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ymalpas

[571/572] Il Fuggiasco

Voto alla storia  

46 members have voted

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In effetti,

non è che ci sia un "uomo mancante"; semplicemente, uno dei tre pistoleri di Owens che si trovano a sinista di Harris a pag. 104 non viene elminato subito ( a differenza degli altri due, uccisi uno da Tex, appostato sulle scale di sopra e l'altro da Harris ) ma solo a fine pag. 106 ( che sia lui è confermato, IMHO, dal fatto che Harris, mentre spara, si getta a terra girandosi a sinistra ), dopo che Tex e Harris hanno passato varie vignette a tirare da tutt'altra parte; in teoria, avrebbe potuto sparare ad ambedue gli avversari mentre non si occupavano di lui
. Sviste del genere possono comunque capitare ( mi pare sia stato ricordato sul forum che anche Nizzi e Fusco si erano scordati di Tiger in una sequenza del n. 345 , cosa alla quale lo sceneggiatore rimedi? in extremis aggiungendo una battuta in cui si diceva che era andato a sistemare i cavalli nella stalla ). Un altro aspetto de "Il fuggiasco" in cui, IMHO, si vede come Boselli abbia edulcorato e "normalizzato" il modello nolittiano di "Caccia all'uomo" è nella rapporto della "strana coppia" Tex - Donovan con Harris; nella storia nolittiana il ranger passava dalla brutale durezza ( stile ispettore Callaghan, secondo i critici più ostili, certo agevolati dal fatto che Nolitta, l' e altrove, fa definire regolarmente Tex "sbirro" dai "cattivi"; certo, anche Boselli e Nizzi hanno talora seguito l'esempio nolittiano... ) alla benevola fiducia per Andy Wilson; qui invece Boselli mantiene questi due tipi di sentimenti possibili nei confronti di Harris, ma rende, a mio parere, la narrazione più piatta e manichea attribuendo il primo a Donovan ( che viene caratterizzato in un modo talmente unilaterale che il lettore rischia di odiarlo ) e il secondo a Tex.

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Ok, ora il dubbio "diventa lecito" ;)Effettivamente in uno scontro a fuoco è una situazione pericolosa, ma bisogna poi anche riuscire a valutare il lasso di tempo dell'azione, e questo è relativamente difficile dato che per sparare un colpo di pistola se sei allenato ci metti lo stesso tempo che a tirar un cazzotto (piccola parentesi "esplicativa" :D)

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Guest Ranger24

Davvero molto bello, complimenti a boselli e al disegnatore.

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Parto innanzitutto col dire che questa storia non è una tra le mie preferite, ma non fraintendetemi, ho dato in tutto 7 soprattutto per la sceneggiatura, ma se parliamo dei disegni, questa è una mia opinione personale e non voglio criticare nessun disegnatore, non mi piacciono per niente e se c'erano solo quelli avrei dato un 5, all'inizio della storia

si vede Frank Harris che dopo un p? di resistenza, cede alla forza di Tex
i disegni sono troppo marcati col colore nero e una versione di Tex che non mi piace più di tanto, con lunghe basette, insomma non riconosco il Tex di tutti i giorni. La figura di Harris è intrigante, ma vorrei capire in che epoca ci fu il primo scontro fra lui e Tex. Riguardo a Sam Donovan,
che c'era quando catturarono per la prima volta Frank e non si era mai fidato anche quando diventa un uomo giusto
ha una bella caratterizzazione, ma
purtroppo muore in questa storia per mano dei killer che vogliono uccidere Frank, dopo che questo aveva tradito il boss con cui lavorava prima, ma secondo me poteva essere utilizzato anche in futuro.
Sulla parte finale, dove
Frank e Tex fanno comunella per uccidere il boss della città che aveva "rapito" la donna di Frank e suo figlio e alla fine ritorna ad essere di nuovo dalla parte del giusto,
in particolare mi è piaciuto quando Frank incontra suo figlio e gli chiede subito se può diventare un pistolero come lui.

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il passaggio più bello di questa storia è quello che si vede alla fine.........? tex ad incoraggiare frank perchè non si faccia problemi nell'insegnare al figlio a sparare.......... perchè non sono le armi ad essere pericolose, ma chi le usa...... anche voi non preoccupatevi se io sparo... :colt: .......... non è l'arma ad essere pericolosa..... B)soprattutto se sparo boiate....

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Riletta questa storia a distanza di un anno. Beh, una avventura tipicamente "boselliana", con comprimari ben caratterizzati e con un Tex tipicamente "boselliano", ovvero che funge da "spalla" al vero protagonista della storia:Frank Harris. Uno dei tanti personaggi "ambigui" dello scrittore milanese, ne' buono ne' cattivo, che vuol rifarsi una vita (dopo tredici anni di carcere) ma che deve fronteggiare gli errori commessi nel suo passato. Devo dire che questa breve storia non mi e' dispiaciuta, anche se non e' esente da alcuni controsensi, ma che ha, come gran parte delle storie scritte da Boselli, un difetto:il protagonismo eccessivo dei comprimari e un Tex nella sua solita versione da coprotagonista. Ma ormai ci si e' abituati. Continuano anche qui, i famosi e noiosi complimenti a Tex da parte sia di Donovan che di Harris. Credo che si possa fare a meno di continuare questa "moda" dei complimenti, dato che, chi legge Tex sa che quest'ultimo e' un uomo in gamba, quindi ritengo inutile e fastidioso che ogni volta venga sottolineato in ogni storia.
Sejias mi piace e parecchio, il suo stile pulito e la varieta' con cui ci disegna i comprimari mi garba. Il suo Tex e' proposto leggermente piu' giovane rispetto agli altri disegnatori, ma e' un interpretazione del personaggio che raccoglie sicuramente la mia simpatia.

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Storia molto bella a parer mio; un p? sottotraccia rispetto a quelle classiche di Boselli dal respiro più ampio ed epico, ma molto particolare. Sam Donovan è un personaggio secondario molto ben caratterizzato e realistico, e come spesso capita in Boselli c'è un protagonista dalla personalit? complessa e di difficile "catalogazione", che ben rappresenta il "grigio" che Boselli ama rappresentare in luogo della contrapposizione tradizionale bianco-nero. Frank mi ha ricordato molto da vicino il personaggio di Glenn Corbett nella "grande invasione", non solo per la caratterizzazione generale ma soprattutto per un aspetto specifico in comune fra i 2:

messo di fronte ad una scelta di percorso in senso letterale, entrambi scelgono la via meno comoda ed egoistica, riscattandosi così dai loro precedenti "peccati".
Per me, voto 8.

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Riletta.
Mi sembrava quasi di avere tra le mani una storia inedita, in quanto non la ricordavo minimamente.
L'inizio mi piace molto, sebbene il soggetto non è proprio originalissimo (forse l'ho è per il fumetto Tex, ma in genere è tra i più classici).
I così detti "riempitivi" non rientrano tra le mie storie preferite, in quanto prediligo quelle un po più articolate. Ad esse però va riconosciuto un pregio:la leggerezza. Anche in questo caso la lettura scorre che è un piacere, lineare e mai stancante.
A chi rimprovera all'autore di creare personaggi ruba scena, non si può dare torto. Innegabilmente Frank Harris fa rimanere un po nell'ombra la figura di Tex, ma questo fatto, personalmente, non l'ho mai catalogato come difetto.
A darmi più fastidio, sono quei personaggi che finquando hanno Tex di fianco sembrano imbattibili, e al contrario non appena il ranger si allontana di poche miglia ecco che diventano delle mammolette. E' il caso di Sam Donovan. Forse non ho scelto la storia adatta per esprimere il concetto, perchè in fin dei conti, il personaggio non compie delle vere e proprie stupidaggini (imho), ma è lo stesso autore (o meglio il personaggio che ha di fianco) che quasi insiste per comunicare al lettore che effettivamente le ha fatte.
Un altra cosa che continuo a non capire è la legge americana a quei tempi... la storia inizia che il cattivo è gia sulla strada della redenzione, quindi non assistiamo in prima persona ai crimini che ha commesso, ma comunque viene descritto come uno "spietato killer". Ebbene, ad un delinquente del genere solo a 13 anni di carcere viene condannato?Quante altre volte, per molto meno, abbiamo sentito dire:"finirai i tuoi anni in prigione" oppure "ti vedremo penzolare da una forca"? Parlo da ignorante in materia.
I disegni sono un po "semplici", ma non stonano mai. All'inizio non mi sembravano adatti a Tex, ma c'è da dire che Seijas ha avuto il difficile compito di disegnare il ranger più giovane di 13 anni, e sebbene non mi sembra molto riuscita come interpretazione, gli va comunque riconosciuta come attenuante.
Sarà forse che hanno lo stesso nome, ma Frank Harris (esclusivamente dal punto di vista GRAFICO) in alcune vignette, mi ricorda tantissimo Henry Fonda in "C'era una volta il west" :


Immagine postataImmagine postata


Storia non fenomenale ma che senz'altro rilegger?.

Voto

Storia:7-/4.5
Disegni:7+/4.5

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Tra le storie di Boselli che ho recuperato ultimamente, questa è quella che mi ha "preso" di meno. Storia però scritta bene, mentre Seijas su Tex proprio non mi convince (l' ho apprezzato molto di più su storie di ambientazione contemporanea).

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Sul n. 227 della riedizione a colori di Repubblica, Luca Raffaelli fa un bell'elogio-analisi di questa mia storia (più bello l'elogio della storia stessa, probabilmente). E dire che il buon Ymalpas vedeva Raffaelli come mio "critico" (nel senso di detrattore) ... Eh! Eh!Borden ; )

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Un'altra storia in cui compare un personaggio ne bianco ne nero ma grigio nel senso che per buona parte della storia si interroga sul suo futuro ed è indeciso su quale strada prendere. Continuare su quella sbagliata considerato il suo passato e la diffidenza che lo circonda o scegliere la via della redenzione. E' un caso che molto spesso si incontra nella vita reale e Borden, secondo me, fa bene ad inserire casi come questi nelle storie di Tex piuttosto che continuare nel classico schema del cattivone di turno che viene come al solito bastonato da Tex. Tornando alla storia il risultato è gradevole, i colpi di scena non mancano anche se manca un po' di pathos. Nel complesso una bella storia degna di un nove risicato quindi 9 meno. I disegni di Seijas sono buoni ma non eccelsi.

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Storia letta sabato e, nonostante sia piuttosto breve rispetto al canone abituale, raggiunge pienamente il 7 in pagella. La trama si sviluppa sin dall'inizio molto bene, lasciando grande spazio all'azione, mentre le spiegazioni necessarie sono inserite nel contesto stesso dell'azione. Bene anche Garcia Seijas, a mio giudizio. Il suo tratto mi piace.

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Una storia riempitiva ma, come molto spesso accade per questo tipo di storie, si rivela molto originale e interessante. Al contrario di come ha detto qualcuno un po di sentimentalismo all'interno delle storie di Tex non lo disdegno affatto. L'idea del fuorilegge che mette la testa a posto mi piace e forse è giusto che questa storia abbia una lunghezza ristretta che la risalta. Per certi aspetti la figura di Harris ricorda quella di Corbett e degli altri carcerati de "La grande invasione", persone in buona fede delle quali alla fine Tex si fider?. I disegni non mi entusiasmano particolarmente perchè trovo che siano più caricature che rappresentazione della realtà. Voto 7,5 alla tramaVoto 6/7 ai disegni

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Storia carina, senza troppi pregi. Il solito bel personaggio in chiaroscuro, due cattivi (boss e tirapiedi) convincenti (anche dal punto di vista grafico), un pard ottuso e vanaglorioso (dice sempre che lui e Tex hanno catturato Harris, quando in realtà a catturarlo è il solo Tex) che non si farà ricordare per simpatia. IMHO è un buon riempitivo, si lascia leggere bene, ma niente di più.

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STORIA CHE SI LEGGE FACILMENTE... UN KILLER CHE DIVENTA AVVOCATO IN CARCERE, SA' DI TERRORISTA ITALIANO EEHEHEHEHH belli i disegni a mio modo di vedere.... pero' basta co' ste ' caverne che hanno lo sfiato in alto eeheheheheheh

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Non male come storia, anche se c'è decisamente di meglio. Il pard temporaneo di tex per questa storia è il ranger Sam Donovan. Fin troppo deciso a far valere la legge e anche poco riflessivo. Dispiace per la sua morte, però considerando tutto se la va a cercare commettendo una serie imperdonabile di errori. Frank Harris è la figura che spicca di più nella storia. Personaggio impulsivo e un po' si capisce che possiede una vena onesta; si è disposti a dargli un po' di fiducia, come difatti fa Tex. Owens è il tipico banchiere corrotto, ma come cattivo è abbastanza mediocre: difatti non combina niente di che, è molto più considerabile il suo fedele Jack Spade. Lo sceriffo del paese è un campione di ingenuità: non ha il coraggio di affrontare Owens (si squaglia come neve al sole appena lo incontra), arresta Tex in base a deboli sospetti; poi ancora non prevede affatto il linciaggio nemmeno le sue dinamiche (dice che non aprir? la porta come se fosse una risoluzione quando si sa benissimo che li citadini la sfonderanno); per finire arresta Owens solo quando è ormai spacciato. Direi una pessima figura. Insomma pochi personaggi significativi nella storia, anche se dopotutto si tratta di un semplice riempitivo.

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Devo dire che questa storia mi è piaciuta, specie considerando le dimensioni alquanto ridotte. In paarticolare, trovo siano stati molto in gamba gli autori a sviluppare la trama in maniera tale che non risultasse affrettata. Interessanti le figure di Frank Harris e Sam Donovan: il primo è un personaggio dalla personalit? super complessa, il secondo una vecchia pellaccia che paga a carissimo prezzo la sua ossessione nei confronti di Harris, commettendo una serie di errori imperdonabili. Azzeccata anche la figura di Owens, delinquente in guanti bianchi, figura rara nelle storie di Tex di ambientazione tipicamente western. In sostanza, mi sento di dare un bell'8 sia ai testi di Boselli che ai disegni di Seijas

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Una storia riempitiva, "buonista"ma non melensa.il personaggio del killer redento "forse si forse no"è abbastanza ben resa anche se non mi ha convinto del tutto,dal momento che comunque all'inizio sembra voglioso di vendetta nei confronti di Tex.mi ha convinto di più la figura del vecchio ranger malfidente e "sbirro tour court", onesto ma vecchia scuola e dunque poco propenso a credere al pentimento dei criminali:il confronto con Tex stride proprio sul fatto che il Nostro è un giustiziere e non uno sbirro,ed è capace di dare una seconda possibilità ad un delinquente se sinceramente pentito, leggendogli nell'animo.Bella differenza rispetto al Tex"made in Nolitta"che non riesce a comprendere mai la vera natura di Andy Wilson.

 

l'antagonista è il classico cattivo in guanti bianchi,un po' forzato che assuma l' ex killer come avvocato.

Per cui: storia non memorabile ma discreta,gestita benino...

Voto 7

Edited by Barbanera

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Storia che inizia benissimo ma che si perde un pò nel prosieguo, pur mantenendo livelli accettabili. Quello che mi é sembrata strana é che la caratterizzazione di Harris nei panni di avvocato é nettamente contrapposta a quella dello stesso personaggio nella parte iniziale e finale della storia. Nel senso che, in quelle vesti, sembra una altro uomo, come se bastasse un abito a "fare il monaco".
Per il resto, ordinaria amministrazione, ma solo perché nei credits leggo il nome di Boselli...
Voto alla storia: 7,2
Voto ai disegni: 8,5

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Storia concepita presumibilmente per colmare il numero di tavole lasciate libere dalla fine dell’episodio precedente e permettere di pattare l’albo. Circostanza diventata inconsueta dopo la decisione redazionale di fissare il numero di volumi per ogni storia e sotto questo aspetto potrebbe benissimo essere considerata un riempitivo, seguendo un episodio più altisonante come quello dei Buffalo Soldiers. Riempitivo fa rima con bassa qualità? Equazione del tutto errata, ancor più in questo caso! Nella storia della musica, quando si pubblicavano i 45 giri, capitava sovente che la B-side arrivasse a eguagliare, se non addirittura a superare, il brano principale che dava nome al disco; in par modo la breve “Il fuggiasco”, sebbene meno ambiziosa della precedente, a mio avviso non le è inferiore, anzi personalmente la preferisco. Boselli riesce a sfruttare appieno il numero di tavole a disposizione con una trama ben congegnata. Già dalle prime tavole, quello che si rivela un flashback, accattiva il lettore e lo introduce allo sviluppo della trama vero e propria, una decina di anni dopo. Ho letto che alcuni utenti mal sopportano i sentimentalismi, ma quando l’autore riesce a gestirli in maniera genuina senza renderli stucchevoli, la trama ne giova e i personaggi assumono spessore. Frank Harris incarna il tipico coprotagonista boselliano, dotato da tante sfaccettature che lo rendono una pedina ben strutturata e quasi magnetica. Ma la maestria dell’autore si nota pure nelle caratterizzazioni minori, vedi il vecchio ranger Donovan: sbirro onesto ma poco incline ad accettare che la preda possa aver, dopo gli anni di carcere, cambiato stile di vita. Tuttavia la sua insicurezza dovuta all’età o molto più probabilmente al timore riverenziale verso un ottimo tiratore come Harris lo porterà a delle ingenuità che gli costeranno la vita. La trama scivola bene e la sceneggiatura è solida, di conseguenza la lettura diviene piacevole e l’epilogo scoppiettante appaga, con Tex e Harris alleati per caso per far trionfare la verità e sconfiggere l’odioso villain. Il finale mieloso col ricomporsi del quadretto familiare di casa Harris, a me non disturba e premia la conversione di Harris, che vuole riporre le ombre del passato in soffitta per andare incontro a una nuova vita onesta. Boselli ama molto entrare nei più nascosti meandri della psicologia dei suoi personaggi e non di rado il suo stile porta a creare protagonisti che, brillando di luce propria, tengono il passo di Tex; un Tex comunque sempre ben caratterizzato e deciso. I paragoni fatti precedentemente con “Caccia all’uomo” non li trovo azzeccati, visto che a differenza della storia di Nolitta, il Tex boselliano, da buon giudice di uomini, nutre pochi dubbi sulla versione di Harris, anche se incappa nella leggerezza di lasciar solo il prigioniero con il ranger ferito. Errore che costerà la vita a Donovan, che a dire il vero ci mette molto di suo per attirare l’attenzione di Spade e soci, tuttavia nel finale il nostro eroe si riscatta e ben coadiuvato da un Harris, tornato ai vecchi fasti, sbroglia la matassa e salva la vita alla moglie e al figlioletto di quest’ultimo. Forse avrei invertito i ruoli nel duello finale, con Harris a sparare alle funi dei cappi e Tex a viso aperto con gli sgherri di Owens, ma Borden non volle togliere l'onore della ribalta all’ex pistolero. D’altronde Tex sarà comunque brillante a disarmare nell’epilogo Owen che si ripara col giovanotto e questo è sufficiente a non renderlo secondario. Tirando le somme: non un capolavoro ma una storia che rientra ampiamente negli indici del mio gradimento. Per Seijas rappresentò il debutto su Tex, sebbene solo per cronologia di pubblicazione, visto che il suo texone era pronto da tempo ma fu dato alle stampe, per le note ragioni, solo qualche anno dopo del “Fuggiasco”. Uno stile abbastanza classico che mi ricorda spesso quello di Blasco, sebbene più pulito ed elegante. Autore del tutto adeguato per la cifra qualitativa richiesta e quindi un ottimo acquisto per la saga. Il mio voto finale è 7

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Storia che mi è piaciuta ma che, chiaramente, è storia di poche ambizioni.

In ogni caso Boselli si porta a casa il risultato grazie alla sua maestria innegabile. La cosa migliore è il protagonista, Harris, personaggio molto interessante, per quanto decisamente Boselliano. E' il classico cattivo che diventa buono e poi ridiventa cattivo ma per finta o per caso. Boselli al 100 per 100 insomma, ma comunque  il personaggio incute simpatia sin dall'inizio ed è molto efficace.

Tipica anche la situazione di Tex che si mette a combattere al fianco del suo prigioniero, come anche Boselliano è lo sceriffo.

Al contrario di ciò che accade con Harris, si fraternizza poco col vecchio ranger Donovan, che a me risulta parecchio antipatico, nella sua testardaggine a considerare colpevole Harris e a volerlo prima uccidere e poi aggredire, fosse anche solo verbalmente.

Seijas a me convince poco. Certo, molto classico, ma anche un pò troppo retrò. Disegni piuttosto semplici e piuttosto impersonali per il mio gusto.

Boselli 7

Seijas 6

 

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Anche io ricordo con grande piacere questa storia; però apprezzai davvero molto i disegni di Seijas, uno dei miei preferiti fra i disegnatori attuali di Tex.

Trovo che @borden quando faccia storie di un taglio volutamente minore rispetto ai suoi grandi affreschi epici (come questa, come "La tragedia del treno 809", come "Eroe per caso", come "A sangue freddo", come "La lunga pista") spesso tiri fuori dei gioiellini più essenziali, quasi intimisti (per quanto si possa essere intimisti su Tex, ovviamente), che si fanno rileggere con grandissimo piacere.

Personalmente, pur ritenendo che le sue storie più grandi e più ambiziose siano le altre, ho un vero e proprio debole per queste storie, quasi le preferisco: perché in esse Boselli rinuncia a molti degli effetti di trame avventurose e complesse e con intrecci spettacolari, per cui è giustamente famoso, e si dimostra narratore in grado di lavorare con non minore efficacia su materiali più semplici, più realistici.

E dai, lo ammetto: la ragione mi dice "Il passato di Carson", "Gli invincibili" e "La grande invasione", ma il cuore, al quale non si comanda, imporrà "La lunga pista" ed "Eroe per caso"; e, perché no, anche "Il fuggiasco". :D

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20 minuti fa, virgin dice:

Anche io ricordo con grande piacere questa storia; però apprezzai davvero molto i disegni di Seijas, uno dei miei preferiti fra i disegnatori attuali di Tex.

Trovo che @borden quando faccia storie di un taglio volutamente minore rispetto ai suoi grandi affreschi epici (come questa, come "La tragedia del treno 809", come "Eroe per caso", come "A sangue freddo", come "La lunga pista") spesso tiri fuori dei gioiellini più essenziali, quasi intimisti (per quanto si possa essere intimisti su Tex, ovviamente), che si fanno rileggere con grandissimo piacere.

Personalmente, pur ritenendo che le sue storie più grandi e più ambiziose siano le altre, ho un vero e proprio debole per queste storie, quasi le preferisco: perché in esse Boselli rinuncia a molti degli effetti di trame avventurose e complesse e con intrecci spettacolari, per cui è giustamente famoso, e si dimostra narratore in grado di lavorare con non minore efficacia su materiali più semplici, più realistici.

E dai, lo ammetto: la ragione mi dice "Il passato di Carson", "Gli invincibili" e "La grande invasione", ma il cuore, al quale non si comanda, imporrà "La lunga pista" ed "Eroe per caso"; e, perché no, anche "Il fuggiasco". :D

Ah non dirlo a me. Io apprezzo particolarmente le storie che hanno una "bella semplicità". Che non vuol dire affatto le storie elementari per bambini scemi. Ma quelle che, senza voler strafare e stupire per forza, seguono un copione tutto sommato essenziale e portino a casa il risultato, che è quello poi di farci passare dei bei momenti con il nostro fumetto preferito.

Edited by valerio

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Dici bene, @valerio: altro che storie per bambini scemi, in queste Boselli si dimostra sempre lo scrittore complesso e raffinato che è; addirittura, la sua capacità di delineare psicologicamente i personaggi in queste trame più semplici spicca di più, così come le sue finezze (mi viene in mente anche "Bad River", in tal senso). L'impressione che se ne ricava è che Boselli, che pure su Tex è uno scrittore molto versatile, potrebbe fare ancora più cose: queste storie mi fanno pensare che se la caverebbe alla grande anche nella tragicommedia, nel bel melodramma, senza grandi connotazioni d'avventura. Forse il suo unico limite è il senso dell'umorismo: riesce a far sorridere con gli scambi di battute fra i pards e col tempo si è affinato anche sotto questo aspetto; ma il Nizzi di una volta dal punto di vista dei dialoghi da commedia brillante rimane inarrivabile. Per non parlare di GLB, che faceva sganasciare grazie al suo gusto goliardico per le devastazioni, i vandalismi e le brutalizzazioni verbali e fisiche più esilaranti che mi sia mai capitato di vedere.

 

Altra cosa: quando si parla di Boselli come di un autore classicamente western, io penso proprio a queste sue storie se vogliamo minori, che sembrano dei bei western degli anni quaranta-cinquanta, di quelli che duravano la loro oretta e venti/oretta e mezza. Nelle sue storie più epiche oltre al western io ci vedo anche molto poema cavalleresco, molto feuilleton francese e anche un bel po' di Salgari.

Questa storia per me sarebbe un perfetto western classico, con Frank Harris interpretato da James Stewart.

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<span style="color:red;">3 ore fa</span>, virgin dice:

Dici bene, @valerio: altro che storie per bambini scemi, in queste Boselli si dimostra sempre lo scrittore complesso e raffinato che è; addirittura, la sua capacità di delineare psicologicamente i personaggi in queste trame più semplici spicca di più, così come le sue finezze (mi viene in mente anche "Bad River", in tal senso). L'impressione che se ne ricava è che Boselli, che pure su Tex è uno scrittore molto versatile, potrebbe fare ancora più cose: queste storie mi fanno pensare che se la caverebbe alla grande anche nella tragicommedia, nel bel melodramma, senza grandi connotazioni d'avventura. Forse il suo unico limite è il senso dell'umorismo: riesce a far sorridere con gli scambi di battute fra i pards e col tempo si è affinato anche sotto questo aspetto; ma il Nizzi di una volta dal punto di vista dei dialoghi da commedia brillante rimane inarrivabile. Per non parlare di GLB, che faceva sganasciare grazie al suo gusto goliardico per le devastazioni, i vandalismi e le brutalizzazioni verbali e fisiche più esilaranti che mi sia mai capitato di vedere.

 

Altra cosa: quando si parla di Boselli come di un autore classicamente western, io penso proprio a queste sue storie se vogliamo minori, che sembrano dei bei western degli anni quaranta-cinquanta, di quelli che duravano la loro oretta e venti/oretta e mezza. Nelle sue storie più epiche oltre al western io ci vedo anche molto poema cavalleresco, molto feuilleton francese e anche un bel po' di Salgari.

Questa storia per me sarebbe un perfetto western classico, con Frank Harris interpretato da James Stewart.

D'accordo su tutto.

Vorrei porre l'attenzione su quello che ho grassettato. Si, non ne ho quasi mai fatto cenno, ma quello che mi manca di più in Borden è l'ironia tra i pard e generale. L'ironia su Tex viene dai primordi. Come dici bene, era ben presente con GLB, che presentava si, un Tex tutto d'un pezzo, ma anche ironico e comunque immerso in scene che divertivano moltissimo (le tue citate devastazioni e pestaggi, per esempio). Con Nizzi questo elemento si è ulteriormente ampliato, specie nei famosi "siparietti" tra Tex E Carson e in situazioni molto divertenti (i travestimenti, le donne ciccione e i complimenti di Carson etc..). In Boselli manca un pò questo tratto. E' probabile che il motivo vada cercato nel suo carattere personale, oppure in una eccessiva ricerca dell'epica a tutti i costi. Eccessiva tra virgolette, si intende. Ad avercene.

Insomma si, mi manca il sorriso nelle storie del Bos.

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