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TWF - Tex Willer Forum

[209/210] Linciaggio


ymalpas
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Voto alla storia  

32 members have voted

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una storia discreta/buona che mi ha però un po' deluso nel finale e che ho trovato pieno di "incongruenze" narrative e stilistiche.

Analizzandole una per una:

1) il Tennessee sembra il Texas, così come gli abitanti sembrano Texani

2) il personaggio di Boone è TROPPO ambiguo: a parte il fatto che la puntata in Tennesee di Tex non viene spiegata (e il Tennesee è lontanissimo dal West), sembra che Boone sia al corrente delle malefatte del fratello e dell'altro cattivo a spese dei negri  ma non faccia nulla per fermarli: inoltre, si guarda bene dal parlarne a Tex durante la cena...

3) si parla di far finire gli abitanti a marcire a Yuma(!!!) quando esistevano carceri ben peggiori nel Sud

4) la figura del giocatore che aiuta Tex a difendere la prigione è davvero un po' forzata.

5) l'arrivo di Carson è tardivo e un po'assurdo (anche lui in Tennessee, per quale motivo?!)

 

Di contro, la figura del Negro perseguitato dai soliti rednecks razzisti è un clichè classico ma azzeccato.

Tex è tratteggiato molto bene: eroico, disinteressato e pronto a sfidare i pregiudizi di un'intera comunità per difendere la giustizia e per evitare un linciaggio.

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  • 2 months later...
  • 2 months later...

È proprio vero che non si finisce mai d’imparare nella vita: solo dopo più di vent’anni dalla prima lettura dell’episodio, scopro che il soggetto in questione fu suggerito a G.L. Bonelli dal figlio minore. Fermo restando questa curiosità, che funge da conferma di quanto sia interessante e costruttivo frequentare forum tematici come questo, mi appresto a esprimere i miei giudizi su questa storia breve, ma intensa.

L’ambientazione in Tennessee è abbastanza inusuale per il nostro ranger e la dose viene rincarata da un soggetto particolare e alquanto inedito per la saga ai tempi della pubblicazione, ma purtroppo sempre troppo attuale: il becero razzismo rivolto contro gli uomini di colore. La trama si dipana fra cacce all’uomo, inseguimenti e sparatorie, ma conserva come unico filo conduttore, l’odio razziale di un’intera cittadina verso un povero ragazzo afroamericano, che all’apparenza ha il solo torto di aver sfidato l’assurdo divieto di farsi un cicchetto in un saloon, dove la gente della sua razza non è gradita. Realmente oltre alle deplorevoli vessazioni dovute al colore della pelle, il malcapitato personaggio (di cui Bonelli non specifica il nome) si ritrova nell’occhio del ciclone per aver casualmente scoperto che Eric Warren, non è il notabile commerciante che intende apparire, bensì un bandito accusato di aver fatto parte a una sanguinosa rapina anni prima. Proprio Warren ha interesse a infiammare gli animi intolleranti dei compaesani per far linciare il testimone, ma l’arrivo di Tex complica tutto. Sarà proprio il nostro ranger ad acciuffare il fuggitivo, per poi difenderlo dall’assurdo linciaggio, una volta intuita la verità, anche a costo di dover mettersi contro il suo vecchio amico Boone, esasperato dalla morte del fratello. Episodio dall’atmosfera molto tesa e crepuscolare, che alla fine lascia un po’ di amarezza; la presenza di alcune incongruenze, però, lima a tratti lo spessore della prova. Suona alquanto forzata la coincidenza che Tex incontri casualmente il suo vecchio amico così distante dalla riserva, ma oltre questo, alcuni aspetti di Boone, che si mostra incline ad accettare il razzismo della sua cittadina, fa sorgere dubbi sulla possibilità che i due possano essere andati d’accordo in passato. Anche la scena dentro in saloon, dove gli aguzzini si distraggono al banco, permettendo alla loro vittima di recuperare i sensi e armarsi di pistola senza essere visto, appare una leggerezza troppo grande. La figura del gambler è positiva, ma a mio avviso troppo eroica nel contesto. Un uomo che si sacrifica per uno sconosciuto, in una faccenda che in fondo non gli riguarda, mi convince poco. Anche poco plausibile, a esser pignoli, il piano della rapina in cui Warren fa da basista: è assurdo che i suoi complici accettassero che il bottino rimanesse nelle sue mani; anche senza l’intervento dell’esercito, chi gli garantiva che non si dileguasse (come puntualmente avviene) con la grana? Molto aulico il finale, con il villain della storia che muore annegato in un fiume in piena, dove gli viene (verrebbe da dire giustamente) negato l’aiuto da uno degli uomini di colore che ha dovuto subire in passato le sue angherie. Discreti i disegni di Nicolò, sebbene appaiano lievemente in calo rispetto al suo standard qualitativo. Curioso l’utilizzo dei retini in alcune pagine della storia, a memoria mi vien di affermare che forse fu proprio il primo caso nella saga in cui apparve questa tecnica, ma potrei sbagliarmi.

Il mio voto finale è 6

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  • 11 months later...

Storia che ho appena riletto, per la prima volta dalla sua uscita. Considerata l'epoca, il tema del razzismo, già trattato su Tex, è innovativo e coraggioso, ma alcuni aspetti della trama non convincono appieno. La figura di Ed il gambler appare ad esempio un po' improbabile: soprattutto, non si capisce cosa lo spinga ad immolarsi in un modo cosi' determinato e fatalistico per un Tex appena conosciuto.  Stona un  po' anche l'accanimento nei confronti di Tex, ancor più dopo che la banda ha già avuto così tante perdite. Dopotutto, nell'America di quegli anni, anche con l'intervento di un giudice, a mio avviso, il destino finale dello sfortunato uomo di colore, (la cui versione dei fatti - attestata poi per il lettore dallo sviluppo della storia, ma a cui Tex presta invece da subito piena fede - non sarebbe stata sufragata da testimoni), sarebbe stato con tutta probabilità quello di salire ugualmente sulla forca.

Da ultimo stona il pentimento finale dell'amico di Tex, miracolosamente salvatosi dal crollo. Lo avevamo dato per morto e la sua fine sarebbe stata il guusto suggello di una storia cupa, in cui nessuno si salva. La sua sopravvivenza, con frettoloso quanto improbabile pentimento finale (non si capisce bene originato da cosa: viene da pensare, viste le fasciatura, dalla botta in testa subita) non aggiunge nulla alla storia.

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  • 3 months later...
  • Sceriffi

Devo dire che ho ripreso in mano questa storia ricordando che fosse di Nolitta e solo connettendomi adesso e leggendo i primi messagi di questo topic scopro che, in realtà, è di GLB; quindi, il messaggio che avevo in mente, incentrato su come Nolitta fosse stato bravo a imitare lo stile dei dialoghi del genitore, perdendo la consueta verbosità, ma mantenendo una sensibilità tipicamente nolittiana nelle tematiche e nell'ambiguità dei personaggi, va a farsi benedire! :D

Una storia non eccezionale, ma bella: splendide le atmosfere nostalgiche dell'arrivo di Tex al ranch dei Boone, in cui i dialoghi rendono benissimo il sentimento del tempo passato ("ma qui Nolitta ha sbracato: Tex ubriaco che sfascia un locale? GLB non l'avrebbe mai fatto!", ho pensato leggendolo :lol2:). Alla fine la trama non è niente di che, con un'investigazione che finisce sul nascere grazie all'assalto alla prigione che risolve tutto. Sostanzialmente la storia è divisa in tre scene più prologo ed epilogo come le tragedie greche (prologo: arrivo di Tex dai Boone; caccia al negro, brevi indagini, assalto alla prigione e conseguenze; epilogo: notizie sulla morte di Warner), a sottolinearne l'incredibile semplicità.

Ciò che si fa ricordare è il tono, come già detto bene da Sandro prima di me, incredibilmente cupo, con la morte del simpatico gambler e del negro a sancire, in fin dei conti, la sconfitta di Tex: vero che il nostro eroe alla fine sconfigge i cattivi, ma rimane impresso il fatto che tutte le persone che avrebbe dovuto proteggere vengono spazzate via (tutto ciò, sia ben chiaro, senza nessuna piccionaggine da parte sua). Una storia veramente amara, che fa capire come GLB fosse un autore molto più versatile di quanto molti di noi, quorum ego, sono portati di solito a riconoscere. Un GLB tanto versatile da sembrare addirittura la versione meno verbosa di Nolitta.

I disegni di Nicolò sono al solito eccellenti in caratterizzazione dei personaggi, gestione delle inquadrature e vedute degli ambienti; noto, piccola curiosità, qua e là la presenza di alcuni retini. L'unica loro altra apparizione nella saga la ricordo nel Texone di Font e, forse, in quello di Zaniboni: lettori più freschi di me ne ricordano altre? I retini sono più unici che rari, in Tex.

Per terminare, come voto a questa storia ci va un bel 7. Anzi, facciamo 8, dai.

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Questa discussione mi ha incuriosito (una storia nolittiana da G.L. Bonelli?) e sono andato a rileggerla.

 

Per problemi di spazio (ho davvero troppi fumetti...) ho i Tex in "doppia fila" negli scaffali della libreria, e quindi quelli che si trovano dietro, come questa storia (e le altre di quel periodo) non le rileggo da...  credo da quasi quarant'anni. Dopo tanto tempo è come leggerle per la prima volta.

 

Non concordo con chi dice che è una storia amara. È una storia di denuncia. Tex alla fine sconfigge e sbaraglia i "cattivi", uccidendoli, arrestandoli o mettendoli in fuga. Il suo disprezzo alla fine è per tutte le "brave persone" che non erano intervenute prima. Non la trovo assolutamente "nolittiana", almeno per una storia di Tex, per un motivo molto semplice: Tex fa sempre la cosa giusta. non fa lo sbirro ottuso (confrontate il suo comportamento con il prigioniero qui con quello che tiene in Caccia all'Uomo, di Nolitta, pubblicata pochi anni prima: qui appena sente il racconto del prigioniero va subito a verificarlo, a costo di mettersi contro tutto il paese, e non guarda in faccia a nessuno. In Caccia all'Uomo zittisce il suo prigioniero dicendo che non gliene frega niente...)

 

Molta gente va in giro a dire che Bonelli divideva nettamente la gente in buoni e cattivi. È falso e dimostra che non lo ricordano bene (o, in certi casi, non l'hanno proprio letto). Bonelli divide nettamente le AZIONI: una persona può scegliere di fare il male o di agire in modo giusto. E questo tema è squisitamente "western" (il western moderno nasce da una storia in cui gli eroi sono un evaso, un gambler, un ubriacone e una prostituta...).  Mentre invece in Nolitta chi ha buone intenzioni può anche causare il male senza volerlo, e la scelta non è mai così chiara, nelle storie di Bonelli la scelta è netta. Ma non è detto che una persona faccia sempre quella giusta, o quella sbagliata.

 

Perchè il gambler dovrebbe rischiare la vita per aiutare Tex?

 

Perchè è giusto. Vede un ingiustizia, e, non importa cosa ha fatto precedentemente nella vita, non sta zitto e fermo in disparte. (aiuta anche il fatto che sappia chi è Tex, tanto da dire che morire al fianco di Tex sarebbe un bel finale). "Perchè un tizio dovrebbe rischiare la vita senza averne vantaggi"? Beh, è il tema dei western, perchè mai un pistolero dovrebbe aiutare gli altri?

 

È il tema di Mezzogiorno di Fuoco e di Un Dollaro D'Onore (che è la risposta di Hawks a Mezzogiorno di Fuoco: Hawks non concepiva il comportamento dei cittadini in quel film, dove lo sceriffo veniva lasciato completamente solo, e fa un film dove John Wayne invece trova l'aiuto di... un alcolizzato, di un vecchietto del west, di un pistolero e di una giocatrice d'azzardo, insomma, sempre gente rispettabile e per bene...  :P )

 

Qui Bonelli sta più dalla parte di Zinnemann (o meglio, Foreman) che non di Hawks: il fatto che Tex venga aiutato solo da un "gambler" di passaggio rende ancora più evidente la viltà di tutti gli altri cittadini, e rende più "giusta" la punizione dei facinorosi che vengono impiombati da Tex senza tanti riguardi (in altre circostanze Tex si era limitato a spaventare o umiliare i componenti di una folla che voleva linciare qualcuno, qui dopo la morte del gambler fa il tiro a segno con l'intenzione di ammazzarli tutti)

 

La morte di Warren fa parte di questo senso di giustizia: viene condannato dalle sue azioni passate, quando si trova ad avere bisogno dell'aiuto di una delle sue vittime. C'è una "giustizia" in questa fine che non ci sarebbe stata se fosse stato semplicemente impiombato da Tex.

  • +1 1
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  • Collaboratori
On 19/3/2015 at 18:12, Carlo Monni dice:
On 19/3/2015 at 17:14, ymalpas dice:

E' una storia di fine anni '70, così crepuscolare nella sua drammaticità (la morte di Edwin e del nero) come raramente capita di leggerne nella serie di Tex.

 

E magari non è un caso che il soggetto sia stato scritto da Giorgio Bonelli, il figlio minore di G.L.B., che all'epoca aveva 25 anni ed una sensibilità ovviamente diversa da quella del padre settantenne,

 

Mi chiedo quanto il soggetto possa essere stato influenzato dalle notizie che fioccavano da oltreoceano e che parlavano delle rivendicazioni degli afroamericani negli stati del sud (M.L. King fu assassinato nel 1968, a meno di un lustro dalla progettazione di questa storia). Mi vengono in mente almeno due storie che paiono direttamente ispirate da fatti  di cronaca ( questa volta italiana) contemporanea, per esempio la prima di Medda sul rapimento del giovane Addison (sequestro di Farouk Kassam del 1992).

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  • Sceriffi
<span style="color:red;">11 ore fa</span>, Diablero dice:

Non la trovo assolutamente "nolittiana", almeno per una storia di Tex, per un motivo molto semplice: Tex fa sempre la cosa giusta. non fa lo sbirro ottuso (confrontate il suo comportamento con il prigioniero qui con quello che tiene in Caccia all'Uomo, di Nolitta, pubblicata pochi anni prima: qui appena sente il racconto del prigioniero va subito a verificarlo, a costo di mettersi contro tutto il paese, e non guarda in faccia a nessuno. In Caccia all'Uomo zittisce il suo prigioniero dicendo che non gliene frega niente...).

 

Suvvia, Diablero: una volta che cerchiamo tutti di essere in qualche modo carini con Nolitta, tu ci demolisci così. :D Mi sembra abbastanza facile che, per quanto nolittiana, una storia di glb possa semmai esserlo nei pregi, ma non nei difetti, che sono troppo lontani dalla natura stessa del Grande Vecchio.

 

<span style="color:red;">13 ore fa</span>, Diablero dice:

Molta gente va in giro a dire che Bonelli divideva nettamente la gente in buoni e cattivi. È falso e dimostra che non lo ricordano bene (o, in certi casi, non l'hanno proprio letto). Bonelli divide nettamente le AZIONI: una persona può scegliere di fare il male o di agire in modo giusto. E questo tema è squisitamente "western" (il western moderno nasce da una storia in cui gli eroi sono un evaso, un gambler, un ubriacone e una prostituta...).  Mentre invece in Nolitta chi ha buone intenzioni può anche causare il male senza volerlo, e la scelta non è mai così chiara, nelle storie di Bonelli la scelta è netta. Ma non è detto che una persona faccia sempre quella giusta, o quella sbagliata.

 

Accidenti, quanto è vero quello che scrivi: già nel topic di "A sangue freddo" avevi analizzato perfettamente la punizione dei cattivi nelle storie di Bonelli padre; in questo cogli in maniera encomiabile un altro aspetto fondamentale della sua narrativa. Due interventi davvero di qualità, che spiccano all'interno della già elevata qualità che ti contraddistingue.

 

<span style="color:red;">13 ore fa</span>, Diablero dice:

Con concordo con chi dice che è una storia amara. È una storia di denuncia. Tex alla fine sconfigge e sbaraglia i "cattivi", uccidendoli, arrestandoli o mettendoli in fuga.

 

Verissimo anche questo; ma è proprio in virtù della componente di denuncia che la storia mi pare amara. Tex non sbaglia, Tex non fallisce, ma in qualche modo la storia (quella che certuni volgarmente definiscono, "con la s maiuscola") spazza via gli oppressi. Vero è che la coscienza dell'irreversibilità dei processi storici affiora in molte storie sulle guerre indiane, ma qui mi pare esserci un'amarezza eguagliata in pochi altri frangenti, come ad esempio nella nizziana "Le colline dei Sioux".

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 Storia Interessante

15 ore fa, Diablero dice:

fatto che Tex venga aiutato solo da un "gambler" di passaggio rende ancora più evidente la viltà di tutti gli altri cittadini, e rende più "giusta" la punizione dei facinorosi che vengono impiombati da Tex senza tanti riguardi (in altre circostanze Tex si era limitato a spaventare o umiliare i componenti di una folla che voleva linciare qualcuno, qui dopo la morte del gambler fa il tiro a segno con l'intenzione di ammazzarli tutti)

Sono abbastanza d accordo con te, aggiungo che secondo me qui GLb ci fa capire tra le righe la tendenza al razzismo dei Redneck del Sud,vale a dire i Bianchi "bifolchi" ex Confederati che scaricano la rabbia sui Negri,l obiettivo più facile e raggiungibile per sanare la frustrazione della sconfitta militare con il Nord.tale tema verrà ripreso ne "la Setta dei Tre K" di Nizzi,che si  ispira molto a tale episodio...

 

Io penso che Tex non venga assolutamente sconfitto,anzi dimostra di essere un duro uomo di giustizia mettendosi contro tutto il paese per difendere un uomo accusato ingiustamente di omicidio preterintenzionale.la forzatura sta nel ruolo del gambler,capitato chissà come e in che modo nel villaggio e immolatosi sull altare della giustizia: magari giusto,ma esagerato, esattamente come l arrivo in un Tennessee troppo western di Carson (?)...in cui si cita Yuma (??!)...si poteva secondo me utilizzare il Ku Klux Klan e altri topoi del Vecchio Sud,cosa che farà poi Nizzi...e Borden ne la Storia di Jethro i

15 ore fa, Diablero dice:

Perchè il gambler dovrebbe rischiare la vita per aiutare Tex?

 

Perchè è giusto. 

È il modo più semplice e texianamente corretto per spiegare il suo sacrificio,ma come ho detto non mi ha mai convinto...

Lo stesso Boone è un razzista, perché conosce le bravate del fratello a spese dei negri e non fa nulla per fermarlo... anche lì,che ci faceva Tex in Tennessee??? Border State teatro di durissime battaglie tra Yankees e Confederati  (su tutte Shiloh) e diviso tra Unione e Confederazione in modo quasi simmetrico all'inizio del conflitto

Edited by Barbanera
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On 15/2/2020 at 19:31, virgin dice:

I disegni di Nicolò sono al solito eccellenti in caratterizzazione dei personaggi, gestione delle inquadrature e vedute degli ambienti; noto, piccola curiosità, qua e là la presenza di alcuni retini. L'unica loro altra apparizione nella saga la ricordo nel Texone di Font e, forse, in quello di Zaniboni: lettori più freschi di me ne ricordano altre? I retini sono più unici che rari, in Tex.

Avevo fatto notare anch'io nel mio commento l'insolita presenza di retini fra le tavole illustrate da Nicolò. In effetti la cosa mi colpì, visto che quella dei retini è una tecnica rarissima sulla saga. Come giustamente da te detto, sul texone di Font l'uso fu molto ampio nella prima parte dell'opera, per poi diminuire progressivamente fino a quasi sparire nel proseguo. Sullo speciale di Zaniboni, a dire il vero, mi pare che non ce ne siano. La realizzazione di "Piombo rovente" riserva tuttavia un'altra curiosità (come lessi su una vecchia intervista), visto che il disegnatore realizzò, per accelerare i tempi di consegna,  solo le matite e l'inchiostrazione fu sostituita dalla fotocopie delle vignette a cui vennero aggiunte in redazione i riempimenti in nero. Processo lavorativo atipico per Tex, ma consueto all'Astorina dove Zaniboni affidava a terzi l'onere d'inchiostrare e retinare le tavole.

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  • 1 year later...

Riletta domenica dopo anni, ed ho ben potuto comprendere come mai non ne conservassi il minimo ricordo: pur partendo da un'idea diversa dal solito, pian piano quella che sembrava essere una crociata della Giustizia contro il più becero razzismo condotta da Tex diviene nei fatti una resa dei conti tra il Ranger e mezzo paese, fomentato ad arte dal pezzo grosso locale, provvisto di un armadio pieno di scheletri di cui non gli sembra il caso di far sapere ad un rappresentante della legge. In altre parole, come già sottolineato da altri nei rispettivi commenti, poco per volta il tema della lotta di Tex al razzismo scivola via, divenendo un mero pretesto per una serie di sparatorie e, successivamente, con la partecipazione anche di Carson nel frattempo sopraggiunto, l'inseguimento del commerciante ed ex bandito Warner, che culmina però con l'annegamento dello stesso, e con i due pards che devono accontentarsi di recuperare il bottino sistemato sulla della del cavallo.

 

Assai pochi gli altri spunti. Senz'altro degno di una celere riflessione Boone, ex ranger e vecchio amico di Tex, anch'egli nel complesso poco caratterizzato ed anzi "macchiettizzato", ovvero dipinto da GLB come un uomo letteralmente sopraffatto dalla disperazione per la tragica morte del fratello, e totalmente incapace di ascoltare il senso di giustizia che, in teoria, il passato al servizio della legge avrebbe dovuto inculcargli. Merita altresì un piccolo tributo il gambler Edwin Doyle, ucciso dai razzisti del paese nel tragico assalto alla prigione, anche se mi è sembrata un po' forzata la sua immediata ed incondizionata combutta con Tex. Parimenti forzata, a mio parere, l'ostinazione con cui l'ex schiavo va a cercarsi, in un paese di irriducibili razzisti, i guai che poi gli piovono addosso e lo portano a morire nel medesimo assalto alla prigione.

 

Una gran delusione anche per me, infine, la caratterizzazione grafica che il urbana bravo Nicolò ha impartito al paese ed ai suoi abitanti che, anziché in Tennessee, sembravano a tutti gli effetti essere in un qualsiasi punto del sud-ovest texiano (con l'accenno al lontanissimo carcere di Yuma come ciliegina sulla torta).

 

Ultima ma non meno importante considerazione, resta da capire quale motivo avesse spinto Tex e Carson fino in Tennessee. Un breve accenno non avrebbe guastato, almeno secondo me.

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  • 5 months later...

Storia che a me ha lasciato molto soddisfatto. Il tema è attualissimo e si legge senza polvere ancora oggi, cosa non sempre scontata con le vecchie storie.

Bello il Tex quasi solitario contro un intero paese. Prima trova un aiuto nel gambler e poi comunque arriva Carson, ma il grosso lo fa da solo con grande decisione. Boone è personaggio un pò Boselliano, a due sfaccettature, bella la scena sul finire, con il negro che lascia annegare il cattivo.

Dialoghi all'altezza dello sceneggiatore, bella storia per quanto mi riguarda. Nulla da eccepire. Certo, è un pò tagliata con l'accetta. Oggi la stessa storia sarebbe trattata con un maggior scavo psicologico generale, ma va bene così. In fondo Tex non è un trattato di analisi.

Nicolò piuttosto elementare, ma efficace.

GLB 7.50

Nicolò: 6 +

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Ricordo bene le sensazioni che ebbi alla sua prima lettura. Sensazioni, reazioni che la rilettura conferma. Peccato che non sia stata curata l'ambientazione, per rendere meglio l'immagine, le atmosfere del Tennessee, ripetendo, invece, meccanicamente le solite immagini da sud ovest. Aggiungo che un tempo, ormai lontano, amavo questa, come altre storie e altri film sul tema.

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  • 8 months later...

Pensavo che in questa storia potesse esserci lo zampino di Nolitta, invece scopro che non c'entra proprio per nulla.

Il Tex in solitaria o quasi (Carson arriva nel finale, rivelandosi comunque decisivo per la buona sorte del suo pard), l'inizio della storia con un fatto alquanto casuale (l'incontro con il vecchio amico) e il finale piuttosto amaro mi avevano fatto pensare che potesse esserci la mano di Sergio.

In realtà rileggendola i dialoghi sono puro GL Bonelli, così come la rappresentazione di Tex che è perfettamente in linea con lo stile del suo creatore.

Resta intatta invece la bellezza di questo episodio, per il quale ho sempre straveduto.

Il modo in cui viene raffigurato il razzismo in questa cittadina del sud è molto efficace, così come la condanna che l'autore esprime proprio dalla bocca del suo eroe.

Razzismo che si può respirare e toccare con mano, sia da parte dei bifolchi e prepotenti del paese (azzeccatissima la caratterizzazione grafica e psicologica di Fatsy) che da quelli che stanno in retrovia ma ne sono irrimediabilmente complici (il barman, Warner).

Mi ricorda film come "Mississippi Burning", dove il razzismo non è psicologico o nascosto dietro paraventi di comodo, ma fisico, brutale, feroce.

Tornando ai dialoghi non posso che esprimere grande ammirazione per GL Bonelli.

Perché Doyle il gambler si schiera con Tex?

L'autore ce lo spiega senza tanti giri di parole, proprio per bocca del gambler stesso: "per vivere e per morire un posto vale l'altro, Willer, e dopotutto, dovesse anche succedere il peggio, chiudere la mia carriera al tuo fianco non sarebbe per niente un insuccesso".

Anche nel momento della sua morte non servono tanti paroloni: il commiato è brevissimo, senza zuccherosa retorica o chissà quali frasi ad effetto.

La fine di Warner è l'epilogo migliore che Bonelli potesse inventare: a condannarlo a morte non sarà la mano dell'uomo ma quella del destino.

Nicolò la solita certezza e, per quello che mi riguarda, il solito piacere per gli occhi.

Complimenti anche a Giorgio Bonelli per il soggetto davvero pregevole.

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<span style="color:red">7 ore fa</span>, Juan Ortega dice:

Complimenti anche a Giorgio Bonelli per il soggetto davvero pregevole.

 

Quando gliel'ho detto ,durante il nostro unico incontro al funerale di suo fratello quasi 11 anni fa, lui ha fato un sogghigno e mi ha detto: "Sei proprio sicuro di intendertene di fumetti?" :laugh:

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<span style="color:red">7 ore fa</span>, Carlo Monni dice:

 

Quando gliel'ho detto ,durante il nostro unico incontro al funerale di suo fratello quasi 11 anni fa, lui ha fato un sogghigno e mi ha detto: "Sei proprio sicuro di intendertene di fumetti?" :laugh:

Lo avevo letto in un tuo precedente commento ... falsa modestia la sua oppure veramente non ne capiamo nulla ?:D

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<span style="color:red">2 ore fa</span>, Juan Ortega dice:

Lo avevo letto in un tuo precedente commento ... falsa modestia la sua oppure veramente non ne capiamo nulla ?:D

 

Un po' di tutte e due probabilmente.:lol:

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Posted (edited)
Il 13/5/2022 at 17:59, Juan Ortega dice:

Resta intatta invece la bellezza di questo episodio, per il quale ho sempre straveduto.

trovo che la storia sia un po' lacunosa, non solo per l'ambientazione...

partiamo dall'innesco:

Tex in Tennessee...mah...perchè?non viene spiegato

Il 31/8/2021 at 20:11, valerio dice:

Boone è personaggio un pò Boselliano, a due sfaccettature

esatto, ma non è sfrutatto a dovere.Boone viene a mio modo di vedere sprecato, rimanendo "buono" e uscendo apparentemente "indenne"dalla trama, ma appare da subito un personaggio grigio, a tinte fosche...è conscio del fatto che il fratellino è un razzista, ma non fa nulla per impedirne le azioni, e si guarda bene dal raccontarne le "gesta" a Tex.

Il 13/5/2022 at 17:59, Juan Ortega dice:

razzismo che si può respirare e toccare con mano, sia da parte dei bifolchi e prepotenti del paese (azzeccatissima la caratterizzazione grafica e psicologica di Fatsy) che da quelli che stanno in retrovia ma ne sono irrimediabilmente complici (il barman, Warner).

i due piani del razzismo, quello brutale di Fatsy e quello calcolatore di Boone sono resi molto bene da Glb...nel suo manierismo, Nizzi nell'episodio a mio parere più riuscito "la setta dei Tre K" ricalca questa duplicità dei Redneck tontoloni e violenti sfruttati dal falso Gentleman del Vecchio Sud mac Cook: Mac Cook, freddo e calcolatore oltrechè razzista e leader del locale Ku Klux Klan, riesce però a mantenere la sua "rispettabilità" sfruttando l'odio primordiale e ignorante dei reduci confederati nei confronti dei Negri, capro espiatorio della sconfitta del Sud...

 

per concludere: episodio interessante, ma a mio parere un po' banalizzato dall'ambientazione e dal non aver sfrutatto a dovere alcuni comprimari

Edited by Barbanera
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  • Sceriffi
<span style="color:red">42 minuti fa</span>, Barbanera dice:

Partiamo dall'innesco:

Tex in Tennessee...mah...perchè?non viene spiegato

 

Cioè, davvero a qualcuno frega qualcosa?

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Il fatto che Tex si trovi a transitare in Tennessee senza una spiegazione può starci in fondo, ma che si ritrovi a battere alla porta di uno, che poi si rivela essere un vecchio amico di gioventù trasferitosi là, è alquanto "curioso", a mio modo di vedere.

 

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Posted (edited)
1 ora fa, virgin dice:

 

Cioè, davvero a qualcuno frega qualcosa?

direi di sì...visto che anche recentemente si è fatto osservare che Tex ha sempre qualcosa/qualcuno che lo muove

Edited by Barbanera
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  • Sceriffi

Mah, onestamente tutte le volte che Tex è da qualche parte e non viene data precisa spiegazione al riguardo io poi dormo lo stesso.

Sì, spesso GLB nei dialoghi iniziali dava una spiegazione, ma considerata la natura vagabonda di Tex ciò non vuol dire che essa non possa anche essere taciuta, come in questo caso.

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Sono visioni diverse del personaggio.

 

Il Tex di GL Bonelli non era capace di stare fermo. Era sempre in giro (pensando poi a quanti  amici aveva in giro, e quani torti da raddrizzare...).  Il suocero Freccia Rossa glielo dice pure, ad un certo punto, che ha capito che la vita familiare nella riserva non fa per lui.

 

Il Tex di Nolitta quando El Muerto ferisce Tiger e ruba il cibo dei Navajos, non si muove, ci deve pensare, e dice espressamente che lui prima di muoversi da casa deve pensare, riflettere, ragionarci su, etc.

 

Il Tex di Nizzi è pure peggio. Praticamente in ogni avventura viene forzato da un suo superiore a muovere le chiappe, ma se fosse solo per lui alzerebbe il culo solo per andare nella città più vicina a mangiare bistecche e patatine.

 

Se vedi il Tex di GL Bonelli in giro, non ti meravigli e non hai bisogno di alcuna spiegazione. Semmai, ti chiedi cosa gli è successo se lo vedi fermo al villaggio (notare quante volte in quelle storie qualcuno lo cerca al villaggio e lui è sempre in giro a caccia di qualche puma...)

 

Se vedi il Tex di Nizzi, è chiaro che si deve essere smosso qualche pezzo grosso che l'ha obbligato, quindi sì, conviene andare a chiedergli perchè si sta allontanando dalle sue amate patatine, e ascoltare le sue immancabili geremiadi sul fatto che non vorrebbe, ma deve, o è un generale, o uno che gli ha fatto dei favori e di cui è debitore, etc...

 

Ed è quindi chiaro che essendo questa una storia di GL Bonelli, si comporta da Tex, e non c'è da meravigliarsi se è in giro. Ed è assurdo farsi le domande che ci ha abituato a farci Nizzi ("come sono riusciti a fargli alzare il xxxx?"), visto che all'epoca Nizzi manco era arrivato alla Bonelli...

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Posted (edited)

in questa storia, Tex è in Tennesee non per raddrizzare un torto nè perchè è andato a trovare uno dei suoi tanti amici...farlo trovare in Tennesee "per caso", senza alcuna spiegazione logica è l'unico modo per innescare una storia "strana" (nel senso non puramente western) ambientata in uno Stato a mille e più miglia dall'Arizona.

Qui Tex è abbastanza ingenuo a non "fiutare" subito Boone (si capisce da subito che Boone conosce le malefatte razziste del fratellino, tanto che quando Warner lo va a trovare, Boone dice ai due razzisti una frase tipo "andate pure non vi trattengo"...sembra che lo dica proprio per non rendere noto a Tex le malefatte razziste del fratello...). 

Edited by Barbanera
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