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[Maxi 2001] Nei Territori Del Nord Ovest

Voto alla storia  

56 members have voted

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On 21/12/2009 at 16:44, virgin dice:

Ogni volta che rileggo questa storia (e sarà la decima, da quando le mie manine di bambino afferrarono l'albo ormai otto anni fa) mi convico che si tratti probabilmente della miglior storia di Tex mai scritta. Fa il paio con "San Francisco-Lotta sul mare", ma è molto diversa, e secondo me in molti aspetti è superiore.
Lasciamo stare il disegno grandioso sul quale è costruita la trama (mai visto un borden di così ampio respiro... e dire che lui, al massimo, esagera invece di tirarsi indietro), i personaggi assai riusciti, l'azione palpitante, l'andamento imprevedibile e il ritmo appassionante... ciò che trovo magistrale (e sul quale, scrittore in erba, mi sono trovato a meditare giorni interi) è la presentazione del personaggio di Dawn, che viene svelato non in una, bensì in tre scene.
Nella prima scena nella quale appare, Dawn è indagata nel proprio aspetto mascolino e aggressivo, ed infatti litiga con un uomo fin quasi ad accoltellarlo, porta vestiti molto pesanti che quasi ne nascondono il fisico ed ha il volto impiastrato di grasso, dando l'impressione di essere una donna chiusa ed ostile, refrattaria ad aprirsi anche in condizioni di distesa sicurezza.
La seconda scena è quella, ormai celebre, del bagno. Da notare come borden e Font siano stati abilissimi nel giocare con questo topos erotico, raggiungendo esattamente il limite massimo di ciò che (io credo) debba essere concesso su Tex: un corpo nudo, esibito non integralmente, ma quanto mai presente. Viene così mostrato il lato più femminile e (azzardo) sensuale di Dawn, che non rinnega l'aggressivit? (splendida la Dawn che estrae il coltello), ma la completa, e viene anche accennata la lieve fragilit? di Dawn, tramite l'espressione con la quale lei guarda Jericho...
Nella terza scena Dawn viene mostrata in un terzo abito (be', visto che prima era nuda, diciamo pure secondo...): ordinato, dimesso, e lei stessa, abbandonati gli atteggiamenti precedenti, appare più misurata e "femminile".
Insomma, in tre scene diverse, dunque lungo uno svolgersi progressivo e frastagliato invece che in un unico punto lineare, il personaggio viene presentato perfettamente: in modo profondo, perchè le contraddizioni e le ambiguit? possono essere ampiamente intuite, ma anche correttamente, perchè non preannuncia nulla di ciò che si scoprir? in seguito: il personaggio di Dawn avrà sè un'evoluzione, ma sarà un cambiamento che non avrà mai nulla di unilaterale e che, soprattutto, non tradir? mai l'essenza del personaggio. Ella, infatti, non viene presentata come "maschiaccio", "femmina" e "donna/ragazza" in tre momenti distinti, ma possiede questi tre spiriti contemporaneamente. Ovvero, un'evoluzione talmente realistica ed accurata da fare invidia alla realtà stessa, grazie alla quale una storia starebbe in piedi anche senza Golden Eye, Jim Brandon e tutto il circo che ne consegue.
Mirabile il lavoro di borden&Font: visto che in questa storia molto si basa anche sul disegnato (sguardi, sottintesi etc...), credo che avranno collaborato molto strettamente, anche se preferirei sapere da borden stesso quanto è stata stretta la loro collaborazione :generaleS: .

Speriamo che, se Dawn sarà presente nel seguito, non sia un personaggio sbiadito, ma ancora complesso. D'altronde, nel frattempo potr? aver acquisito nuove sfaccettature: potr? essere diventata madre (anche se non mi sembra proprio il tipo :soldatoS: ), e aver acquisito nuove caratteristiche, forze e fragilit?... speriamo bene! borden, nume tutelare dell'ethopoiia, non deluderci!!! :inch:

Allora... Storia bella come ambientazione (Font artista), come resa dei personaggi (buoni e cattivi), per l'exursus su Jim Brandon e sulla tenuta dei nostri pards. Ho due dubbi. L'eccessiva differenza di come Gros Jean approccia Dawn a pagina 42 rispetto a pagina 52. Non me la spiego (aspetto aiuti da voi). Poi il finale...Perché Tex e non Jim? Comunque sono due elementi che non intaccano una bella storia.

On 1/7/2012 at 14:57, Leo dice:

Signori, qui ci troviamo di fronte ad una storia TIPICA di Boselli, una storia che contiene tutte le caratteristiche e tutti gli elementi delle sceneggiature boselliane.

1) E' una storia d'atmosfera, dove la componente EVOCATIVA è fortissima e sfruttata al meglio.

Già la prima scena provoca un brivido lungo la schiena, quando si vede una canoa solitaria che placidamente viene lungo il fiume. Una canoa a prima vista placida, ma che "ha la morte a bordo!" e, mentre il lettore legge queste inquietanti parole, vede contemporaneamente l'ombra di una mano pendere dal bordo della piccola imbarcazione. Le prime vignette iniziali sono già un capolavoro.

Subito dopo incontriamo Jim Brandon, destinatario della lettera trovata addosso al morto della canoa. In quel suo dire e non dire, in quella sua mascella contratta, in quella sua fronte corrugata, il maggiore Dickens come il lettore leggono una verità nascosta, una consapevolezza di Brandon circa il contenuto di quella lettera che tuttavia il colonnello non vuole svelare. E la scena successiva, in cui Brandon, vestito in borghese, saluta i suoi sottoposti con le parole "Addio, amici", conferma che il Colonnello ha capito chi si cela dietro quel messaggio oscuro, e sa di dover fare i conti con il proprio passato. In questa scena rivedo il Carson de Il Passato di Carson, quando fa il misterioso davanti allo sceriffo Devlin, dicendo: "Bannock non esiste! Ma io sarà l' per partecipare alle esequie del caro, vecchio Ray": stesso sguardo pensoso, stesso modo di fare misterioso, stessa sensazione di un passato lontano e oscuro che riaffiora. Che spettacolo, Boselli: chapeau.

2) I comprimari di spessore

naturalmente Jim Brandon, che qui ha più "dimensioni": non è solo la giubba rossa, è anche il giustiziere in cerca di vendetta,
l'amico di un uomo che non è riuscito a salvare e l'uomo innamorato e non corrisposto.

E poi Dawn, per cui non posso non quotare l'ottimo Virgin per quanto dice nel post precedente: anche lei è una personalit? a più dimensioni, forte e fragile, dapprima fa il doppio gioco e poi si schiera dalla parte giusta. La sua scena sexy ? inusuale in Tex, ma nient'affatto sgradita: aggiunge anzi vigore e pepe al personaggio.

Quindi il vecchio sciamano che chiama e salva Brandon: poche vignette, ma splendide.

E infine i cattivi: il malvagio Jericho, l'inquietante Ghost, ed ovviamente Red Duck: viso aperto da simpatica canaglia, uomo che fa girare la testa alle donne, ma anche violento e perverso (uccide la sua donna perchè la considera cosa sua e non può permetterle di lasciarlo), e scaltro e ipnotico, dato che riesce, con i suoi modi, il suo carisma, la sua follia e con l'indubbia sconcertante orbita d'oro, a soggiogare con la paura una tribù di Seskan (questo probabilmente è l'aspetto meno credibile della storia, ma non essendo del tutto inverosimile ed essendo anzi stato sfruttato in molteplici soluzioni narrative, me lo faccio andare più che bene).

3) Il sapiente uso del flashback

qui scaglionato in più tranches, il flashback rivela il passato di Jim, il suo amore non corrisposto e l'omicidio della donna amata. Ed è un flashback non sempre netto, ma spesso trasognato, rivissuto da un uomo delirante, e questa sua indefinitezza, questo suo svelarsi strato dopo strato, questo suo essere più sogno che non effettivi ricordi, lo rendono straordinariamente ricco di pathos ed estremamente emozionante. Scena indimenticabile è quella della tomba sul ciglio dello strapiombo sul mare: scenario quanto mai suggestivo e commovente, degno di un grande regista.

A Borden il tema del passato che ritorna è molto caro, e nelle sue avventure i flashback non mancano mai: espediente narrativo efficacissimo per emozionare, in cui il Nostro, anche in tal caso, si rivela Maestro.


Certo, ho rilevato delle incongruenze: all'inizio, Gros-Jean dice che è meglio non avere a che fare con quella gatta selvatica, alludendo a Dawn, ma poi si scopre che invece lui è addirittura il suo tutore ed a un certo punto è anzi ben felice di averla con sè come guida. Inoltre, sempre Gros-Jean racconta a Tex di aver tentato di salvare il padre di Dawn insieme a Jim Brandon, ma in seguito si apprende che Gros-Jean non ha mai parlato di Dawn a Brandon in quanto questi era pur sempre una giubba rossa: ma come, prima tentano di aiutare insieme il padre e poi Gros-Jean diffida al punto di non parlargli della figlia?

Inoltre, e soprattutto, Brandon SA che Noatak ha una figlia: dopo la sua morte e la morte della madre Mary, Brandon se ne disinteressa? Come è possibile che non riesca a scoprire che fine abbia fatto? Possibile che non faccia ricerche e non scopra che la figlia è accudita da una famiglia grazie all'intervento di Gros-Jean° Mi sembrano incongruenze belle e buone, forse Borden qui, IMHO, non è stato troppo attento...

Ma ciò comunque non sminuisce la grandezza di questa straordinaria storia.

Infine, anch'io avrei preferito che fosse Brandon a uccidere Red Duck, anche se mi sono molto piaciute le parole di quest'ultimo che, in punto di morte, si compiace che Brandon ancora una volta non sia riuscito a prendersi la sua vendetta: canaglia fino alla fine, e con stile.

E' una storia TIPICA di Boselli, dicevo all'inizio: per questo, ritengo che Borden sia il più grande autore mai apparso su Tex (e non solo.)

Ovazione.

Concordo su tutto e anche io non ho capito le tue stesse incongruenze.

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Beh, grazie! 😄

 

Le incongruenze per la verità non le ritengo tali. All'inizio, Gros-Jean scherza su Dawn. Lui ha collaborato con Brandon per salvare un amico, ma da lì a fidarsi di  una giubba rossa... ma ricordate chi era Gros-Jean? Un Métis ribelle, un bandito... E via così! Perché uno dovrebbe andare a cercare la figlia di un suo rivale? A che scopo? Trovo normale che non lo faccia.

 

 

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Ho ricevuto per il mio compleanno Nei Territori del Nord Ovest, nella bella versione cartonata e a colori.

Finalmente, in questi primi scampoli di vacanze estive, ho potuto assaporarlo, mitigando il caldo estivo con i ghiacci splendidamente illustrati da Font.

Proprio a proposito del disegnatore spagnolo, osservo che quella che sto commentando è sicuramente una delle sue migliori prestazioni artistiche a servizio di Aquila della Notte.

 

Il giudizio sulla storia è ampiamente positivo, sia quanto alla sceneggiatura, sia (come anticipato) quanto ai disegni. 

Mi limito, allora, a due annotazioni positive e a due rilievi critici.

 

Aspetti positivi.

1) Estremamente efficace è la presentazione di Dawn: come già osservato da altri, in poche vignette viene delineata la complessità del suo carattere.

2) A un certo punto della storia, Tex fa un commento riferito a Noatak, dicendo, nella sostanza, che alle volte le circostanze della vita inducono delle persone oneste a ritrovarsi fuori dai confini della legge. Gross Jean riferisce a se stesso il commento di Tex. Ma, se ho bene interpretato la sceneggiatura di Boselli, il ranger si riferiva molto delicatamente anche alla propria vicenda umana.

 

Ed ecco i rilievi critici.

1) Gross Jean parla inizialmente di Kathy Dawn come di una gatta con cui è meglio non aver nulla a che fare. Poche vignette dopo, però, si scopre che è la sua figlioccia. Mi pare che ci sia una certa discrasia tra i due momenti.

2)  La vendetta finale avrebbe dovuto essere lasciata a Jim Brandon. Certo, poi Boselli sarebbe stato accusare di mettere da parte Tex. Ma penso che se ne sarebbe potuto benissimo infischiare, così come faceva GLB che, non a caso, qualche bella avventura in cui a mio parere Tex non è del tutto centrale l'ha anche scritta (In nome della legge, Il fiore della morte).

 

 

 

 

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<span style="color:red;">3 ore fa</span>, F80T dice:

1) Gross Jean parla inizialmente di Kathy Dawn come di una gatta con cui è meglio non aver nulla a che fare. Poche vignette dopo, però, si scopre che è la sua figlioccia. Mi pare che ci sia una certa discrasia tra i due momenti.

 

"E' la mia figlioccia sì, ma non accarezzatela (in senso figurato) contropelo, meglio per voi!" ;)

Ovvero, una cosa non esclude l'altra...

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Esatto

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