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Aumento di prezzo o riduzione di pagine?


Aumento di prezzo o riduzione di pagine?  

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Il formato a 110 pagine è lo stesso da quasi 50 anni, è uno dei segni di riconoscibilità del prodotto, come il marchio "Tex" in copertina, non credo sia molto saggio cambiarlo.

L'aumento progressivo dei prezzi invece è una cosa inevitabile, anche se diminuissero la foliazione per tenere fermo il prezzo, prima o poi questo aumenterà comunque...

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L'obiettivo di cui si parla qui non è tanto la diminuzione delle pagine, ma il contenimento dei prezzi, un obiettivo per il quale si era pensato appunto alla diminuzione delle pagine. Poi ci sono altre possibilità: carta più a buon mercato, evitare il colore, fare dei tagli alle spese varie, non mettere più allegati, eccetera.

 

Se l'aumento dei prezzi è davvero inevitabile come dice Magic Wind, allora, di conseguenza, sarà inevitabile anche la diminuzione degli acquirenti. Mi sembra logico.

 

Se io fossi al posto della Bonelli, su questo problema ci penserei seriamente, invece di farci su tante speculazioni...  

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2 ore fa, Magic Wind dice:

Il formato a 110 pagine è lo stesso da quasi 50 anni, è uno dei segni di riconoscibilità del prodotto, come il marchio "Tex" in copertina, non credo sia molto saggio cambiarlo.

L'aumento progressivo dei prezzi invece è una cosa inevitabile, anche se diminuissero la foliazione per tenere fermo il prezzo, prima o poi questo aumenterà comunque...

L'immobilismo (apparente) del formato Bonelli è una delle motivazioni del suo declino. Non dico che l'editore non si sia sforzato di stare al passo con i tempi e provare a venire incontro ai lettori, eppure da fuori l'impressione è l'esatto contrario: il settore è in sofferenza e noi siamo chiamati a supportare. I cambiamenti a volte sono necessari e nel passato c'erano eccome: negli anni cinquanta/sessanta l'Araldo era una bottega di innovazione. Per non parlare della vera spericolatezza delle testate "Audace".

Edited by Dix Leroy
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Adesso, Dix Leroy dice:

L'immobilismo (apparente) del formato Bonelli è una delle motivazioni del suo declino. Non dico che l'editore non si sia sforzato di stare al passo con i tempi e provare a venire incontro ai lettori, eppure da fuori l'impressione è l'esatto contrario: il settore è in sofferenza e noi siamo chiamati a supportare. I cambiamenti a volte sono necessari e nel passato c'erano eccome: negli anni cinquanta/sessanta l'Araldo era una bottega di innovazione. Per non parlare della vera spericolatezza delle testate "Audace".

Mi pare un po' contraddittorio parlare di immobilismo e poi di spericolatezza delle testate Audace. Io direi che negli ultimi 10 anni SBE le ha provate tutte come formato, numero di pagine, colore, tematiche, targhet, e alla fine pare che nulla abbia funzionato. Dopo 10 anni sopravvive in edicola solo ciò che c'era prima dei tentativi. Con l'unica -notevole- eccezione di Tex Willer.

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Io non cambierei niente: la Bonelli deve rimanere se stessa nell'impostazione (formato, logo, struttura base): non deve diventare irriconoscibile. Se facesse così, perderebbe anche i lettori che ha, che vogliono - e giustamente - stabilità.

 

E' la narrazione quella che latita, ed è inutile cercare di modificare tutto il resto. Una storia noiosa resta una storia noiosa, non importa come venga pubblicata.  

 

Ci vogliono nuovi sceneggiatori, che sono il cuore della narrazione: nuovi sceneggiatori che sappiano raccontare e creare dei personaggi, e non facciano gli "innovativi" con trovate shock. Oppure, sceneggiatori attuali che facciano storie che coinvolgano, meno barbose e meno idealizzate. 

 

Tornando al contenimento dei prezzi: va bene la riduzione delle pagine o altre cose del genere, ma queste modifiche non devono mai modificare l'impostazione classica di un albo Bonelli. La fedeltà è importante.

 

Però, ripeto: ci vogliono buone storie, e per averle non bastano dei bravi disegnatori. Ci vogliono dei bravi sceneggiatori. E' un problema che riguarda tutto il fumetto di oggi, non solo quello bonelliano. Io, se fossi al  posto della Bonelli, mi metterei a cercarli, gli sceneggiatori; farei anche dei corsi per sceneggiare. Perchè senza delle storie valide alla fine non si vende. Un bravo sceneggiatore è come un bravo cuoco in un ristorante: togli il cuoco e il ristorante crolla. 

Edited by joe7
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42 minuti fa, Il sassaroli dice:

Mi pare un po' contraddittorio parlare di immobilismo e poi di spericolatezza delle testate Audace. Io direi che negli ultimi 10 anni SBE le ha provate tutte come formato, numero di pagine, colore, tematiche, targhet, e alla fine pare che nulla abbia funzionato. Dopo 10 anni sopravvive in edicola solo ciò che c'era prima dei tentativi. Con l'unica -notevole- eccezione di Tex Willer.

(apparente) è la cosa che ti è passata sotto il naso. Sono d'accordo che si siano provati vari espedienti, ma è mancato quello vincente a cui tutte le testate poi si sarebbero adeguate. Il Tex Willer doveva esserlo, io stesso ero molto elettrizzato all'annuncio. Eppure sono stato tra i primi a stancarmene, perché non solo aveva lo stesso problema della serie principale, ma ci volevano ancora più mesi per terminare la storia.

Sabato avevo voglia di leggermi un bel fumetto: ho aperto una scatola dove tengo le strisce e ho letto la prima avventura della terza serie del Sergente York (tre albi da 32 strisce). Soddisfattissimo e con ancora metà del pomeriggio per fare altre cose.

Edited by Dix Leroy
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La questione è complicatissima, perché se da un lato il non aver rinnovato il formato contribuisca al suo declino ed un giorno sarà ciò che porterà Tex alla chiusura, dall'altro è difficile criticare un fumetto che 75 anni dopo è ancora uno dei più venduti in Italia. È un po' come dire "si poteva fare meglio" a chi ha fatto comunque meglio di chiunque altro.

 

Il mio sondaggio nasce da una considerazione personale: Tex ha troppe pagine e questo contribuisce alla qualità non eccelsa delle storie, complice il fatto di ostinarsi a non permettere agli autori di interrompere le storie a metà albo. Se una storia avesse una durata slegata dal numero di pagine di un albo allora non ci sarebbero problemi. Ma per un autore che si trova a gestire una narrazione fatta forzatamente a blocchi di 112 pagine è inevitabile ritrovarsi nei guai ed è quasi impossibile non produrre storie dilatate all'inverosimile perché "hai sforato di 5 pagine e ora te ne trovi altre 100 da riempire".

A volte non ci si pensa, ma il formato di Tex nasce con così tante pagine perché era un contenitore di ristampe, mentre la forza delle strisce era che duravano poco e costringevano gli autori a far girare le storie a ritmi serrati: volenti o nolenti, ogni 32 paginette (10 pagine attuali) qualcosa doveva succedere, doveva esserci una svolta. Ora la svolta c'è ogni 112 pagine.

 

Ripeto, sono considerazioni personali. Considerazioni di uno che legge Tex da solo un anno e che nota che quello che funziona meglio sono le vecchie strisce e la serie da 64 pagine di Tex Willer, mentre la serie principale è forse inavvicinabile per un ragazzino, troppo pesante.

Per questo pensavo che, se mi fosse data l'occasione di scegliere, io punterei ad una riduzione di pagine. Farebbe solo bene alla testata.

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A me la regolare va bene così, non vorrei assolutamente che diminuissero il numero di pagine. Io molto spesso alla sera vado con gli amici a bermi una birra media, (magari fosse una sola) e la pago molto più di un Tex regolare, che per mè ha un prezzo non eccessivo.

Se fosse per mè io eliminerei il color lungo e il magazine e farei il Tex Willer quindicinale.🍺🙋🏻‍♂️

 

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Il 25/05/2024 at 00:13, frank_one dice:

Mi chiedessero se vorrei un Tex da 64 pagine come Tex Willer, firmerei subito.

Quando uscì Terx Willer, ci fu anche chi lo acquistò credendolo Tex. E, rimenendo deluso per le poche pagine, pensò: "Ecco, hanno ridotto le pagine, non lo compro più".

Ricordo che fu oggetto di discussione in altro forum.

Quindi, ridurre le pagine, sarebbe, secondo me, un suicidio. 

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1 hour ago, Angelo1961 said:

Quando uscì Terx Willer, ci fu anche chi lo acquistò credendolo Tex. E, rimenendo deluso per le poche pagine, pensò: "Ecco, hanno ridotto le pagine, non lo compro più".

Se è vero, l'unico commento sarebbe "a che gli servono tante pagine se poi evidentemente poi non ne legge manco una?" :rolleyes:

 

13 hours ago, joe7 said:

Ci vogliono nuovi sceneggiatori, che sono il cuore della narrazione: nuovi sceneggiatori che sappiano raccontare e creare dei personaggi, e non facciano gli "innovativi" con trovate shock

Esistono?

 

Forse in Giappone, io vedo che negli USA hanno problemi simili con sceneggiatori sempre più noiosi e pallosi, è una cosa credo proprio culturale: allevare una generazione di autori ingozzandoli di citazionismo, formulette e fanboy-smo non è stata una buona idea...

 

Gli ultimi grandi narratori (Zerocalcare, Gipi, i nomi sono sempre i soliti, e pure loro ormai non sono più tanto "giovani", gipi ha più di 60 anni e Zero ha passato i 40...) fanno cose totalmente diverse da quelle Bonelli, mentre quando leggo i "nuovi autori" Bonelli di solito la cosa che più meraviglia è quanto siano ancora accattatissimi alle cose che andavano 40 anni fa negli anni 80...

 

E i pochi ancora bravi che hanno (il bos e pochi altri, penso ormai a Simeoni per esempio e pochi altri nomi) o li spremono e li stressano o gli fanno fare sempre le solite cose...

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Angelo1961 dice:

Quando uscì Terx Willer, ci fu anche chi lo acquistò credendolo Tex. E, rimenendo deluso per le poche pagine, pensò: "Ecco, hanno ridotto le pagine, non lo compro più".

Ricordo che fu oggetto di discussione in altro forum.

Quindi, ridurre le pagine, sarebbe, secondo me, un suicidio. 

Quindi non si possono ridurre le pagine perché c'è chi non distingue una testata dall'altra. È come dire che al cinema bisognerebbe tenere le luci accese perché c'è chi ha paura del buio.

<span style="color:red">2 ore fa</span>, Piombo Caldo dice:

A me la regolare va bene così, non vorrei assolutamente che diminuissero il numero di pagine. Io molto spesso alla sera vado con gli amici a bermi una birra media, (magari fosse una sola) e la pago molto più di un Tex regolare, che per mè ha un prezzo non eccessivo.

Se fosse per mè io eliminerei il color lungo e il magazine e farei il Tex Willer quindicinale.🍺🙋🏻‍♂️

 

Anche io faccio i paragoni con la birra :P

Però sono paragoni ormai fuorvianti: la birra ha raggiunto prezzi alti oltre ogni ragione. Non ha più alcun senso il confronto.

Il Color e il Magazine? Non mi servono, ho preso solo il Magazine per il 75° perché volevo avvicinarmi ai vari disegnatori. Willer quindicinale? Mi basta una volta al mese, non me ne serve di più.

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  • co fondatore
Adesso, frank_one dice:

Però sono paragoni ormai fuorvianti: la birra ha raggiunto prezzi alti oltre ogni ragione. Non ha più alcun senso il confronto.

Dipende dal pub.

 

<span style="color:red">18 ore fa</span>, Magic Wind dice:

Il formato a 110 pagine è lo stesso da quasi 50 anni

Più sessanta che cinquanta, direi. Esattamente 56.

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, frank_one dice:

Quindi non si possono ridurre le pagine perché c'è chi non distingue una testata dall'altra

Ma di solito non si guarda la copertina per distungue un fumetto dall'altro? :unsure2:

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Posted (edited)

Non si possono ridurre le pagine perchè ci sarà chi non comprerà più. Cosa c'entra chi non sa distinguere la testata? Il mio esempio (che affondava nel lontano ricordo di una discussione fatta altrove) era per dire che se riduci le pagine c'è il rischio che qualcuno molli. Nella fattispecie c'era qualcuno che, pensando fosse Tex, diceva di mollare perchè avevano ridotto le pagine. 

Comunque sarebbe da idioti alla Bonelli se riducessero le pagine del loro fumetto che vende di più. Le misure di restrizione, al limite, si prendono dove il prodotto non funziona, non dove funziona. 

<span style="color:red">2 ore fa</span>, frank_one dice:

 

Però sono paragoni ormai fuorvianti: la birra ha raggiunto prezzi alti oltre ogni ragione. Non ha più alcun senso il confronto.

 

Ha ragione. Ma proprio per questo, visto che tutto il resto cresce "olte ogni ragione", non ha senso che noi ci incavoliamo se un fumetto trimestrale cresce di un euro. Un euro in più ogni 3 mesi significa un centesimo al giorno.

Io piuttosto rinuncio alla birr.. pardon, al caffè (non bevo alcolici), ma non al fumetto...

Poi, magari, quello che protesta per l'euro in più, fuma, buttando via soldi in sigarette... :)

Edited by Angelo1961
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<span style="color:red">9 ore fa</span>, frank_one dice:

Tex ha troppe pagine e questo contribuisce alla qualità non eccelsa delle storie, complice il fatto di ostinarsi a non permettere agli autori di interrompere le storie a metà albo. Se una storia avesse una durata slegata dal numero di pagine di un albo allora non ci sarebbero problemi.

 

Non è il numero di pagine il problema della narrazione, ma la capacità di narrare. Inoltre, personalmente sarei favorevole alla storia che finisce anche a metà albo, anzichè sempre all'ultima pagina del fumetto. Questo ha sempre portato a finali affrettati. 

 

<span style="color:red">5 ore fa</span>, Diablero dice:

Se è vero, l'unico commento sarebbe "a che gli servono tante pagine se poi evidentemente poi non ne legge manco una?" :rolleyes:

 

HAHAHAHA, in effetti, se uno non sa distinguere due fumetti diversi come Tex e Tex Willer non servirebbe a nulla nè aumentare nè ridurre le pagine.

 

In ogni caso, ho cambiato idea: non serve diminuire il numero di pagine del fumetto di Tex, ma servirebbe molto diminuire il numero di pubblicazione di tante testate su Tex, come dici tu, che sono troppe e compromettono seriamente la qualità delle storie (e alla fine le vendite). Anche se lo facessero, però, questo non porterebbe a un contenimento dei prezzi, purtroppo.

 

<span style="color:red">5 ore fa</span>, Diablero dice:

Esistono dei buoni sceneggiatori? Forse in Giappone, io vedo che negli USA hanno problemi simili con sceneggiatori sempre più noiosi e pallosi, è una cosa credo proprio culturale: allevare una generazione di autori ingozzandoli di citazionismo, formulette e fanboy-smo non è stata una buona idea...

 

E' quello che ho sempre pensato. Per essere dei buoni sceneggiatori, oltre al talento, ovvio, è fondamentale avere una certa cultura. C'è molta ignoranza culturale e letteraria oggi: ma per saper raccontare bene è fondamentale leggere molto. I classici, per cominciare: Manzoni, Dostoevskij, Dumas, Melville, Shakespeare e così via; conoscere la lingua italiana, la storia, la geografia, le nozioni di base, poi approfondite. Sembrano cose che non c'entrano niente con una storia di cowboy e indiani: eppure, senza queste conoscenze, non puoi andare oltre a qualche vaga fantasia da nerd. Anzi, lo stesso discorso vale anche per i disegnatori.

La cultura - quella vera, non la paccottiglia che danno sui telefonini, nel mass-media e nelle scuole (che sono di una superficialità spaventosa) - dà solidità e sicurezza in tutti i campi, anche in quelli del fumetto.

 

<span style="color:red">5 ore fa</span>, Diablero dice:

Gli ultimi grandi narratori (Zerocalcare, Gipi, i nomi sono sempre i soliti, e pure loro ormai non sono più tanto "giovani", gipi ha più di 60 anni e Zero ha passato i 40...) fanno cose totalmente diverse da quelle Bonelli, mentre quando leggo i "nuovi autori" Bonelli di solito la cosa che più meraviglia è quanto siano ancora accattatissimi alle cose che andavano 40 anni fa negli anni 80...

 

Zerocalcare e Gipi narrano cose intime, ma non sono adatti a storie di avventura. Credo che abbiano successo perchè narrano i problemi dell'uomo d'oggi: ma un fumetto che parla dei problemi intimi non è adatto a livello seriale. 

 

La narrazione avventurosa deve essere avvincente, ma oggi non si ha intenzione - nè la capacità, penso - di farlo, semplicemente. Si tratta di una carenza culturale tipica del mondo d'oggi: lo vedo anche nei film, non solo nei fumetti. Non si salvano neanche i manga: vedo come tutti si siano appiattiti a certi "topoi" di narrazione: scolastica, sportiva, soprattutto i racconti isekai. 

 

<span style="color:red">5 ore fa</span>, Diablero dice:

 

E i pochi ancora bravi che hanno (il bos e pochi altri, penso ormai a Simeoni per esempio e pochi altri nomi) o li spremono e li stressano o gli fanno fare sempre le solite cose...

 

Boselli ha fatto ottimi lavori, tipo Gli invincibili, ma non può fare tutto lui. Simeoni non lo conosco molto, ma anche qui, stesso discorso: non può fare tutto lui.

 

E' necessario che vengano nuovi narratori. Fino ad allora, non si andrà avanti.

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Niente in contrario se uno sceneggiatore si vuole leggere Manzoni, Dostoevskij, Dumas, Melville e Shakespeare. Io gli farei leggere soprattutto qualche bel fumetto: sicuramente i primi Tex, almeno fino a Il tranello, qualche ciclo Marvel precedente agli anni '90 da Spider-Man agli X-men, qualche Topolino d'annata...

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Adesso, frank_one dice:

Niente in contrario se uno sceneggiatore si vuole leggere Manzoni, Dostoevskij, Dumas, Melville e Shakespeare. Io gli farei leggere soprattutto qualche bel fumetto: sicuramente i primi Tex, almeno fino a Il tranello, qualche ciclo Marvel precedente agli anni '90 da Spider-Man agli X-men, qualche Topolino d'annata...

 

Sono cose che aiutano, senza dubbio: ma, a leggere solo quello, non si andrebbe lontano. E' più importante prima farsi una cultura, poi leggere tutto quello che hai citato. Vuoi una prova?

 

Prendiamo "i primi Tex", che tu hai citato: li ha scritti Gianluigi Bonelli. Che conosceva un mucchio di letture: Salgari, Kipling, Jules Verne, eccetera. Anzi, si definiva "un narratore prestato al fumetto". 

 

Prendiamo "qualche ciclo Marvel": Stan Lee ha letto i classici e i romanzi russi tipo i Karamazov. E anche gli altri scrittori Marvel: Englehart conosceva Eliot, Roy Thomas conosceva Shelley, e così via. Claremont, degli X-Men, ha dimostrato di avere una profonda cultura nelle sue narrazioni.

 

Prendiamo "qualche Topolino d'annata": Carl Barks e Floyd Gottfredson non avrebbero potuto realizzare tutte quelle storie senza avere avuto una base culturale. "Topolino sosia di Re Sorcio" è preso dal "Prigioniero di Zenda" di Anthony Hope, spunto per una valanga di film. Oppure del "Principe e il povero" di Mark Twain. "Zio Paperone e il ventino fatale" ha molti tratti di Dickens.

 

Davvero, senza una cultura di base ti puoi leggere i fumetti che vuoi, ma puoi realizzare ben poco. Non superi il livello del "nerd" che fa storie scontate e i brodi allungati.

 

.

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Adesso, joe7 dice:

Davvero, senza una cultura di base ti puoi leggere i fumetti che vuoi, ma puoi realizzare ben poco. Non superi il livello del "nerd" che fa storie scontate e i brodi allungati.

Mi hai convinto. Inoltre penso che sia anche molto importante per uno sceneggiatore, banalmente, avere la passione per il narrare, farlo con genuino entusiasmo. In molte storie recenti non percepisco tra le righe il sorriso del narratore, come se chi scrive non si è divertito, non c'ha preso gusto.

Poi credo che chi scrive dovrebbe avere anche una certa passione per la socialità, per l'interazione umana, una certa curiosità per le persone. Perché alla fine di questo si parla.

Oltre a qualche lettura importante io consiglierei anche di leggere un quotidiano. La cronaca è una fonte incredibile di spunti narrativi e ti permette di rimanere legato al mondo che ti circonda, ti permette di essere attuale (anche se poi scrivi storie ambientate nel vecchio west).

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Posted (edited)

Io un po' brutalmente sono uso dire che nel giro di qualche decennio siamo passati da autori di fumetti che avevano una solida formazione letteraria ad autori di fumetti cresciuti guardando i cartonati giapponesi.

Un po' brutalmente, ma anche realisticamente. Anche se faccio sempre l'esempio di Guido Martina e Gianluigi Bonelli (che dovette abbandonare la scuola durante il Ginnasio per mantenere la famiglia; ma all'epoca uno studente ginnasiale aveva una cultura molto più vasta e profonda di molti laureati odierni), Boselli stesso appartiene a pieno titolo a questa categoria. Quando leggo storie di sceneggiatori più giovani mi trovo di fronte a storie magari ben realizzate tecnicamente (Nucci quando scrive storie brevi, ad esempio), ma meccaniche fino alla sgradevolezza e che non hanno niente da dire.

E, alla fine, se devo scegliere tra Nucci che sembra scrivere ricalcando un cliché e Boselli... be', cento volte meglio il secondo, foss'anche nella forma smagliata e logorroica dell'ultima Tigre Nera. :D

 

(ma, in effetti, come molti anziani, dico sempre le stesse cose)

Edited by virgin
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2 ore fa, joe7 dice:

 

Nonostante i pareri contrari ricevuti in precedenza quoto Frank_one e Joe7 sul punto di poter fare terminare le storie alla loro conclusione naturale e non a multipli obbligati.

2 ore fa, joe7 dice:

Non è il numero di pagine il problema della narrazione, ma la capacità di narrare. Inoltre, personalmente sarei favorevole alla storia che finisce anche a metà albo, anzichè sempre all'ultima pagina del fumetto. Questo ha sempre portato a finali affrettati. 

 

E' quello che ho sempre pensato. Per essere dei buoni sceneggiatori, oltre al talento, ovvio, è fondamentale avere una certa cultura. C'è molta ignoranza culturale e letteraria oggi: ma per saper raccontare bene è fondamentale leggere molto. I classici, per cominciare: Manzoni, Dostoevskij, Dumas, Melville, Shakespeare e così via; conoscere la lingua italiana, la storia, la geografia, le nozioni di base, poi approfondite. Sembrano cose che non c'entrano niente con una storia di cowboy e indiani: eppure, senza queste conoscenze, non puoi andare oltre a qualche vaga fantasia da nerd. Anzi, lo stesso discorso vale anche per i disegnatori.

La cultura - quella vera, non la paccottiglia che danno sui telefonini, nel mass-media e nelle scuole (che sono di una superficialità spaventosa) - dà solidità e sicurezza in tutti i campi, anche in quelli del fumetto.

 

La narrazione avventurosa deve essere avvincente, ma oggi non si ha intenzione - nè la capacità, penso - di farlo, semplicemente. Si tratta di una carenza culturale tipica del mondo d'oggi: lo vedo anche nei film, non solo nei fumetti. 

 

E' necessario che vengano nuovi narratori. 

Quoto Frank_one e Joe7: assolutamente d'accordo sul valore della cultura letteraria e generale, ma spezzo anche una lancia favore della scuola: è vero che tutto- dai progetti alle ingerenze delle università nell' Orientamento, al livello del culturame 2024 e non ultimo la soglia d'attenzione "nulla" dell' adolescente medio  dovuta allo smartofono-  spinge alla superficialità e all' appiattimento, ma vi assicuro che c' è chi si impegna per tenere un livello decente.

 

Né, nonostante Covid & smartofono, tutti i nostri adolescenti sono fusi.

SPERIAMO di avere nuovi autori/sceneggiatori d'avventura: NARRARE NECESSE.

Edited by Black Jim
Eliminato "widget blocca quote"
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Uno dei motivi per cui da decenni la produzione di "storie" (non solo a fumetti) è in crisi e gli sceneggiatori bravi sono più rari di un unicorno l'ha detto forse Gipi in una intervista del 2021

https://www.huffingtonpost.it/cultura/2021/02/28/news/gipi_sono_diventato_un_borghese_integralmente_e_mi_tolgo_di_mezzo_-5079482/

 

Perché hai cancellato il tuo account Twitter?

Perché mi faceva male.

Cosa ti faceva male?

Mi sono accorto di due cose stando sui social: la prima è che qualsiasi puttanata scrivessi c’era sempre qualcuno che comunque, molto gentilmente, mi diceva che ero un ‘genio’.

E qual è il problema?

Che quando qualcuno ti dice che sei un genio, anche se sai che non è vero, una parte di te ci crede. E quando a uno che fa il mio mestiere gli si insinua il dubbio di essere un genio è finito.

 

Negli anni 80 i social non c'erano, ma c'era già qualcuno che diceva ad autori che non avevano fatto nulla di eclatante che erano dei "geni", che il loro era "fumetto d'autore", mica quella boiate "popolari" come quelle di Barks, GL Bonelli, etx, che secondo gli idioti ignoranti che si sono inventati quella dicotomia da rimbambiti erano "popolari" perchè "intyercambiabili", nessuno si accorgeva se una storia di Tex la scriveva GL Bonelli o Nolitta (capire quanto bisognava essere ignoranti per intentarsi boiate simili?)

 

Alla fine, gli unici che hanno fatto davvero qualcosa di eclatante nel cosiddetto "fumetto d'autore"...  sono stati quelli che erano in realtà autori "popolari". Come Pratt che faceva "giornaletti" dagli anni 50, come Magnus (che era schifato all'inizio perchè appunto "autore popolare e quindi intercambiabile su Alan Ford"), come Pazienza che è diventato famoso sul Male e Cannibale, non su Alter Alter, come Moebius che faceva western "commerciali" dagli anni 60, etc...   ma temo che invece un sacco di giovani autori dell'epoca si siano riempiti la testa di simili boiate, e considerino a tutt'oggi "disdicevole" accontentare il pubblico invece di fare la classica e banalissima storia pessimista adolescenziale che nella loro ignoranza scambiano per "matura"...

 

Oggi è cambiato il clima politico, più che "d'autore / popolare" il discorso è diventato (nel fumetto USA soprattutto) "Woke - non woke", ma c'è sempre l'idea dell'autore che, dall'alto del suo "genio", deve "insegnare" al lettore, fornirgli (banalissima) perle di saggezza. Vuoi mettere far divertire il lettore, che cosa banale, quando il vero autore deve "insegnargli"?

 

Non è una questione di far capire a questi autori che, a parte poche eccezioni, non hanno l'esperienza di vita di poter insegnare niente a nessuno: anche se lo capissero, NON SONO NARRATORI: è gente che ha seguito la vocazione sbagliata entrando nel mestiere sbagliato, avrebbero dovuto diventare predicatori, evangelisti, critici, ma di sicuro non narratori...

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Adesso, Black Jim dice:

Nonostante i pareri contrari ricevuti in precedenza quoto Frank_one e Joe7 sul punto di poter fare terminare le storie alla loro conclusione naturale e non a multipli obbligati.

Invece io credo sia illusorio pensare che la lunghezza "libera" consenta di avere sceneggiature più armoniche. 

Ormai da un po' su Zagor sono tornate frequenti le storie che finiscono in un punto qualsiasi dell'albo e la mia impressione è che, per Alessandro riguarda i ritmi narrativi, le cose siano peggiorate! Sia con Rauch che con Burattini o manca qualcosa o c'è qualcosa di troppo.

Da che esiste il fumetto sono proprio i paletti imposti dalla pubblicazione a creare uno stile narrativo e i grandi autori sono quelli che riescono a dominare questi paletti, che siano il numero di pagine, le dimensioni della pagina, o il comics code authority.

Adesso, Diablero dice:

Non è una questione di far capire a questi autori che, a parte poche eccezioni, non hanno l'esperienza di vita di poter insegnare niente a nessuno: anche se lo capissero, NON SONO NARRATORI: è gente che ha seguito la vocazione sbagliata entrando nel mestiere sbagliato, avrebbero dovuto diventare predicatori, evangelisti, critici, ma di sicuro non narratori...

Epperò i fumetti che vendono in libreria sino proprio quelli che predicano. Anzi, più un autore predica, più vende. C'è un pubblico per questi, che forse (FORSE) è maggiore di noi che nel fumetto cerchiamo avventura.

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Just now, Il sassaroli said:

Epperò i fumetti che vendono in libreria sino proprio quelli che predicano. Anzi, più un autore predica, più vende

Quanto pensi che vendano? :laugh:

 

Non confondere la grancassa della pubblicità con le vendite.

 

In Italia a quanto ne so ancora nessuno va manco vicino a Zerocalcare (che solo chi non l'ha letto può confonderlo con un predicatore), poi gli altri nomi sono i soliti, Gipi, Manara, credo ancora Ortolani anche se lo vedo un po' in ribasso, poi c'è Sio che fa un po' un altro campionato sorretto dai video ma ancora non si avvicina a Zerocalcare.

 

Praticamente tutti gli altri non vendono tanto quanto la trentesima ristampa di una storia di GL Bonelli (cosa che ha fatto sballare molti all'epoca della CSAC, convinti che doveva essere merito del colore...)

 

In generale, come sempre: parlando degli sceneggiatori, a fare la differenza è la capacità di saper raccontare, di saper "prendere" il lettore e appassionarlo. NON sono "i temi" e di sicuro non lo scopo "didattico".

 

Invece, prendo un albo Bonelli a caso, quegli albi che anni fa erano sinonimi di avventura, emozioni, eroismo? Di soluto ci trovo una storia su quanto è brutta la vita, quanto fa schifo il mondo (lo so già grazie, non ho bisogno di un autore che ha la metà dei miei anni e pensa che se non me lo diceva lui non me ne accorgevo...) e altre banalità varia, tutte dette con il tono di chi dice verità scomode che bisognava dire...  mi ricordano davvero le cose che scrive un adolescente, convinto che nessuno al mondo prima ha mai detto o pensato quelle cose...

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<span style="color:red">21 minuti fa</span>, Il sassaroli dice:

Da che esiste il fumetto sono proprio i paletti imposti dalla pubblicazione a creare uno stile narrativo

Vero, e talvolta anche un ritmo. Ed è per questo che penso che avere meno pagine farebbe bene alle storie: perché ci sarebbero paletti più frequenti.

Adesso, Diablero dice:

Invece, prendo un albo Bonelli a caso, quegli albi che anni fa erano sinonimi di avventura, emozioni, eroismo? Di soluto ci trovo una storia su quanto è brutta la vita, quanto fa schifo il mondo

Ahimè, questo credo sia una conseguenza dell'epoca in cui viviamo. Le persone sono più soggette ad ansia, stress, depressione e nemmeno gli sceneggiatori ne sono immuni.

Non mi stupisce che alcuni adulti tornino a leggere Topolino per avere una boccata di positività e fuggire a temi tragici e deprimenti (senza per questo sminuire gli autori Disney: sicuramente su Topolino non si trova solo positività ma anche qualità).

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