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[300] La Lancia Di Fuoco


ymalpas
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Voto alla storia  

31 members have voted

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  • Collaboratori

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Soggetto e sceneggiatura : Giovanni Luigi Bonelli
Disegni: Aurelio Galeppini
Periodicità mensile: Ottobre 1985
Numero unico: 300




Secondo una leggenda indiana, il Grande Spirito separò il giorno dalla notte e cre? la vita scagliando sulla Terra una magica Lancia di Fuoco. E l'oggetto, sacro per i pellerossa e preziosissimo (è decorato con oro, rubini e avorio), viene custodito nel museo di Phoenix. Alcuni malviventi e un indiano rinnegato hanno la bella pensata di rubare l'amuleto, attratti soltanto dal suo valore materiale? e un povero guardiano Hopi perde la vita nel tentativo di sventare l'infame furto! Quando i quattro pards si mettono sulle loro tracce, i gaglioffi hanno le ore contate!



© Sergio Bonelli Editore

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  • Collaboratori

Sono trascorsi esattamente ventidue anni da quell'ottobre 1985, quando usc? il trecentesimo numero della serie di Tex. Il ricordo di quei giorni è ancora vivido in me. Tex raggiungeva una vetta che ci sembrava impensabile. C'era la grande attesa per il numero speciale a colori, che a quei tempi, era un evento da festeggiare. Ricordo le due, forse tre copie che ero riuscito ad accapparrarmi. Ricordo l'alta pila di fumetti accatastati in edicola, il doppio o più di quelli che generalmente l'edicolante riusciva a vendere nella sua piccola edicola. Ricordo la storia letta e ammirata pagina dopo pagina proprio per i colori, una delle ultime di G. L. Bonelli, che nell'occasione si era fatto aiutare da Tiziano Sclavi e nessuno di noi lo sapeva. Non sapevamo niente neanche dell'esistenza di Claudio Nizzi a dire tutta la verità. L'avremo scoperto solo tre anni dopo. Una storia che non è passata alla Storia di Tex, come tutti i numeri centenari che si rispettino. E' anche una delle poche, che per un motivo o per un altro non sono più riuscito a leggere da vent'anni. Apro questo topic in un momento di crisi per il forum, forse è l'occasione giusta per parlarne.

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Sinceramente, seppur leggendo la descrizione dev'esser una storia degna di nota, l'unica volta che l'ho letta - in cascina da un amico - non m'ha lasciato il segno. Sarà per i colori (primo volume di Tex a colori che avevo tra le mani) che ho giudicato come snaturanti, sarà che è passato un po' di tempo, ma i ricordi sono praticamente nulli, se non per una cosa. La copertina. A mio giudizio è una delle peggiori copertine della serie, se non addirittura LA. L'ho reputata subito come non-inerente a Tex, effetto che forse, inconsciamente, s'è riversato poi durante la lettura, rafforzato dai colori che mi toglievano l'amato bianco e nero.

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  • Collaboratori

Si, l'ho detto anche io che la storia non è per niente memorabile. Tra l'altro la trama ricorda un poco quella del numero 200 e non regge il confronto. Neanche i disegni d'Aurelio Galeppini sono più quelli di una volta. Il confronto con le storie di Nizzi del periodo mette forse ancor più in evidenza i difetti della sceneggiatura bonelliana che manca di brio e colpi di scena. Mi sono affidato dunque alla memoria, al ricordo che ho di questa storia letta con gli occhi di un giovanissimo adolescente, al suo significato interiore...

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Già... io ammetto che l'ho letto più per curiosità che per "attrazione". Come detto, la copertina di per sè non m'attirava, però al tempo stesso m'ha calamitato. Mi spiego, era talmente atipica che non potevo non prendere l'albo in mano per guardarlo.? l'unica cosa che mi ricordo :(

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  • 7 months later...
Guest Wasted Years

A parte i colori della versione originale, anche quelli del TuttoTex sono scarsi. La storia è orribile, alla fine diventa palese che l'unico suo obiettivo è riempire un albo. Da megasbadigli. La peggiore delle storie centenarie, e ha rivali non da poco nei successivi due albi col doppio zero.

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  • 2 weeks later...

Effettivamente la vicendo è molto piatta ( nemmeno Tex, del resto, ci fa una gran figura, visto che i banditi vanno a mettersi in trappola da soli ), e neanche troppo vivificata da quelle battute brillanti con cui GLB riusciva a rendere piacevoli trame prevedibili o caratterizzate da incongruenze. Ad alzare la valutazione dell'albo provvedono i disegni di Galep, qui ancora molto buoni nonostante il declino fosse già iniziato. La mia personale valutazione ?:soggetto 5,5sceneggiatura 5disegni 8

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  • 8 months later...
Guest indians plains

La storia in sè per sè non è male anche se è noiosa e poco spumeggiante. Le tavole di Galep spno a mio parere le più brutte che abbia mai visto;sembrava di avere fra le mani un Topolino per come erano disegnate le vignette. Mi dispiace dirlo ma secondo me questo è il centenario più brutto mai realizzato. Voti:Soggetto:3Sceneggiatura:5,5Disegni:4Che delusione :(

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  • 1 year later...

A me la storia è piaciuta molto. Ricordo che il 300 è stato uno dei primi Tex che ho avuto. Tra l'altro lo custodivo gelosamente perchè era a colori. Ricordo che nella copertina interna c'era pure la mappa del percorso seguito dai pards e dai banditi in modo che il lettore potesse farsi anche un'idea "aerea" delle vicende della storia. Una bella idea! Grazie G. L. Bonelli!

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  • 3 weeks later...

Dovrei essere qui a parlare del numero 600, e invece passando per un mercatino ho comprato il 300!Numero speciale che ancora mi mancava. Forse è proprio per averli letti tutti che questi traguardi non mi fanno più effetto. Per leggere la storia, o meglio la passeggiata, ho impiegato "tre lunghi giorni". E' strano (o forse proprio perchè è Tex) che leggere una storia cosi semplice porti via tutto questo tempo e al contrario, un' avventura complicata come "La mano del morto" la si divori in un baleno. Comunque alla fine ce l'ho fatta, e come mi aspettavo, anche questo speciale ha lasciato l'amaro in bocca. Prima l'ho chiamata passeggiata... e come si potrebbe chiamare una storia che per tre quarti è basata su "inseguimenti" (in realta è uno solo ma lunghissimo e noiso) peraltro infarciti di dialoghi senza senso e caricaturali?Gia i dialoghi.... duole a dirlo ma sono proprio la parte più negativa della faccenda. Il culmine imho si raggiunge a pagina 40, dove Tex pone una domanda identica a quella posta tre pagine più dietro. Viene giustamente da pensare che si è escogitato di tutto per allungare una solfa che presentava poche idee, persino quella di far dire a Carson "vogliamo scommettere?" e a Tex di rispondere picche. Ora si potrebbe passare al colino tutto il brodo, per trovare altre scene simili ma a che servirebbe?Il punto è che dopo aver letto il TUTTO rimane il NULLA. I disegni di Galep , forse in fase calante, mi sono piaciuti e li ritengo l'unica nota positiva di questa storia. Continuerà imperterrito a comprare questi numeri e continuerà imperterrito a "stroncarli" (anche se come stroncatore valgo meno di 0 :lol: ). Sono numeri che fanno da traguardo ad una meravigliosa corsa e non capisco perchè ogni volta debbo avere l'impressione che per gli autori sia più un peso che altro. Voto:4P. S Fra un po esco a comprare il 600... <_<:angry:... il fatto è che però non vedo l'ora :rolleyes::D

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  • 4 weeks later...
  • Rangers

Ebbene si, purtroppo ammetto anch'io che la storia non è delle più memorabili. Si avverte già che qualcosa stava cambiando, la scrittura di Gianluigi Bonelli si fa più stanca. Non sono certo le idee che gli mancavano, ma quel pizzico di movimento che riusciva a trasmettere alle sue opere Texiane. La trama alla fine si rivela abbastanza scarna e in altre occasioni i nostri avrebbero risolto tutto nel giro di poche pagine. L'idea di base è comunque buona, come anche qualche scena d'effetto sparsa quà e là: come l'arrivo dei nostri sotto un potente diluvio al paese, mentre nel piccolo museo si è appena compiuta una tragedia. Ma si avverte davvero un prolungamento eccessivo di qualche sequenza, e soprattutto mancano le battute brillanti e siparietti comici tipici del linguaggio Bonelliano. Anche l'uso del quartetto al gran completo è inutile, in qualche caso sembra che Kit Willer e Tiger siano l' solo perchè negli albi celebrativi è d'obbligo averceli presenti!Venendo ai voti: 5. Galep come già detto da altri è anche lui in declino, ma il suo tratto a me continua a piacere anche in questa fase "calante"! :trapper:

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  • 4 months later...

Purtroppo questo nr. 300 fa i conti con una coppia di autori che in quel momento avevano già iniziato, per forza di cose, la loro fase calante. Ciononostante non mi sembra di dover essere d'accordo con le stroncature lette. Secondo me la storia non è da quattro, tutto sommato ci sono delle cose buone ed altre meno buone ma considerato il numero fisso di pagine abbastanza ristretto con cui GLB se la deve vedere riesce comunque a confezionare una storia passabile. Certo sarebbe stato meglio che i "cattivi" di turno non si arrendessero così facilmente e non si andassero a cacciare in trappola in modo così stupido ma nel classico centinaio di pagine c'era poca scelta. Voto sette

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  • 7 months later...

90 Pagine di dialoghi e 10 pagini d'azione. Troppo poco per Tex. A parte il povero Hopi però non ci sono stati morti. Quanto alla copertina è in tutto e per tutto in linea con gli anni 80, colori psichedelici e pop art in ogni dove. Per nulla Texiana ma accattivante per l'epoca, oggi farebbe ridere anche su un fustino di detersivo.

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  • 1 year later...

Una storia non particolarmente memorabile, nel complesso piatta, stirata e quasi totalmente priva di azione. Dopo averla riletta per la seconda volta ieri sera, dopo quasi dieci anni che non la riprendevo in mano, ho un p? rivissuto una parte della mia infanzia (? stato, infatti, uno dei primi Tex che ho letto) :indianovestito: ma ho anche capito perchè, non a torto, venga considerata da molti appassionati il più brutto centenario texiano mai realizzato... :snif: La trama era piuttosto classica, ma non priva di un certo effetto,

ma a presentare enormi difetti fu indubbiamente la sceneggiatura, totalmente insipida e priva di siparietti comici, scene di azione e dialoghi avvincenti e stuzzicanti, elementi che da sempre avevano contraddistinto le storie di Bonelli Padre, qui in evidente fase di declino. Dialoghi monotoni e addirittura ripetitivi, come accade tra la pagina 37 e la pagina 40, in cui, mentre lo sceriffo racconta ai quattro pards del furto notturno al museo, Tex ripete la stessa domanda che aveva fatto in precedenza, ossia chi fosse il guardiano assassinato dai banditi.
Da questa scena, deludente al 100%, traspare un G. L. Bonelli in evidente crisi di creativit?... :_sigh Altrettanto dicasi per la narrazione, lenta e poco scorrevole, accompagnata da una suddivisione profondamente incerta. -_nono A salvare (minimamente) la situazione furono i disegni di Galep, ancora freschissimi nonostante l'iniziale fase di declino, caratterizzati da una innovativa realizzazione delle vignette alla "Topolino", decisamente insolite su Tex, ma molto affascinanti, specialmente nelle prime 50 pagine, in cui l'artista sardo mise a frutto tutta la sua fantasia. Peccato che la colorazione abbia lasciato molto a desiderare: da un lato ben si adattava all'atmosfera e all'ambientazione Western, resa abbastanza bene; dall'altro lato sminuiva profondamente i disegni, facendoli sembrare di qualità inferiore. Colori che inoltre si fecero improvvisamente troppo accesi nelle ultime 20 pagine della storia. sisi Discreta la copertina, in linea con gli anni 80'. VOTO: 5 ai testi, 7 ai disegni, 6 alla copertina.
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questa storia ricordo di averla letta a capodanno dell'89 o forse del '90 non ricordo... non sapevo che c'era anche qualche zampata di Sclavi ma non è questo il punto. La trama seppur esile in confronto ai primi numeri centenari ha un bel mix iniziale. Un'occasione mancata, forse, e se questa sceneggiatura Bonelli l'avesse scritta negli anni sessanta sarebbe uscito un capolavoro. Ma che importa? Stiamo al canto del cigno, alle storie del (io le reputo tali) "periodo crepuscolare" di Bonelli, avventure come Geronimo, Un Mondo Perduto, Gringos e il Medaglione Spagnolo... ultime storie e avventure scritte da un autore straordinario. In particolare ricordo che le vignette sono posizionate un po' più fantasiosamente che in altre storie, basta sfogliare l'albo per rendersene conto e in alcni piccoli casi la "gabbia" bonelliana salta. Nota sui disegni di Galep. Per me l'apice qualitativo di Galep si ha nelle storie nolittiane come "Il Segno di Cruzado", "Il Vendicatore Mascherato" e il sublime "La Vendetta di Tiger Jack". In questo periodo il disegno è classico, ricercato, bello nei tratteggi e nei primi piani, e alcune immagine del west (paesaggi montuosi, foreste, indiani sul sentiero di guerra) hanno quel sapore invecchiato da grande illustratore (come non ricordare la scena del ponte che crolla nella citata "La Vendetta di Tiger Jack" - più specificamente nell'albo "Grido di Guerra" - mentre Tex è inseguito dagli indiani di Appanoosa) hanno quella maestria ineguagliabile e ineguagliata di conferire dinamicit?, recitazione a ambienti e personaggi. Certo, ogni disegnatore affronta varie fasi altalenanti nella propria carriera ma, per me, nel modo di disegnare di Galep di queste storie noto una grande ricercatezza nel tratto, una maestria e consapevolezza dei propri mezzi, un apice distinto e raggiunto con abilità da grande Maestro. E idem in questo numero trecento: i disegni sono molto belli e li ritengo all'altezza di e per un numero celebrativo. Se di declino (termine odioso concedetemelo) nel modo di disegnare di Galep vogliamo parlare se ne ha una prova nelle tavole del terzo gigante e nelle ultime storie disegnate sui testi di Nizzi. L' il tratto di Galep (causa malattia) ha avuto purtroppo un impoverimento. Ma questo superbo autore, di cui spero siano ristampate le storie "prima" di Tex (il periodo Nerbini, le storie per i fanciulli, le fiabe illustrate e altre mille magie), in modo da riscoprirne le tante versatilit? e le vette raggiunte con una brillante carriera, rester? sempre nel mio cuore insieme alla Eseggesse.

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  • 2 weeks later...

Trama un po' troppo semplice. Comprendo le esigenze di spazio essendo questa una storia fondamentalmente celebrativa, ma l'ho trovata un po' troppo compassata. Leggibile, ma nulla di più. Probabilmente se pubblicata tra i primi numeri non avrebbe sfigurato, ma nel 1985, e soprattutto dopo un capolavoro come "Fuga da Anderville", passa fondamentalmente inosservata. Voto 6,5 alla rama, 7,5 ai disegni di Galep

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  • 8 months later...

Letta in questi giorni. Purtroppo i colori nel fumetto non li gradisco molto. La storia verte per tre quarti di essa in un inseguimento tra i Monti Mogolloni e la Foresta Pietrificata, dove i dialoghi sembrano ripetersi come in un "loop". Alla fine non vedevo l'ora che finisse. I disegni di Aurelio invece mi sono molto piaciuti.

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  • 5 years later...

"La lancia di Fuoco" è l'ultimo centenario scritto da G.L. Bonelli e purtroppo, mi duole dirlo, è il peggiore albo celebrativo apparso sulla serie. Lo sceneggiatore, entrato da tempo in una inarrestabile fase d'involuzione, non riuscì a produrre una storia degna per l'occorrenza. Il soggetto basato esclusivamente sull'inseguimento operato dai nostri nei confronti di una minuta banda di ladri, che si è impossessata di una preziosa reliquia indiana, risulta esile come un grissino e purtroppo nemmeno l'opera di sceneggiatura riesce a rendere avvincente la prova. Si assiste a intere pagine di dialoghi verbosi e ripetitivi, con poca azione e molte supposizioni verbali, che rendono la lettura molto ostica e noiosa. Da sconsigliare a coloro che amano leggere fumetti prima di andare a letto, o, quantomeno, si raccomanda prima, l'assunzione di un ettolitro di caffè nero e forte come piace a Carson! :D L'epilogo non brilla per emozioni e a fin dei conti, il contributo dei nostri è quasi nullo. A voler spaccare il pelo in quattro, anche l'incipit della storia è viziato di alcune incongruenze a mio avviso: in primis, se la lancia era così preziosa come detto direttamente dallo sceriffo di Phoenix, come mai al museo c'era solo un semiaddormentato Hopi a far da guardia? Poi, i banditi che necessità avevano di tirarsi dietro un calesse in pieno terreno accidentato per giunta, quando sarebbe bastato scalzare il rubino e il teschio di avorio, uniche cose preziose della rudimentale lancia di pietra? Nettamente superiore il comparto grafico, affidato naturalmente ai pennini di Galep. Molto piacevole la scelta di gabbie atipiche, che si rifà alla sperimentale "Gli sterminatori", anche se graficamente il compianto disegnatore non riuscì a raggiungere il livello del su citato gioiellino. Un Galep ormai in fase discendente ma ancora molto efficace, penalizzato da una colorazione molto accesa che invece di valorizzare il suo tratto, ottiene il risultato quasi opposto. Il mio voto finale è 5

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  • 3 weeks later...

Appena sufficiente questa storia senza mordente.
Sprecata l'occasione di imbastire una storia memorabile con Geronimo, ma ormai GLB non ne aveva più.

Voto alla storia: 6

Voto ai disegni: 8

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  • 3 years later...

Riletto questo numero centenario sperando di ricordarlo peggiore di quanto in realtà fosse. Purtroppo riconfermo che sia tra le storie più banali e verbose della serie. Storia inesistente, sceneggiata ancora peggio, mentre i disegni a me sembrano ancora dignitosi. La scelta di rivoluzionare la gabbia bonelliana è forse l'unico punto di forza dell'albo. Copertina senza infamia e senza lode.

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  • 3 months later...

Storia piena di noia e di sbadigli, con una trama impalpabile come quella de Il medaglione spagnolo, purtroppo indegna chiusura della carriera di sceneggiatore di GLBonelli.

I disegni di Galep sono ancora buoni, benché si vedano - soprattutto in alcune vignette - i segni dell'età.

Interessante, invece, la scelta di rompere la gabbia bonelliana. Era già avvenuto, come già da altri ricordato, per Gli sterminatori, ma rimane comunque - per l'epoca - una scelta coraggiosa.

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