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TWF - Tex Willer Forum

[473/474] La Lunga Pista


Guest Colonnello_Jim_Brandon
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voto alla storia  

49 members have voted

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Storia semplice e molto western che ha riscontrato in me un pieno gradimento.

Quantunque per me non faccia parte dei capolavori di Boselli, è un gioiellino.

In essa troviamo diversi personaggi dei più noti (Spaghetti) western: la vedova in difficoltà, il signorotto locale, il suo braccio destro che intimorisce gli abitanti, un misterioso assassino all'apparenza rispettabile e poi lo straniero che giunge in questa situazione. La vicenda è arricchita dall'arrivo di un piedidolce, non bravo nel maneggiare armi, tuttavia pieno di intraprendenza e nel secondo albo con una certa dose di coraggio. 

La presenza di un giallo secondo me impreziosisce ulteriormente il tutto.

Forse mi sarei aspettato che il pastore del primo albo scambiato per il figlio del fu sceriffo Merrick, fosse intervenuto nel secondo albo durante l'attacco di Indigo all'ufficio dello sceriffo.

In ogni caso è una storia che rileggo sempre volentieri.

Ho apprezzato molto la caratterizzazione grafica della dolcissima e bella Rose!

 

Il mio voto è 8.5

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On 1/1/2020 at 09:37, ElyParker dice:

Storia semplice e molto western che ha riscontrato in me un pieno gradimento.

Quantunque per me non faccia parte dei capolavori di Boselli, è un gioiellino.

In essa troviamo diversi personaggi dei più noti (Spaghetti) western: la vedova in difficoltà, il signorotto locale, il suo braccio destro che intimorisce gli abitanti, un misterioso assassino all'apparenza rispettabile e poi lo straniero che giunge in questa situazione. La vicenda è arricchita dall'arrivo di un piedidolce, non bravo nel maneggiare armi, tuttavia pieno di intraprendenza e nel secondo albo con una certa dose di coraggio. 

La presenza di un giallo secondo me impreziosisce ulteriormente il tutto.

Forse mi sarei aspettato che il pastore del primo albo scambiato per il figlio del fu sceriffo Merrick, fosse intervenuto nel secondo albo durante l'attacco di Indigo all'ufficio dello sceriffo.

In ogni caso è una storia che rileggo sempre volentieri.

Ho apprezzato molto la caratterizzazione grafica della dolcissima e bella Rose!

 

Il mio voto è 8.5

 

Semmai sono gli spaghetti western che hanno ripetuto alla nausea questa trama classica, derivata da Zane Grey e da decine di western pulps degli anniTrenta...

 

 

 

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On 4/1/2020 at 18:40, borden dice:

 

Semmai sono gli spaghetti western che hanno ripetuto alla nausea questa trama classica, derivata da Zane Grey e da decine di western pulps degli anniTrenta...

 

 

 

Grazie per l'osservazione. Non conosco infatti i western degli anni trenta. 

 

In ogni caso questa è una storia di cui in generale si parla (secondo me) troppo poco e meriterebbe una maggiore considerazione.

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  • 1 month later...

Storia che ricorda molti film western dal 1930 al 1970. La donzella vedova, il signorotto locale, il cavaliere senza macchia  e senza paura, e via discorrendo. Le storie in solitaria di Tex mi son sempre piaciute, e questa è una di quelle. Peccato per i disegni.

Soggetto 5/6, sceneggiatura 8, disegni 5. Certi volti di Tex sono inguardabili.

Anche per me la copertina del primo albo è bellissima.

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  • 2 months later...

Storia che mi è molto piaciuta.

Un Western classico, con un Tex in solitaria in grandissima forma, che praticamente da solo sistema le cose in paese, da par suo.

Belle anche le figure di contorno. La ragazza, l'avvocato sceriffo un pò imbranato e un pò coraggioso, I cattivi.

Una storia, insomma, con un bel soggetto e pienamente godibile.

Stranezze: L'incipit nel deserto, con Tex che si salva troppo facilmente, ormai senza cavallo e in balia del suo ignoto avversario, e il cambiamento forse troppo repentino del signor Breckett, che diventa improvvisamente un agnelino e un socio di Tex, cosa molto Boselliana e molto discutibile.

Comunque una bellissima avventura con un Tex estremamente Bonelliano.

Letteri in declino.

Borden 8

Letteri 6

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On 13/8/2012 at 22:15, Leo dice:

Ho pensato anch'io la stessa cosa, Carson. In effetti, la trama non mi convince appieno e trovo alcuni punti forzati. Ma al di l' del soggetto, che obiettivamente non è granch?, la forza di questa storia sta nella sceneggiatura, che per larghi tratti è addirittura portentosa. Io amo questa storia, la leggerei e rileggerei sempre, e non tanto, come detto, per il soggetto, lacunoso e scarno, quanto per la splendida forma di Boselli nel costruire dialoghi e situazioni bellissime.


Cito di seguito le tre più belle:

1) Tex che, con un linguaggio molto GLBonelliano, ridicolizza Indigo Jones e i suoi. Indigo gli regala un cavallo e lo assume al ranch, a patto che se ne vada in fretta, e Tex replica che "forse quel posto non mi interessa poi tanto, Indigo..." e da qui parte una scena da ovazione, con un grande Tex che con decisione e sicurezza sgomina con le sole parole (e una piccola dimostrazione di come si estraggano le pistole :D) i bulli che importunano la bella Rose.

2) Il confronto tra Tex e Brackett, due uomini decisi con un proprio modo, schietto, di vedere le cose e di vivere la vita. Brackett, da pioniere che si è fatto da sè, è incline alla prepotenza e a soverchiare i diritti altrui sulla base della sola forza, ma non è realmente un uomo malvagio: ritiene solo che la legge del West sia quella del più forte, e lui vuole e sa farsi rispettare. Le parole di questo tenore che Brackett rivolge a Tex fanno capire in maniera efficace la psicologia spiccia di questo personaggio, e nonostante Tex replichi che gli uomini come lui da risorsa della frontiera diventano poi un pericolo, non si riesce a disistimare il vecchio Brackett. Segno che Boselli ha ben tratteggiato le sfumature di questo personaggio, facendo pervenire al lettore la sensazione di trovarsi di fronte a un personaggio sfaccettato ma non da stigmatizzare.

3) L'attacco di Indigo all'ufficio dello Sceriffo: qui Boselli dimostra ancora una volta quale mostro di bravura egli sia. Indigo grida allo Sceriffo di uscire fuori, e poi urla queste parole:

Cittadini di Faust. Parlo a voi, bottegai, a voi, mezze calzette, a voi che avete avuto la disgraziata idea di assumere un uomo di legge al vostro servizio! Vi conosciamo tutti, uno per uno...

ma queste parole sono accompagnate dai volti terrorizzati degli abitanti di Faust che, rinchiusi nelle loro case, protetti dalle mura delle loro abitazioni, ascoltano senza reagire manifestando la loro comprensibile, umana e al contempo ignobile, vigliaccheria.

Subito dopo è lo Sceriffo Nat a replicare:

Cittadini di Faust. Dite forte che non lascerete commettere un delitto

e queste sue parole sono seguite dallo stesso, pavido, terrorizzato, colpevole, silenzio, e lo Sceriffo, di fronte alla prova tangibile della sua solitudine in quel mondo di vigliacchi, abbassa il capo sconfitto...


Piccole grandi scene capolavoro.

 

Mi scuso se mi auto-quoto, non lo faccio per presunzione: otto anni fa, mi limitavo solo a raccontare perché reputo questa storia magnifica. Storia "minore" ma indimenticabile, sono davvero contento che sia stata affidata a Letteri, una delle ultime zampate di un disegnatore che ho sempre amato molto, sin da quella Miniera del Terrore, che fu la mia prima storia letteriana.

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  • 6 months later...

Una storia bella e piacevole da leggere, che poteva essere migliore affidata a un altro disegnatore. Amo molto Letteri e la sua capacità di passare con facilità da storie horror-oniriche ("Diablero" sopra tutte), ad avventure più classiche e realistiche (una delle mie preferite del periodo d'oro è "Arizona" n. 140), che riescono a calare il lettore in un mondo quotidiano e credibile. Ma in questa storia Letteri, purtroppo, è ormai sul viale del tramonto e la rigidezza del segno e alcuni volti poco riusciti (es. Rose) non depongono a suo favore, togliendo atmosfera a una vicenda che aveva bisogno forse di un disegno più "sporco".  Non capisco bene chi ci vede un richiamo a Sergio Leone o agli spaghetti western, a me sembrano evidenti i riferimenti ai western anni 50-60 americani, sia nei volti dei personaggi (es James Stewart) che nelle situazioni, con influenze esplicite da "Il cavaliere della valle solitaria", "L'uomo che uccise Liberty Valance", "L'uomo di Laramie" e altri dell'epoca classica. Anche Tex non ha niente di un Clint Eastwood o simili, anzi è meno duro e sbrigativo del solito.

Mi è piaciuto molto che la storia non terminasse col lieto fine dello sceriffo e la bella Rose che salutano Tex a p. 112, ma che Boselli abbia deciso di concludere, nelle ultime due pagine, con Tex/Aquila della notte sulla tomba di Gadhay e Toyah, per un ultimo saluto ai due sfortunati indiani. Bella la sequenza finale in cui Tex emerge dalla polvere sollevata dal vento del deserto e il becchino, andandogli incontro, gli dice: "Credevo di non vederti più... il deserto non perdona... come è andato il viaggio?". E Tex che, avviandosi alla tomba, risponde: "Né male né bene..."

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  • 1 month later...
  • Sceriffi

Riletta dopo più di un decennio. Sempre molto bello rileggere storie a distanza di anni: da ragazzino mi concentravo più sulla costruzione delle singole scene e sulla psicologia dei personaggi, mentre oggi guardo più all'intreccio nel suo complesso.

Storia veramente bellissima, che come altre del periodo firmate da Boselli in coppia con Letteri si mostra semplice, ma costruita davvero bene. Non una nota stonata: la forte e al tempo stesso dolce Rose, lo sceriffo simil-James Stewart, il perfido Stanley e il feroce Indigo. In questa rilettura, misteri del mutare del tempo, mi ha colpito un personaggio sul quale nelle altre volte avevo quasi sorvolato: Mister Brackett. Uomo della frontiera invecchiato, duro, che non va certo per il sottile (stesse esatte parole di Tex su di lui), burbero, non perfetto, ma con una morale; ricorda molto alcuni personaggi interpretati da John Wayne, ad esempio Dunson de "Il fiume rosso". E Boselli è bravissimo a farlo percepire già nel primo dialogo con Tex, prima che il successivo dialogo con Indigo ci riveli di che pasta è fatto il duro rancher.

Molto bella, al tempo stesso virile e commossa, la rievocazione della storia di Gadhay e Toyah da parte di Tex verso la fine del primo albo.

Letteri ormai in decadenza, anche se meno che nella successiva (gioiellino trascurato anch'esso) "A sangue freddo"; ma è sempre lui, il suo Tex è sempre lui e il suo West e i suoi personaggi sono magici come sempre, anche se sono più alti delle stanze in cui sono, alti quasi quanto gli edifici alle loro spalle e con la pistola grossa il doppio della testa. Che meraviglia i disegni di Letteri. Basta uno sguardo di Tex, un sorriso di Rose, una prospettiva della main street e sembra di essere tornati a casa.

 

Bisogna davvero rovinare la poesia di questa storia dandole un voto? E allora sia otto.

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  • 1 month later...

Pur rimanendo su livelli buoni, questa volta Boselli non raggiunge il mio pieno gradimento. Un Tex in solitaria, molto Clint Eastwood in 'Lo straniero senza nome'.

Tex insegue le tracce di colui che ha ucciso un suo amico Navajo e la rispettiva sorella. Questa pista lo porta nello Utah dove si imbatte in una guerra fra ranch per accaparrarsi i terreni migliori. Uno di questi terreni è della vedova di Rose, Tex decide di proteggerla e si trova così invischiato in queste faida fra proprietari terrieri.

Nella sceneggiatura manca a mio avviso la solita ottima caratterizzazione degli altri personaggi della storia, non c è un Ray Clemlons o uno Shane . Dopo un'ottima prima parte il racconto si perde un po' quando entra nel vivo.

SPOILER

 

 

 

 

 

Come detto nessun protagonista mi ha colpito più di tanto. Sam Brackett prima sempra terrorizzare tutti per poi essere accettato di buon grado dai cittadini di Faust. Il suo tirapiedi Indigo che non sembra impensierire più di tanto. Lo sceriffo più abile con la penna che con la pistola e l'apparentemente 'buono' Stanley.

 

Anche il capitolo disegni non ha soddisfatto appieno il mio occhio. So' che Letteri è uno dei disegnatori storici, credo che sia la prima volta che osservo i suoi disegni che mi sono apparsi un po' troppo classici.

 

Voto generale 7.

 

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  • 3 weeks later...
Il 28/1/2021 at 20:41, virgin dice:

Riletta dopo più di un decennio. Sempre molto bello rileggere storie a distanza di anni: da ragazzino mi concentravo più sulla costruzione delle singole scene e sulla psicologia dei personaggi, mentre oggi guardo più all'intreccio nel suo complesso.

Storia veramente bellissima, che come altre del periodo firmate da Boselli in coppia con Letteri si mostra semplice, ma costruita davvero bene. Non una nota stonata: la forte e al tempo stesso dolce Rose, lo sceriffo simil-James Stewart, il perfido Stanley e il feroce Indigo. In questa rilettura, misteri del mutare del tempo, mi ha colpito un personaggio sul quale nelle altre volte avevo quasi sorvolato: Mister Brackett. Uomo della frontiera invecchiato, duro, che non va certo per il sottile (stesse esatte parole di Tex su di lui), burbero, non perfetto, ma con una morale; ricorda molto alcuni personaggi interpretati da John Wayne, ad esempio Dunson de "Il fiume rosso". E Boselli è bravissimo a farlo percepire già nel primo dialogo con Tex, prima che il successivo dialogo con Indigo ci riveli di che pasta è fatto il duro rancher.

Molto bella, al tempo stesso virile e commossa, la rievocazione della storia di Gadhay e Toyah da parte di Tex verso la fine del primo albo.

Letteri ormai in decadenza, anche se meno che nella successiva (gioiellino trascurato anch'esso) "A sangue freddo"; ma è sempre lui, il suo Tex è sempre lui e il suo West e i suoi personaggi sono magici come sempre, anche se sono più alti delle stanze in cui sono, alti quasi quanto gli edifici alle loro spalle e con la pistola grossa il doppio della testa. Che meraviglia i disegni di Letteri. Basta uno sguardo di Tex, un sorriso di Rose, una prospettiva della main street e sembra di essere tornati a casa.

 

Bisogna davvero rovinare la poesia di questa storia dandole un voto? E allora sia otto.

Allora...Come @virgin l'ho riletta dopo un po'(21 anni!!). E devo ammettere che quando avevo 18 anni ero un lettore diverso. Ora a quasi 39 anni questa storia mi ha trasmesso tutta la sua bellezza. Dialoghi, personaggi, sceneggiatura,  tutto ha un sapore classico, hollywoodiano, di film in bianco e nero. Letteri è  stato il disegnatore perfetto. Io preferisco Villa e Civitelli però Letteri è un simbolo di quel ragazzino, poi ragazzo ed infine uomo che comprava l'albo e sfogliandolo esclamava con un sorriso:"Letteri...". Hai ragione @virgin...Siamo tornati a casa

Il Boss costruisce un giallo ricco di personaggi come al solito ben tratteggiato e dialoghi sfiziosi.

Un gioiello. Mi sto divertendo molto a recuperare le vecchie storie di GLB, rileggere quelle di Boselli e/ o Nizzi lette in gioventù. Scoprire o riscoprire Nolitta.

 

  • Like (+1) 2
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  • Sceriffi

Il messaggio di @Diablorojo82 mi fa capire che nel mio messaggio una cosa non si capiva: riletta dopo più di un decennio che non la rileggevo. La prima lettura risale, anche per me, a quasi vent'anni fa, anche se ero molto più piccolo di Diablorojo. :D

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, virgin dice:

Il messaggio di @Diablorojo82 mi fa capire che nel mio messaggio una cosa non si capiva: riletta dopo più di un decennio che non la rileggevo. La prima lettura risale, anche per me, a quasi vent'anni fa, anche se ero molto più piccolo di Diablorojo. :D

:)

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  • 4 weeks later...

Nella mia rilettura boselliana, mi sono trovato finalmente a percorrere "la lunga pista" che porterà Tex a vivere un'avventura molto molto bella. 

Leggere Boselli tutto d'un colpo costringe ad essere un po' ripetitivi sui commenti, perché ogni volta non posso che apprezzare la grande qualità delle sue sceneggiature e la maestria nel caratterizzare i personaggi di contorno: anch'io ho molto apprezzato, come dice virgin, Brackett e tutta la sequenza del primo incontro che Tex ha con lui, così come è molto riuscito il personaggio dello sceriffo (bellissima la scena in cui lui e Indigo si sfidano a suon di richiami agli abitanti di Faust, con Nat costretto ad abbassare la testa, sconfitto, di fronte alla codardia dei cittadini che lo lasciano solo).

Notevole anche la figura dello stesso Dance, anche se il tentativo di far ricadere la colpa su Jim ha un po' il fiato corto, visto che si capisce praticamente subito che il ranchero ha qualcosa da nascondere.

Concordo, infine, che sia bella anche la scena finale, in cui Tex risponde al becchino che gli chiedeva come fosse andata, "né bene né male"...

Edited by Leo
  • +1 1
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Chi ha mai detto che una trama classica western se ben scritta non sappia essere interessante e riuscita?

Tale storia è classifica da inizio a fine.l inizio sembra strizzare l occhio al capolavoro di Farrow "Hondo" con il Duca maestoso...l arrivo di Tex al ranch con la bionda vedova ostaggio dei prepotenti di Hindigo sa MOLTO vecchia frontiera...

Così come l'innesto dello sceriffo leguleio coraggioso ma senza capacità coi ferri da tiro è una chiara ispirazione al western un po' commedia "Sceriffo senza pistola"...

L innesto del complotto di Hindigo e Dance ai danni di Brackett,duro frontier man "cattle Baron" ma fondamentalmente diretto e incapace di ordire trame, è la ciliegina sulla torta di una storia che rimane un piccolo gioiello,pur non arrivando al rango di capolavoro.tanti bei personaggi macchiettistici ma interessanti come il pastore mormone abile con la pistola, l "Old Timer" Ray, gli abitanti di Faust tipici pecoroni abituati a giudicare uno sceriffo dalla velocità con cui estrae e non dalla capacità di distinguere i veri cattuvi dai falsi buoni... ottima prova.Tex un po' "chioccia" ma come al solito risolutivo

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Barbanera dice:

Chi ha mai detto che una trama classica western se ben scritta non sappia essere interessante e riuscita?

 

Concordo e sottoscrivo. La buonissima riuscita di questa storia, anche a mio avviso, fu in origine determinata dalla sapiente miscela di classicità western e della varietà e complessità dei personaggi con cui Tex si trova a dover avere a che fare, nel bene e nel male. Tra donne in apparenza deboli ma coraggiose come Rose Clampett, sceriffi incapaci di usare la pistola ma onesti e testardamente determinati come Nat Merrick, rivali dichiarati che in realtà tramano sottobanco per impadronirsi del potere come Indigo e Stanley (di costui, in verità, si capisce sin da subito abbia qualcosa da nascondere, ma Boselli è stato bravo nel saperlo tenere nascosto fino alla fine), signorotti locali ambigui come Brackett, solo per citare i più rilevanti, Tex si trova a doversi barcamenarsi tra una variegata umanità in una faccenda in cui la classica dicotomia Buoni vs Cattivi vale fino a un certo punto, come piace a me.

 

Unico difetto della storia, secondo il mio parere, la conclusione un po' troppo alla "...e vissero tutti, felici e contenti" della vicenda, in parte però salvata in angolo dalla bellissima scena finale, estremamente toccante e suggestiva, in cui Tex si ferma a rendere omaggio alla tomba dei due ragazzi navajos, fratello e sorella, morti per colpa indiretta o indiretta del furfante che aveva ostinatamente inseguito per dare loro giustizia. Solo per poter dire loro di aver mantenuto la promessa. 

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  • 5 months later...

Ho letto oggi questa storia di Boselli. Pur non rientrando tra i suoi capolavori, è comunque una storia godibile (anche se presenta qualche incongruenza, come l'oste Jose che viene trascinato dal cavallo senza rompersi il collo, come ci si sarebbe aspettato). 

Devo dire che, se non avessi saputo che era di Boselli, la forte connotazione "gialla" mi avrebbe fatto pensare (se non fosse stato per i fitti dialoghi dei balloon e la presenza dell'immancabile figura "in chiaroscuro", rappresentata qui da Brackett) ad una storia di Nizzi.

Sempre di livello i disegni di Letteri, anche se non all'altezza del suo periodo d'oro ("Il laccio nero", per intenderci). 

Edited by Jim Brandon
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