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TWF - Tex Willer Forum

[716/719] Netdahe!


Sam Stone
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Dopo due mesi davvero sottotono, finalmente su Tex tornano avventura, tensione, drammaticità, dialoghi brillanti e vivi. E, soprattutto, torna Tex (e i suoi pards).   :laugh:

 

Troppo presto per commentare la storia, che è solo all'inizio, ma per adesso promette molto bene, e non vedo l'ora di leggere il resto. (Cosa chiedere di più al primo albo di una storia lunga?)

 

Un dettaglio sotto spoiler:

 



incredibile a dirsi, probabilmente nella partita a carte Carson ha davvero battuto Tex! Per il successo della sorpresa ai quattro pellegrini non era necessario avere particolari punteggi, e nemmeno che vincesse uno dei due in particolare. Inoltre, stavano giocando davvero a carte nell'attesa, e Carson si era già dichiarato servito prima dell'inizio della commedia...  :lol:

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<span style="color:red;">9 ore fa</span>, Diablero dice:

Un dettaglio sotto spoiler:

Anch'io la penso così. Nella sceneggiata non aveva alcuna importanza né chi fosse il vincitore né quale fosse la combinazione vincente. Carson ha 

veramente battuto Tex. Unico neo i punteggi così alti molto improbabili in una partita non truccata, neo che però ha contribuito a rendere gustosa la sceneggiata 

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15 ore fa, borden dice:

Ragazzi, torno a dire, con amicizia... Per fortuna voi li leggere i  fumetti e non li fate...   Non credo comunque che nessun altro lettore possa essere d'accordo con te. Trovi un difetto che i personaggi siano riconoscibili da una storia all'altra! Impagabile!

 

Ho detto che la riconoscibilità è un pregio, aggiungendo solamente, da profano, che mi ha un po' sorpreso che i volti siano presi di peso da quelli di Ortiz. 

Il Gros Jean di Mastantuono è lui, è riconoscibile, ma non è la copia di quello di Fusco, o di Galep, o di Venturi. Tutto qua. ;)

 

Il mio giudizio sui disegni di Seijas rimane positivo. :)

 

 

Edited by kento
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<span style="color:red;">3 ore fa</span>, kento dice:

Il Gros Jean di Mastantuono è lui, è riconoscibile, ma non è la copia di quello di Fusco, o di Galep, o di Venturi. Tutto qua. ;)

Sarà, ma per me il GJ di Mastantuono è solo il GJ di Mastantuono. Che poi in una storia di Tex, si riconosca per certi altri particolari è ovvio.

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<span style="color:red;">16 minuti fa</span>, Loriano Lorenzutti dice:

Sarà, ma per me il GJ di Mastantuono è solo il GJ di Mastantuono. Che poi in una storia di Tex, si riconosca per certi altri particolari è ovvio.

Stiamo dicendo la stessa cosa. 😀

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Finalmente quest'oggi ho avuto il piacere di leggere il nuovo albo: ovviamente è presto per esprimere un giudizio, tuttavia concordo anche io come molti prima di me circa la bontà di questo primo albo della nuova storia, davvero promettente. Molto suggestiva, a mio avviso, la scelta del Bos di aver sinora sviluppato la trama inserendo diverse vecchie conoscenze, lasciando quindi intravedere la possibilità che possano svilupparsi intriganti sottotrame, e sono davvero curioso di vedere come la vicenda si evolverà nei prossimi albi.

 

Condivido appieno anche la scelta di affidare i disegni a Garcia Seijas ed al suo tratto da western brutto, sporco e cattivo, invece condivido meno la scelta del titolo, pur non faticando a comprendere che, data la varietà degli elementi presenti, titolare quest'albo non sia stato affatto semplice.

 

P.S. concordo anche che, da quanto letto sinora, questa storia promette di essere assai migliore di quelle che l'hanno preceduta in questa prima strana metà di 2020 (tolto ovviamente il Texone di Villa), ma obiettivamente credo non ci voglia poi molto. E lo dico con un certo rammarico...

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Letto oggi e il mio giudizio ovviamente incompleto è più che positivo per vari motivi

 

⚠️ SPOILER!! ⚠️

 

<span style="color:red;">37 minuti fa</span>, juanraza85 dice:

Molto suggestiva, a mio avviso, la scelta del Bos di aver sinora sviluppato la trama inserendo diverse vecchie conoscenze, lasciando quindi intravedere la possibilità che possano svilupparsi intriganti sottotrame

Già dalle prime pagine vedere un villaggio messicano con il tratto di Seijas e sentir parlare di Rurales mi ha fatto venire in mente Le miniere di Canaan e infatti.... molto apprezzata la ripresa di Castillo e i suoi!



Devo dire però che su questo sono un po' parziale: mi piacciono sempre le storie in cui vengono ripresi vecchi personaggi (più di uno). Ad esempio penso a L'ombra del Maestro, Giovani Assassini, Winnipeg, Jethro! (certo sono storie architettate così alla perfezione da Borden che non posso dire che il motivo per cui mi sono piaciute sia quello). Però la qualità del campione su cui si basa la mia analisi mi fa ben sperare... Se viene fuori una storia allo stesso livello di queste 😍:D, chapeau!!

 

Nonostante sia il primo albo di una storia più lunga della media, vediamo già un po' di sparacchiamenti e soprattutto alla fine dell'albo i pards si ritrovano addirittura in seria difficoltà tant'è che forse solo grazie all'intervento di Webster (spero accompagnato da Nantan) il giovane scapestrato salva la pellaccia!!

Dunque se già al primo albo siamo messi così chissà quante camicie dovranno sudare i nostri per non finire su una nuvoletta a prendere lezioni d'arpa :lol:!

 

Seijas gran bei disegni (è uno dei miei preferiti). Forse leggermente sottotono rispetto ad alcune splendide tavole ma assolutamente nulla da criticare!

 

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On 6/10/2020 at 9:41 AM, Letizia said:
On 6/10/2020 at 12:28 AM, Diablero said:

Un dettaglio sotto spoiler:

 

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Anch'io la penso così. Nella sceneggiata non aveva alcuna importanza né chi fosse il vincitore né quale fosse la combinazione vincente. Carson ha 

veramente battuto Tex. Unico neo i punteggi così alti molto improbabili in una partita non truccata, neo che però ha contribuito a rendere gustosa la sceneggiata 

 

 

Alcune considerazioni che partono da questa scena.

 

 

dopo aver letto l'albo immerso nella storia, me lo sono andato a riguardare facendo più attenzione ai dettagli, e fra le cose che ho avuto la curiosità di riguardare c'è "quando si sono messi d'accordo Tex e Carson per la messinscena?".


Beh, la risposta che mi sono dato è MAI: Tex e Carson non sanno nulla del piano dei banditi (il piano più logico secondo loro è che li attacchino alla partenza, e quando scoprono il vero piano deridono i prigionieri per il loro piano meno sensato e "da rubagalline"), Kit gli dice che i 4 nuovi arrivati (che non si aspettavano, commentano infatti sul dispiegamento di uomini contro di loro) vanno verso il saloon, Tex e Carson continuano a giocare tranquillamente. Pochissimo tempo dopo i banditi entrano, con i pards che stanno ancora giocando la stessa mano di poker. Per come la vedo io ci sono due casi:

1) In fretta e furia Carson e Tex confabulano mettendosi d'accordo, ma vorrebbe dire che nell'attimo in cui la "telecamera" stacca cambino completamente atteggiamento rispetto a prima e a dopo.

2) Dopo tanti anni, non hanno bisogno di mettersi d'accordo per trucchetti come questo. Oltretutto Tex non poteva essere sicuro prima sulla posizione dei banditi, sul fatto che entravano tutti, etc, quindi non si sono messi d'accordo e hanno improvvisato. Quando Carson ha visto Tex iniziare a fare la sceneggiata gli è andato dietro e ha capito al volo dove voleva andare.a parare.

Io preferisco di gran lunga la seconda ipotesi, e nella mia "scena mentale" degli avvenimenti è quello che è successo. Ma il punto che vorrei far notare è che il lettore è liberissimo di scegliere, nella "sua" storia, cosa è avvenuto, nella maniera che preferisce.  Si tratta di un informazione ASSOLUTAMENTE IRRILEVANTE, visto che non è certo un "mistero" e chiunque può scegliere la soluzione che gradisce di più. E quindi NON SI APPESANTISCE LA STORIA SPIEGANDOLA.

Se facciamo il confronto con gli ultimi due albi, piano di spiegoni inutili ripetuti più volte su dettagli ancor più irrilevanti (la storia del cercatore...)  il confronto è impietoso, è come sparare sulla Croce Rossa, ma anche se il confronto lo facciamo con casi meno eclatanti di questo morbo che colpisce troppi sceneggiatori, vediamo che troppo spesso altri autori riempiono gli albi di pallosissime spiegazioni totalmente inutili che ti fanno venire il sospetto mentre leggi che l'autore ti consideri un minorato mentale.

Ecco, un aspetto che mi piace delle storie di Boselli, e che condivide con GL Bonelli (un altro che di "spiegoni" ne ha sempre fatti pochi) è la fiducia che danno al lettore, sul fatto che sia benissimo in grado di immaginarsi da solo i dettagli inessenziali. E quindi posso concentrarsi sull'azione e sulle cose divertenti o drammatiche od eroiche o sulle spiegazioni davvero necessarie (che, ridotte all'osso, possono essere date più efficacemente con dialoghi più stringati e senza sbrodolamenti).

(negli ultimi anni questo aspetto "untraspiegazionistico" del fumetto moderno ha colpito anche i disegni. Colpisce, rileggendo le vecchie storie di GL Bonelli, il vedere quante volte si vedono avversari colpiti da pallottole senza mostrare esattamente chi dei pard gli ha sparato, e come si fanno fuori anche tre-quattro persone per vignetta, senza sbrodolare anche lì. Oggi invece deve essere tutto spiegato ed ecco che si vede ogni volta esattamente chi fa "bang bang" e nella vignetta successiva, rigorosamente, si vede chi fa "ahhhh" . E questo lo fanno davvero praticamente tutti, anche gli autori che magari sbrodolano meno nei testi. Fa ancora parzialmente eccezione il bos, che "vivacizza" di più le scene con sparatorie, vedere per esempio quella di pagina 71-72-73, dove c'è persino un "ahhh" senza "bang" precedente, rarissimo di questi tempi...)

Però devo fargli un appunto, su un aspetto che è diventata una critica ricorrente che gli fanno. Viene spesso detto (anche ingenerosamente, a volte pare proprio un "partito preso") che nelle sue storie si esagera con le lodi per i pards. Lui giustamente fa notare che anche nelle storie di GL Bonelli ce ne sono tantissime, anche di più di quelle che mette lui, ed è verissimo, basta andare a rileggersele per vedere che al confronto Boselli ne mette meno. Però a volte danno fastidio anche a me. E in questo caso, non mi riferisco alla battuta di Tiger a pagina 31 citata da altri, che ho trovato breve, simpatica ed azzeccata. Il momento in cui ho avvertito questo (lieve) fastidio è quello in cui i banditi ripetono, più volte, gli stessi concetti, a pagina 99, 100, 103 e 109. È credibile che un bandito, a pagina 99, mentre corre più che può per salvare la sua vita, si fermi per far notare a Tex che, aiutandolo, sta mettendosi in pericolo rallentando la sua corsa? E che a pagina 100, inizi a fare considerazioni e battute sulla cosa, ed è lo stesso Tex a dovergli ricordare che è meglio che risparmi il fiato per correre, potrà sempre lodarlo dopo?

Ecco, scene simili vengono spesso criticate, come "tipiche" di Boselli. E invece per me il problema è l'esatto opposto: che in quelle scene, il bos...non sembra più lui. I suoi dialoghi perdono la tipica vivacità e freschezza e diventano didascalici, e inizia a spiegare lo stesso concetto più volte.

Visto che non credo che un autore cambi stile da una pagina all'altra, ho il sospetto che il bos in quelle scene... perda un po' di fiducia verso i suoi lettori, e senta la necessità di ribadire l'ovvio (e bisogna dire che ne avrebbe pure motivo, mi ricordo ancora anni fa i post di quelli che si chiedevano seriamente se un personaggio era "buono" o "cattivo" sostenendo che con GL Bonelli erano tutti candidi o neri come la pece, ennesima sciocchezza ripetuta spesso da chi non l'ha letto o non se lo ricordava...). E allora ritenga, in quel caso, di dover "spiegare" di più il comportamento "grigio" di certi personaggi negativi che si trovano a collaborare con Tex.

In una scena come quella, per me (da profano), mettere uno dei banditi che dice che sarebbe facile far rotolare dei sassi su Tex, e far vedere un altro che lo colpisce e gli dice "imbecille, i rangers ora sono la nostra sola speranza di salvare la pelle" sarebbe bastato ed avanzato. Due-tre vignette e amen.

Vedo questo difetto soprattutto, come in questo caso, nelle lodi di personaggi "grigi" (o anche neri, ma con buonissimi motivi per allearsi con Tex), ma a volte (non sempre) vedo lo stesso problema nelle lodi fatte a Tex da personaggi "innocenti": il problema non è la lode (come dicevo, GL Bonelli ne metteva molte di più), il problema è lo stacco, la discontinuità nel linguaggio, in GL Bonelli sono più integrate nella narrazione perchè sono inserite più fluidamente e sono scritte con la stessa inventiva e rapidità, non percepisci, mentre leggi, uno "stacco" in cui cambia linguaggio.  Ecco, Boselli è perfettamente in grado di farlo (vedi per esempio appunto la battuta di Tiger di pagina 31, che io ho letto come una battuta sardonica perfettamente appropriata alla situazione e al personaggio), ma a volte invece non lo fa, come se volesse porre l'accento sulla lode, sottolinearla, farla notare al lettore più distratto, rendendola invece un po' innaturale nel dialogo.

Ma, come dicevo, queste sono pignolerie da "seconda lettura e post dove devi dire qualcosa nel forum". Basta che ripenso a plurispiegoni inutili e ripetuti degli ultimi 2 albi e smetto immediatamente di criticare quelle quattro pagine, anzi, sono bellissime, perfette, le voglio tutte così!  :laugh:

Però, "sempre meglio di Nizzi" è una misera lode. E secondo me Boselli, per quanto sia per me l'autore Bonelli attualmente più in forma, ha ancora margini di miglioramento, se riuscisse a scrivere anche quelle scene di quelle 4 pagine con la verve e la naturalezza delle altre 106...

 

Edited by Diablero
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Anche secondo me hanno improvvisato.

Carson ha veramente battuto Tex.

E Tex ha innescato la sceneggiata del re di cuori "ripescato".

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, Diablero dice:

si vede ogni volta esattamente chi fa "bang bang" e nella vignetta successiva, rigorosamente, si vede chi fa "ahhhh"


Vero che alcune volte è un po’ esagerato però c’è anche chi come me ha seri problemi mentali. Mi riferisco al fatto che per esempio per me deve valere

 

numero di bang >= numero di zip
 

cosa che Boselli rispetta sempre. Preferisco un “aaahh” senza “zip” che un “zip” senza “bang” ma sono problemi miei 😂😂
Comunque concordo in pieno sul fatto che le sparatorie di borden siano sempre dettagliate e non banali: c’è sempre qualche dialogo o qualche pausa o qualche tentativo di aggirare gli avversari, insomma qualcosa di un po’ diverso dal bang-zip-aah (che poi in realtà non mi dispiace di per sé soltanto mi sembra più semplice e meno fantasiosa come soluzione).

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Altre considerazioni, in attesa del nuovo albo (che un mese sarà lungo, e si passa il tempo nell'attesa...)

 

 

1) Sempre sulla partita a carte... proprio la volta che Carson vince, si capisce come mai perde sempre contro quel marpione di Tex. Quando gli arriva la scala servita, Carson è lì che gongola e come si dice "gli ride anche il **lo". Ovvio che se fa sempre così gli avversari vedono subito se ha carte buone o no, e quindi sanno quando mollare il piatto o quando rilanciare...    :lol:
È vero che è improbabile vedere uscire una scala reale e un poker d'assi nella stessa mano, ma se avesse avuto un punto inferiore Tex non sarebbe rimasto a vedere...  insomma, è vero che è una combinazione improbabile...  ma se non capitava una combinazione simile Carson non vinceva o vinceva poco... :laugh:

 

2) Tex cambia due carte e gli arriva il poker d'assi... per me bara!  :cowboy:

3) Bello anche come Boselli "gioca" con le aspettative del lettore nell'incipit con l'attacco degli apaches. Tutto sembra far pensare che Tonio si salverà, persino la maniera in cui è disegnato, più da co-protagonista rispetto ai tratti più da "caratterista" degli altri.  Gli altri sono ubriaconi, lui suona la chitarra. È anche più intelligente degli altri, è lui che si accorge dell'attacco indiano e riesce ad avvertire gli abitanti del villaggio (anche se alla fine questo in pratica salva il solo Josè). Josè ha solo un idea buona, quella di nascondesi nel cimitero, e anche quella è basata su una sciocchezza (che gli indiani abbiano paura ad entrarvi, mentre poi si vede che ci entrano senza problemi, anche se pensano che ci siano spiriti maligni).

E invece, a tradire Tonio è proprio la sua chitarra, che suona proprio nel momento meno indicato (con senno di poi avrebbe fatto meglio a mollarla invece di portarsela dietro). E viene ucciso, mentre a salvarsi è l'ubriacone Josè.


A parte il piacere di vedere la scena abbandonare i soliti clichè, c'è anche il fatto che questa scelta rende più "forte" la riprovazione per gli apaches (vedendoli uccidere a sangue freddo un personaggio su cui il lettore aveva investito le sue emozioni e non figuranti anonimi), e fa vedere come la salvezza di Josè è solo questione di fortuna, e chi non si è salvato non era perchè non lo "meritava"...

Ma in generale, una delle cose piacevoli di questo primo albo, è che non ho mai previsto prima "come sarebbe proseguita la storia". Certo, sì nelle cose generali (che ci sarebbe stato l'attacco indiano, che Tex e pards avrebbero avuto ragione dei 13 banditi, cose così, tipo appunto il fatto che si sa che alla fine Tex vincerà...), ma non nei dettagli. Mentre invece troppo spesso autori che scrivono storielle prevedibili in ogni singola scena si nascondono dietro la scusa del fatto che sia impossibile ormai stupire il lettore (anzi, non ci provano nemmeno, e passano per "citazione" quella che è mancanza di impegno o di talento).

 

 

Edited by Diablero
  • +1 1
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Acquistato e letto.

Storia molto complessa, variegata, fantasiosa, molta sospensione della creduloneria.

Per ora non capisco la scelta del titolo, ma forse i prossimi due albi e mezzo la giustificheranno, per cui giudizio sospeso. Pensavo fosse una storia basata sullo scontro Tex-Apaches, ma il 90% (per ora) gira sull'altra vicenda.

Certi passaggi e citazioni mi fanno supporre che la parte dei Netdahe sia liberamente collegata a vicende storiche, tipo fuga di guerrieri apaches dalla riserva di San Carlos per unirsi alle bande libere della Sierra Madre. 

Discreto Seijas, ma il suo stile non è il mio preferito per Tex, forse perchè lo lego indissolubilmente a grandi serie apparse su LS.

Prima mi rileggo la storia L'Idomabile, per rinfrescarmi la memoria, poi a fine mese vi allieto questa piovosa tarda primavera con il mio personale resoconto dell'albo.

 

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<span style="color:red;">3 ore fa</span>, navajo warrior dice:

Acquistato e letto.

Storia molto complessa, variegata, fantasiosa, molta sospensione della creduloneria.

Per ora non capisco la scelta del titolo, ma forse i prossimi due albi e mezzo la giustificheranno, per cui giudizio sospeso. Pensavo fosse una storia basata sullo scontro Tex-Apaches, ma il 90% (per ora) gira sull'altra vicenda.

Certi passaggi e citazioni mi fanno supporre che la parte dei Netdahe sia liberamente collegata a vicende storiche, tipo fuga di guerrieri apaches dalla riserva di San Carlos per unirsi alle bande libere della Sierra Madre. 

Discreto Seijas, ma il suo stile non è il mio preferito per Tex, forse perchè lo lego indissolubilmente a grandi serie apparse su LS.

Prima mi rileggo la storia L'Idomabile, per rinfrescarmi la memoria, poi a fine mese vi allieto questa piovosa tarda primavera con il mio personale resoconto dell'albo.

 

Sul titolo, è una ripetizione di quello che è accaduto nei due casi recenti e precedenti, nel senso che sarebbe stato più logico il secondo al posto del primo e ovviamente viceversa. Perché la Rupe del Diavolo fa la sua comparsa solo verso a fine del secondo albo e il nome della barca quasi da subito.
Poi, ribadisco le mie perplessità sulla copertina di questo numero, anonima e buona per tutte le stagioni - come accadeva ai tempi di Galep - mi verrebbe da dire di routine, preconfezionata, mentre la prossima è eccellente. 

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<span style="color:red;">5 ore fa</span>, navajo warrior dice:

molta sospensione della creduloneria

 

A volte mi chiedo se tu lo faccia apposta o se davvero tu abbia una scarsa comprensione del concetto. Nel secondo caso ti faccio presente che si dice: sospensione dell'incredulità che è l'esatto opposto di quello che hai scritto.

La sospensione dell'incredulità è il tacito patto tra autore e lettore /spettatore per cui quest'ultimo si impegna per tutta la durata della lettura/visione a credere che ciò che gli viene narrato avvenga veramente e nei modi in cui viene narrato. Si applica indistintamente a qualsiasi opera anche la più realistica; ai romanzi di Stephen King come a quelli di Giovanni Verga. Se non lo afferri, la narrativa non fa per te, dedicati alla saggistica.

La creduloneria, invece, è la predisposizione mentale a credere a qualunque cosa ci venga raccontata per cui la sospensione della creduloneria significa il cessare di essere creduloni e non accettare automaticamente per vero ciò che ci viene narrato ossia esattamente l'opposto della sospensione dell'increddulità.

Hai fatto confusione tra incredulità e creduloneria? Volevi fare solo lo spitoso?

In ogni caso hai sbagliato il colpo.

  • +1 1
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<span style="color:red;">6 ore fa</span>, navajo warrior dice:

molta sospensione della creduloneria.

 

Dai... il gioco di parole non era poi male, ma è dura mettere in un discorso serio queste cose, specialmente nei testi scritti.

Conoscevo un tale che al telefono cercava sempre di infilare "cinque-stanze" al posto di "circostanze",

peccato che ormai lo faceva da quarant'anni e dall'altra parte della cornetta non ne potevano più.

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<span style="color:red;">7 ore fa</span>, navajo warrior dice:

Per ora non capisco la scelta del titolo

 

Dal mio punto di vista il titolo è così per essere più potente e accattivante. Alla fine al primo albo ci sta anche dare un titolo che sia rappresentativo di tutta la storia ed è quello che classicamente viene poi utilizzato in seguito per riferirsi a tutta la storia. In genere si dice di aver letto "Il ritorno di Lupe" e non "La prigioniera del deserto" oppure anche "Missouri!", "El Supremo", "Il passato di Carson", "L'indomabile". Ma secondo me non per l'ordine bensì perché è il titolo emblematico della storia infatti mi vengono in mente anche dei casi opposti come "Rurales!" o "Tornado!".

Inoltre il punto esclamativo fa la sua parte e ha (sempre idea mia) una funzione rafforzativa.

A mio avviso sarebbe stato peggio il contrario cioè dare un titolo in stile ordinario a questo albo e intitolare in seguito Netdahe! quando Tex effettivamente si ritroverà di fronte ai predoni.

Ultima considerazione. Dalla fine di "Fuga disperata" ci aspettavamo un po' tutti che uscisse la continuazione. Il titolo così chiaro serve anche a far capire subito di cosa si tratta: "ebbene si caro lettore: sta iniziando esattamente quella storia lì e stavolta ecco i Netdahe".

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La storia in edicola ha pregressi riferimenti non in una, ma in ben due storie diverse, e la cosa forse dovrebbe preoccuparmi un po', perché entrambi i precedenti sono tra le storie per me meno riuscite di Borden (o forse sarebbe meglio dire: quelle che personalmente non sono riuscito ad apprezzare):

 

- Gli schiavisti, con la figura di Espectro che criticai anche aspramente nell'apposito topic. Fortunatamente, pare che la storia attuale abbia in comune con quella solo la figura del Tenente Castillo, una delle note positive di una storia per me molto deludente;

 

- L'Indomabile: ammetto che dovrei rileggerla, ma all'epoca mi parve forzato il movente di tutta la vicenda: tanto dispiegamento di forze e finanche la corruzione di un colonnello dell'esercito solo per accaparrarsi un posto di agente indiano? Va bene che è un incarico che si presta alle speculazioni, ma la sua redditività può giustificare tutta quell'architettura criminale? Questo mi chiesi all'epoca, da lettore iper-pignolo e sfracellamaroni quale mi definisco. Non solo: non apprezzai, nel secondo albo, la figura "supereroica" di Nantan, che riuscì ad ammazzare a tutto spiano in sequenze che trovai poco verosimili. Ammetto però che, essendo passati sei anni, dovrei rileggere la storia per una revisione del mio giudizio.

 

SPOILER

 

Ma cercando di non farsi condizionare dai precedenti (il condizionamento in realtà c'è, ma è ben più grande di quello delle due storie ora citate, ed è quello del nome dell'autore, che mi condiziona sempre in positivo al momento di accingermi alla lettura, fin da quel lontano '94 ;) ), veniamo al presente albo.

 

Reputo bellissima - non trovo altri aggettivi - la sequenza a Pedra Blanca, anche per dei disegni semplicemente fantastici. Qui, a mio parere, Borden utilizza un espediente che mi ha richiamato - fatte le debite proporzioni - la sua - splendida - Mohawk River: il cambio di prospettiva. Ripeto: facciamo le debite proporzioni, lì l'espediente era speso nel contesto della storia, qui nella sola sequenza iniziale, ma mi è piaciuta la mini-sottotrama di Tonio e José: lucido il primo, brillo il secondo, coraggioso il primo (vuole andare a salvare la propria madre), imbelle il secondo (che abbandona la propria famiglia, anche se non ha tutti i torti perché se resta vivo può avvisare i rurales e tentare di recuperare le donne e i bambini che di solito non vengono uccisi). Insomma, tra i due, anche per le fattezze grafiche che Sejas ha conferito loro su precisa indicazione di Boselli, sembrava che Tonio fosse destinato ad avere anche un ruolo, in seguito, da comprimario, mentre José appariva più sacrificabile. E invece, gli apaches trovano Tonio, e in una vignetta per me sorprendete liquidano il giovane uomo, cambiando la "prospettiva" del racconto (perlomeno, la mia prospettiva), come appunto con Le Courbeau noir dello Speciale Le Storie. Sarò esagerato nel fare questo accostamento? Boh, so solo che mi è venuto in testa e ve lo riporto: fatemi sapere se avete avuto la stessa sensazione (mi piacerebbe sapere anche cosa ne pensa @borden)

 

Ma c'è anche un altro cambio di prospettiva: quando ormai, arrivato a pag.30, mi sto preparando a leggere una storia di indiani, ecco che la location cambia, dal Messico si passa all'Arizona, dimentichiamo gli indiani (che non torneranno più in questo primo capitolo) e leggiamo una succulentissima storia di banditi e affaristi e soldati corrotti bianchi: non che le due cose (indiani e bianchi corrotti) spesso non vadano a braccetto, ma qui per ora le vicende scorrono in parallelo senza incontrarsi, tradendo quindi il largo respiro di una storia che non a caso prenderà oltre tre albi, potendo dispiegare così il proprio volo di avventura ambiziosa di quelle che solo Borden, ahimè, sa regalarci. 

 

Un appunto sulla scena al saloon: trovo che la scenetta dei nostri sia ben congegnata, ma ritengo leggermente stonate le parole di uno dei banditi che, vedendo i pards giocare a poker, dice: "da quel che vedo di loro, il nostro compito sarà una passeggiata" e a dirlo è proprio Randolph, uno dei caporioni della banda, che dovrebbe invece ben sapere chi abbia di fronte. Possibile che i banditi tra di loro non si siano parlati prima? Owens, che invece conosce i rangers e sa benissimo che sono tipi da prendere con le molle, non avrà fatto tanto di testa a Randolph circa gli avversari che si troveranno di fronte, così da evitare perniciose sottovalutazioni? Addirittura il socio di Randolph definisce i pards "tre idioti": possibile che abbocchino all'amo così voracemente? La cosa non incide per nulla peraltro né sulla storia né sul mio giudizio circa il primo albo: sono di quelle osservazioni iper-pignole che uno fa su un forum monotematico ;) 

 

Da lì in poi, il primo albo si svolge in una vicenda davvero avvincente, con lo scontro prima a Redemption e poi con la drammatica fuga sulla collina per sfuggire ai soldati: da sgranare gli occhi la vignetta di pag.101, con i nostri che salgono faticosamente sulla pietraia braccati dai soldati che arrivano in lontananza: Tex aiuta il bandito Toby, e gli altri suoi complici capiscono che in quel momento è meglio affidarsi ai rangers contro le giacche blu. Già ne Gli Invincibili avevamo visto i pards e i fuorilegge "alleati" contro gli uomini in divisa (lì i Rurales); qui si ripropone lo stesso schema, che pur nascendo da motivazioni delle parti in causa del tutto differenti, mantiene intatte la sua efficacia e la sua capacità di appassionare il lettore. Certo, dalla gragnuola di colpi che ne deriva, uno si aspetterebbe che a restarci secco - o almeno ferito - debba essercene qualcuno in più del solo Toby, ma ci può stare che, data la fretta e la distanza, i pur bravi soldati non riescano a centrare le loro prede. 

 

Atwood si muove pericolosamente, il maggiore già non gli crede e trova sospetto il suo comportamento e tutto quell'inseguimento, ma per ora non ha il coraggio di opporsi. Senz'altro la presenza dell'agente indiano - la cui entrée è tanto cinematografica quanto provvidenziale per Kit - contribuirà a chiarire un po' di quegli equivoci che il criminale in divisa ha profuso in questa prima parte. 

 

Insomma, per ora un bellissimo primo albo, adeguatamente supportato da disegni molto belli, anche se eccessivamente discontinui con i pards (e in particolare con Tex) e purtroppo invece continui nella caratterizzazione - a me non gradita - di Carson.

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, Leo dice:

ritengo leggermente stonate le parole di uno dei banditi che, vedendo i pards giocare a poker, dice: "da quel che vedo di loro, il nostro compito sarà una passeggiata" e a dirlo è proprio Randolph, uno dei caporioni della banda, che dovrebbe invece ben sapere chi abbia di fronte. Possibile che i banditi tra di loro non si siano parlati prima? Owens, che invece conosce i rangers e sa benissimo che sono tipi da prendere con le molle, non avrà fatto tanto di testa a Randolph circa gli avversari che si troveranno di fronte, così da evitare perniciose sottovalutazioni? Addirittura il socio di Randolph definisce i pards "tre idioti": possibile che abbocchino all'amo così voracemente?

 

Nella foga della lettura poi l'ho dimenticato ma anch'io avevo notato questo aspetto. Ci ho fatto caso e un paio di pagine dopo ho rimosso tutto :lol:.

Inoltre ho fatto caso a un'altra questione (anche questa molto marginale e da rompiballe ma un po' SPOILERANTE).

Se l'esimio Marton è tanto sicuro che i suoi ex amici vogliano fargli la pelle (a pag 58) perché si ostina a non rivelare nulla (cioè il nome di Atwood) a Tex? Cioè a questo punto l'unica speranza che gli resta è saltare il fosso dal momento che anche se non ha parlato è convinto che vogliano tacere per sempre. Certo poi lo fa soltanto non capisco tutta questa ostinazione verso uno considerato un "grandissimo bastardo"(pag 80)

 

 

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Mettiamoci uno spoiler, provo a rispondere a Leo e a Mondego...

 
1 hour ago, Leo said:

Un appunto sulla scena al saloon: trovo che la scenetta dei nostri sia ben congegnata, ma ritengo leggermente stonate le parole di uno dei banditi che, vedendo i pards giocare a poker, dice: "da quel che vedo di loro, il nostro compito sarà una passeggiata" e a dirlo è proprio Randolph, uno dei caporioni della banda, che dovrebbe invece ben sapere chi abbia di fronte. Possibile che i banditi tra di loro non si siano parlati prima? Owens, che invece conosce i rangers e sa benissimo che sono tipi da prendere con le molle, non avrà fatto tanto di testa a Randolph circa gli avversari che si troveranno di fronte, così da evitare perniciose sottovalutazioni?

 
Se noti, anche nel seguito Randolph non si distingue per intelligenza (si fa pestare come un tappeto senza parlare mentre i suoi compari parlano subito per dare tutta la responsabilità a lui, è l'unico che recita male e anche alla fine è l'unico che non capisce che devono collaborare con i pards, e gli altri devono fargli gli unici spiegoni dell'intero albo...)
Più che "il capo" (che gli altri non gli obbediscono..) è un galoppino che è andato a reclutare altre tre persone per l'agguato, il capo della banda è Owens (che, se noti, ha affibbiato a Randolph il lavoro più rischioso, altro segno che Randolph non è una cime...)
 

26 minutes ago, Mondego said:

Se l'esimio Marton è tanto sicuro che i suoi ex amici vogliano fargli la pelle (a pag 58) perché si ostina a non rivelare nulla (cioè il nome di Atwood) a Tex? Cioè a questo punto l'unica speranza che gli resta è saltare il fosso dal momento che anche se non ha parlato è convinto che vogliano tacere per sempre. Certo poi lo fa soltanto non capisco tutta questa ostinazione verso uno considerato un "grandissimo bastardo"(pag 80)

 
Non rivela nulla proprio perchè se lo facesse, verrebbe ucciso subito. Mica basta che riveli qualcosa al primo ranger che passa, poi deve arrivare vivo al processo. Anche se arriva vivo al processo sarebbe la parola di un galeotto contro quella di un ufficiale dell'esercito..

E nella storia viene detto che in galera non ci sono stati attentati alla sua vita (anche se lui non lo sa che è perchè Tex lo faceva proteggere), e quindi poteva sperare che finchè stava buono e non parlava poteva salvarsi.

 

Tex lo usa come esca non solo per metterlo con le spalle al muro, ma anche per procurarsi diversi altri testimoni che possano confermare che Atwood li ha pagati per ucciderlo...

Edited by Diablero
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2 minuti fa, Diablero dice:

Mettiamoci uno spoiler, provo a rispondere a Leo e a Mondego...

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Se noti, anche nel seguito Randolph non si distingue per intelligenza (si fa pestare come un tappeto senza parlare mentre i suoi compari parlano subito per dare tutta la responsabilità a lui, è l'unico che recita male e anche alla fine è l'unico che non capisce che devono collaborare con i pards, e gli altri devono fargli gli unici spiegoni dell'intero albo...)
Più che "il capo" (che gli altri non gli obbediscono..) è un galoppino che è andato a reclutare altre tre persone per l'agguato, il capo della banda è Owens (che, se noti, ha affibbiato a Randolph il lavoro più rischioso, altro segno che Randolph non è una cime...)
 

 
Non rivela nulla proprio perchè se lo facesse, verrebbe ucciso subito. Mica basta che riveli qualcosa al primo ranger che passa, poi deve arrivare vivo al processo. Anche se arriva vivo al processo sarebbe la parola di un galeotto contro quella di un ufficiale dell'esercito..

E nella storia viene detto che in galera non ci sono stati attentati alla sua vita (anche se lui non lo sa che è perchè Tex lo faceva proteggere), e quindi poteva sperare che finchè stava buono e non parlava poteva salvarsi.

 

Tex lo usa come esca non solo per metterlo con le spalle al muro, ma anche per procurarsi diversi altri testimoni che possano confermare che Atwood li ha pagati per ucciderlo...

 

 

Come al solito, il mio lettore ideale. Mi ha evitato di dire le stesse cose, anche se io sarei stato più laconico. Tipo: Randolph è un fesso (i fessi esistono nella realtà e sono la maggioranza, perchè non nelle storie?). E Marton ha una fifa blu del colonnello.

Edited by borden
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5 minuti fa, borden dice:

Tipo: Randolph è un fesso

 

La spiegazione mi sta bene :D , come mi stava bene anche quella di Diablero. Infatti la mia non era una critica, diciamo che spero sempre che gli avversari di Tex siano sufficientemente scaltri da dare del filo da torcere ai nostri. Sul parallelismo con Mohawk River non mi hai risposto: è esagerato, o fatte le debite proporzioni, può starci? Ci avevi pensato? Grazie per la risposta.

Edited by Leo
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