DI CENTINAIA DI CAPI che vanno portate ai pascoli... non stanno mica tutte tranquille chiuse in un recinto. Ma da tanti altri segni appare abbastanza chiaro che Recchioni abbia preso ispirazione da vari film, ma senza avere ben chiara la situazione di Sam Willer. Quella che descrive è una situazione da comunità già molto urbanizzata tipo La Piccola Casa nella Prateria, c'è la fattoria (fattoria, non ranch) con il singolo contadino che gira disarmato alleva maiali in un recinto, va a messa lì vicino e la sera va al saloon, disegnato come un saloon di città... cosa c'entra con il ranch dei Willer, uno dei ranch del Nueces, lontani 100 miglia dalla città più vicina, dove per bere di fanno le feste settimanali spostandosi per miglia mettendosi il vestito della festa? insomma, tutto dà l'idea di un vestito di arlecchino, con idee e ispirazioni e frasi e scene prese da tante fonti, e di una storia realizzata attaccandole insieme con lo sputo, indipendentemente dal fatto che abbiano un senso o no. Brutto passo falso e di gran lunga il peggiore albo finora pubblicato di Tex Willer (sterie + speciali) IMHO, in particolare perchè mina una delle cose migliori della serie finora: la sua coerenza.
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  50. Lo dice lo stesso Tex, più avanti. Ma l'hai letta la storia? TUTTE le "prove" che porta, nelle pagine finali, sulla colpevolezza del ragazzo, sono precedenti alla sua partenza e dice LUI che se ne era era già accorto. Notare che sarebbe partito senza DIRE NULLA allo sceriffo, lasciando ad "arrangiarsi", anche se sceriffo non essendo stato presente alla scena, per esempio non poteva sapere com'era la ferita prima di essere medicata. Insomma, Tex gli ha deliberatamente nascosto delle prove, e poi se ne stava andando fregandosene di tutto... Ok, a questo punto non te lo chiedo nemmeno più, è chiaro che la storia non l'hai letta, al massimo l'hai sfogliata. Tex e Carson non stavano "arrivando". Vedono da molto lontano gli avvoltoi calare, e spronano i cavalli per andare a vedere cos'è successo. Arrivano che gli assalitori se ne sono andati da un pezzo e gli avvoltoi si sa che non scendono finché non è tutto fermo. Insomma, il ragazzo si è piazzato lì, in attesa di qualcuno (probabilmente lo sceriffo quando la diligenza non sarebbe arrivata in orario), con l'intenzione di stare fermo mentre gli avvoltoi beccavano i cadaveri, mentre i suoi compari si erano allontanati da ore (gran piano, eh?) E non c'è una sola ragione al mondo perché lo faccia. Nizzi non ne dà nessuna. E anche chi difende la storia, finora non è stato in grado di arzigogolare un qualunque motivo per una mossa così stupida e insensata. Davvero, non ha un senso.
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