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[330/333] Nelle Paludi Della Louisiana

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Soggetto e sceneggiatura : Claudio Nizzi
Disegni: Fernando Fusco
Periodicità mensile: Aprile 1988 è Luglio 1988
Inizia nel numero 330 a pag. 89 e finisce nel numero 333 a pag. 70




Nat Mac Kennet convoca Tex a New Orleans: il folle Pierre de la Rochelle, un maniaco indipendentista, è evaso dal manicomio. E nelle paludi, gli alligatori hanno iniziato a divorare più gente del solito!

Nelle paludi di New Orleans, il bieco Martin Stingo, complice del losco capitano Curtiz del Nantucket, manovra il folle Pierre de la Rochelle e i ribelli neri di Manbela adoratori del Grande Alligatore, che sognano una terra dove poter essere liberi. Il piano di Stingo, soprastante dell'armatore e proprietario terriero Julien de la Rochelle, fratello di Pierre, è quello di freddare il suo padrone attribuendo la colpa ai neri, per soffiargli i possedimenti! Tutto filerebbe liscio, se lo sceriffo Nat Mac Kennet non avesse chiesto aiuto ai pards!

Per scovare Pierre de la Rochelle, Tex, Carson, Kit e Tiger Jack esplorano le paludi della Louisiana. Sfoltite a fucilate le schiere dei guerrieri neri, i pards entrano in un villaggio su palafitte, tana dei rivoltosi. I rangers danno fuoco alle capanne e tornano indietro, sterminando con la dinamite centinaia di alligatori guidati da Kabagi, uno stregone capace di incredibili sortilegi. Ma Pierre non era nel villaggio, essendo segregato sul veliero Nantucket, nelle grinfie di Stingo e Curtiz!

Sconfitti i ribelli negri di Manbela, i pards scoprono che Manuel Stingo, infido soprastante di Julien de la Rochelle, ha confinato il pazzo Pierre sul veliero Nantucket, in attesa di attuare il suo diabolico piano: l'eliminazione di Julien e l'accaparramento delle sue proprietà, grazie a una truffa notarile. Con un colpo di mano i rangers eliminano il bieco Stingo e abbordano il natante dov?? nascosto il povero mentecatto.



© Sergio Bonelli Editore

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A Baton Rouge, a bordo del “River Queen” un battello a vapore che discende il Mississipi fino a New Orleans, due texani osservano lo sbarco e l’imbarco dei passeggeri in arrivo e in partenza.

- Allora, hai ripensato al telegramma di Nat ?... 
- Si, ma senza cavarci niente di più. Di chiaro c’è solo il fatto che un certo Pierre de la Rochelle, fratello di un grosso papavero di New Orleans, è scappato dal manicomio facendo perdere le sue tracce. 
- E ci ha scomodati per trovare un matto ? 
- Beh, non solo per questo... pare che la fuga di quel poveraccio dal manicomio nasconda qualche grosso inghippo. Ma Nat non ha spiegato niente di più; promettendo però di farlo a voce… 
- E quell’accenno alle sparizioni di negri e agli strani movimenti che avvengono nelle paludi ? 
- Mah…non vorrei che Nat li avesse aggiunti per renderci il piatto più appetitoso. 
- Mm… purché non siano rispuntati fuori quei fanatici del voodoo!

Il vecchio cammello, noto menagramo, non sbaglia nell’ipotizzare una nuova miriade di problemi con i negri della Louisiana. 
Ignari di essere osservati dagli occhi di due passeggeri, seguaci del “Grande Alligatore”, i quattro pards si ricongiungono poco dopo.

- Ecco Kit e Tiger che vengono a cercarci per la cena. 
- Meno male! Anche il mio stomaco stava giusto ricordandomi l’ora… 
- È meglio di un orologio, eh ? 
- Non sbaglia un secondo! 
- Fame zio Kit ?... 
- C’è forse bisogno di domandarlo ? 
- Andiamo!

Questo siparietto comico, inserito in un quadro che odora maledettamente di camposanto, i negri infatti hanno in programma di spedire i quattro pards all’inferno, possibilmente con precedenza proprio per i due più anziani, disorienta il lettore e attenua leggermente la tensione, ponendosi ai suoi occhi come la proverbiale quiete prima della tempesta.

Poco dopo infatti, Tex e Carson, che dopo la cena si erano attardati a un tavolo da gioco, sono spettatori sul pontile della nave di un tentativo di violenza ai danni di una donna, la bella Loana, che subito si dilegua lasciando invece campo libero ad altri tre negri, che muniti di coltelli – lunghi come spiedi - tentano spensieratamente di mandare all’altro mondo i due tizzoni d’inferno. L’agguato fallisce e solo un negro, Sammy, riesce a fuggire approfittando della confusione, eclissandosi appena in tempo.

- Che ti avevo detto ? Pà e lo zio Kit ! 
- ?! 
- Figurati se non erano loro a scatenare questo putiferio!

Il bonario rimprovero di Kit Willer, che uscendo dalla cabina, accompagnato da Tiger, commenta il “protagonismo” dei due satanassi, insinua anche questa volta un rivolo di umorismo che stempera di molto la drammaticità del contesto e contemporaneamente evidenzia l’affiatamento e lo spirito di gruppo della comitiva texana. Una gestione dei pards, attraverso delle scenette solo apparentemente banali e marginali, che si rivela veramente encomiabile.

È noto che il primo Nizzi era solito riprendere e rielaborare vecchie storie di Bonelli o singoli episodi di queste. Il riferimento in questo caso va doverosamente indirizzato a Il clan dei cubani ( n° 230 / 33 ), ma l’episodio precedente, ad una analisi più attenta, palesa invece un ennesimo tributo a un’altra storia bonelliana, una del primo centinaio: New Orleans ( n° 72 / 73 ).

Il viaggio prosegue senza incidenti. Sul molo d’attracco, lo sceriffo Nat Mac Kenneth aspetta l’arrivo dei quattro amici, quindi con un calesse, li accompagna nella residenza “coloniale” del “grande papavero” Julien de la Rochelle, poco fuori dell’abitato di New Orleans.

Nell’universo narrativo nizziano la famiglia ruota spesso intorno a due personaggi chiave, diversissimi tra loro, due facce di una stessa medaglia che incarnano, come in un gioco di luci e ombre, rispettivamente il bene e il male. I due cugini Walcott, in Fuga da Anderville ( n° 297 / 99 ), divisi da due bandiere, che lottano per due ideali profondamente diversi, uno giusto, l’altro a dir poco illegittimo, oppure il giovane Jess e la bella sorella Terry, fraternamente uniti da un legame quasi patologico nella sua morbosità, ne La locanda dei fantasmi ( n° 301 / 02 ). Più di recente la storia Muddy creek ( n° 519 / 20 ) ha riproposto una situazione familiare analoga. Nelle paludi della Louisiana la scena è invece dominata dalla facoltosa famiglia dei signori de la Rochelle, il cui capostipite fu costretto a lasciare in tutta fretta la Francia per sfuggire alla rivoluzione. I due rampolli superstiti della nobile casata, non solo confermano la regola, ma la spingono all’eccesso. Se Julien è l’uomo savio che ha vissuto per estendere il patrimonio familiare, il secondo, Pierre, non solo è il tipico esempio della pecora nera che si è dato da fare solo per dilapidarlo, ma anche l’uomo tarato, il - matto - che vive nella sua mente malata pericolosi sogni di gloria.

Come spiega Nat Mac Kenneth ai quattro pards, Pierre si era messo in testa addirittura di costituire un esercito per dichiarare guerra agli Stati Uniti, allo scopo di riportare la Louisiana sotto il dominio della Francia. Addobbato con una divisa napoleonica, il folle andava in giro assoldando le sue truppe tra i negri che lavoravano nelle piantagioni di famiglia, ai quali prometteva di triplicare la paga. Messo brutalmente di fronte ai propositi scellerati del fratello, Julien, lo aveva fatto precipitosamente internare in un manicomio, ma la storia era comunque durata abbastanza per creare una grossa agitazione tra i negri, molti dei quali, sottratti alla prospettiva di una così allettante carriera, si eclissarono nelle paludi per non fare più ritorno alle piantagioni. Contemporaneamente nella regione succedevano alcuni fatti misteriosi che coinvolgevano i negri rimasti fedeli al padrone, vittime degli alligatori che popolano la palude. Nat avanza addirittura l’ipotesi che questi ultimi possano agire ubbidendo a degli ordini. Tra i negri che vivono nella piantagione, superstiziosi ed impauriti, circolano infatti voci secondo le quali la responsabilità delle numerose morti sarebbe da attribuire al Grande Alligatore, una specie di divinità capace di incarnarsi di volta in volta in un uomo o in una bestia e di agire con ferocia animale e con astuzia umana. In Africa esistono società segrete i cui membri si dedicano al culto di in animale scelto come proprio totem e cercano di raggiungere la più totale identificazione con lui. Si rivestono con le sue pelli e ne imitano in tutto il comportamento e l’aspetto esteriore, arrivando a trasformarsi o a credere di trasformarsi nell’animale stesso.

In quello stesso momento, nella zona più remota delle paludi della Louisiana, il rullare dei tamburi segnala il ritorno del fratello Sammy, l’unico sopravvissuto dell’agguato, nel villaggio di palafitte, dove sono confluiti tutti i negri che si erano rifugiati nella palude dopo la fuga dalle piantagioni. Nella capanna più grande del villaggio, Mambela, il capo tribù, rivestito dalla pelle di un grande alligatore la cui testa sporge come uno sgraziato e deforme copricapo, si intrattiene con Martin Stingo, il soprastante di Julien, un meticcio che conosce le paludi come le sue tasche e il mattoide Pierre de la Rochelle, che indossa invece l’alta uniforme dei generali napoleonici e sempre più insofferente chiede con un’insistenza mal repressa quando entreranno in guerra… non appena le truppe saranno schierate, vorrebbe infatti passarle in rassegna personalmente! Matto come un cavallo, pensa tra se il meticcio scrutandolo con il sigaro che incessantemente gli pende tra le labbra. Un dannato rompiscatole che conta solo in ragione dei suoi denari.

Nella categoria degli emeriti furfanti nati dalla fervida mente di Claudio Nizzi, monsieur Stingo occupa un posto tutto suo, è infatti il primo di una serie di personaggi che si segnalano come abili doppiogiochisti, villains che si alterneranno con successo nella serie, dal Lou Caudill de I predatori del grande Nord ( n° 342 / 45 ) al celebre Pedro Cobra Galindez di Lampi sul Messico ( n° 365 / 69 ). Se nelle storie successive Nizzi si affida al classico effetto sorpresa, per esigenze di sceneggiatura il meticcio Martin Stingo è presentato al lettore fin dalle prime pagine come l’organizzatore dell’agguato sul “River Queen”. L’ombra nera insomma che trama alle spalle dei quattro tizzoni d’inferno. Ma non solo. Se l’ingenuo Manbela afferma che la sua causa non è tanto la liberazione della Louisiana dal giogo degli yankees, quanto la riscossa del popolo negro, che risolleverà la testa orgogliosamente davanti all’uomo bianco, al richiamo dei riti e delle antiche credenze del popolo africano, quelle del Grande Alligatore, Stingo, sornione, lo guarda subdolamente, dissimulando ipocritamente i suoi veri sentimenti: "questo lo credi tu idiota!... Blattera pure! Tu e la tua banda di invasati non servirete altro che a impinguare le tasche del sottoscritto". E questa sua doppiezza menzognera lo pone alla stregua dei più grandi characters ambigui e sfuggenti della serie.

L’attempato Kabagi, un vecchio di cento anni, sordo e cieco, un venerabile che può sentire la voce del Grande Alligatore e penetrare con i suoi occhi che non vedono la luce del sole, là dove non arriverebbe mai lo sguardo dei comuni mortali, è il custode dei culti e delle memorie del suo popolo. Egli conosce i misteri e i segreti della metamorfosi e della reincarnazione. Egli è colui che parla con l’invisibile ed ha predetto che il fratello Sammy è portatore di cattive notizie.

Poco dopo Sammy racconta la sua disavventura e quella dei compagni a bordo del “River Queen”, chiede quindi la clemenza del grande Mambela, che decide di sottoporlo come di consueto al – Giudizio del Grande Alligatore – che saprà scrutare nella sua anima tutti i misteri. Se egli è innocente non avrà niente da temere.

Sammy viene bendato e quindi accompagnato davanti a un ponte sospeso nel vuoto. Il Grande Alligatore guiderà i suoi passi e se l’uomo è senza colpe giungerà incolume all’altra estremità del passerella, il suo piede altrimenti si poserà fatalmente su una delle tavole che comunicano con il congegno dell’apertura della botola… aprendogli la via all’inferno. Sudando come una fontana, il malcapitato negro comincia a muovere i primi, tremanti passi lungo la passerella ma il vecchio Kabagi ha previsto che il povero diavolaccio non supererà la metà dell’infernale percorso, la botola si apre infatti sotto i suoi piedi, facendolo precipitare nelle acque torbide della palude, dove già da qualche minuto si erano ammassati decine di famelici alligatori… Il sangue nero che scorre nelle vene di Stingo è un esile rivolo, se Mambela gli dice che le premonizioni di Kabagi non sbagliano, il meticcio non può che rimuginare nella sua mente una frase che rivela quanto egli abbia ormai ereditato dell’insolente incredulità dei bianchi: “Al diavolo! Mi piacerebbe farlo a lui questo giochetto!”.

Kabagi è un protagonista carismatico, che riesce ad insinuare qualche dubbio nella mente del lettore. La storia si tinge cioè sempre più di magia nella villa di Julien de la Rochelle, dove il padrone di casa si intrattiene con i suoi ospiti, raccontando uno strano episodio che qualche sera prima l’aveva visto agghiacciato spettatore. Un enorme alligatore si era cioè spinto fino alla sua abitazione, bussando alla porta e rivolgendogli quindi queste parole:

- Ciao Julien! Non ti aspettavi di vedermi, eh? Sono proprio io, il tuo amato fratellino!

Vittima di allucinazioni o più malato del fratello Pierre ? Come lettori ci dichiariamo confusi e disorientati. La matassa passa in mano a Tex e ai suoi pards, che dovranno anche cercare di scoprire come mai da un po’ di tempo gli alligatori stiano facendo più vittime di quanto non fosse mai successo in passato!

Circa un’ora più tardi, mentre i quattro pards stanno cenando in compagnia del padrone di casa, fa la sua apparizione Martin Stingo. Terminata la cena, Tex, con la scusa di prendere una boccata d’aria, esce a fare due passi in compagnia dell’uomo di fiducia di Julien de La Rochelle.

- Ci tenevo a fare due chiacchiere in privato con voi, Stingo. 
- Mm… lo immagino. È facile indovinare ciò che può avervi detto il padrone prima del mio arrivo, e voi sarete rimasto piuttosto perplesso… è così ? 
- Esatto. 
- Vi ha forse parlato del Grande Alligatore ? 
- Precisamente. 
- Povero padrone.

Per Stingo sono tutte sciocchezze, superstizioni nate tra i negri che non meritano nessun credito… a quella gente la fantasia non manca!

- E ne era convinto anche il mio padrone, accidenti, fino a quando non incominciò a essere ossessionato da quegli infernali incubi che, Dio non voglia, finiranno per fargli fare la stessa fine del suo sventurato fratello!... 
- Fulmini!... intendete dire che Julien de la Rochelle sta diventando pazzo ? 
- Sentite Willer, io devo tutto al signor Julien, perciò resti fra noi… ma secondo me c’è un ramo di pazzia nella famiglia. 
- Mm… brutta storia, accidenti.

Stingo cerca di insinuare nella mente di Tex, che non ha ragione di dubitare delle parole del suo abile interlocutore, il dubbio della pazzia del suo padrone nel tentativo di distoglierlo dalle ricerche. Ma il ranger, pur convinto di arrivare alle sue stesse conclusioni, afferma che non desisterà dal compiere lo stesso qualche indagine.

Stingo è troppo furbo per ignorare il grande pericolo che sovrasta l’organizzazione criminale che ha messo faticosamente in piedi. Willer e soci vanno dunque eliminati e quella notte stessa!

I quattro pards si coricano nei comodi letti e in breve, inconsapevoli del pericolo che incombe su di loro, si addormentano. Ma è destino che il loro sonno venga presto interrotto. Verso mezzanotte infatti, una canoa si rovescia scaraventando un negro nelle acque della palude. Le grida di aiuto del naufrago, che recita bene la sua parte, svegliano i nostri satanassi, che infilatisi in fretta i pantaloni e afferrati i cinturoni, schizzano fuori dalle camere e cadono poco dopo nell’imboscata tesa loro dagli uomini di Mambela, che armati di lance e frecce li circondano e li assalgono. L’agguato però fallisce e solo un negro sfugge alla furia mortale dei quattro tizzoni d’inferno.

- Lo hai riconosciuto Martin ? …è Jorge, uno dei nostri negri. 
- Proprio così padrone. Uno di quelli che erano andati nelle paludi. 
- La vita di quest’uomo è preziosa… se sopravvive potrebbe raccontarci cose molto interessanti.

Ma le condizioni dell’uomo sono disperate, il dottor Benson gli dà una possibilità su mille di salvarsi e Stingo, tirando un sospiro di sollievo, ringrazia l’inferno. Ma non può rallegrarsi più di tanto, quello che è accaduto infatti ha messo in guardia i quattro pards: è chiaro che nella palude si cela un grosso mistero, le pelli di alligatore che gli assalitori portavano addosso rivelano chiaramente la loro appartenenza a qualche setta che ha il suo covo nel labirinto di giungla e acquitrini che circondano la città di New Orleans. Paludi che andranno perlustrate nelle successive ventiquattrore proprio con l’aiuto del meticcio.

Mentre i quattro pards si concedono un meritato riposo, Stingo approfitta delle ultime ore della notte per preparare un ennesima trappola per sbarazzarsi di loro. Un’ora dopo Mambela viene informato della brutta fine fatta dai suoi uomini, il meticcio gli rivela quindi lo scopo della sua visita, primo, organizzare una bella accoglienza ai quattro ficcanaso, secondo, prelevare il “Generale” per trasferirlo a bordo del Nantucket, una nave che offrirà un ottimo nascondiglio agli occhi indiscreti dei quattro infernali tangheri. Qualche ora dopo, sul pontile della nave, il capitano Curtiz accoglie l’illustre ospite.

- Voi conoscete il generale Pierre de la Rochelle, capitano ? 
- Non ho ancora avuto questo onore, però ho sentito parlare di lui in termini estremamente elogiativi. 
- Lo credo bene. Il generale de la Rochelle è forse l’unico genio militare che il mondo abbia avuto dopo la scomparsa di Napoleone Bonaparte. 
- Troppo buono Stingo… 
- Il generale sarà dunque nostro ospite ? 
- Si, capitano, resterà sulla nave fino a quando le trattative con l’armatore non saranno concluse. E naturalmente dovrete assegnargli la cabina migliore… 
- Naturalmente… Nostromo! 
- Agli ordini signore. 
- Accompagna il generale de la Rochelle nella cabina degli ospiti di riguardo. 
- Quale cabina capitano ? 
- Ficcalo nel primo buco che trovi, idiota!

Stingo mette il complice al corrente degli ultimi avvenimenti e esprime tutti i suoi timori. L’intera faccenda comincia a scricchiolare, Mambela e la sua congrega di mattoidi color catrame hanno i giorni contati, è arrivato il momento di stringere i tempi e eliminare Julien de la Rochelle, facendo ricadere la colpa proprio sui negri…

Rimessosi alla pagaia, Stingo accorcia il suo itinerario attraversando uno dei mille canali che percorrono la palude, giungendo così alla piantagione nel momento in cui le prime luci dell’alba cominciano a rischiarare la bianca facciata della villa del suo padrone. Circa un’ora dopo cinque uomini a bordo di una canoa, salpano dal piccolo molo. Stingo si orienta facilmente lungo i canali, il più piccolo dettaglio delle rive gli basta infatti per fargli capire dove si trova e trascina i suoi ignari passeggeri sul luogo dell’agguato, pronto a buttarsi in acqua non appena i figli del Grande Alligatore entreranno in azione.

Ma il provvidenziale morso di un serpente fa fallire la sorpresa, occhi aperti gente, Mambela lancia il segnale di attacco e un nugolo di lance e frecce piovono sull’imbarcazione, subito seguite dall’inconfondibile musica dei winchester dei quattro satanassi, fiato ai clarinetti, gente! Stingo, come da copione, fingendosi colpito, si lascia cadere oltre il bordo della piroga e sparisce nelle torbide acque…

Per quanto superiori di numero, gli uomini-alligatore nulla possono con i loro archi contro il micidiale volume di fuoco scatenato da quattro tiratori del calibro di Tex e i suoi amici, perciò vedendo aprirsi spaventosi vuoti nelle loro file, Mambela fa riunire i superstiti su una piroga e decide di battere in ritirata.

- Se la squagliano!... 
- Puro buon senso, vecchio mio. 
- Li inseguiamo ? 
- Puoi giurarci!

Ma la fuga nasconde una nuova trappola che non vuole lasciare loro il minimo scampo! Mambela vuole infatti attirarli nel ponte sullo stagno gorgogliante di alligatori. Mentre Tex e i suoi pards li inseguono a testa bassa in mezzo alla foresta, l’uomo raggiunto il ponte, lo percorre, seguito e imitato dai suoi, facendo bene attenzione a posare i piedi solo su certe tavole e non sulle altre, per ogni tre assi fisse infatti Mambela non ignora che ce n’è una mobile, che aziona l’infernale congegno di apertura della botola…

- Gran putifarre!... quello stagno è pieno zeppo di alligatori! 
- Brutta vista accidenti! 
- Per Manito! Mai visto tante bestiacce in una volta sola!

Risoluti e ignari del pericolo che li attende, i quattro tizzoni d’inferno iniziano a percorrere il ponte, mentre le orride bestiacce si precipitano sotto il ponte, azzuffandosi tra loro come se fossero in attesa del pasto. Improvvisamente la botola si apre sotto i piedi di Tex… che riesce però ad aggrapparsi per un soffio a una delle assi, restando per un attimo sospeso nel vuoto. Era questa la trappola… il ponte! L’audacia paga e Mambela deve arrendersi ancora una volta all’evidenza: quel cane maledetto ha sette vite!...

Capito il trucco delle assi fisse e mobili, Tex e gli altri restano inchiodati sul ponte indecisi sul da farsi, una posizione che li mette in condizioni di inferiorità lasciandoli facile preda delle lance e delle frecce dei negri di Mambela. Inizia così un emozionantissimo e avvincente tiro al bersaglio. Carson, sbilanciato da un repentino movimento del corpo, cambia bruscamente posizione e poggia il suo piede su una asse sbagliata. Il trabocchetto lo sappiamo, non perdona. Rapido come un fulmine Kit Willer afferra il vecchio cammello saldamente per un braccio prima che egli cada nell’acqua brulicante di alligatori. Gli uomini-alligatore, paralizzati un momento dalla scena intensa che vede ancora una volta uno dei loro avversari sottrarsi ad un tragico destino, riprendono con maggiore veemenza a scagliare contro i loro antagonisti i loro rudimentali strumenti di offesa, finché ridotti a meno di mezza dozzina, frustrati e terrorizzati per l’orribile fine che hanno visto fare ai loro compagni caduti nello stagno, i superstiti si danno alla fuga e in breve scompaiono nella foresta. La partita è persa.

Nel volgere di pochi minuti Tex e i suoi pards, ormai indisturbati, attraversano il lungo ponte. Poco dopo, anche Mambela, il loro ultimo avversario, che dall’alto di una capanna dove si era rifugiato, per niente scoraggiato dall’evolversi della situazione, li minacciava con l’arco, cade colpito ineluttabilmente da una fucilata di Tiger. Spostandosi con la massima cautela da una baracca all’altra, i pards perlustrano l’intero villaggio che risulta ormai completamente deserto. Sulla spiaggia circostante, il solo Kabagi, il vecchio negro cieco e centenario, assiste alla distruzione del villaggio, i quattro tizzoni d’inferno quando serve sanno essere degli ottimi incendiari…

La loro ferrea legge, dura e implacabile, quella del più forte, ha dato ancora una volta i suoi frutti malgrado la disparità delle forze in campo.

Nel giro di pochi minuti, trovando facile esca nelle pareti di canne e nei tetti di paglia il fuoco si propaga all’intero villaggio. Muoviti Kit!... vuoi finire arrosto ? Mentre alle loro spalle il villaggio arde come un immenso falò, i quattro satanassi stanno per raggiungere la loro piroga quando finalmente si accorgono della presenza di Kabagi. La scoperta del vecchio comporta un’improvvisa sterzata nel loro tragitto, i quattro satanassi si dirigono risolutamente verso il vecchio, il quale rimane immobile a fissarli con i suoi occhi senza vita… il nonnetto sarà cieco ma non muto… ma quando ormai sono a pochi passi da lui, Kabagi si mette a sedere e ciò che accade sotto gli sguardi increduli dei suoi avversari, ha dell’incredibile. La storia assume contorni magici e concretizza le vecchie superstizioni. Il lettore assiste cioè alla lenta trasformazione del centenario in un alligatore. Prima che Carson faccia in tempo a metter mano al suo sputafuoco, la mostruosa creatura guizza veloce verso lo stagno e vi si immerge.

Le sorprese non sono finite. Tutti gli altri alligatori dello stagno convergono rapidamente verso Kabagi come se rispondessero ad un sommesso appello. Per qualche minuto i pards hanno quasi l’impressione che il vecchio demonio stia “parlando” con gli altri lucertoloni. Sembra di vivere in un maledetto incubo, mormora Carson. Ma il vero incubo deve ancora arrivare. Un istante dopo, infatti, come obbedendo a degli ordini, gli alligatori cominciano a risalire sulla riva e a puntare contro i nostri eroi, costringendoli ad una precipitosa ritirata verso la piroga, ostacolati nella loro corsa verso la salvezza dai numerosi tizzoni ardenti del villaggio in fiamme che rischiano costantemente di crollar loro addosso.

I lucertoloni si avvicinano sempre di più, accorciando le distanze che li separano dall’imbarcazione, che nel frattempo Tex e gli altri hanno faticosamente raggiunto. Inizia quindi un drammatico inseguimento, gli alligatori nell’acqua sono molto più veloci e a nulla valgono gli sforzi di distanziarli, forza con quelle pagaie, dateci dentro! Gli alligatori non abbandonano il loro inseguimento e ai primi se ne aggiungono continuamente altri come se da ogni angolo della palude stessero accorrendo a un improvviso appello… il canale ora ne è pieno e la fuga assume dei contorni sempre più disperati. Tutto davvero altamente emotivo per il lettore.

Quando ormai i quattro tizzoni d’inferno sono senza più speranze, l’arrivo provvidenziale del vecchio Nat li toglie dai guai. Lo sceriffo, avvertito da Julien Rochelle, aveva deciso infatti di raggiungerli nella loro escursione nella palude.. Se i confetti dei loro fucili poco potevano contro gli infernali lucertoloni, non appena le due imbarcazioni si incrociano, i pards notano con enorme sollievo la presenza di un pacchetto di dinamite, che passa subito dalle mani dello sceriffo a quelle di Carson… solito sistema satanasso ?... Naturalmente, tu lanci e io sparo! La medicina si rivela essere quella giusta, un’ispirazione del cielo quella di Nat, la palude è ripulita dagli alligatori nel giro di pochi minuti… nell’uso della dinamite, è risaputo, i nostri tizzoni d’inferno sono impareggiabili!

Un paio d’ore dopo, guidate da Nat, le due imbarcazioni giungono alla villa di Julien de la Rochelle, il quale è sul molo ad aspettarli… con una notizia destinata a capovolgere la situazione decisamente in favore dei nostri eroi. Jorge, il negro che la sera prima si era salvato, è morto nel pomeriggio, ma prima di spirare ha mormorato qualcosa… Stingo… villaggio palafitte… Nantucket...

Il Nantucket è il tre alberi della flotta di Julien de la Rochelle dove si trova il fratello Pierre. La mattina dopo ritroviamo dunque Tex e i suoi pards che avanzano lungo una stradina del porto in compagnia dello sceriffo… Nat infatti rivolgerà qualche domanda sulla nave negli uffici portuali della compagnia, mentre i nostri tizzoni d’inferno, per non destare sospetti, andranno a inumidirsi il becco in uno dei tanti covi di tagliagole del posto: il The Crab. Nel locale, ma da una porta interna, entra pure la bella Loana. La giovane e bella negra, vedendo i quattro satanassi non riesce a nascondere un moto di sorpresa, che non sfugge all’attenzione del ranger. Peste!... è quella del “River Queen”!... è la ragazza che ha fatto da esca per l’agguato tesoci sul battello da quei quattro tangheri neri. La bella Loana, non meno turbata dall’inaspettato incontro, pensa subito di avvertire Stingo che i nemici del Grande Alligatore si sono salvati dalle grinfie di Mambela. Si avvia dunque rapida verso l’uscita della taverna, mossa che non è sfuggita a Tex, che dopo aver sussurrato qualcosa a Carson, segue la donna a distanza. Loana si infila dentro un magazzino che sembra abbandonato, bussa quindi a una porta e entra in una stanzetta, dove il capitano Curtiz ( quello del Nantucket ) e il redivivo Stingo stanno confabulando animatamente… Il ranger, nelle insolite vesti di origliatore, si attacca ad una parete per ascoltare i loro discorsi… Incredibile! Stingo vivo! 
Rimettendosi dalla grande sorpresa, Tex ascolta i piani criminosi del meticcio, finalmente inquadrato nel suo ruolo di giuda. E Stingo ha intenzioni sanguinarie, vuole infatti eliminare il suo “amato” padrone:

- Tu, Loana tornatene di corsa nella bettola di Bosse e presta orecchio ai discorsi che faranno i rangers e i loro amici… 
- E se non ci sono più? 
- Dovrai scovarli e stargli alle costole fino a quando non avrai scoperto quali intenzioni hanno! E se capiremo che per loro la faccenda è chiusa e non hanno più intenzione di tornare alla villa del padrone, agiremo questa sera stessa!

Ma la grande eredità di Julien de la Rochelle sulla quale Stingo conta di mettere le mani, è destinata per il meticcio a rimanere poco più di un miraggio. Quella sera, alla villa è pronto un comitato di accoglienza di tutto rispetto e il pugnale dall’impugnatura a forma di alligatore penetra tra le soffici piume di un mucchietto di cuscini, mentre Tex e il padrone di casa osservano la scena riparati da un mobile. Con lo sguardo di un animale preso in trappola, Stingo tenta un estremo gesto di difesa lanciando contro il ranger il coltello, quindi vedendosi perduto, tenta una disperata fuga lanciandosi dalla finestra della stanza, ma la caduta dal primo piano gli è fatale.

- Ora mi credete, signor Julien ? 
- Mio Dio!... ma perché ?… L’ho sempre trattato come un fratello! 
- Perché?... Dinero, senor, la solita sporca musica!

Nel frattempo, Carson e lo sceriffo hanno fatto prigioniero il capitano Curtiz e alcuni dei suoi marinai venuti a dar manforte al meticcio nel suo delittuoso progetto.

Qualche ora dopo, a bordo del Nantucket, Julien de la Rochelle può riabbracciare finalmente il fratello:

- Pierre!... 
- ! Ah Julien… che bella sorpresa! 
- Fratello mio! 
- Che ti prende Julien ? Noi militari non amiamo le smancerie… 
- Come stai Pierre? 
- Io ?... benissimo! Perché ? Sei venuto anche tu ad arruolarti ? vedi stavo giusto ultimando i miei piani di battaglia… Vinceremo, fratello mio! Oh si… vinceremo!

Il povero Pierre passerà il resto dei suoi giorni a scrivere memoriali e piani di battaglia, rinchiuso in un manicomio… e chissà che, in fondo, non sia più contento di noi! La battuta è quella di un vecchio filosofo… di nome Kit Carson, che non vede l’ora di tornarsene a casa, troppo umida la Louisiana per le sue vecchie ossa.

- A proposito di liquidi, possibile che qui a bordo non ci sia una bottiglia di scaldabudella ?... 
- Tu non hai che da chiedere, satanasso! Eccola qua la bottiglia che cerchi!... E poiché l’ho trovata nella cabina del nostro amico capitano, puoi stare sicuro che sarà di ottima qualità! 
- Cosa ? Vorresti farmi credere che non l’hai ancora assaggiata ? 
- E tu vorresti farmi passare per un vecchio ubriacone davanti a Nat ? 
- Buoni! Buoni!... non cominciate a litigare per colpa mia adesso!

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"Nelle paludi della Louisiana" rappresenta IMHO un tipico caso di storia che sfrutta ottimamente elementi quasi tutti di per sè non nuovi, miscelandoli in maniera sapida e originale. Tanto per cominciare, non si tratta della prima volta in cui Tex e i pards mettono piede a New Orleans; tuttavia, contrariamente ai precedenti esempi, gran parte della vicenda si svolge nelle pericolose e quasi impenetrabili paludi intorno alla città, cosa che conferisce alla vicenda un'aura esotica non molto inferiore a quella dello Yucatan dei Maya o della Florida dei Seminole. Altre volte Tex e i pards avevano trovato ( e troveranno poi ) sulla loro pista nel Sud degli Usa i fanatici vodoo; stavolta invece i loro avversari sono seguaci di un culto africano, cosa che, se li rende meno associabili alla magia nera, non li priva certo di fanatismo, ferocia e pericolosit? ( nell'ambiente e nel momento appropriato, i loro pugnali, archi e frecce non sono armi disprezzabili, pur contro i Winchester di Tex e dei pards ), rendendoli al tempo stesso maggiormente caratterizzabili in senso esotico. Bisogna inoltre aggiungere che Nizzi è stato più brillante di quanto gli capiti di consueto nell'introdurre, sia pure in quantit? relativamente limitata, l'elemento magico - soprannaturale nella storia:

la scena in flashback in cui un alligatore parla a Julien de la Rochelle e quella della metamorfosi dello stregone Kabagi sono efficacissime proprio perchè immerse volutamente in un'atmosfera misteriosa in cui diventa difficile capire "se" e "che cosa" avvenga
. Come detto da Ymalpas nella sua recensione, anche in questa storia, come in molte altre uscite dalla penna di Nizzi in quel periodo, gran parte dell'azione ruota intorno ad un "vilain" subdolo e portato all'intrigo, in questo caso Martin Stingo che, però, a differenza di altri personaggi del genere, può ingannare soltanto coloro con cui ha a che fare, dato che i lettori sanno fin dall'inizio delle sue losche trame. Ciò rappresenta certamente uno svantaggio, ma Nizzi è bravo a porvi riparo puntando sulla cartterizzazione di questo personaggio, che ci mette spesso a parte delle sue opinioni ( improntate ad un spregiudicato e beffardo cinismo ) e delle sue trame, finendo quasi per stabilire un rapporto di complicità con il lettore ( mutatis mutandis, accade qui su scala ridotta' quel che avviene in Shakespeare quando il lettore e lo spettatore si trovano davanti Riccardo III e Iago ). I due fratelli de la Rochelle sono presentati in maniera appropriata e colorita, ed è sempre piacevole rivedere la figura dello sceriffo Nat Mac Kennet ( IMHO molto più brillante ed abile del suo collega di San Francisco Tom Devlin ); quanto a Tex & Co., il ranger e Carson sono in ottima forma, ma anche Kit e Tiger possono godere di alcuni momenti di gloria
, Kit salvando Carson mentre rischia di precipitare nel laghetto infestato dagli alligatori, Tiger uccidendo il capo dei neri Manbela, mentre questi sta puntando l'arco su Tex
. Fusco ha già illustrato "Il clan dei Cubani" ( nn. 229 - 232 ), pure ambientato a New Orleans, e si dimostra anche qui parecchio esperto ed abile, fornendo un'ottima prova. La mia valutazione sintetica ?:soggetto 9+sceneggiatura 10disegni 9,5

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Guest Wasted Years

Riletta da poco. Memorabili i disegni di Fusco, che costituiscono una buona fetta del fascino della storia. Fantastica la caratterizzazione grafica degli uomini alligatore, e davvero appropriata l'atmosfera inquietante delle paludi. UN grande, Fusco, da molti non apprezzato ma io lo trovo UN GENIO. Il personaggio cardine è il traditore Stingo, il quale mette tutti nel sacco, e viene tradito soltanto

dalla memoria femminile (nel senso del ricordarsi di una donna) di Tex.
I pard sono molto in forma, e c'è gloria per tutti, come giustamente sottolinea "el cobra". Anche il "generale" vestito quasi da Napoleone è un personaggio memorabile, e molto bella l'ambientazione di tutti i passaggi. Nat fa un po' troppo la comparsa, IMHO, avrei preferito, inoltre, che si lamentasse di più comune ai tempi del clan dei cubani. Nizzi fa diventare
spione tex, e questa è una simpatica variazione sul tema (pochi albi prima lo faceva Tiger :D).
Ottimi i disegni, quasi da 10, molto bello il testo, da 9. NOVE.

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Riletta nella versione a colori questa ennesima storia ambientata nella New Orleans, locations di molte avventure caratterizzate sempre da un velo di mistero e dove il piu' delle volte i nostri eroi hanno rischiato di lasciarci la ghirba. Come al solito, quando Tex e i pards fanno incursione in questa "simpatica" citta', la presenza dello sceriffo Nat McKennet e' di dovere. Piu' o meno non ho molto da aggiiungere ai commenti precedenti. La battaglia nelle paludi contro gli uomini alligatori e' fantastica, per non parlare del ponte con i trabochetti sospeso sopra gli alligatori affamati, con i quattro pards che devono evitare di fare da bersaglio alle molte frecce scagliate dai fanatici del culto africano. I disegni di Fusco si prestano molto bene ai colori, e danno quel tocco in piu' ad una storia gia' sceneggiata in maniera impeccabile. Storia:8,5Disegni.8

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Nuova storia ambientata a New Orleans e giustamente disegnata da Fusco che, come per la precedente, fornisce un ottima prova e impreziosice il bel racconto di Nizzi.
Sono d'accordo con Pedro nel dire che Nizzi non fa rimpiangere il fatto che il lettore conosca chi sia a manovrare tutta la losca vicenda caratterizzando molto bene il personaggio di Stingo e facendoci partecipare attraverso i suoi pensieri al gioco della parti.
La parte di soprannaturale presente nella storia è ben dosata e non guasta.
La partecipazione di tutti i pard rende ancor più bella la storia e l'unico neo che posso trovargli e quel far apparire ogni tanto Carson un p? "tardo di comprendonio".
Per il resto la trovo una bella storia con bei disegni.
Voto nove meno alla storia e nove ai disegni.

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Anche a me questa storia ha sempre lasciato una buona impressione. Già i disegni di Fusco sono adattissimi per queste locations paludose, sono in grado di trasmettere le giuste atmosfere senza appesantire mai!Per quanto riguarda la storia è apprezzabile quello che Nizzi è riuscito a costruire da una trama abbastanza originale. Con la giusta dose di soprannaturale ben inserita e personaggi certamente ben caratterizzati. Concordo con chi diceva che la parte più bella è quella della battaglia nella palude contro gli uomini alligatore oppure quella del ponte.... Ma tutta l'avventura scorre via senza annoiare mai, segno che il buon Claudio ci sapeva davvero fare quando era ispirato come in questo caso. Come voto sarei anch'io per un 9 :trapper:

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Ci sono storie che, lette da bambino, ti rimangono nel cuore; storie che magari non hai più riletto, e che ti accontenti di guardare e riguardare, rileggendo le scene più belle.?Nelle paludi della Louisiana?, di Nizzi e Fusco ?, per quanto mi riguarda, una di quelle storie. E, dopo averla riletta qualche giorno fa, mi ha lasciato la stessa identica impressione: è un autentico Capolavoro!La forza di una location misteriosa e affascinante, a tratti terribile: le paludi con il loro carico di enigmi, complotti, esoterismi e morti ammazzati da terribili alligatori. La casa dei de la Rochelle che davvero sembra l'ultimo avamposto della civilt?, alle porte di un mondo selvaggio e sconosciuto, ostile e per molti versi tenebroso. Una New Orleans che in realtà compare poco, ma che quando la vediamo lascia il segno, coi suoi battelli e il porto sovraffollato, e le bettole poco raccomandabili. E poi una trama fatta di personaggi convincenti (Stingo e il fratello pazzo su tutti) e capace di passare dal thriller irrazionale (alla faccia di chi dice che l'elemento paranormale con Nizzi scompare!) all'avventura pura più scatenata (la lunga sequenza con lo scontro nella palude e inseguimento finale dei coccodrilli è una delle più spettacolari di tutta la saga, a mio avviso). E su tutti un Tex eccezionale, semplicemente da manuale, insieme duro e ironico, sborone al punto giusto e sicuro di se (il pestaggio al padrone della bettola nell'ultimo albo secondo me gli sceneggiatori di Tex dovrebbero studiarlo). E i tre pards lo assecondano alla perfezione: evidente l'armonia e lo spirito di fratellanza del gruppo (Carson che ?sfotte? Tiger sulla storia dei ?compagni dal mantello a scaglie? è grandioso). Infine, la grandezza dei due autori; di un Nizzi che sa riprodurre alla perfezione l'autentico linguaggio bonelliano classico (altro motivo per cui la scazzottata di cui dicevo prima è da studiare) e di un Fusco che realizza uno dei suoi capolavori grafici, una delle vette della sua carriera texiana, che lo riconferma (dopo ?Il clan dei Cubani?) come il miglior disegnatore delle storie ambientate a New Orleans. Ovviamente, il mio voto è 10 con lode. C?? un solo dubbio che mi assilla da anni: non riesco a stabilire quale sia più bella tra ?Nelle paludi della Louisiana? e la precedente storia bonelliana ?Il clan dei Cubani?. Sono certo però che queste due sono le migliori storie di Tex ambientate a New Orleans.

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C?? un solo dubbio che mi assilla da anni: non riesco a stabilire quale sia più bella tra ?Nelle paludi della Louisiana? e la precedente storia bonelliana ?Il clan dei Cubani?. Sono certo però che queste due sono le migliori storie di Tex ambientate a New Orleans.

Premesso che sono entrambe due belle storie io non ho dubbu nel propendere per "Il clan dei cubani". Troppo belle le scene dei 4 pard scatenati a New Orleans, carrozze sfasciate, la sparatoria di fronte all'abitazione dello sceriffo Nat Mac Kenneth. Peccato solo che alla fine di quell'episodio GLB abbia "sacrificato" la bella Lola Fuente. Sarebbe stato interessante rivederla in azione.

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Che dire, ennesima fantastica storia (in cui, penso, ci sia un forte intervento di Nizzi nella sceneggiatura di "pap?" Bonelli, visto il periodo di pubblicazione): trama semplice, ai limiti della follia per determinati aspetti, ma che funge da apripista per una piccola "saga" decisamente divertente ed appassionante. Un Tex in splendida forma, come d'altronde anche Carson, permette di ridurre gli avversari a elementi, in certi momenti, "comici" con cui farsi quattro chiacchiere (il tutto aumenta lo slancio narrativo). Disegni: Fusco assolutamente magnifico: i "cattivi" che "volano" dopo un pugno ben assestato, con tanto di "stelle" sintomo di intontimento sono il top! Voto 8 meritatissimo! :)

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Che dire, ennesima fantastica storia (in cui, penso, ci sia un forte intervento di Nizzi nella sceneggiatura di "pap?" Bonelli, visto il periodo di pubblicazione):

Questa storia è di Nizzi tutta intera! :trapper: Forse hai gli albi originali, e dunque è normale che non lo sapessi, ma nelle ristampe e sul sito SBE la cosa è stata ufficializzata da tempo! :trapper:

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Che dire, ennesima fantastica storia (in cui, penso, ci sia un forte intervento di Nizzi nella sceneggiatura di "pap?" Bonelli, visto il periodo di pubblicazione):

Questa storia è di Nizzi tutta intera! :trapper: Forse hai gli albi originali, e dunque è normale che non lo sapessi, ma nelle ristampe e sul sito SBE la cosa è stata ufficializzata da tempo! :trapper:
S?, infatti, ho l'albo originale, però ero quasi sicuro al 100% che la storia fosse stata sceneggiata da Nizzi: dico "quasi" perchè volevo andare a controllare sul sito della SBE, ma non mi apriva la pagina :D . Comunque grazie per la precisazione, Paco :)

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Ottima storia, rasenta quasi il capolavoro.
Innanzitutto abbiamo un cattivo di tutto rispetto, Martin Stingo. La sua furbizia e abilità è già evidente nel vedere la sua posizione di fiducia presso Julien de la Rochelle. A differenza degli altri neri, lui ha saputo come sfruttare le proprie carte. Non si è perso in rassegnato servilismo ne in inutili fanatismi. Questa è una cosa non da poco perchè a quei tempi, era ancora abbastanza difficile che un nero riuscisse a fare carriera.
L'avidit? di questi personaggi è quasi una naturale conseguenza di una vita come la sua. Ha saputo arrivare fino a quel punto, perchè non ancora di più?
Nell'intrigo che mette in atto è davvero abilissimo nel suo infame triplo gioco. Imbroghlia tutti: il fanatico Pierre de la Rochelle, gli uomini - alligatore, Tex e i pards. Ciò anche perchè fa in modo di essere necessario per gli altri: Pierre pensa che dovr? aiutarlo a fare l'esercito della liberazione; gli uomini - alligatore lo tengono in considerazione perchè è una spia e informatore all'interno dellla villa de Rochelle e anche all'interno degli uomini bianchi; è importante anche per Tex perchè è una guida attraverso le paludi e uno che è in contatto con la mentalit? degli ex-schiavi neri (anche se ovviamente Tex non sa all'inizio fino a che punto, Stingo li conosce).
Non è il solito personaggio che se sta alla finestra in attesa del momento buono, ma è uno che crea tutta la situazione a suo vantaggio, senza che gli altri se ne accorgano. Nizzi sceglie di mostrare fin dall'inizio le sue intenzioni e il suo piano, e ciò crea una grande attesa. Tex e i pards combattono contro fanatici, ne cercano un altro ma non sanno che sotto c'è un grande intrigo che è la causa di tutto.
La soluzione per Tex arriva grazie a un colpo in parte di fortuna

ossia riconosce la donna che aveva contribuito all'agguato e attraverso di lei scopre il piano di Stingo. Fino a un momento prima, non aveva alcun sospetto verso di lui.


Ben riusciti sono anche i capi degli uomini - alligatore: Mandela che si illude di dar inizio a una rivolta nera e anche lui esercitaun doppio gioco verso Pierre, usandolo ma venendo usato a sua volta da Stingo; Kabagi, il misterioso stregone dotato di chissà quali poteri; potrebbe anche essere lui il grande Alligatore

visto che si trasforma in alligatore, anticipa i presunti pensieri di questa divinit?, e comanda gli alligatori
; in ogni caso è un fanatico illuso come gli altri, infatti nonostante i poteri non si rende conto minimamente di come Stingo li inganni tutti.


Tex e i pards sono esplosivi e in piena forma. Il ritmo è ben serrato e ne abbiamo di vicende.

Tex e carson subiscono un agguato già sul battello; devono muoversi poi in un atmosfera di fanatismo e anche di magia; scampano a un altro agguato ma devono fronteggiare poi ancora un altro; gli uomini alligatore tentano di attirarli in trappola sul ponte con le trappole ma Tex e gli altri li sterminano tutti a furia di pallottole; lo stregone spedisce gli alligatori contro i pards, i quali per risposta gli fanno saltare con la dinamite (avranno causato l'estinzione della specie :lol2: )
A ciò segue anche come Tex e gli altri svelino tutto e concludano la faccenda. Degna di nota anche la morte di Stingo come pure la riconciliazione fra i due fratelli De la Rochelle : ironica ("Sei venuto anche tu ad arruolarti?) come pure drammatica e commovente.


Grandissimo Nizzi supporato da un altrettanto eccezzionale Fusco. clap

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GLI UOMINI COCCODRILLO




Casa Bonelli. Le stanze sono gremite di sinistre statuine che invadono l'intero ambiente. Sono coccodrilli. ?Da quando si è saputo che mi piacciono queste bestie, non mi regalano altro. è una condanna? racconta sornione Sergio Bonelli. L'editore ha prestato notevole attenzione anche alle tradizioni indigene, studiando l'habitat e la simbologia pagana africana. Non stupisce dunque il fatto che il rapporto tra il sacro e la natura abbia coinvolto, negli anni scorsi, due delle testate della sua casa editrice, Tex e Mister No, in due avventure scritte rispettivamente da Nizzi e Ongaro: ?Nelle paludi della Louisiana? (nn°330-333) e ?Gli uomini leopardo? (nn°170-172). In entrambe le storie figurano gli uomini coccodrillo, per l'appunto. E la rappresentazione grafica, nei disegni di Fernando Fusco ( Tex ) e di Marco Bianchini ( Mister No ), è straordinariamente simile.




Immagine postata


Fusco ( 1988 )



Immagine postata


Bianchini ( 1989 )



.

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La forza di una location misteriosa e affascinante, a tratti terribile: le paludi con il loro carico di enigmi, complotti, esoterismi e morti ammazzati da terribili alligatori. La casa dei de la Rochelle  che davvero sembra l'ultimo avamposto della civilt?, alle porte di un mondo selvaggio e sconosciuto, ostile e per molti versi tenebroso.
Una New Orleans che in realtà compare poco, ma che quando la vediamo lascia il segno, coi suoi battelli e il porto sovraffollato, e le bettole poco raccomandabili.
E poi una trama fatta di personaggi convincenti (Stingo e il fratello pazzo su tutti) e capace di passare dal thriller irrazionale (alla faccia di chi dice che l'elemento paranormale con Nizzi scompare!) all'avventura pura più scatenata (la lunga sequenza con lo scontro nella palude e inseguimento finale dei coccodrilli è una delle più spettacolari di tutta la saga, a mio avviso).

Faccio mie le parole di Paco su New Orleans.


Appena finito di leggere Il Clan dei Cubani, mi è venuta subito la voglia di tornare nella mefitica città, proprio per quell'atmosfera ben descritta da Paco. Ho ripreso quindi quest'altra storia, Nelle Paludi della Louisiana, che avevo letto più di vent'anni fa e che ricordavo poco.

Non la ritengo un capolavoro. A mio parere, ci sono delle falle nella sceneggiatura che ne minano la bontà:

1) Sulla base di quali elementi Nat chiama Tex ad indagare, e Tex e pards accettano di farlo? Sulla base delle "farneticazioni" di Julien De La Rochelle! Il vecchio ha visto un alligatore parlante e delle orme nella soffitta, ma di fronte a questi elementi uno penserebbe (come d'altronde ha raccontato lo stesso Stingo) che anche Julien, come il più giovane fratello, sia colto da sintomi di pazzia. E invece, uno sceriffo di New Orleans e due ranger ritengono di dover indagare per le presumibili traveggole di un vecchio. Molto labile e forzato a mio avviso il pretesto per dare avvio alla storia.

2) Nelle paludi, il solito provvidenziale serpente mette sull'avviso i pards. E va bene! Ma dopo, investiti come sono da una pioggia fitta e incessante di lance e frecce, riescono comunque non dico a salvarsi, ma addirittura ad uscirne illesi!!!

3) Stingo cade in acqua, si finge morto e poi nuota placidamente fino a riva. E gli alligatori, sempre pronti a banchettare con le carcasse dei caduti, che fine hanno fatto gli alligatori???

4) glisso sul vecchio che si trasforma: l'inverosimiglianza non mi piace, ma questa almeno è una scelta narrativa, inconsueta in Nizzi ma legittima e rispettabile; non è comunque una forzatura, un'incongruenza, come quelle che secondo me ho descritto sopra (la peggiore di tutte è quella di Stingo, perchè gli altri elementi non sono una novità in Tex e sono quindi in fin dei conti accettabili).


La trama va avanti secondo me a suon di scossoni. Ma...che piacere leggere questa storia! Le incongruenze mi fanno storcere il naso, non riesco a lasciarmele indietro, ma la sceneggiatura di questa storia mi compensa ampiamente. Che sia il periodo d'oro di Nizzi lo si vede subito, dai dialoghi bellissimi, dai personaggi felicemente caratterizzati (i due De La Rochelle, ma anche il cinico Stingo e i perfidi neri, compreso il vecchio centenario), dalle situazioni al cardiopalma richiamate anche da Paco. Non c'è la girandola pirotecnica di battute del Clan dei Cubani ma quelle che ci sono non sono meno efficaci: bellissima la battuta in cui Tex dice a Carson che deve dare ascolto al pap? (cioè a Tex stesso) e Carson di rimando che risponde che è meglio essere trovatelli :D


I disegni di Fusco, in questa storia, sono molto diversi da quelli del Clan dei Cubani: quasi non sembra trattarsi dello stesso disegnatore, tanto lo stile è cambiato nel corso degli anni. Il comun denominatore di entrambe le storie è che questi disegni, pur così diversi tra loro, quasi ti ammaliano, ti avviluppano in una spirale irresistibile. C'è qualcosa di magico, nel tratto di Giovanni Fusco.

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Una di quelle storie che restano indelebilmente impresse nella memoria. Divertimento allo stato puro. Chi se li scorda quei dialoghi è Per non parlare dei pard che fanno saltare in aria decine di alligatori, e tante altre scene memorabili. E che tenerezza quel Generale La Rochelle, il più grande stratega dopo Napoleone... I disegni di Fusco, poi... Voto: 10

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Storia davvero avvincente e ricca di spunti interessanti. Gli uomini alligatore, Stingo, Kabagi, Pierre de la Rochelle sono personaggi riuscitissimi e contribuiscono a dare vitalit? alla vicenda. Non trovo sinceramente contraddizione nel fatto che Nat Mc Kennet scomodi addirittura Tex sulla base delle sole affermazioni di Julien de la Rochelle... i pezzi grossi contano tanto, anche quando possono sembrare un pochino fuori di testa. Invece Nizzi commette un errore nella già ricordata scena di Stingo che cade volontariamente in acqua e nessun alligatore gli si avventa contro. Ma quello che non mi sento ancora una volta di accettare del tutto è la troppa ingenuità che Tex e pards sembrano dimostrare all'inizio della storia, quando qualsiasi cosa Stingo dica loro sembra verità assoluta. Ma come è possibile che Tex e soci, che hanno avuto a che fare nella loro carriera con criminali di ogni risma, non riescono ad inquadrare psicologicamente Stingo e addirittura lo considerino come il loro migliore alleato? Mi sembra di rivedere il Tex de " Un ranger del Texas" con Macredy... anche se qui forse le ingenuità del nostro ranger sono meno gravi. Bella la scena del ponte. Peccato per questi particolari, perchè la storia mi è piaciuta moltissimo e avrei anche dato 9.. ma anche cosi' un 8 pieno ci sta tutto. Ottimi i disegni di Fusco, secondo me molto adatto per storie come queste. Soggetto: 9Sceneggiatura:7Disegni: 8,5Voto complessivo alla storia: 8

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