• Avvisi

    • TexFanatico

      BUON NATALE   24/12/2017

      BUON NATALE e felici Festività a voi!

I sondaggi della storia  

47 voti

  1. 1. Il tuo voto alla storia:

    • 10 - Capolavoro
      5
    • 9 - Eccellente
      18
    • 8 - Ottima
      15
    • 7 - Buona
      6
    • 6 - Sufficiente
      2
    • 5 - Mediocre
      0
    • 4 - Scarsa
      0
    • 3 - Insufficiente
      0
    • 2 - Vergognosa
      0
    • 1 - Impubblicabile
      0
  2. 2. Vota il miglior personaggio della storia:

    • Charvez
      7
    • Ada Stark
      16
    • Rick Simmons
      8
    • Daniel Simmons
      2
    • Silent Foot
      13


Messaggi consigliati/raccomandati

Buona storia questa, paga il fatto di venire dopo un capolavoro come quello precedente ma non sfigura anche e soprattutto per il clima surreale creato da Boselli, ottima caccia al fantasma con finale ad effetto, i disegni non riesco a farmeli piacere, Mastantuono non mi piace proprio.
Sceneggiatura: 7
Disegni: 5
Tex: 7

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Tra me e questa storia non è mai scaturita la scintilla.Ho letto il tutto abbastanza passivamente.L'ultimo albo mi ha ricordato leggermente l'inseguimento a Narvaez ne "Il diavolo della sierra" ,storia che adoro.Più una nostalgia che una reale affinità quindi (ma non è colpa mia se hanno nomi simili,e inseguitori simili graficamente come Novak e Rick).Emozioni zero.Capita..

 

L'unico brio è il personaggio di Matt,che mi ha fatto fare delle grosse risate dall'inizio della sua comparsa.Personaggio trattato malissimo dall'autore:sgridato in continuazione,ucciso due volte (una delle quali è una delle morti più violente dell'intera serie)ed infine sfottuto anche dopo la morte dai sopravvissuti ahaha.Confermo le grosse risate. :D 

 


Peccato per "l'inesistenza" della "magia" di Charvez.Che senso hanno i feticci in copertina,le continue allusioni alla magia,Daniel con occhi persi in primo piano ,se poi era tutta una recita?Non era meglio se Charvez (che sappiamo benissimo essere un guerriero e non uno stregone) avesse effettivamente drogato il ragazzo?Non dico mostrato nei disegni,ma anche solo nei dialoghi...

 

 

Voto 6 nel sondaggio.

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Storia clamorosa! Arrivo in ritardassimo a commentare una delle storie più riuscite degli ultimi tempi! Molto è già stato detto, mi limito ad approfondire un punto in particolare: la "medicina" di Charvez.
Ho letto diversi interventi che sostenevano come questo aspetto non sia stato sufficientemente sviluppato dall'autore, che il personaggio di Charvez rimane una sorta di "non finito" proprio per la mancanza di approfondimento di questo aspetto soltanto accennato. Che si lamentano del fatto che alla fine non è chiaro se Charvez abbia davvero delle arti magiche o no. Per me, è vero tutto il contrario: questo è uno degli spunti fondamentali della storia e insieme uno dei più riusciti. E invito chi pensa il contrario a rileggersi il dialogo notturno tra Tex e Ada: "Che io ritenga reali le arti magiche di Charvez? Una cosa è reale quando funziona, Ada!"
E medicina di Charvez funziona: ne fanno le spese Matt e compagni, che ormai terrorizzati dall'avversario cercano la salvezza nella fuga e finiscono invece nelle sue braccia; ne fa le spese Rick Simmons, indebolito psicologicamente dai ripetuti incubi notturni - vere influenze nefaste di Charvez, o solo frutto della suggestione? Non lo sappiamo, non sappiamo se la medicina di Charvez sia vera magia o siano soltanto trucchi, rimaniamo nell'incertezza su questo punto. Anche Tex non lo sa, ma lui NON SE NE CURA. Sa che in un modo o nell'altro la medicina di Charvez, vera o presunta, funziona, indebolendo i suoi compagni e soggiogando i seguaci del predone indiano; e decide di combattere il nemico sul suo stesso campo, provando che la medicina di Aquila della Notte è più forte.
E il duello tra i due capi non è solo quello fisico della parte finale della storia, ma è un duello a distanza in cui ciascuno dei contendenti cerca di esercitare la propria influenza e di indebolire quella dell'avversario: Charvez con i suoi feticci, Tex che risponde rimandando un feticcio dell'indiano al mittente, disegnando un'aquila sulla sabbia, impersonando uno spirito delle caverne... (Rispondendo anche a un post precedente: è un Tex molto "indiano" questo, che conosce quel mondo con la sua cultura e le sue tradizioni, e ne fa parte).
E anche quel genio di Silent Foot capisce che Charvez va combattuto sul suo stesso campo, decretando la sua morte per mano di Ada: lui che nessun uomo avrebbe potuto uccidere - e anche qui non sappiamo se sia vero o solo superstizione, ma non importa! - viene ucciso da una donna. La medicina di Charvez è definitivamente sconfitta!
Ma in tutto questo, forse la medicina più forte è quella di Ada e Rick, nella loro capacità di crescere e amare un figlio. Alla fine, con la scelta di Daniel, è proprio la loro medicina a vincere su quella di Charvez.

Voto: 9, molto abbondante!

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Storia clamorosa! Arrivo in ritardassimo a commentare una delle storie più riuscite degli ultimi tempi! Molto è già stato detto, mi limito ad approfondire un punto in particolare: la "medicina" di Charvez.
Ho letto diversi interventi che sostenevano come questo aspetto non sia stato sufficientemente sviluppato dall'autore, che il personaggio di Charvez rimane una sorta di "non finito" proprio per la mancanza di approfondimento di questo aspetto soltanto accennato. Che si lamentano del fatto che alla fine non è chiaro se Charvez abbia davvero delle arti magiche o no. Per me, è vero tutto il contrario: questo è uno degli spunti fondamentali della storia e insieme uno dei più riusciti. E invito chi pensa il contrario a rileggersi il dialogo notturno tra Tex e Ada: "Che io ritenga reali le arti magiche di Charvez? Una cosa è reale quando funziona, Ada!"
E medicina di Charvez funziona: ne fanno le spese Matt e compagni, che ormai terrorizzati dall'avversario cercano la salvezza nella fuga e finiscono invece nelle sue braccia; ne fa le spese Rick Simmons, indebolito psicologicamente dai ripetuti incubi notturni - vere influenze nefaste di Charvez, o solo frutto della suggestione? Non lo sappiamo, non sappiamo se la medicina di Charvez sia vera magia o siano soltanto trucchi, rimaniamo nell'incertezza su questo punto. Anche Tex non lo sa, ma lui NON SE NE CURA. Sa che in un modo o nell'altro la medicina di Charvez, vera o presunta, funziona, indebolendo i suoi compagni e soggiogando i seguaci del predone indiano; e decide di combattere il nemico sul suo stesso campo, provando che la medicina di Aquila della Notte è più forte.
E il duello tra i due capi non è solo quello fisico della parte finale della storia, ma è un duello a distanza in cui ciascuno dei contendenti cerca di esercitare la propria influenza e di indebolire quella dell'avversario: Charvez con i suoi feticci, Tex che risponde rimandando un feticcio dell'indiano al mittente, disegnando un'aquila sulla sabbia, impersonando uno spirito delle caverne... (Rispondendo anche a un post precedente: è un Tex molto "indiano" questo, che conosce quel mondo con la sua cultura e le sue tradizioni, e ne fa parte).
E anche quel genio di Silent Foot capisce che Charvez va combattuto sul suo stesso campo, decretando la sua morte per mano di Ada: lui che nessun uomo avrebbe potuto uccidere - e anche qui non sappiamo se sia vero o solo superstizione, ma non importa! - viene ucciso da una donna. La medicina di Charvez è definitivamente sconfitta!
Ma in tutto questo, forse la medicina più forte è quella di Ada e Rick, nella loro capacità di crescere e amare un figlio. Alla fine, con la scelta di Daniel, è proprio la loro medicina a vincere su quella di Charvez.

Voto: 9, molto abbondante!

CONDIVIDO PIENAMENTE LA TUA ANALISI

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Ho letto diversi interventi che sostenevano come questo aspetto non sia stato sufficientemente sviluppato dall'autore, che il personaggio di Charvez rimane una sorta di "non finito" proprio per la mancanza di approfondimento di questo aspetto soltanto accennato. Che si lamentano del fatto che alla fine non è chiaro se Charvez abbia davvero delle arti magiche o no. Per me, è vero tutto il contrario: questo è uno degli spunti fondamentali della storia e insieme uno dei più riusciti. E invito chi pensa il contrario a rileggersi il dialogo notturno tra Tex e Ada: "Che io ritenga reali le arti magiche di Charvez? Una cosa è reale quando funziona, Ada!"

 

 

Diciamo che la magia di Charvez è presentata in modo tale da non dare certezze defintiive sulla sua efficacia, ma diverse sequenze nella storia lasciano pochi dubbi sul fatto che la sua sia vera magia; magia indiana e non magia nera. Tuttavia il discorso del personaggio "non finito" è legato piuttosto alla presentazione che ci viene fatta di Charvez, che vent'anni dopo è diventato quello che è diventato, ma senza nessun flashback che ci  venga a spiegare cosa è stata la sua vita in questi vent'anni e come ha acquistato questi poteri: il personaggio ha queste caratteristiche e il lettore deve prenderlo com'è senza farsi troppe domande. Questo è il senso dell'incompiutezza. Tieni presente che questa storia nel 2011, quando Carnevale iniziò a lavorarci, fu presentata come una storia con tematiche a sfondo horror, probabilmente questo elemento è stato diluito parecchio negli anni, bisognerebbe vedere quale fu lo spunto dato da Sergio Bonelli e quale era l'idea in origine che si fece Boselli riguardo alla storia.

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Ho letto diversi interventi che sostenevano come questo aspetto non sia stato sufficientemente sviluppato dall'autore, che il personaggio di Charvez rimane una sorta di "non finito" proprio per la mancanza di approfondimento di questo aspetto soltanto accennato. Che si lamentano del fatto che alla fine non è chiaro se Charvez abbia davvero delle arti magiche o no. Per me, è vero tutto il contrario: questo è uno degli spunti fondamentali della storia e insieme uno dei più riusciti. E invito chi pensa il contrario a rileggersi il dialogo notturno tra Tex e Ada: "Che io ritenga reali le arti magiche di Charvez? Una cosa è reale quando funziona, Ada!"

 

Diciamo che la magia di Charvez è presentata in modo tale da non dare certezze defintiive sulla sua efficacia, ma diverse sequenze nella storia lasciano pochi dubbi sul fatto che la sua sia vera magia; magia indiana e non magia nera. Tuttavia il discorso del personaggio "non finito" è legato piuttosto alla presentazione che ci viene fatta di Charvez, che vent'anni dopo è diventato quello che è diventato, ma senza nessun flashback che ci  venga a spiegare cosa è stata la sua vita in questi vent'anni e come ha acquistato questi poteri: il personaggio ha queste caratteristiche e il lettore deve prenderlo com'è senza farsi troppe domande. Questo è il senso dell'incompiutezza. Tieni presente che questa storia nel 2011, quando Carnevale iniziò a lavorarci, fu presentata come una storia con tematiche a sfondo horror, probabilmente questo elemento è stato diluito parecchio negli anni, bisognerebbe vedere quale fu lo spunto dato da Sergio Bonelli e quale era l'idea in origine che si fece Boselli riguardo alla storia.

 

Capisco il tuo punto di vista: avresti voluto sapere qualcosa di più di Charvez, che invece rimane soltanto una presenza negativa che incombe su Tex e compagni per quasi tutta la durata della storia e che si palesa soltanto nelle pagine finali. E' una critica che d'altra parte è stata mossa a Boselli anche in altre occasioni, e che in effetti non è del tutto infondata.

Però secondo me, nel dare maggiori dettagli sulla figura di Charvez, ne sarebbe uscita una storia diversa, che non sarebbe stata quella che Boselli aveva in mente di scrivere. Il senso di minaccia che accompagna Tex e compagni lungo tutto il loro inseguimento, che causa gli incubi notturni a Rick Simmons e spinge Matt (il più debole psicologicamente del gruppo degli inseguitori) a fuggire con alcuni compagni, è proprio dovuto a questo nemico subdolo, sconosciuto, che agisce mettendo a dura prova i nervi degli inseguitori.

E il punto fondamentale della storia è che noi la seguiamo sempre DAL PUNTO DI VISTA DEGLI INSEGUITORI: anche per noi Charvez deve rimanere una minaccia indefinita, dobbiamo rimanere con il dubbio (che è anche il dubbio di Tex) se abbia davvero dei poteri soprannaturali, se la sua "medicina" sia vera magia indiana. Se sapessimo già tutto di lui, l'effetto sarebbe diverso. Noi lettori accompagniamo Tex e compagni nel loro drammatico, estenuante viaggio nel "cuore di tenebra" di Charvez, anche noi senza sapere cosa ci aspetta.

 

E' una storia narrativamente molto complessa, che poteva essere raccontata in altri modi, ma così secondo me Boselli ha ottenuto un effetto decisamente riuscito, e gli faccio tutti i miei complimenti.

 

Riguardo all'evoluzione della storia, che inizialmente doveva essere a sfondo horror, immagino che Boselli possa aver cambiato idea in corsa e abbia dato alla storia una evoluzione diversa rispetto a quella che magari aveva pensato all'inizio... effettivamente l'elemento horror è molto diluito, però rimane una storia perfettamente coerente dall'inizio alla fine, con un senso di tensione e un'alta drammaticità, quasi da tragedia, dalla prima all'ultima pagina.

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Ho letto diversi interventi che sostenevano come questo aspetto non sia stato sufficientemente sviluppato dall'autore, che il personaggio di Charvez rimane una sorta di "non finito" proprio per la mancanza di approfondimento di questo aspetto soltanto accennato. Che si lamentano del fatto che alla fine non è chiaro se Charvez abbia davvero delle arti magiche o no. Per me, è vero tutto il contrario: questo è uno degli spunti fondamentali della storia e insieme uno dei più riusciti. E invito chi pensa il contrario a rileggersi il dialogo notturno tra Tex e Ada: "Che io ritenga reali le arti magiche di Charvez? Una cosa è reale quando funziona, Ada!"

 

Diciamo che la magia di Charvez è presentata in modo tale da non dare certezze defintiive sulla sua efficacia, ma diverse sequenze nella storia lasciano pochi dubbi sul fatto che la sua sia vera magia; magia indiana e non magia nera. Tuttavia il discorso del personaggio "non finito" è legato piuttosto alla presentazione che ci viene fatta di Charvez, che vent'anni dopo è diventato quello che è diventato, ma senza nessun flashback che ci  venga a spiegare cosa è stata la sua vita in questi vent'anni e come ha acquistato questi poteri: il personaggio ha queste caratteristiche e il lettore deve prenderlo com'è senza farsi troppe domande. Questo è il senso dell'incompiutezza. Tieni presente che questa storia nel 2011, quando Carnevale iniziò a lavorarci, fu presentata come una storia con tematiche a sfondo horror, probabilmente questo elemento è stato diluito parecchio negli anni, bisognerebbe vedere quale fu lo spunto dato da Sergio Bonelli e quale era l'idea in origine che si fece Boselli riguardo alla storia.

 

Capisco il tuo punto di vista: avresti voluto sapere qualcosa di più di Charvez, che invece rimane soltanto una presenza negativa che incombe su Tex e compagni per quasi tutta la durata della storia e che si palesa soltanto nelle pagine finali. E' una critica che d'altra parte è stata mossa a Boselli anche in altre occasioni, e che in effetti non è del tutto infondata.
Però secondo me, nel dare maggiori dettagli sulla figura di Charvez, ne sarebbe uscita una storia diversa, che non sarebbe stata quella che Boselli aveva in mente di scrivere. Il senso di minaccia che accompagna Tex e compagni lungo tutto il loro inseguimento, che causa gli incubi notturni a Rick Simmons e spinge Matt (il più debole psicologicamente del gruppo degli inseguitori) a fuggire con alcuni compagni, è proprio dovuto a questo nemico subdolo, sconosciuto, che agisce mettendo a dura prova i nervi degli inseguitori.
E il punto fondamentale della storia è che noi la seguiamo sempre DAL PUNTO DI VISTA DEGLI INSEGUITORI: anche per noi Charvez deve rimanere una minaccia indefinita, dobbiamo rimanere con il dubbio (che è anche il dubbio di Tex) se abbia davvero dei poteri soprannaturali, se la sua "medicina" sia vera magia indiana. Se sapessimo già tutto di lui, l'effetto sarebbe diverso. Noi lettori accompagniamo Tex e compagni nel loro drammatico, estenuante viaggio nel "cuore di tenebra" di Charvez, anche noi senza sapere cosa ci aspetta.
 
E' una storia narrativamente molto complessa, che poteva essere raccontata in altri modi, ma così secondo me Boselli ha ottenuto un effetto decisamente riuscito, e gli faccio tutti i miei complimenti.
 
Riguardo all'evoluzione della storia, che inizialmente doveva essere a sfondo horror, immagino che Boselli possa aver cambiato idea in corsa e abbia dato alla storia una evoluzione diversa rispetto a quella che magari aveva pensato all'inizio... effettivamente l'elemento horror è molto diluito, però rimane una storia perfettamente coerente dall'inizio alla fine, con un senso di tensione e un'alta drammaticità, quasi da tragedia, dalla prima all'ultima pagina.

Ma no, doveva essere esattamente così. Ovviamente la magia di Charvez funziona solo con chi ha paura di lui.

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Dato il ritardo con cui sono riuscito a leggere la storia, giungo nella discussione a conclusioni ormai già tratte; mi è quindi difficile portare qualcosa di nuovo. Posso però dire che, come ormai sta accadendo con costanza da anni, storie di Faraci escluse, mi sono divertito parecchio a leggere Tex. Se questa non è una sorpresa, piacevolissima sorpresa è invece la strada intrapresa da Boselli: dopo una serie di storie in cui ha tentato di omaggiare a modo proprio tradizioni e stili precedenti, qui riprende sé stesso, tornando allo stile secco ed epico che ce lo aveva fatto conoscere poco più di vent'anni fa. Ed è un bel Boselli. La storia funziona egregiamente, con alcune scene, come quella dei carri nel terzo albo, davvero da manuale di sceneggiatura. Metto tuttavia questa storia al di sotto de "La stirpe dell'abisso", che pure presentava diversi scompensi e si ammosciava progressivamente verso la fine: "Luna insanguinata" è perfetta, senza cali, incalzante; però non offre le stesse vette della storia precedente, né la stessa atmosfera.

 

Anche Mastantuono dà il proprio contributo: l'ho duramente criticato all'inizio, ma dopo "I giustizieri di Vegas" non ho faticato ad ammettere che si è migliorato parecchio. Le impossibilità anatomiche sono diminuite parecchio, le vignette incomprensibili praticamente scomparse. Non sarà mai uno dei disegnatori di punta di Tex, sembra del tutto incapace di dare una qualsivoglia espressione ai personaggi, ma indubbiamente si sbatte; ciò che è encomiabile, tenendo conto che lo stile realistico non è certo l'ambito in cui eccelle. Alle cupezze della storia il suo tratto si adatta molto bene; perfetto il personaggio di Charvez. Una nota di merito anche per i paesaggi: non belli a vedersi (nulla nel disegno di Mastantuono è bello a vedersi), ma concepiti con molta cura. In particolare i rilievi, per come sono modellati, sembrano ripresi dalla realtà, non inventati lì per lì.

 

Per quanto riguarda la disputa riguardo la magia di Charvez: l'ambiguità e il non spiegato contribuiscono non poco al fascino della storia. Come piace a me, ci si può credere o non credere e la storia sta in piedi ugualmente. A me, leggendo, è parsa un modo per suggestionare psicologicamente gli avversari; nulla di mefistofelico, dunque.

 

Bella, infine, l'ultima vignetta: Boselli si lascia sfuggire un po' di melenso... e subito fa autoironia. Molto fine!

 

Come voto globale alla storia, do VIII. Mentre, però, quello de "La stirpe dell'abisso" era un otto pieno, questo è... un po' meno pieno. :D Piccolezze, comunque.

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Stupenda. Una storia superba.

Appassionante, mai verbosa.

Sapientemente equilibrata nei momenti di azione e in quelli, diciamo di calma.

 

Anche la gestione dei due albi e mezzo è stata eccellente. Con il primo mezzo albo dedicato al flashback, un lungo prologo alla saga vera e propria dei due albi. Una saga piena di momenti forti, adulti. All'estero si pavoneggiano per certe linee di albi come vertigo, max, marvel knights, marvel icon, image.

Ma nella maturità di certi temi e il tatto con cui vengono trattati, l'Italia non è inferiore a nessuno.

Solo che lo facciamo a fari spenti. Senza troppi riflettori puntati addosso.

 

Questa è una grande storia di Tex, non quel sonnifero che l'ha preceduta. Un storia che meriterebbe una bella ristampa in volume cartonato.

 

Questo è il Boselli che mi piace.

 

I disegni sono il giusto contraltare all'ispirazione di Borden. Mastantuono è un grande ed è nato per disegnare il genere western.

 

Il mio voto è 8 (ottimo)

 

mentre come miglior personaggio ho votato Rick Simmons per la sua determinazione nel salvare Daniel... perché al di là dei legami di sangue, i figli sono di chi li cresce.

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La migliore storia del 2015.
E ciò che è più sorprendente, costruita utilizzando Tex in solitaria ma con personaggi riuscitissimi a coadiuvare il ranger.
L'aspetto che colpisce maggiormente è la continua tensione emotiva che la narrazione trasmette, anche perché il nostro ranger viene a trovarsi in difficoltà più volte.
Bellissimo il doppio duello finale con i continui cambiamenti comportamentali di Daniel, il quale merita un ritorno in futuro anche sulla serie regolare.
Mastantuono buono ma non ottimo, anche se sicuramente adatto a questa avventura.
Storia: 9
Disegni: 8
 

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Avendo ripreso a comprare Tex da poco, ho letto questa storia solo adesso. Il giudizio complessivo è positivo, nello specifico ho alcune cose da dire. A colpirmi di più è stata la sceneggiatura di Boselli, che ho trovato davvero ottima, capace di incollarmi alla lettura dall'inizio alla fine. Buono anche il soggetto, per quanto si inserisca nel filone western più crudo e realistico che personalmente ho più subìto che amato. Il personaggio di Ada è molto contemporaneo e non avrebbe stonato in un film di Clint Eastwood. I disegni di Mastantuono molto buoni, ma debitori di uno stile che considero poco in linea con Tex. Ho apprezzato molto la caratterizzazione del personaggio di Rick. Nel complesso, un ottimo esempio di western contemporaneo, che non ho difficoltà ad apprezzare ma molta più difficoltà ad amare.

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In merito al personaggio di Ada, non trovate qualche allusione (soprattutto in alcune vignette di Mastantuono) a un rapporto tra lei e Tex più intimo di quanto la sceneggiatura non dica? Un po' come se Boselli avesse voluto riproporre il rapporto tra Ethan e Martha di "Sentieri Selvaggi", che è evidentemente una delle fonti di ispirazione di questa storia...

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