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TWF - Tex Willer Forum

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  1. Però io vorrei davvero sapere quali sono queste caratteristiche peculiari di Tex che si sono perse con Boselli. Tutti a blaterare di un Tex 2.0, di un Tex che non è più Tex, di Boselli che non rispetta il personaggio, e via così. Ma si può sapere o no concretamente che cosa ha di tanto diverso il Tex di Boselli da quello di GLB? Si accusa il curatore di aver stravolto Tex proprio in un periodo in cui stiamo leggendo storie davvero belle, dopo gli anni di narcolessia dell'ultimo Nizzi! Tutti a riempirsi la bocca di discorsi astratti, ma raramente ho letto esempi concreti di cosa stia sbagliando Boselli. Il suo stile, il suo modo di scrivere le storie, è diverso da quello di GLB, senza dubbio; ma basta questo a poter affermare che "non ha compreso le caratteristiche peculiari del personaggio", per citare il nostro nuovo amico del forum? E quali sarebbero, di grazia, queste caratteristiche? Va di moda, sui forum, su facebook, la formula "Tex 2.0". E quello di Nolitta, allora, non era un Tex 2.0? Quello sì che era un personaggio diverso da quello di GLB, in quel caso sì che si poteva dire che Nolitta aveva stravolto le caratteristiche del personaggio. E vogliamo parlare di tutti i periodi successivi? Quanti Tex 2.0 ci sono stati in 700 numeri? Tex è oggi nelle mani di colui che, all'interno della SBE, lo conosce meglio di tutti; ci è cresciuto con Tex, lo conosce a menadito, e ha avviato un progetto di rilancio basato proprio sul recupero delle atmosfere, toni e personaggi del Tex classico. Magari non riuscirà nel suo intento, ma accusarlo di presunzione e di delirio di onnipotenza è davvero fuori luogo, nonché irrispettoso nei confronti dell'autore. Vabè, sarò uno di quei talebani che si esaltano per le anticipazioni delle storie che ci attendono... se è un male essere contenti di vedere l'impegno attorno alla testata a fumetti che si legge più volentieri. Che poi cose che non mi vanno a genio in questa gestione ce ne sono, vedi ad esempio la scelta di far fare il texone a Breccia lasciandogli tutta la libertà grafica di cui poi a mio parere ha abusato, quindi non si può proprio dire che io - come la maggior parte di chi scrive qui sul forum - sia un "entusiasta a prescindere". Mi sembra invece che in giro ci siano tanti che sono solo dei "detrattori a prescindere". Scusate lo sfogo, ma tutto l'astio che leggo in giro in questi giorni nei confronti di chi lavora per mandare questo fumetto in edicola e regalarci momenti piacevoli di lettura di belle storie non lo capisco, e credo appartenga soltanto a chi Tex, in fondo, non lo ama davvero.
    10 points
  2. L'amico Francesco Bosco ha fatto del "manierismo" di Aurelio Galleppini e di tutti gli altri disegnatori (italiani o internazionali) due bei libroni e dovrebbe essere a buon punto con il terzo. L'ha fatto per amore di quel Tex e per lo stesso Galleppini, al quale ha reso uno straordinario omaggio, peccato che non tutti l'abbiano capito e non gliel'abbiano perdonata. Bisognerebbe scindere le due cose: si parlava di schemi narrativi, non di parti copiate di sana pianta o imitate con lo stile "manierista". Ora se a un autore viene richiesto di mantenersi fedele, cioè ha quella formale richiesta da parte dell'editore, quello deve fare. Berardi, la sua storia è finita nel maxi: impubblicabile perché non adatta agli standard della serie regolare, cioé Berardi al posto di Nizzi non sarebbe durato fino al panettone. Sergio lo chiedeva fino alla nausea anche ai disegnatori: Buzzelli dice di essere partito cercando di mantenersi nella linea di Galep, poi non ha retto. Buzzelli era uno dei tanti disegnatori chiamati a dare una mano ai vari Galep e Ticci e non superò la prova. Risultato: a casa! Il suo texone fu pubblicato dopo quattro anni e i volti dei personaggi subirono un lifting redazionale. Questa è una notizia che nessuno ha voluto commentare: Sergio ha censurato Buzzelli come Wilson! Insomma: questa era la via. Sergio era ben conscio che gli anni ottanta e i novanta (e così a lungo andare) non avrebbero repplicato i successi di vendita degli anni sessanta e settanta. Tanto più quando i lettori avrebbero scoperto che dietro le storie non c'era più GLB. Niziz fu costretto a eclissarsi, cosa che gli costo tanto. La consegna era di creare un prodotto riconoscibile e questo Nizzi è riuscito a farlo benissimo e Sergio, almeno all'inizio, glielo riconosceva (Nizzi ha scritto ininterrottamente quasi da solo tutte le storie della regolare dei texoni dei maxi fino al 2007). Quello che Monni chiama manierismo, con una connotazione negativa e un velato disprezzo nei confronti della scrittura di Nizzi tende a non considerare che c'era da salvare un personaggio, una casa editrice, i posti di decine di collaboratori, di autori e disegnatori che lavoravano per Tex e per altri personaggi (va bene per Diso e soci che non avrebbero una "pensione" altrimenti). Carlo avrebbe dato un calcio nel sedere a Nizzi e avrebbe arruolato subito D'Antonio, quello che era bravissimo ma non riusciva a capacitarsi come il suo fumetto vendesse un decimo in confronto al Tex. Siamo realisti. Gli intervento redazionali erano numerosissimi, invasivi e soprattutto non negoziabili. Zhenda non deve morire, per esempio. Nizzi non era curatore di se stesso come lo è Boselli. Questo si può fare e questo no: il nipote di Tex, ma che scherziamo ? Con Sergio non avrenmmo mai visto "Nueces Valley", non con quel Sergio. Certo Nizzi non è riuscito al 100% nel ricreare l'opera di GLB, innanzitutto non era Tex come invece lo era GLB, il carattere era all'opposto. A Nizzi interessava scrivere i gialli, si è dovuto adattare al West (che comunque aveva già praticato con un certo successo con le storie brevi di Larry Yuma), è uno scrittore avventuroso, che conosce la letteratura avventurosa, ma non possiede il genio creativo che fu quello di GLB, che resta unico nel quadro nel novecento. Gli fu chiesto di imitare pedissequamente quelle storie e lui si è dovuto piegare: questo comportava scrivere le solite frasi che tutti conoscono, ricopiare altre porzioni di testo, rifarsi anche spudoratamemte a certe sequenze: il manierismo. L'ha fatto quando probabilmente avrebbe voluto avere le mani meno legate sin dall'inizio, quando questo è avvenuto sono nate le sue grandi e più belle storie (quelle a cavallo degli anni novanta) fino al momento in cui ha avuto la crisi. Continuate a fargliene una colpa, avete capito tutto. Non sono l'avvocato di Nizzi, sono un estimatore della sua opera anche se ho iniziato a leggere Tex prima che lui iniziasse a scriverlo, con le ultime di GLB e le tante di Nolitta, non proprio il massimo insomma. Per il resto i contatti (pochi) che ho avuto con Nizzi sono stati quelli di un autore con "uno di quelli che scrivono (male di lui) su internet", gente che proprio detesta. Non fraintendete, sempre corretto e professionale. Alla fine ho detto basta perché io ero alla ricerca di notizie e si stava quasi per litigare. Quindi umanamente sono abbastanza deluso. Avevo un'intervista per cui mi aveva già detto di si per il Magazine, ho lasciato perdere. Questo detto perché non ho peli sulla lingua, ma ormai l'avrete capito da un pezzo.
    7 points
  3. Onestamente, se ciò che Texan afferma fosse, anche in parte, vero, la cosa non mi andrebbe per niente a genio. Da quanto capisco, credo di essere uno dei più anziani lettori di Tex, avendo iniziato alla fine degli anni 60. Non mi pare che Tex sia mai stato - e neppure che sia diventato - un fumetto (e un personaggio) caratterizzato politicamente. Letture del genere, ne sono state tentate, ma mi son sempre pare arbitrari tentativi di far sdraiare il nostro Tex "sul letto di Procuste". Se in Tex si leggero sempre storie con indiani buoni, vittime, "nobili selvaggi" e bianchi malvagi, avidi, vigliacchi, crudeli, allora sì che il risultato sarebbe stucchevole e falso. Falso come suonavano i film come Soldato Blu, il cui scopo, tra l'altro, non era neppure tanto quello di rivalutare gli indiani, bensì di denigrare le giacche blu, in quanto antenati dei berretti verdi... A ben vedere, il Tex di Bonelli e di Boselli è molto simile all'autentico, classico cinema western, che, se preso nel suo complesso, offriva molte storie con gli indiani "lupi predatori", ma ogni tanto sottolineava le colpe dei bianchi o i diritti negati degli indiani. Mi risparmio gli esempi, perchè sono certo che sono conosciuti da molti. E che dire dei negri (palle di neve, mi pare li chiami Tex in Black Baron) o dei cinesi oppure dei messicani? Sempre presentati come buoni? non direi. L'accusa di Texan è, mi pare di capire che, se un tempo Bonelli non si peritava a far sì che i nemici di Tex appartenessero a questi gruppi etnici, negli ultimi anni, invece, il virus del "politicamente corretto" avrebbe infettato il vecchio Tex. Guai, se fosse vero! Se c'è una cosa assurda, falsa, ridicola, detestabile, fanatica ed ignorante è proprio la "political correctness" (purtroppo diffusa negli atenei americani). Oggi Shakespeare non potrebbe scrivere Otello o il Mercante di Venezia... A me, non pare proprio. Quello che si nota, magari, è una maggiore cura per i dettagli storici ed etnografici, ma non penso proprio che Boselli sia un cultore di questo credo. Messicani cattivi, si sprecano. Non mancano neppure gli asiatici cattivi. Neppure i negri (qualcuno ricorda l'avventura a New Orleans Il vecchio di mezzanotte?). Forse, l'unico stereotipo che a volte può apparire eccessivo (ma che deriva, guarda un po', proprio da GL Bonelli) è quello dell'ufficiale incapace o senza scrupoli. Mi sembra un po' poco, per formulare un'accusa, Texan. In conclusione, credo che Tex sia ancora, e tutto mi fa pensare che resterà, un grande, ottimo, fumetto d'avventura, senza zavorra ideologica, in cui Tex e i pard fanno giustizia nel singolo caso, senza sociologismi, remore, riguardi per nessuno. Nel loro mondo, fortunatamente, è possibile leggere avventure con torme di indiani assetati di sangue e poi passare ai patimenti di qualche umile tribù Pima perseguitata da cacciatori di scalpi. Infine, non bisogna, soprattutto, scambiare il "politicamente corretto" (che è una vera e propria perversione mentale) con una inevitabile e giusta evoluzione del gusto, del modo in cui certe azioni vengono rappresentate, del modo in cui parlano i personaggi.
    7 points
  4. Perché io sono come Margherita che, come tutti sanno, ama i colori, metto un piccolissimo contributo personale, dato che la tavola merita ampiamente il trattamento.
    6 points
  5. Se fossi un tizio suscettibile, potrei risentirmi un po' di questa risposta che mal cela l'intento di mettere in dubbio le mie capacità cognitive, su un punto poi che ho sempre condiviso in passato, ma non lo sono e ci passo sopra, a maggior ragione del fatto che reputo che tu sia un utente preparato e interessante, ma credimi, il confine fra l'arroganza ed essere il primo della classe a volte diviene molto labile. Ecco un punto su cui mi trovi d'accordo, ma è anche vero che noi ragioniamo da lettori, gli addetti ai lavori devono considerare altri aspetti che esulano da quello squisitamente tecnico. Ormai è ovvio che la Bonelli senza le vendite di Tex, se la vedrebbe brutta, di conseguenza è utopia pensare che fin quando i numeri lo permettono, la redazione decida di tagliare gli extra per far contenti utenti come noi. E' come se un club di calcio decidesse di non giocare la champions solo perchè la numerosa mole di partite stagionali influisce sulla qualità del gioco espresso e i soldini dove li mettiamo? Considerando questo elemento, venale quanto vogliamo ma fondamentale in un azienda, noi lettori di lungo corso ci dovremo abituare all'andazzo e in tal ottica nel mio commento, esprimevo la personale opinione che preferirei alla lunga un bis annuale estivo, nel formato tradizionale e in bianco e nero, rispetto a uscite come il color brevi autunnale o il maxi con due storie complete. Preferenza soggettiva e opinabile ma non vedo perchè non dovrei esporla. Giusto, ma permettimi di dire che l'ironia che traspare dalla tua frase è superflua nei confronti di un utente come me che ha sempre riconosciuto e rispettato gli autori e l'immensa mole di lavoro che sta dietro l'universo delle nuvole parlanti. Non potrei fare altrimenti, visto che, anche se non professionalmente, so bene quanto fatica si faccia a scrivere e disegnare. Detto questo, qua la mano hombre e senza rancore, il prossimo giro al banco lo offro io!
    5 points
  6. Partiamo dalle note positive: Casertano. Che va al di là delle mie aspettative. Certo, è un disegnatore che mi è sempre piaciuto, sin dai suoi primi mitici Dylan Dog (di cui ha disegnato gran parte delle storie migliori), ma temevo che il suo tratto fosse troppo "grottesco" per Tex. Inoltre, avevo visto un netto calo (IMHO) nelle sue ultime opere, su Dylan Dog e su Le Storie, un tratto molto più "grossolano". Che però potrebbe essere stato causato dai noti problemi recenti della Bonelli sugli scan fatti male e frettolosamente delle tavole, un problema che, quando vedi il risultato finale, è indistinguibile da un disegno semplicemente fatto male (e non tutti sono come Frisenda che quando vedono la loro opera massacrata da scan fatti da cani denunciano la cosa pubblicamente, certi disegnatori manco leggono le storie pubblicate...) In questo Texone invece tutti questi timori si sono rivelati per fortuna infondati: ritrovo il Casertano che ha sì un inchiostratura "pesante" (e quella l'ha sempre avuta) ma che non trascura le linee più sottili quando servono, e che mette comunque il suo stile un po' "grottesco" al servizio della storia e dei personaggi senza esagerare. Deve solo migliorare un po' le fisionomie di Tex e Carson (già comunque più che accettabili per me), ma su un Texone ci sta. E proprio per la caratteristica della collana dei "Texoni", di essere degli showcase per i disegni, basta questo per dargli una larga sufficienza e valere il prezzo (a proposito, un albo gigante da 240 pagine a 9,90 Euro è regalato, in proporzione costano molto di più gli albi delle serie regolari Bonelli a 4,40 euro per 94-110 pagine di piccolo formato...) Quando passiamo alla sceneggiatura invece iniziano le dolenti note... Avete presente quando, dopo che hai notato una cosa nei film o nei disegni di qualcuno... poi non puoi più fare a meno di notarla? Ecco, mi sta capitando con Ruju. Dopo aver notato nelle ultime storie sulla serie regolare la sequenza di colpi di scena seguiti dai tipi "Super Easy, barely an inconvenience", e il conseguente effetto "what the fuck...", adesso non riesco a non notarlo, anche in storie dove ce ne sono di meno. Rujo sceneggia per arrivare a "momenti da film" strattonando coerenza e credibilità per arrivarci, e poi spesso li scioglie in maniera assurdamente banale. In questa storia, è chiaro che Ruju era "fissato" con l'idea del cannone sepolto pieno d'oro, e della scena finale con la corsa folle e l'oro che cade sul corpo. Scene molto "cinematografiche" ma presentate qui senza un senso. Piuttosto che trovare la maniera di darglielo (o cercare un idea diversa) Ruju abbandona proprio l'idea che le cose in una storia debbano avere senso. I soldati si trascinano dietro 1200 kg di cannone per trasportare 200 libbre (90 kg) d'oro, per un volume di 0,0047 mc, un cubo di circa 16-17cm di lato (un po' di più per la forma delle monete, magari). Divisi fra tutti gli uomini (in una vignetta ne conto minimo 30) sono meno di 3 kg a testa. In ogni caso se mollavano il cannone e le caricavano sui muli, quei poveri muli facevano meno fatica e andavano più veloce. (e quei soldati stavano FUGGENDO, quindi la velocità era essenziale). Inoltre, in quella maniera se vengono raggiunti, il cannone è inutilizzabile. Si potrebbe pensare che quel cannone gli serva e non possano liberarsene... se non fosse che dopo un po' lo seppelliscono. Anche questo fa a pugni contro ogni logica. Perchè seppellire un CANNONE dovendo scavare una fossa di più di 3 metri di lunghezza per più di un metro di profondità... per seppellire una quantità d'oro che sta in tre scatole da scarpe? Per rendere l'oro più facile da trovare per eventuali inseguitori? (anche perché ti voglio vedere, di notte, a nascondere le tracce di un cannone da una tonnellata...). E per aspettano di essere in territorio Apache per fare stà manovra insensata? L'oro poteva benissimo essere sepolto in una sacca nel punto dove si erano accampati, e un intera compagnia di soldati in marcia avrebbe cancellato ogni traccia. E si potevano tenere il cannone se gli serviva. E anche se non fidavano a far vedere alla truppa dov'era (e allora perchè la truppa si sarebbe dovuta fidare di loro?) per seppellire una cassettina o una sacca mica dovevano allontanarsi di chilometri... E come può essere credibile che non trovino subito le tracce del cannone? Dell'insensatezza della scena finale si è già detto. Sarà anche stata in discesa, ma erano su uno sterrato, fuori pista, con un cannone che era stato sepolto a lungo, con le parti metalliche arrugginite e quelle di legno marce, e ti voglio vedere anche solo a dare lo "strattone" iniziale per farlo muovere (se bastava la discesa era già partito, ma visto che non era una pista di pattinaggio...). Oltretutto se ci fate caso nei disegni, quando parte tirando con un solo cavallo quella massa da più di una tonnellata di metallo arrugginito, sono IN PIANO. (pagine 213, 214, 216, 218, etc, è solo DOPO, non si sa se perché con quel cannone ha cavalcato velocissimo arrivando alla calata, o se si è piegata la strada, che si trova ad andare in discesa. Ma Ruju voleva arrivare a tutti i costi alla "scena madre finale", con la "poetica" cascata d'oro, e allora amen... E pensare che non si è accorto che nella sua storia c'era qualcosa di molto più interessante di un cannone buono solo per quella assurda "scena madre" finale: la città stessa di Old South, che come hanno già fatto notare altri, è molto più interessante e originale di un cannone e dell'oro... ma che viene trattata praticamente da "citta western standard numero 15"... Viene usata praticamente solo come scusa per non far svelare al sindaco l'ubicazione dell'oro, con l'idea che se la svelasse, tutti fuggirebbero dalla città... ma perchè? A parte che potrebbero essere destinati a opere pubbliche di uso comune, davvero quella cifra suddivisa fra oltre un centinaio di abitanti ormai, spingerebbe la gente ad abbandonare case, bestiame, fattorie, che hanno comunque un valore? Semmai il rischio è con quel denaro la città si ingrandisca troppo, non che si spopoli... E i momenti ""Super Easy, barely an inconvenience"? Ci sono, ci sono, anzi mi meraviglia che nessuno abbia sottolineato il primo: 1) pagina 33-39 Tex e Carson sono in pericolo, stanno fuggendo da almeno 12 (contateli) indiani che li inseguono! Gli indiani hanno cavalli più freschi e sono armati di fucile! Oddio oddio, come se la potranno cavare i nostri eroi adesso? "Super Easy, barely an inconvenience", basta che si girano e fanno semplicemente fuori tutti gli indiani, allo scoperto, da da pochi metri (ma Faraci non era stato cacciato per scene simili?). E allora ci si chiede perché fuggivano, per non far male agli indiani? 2) Pagina 78-80, scena madre, Bernie sta per essere ucciso, come potrà mai salvarsi? "Super Easy, barely an inconvenience", sta vaneggiando, quelli sono Tex e Carson (lo usa più volte in questa storia il trucchetto di farci vedere scene madri mai realmente accadute) 3) Pagina 127-134, scena madre, Tex legato al palo della tortura, come potrà salvarsi? "Super Easy, barely an inconvenience", e non sto a scrivere come fa che mi scappa ancora da ridere... 3bis pagina 184-188, no, questa non la conto, qui almeno si è sforzato di far agire Carson con astuzia cercando il momento giusto, facendo insomma uno sforzo, ci può stare. 4) Pagina 202-204 la morte di Carson. A differenza di altri ho capito subito che era una frottola (troppo telefonata dal fatto che un racconto di un indiano e non qualcosa che ci iene mostrato dalla solita telecamera onnisciente). Ma bastava mettere l'indiano che la raccontava. No, ce la fa proprio vedere. È una scena madre. Che importa se non avviene in realtà? E quindi la conto... "Oddio Carson è morto!" "Super Easy, barely an inconvenience", non è morto davvero, tutte frottole. 5) "arrivano i militari e Tex non li convince, cosa potranno fare?" "Super Easy, barely an inconvenience", arriva Cochise con i rinforzi e risolve tutto Inoltre, davvero troppa, troppa gente che arriva "di sorpresa", ad aggiungere colpi di scena, a pochi metri da altra gente, magari a cavallo, senza che nessuno si accorga di nulla... è un classico trucchetto cinematografico che funziona perché lo spettatore non ha il tempo per ragionarci su, nei fumetti sarebbe meglio non abusarne così... insomma, è ormai troppo chiaro che Ruju sta sceneggiando a "formula", e con una formula davvero troppo ripetitiva, sempre passando da una scena madre all'altra senza risolverle adeguatamente. E questo rende le sue storie come dei videoclip, attimi spettacolari, ma alla fine non diventano un intreccio appassionante. Anzi, l'immersione del lettore cala dopo ogni "Super Easy, barely an inconvenience". Il mio consiglio per lui sarebbe di liberarsi di questa abitudine. Sforzarsi di fare storie senza utilizzare mai quella formula, uscire dalla routine, e utilizzare "muscoli narrativi" che sembrano essersi atrofizzato in queste sequenze di scene madri... diventerebbe un autore più vario e meno prevedibile, come minimo, .
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  7. Rimango dell'idea che un minimo di tolleranza va pure usata sotto l'aspetto della sintassi. E' vero che un messaggio sconnesso diviene di difficile lettura, ma le lezioni pubbliche sono poco eleganti, a mio avviso. Se un utente non si esprime in maniera adeguata, o si ignora il messaggio o si segnala ai moderatori, che in privato avranno modo di indurlo a correggere gli errori di forma e di ortografia, visto che è pure previsto dal regolamento. Perdonate lo sfogo e soprattutto senza rancore Carlo, ma per quanto tu possa avere ragione, trovo un po' irrispettoso schernire un utente per eventuali carenze di base o alludere alla sua mancata capacità di comprensione. Il nostro Tex un atteggiamento del genere lo avrebbe biasimato.
    5 points
  8. Be', nell'intervista Nizzi dice questa frase: "Oltre al dialogo studiai le trame, che avevano tutte lo stesso schema, differenziandosi solo per l’ambientazione. " E questa è una sciocchezza, perché se è vero che alcune storie (per esempio quelle cittadine) hanno a volte una trama simile (ma quasi sempre con variazioni decisive), è altrettanto vero che GL Bonelli nelle sue quasi 200 storie di Tex ha saputo variare notevolmente gli schemi narrativi cercando di rinnovarsi fino alla fine ("Il figlio di Mefisto" è diversa da "Diablero" che è diversa dal "Fiore della morte" che è diversa da "Le terre dell'abisso" che è diversa da "La gola della morte", che è diversa da "Il marchio di satana", per restare solo nel filone fantastico). Semmai è Nizzi che ha studiato il Tex di GL Bonelli e ne ha in gran parte replicato pedissequamente alcuni schemi (quelli che gli erano più consoni) e il linguaggio. Per quanto riguarda la visione di Tex come un "bagno tiepido in cui immergersi" e dei suoi lettori che "desiderano che quei sapori siano sempre gli stessi" a me non sembra una definizione molto lusinghiera. Certo, un lettore che legge una serie (non solo Tex) da anni e anni finisce per apprezzare anche i leitmotiv e certi cliché che inevitabilmente si ripetono, ma il motivo principale per cui un lettore continua è che vorrebbe trovarvi sempre nuove storie che lo appassionino, che lo facciano divertire, che lo stupiscano o lo emozionino. Non a caso, qui nel forum i nizziani (e non solo) citano continuamente "Furia rossa" e "Fuga da Anderville", che sono tutto tranne che "un bagno tiepido" e sono forse le storie più originali scritte da Nizzi (diverse da quelle di GL Bonelli), oltre che quelle con meno bistecche e patatine e clichè vari... Se non ci fossero state storie simili - e non ci fossero tuttora - a mio parere tantissimi lettori non avrebbero proseguito.. Interessante, semmai, quando Nizzi nell'intervista, tra i motivi del successo di Tex, cita anche "il forte senso di amicizia che lo lega ai pards, così totale da suscitare nei lettori un profondo senso d'invidia e di partecipazione". Questo penso che sia vero e tutti gli sceneggiatori ne hanno sempre tenuto conto. Inconsciamente il legame inossidabile dei 4 pards è un punto di riferimento per tutti i lettori di ogni epoca. L'altra cosa che mi ha divertito è questa: "Già nel 1981, al mio arrivo in Bonelli, Sergio commentava che con Tex si era ormai raschiato il fondo del barile, per dire che erano già stati sfruttati tutti gli spunti possibili e per non ripetersi bisognava fare i salti mortali" Sono passati 40 anni esatti e Sergio si è sbagliato clamorosamente! Altro che raschiato il fondo del barile, in questi 40 anni ci sono state alcune delle più belle storie di Tex in assoluto, tutti i Texoni, "Nueces Valley" e ancora la nuova serie "Tex Willer" che è appena all'inizio!
    5 points
  9. Dimenticavo... Far scrivere meno autori? Tipo quando c'era solo GL Bonelli? Io ho sempre visto, come regola assolutamente generale nei fumetti, che troppi cuochi non sono mai una cosa positiva. L'Asterix migliore è quello di Goscinny e Uderzo. Il Blueberry migliore è quello di Charlier e Giraud. Lo Zagor migliore è quello di Nolitta e Ferri. Il Dylan Dog migliore è quello di Sclavi, Stano, Casertano e pochi altri. NESSUNA di queste serie è mai migliorata quando invece di un unico sceneggiatore hanno iniziato ad alternarsi più autori ai testi. Non è nemmeno necessario che questi autori siano i creatori del personaggio: il migliore Paperino è quello di Barks, e anche quando condivideva le pagine Walt Disney's Comics and Stories con altri autori, era per le sue storie che i lettori la compravano. Il miglior Daredevil è quello di Miller e Mazzucchelli, un solo sceneggiatore e un solo disegnatore, non un comitato direttivo con trenta cuochi come quello che ha realizza certi megacrossover. Non è nemmeno questione di avere mostri sacri: il Daredevil di Ann Nocenti non è al livello di quello di Miller, ma è comunque anni luce meglio del pastone di storie di autori vari che l'ha preceduta e l'ha seguita. Avere troppi cuochi abbassa SEMPRE la media, fa perdere direzione e identità alla serie, diventa un "omogeneizzato" di stili diversi senza una sua identità. Anche quando un "autore principale" c'è e imposta un identità e una direzione per la serie, come Castelli per MM o Sclavi dopo i primissimi numeri, comunque le storie di altri autori sono praticamente dei fill-in, il lettore li percepisce come "tappabuchi" (e questo indipendentemente dalla qualità degli autori: le storie di Castelli di Dylan Dog sono molto inferiori a quelle di sclavi, che a sua volta era inferiore a Nolitta su Zagor, che a sua volta era inferiore a suo padre su Tex, che a sua volta non ha fatto certo storie memorabili di Zagor, etc..) Quindi, avere un unico sceneggiatore (con pochi disegnatori) su una serie? Se fosse possibile sarebbe l'ideale. GL Bonelli ai tempi ci riusciva, ma di Tex uscivano 1320 pagine annuali, non quasi 4000.... Verificando su Dime Web, tu hai sceneggiato in media circa 1500 pagine all'anno di Tex negli ultimi 10 anni (piu circa 500 di Dampyr e altro), quindi se esistesse solo la serie mensile come ai tempi di GL Bonelli potresti sceneggiarli tutti tu. Con il Texone ci potresti stare ancora dentro. Con Tex Willer le pagine diventano 2300, potresti ancora sceneggiare il 66% delle tavole e dare una identità ad entrambe le serie. Attualmente, con oltre 3600 pagine annuali da produrre per Tex, le tue 1500 sono circa il 40%, in media. Non sono distribuite equamente. Finora su Tex Willer hai sceneggiato 24 albi su 28, utilizzando solo 3 disegnatori. E SI VEDE! la qualità (e il successo) della serie per me sono molto legati a questo avere una identità e una direzione ben precise. Se facciamo una classifica di preferenza (o guardiamo semplicemente a quelle già fatte), i 4 albi di Ruju sono in fondo classifica, e di molto. Come mai? Ruju non è capace? No, semplicemente, la differenza fra un autore e l'altro si vede. Anche le differenze che non solo legate direttamente ad una differenza di qualità. Il personaggio parla diversamente, agisce diversamente, c'è sempre qualcosa che non sembra "giusto". Questo tipo di "riconoscibilità" del personaggio, la puoi ottenere solo avendo pochissimi autori (su Tex Willer, appunto, tolti 4 albi su 28 che sono praticamente dei fill-in, abbiamo avuto 1 sceneggiatore e 3 disegnatori...). Una volta c'era anche nella serie regolare di Tex Gigante, oggi non più. Vedi un personaggio che viene chiamato "tex" ma non sempre è riconoscibile, anzi a volte sembra proprio una persona totalmente diversa. Nell'ultimo anno sulla serie regolare abbiamo visto cinque sceneggiatori in 12 mesi (tu, Nizzi, Rauch, Ruju, Zamberletti) con un Tex che un mese chiede scusa in mutande, il mese dopo fa il tamarro, il mese dopo ha un senso dell'umorismo, il mese dopo di meno, il mese dopo di più... chi è Tex? Un minestrone. Con troppi cuochi. La mia speranza "impossibile" (perchè la faccio sapendo benissimo che ci sono un sacco di motivi per cui economicamente non conviene alla casa editrice): rendere Tex di nuovo riconoscibile. Separando i vari Tex, come hanno fatto con Dylan Dog e il pianeta dei Morti e Old Boy. Nizzi lo metti su una serie sua (il color, preferibilmente, così risparmio di più) dove ci sarà solo il suo tex mangione menefreghista fortunatissimo, e chi lo ama sarà contentissimo e sicuramente ne comprerà 3 copie di ciascuno per sostenerlo (che altrimenti, solo con i suoi fan a comprarlo, chiude...), molli il Maxi definitivamente a Ruju, il magazine ad altri sceneggiatori, ovviamente la serie regolare non potrai farla tu insieme alla Tex Willer, ma almeno aumenti la percentuale, e quindi la riconoscibilità. Tre-quattro minestre diverse dal sapore definito, invece di un minestrone misto in tutte (meno la Tex Willer...) (OK, a dirla tutta la mia vera speranza impossibile sarebbe che chiudessero tutte meno la regolare, il texone e Tex willer, con qualche maxi estemporaneo solo quando c'è una storia che proprio non si sa dome mettere....)
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  10. Sarà che l'ho letta a nove anni, ma a me La congiura piace sempre molto e proprio per quel tono di commedia avventurosa che veniva così bene a Nizzi quando era ancora in palla (vedi anche il texone Piombo rovente). Semmai dovresti dire "averci ancora un Nizzi così"...
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  11. È ovvio che i detrattori di Galep suonano (e suoni) sempre la stessa musica. In tanti anni impari a conoscerli. Vanno a vedere gli occhi strabici, gli sfondi e le proporzioni dei personaggi, ma allora dobbiamo fare le pulci a tutti? Sai quante belle scoperte che si farebbero. Che, ad esempio, il Monumentale Ticci non sappia disegnare le donne, lo diciamo? O forse, per questo, lo mettiamo in discussione dicendo che fa defecare? Eppure, una storia non è fatta solo di ambienti, dove Ticci è Maestro, ma anche di altro. Io ho parlato con persone che sono state a casa di Galleppini e hanno visto le tavole originali dei primissimi Tex e hanno parlato di miracolo. Perché in quei disegni abbozzati di fretta c'era TUTTO. E ci sono fior di professionisti che, ancora oggi, si meravigliano di come Galep abbia potuto fare certi tratteggi a mano così minuziosi nelle sue tavole e in tempi eroici del fumetto, tanto da non perdere la vista! E senza l'uso degli espedienti tecnici che ci sono oggi. Tu poi parli di collinette sarde. Dici che Galep è Dio, insomma fai ironia. Che il volto di Tex fatto da Galep è "da fesso", parli (e sei ripetitivo) su quanto ti faccia defecare (e no, tu non sei ironico come Virgin) e ancora credi di conoscere Galep ma non SAI nulla della sua produzione anni Trenta e Quaranta, però blateri lo stesso. Non hai ancora capito che a me non frega nulla del tuo parere su Galep (oltre al fatto che sei un quattordicenne finto. Certo, mentire in un forum non è reato, però perdi di credibilità, "ragazzo"), ma che tu voglia entrare nello specifico: "tutti sono superiori a lui, tranne solo lo studio Fernandez", e ti aspetti che non ti si risponda, è utopistico! Eh, caro mio, su! Perfino Boselli, che di solito non interviene nelle discussioni che riguardano i disegnatori per ovvi motivi (visto il suo ruolo di autore e curatore), ti ha detto che Galep, ancora oggi, darebbe punti a tutti (quindi ai vari professionisti che lavorano su Tex e che lui ben conosce), ma te niente. Te ne esci che dici la tua. Che sorpresa! Noi (io) diciamo la nostra. E io ho sempre pensato che le critiche, soprattutto se sprezzanti, vanno motivate con cognizione (vedi Diablero su Nizzi: puoi non essere d'accordo, però le argomentazioni lui le porta!), e allora continua pure a pensare quello che credi, ma se spari cavolate su Galleppini ti si risponde a muso duro. P.s. Stanotte ho rivisto i disegni di questa storia (Tra due bandiere) e li ho trovati buoni a dispetto della poca verosimiglianza storica ma, francamente, chi se ne importa!
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  12. TUTTE LE MIGLIORI STORIE DI TEX PER CENTINAIO 001 - 100 101 - 200 201 - 300 301 - 400 401 - 500 501 - 600 601 - 700 Il tranello Tra due bandiere I ribelli del Canada La taverna sul porto Il passato di Carson I Lupi Rossi Sei divise nella polvere La gola della morte Sulle piste del Nord Tucson La città corrotta Delitto nel porto Athabasca Lake Salt River La voce misteriosa Il figlio di Mefisto Il clan dei cubani Nelle paludi della Louisiana Cercatori di piste Colorado Belle Tombstone Epitaph Sangue Navajo Diablero Gli eroi di Devil Pass La leggenda della vecchia missione L'uomo senza passato Puerta del Diablo El Supremo Pueblo Bonito In nome della legge Il marchio di Satana Le rapide del Red River Gli invincibili Intrigo nel Klondike La stirpe dell'abisso New Orleans Terra Promessa Giungla crudele La congiura Bufera sulle montagne Morte nella nebbia Luna insanguinata Incubo San Francisco Il ritorno del Carnicero Sioux Il presagio Omicidio in Bourbon Street I Rangers di Lost valley Il passato di Tex Il laccio nero I delitti del lago ghiacciato L'uomo con la frusta Le colline dei Sioux Missouri Il segno di Yama Vendetta indiana Mingo il ribelle Il colonnello Watson La Tigre Nera La maschera dell'orrore La mano del morto Jethro Terrore sulla savana El Muerto Fuga da Anderville Furia Rossa La grande invasione Un ranger per nemico L'ombra del Maestro
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  13. Ho letto una storia di Tex. Frequento assiduamente il ranger da oltre mezzo secolo e ho attraversato con lui tutti i mutamenti legati alla diversa sensibilità artistica dei diversi autori che si sono avvicendati nel portare avanti una saga ormai settantennale. E così come è facile riconoscere i disegnatori dal tratto che li rende identificabili, con un po' di attenzione si riconosce anche lo stile narrativo dello sceneggiatore. Ognuno ha il suo modo di mettere in scena le vicende texiane e lo fa cercando ogni volta di dare il massimo per raccontare l'ennesimo tassello di una lunghissima serie. Lasciando perdere la retorica dell'autore che per tanti anni ha tirato da solo carretta e che grazie alla sua opera ha consentito di salvare la baracca mantenendo in sella Tex anche nei periodi più bui, lasciando perdere anche la classificazione evolutiva della bibliografia texiana di Nizzi, due volte sull'altare, due volte nella polvere, non tenendo conto dei motivi che possano aver condotto agli alti e bassi determinati da presunte crisi creative o addirittura di rigetto, fino al punto di arrivare a una volontà denigratoria che rasenta l'autolesionismo e limitandomi alle sensazioni indotte dalla lettura di questi due albi cerco di trarre una mia personalissima considerazione: ho letto una storia di Tex. Ho letto una storia di Tex nella quale non ho trovato nulla fuori posto. I quattro pards abituali chiamati in soccorso da uno degli storici pards occasionali. Tema classico di incipit delle vicende texiane fin dai tempi del creatore GLBonelli. Un lungo e faticoso viaggio affrontato dai nostri per raggiungere l'amico in difficoltà. Situazione altrettanto canonica e in questo contesto noi ci aspettiamo le lamentele del vecchio cammello, al punto che quando arrivano, inserite con millimetrica precisione dallo sceneggiatore esattamente nel punto in cui il lettore se lo aspetta, determinando il feedback gratificante (e lo sapevo che si sarebbe lamentato) piuttosto che lasciare inappagata l'aspettativa (ma come non si lamenta?) ci coglie la consapevolezza di essere in compagnia degli amici di sempre, dai quali sai in anticipo cosa ti diranno e raramente ti sbagli in una situazione di tale confidenza. E i dialoghi complici tra i pards con le schermaglie dialettiche che fanno parte della nostra conoscenza texiana, il nostro andare insieme a loro a consumare cos'altro se non la classica bistecca alta tre dita con relativa montagna di patatine, il consolidato gioco delle parti che vuole Carson sottostare alle prese in giro (che fanno tanto atmosfera rassicurante e familiarmente riconoscibilissima) rivestono la stessa funzione che i preliminari ricoprono in altre vicende (scusa eh, Dix). Spiegoni. Un tempo c'erano le didascalie che introducevano all'azione, ora nel corso della narrazione ci viene mostrato, talora con il solo disegno, talaltra con i testi esplicati nei balloon in forma di discorso riferito o di pensiero del protagonista ciò che sta succedendo. Il ricorso a questa tecnica non è ovviamente uguale da parte di tutti gli autori, ma c'è chi ha nel proprio pacchetto stilistico questa caratteristica più accentuata e una volta che sappiamo che è così ritengo superfluo rimarcare ad ogni storia di Nizzi o di Burattini su Zagor che ci sono troppi spiegoni. Scrivono così, punto, prendiamone atto e andiamo oltre. Quindi 50 tavole sprecate in spiegoni e siparietti? No piuttosto 50 tavole trascorse in piacevole compagnia, come quando vai con amici di una vita per il solo piacere di stare in compagnia, per discutere per l'ennesima volta dei soliti aspetti che fanno si che le ore trascorse con loro risultino appaganti. Poi la storia parte insieme alla Belle Star. I pards dormono della grossa? Tex fa la figura dell'imbecille in mutande? i sabotatori danno inizio indisturbati alla loro missione? Accidenti è un espediente per riempire le pagine! Si poteva risolvere tutto in poche tavole. Tex & co. scendevano dal treno, venivano informati del complotto ordito ai danni del giovane Pierre, andavano immediatamente da Jackson e lo costringevano a recedere dai suoi piani. Come dite? ah, le altre 200 tavole... Il burrascoso viaggio attraverso le insidie del grande fiume, gli assalti degli indiani cattivi che non mollano la preda peggio dei mastini affamati, i sobillatori bianchi che fino all'ultimo hanno reso la vita difficile al battello, costringendolo a una vera e propria odissea e tutto perchè i pards si erano addormentati e Tex andava in giro in mutande completamente disarmato! Gli indiani, e ci perdoni navajo warrior, vengono decimati dal preciso tiro dei pards, in scene ripetitive e assillanti che Mastantuono ha reso magnificamente con il suo tratto nervoso ed estremamente preciso, regalandoci una vastissima gamma di espressioni e fisionomie oltre a scenari cinematografici degni di un movimento di camera da premio oscar, facendoci rivivere l'angoscia dei momenti in cui pare non riuscire a venir fuori dai peggiori incubi ricorrenti. La conclusione. La Belle Star supera tutte le insidie del rocambolesco viaggio, Pierre porta a termine il suo viaggio inaugurale e il bieco affarista Jackson viene costretto da Tex a rinunciare definitivamente ai suoi ambiziosi progetti. Come ci aspettavamo dunque Tex risolve a modo suo ancora una volta la situazione nel migliore dei modi, con o senza mutande... Signori, non so voi, ma io ho letto una storia di Tex.
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  14. Guardate, con chi nega la pessima qualità delle storie di Nizzi post-400 non mi interessa discutere. Ho già dato. Per anni. Ogni singola volta, dimostrando, pagine e riferimenti alla mano, che avevo totalmente ragione. Ho discusso per anni su TWO, fino ad avere una certa nausea da Tex (e infatti mi sono dovuto "disintossicare" abbandonando per anni non solo le discussioni, ma anche la lettura di Tex), con gente che diceva che non era vero, Tex era assolutamente invincibile... in storie dove potevo citargli, pagina per pagina, dove veniva piccionato, dove veniva salvato da un bambino, dove provocava con la sua idiozia la morte di innocenti, dove peggiorava le cose, in storie dove se non sarebbe mai arrivato agli innocenti sarebbe andata meglio. Ho fatto un record una volta di elencare, in una storia di 2 albi, sette volte in cui Tex, disperato, era sul punto di frignare e veniva ogni volta salvato da un cavallo, da un tizio di passaggio, da un cane, dalla bontà dei suoi nemici, etc, e l'interlocutore continuava a negare l'evidenza e dire che non era vero, quello che era stampato in realtà non era stampato e non esisteva.,.. Non serve a niente e non voglio più rifare questo errore. Perchè una discussione abbia senso, deve basarsi su un linguaggio comune, e sull'osservazione dei dati di fatto. Discutere con chi nega dati di fatto, o chi legge "rosso" quando scrivo "nero", non ha alcun senso. In questi casi oggi dico semplicemente "abbiamo opinioni diverse su cos'è una bella storia, e su cosa rende un protagonista ridicolo o meno, non è un problema, io mi tengo la mia opinione e tu ti tieni la tua, basta che non ti metti a dire che dico sciocchezze che allora dati alla mano ti distruggo..." La cosa paradossale,... è che credo che Nizzi fosse MOLTO più frustrato di me su questa cosa. Non posso pretendere di conoscerlo, gli ho parlato meno di una mezza dozzina di volte nell'arco di vent'anni e solo un paio di esse per più di pochi minuti, dubito molto che si ricordi di me, ma nella (lunga, più di un ora) ultima conversazione che abbiamo avuto, quella volta a Reggio (una conversazione su toni molto tranquilli ed educati, mi interessava capire, non accusare...) ho avuto quasi l'impressione che gli facesse piacere parlare con qualcuno che LE NOTASSE, quelle cose. (nessuno lo teneva prigioniero, nessuno lo inseguiva, poteva andarsene in ogni momento, ho avuto l'impressione che comunque gli facesse piacere parlare di quelle cose, o almeno quella era l'impressione che mi dava, magari era solo cortesia. Comunque umanamente, come persona, mi ha sempre dato una buona impressione, è come autore che lo critico...) Come dicevo, se si va a guardare, oggettivamente, cosa accade nelle storie, Tex viene mostrato come imbelle e sconfitto già nelle storie post-400. Cosa cambia nelle successive? Il fatto che la cosa è, via via, sempre più plateale. Evidente. Sfacciata. Come se Nizzi, frustrato, dicesse "ma come è possibile che non se ne accorgano?" E esagerasse sempre di più, rendendo la cosa sempre più evidente anche al lettore più distratto. E rimanendo comunque frustrato perchè molti, fino alla fine, non se ne accorgevano. Io credo che un autore di fumetti prima di tutto voglia essere letto. Certo, anche essere pagato immagino sia molto importante ( ) ma se ti interessa solo la paga ci sono immagino un sacco di altri mestieri paganti, senza avere a che fare tutti i giorni con editori, disegnatori, lettori, etc.. Credo che quindi sia ESTREMAMENTE frustrante rendersi conto che i lettori... non capiscono le tue storie. Nizzi per anni ha continuamente "alzato l'asticella" delle "provocazioni" al lettore, arrivando a SOTTOLINEARLE NEI DIALOGHI PERCHÈ FOSSERO CHIARISSIME. (tutti sono capaci di far sfuggire un tizio a Tex. Ma non tutti fanno prima dire a Tex "tranquillo, lo catturerò subito, non mi sfuggirà o non mi chiamo più Tex Willer" e subito dopo "ops, mi è sfuggito!"... e quindi adesso come ti chiami? (per rendere la cosa evidente, davvero, anche al lettore più distratto e superficiale). Poi se questo autore trova recensione delle sue storie online dove dicono "Tex è come sempre invincibile in questa storia, non gli sfugge proprio nessuno"... come deve sentirsi? Davvero, ad un certo punto deve avere uno scoramento incredibile, "posso scrivere quello che mi pare, tanto non lo leggono..." Questo scoramento, questo sì, si vede sempre più con l'avanzare delle storie. Nelle soluzioni sempre più banali e scontate, negli intrecci semplificati al massimo... alla fine, Nizzi davvero credo abbia perso ogni fiducia nelle capacità del lettore (sono passati anni, quindi potrei ricordare male, ma quando mi ha detto "dalla casa editrice non mi hanno mai segnalato proteste dai lettori", non lo dicesse con orgoglio, ma bensì con un certo scoramento...). Nizzi non ha smesso di scrivere Tex perchè ha appeso la penna al chiodo o perchè si è messo a coltivare gardenie, si è messo a scrivere ROMANZI..., quindi non aveva perso la voglia o la capacità di scrivere, era proprio di Tex, e di quella situazione, che non ne poteva più Basta pensare ad una storia tipo "i fucili di Shannon", dove Nizzi GIÀ nel corso della storia ridicolizza Tex a tutto spiano ("tranquillo ragazzino che non vuoi venire perchè hai paura che ti facciano del male, sei con Tex Willer, garantisco io che non ti faranno niente!.... ...oddio oddio me l'avete rapito da sotto al naso, cosa faro adesso, ma chi mai ha potuto essere cosi scemo da mettere in pericolo un bambino?"), e dove GIÀ nella sua sceneggiatura l'inutile Tex non combina niente ed è un vecchietto a salvare lui e il bambino... ....e l'editore gli chiede un cambio alla storia. Dici "gli farà cambiare una di quelle scene dove viene ridicolizzato?". NO! Gli fa cambiare L'UNICA cosa vagamente "texiana", il fatto che Tex alla fine lasci andare il vecchietto. Per Sergio Bonelli bisogna bere l'amaro calice fino in fondo, L'UNICA cosa Texiana va tolta, e Tex deve essere presentato nel finale come uno sbirro ottuso, e fare arrestare la persona che ha risolto il problema al suo posto... ...e capisci perchè, da una parte, Nizzi sia stato lasciato lì 15 anni, e perchè l'editore non si lamentava delle nizzate, nonostante la crescente frustrazione dello stesso Nizzi... Beh, di questo ne abbiamo discusso abbondantemente ai vecchi tempi su TWO, e sai che sono in gran parte d'accordo con te: il Tex "sbirro ottuso incapace" nasce con Nolitta (e davvero è una cosa incredibile, che l'editore che mandava in edicola Tex da decenni, ne avesse un immagine così "strana" e rovesciata come quella che descrive in "Mingo il ribelle". Credo che Nolitta sia stato anche forse il principale "lettore proiettante", che proiettava sulle storie i suoi preconcetti senza davvero vederle, e così come oggi diversi lettori leggono le vecchie storie di Nizzi dove Tex fallisce e si slaccia il cinturone davanti a tutti come "un tex invincibile", Nolitta leggeva le storie di suo padre e ci vedeva un Tex sbirro che girava con le manette...) E, per essere chiari: alla fine l'editore è sempre il responsabile finale di quello che pubblica. Ogni singola Nizzata è prima di tutto responsabilità di Bonelli che l'ha pubblicata (e quando voleva rendere Tex ancora più sbirro ottuso le modifiche le imponeva, tipo nel finale dei fucili di Shannon, quindi se voleva avrebbe potuto togliere anche tutte le figuracce, e non l'ha mai fatto) Quindi, quando critico le storie di Nizzi, se non aggiungo "e pubblicate da Bonelli" è solo per brevità, a fare quello scempio sono stati minimo in due... Ma a parte le responsabilità come editore, perchè non c'è la stessa percezione di Nolitta come AUTORE? Per me si riallaccia al discorso che ho fatto prima sul fatto che gli ultimi 15-20 anni di Nizzi su Tex NON SONO UNA COSA "NORMALE" nell'editoria, e anzi sono una cosa unica al mondo. Non conosco altri casi in cui un autore così palesemente inadatto (a quel punto, dopo la crisi... e già la crisi non era un segnale sufficiente?), che stava facendo calare le vendite e infuriare i lettori (e so che, anche se poi magari non lo dicevano a Nizzi, la Bonelli di lettere di protesta ne riceveva tante...). Questa "anormalità", il fatto che per anni il nome "Nizzi" nel colophon provocava crisi di sconforto ai lettori, ha reso "Nizzi" quasi più l'emblema di questa assurdità che non il nome di una persona. Nolitta, per quanto palesemente inadatto a Tex, come autore è stato più "passeggero". Quante storie ha scritto? Se escludiamo il suo ritorno forzato durante la crisi di Nizzi per "tappare il buco", mi pare che ne abbia scritte non più di una quindicina, in un breve periodo dal 1976 al 1983, e anche li in un certo senso "tappava un buco" provocato dal declino del padre, e prima dell'arrivo di Nizzi. Non era mai stato nominato "degno erede", non ha mai monopolizzato la testata per anni fra le proteste. (e, soprattutto, anche se le sue erano storie anche più anti-texiane di quelle di Nizzi... erano comunque belle storie. "il giudice maddox" se al posto di Tex ci metto uno sbirro ottuso anonimo è una bella storia). Se quindi lo valutiamo SOLO come autore, Nolitta è stato semplicemente "un bravo autore totalmente inadatto a Tex", come ce ne possono essere stati tanti altri. In realtà, i lettori non sono tanto "talebani" come sostengono gli aziendalisti ad oltranza. Sopportano tranquillamente anche un autore inadatto per un breve periodo (vedi qualcuno bruciare Faraci in effige?), e se Nizzi fosse stato sostituito dopo un periodo più "normale" di pochi anni di storie scarse, oggi non ci sarebbe questo livore. È stata l'assurdità e la totale anormalità di quel tempo lunghissimo che ha fatto tutti questi danni, non solo a Tex ma anche alla reputazione di Nizzi (che se avesse potuto andarsene a fare Nick Raider subito dopo la sua crisi, oggi sarebbe acclamato come uno dei più grandi autori texiani...) Credo che più che di una "rivalutazione delle sue storie" (che, se fosse onesta e consistesse nel rileggersi le storie fra il 400 e il 500, per me non potrebbe che PEGGIORARE il giudizio sulle sue storie), Nizzi oggi abbia bisogno dell'oblio su quel periodo assurdo e "strano": non è stato un periodo normale, per mille ragioni Nizzi non era sicuramente in uno stato psicologico o ambientale adatto. La cosa più benevola che si può fare oggi per me è tirare una riga e dire "OK, sarà difficile superare certi vecchi traumi, ma faccio lo sforzo e cerco di giudicare le tue nuove storie senza preconcetti, e vediamo come sono..."
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  15. Fuga da Anderville è un capolavoro. Alla prima lettura, all'ultima, durante, dopo cent'anni di Nizzi e trenta di Boselli e dieci di Ruju e una spolverata di Faraci. Walcott non frega Tex, ma i suoi nipoti. Tex non può nulla né può sospettare nulla: ciò che il vecchio zio fa è talmente contronatura che nessuno potrebbe sospettarlo, e le urla di Tex a fine storia non sono gli strilli di uno sconfitto; è la rabbia che prorompe davanti a tanta mostruosità. Perché lo zio è un mostro, anche se un mostro che tiene sulla sua scrivania il ritratto di quei suoi due nipoti schierati su fronti opposti nella carneficina americana. Non c'è un Tex piccione, come d'altronde tu stesso dici. C'è solo una grande storia di Tex e una fenomenale storia western.
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  16. Qualche anno fa, per il Tex Magazine, scrissi un dettagliato articolo sulla nascita e la storia dei Texoni (fino a quello di Rotundo).Il progetto Texone nasce dalla concomitanza di due o tre fattori: a) le tavole di Buzzelli che giacevano nel cassetto della scrivania da tre anni senza possibilità di poterle utilizzare per la serie regolare; b) i festeggiamenti per i primi quarant'anni di Tex; c) il travolgente successo del Texone appena pubblicato ( 50000 copie spazzate via dalle edicole in un attimo; la necessità di ristamparlo un'altra volta (altre 100000 copie volatilizzate in un baleno) e quindi il doverlo ristampare nel giro di poche settimane una terza volta (altre 100000 copie) che furono appena sufficienti; d) il desiderio non certo inconfessato di Sergio Bonerlli di arruolare nello staff di Tex i grandi nomi del comicdom europeo e sudamericano (ma badate bene era dagli anni '60 che ci provava senza successo). Nell'estate 1988, quando appare chiaro che l'idea di pubblicare una collana di Giganti con disegni di artisti ospiti è vincente, cioè solo di fronte a queste vendite imponenti, matura realmente questa certezza (se Buzzelli avesse fallito la prova edicola, picche che avremmo avuto altri Texoni). Sergio e Canzio hanno un bel problema! Quale texone pubblicare l'anno dopo nel 1989 visto che non ce n'è nemmeno uno in lavorazione ? Niente infatti era stato programmato a livello di serializzazione della nuova collana. Sergio e Decio hanno per fortuna l'asso nella manica: c'è Alberto Giolitti che da qualche anno sta lavorando su una storia della serie regolare sceneggiata da Nizzi e che dovrebbe estendersi su circa tre albi. Giolitti è il nome giusto: artista di fama internazionale, al suo debutto su Tex (o quasi), il suo Tex ha fattezzze da "Texone", le pagine saranno sicuramente pronte per l'estate 1989. Tombola! Decio chiama subito Claudio Nizzi che si trova al mare ( siamo ancora nell' estate 1988, come vi dicevo ): "Claudio puoi ridurre la lunghezza della storia di Giolitti alle canoniche 224 pagine del Texone ?" Nizzi risponde: "Peste! dovrò dargli una bella sforbiciata, ma ci provo!". Il problema, se ce n'era uno, era proprio dato dal fatto che la storia di Nizzi non potesse adattarsi al nuovo formato proprio per la sua lunghezza. Nizzi la risolve facendo rientrare la sua sceneggiatura in 226 pagine, cioè appena due in più di quella di Buzzelli. Se per il 1989 il problema è risolto, nell'autunno 1988 si pone il problema del Texone del 1990, il terzo. Questa volta non c'è una storia "alla Giolitti" che potrebbe andare bene anche per il Texone. E' vero che Sergio si è dato da fare arruolando a novembre un celebre nome del panoma fumettistico italiano, parliamo di Magnus, ma è vero che il suo Texone (il primo che nasce in effetti programmato per la nuova serie) non sarà ottimisticamente pronto prima del 1992. E su Magnus, in redazione, sono in molti a nutrire dei dubbi e già si scommette che non andrà oltre le 50 tavole. Un numero imprecisato di artisti di fama internazionale, nel frattempo, hanno declinato le offerte di Sergio: troppi impegni, troppo gravose le 224 pagine da disegnare. Insomma c'è tanto entusiasmo in via Buonarroti, ma in quegli ultimi mesi dell'anno (1988) non si sa proprio che pesci prendere. Davanti ai tanti no, si fa avanti l'idea di far realizzare un albo speciale a Galleppini. Per una serie di motivi: a) E' il papà di Tex e il suo sarà, nella nuova serie, un numero speciale, un omaggio; b) Galleppini si è fatto avanti lui stesso: è smanioso di provare il nuovo formato gigante; c) E' forse l'unico all'interno dello staff capace di disegnare 224 pagine nell'arco di circa un anno e mezzo. Il problema del Texone del 1990, siamo nei primi mesi dell''anno 1989 è, si può dire, risolto: ai lettori farà piacere ritrovare il classico tratto di Galep anche nella nuova collana. Ma in redazione si è sempre di corsa, più indaffarati che mai. Se infatti, come detto, Sergio punta su Magnus, è vero che il suo Texone resta programmato solo per il 1992. Che fare dunque per il giugno 1991 ? Sergio si guarda da una parte e dall'altra e non vede nessuno disposto ad accettare l'incombenza delle 224 tavole del fumetto più popolare d'Italia. I mesi passano lentamente senza che realmente si affacci una possibilità concreta e si comincia a disperare (servono almeno due anni per disegnarlo!). Arriviamo così al maggio 1989. Con Zaniboni, storica firma di Diabolik, Sergio ci aveva INUTILMENTE già provato nel lontano 1977. Ma sono passati più di dieci anni, l'artista si trova libero, ha appena cambiato casa e ora si trova a vivere vicino a un maneggio di cavalli ( i cavalli, come già anche Magnus, sono il suo punto debole). "Ma dai, dice Sergio, ti faccio scrivere da Nizzi una storia cittadina, senza o con pochi cavalli". Il nome di Nizzi è un altro motivo per tentare Zaniboni, che con lui ha già lavorato più di dieci anni prima sulle pagine del Giornalino. Il Texone di Zaniboni parte dunque in extremis quell'estate: c'è il problema dei tempi stretti (e dagli!) ma lui ha trovato un sistema: disegna solo le matite molto ben definite e inchiostra gli spazi neri direttamente sulle fotocopie, ciò che gli permette di velocizzare sensibilmente i tempi. Il suo Texone sarà ifatti pubblicato senza patemi nel giugno 1991, due anni dopo. Pensate che le preoccupazioni di Sergio siano finite e che il Texone abbia superato le difficoltà iniziali? Se la risposta è si, state sbagliando e di molto anche. Magnus, ah Magnus, croce e delizia, si è trasferito nell'eremo di Castel del Rio e sta disegnando lentamente le sue prime tavole del suo Tex con uno stile unico e grandioso. Sergio guarda sconsolato il mobile in cui sono accatastate le tavole già pronte ricevute dai vari disegnatori e capisce che Magnus non ce la farà mai ( se mai ce la farà) a terminare per il giugno 1992. Prende il telefono e gli chiede di rinunciare a tutte le preziosità del suo stile, in redazione non possono permettersi il capolavoro se questo non è consegnato nei tempi. Magnus risponde picche. Sergio si arrabbia. Alla fine, con gli anni che passeranno inesorabili tanto da far mettere questo texone fuori dalla scaletta, i due litigheranno anche seriamente per riappacificarsi solo qualche anno prima della pubblicazione. Sergio ha di nuovo il problema del texone 1992, esattamente come ce l'aveva del texone 1991. Come diavolo trovare un nuovo Zaniboni disponibile ? Siamo nell'estate (o autunno) del 1989, l'editore è in vacanza in Francia a Parigi, dove vive un certo Victor De La Fuente. Inutile dire che una proposta, una decina di anni prima, Sergio l'aveva fatta inutilmente anche a lui. Questa volta però, complice anche la cordiale atmosfera di un ristorantino sulla Senna e una buona bottiglia di Beaujolais, l'artista spagnolo cede alle richieste e dice di si! Sergio gli ha mostrato qualche soggetto e lui ne ha scelto uno prettamente western con le calde atmosfere del sud-ovest ma - qui possiamo farci una risata - l'editore gi impone di finirlo in tempi strettissimi, marchiato a fuoco, forse, dalla sua recente esperienza con Magnus e temendo una certa inaffidabilità nell' artista spagnolo che vive all'estero ed è fuori dal suo diretto controllo. Ha bisogno di tempi certi, Sergio, non possiamo dargli torto, altrimenti non riuscirà a garantire l'uscita in edicola per il Texone del 1992. De la Fuente, contro tutte le previsioni, porta a Milano le ultime tavole di "Fiamme sull'Arizona" nel mese di luglio 1991, cioè esattamente un anno prima della sua pubblicazione (diffida delle poste e teme che le tavole vadano perdute, per questo si è sobbarcato periodici viaggi nel nord Italia). L'artista si lamenta però moltissimo proprio per i tempi strettissimi, che non gli hanno permesso di curare la sua opera nei minimi dettagli. Sergio è contento lo stesso e lo premia assumendolo in pianta stabile sulla serie regolare! Il problema opposto presenta invece Victor Hugo Arias. Qui non posso essere preciso con i tempi, però diciamo che la fine del 1989 o il 1990, dovrebbe essere la collocazione ideale per situare il suo reclutamento per il Texone. Nizzi ha pronta per lui una sceneggiatura (che non leggeremo mai) con una classica storia western, il disegnatore argentino ha iniziato a lavorarci, il suo texone dovrebbe essere il settimo o l'ottavo, programmato per il 1993 o il 1994 (c'è infatti, nel corso del 1990, anche il reclutamento di Carlo Raffaele Marcello, appena ritornato dalla Francia), ma le prime tavole sono bocciate per insufficienza artistica (temiamo un caso Lito Fernandez ante litteram). Sergio, in questo caso è inflessibile, la storia gli è subito ritirata e tutti se ne dimenticano, persino Nizzi, che usera solo alcuni anni dopo alcune scene per la sua "Topeka". Quello che viene dopo, chi non l'ha ancora fatto, può leggerlo nella pagine del 14° numero della nostra rivista. Per quanto mi riguarda, spero con queste righe di avervi dato una piena idea su quellla che fu l'avventurosa nascita di questa collana. Oggi si può differire il Texone di Villa di quattro mesi, pensate voi, come sono cambiati i tempi!
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  17. Carlo, però qui stai facendo un gran calderone di cose molto diverse. La cosa davvero "bella" dell'uso degli incontri fra supereroi nei primi albi Marvel era proprio il fatto che NON ERANO crossover. il tipico "cross-over" come viene fatto in Bonelli (albo speciale con i due protagonisti, di solito descritti totalmente ingessati e con la sc**a in c**o per non offendere i lettori abituali, impegnati in trame banalotte in cui la maggiore difficoltà è pesare con il bilancino il loro contributo - e questa descrizione per me calza perfettamente ai Dylan Dog - Martin Mystere e successivi) è molto più "vecchio", e nasce negli anni 30 con i primi incontri della Justice Society, credo. E, come i crossover Bonelli, erano meri stunt pubblicitari, ignorati nelle continuity dei rispettivi albi. La Marvel lanciò qualcosa di diverso: l'incontro casuale, di passaggio. Doctor Strange o Devil che fanno una capatina in un avventura dei fantastici quattro, senza fare un vero e proprio crossover, ma per dare l'impressione di un mondo in cui tutti i personaggi vivono. E soprattutto... usare quei "cameo" dandogli un senso nella trama! Per esempio nei primi Uomo Ragno, l'uso della Torcia umana serve proprio come "confronto" la superstar giovane esponente di una famiglia di supereroi, amato dalle ragazze e pieno di soldi, con Peter che deve nascondere i suoi poteri. Non esiste e non può esistere un corrispettivo Bonelli (con l'eccezione forse di possibili comparsate di Legs in Nathan Never e viceversa) perchè i personaggi Bonelli NON fanno parte di un unico universo (puoi fare tutti i crossover che vuoi e puoi sgolarti quanto di pare a dichiararlo in piazza a Lucca, ma la cosa è EVIDENTE: gli universi che abitano hanno toni, stili, caratteristiche totalmente diversi. Non sono tutti disegnati da Jack Kirby, non hanno le stesse leggi che regolano non solo il sovrannaturale, ma nemmeno il karma e la giustizia. Metterli POI, a POSTERIORI, in uno stesso universo è una FORZATURA più che evidente. E infatti quando li metti insieme, si nota subito...) E quel che è peggio, le motivazioni attuali di quasi tutti i crossover Bonelli sono legate ad un concetto che ha già ucciso il fumetto supereroistico Marvel e DC: L'EVENTO. Quando una serie TV getta al vento ogni logica, ogni straccio di dignità, e chiede solo di essere chiusa prima di sputtanarsi al punto di far dimenticare ciò che di buono aveva in precedenza, si dice che "ha saltato lo squalo" (citazione da una precisa puntata di Happy Days). La politica editoriale di Marvel e DC, da decenni ormai, prevede espressamente di far saltare lo squalo ad ogni testata il più spesso possibile, per poterlo annunciare prima (tipo gli articoli di giornale prima di DD 399, ma anche negli USA prima della morte di superman). Questa non è la prosecuzione dell'approccio di Lee e Kirtby: ne è l'assoluta negazione. Invece di COSTRUIRE un universo fatto da storie, di DECOSTRUISCONO le storie impedendo qualunque sviluppo razionale, per piazzare assurdi "eventi" spacca-universo. Questa politica negli USA è stata adottata perchè a breve termine faceva aumentare gli incassi, e all'epoca a dirigere la Marvel c'erano veri e propri squali che volevano letteralmente prendere i soldi e scappare (infatti è scappato ed è tutt'ora ricercato). Quanto venderebbe il prossimo numero di Tex se si annunciasse prima che in quel numero Tex bacia kit Carson? E se nel numero successivo Kit Willer muore, ucciso da Tiger? E se nel numero successivo si scopre che Tiger in realtà è un robot di Hellingen, messo lì per aiutare Mefisto? Se nel numero successivo si scoprisse che Kit Carson in realtà è il suo clone, e il vero Carson è ancora prigioniero di Mefisto dai tempi della Gola della Morte? E se dal numero successivo si cominciasse a smontare tutto, facendo tornare il vero Carson che si è sostituito al suo clone per ingannare mefisto fingendosi un clone? E se si prendesse il vero Tiger Jack da un universo alternativo, che ha le memorie di un Tiger Jack che ha vissuto davvero quelle avventure? Se si scoprisse che kit Willer non è morto ma è tornato indietro nel tempo a trent'anni prima, ma ha ucciso per sbaglio Coffin e ha cambiato tutta la storia futura? E questo mese dopo mese, numero dopo numero, OGNI MESE, per trent'anni, ogni volta pubblicizzandolo prima sui giornali? l'effetto è che ogni volta ha sempre meno effetto, e i lettori si stufano,e se ne vanno. A quel punto non hai scampo. Ti comprano solo quelli che vanno in cerca di quei "colpi di scena" ridicoli, i lettori che tenevano al personaggio sono spariti. Se continui, vai incontro al calo continuo e inarrestabile delle vendite. Se smetti, fallisci il mese dopo (perchè i vecchi lettori se ne sono già andati e ti servono gli eventi continui per sopravvivere). Così i fumetti Marvel e DC hanno saltato lo squalo, centinaia di volte, piroettando con un intero branco di squali per decenni, perdendo qualunque senso e logica, e perdendo quasi tutti i lettori. Attualmente sono due case editrici che sono morti che camminano, con vendite ridicole rispetto a quelle che avevano prima che prendessero quella piega, che sarebbero state già chiuse da tempo se non avessero ancora i guadagni da film e telefilm. Hanno elevato "l'EVENTO" come stella polare che li guida, abbandonando la caratterizzazione, la coerenza, e qualunque buon senso, oggi sono buoni solo come ottimi esempi di come NON si fanno fumetti! E l'attuale dirigenza Bonelli ne è innamorata, sembrano tutti far parte del manipolo di "infoiati sAgaioli" che adora tutti questi ripetuti salti di squali, e sembrano quasi vergognarsi di essere legati a fumetti che hanno una storia di trame coerenti e sviluppi sensati... è chiarissimo che vorrebbero tantissimo essere la Marvel (li immagino singhiozzare di fronte a Tex, che vende 170.000 copie, chiedendosi "ma perchè invece di questo vecchiume noi non pubblichiamo Batman?" (che venderà 3.000 copie a dir molto in Italia) Il problema non è far sposare Dylan Dog. il problema è "lo fai perchè è una cosa sensata, coerente con lo sviluppo del personaggio, o lo fai perchè è un EVENTO e se lo fai ci saranno gli articoli su repubblica, la gente ne parlerà un sacco, ed è una bellissima maniera di vendere fumetti, così diventiamo fighi come la Marvel?" Credo che tutti sappiamo la risposta, no?
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  18. Finalmente, tra mille ritagli di tempo, sono riuscito ad ultimare la mia mini-mini storia a sfondo umoristico...Tex in compagnia del suo inseparabile Pard Kit Carson... buona lettura (anche se breve)
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  19. REGOLAMENTO Il regolamento che - rammentiamo - avete accettato al momento dell'iscrizione esprime anche il dovere di tener conto delle regole specifiche interne e delle regole che vedete qui di seguito elencate, così come delle sue opportune modifiche! Relazioni Utenti - Forum Prima di avviare nuove discussioni, accertarsi che non ne esistano già di dedicate a quell'argomento; a tal fine si può utilizzare il pulsante "Cerca", utile per tutte le aree del forum. Ogni discussione dev'essere in primo luogo un contributo alla crescita del forum: ciascuno è libero, e anzi incoraggiato, ad esprimere il proprio parere nei confronti di una storia o di un autore/disegnatore, lasciando un commento personale che non può che essere soggettivo, ma sempre nel rispetto dei gusti e delle opinioni di chi apprezza o ammira quel particolare testo o scrittore ed in generale del presente regolamento. 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Evitare di postare messaggi nella medesima discussione in intervalli troppo brevi (avete tempo 5 minuti - per utenti e cowboy/girl, di più per gli altri gruppi - da quando avete postato il vostro messaggio per modificarlo, al che per poter anche aggiungere qualcosa che avevate dimenticato). I moderatori che uniranno i vostri messaggi provvederanno anche a rivalutare il vostro contatore dei messaggi! L'OT (off topic) è accettato nelle aree di minor impegno, ed assolutamente non permesso nelle aree di Tex salvo se esse permetteranno d'aprire una nuova discussione sensata, come complemento di quella nella quale ci si è permessi tale OT, il quale risulterà essere quindi parzialmente ON. Nota 1: esempio di messaggi definibili SPAM "Questa storia è bellissima/bruttissima." (motivazione: io, semplice lettore esterno, non ho nessuna possibilità di capire il motivo; semplice impressione di colui che ha scritto il giudizio, e magari della prima storia che ha letto? Oppure è in relazione ai disegni? O è la trama che l'ha portato a quel dato giudizio? E perchè?) "Voto 1/2/3/4/...". Secondo me si poteva fare meglio" (motivazione: cosa avrebbe cambiato l'autore di questo messaggio? Quali erano le sue idee?) "Le mie critiche erano rivolte ad alcuni numeri un po' deludenti" (motivazione: quali? Sarebbe interessante saperlo, in quanto potrebbe anche aiutare a stilare un'eventuale lista delle preferenze) Altri esempi potranno esser inseriti man mano... Nota 2: Sanzioni. Tali messaggi spam definiti nella nota 1 verranno o cancellati o "censurati" ed il contatore dei messaggi per il singolo utente verrà rivisto in base alle modifiche! Nel caso di SPAM / OT troppo presenti: 1a ammonizione: nessuna sanzione reale. Non verranno ammesse repliche o discussioni nella discussione ove sia presente l'intervento di moderazione. Esse potranno esser fatte nell'apposita discussione: Chiarimenti tra utenti e staff. I moderatori potranno cancellare queste ripicche al fine di tener pulito il forum. 2a ammonizione: l'utente verrà allontanato per 1 settimana 3a ammonizione: allontanamento di un mese 4a ammonizione: allontanamento definitivo Relazioni Utenti - Utenti Niente ripicche pubbliche tra utenti. Per eventuali problemi ci sono i messaggi privati, validi anche per contattare le "alte sfere" o nella discussione Chiarimenti tra utenti e staff. I messaggi contenenti tali interventi subiranno la stessa fine che quelli contenenti OT e/o SPAM, e gli autori le medesime sanzioni. Qual'ora voleste chiarimenti ad un atto di moderazione non fatelo nel thread dove il moderatore ha agito ma sotto Mi piacerebbe aver chiarimenti... Rammentiamo inoltre che i messaggi postati in tale forum sono di carattere personale (se ciò non fosse il caso leggere il punto riguardante il copyright), ciò esclude a priori una eventuale responsabilità di amministratori e moderatori, così come implica il rispetto delle idee altrui: Esempio: "Secondo me l'autore X non sà scrivere". Per l'autore di tale messaggio sarà così, e forse per un altro no... essendo un'opinione dunque... rispettatela! Relazioni Utenti - Membri Staff (aggiunta del 06.02.2009) Sino ad oggi i membri staff non erano "tutelati" dalla mancanza di rispetto nei loro confronti ed ancor meno vengono presi seriamente gli inviti a rispettare il regolamento. Avendo ciò creato alcuni problemi, questo forum si vede costretto ad inserire una regola in tal senso: Chiunque oserà mancare di rispetto o sfidare pubblicamente un membro dello staff od una sua decisione, si vedrà preclusa la facoltà di accedere al forum per un periodo minimo di due settimane. Questo forum non vuol certamente essere un covo di dittatori, ciò significa che per i chiarimenti avete la possibilità di usufruire della sezione Chiarimenti tra utenti e staff. Chiunque potrà chiedere nella discussione Mi piacerebbe aver chiarimenti... di parlare privatamente (con la mia supervisione al fine di garantire imparzialità e toni corretti) con un utente. Sia un membro dello staff con un utente "problematico" che un utente con un membro staff "troppo rigido/incomprensivo/...." Relazioni Utenti - Autori di Tex presenti nel forum a ) Gli autori sono ospiti speciali del forum (V. I. P. ). Sono moderatori delle loro sezioni personali e sono liberi di rispondere o meno alle domande dei lettori in base al tempo che hanno a disposizione (non vige alcun obbligo in merito a loro interventi). b ) Nelle altre sezioni del forum gli autori partecipano come utenti V. I. P. e si impegnano a rispettare le norme di comportamento esplicitate nel presente regolamento. c ) E' ammessa una sana, leale, lecita critica nei confronti degli autori e della loro opera creativa. La critica può essere espressa in termini anche duri, ma non deve essere mai gratuita, sleale, offensiva o colpevolmente indisponente. Gli utenti hanno il diritto di esprimere le loro opinioni alle storie rammentandosi che dietro ad ogni albo c'è lavoro e tempo e che esiste un legame tra l'autore e l'opera. 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Gli utenti che con il loro comportamento provocatorio sono invece assimilabili a fomentatori di polemica nei confronti degli autori incorrono in un ban definitivo. Relazioni Forum - Copyright L'utente che volesse postare del materiale protetto da copyright è invitato a farlo con parole proprie. Se tuttavia ciò non fosse possibile, è richiesta la segnalazione seguente: Copyright: tutti i dati in possesso (Autore, data, pubblicazione con dati correlati) SPOILER L'utilizzo degli spoiler è auspicabile per le frasi che rivelano parti importanti della storia. Essi sono però anche "interruzioni" nella lettura lineare dei post. Ciò significa che se ci sono 3 o più spoiler, è consigliabile inserire tutto il commento sotto uno spoiler unico: in questo modo un lettore saprà già che leggendo quell'intervento potrà venir a scoprire molte parti importanti. 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  20. Infatti è come un jack-in-the-box, un pupazzetto a molla che esce da una scatola per spaventare i bambini (o gli ingenui). Un bluff insomma. E credo che il finale "fiacco" sia voluto da Manfredi, o perlomeno lo sceneggiatore di sicuro è consapevole della magra figura che sta facendo fare al tanto temuto killer, visto che nel duello finale fa dire a Tex: "non ti facevo così pappamolla Jack", "fatti sotto pagliaccio", "anche come tiratore non vali un granché", "sei una vera delusione Jack", "sei prevedibile". Insomma, tutti si aspettavano un trucco, un colpo di scena, qualcosa di imprevisto e invece Jack-in-the -box (che spara male e fa a pugni anche peggio) tira fuori un banale coltello, che Tex neutralizza in un secondo. Viene il sospetto che Manfredi, più che per carenza di fantasia, abbia scelto di "sgonfiare" il cattivone nel finale, trasformandolo, appunto, in un bluff, in uno spauracchio, in un babau tutto fumo niente arrosto. E d'altra parte in Tex questo sta diventando ultimamente un tema ricorrente: pistoleri infallibili che si rivelano scarsissimi, feroci capi indiani ribelli che in realtà sono vigliacchi e incapaci, terribili tribù o sette sanguinarie che vengono sgominate in quattro e quattr'otto, sicari senza scrupoli o guerrieri irriducibili che vengono ammorbiditi con appena due sberle... Non ci sono più i cattivi di una volta, verrebbe da dire! Manfredi però, in questo caso, credo lo faccia apposta. Sarà un segno dei tempi? Uno specchio - inconsapevole - della nostra società dove i personaggi mediatici (di qualunque tipo) sono spesso palloni gonfiati che piano piano si afflosciano miseramente...? Persone sopravvalutate grazie a una fama abilmente alimentata ma immeritata, di cui dopo un po' si scopre l'inconsistenza? P.S.: Se non ho letto male il topic dei compleanni: auguri per i 33!
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  21. Eravamo palesemente of topic. Pur non piacendomi per nulla il tono Magistrale che stai usando ultimamente (lascai stare Giovenale, per cortesia ;-), personalmente preferisco Plauto) ti sono grato per aver creato questa nuova discussione. e ora imbracciamo le colt bene. mi tocca obtorto collo fare pre l'ennesima volta l'avvocato difensore di Nizzi (per quello c'è comunque il mio concittadino Guarino, che vorrei ogni tanto vedere prendere posizione sul forum) Vastità selvagge e civiltà sono presenti in tutte le storie indiane di Nizzi. Da le Colline del Vento fino alle storie indiane più recenti. Tex è monumentale, agisce da Capo popolo e si scontra a più riprese con l'Esercito, "fottendosene" delle divise e dei gradi e dei titoli (un senatore che svolazza fuori dalla finestra di un forte) Uomo e comunità: Piombo Rovente è una classicissima storia Western, con il quartetto alle prese con il potente di turmo, lo sceriffo nei guai e una comunità da aiutare. uomo fuori dalla comunità: Tex nella lettera Bruciata, "VENI VIDI VICI"...da solo arriva, sconfigge il cattivo, aiutato da una simpatica battona da saloon...a me ricorda molto vagamente come topos quello de il "Cavaliere della valle solitaria"...ovviamente quel fil è un capolavoro, questa storia no. ho citato a naso, ma gli esempi sono molti di più non sono d'accordo, e li ho letti tutti. Premesso che se vogliamo è molto stereotipato il personaggio di Larry (il Monco), le ambientazioni sono suggestive e i canoni western ben presenti. Cercatori d'oro, Greasers, Messicani, Apache,...c'è di tutto. Ovvio che non si può morire in Larry.c'è un elemnto giallo? in parte si, c'è la sorpresa svelata nel finale...in dodici pagine condensate per altro. si, ma ti ricordo che una bonomia di fondo esiste anche in molti western classici...i personaggi macchiettistici non li ha inventati Nizzi nel western, ma ci sono in John Ford, in Howard Hawks, persino in Sergio Leone... guarda, lo sai qual è stato un elemento tipicamente western che Nizzi ha inserito, più o meno inconsciamente nelle sue storie? il Kit Carson "Old Timer"... in Nizzi ad un certo punto diventa il retaggio dei personaggi macchietistici che utilizzava in Larry Yuma, svuotandolo progressivamente della dimensione eroica e rendendolo sempre più simile al "vecchio saggio del West"...non sto scherzando, per assurdo si tratta di un'involuzione del personaggio, che però è presente in moltissimi western anni 50. le trame Messicane a parer mio sono rese benissimo nei temi e nell'ambientazione, Cochise lo tira fuori Nizzi dopo un lunghissimo sonno (e che Cochise, ragazzi...) Montales ritorna "istituzionalizzato", forse un errore...ma non era possibile a parer mio ripresentarlo uguale a quello delle prime storie: anche Juan Cortina è stato bandito e poi diventa politico, pur sempre speciale... il tema dell'Escondida, del denaro maledetto, della maledizione dei frati...già, tipicamente un Giallo... la Congiura è un'avventura per mare, molto ben resa...di comico non c'è nulla proprio. Melodramma strappalacrime l'uomo senza passato?...a me di lacrima non me n'è uscita manco una, va bè che di sentimentale ho ben poco... ho evidenziato a più riprese l errore di Nizzi di fare di Tex uno sbirro speciale...la patacca di ranger mostrata ad libitum è un chiaro neo nelle sceneggiature di Nizzi. Davis l'ha inventato lui, ma Tex da sempre ha a che afre con comandanti di Forte che gli assegnano incarichi, lasciandogli carta bianca nello sbrogliaire la matassa...Il capo della polizia di Frisco Devlin non l'ha mica inventato Nizzi, nè Brandon lo ha mica inventato Nizzi...i gradi da colonnello dei mounties glieli dà Glb ad un certo punto, Non Nizzi...Idem, Devlin diventa comandante della polizia CON GLB, non con Nizzi... Nizzi usa il wampum e la patacca per accrescere carisma in Tex, granitico sole...e in questo commette un errore, sono d accordo. per me invece lo è...fin dall'inizio. Un western particolare, ma Western rimane eccome. per concludere. Nizzi è un autore di genere western? non del tutto, ma è un autore che sa scrivere il genere western, si vede che si è documentato a fondo, e sa ricreare le atmosfere di fondo del genere, rispettando il canone Tex Ha scritto storie gialle a tinte western? in parte si, ma ha poi col tempo trovato uno stile più genuinamente texiano. io personalmente mi sono rotto di Nizzi, perchè personalmente non tento di imitarne lo stile per altro...ma obiettivamente trovo le argomentazioni di Diablero in questo preciso caso fuorvianti e lacunose su ...ed è strano, dal momento che sul resto delle critiche gli continuo a dare ragione. si le ho amate...come tu hai amato quelle diGlb lette da giovane...ciò non mi impedisce di criticarle e di rintuzzare le criticher hai scelto per assurdo il paragone sbagliato, prendendo la storia di Nizzi meno western in assoluto e forse poiù riuscita con la storia di Glb che a parte il finale meravlioso e il messaggio antimiliatrista uqanto mai attuale ho sempre ritenuto un po' incompleta e ballerina e in cui l'elemento western è per me collocato del tutto a sproposito.
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  22. Sì, perchè Boselli e Dotti possono anche fare ALTRE 300, 400, 500 pagine, che ci vuole! Sono fumetti, si fanno anche 400.000 pagine all'anno, è come bere un bicchier d'acqua, mica è un lavoro! ...... ------- Ma è proprio così difficile da capire, il fatto che l'attuale drastico calo sulla serie regolare è una conseguenza OVVIA E INEVITABILE della sovrapproduzione, e che non è che basta fare numeri "speciali" a raffica per avere belle storie? E che avere un albo "bis" come questo, vuol dire avere 110 pagine in meno di Dotti e Boselli sulla serie regolare, e quindi essere costretti a sostituirli con il primo che passa? Con qualcuno a cui altrimenti non avrebbero mai fatto fare Tex? (per l'esattezza, per fare questo bis Dotti ha dovuto interrompere il Texone, non è che si inventa 110 pagine dall'oggi al domani, non sono pagine extra, lui fa sempre lo stesso numero di pagine, finiscono nel bis invece di finire sulla regolare o sul Texone. E il risultato è che sulla serie regolare ci vanno Zamberletti e Burattini, disegnati magari da Cossu, Torti o Candita) Se si vuole che la qualità della serie regolare smetta di precipitare, l'unica è diminuire questo numero abnorme di speciali e collaterali che la vampirizzano togliendogli il sangue. Se invece si preferisce per qualche motivo avere tanti speciali autoconclusivi e una serie regolare illeggibile, basta dirlo...
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  23. Completata ora la lettura di un albo che mi ha lasciato piuttosto perplesso, cosa che raramente mi succede con Boselli (forse questo è il suo albo peggiore di sempre?). Qui si oscilla tra la telenovela e la commedia sexy all'italiana - che per carità, hanno anche la loro dignità, ma su Tex... Da un lato avrei fatto volentieri a meno di tutte le scene sentimentali tra Kit e Manuela, la cavalcata con il "dialogo esplicativo" (imbarazzante - vedi la disanima semiseria di Diablero), la scena dell'"invito a cena"(???), ma soprattutto la cena Bah, a me di leggere delle schermaglie amorose tra Kit e quell'assatanata di Manuela per vedere se alla fine scopano o no - perché alla fine è di questo che si parla tutto il tempo - interessa poco. Dall'altro lato c'è Carson arrapato per tutto l'albo, che prima fa il pedofilo con la figlia minorenne dell'oste, poi con quell'altra gnoccona mezzo svestita che gli finisce in braccio... E infine ci pensa Manuela rimanere in négligé per pagine e pagine, giusto per aumentare un po' la carica sexy. Qui, oltre che di contenuti, è anche una questione di stile. Visto che oggi la regola è quella di infilare un po' di erotismo dappertutto, qualche scena pepata qua e là per eccitare un po' il lettore, verrò certamente tacciato di essere un bacchettone se dico che Tex potrebbe fare uno sforzo per resistere alla moda. Ma tanto lo fanno tutti. E parlando di stile, l'eleganza e il buon gusto lasciano definitivamente il posto allo squallido e volgare con un tizio ubriaco tronco che vomita nel salotto di Dona Manuela. Al di là di questo, tutta la sceneggiatura mi è parsa complessivamente poco ispirata. La trovata di restare in indumenti intimi per fregare Domingo mi è pure sembrata pretestuosa, oltre che già vista - una scena quasi identica si era vista poco tempo fa da parte della signora di Rancho Verde. Ridatemi gli zombi e i medaglioni di Ruju
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  24. Sì, secondo me la presenza dei Nez-Percé è volutamente ambigua - è vero che Tex li vede, ma è anche vero che loro non rispondono ai suoi richiami, ne sono indifferenti, quasi come se se ne fossero già andati, come se fossero già ritornati al loro altrove... Simboleggiano proprio quel mondo che se ne è andato, ormai appartengono al passato, la loro presenza nel presente è solo temporanea. Io ci ho visto questa suggestione, poi se vuole Borden potrà confermare che era proprio questa la sua intenzione... ma in ogni caso, non è forse vero che ogni opera di letteratura poi diventa indipendente dalle intenzioni dell'autore, ed il bello non è forse che ogni lettore ci può leggere, in fondo, quello che vuole?
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  25. Come al solito, Nizzi fa discutere. Poe dice che quella del bagno caldo è una sciocchezza, Diablero e Carlo Monni contestano la frase sulla ripetitività di GLB. Diablero parla di lettori che vogliono essere cullati nel sonno, Loriano Lorenzutti che Nizzi ci prende per telespettatori di Don Matteo ( ). Ma secondo me bisogna intendersi sul concetto di schema usato da Nizzi: è quello che considera "ripetitivo", non già le trame o le storie. La duttilità di GLB non è in discussione ma non è un caso se anche il grande vecchio, tra il serio e il faceto, smontando l'intervistatore una volta disse che lo schema è che "arriva Tex e le suona a tutti". E non è nemmeno un caso che un libro documenti - o tenti di documentare - questo (libro che non ho letto, mi rifaccio alle vostre parole). L'intento polemico di Nizzi quando parla di schema ripetitivo e bagno caldo (quest'ultima è una dichiarazione di "Poetica": può piacere o non piacere, ma è così) ha un obiettivo e un bersaglio dichiarato, ed è il Tex 2.0 di Mauro Boselli. Il suo intento, parlando di bagno caldo, è quello di dire che Boselli sbaglia a far perdere a Tex di centralità, a mettere troppi personaggi "ruba-scena", a rendere protagonisti altri personaggi e non Tex. In questo senso, egli difende la purezza del suo Tex rispetto a quello del creatore, denunciando la componente "eretica" di chi è venuto dopo. Questo è il senso ultimo delle parole di Nizzi. E non lo fa per animosità verso Boselli (sennò non ci lavorerebbe insieme) né, spero, per invidia nei confronti di quest'ultimo, ma semplicemente perché la pensa così, e da persona onesta che non ha peli sulla lingua dà il suo giudizio. Non parla di ripetitività di GLB, utilizza il concetto piuttosto vago di schema, asserendo che quello di GLB si fondasse su un Tex sempre al centro, su una sceneggiatura zeppa di dialoghi esplosivi, su certi "tormentoni" o cliché che dir si voglia che cullano il lettore. E in questo senso, a mio parere, non ha torto. Quando ho letto La rupe del diavolo, con le scene ai ristoranti, ho avuto la sensazione di aver ritrovato un vecchio amico. Di esser seduto là, con loro, a prendere in giro bonariamente Carson, a farmi due risate con gli amici di una vita. Ed io sono un fanzinaro, cioè mi ritengo un lettore esigente. Poi ci sono anche i fan alla "Don Matteo" (copyright @Loriano Lorenzutti), che esistono, e chissà che non siano la maggioranza (chi può saperlo?), che accanto a un buon western vogliono essere cullati, accarezzati, coccolati. Non c'è nulla di sbagliato da parte di Nizzi a pensarla in questo modo, né di offensivo. E fin qui ho fatto un discorso puramente spassionato, spero oggettivo (nel senso che ho guardato la situazione dall'esterno). Se invece devo esprimermi col mio punto di vista, senza pretesa che sia quello giusto o che sia quello imperante là fuori, dico che va bene il bagno caldo, ma che poi non bisogna abusarne. In un articolo che scrissi anni fa per il Magazine di questo Forum a commento di Fuga da Anderville, rimproverai a Nizzi il fatto che, per le sue intime convinzioni, non abbia mai voluto accantonare un attimo Tex per scrivere vicende più belle, cosa che invece avrebbe dovuto fare, in primis perché sapeva farlo (vedi Fuga da Anderville, appunto, o L'Ultima Frontiera) e poi perché scrivendo trame ariose e con altri personaggi, non faceva che arricchire la saga di belle storie e grandi comprimari. Fuga da Anderville, dove protagonisti sono una famiglia e un Paese lacerati, l'ho sempre ritenuta un capolavoro e non è un caso che sia la storia più "eretica" di Nizzi, quella cioè in cui viene meno al suo credo. Nizzi ha sempre ritenuto rischioso far perdere di centralità a Tex, aveva paura che ci si giocasse il personaggio, e questo lo ha contestato a Boselli in svariate circostanze, soprattutto negli anni '90 e nei primi 2000. Per me (per il punto di vista di Leo) Nizzi aveva - e ha - torto, e meno male che è venuto Boselli a dare aria a una casa che stava diventando asfittica, ma è altrettanto vero che forse tanti altri già all'epoca non vedevano di buon occhio i tanti personaggi ruba-scena di Boselli o la complessità di alcune trame. Chi ha ragione? Non lo so. So solo che, a sensazione, Nizzi è più vicino a GLB di quanto non lo sia Boselli (o almeno il Boselli prima maniera). Con quest'ultimo ho immediatamente letto qualcosa di nuovo, un Tex più moderno, diverso; con Nizzi non ho mai avuto la sensazione che ci fosse una vera soluzione di continuità rispetto a GLB: il Nizzi "manierista" di cui parla Carlo Monni c'è stato davvero, ha voluto esserlo ed è riuscito a esserlo (anche nell'ironia, rimasta a mio parere al vertice nei suoi anni migliori). Non possiamo contestare un credo, una "Poetica", o definire sciocchezze certe affermazioni. Possiamo non essere d'accordo, per quelli che sono i nostri gusti o le nostre esigenze.
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  26. Quel libro è stato il primo, almeno credo, a tentare di trovare una formula delle trame di Tex che è poi quellio che ha fatto Nizzi e che è il rimprovero ch muovo a pressoche tutte le sue storie anche le migliori. Il cosiddetto manierismo. Che poi se alla fine del salmo quello che dici è che ogni storia si può suddividere in tre momenti:c introduzione conflitto, risoluzione, io dico: Grazie tante, non ci sarei mai arrivato da solo. Qualunque storia si voglia narrare, di qualunque genere sia, deve contenere questi elementi anche se non è necessasrio che ci siano nell'ordine che ho citato ma in qualunque ordine si ritiene più consono a ciò che si vuole narrare. Una storia può perfino cominciare dal finale e poi andare a ritroso perspiegare come ci si è arrivati. Ci sono indubbiamente elementi comuni a tutte le storie di GLB ma questo perché facevano parte del suo stile, del suo modo di narrare non per altro motivo. Li trovate su Judok come su El Kid o Rio Kid perché quello era il suo modo di narrare una storia, una qualunque storia non solo Tex. E a proposito di stile, non dimentichiamo che il modo di narrare era anche influenzato dal formato. Quando gli albi a striscia avevano solo 32 pagine era praticamente d'obbligo che Tex fosse in scena dal principio e l'azione era più serrata, molti eventi minori erano riassunti nelle didascalie, i finali erano più secchi e rapidi di quelli che oggi tanti contestano. Ma anche lì, almeno una volta, con "La tredicesima mummia" GLB si concesse un prologo abbastanza lungo ispirato ai classici film horror degli anni 30. Con il passaggio alle 80 pagine già la musica cambia. In "La banda dei Mormoni" Tex non compare quasi per l'intero albo ed in "Pony Express" non c'è proprio, lo vediamo solo per un paio di pagine nell'albo successivo e non entra realmente in azione che nel quarto episodio della storia, il resto della scena è appannaggio di Kit. Con il passaggio alle 110 pagine di grande formato il ritmo della narrazione cambia di nuovo. E le storie in sé variano. A volte iniziano con la classica scena al comando o in un forte dove a Tex viene assegnata una missione, altre volte si comincia in medias res, in altre ancora c'è un prologo più o meno lungo. Quale sarebbe la famosa formula dunque? Del resto, è facile fare la prova: prendete la prima storia di Yuma Kid versione 1952 e versione 1974 pubblicate entrambe nel Magazine Avventura e confrontatale. La prima occupa, se non sbaglio, 64 pagine, la seconda 108. Stesso autore, stessa storia ma con più di una differenza. Alcune sequenze sono più sviluppate, alcuni dialoghi rivisti (per esempio eliminando alcune espressioni forti verso gli indiani che evidentemente al Bonelli del 1974 apparivano fuori luogo), alcune ingenuità del passato corrette (per esempio:i Piute della prima versione sostituiti dai, più consoni alla zona, Kiowa). Insomma: stessa trama, stesso autore ma non proprio stessa storia. E poi ditemi ancora che Bonelli era ripetitivo.
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  27. Come gli capita spesso, Grande Tex ha capito male quello che ho detto e ha deviato la discussione verso quello che interessava a lui... Io non ho parlato di "spiegazionismo". È lui che è partito in quarta su quel tema, molto più ristretto e specifico, rispetto al tema più generale di cui parlavo. E da lì post e post sullo spiegare di più, di meno, etc. L'eccessivo spiegazionismo che affligge oggi molti albi Bonelli peggiora il problema della lunghezza e della noia, ma io parlo in generale della lunghezza delle storie. La stessa IDENTICA spiegazione quarant'anni fa sarebbe stata in una didascalia in una vignetta. Oggi ci mettono 20 pagine di dialoghi "esplicativi" e si capisce meno. Ma rifacciamoci al principio, altrimenti si continua ad equivocare. In principio c'è il problema base del fumetto, come media. Che è: il fumetto è una cosa folle. Noi lo diamo per scontato perché ci siamo abituati, ma pensateci: qualcuno vuole raccontare una storia. E invece di fare un monologo a teatro o di scrivere un romanzo, o di girare un filmato... si mette a scrivere una dettagliata scansione della storia in vignette, e poi passa questo testo ad un disegnatore che, tipo monaco medioevale, passa ore ed ore ogni giorno curvo sul tavolo da disegno. Ci impiega a volte ANNI, di lavoro, disegnando fogliolina dopo fogliolina, impiegando settimane a disegnare una scena che dura dieci secondi. Mentre un romanziere può sfruttare la sintesi del linguaggio cavandosela con "i diecimila soldati di Napoleone avanzarono nella estesa campagna piena di alberi", il nostro monaco amanuense deve disegnare non dico tutti e diecimila i soldati, ma un numero sufficiente a rendere l'idea, bottoncino dopo bottoncino. Questa follia è nata dall'incrocio fra una "domanda" di storie in crescendo da parte di un pubblico sempre più esteso (milioni di persone più istruite con più tempo libero e meno occasioni di farsi una semplice passeggiata in campagna) ma non abbastanza "colto" da rivolgersi ai libri, e da una carenza tecnologica (non c'era ancora la TV). Questa domanda viene soddisfatta anche da una "letteratura di consumo" che ha un boom nello stesso periodo, dalle "dime novels" ai penny dredful alle riviste pulp, ma vista la quantità di soldi in gioco, qualcuno ha l'idea folle: pagare disegnatori per cesellare storie vignetta dopo vignetta. All'inizio sono solo una pagina alla settimana o una striscia al giorno, roba comunque gestibile, ma il successo è tale che vengono assurti molti più disegnatori e le storie si fanno sempre più lunghe, mentre il tempo di tutti quei disegnatori di centinaia di vignettine viene pagato grazie a centinaia di migliaia di lettori. Quello che succede poi varia da nazione in nazione. Anche la tecnologia non è la stessa ovunque, la TV arriva negli USA molto prima che da noi e con più canali, la propensione alla lettura cambia da nazione in nazione, così come i formati, etc, da qui in poi pensiamo solo all'Italia. In Italia la letteratura è snob e schifiltosa, e disprezza il vendere troppo. Ci sono magari autori "popolari" nel senso che vendono, ma non una letteratura popolare. Fino agli anni 70 la TV è stata artificialmente tenuta indietro dal monopolio RAI e da ambizioni didattiche (che comunque rimpiango un po' vedendo cosa trasmette oggi...). Il cinema costa troppo. Mentre in altri paesi la crisi è già arrivata, negli anni 60-70 il fumetto in Italia è in pieno boom. A differenza che negli USA dove è solo per bambini, in Italia si fanno anche fumetti per adulti (e non intendo solo quelli erotici), le edicole sono strapiene, e i lettori hanno sempre più fame di storie. Tex arriva a vendere (si dice) oltre 700.000 copie al mese. Intrepido e Monello superano il milione e mezzo di copie mensili ciascuno (però quando sentire questa cifra ricordatevi che erano settimanali), Topolino a volte con i gadget supera il milione di copie a numero. In questa situazione, una delle idee "vincenti" della Bonelli, è aumentare il numero di pagine. È stata la prima a lanciare il formato che non a caso si chiama "formato Bonelli", prima con le raccolte dei Tex quindicinali e poi con nuove serie direttamente in quel formato. La serie di Tex si chiamava "Tex Gigante". Gigante. Perchè all'epoca lo era. 160 pagine, quindici albi settimanali raccolti in un unico volumone, abbastanza elegante da essere collezionabile, ad un prezzo conveniente. La situazione di mercato è [molti lettori che cercano storie] + [hanno molto tempo libero] + [le paghe sono alte, possono pagare di più] + [non c'è concorrenza reale da altri media] = il formato vincente ha più pagine per volta, volumi grossi e sostanziosi. Avere molte più pagine comporta anche il cambiare tipo di narrazione. Mentre nelle strisce di Tex l'azione doveva essere secca e veloce, non si potevano sprecate pagine in lunghi dialoghi o fare un albo di soli "bang bang ahhh", quando hai albi che di strisce ne hanno 328 e non 32 invece puoi estendere di più le scene, e nelle mani di bravi autori come GL Bonelli questo porta anche a storie migliori. Perchè tutte le maledizioni iniziano come benedizioni, come opportunità sfruttare da autori capaci, e diventano poi maledizioni in mano ad altri... Il linguaggio che usa GL Bonelli nelle sue storie NON è "naturale". Nessuno nella realtà parlava come gli eroi dei fumetti. Noi quando parliamo non abbiamo la preoccupazione del dover condensare tutte le informazioni in due righe in una nuvoletta. Anzi, una delle cose che rendeva GL Bonelli grande era la sua capacità di sintetizzare e dare emozioni con dialoghi secchi e concisi. Già suo figlio tendeva di più al linguaggio "naturale" (e il suo Tex infatti balbettava, sproloquiava, e aveva nuvolette con più testo). Ma questo tipo di linguaggio NON ERA UN PROBLEMA, era "il linguaggio del fumetto", non appariva "innaturale" al lettore più del vedere nuvolette con i dialoghi o vedere i suoni disegnati. In quegli anni, al boom "commerciale" dei fumetti si accompagna ancora un diffuso disprezzo da parte della "cultura alta" (probabilmente proprio A CAUSA delle vendite, lo leggevano tante "persone comuni", che schifo...), e un altrettanto diffuso complesso di inferiorità da parte di troppi giovani autori che soffrivano come cani a sentirsi dare del "fumettaro", avendo ambizioni "artistiche" e "letterarie". Forse per reazioni si inizia a mitizzare "l'autore", e non (come sarebbe stato più logico) per dire che anche chi disegnava Tex era un autore da rispettare, ma per dire "io sono un autore, mica come i non-autori che fanno Tex, io vengo pubblicato su Comic Art"), e anche nel campo dei fumetti, grazie al formato che offre più spazio, si iniziano a SCIMMIOTTARE gli altri media come il cinema. Siamo chiari: scrivere un fumetto come se fosse un film, è uno spreco di spazio. Ti servono un sacco di pagine. Se sei il Berardi degli anni 70 (nessuna relazione con l'omonimo che oggi scrive Julia) e quindi sei un autore bravo che comunque riesce a sintetizzare, ottieni ottimi risultati (ma anche se non lo avesse fatto... qualcuno qui crede davvero che Ken Parker sarebbe diventato una schifezza se ci metteva qualche didascalia in più? Era un vezzo, un gusto personale, ma non era quello che rendeva le storie memorabili). Ma se invece sei l'esordiente che vuole fare "l'autore" e pensa di diventarlo "berardeggiando"... sbrodoli. Sbrodoli un sacco. Fai dialoghi lunghi e pallosi, perchè non sai fare "dialoghi esplicativi" decenti e ti vergogni a fare una cosa così poco "artistica" come mettere una didascalia. Questa cosa diventa una spirale, la Spirale della Morte del linguaggio del Fumetto: gli autori fanno narrazioni sempre più decompresse e "cinematografiche", e in teoria sarebbe una cosa che attira più lettori perchè più facile, non richiede di "saper leggere i fumetti". Ma tanto i lettori nuovi non arrivano più, sono arrivate le TV commerciali e internet, quindi non serve più a niente. In compenso disabitui i lettori, e crei nuovi "analfabeti fumettistici" che non saprebbero leggere il linguaggio fumettistico, che sarebbero spiazzati da dialoghi come quelli di GL Bonelli (o Barks, o Eisner) e li etichettano come "vecchi e superati" perché semplicemente è un linguaggio troppo rapido ed efficiente. Lettori che vogliono tutto spiegato (e qui entrano in gioco gli spiegoni, che sono però solo una piccola parte del problema) e che se se vedono Carson e Kit sulla nave si lamentano che non li hanno visti nuotare per dieci pagine per fargli vedere come sono saliti sulla nave ed asciugati. La spirale della morte perchè man mano che questi lettori diventano autori il linguaggio si perde e non riescono a concepire una narrazione che non sia una noiosa sbrodolata "cinematografica"... (nessuno gli ha spiegato che al cinema esiste pure il montaggio) Le cause comunque sono tante, e non solo quelle dovute a velleità "artistiche" e a mancata padronanza della sintesi fumettistica. Cambia anche il "lavoro" dello sceneggiatore. i disegnatori producono meno, bisogna gestire tante storie insieme. Boselli quando spiega come lavora dice una cosa che per me spiega l'assenza di certi difetti nelle sue storie: dice che rilegge tutte le pagine già scritte, per "rientrare" nella storia, e poi produce un bel po' di pagine per volta (non so quante pagine dia per volta, ma pensando che dava 90 pagine per volta ad uno come Villa che ci avrebbe messo anni, non credo dia poche pagine a quelli più veloci). A quanto ne so, è un eccezione. Ho parlato con molti disegnatori, di molte serie, che dicono che gli arrivano una manciata di pagine per volta, e spesso fatte "per tirare avanti un po'", perché non si può lasciare un disegnatore con le mani in mano, e allora si fanno pagine neutre, senza manco rileggersi la storia, per "tenerlo buono" per qualche giorno, e subito dopo devi mandare le pagine ad un altro. Pare, insomma, una maniera di sceneggiare tipo quello di un impiegato statale nelle parodie di certi film: tot pagine scazzottata, OK, tot pagine sparatoria, OK, tot pagine di "bang bang ahhh", fatte tipo con lo stampino. (sembrerebbe una cosa totalmente incompatibile con le velleità artistiche di cui parlavo prima, eppure spesso convivono nello stesso autore, alternandosi in base al momento...) Spesso mi capita (mi capitava, molte di quelle serie le ho mollate) di leggere storie così pallose e malfatte che era evidente che erano andati avanti di malavoglia a blocchi di pagine "per far qualcosa". E se si annoia l'autore mentre la scrive o la disegna, come può divertirsi il lettore? l'immagine (caricaturale e stereotipata, lo so) che mi viene in mente degli autori di certe storie è che scrivano annoiati, disprezzando la cosa "commerciando" che fanno. Per cercare di "levarla" magari ci ficcano in mezzo retorici messaggi politici contro qualche piaga sociale, dal razzismo al sessismo al fatto che esistano i matematici (questa la capisce chi leggeva certi Dylan Dog), e gli sembra di aver "elevato" quelle "mere avventure per un pubblico rozzo", mentre il rozzo è lui che non è manco capace di scrivere avventure avvincenti e di inserire un messaggio politico in maniera armonica senza fare pallosi pistolotti. Boh, magari sono molto meglio di come me li immagino dopo aver letto le loro storie, vallo a sapere. Ma alla fine come sono loro importa poco, importa come sono le storie: lunghe, prolisse, in cui non avviene niente o avvengono solo allungamenti del brodo per decine e decine di pagine. Il fatto che una cosa sia magari spiegata tre volte magari non sarebbe un gran problema... se non fosse che in ciascuna di quelle tre volte la "spiegazione" richiede pagine e pagine di pallosissimi "dialoghi esplicativi" in cui magari i cattivi si raccontano a vicenda cose che sanno già e che noi abbiamo già visto... Non molto tempo fa in una storia che ho letto l'eroe doveva tagliare i rami di un albero. Viene fatto vedere nel fumetto per due pagine intere, ramo dopo ramo. Si vede che l'autore doveva mandare pagine ed era di fretta. O forse era davvero convinto che se non faceva vedere la scena ramo per ramo qualche lettore si sarebbe lamentato su facebook... E, con il senno di poi, questa strada che ha preso il fumetto italiano (e il fumetto Bonelli in particolare) non è solo pallosa e snob, è pure suicida Perchè... ricordate all'inizio quando ho detto che il fumetto era una follia, resa possibile solo dai soldi versati da moltissimi lettori? Beh, alla fine è arrivata la TV, è arrivato internet, e i nodi sono venuti al pettine. Le orde di lettori con tanto tempo libero e tanti soldi non ci sono più. Rimangono pochi lettori, con pochi soldi e pochissimo tempo libero. E quindi, con il senno di poi, negli anni 70 nel momento di massimo splendore, il fumetto italiano ha preso una cantonata pazzesca. Non ha previsto il futuro, e ha preso la strada sbagliata. Dando per scontato che il cinema sarebbe stato sempre più costosi (chi si immaginava migliaia di film gratis a disposizione?, o decine di film ad ogni ora in TV?), si è messo ad imitarlo, allungando le storie. Tanto fare i fumetti costavano poco e i lettori cercavano storie più lunghe... e ora fai concorrenza a Netflix con i monaci amanuensi... E dopo, invece di correggere la rotta, ha proseguito ottusamente verso il suicidio, "sono i lettori che sbagliano", facendo storie sempre più decompresse, con centinaia di pagine che si leggono (annoiandosi) in venti minuti. (Orfani non era un passo versa la soluzione, era un continuare ottusamente verso lo stesso precipizio: "volete storie più brevi? Ci metto meno testo, così le leggete in dieci minuti. Ma vi faccio comunque pagare per un casino di pagine, e pure a colori così spendete di più per leggere meno". Ma in generale ogni volta che un "autore" cerca di "avvicinarsi al popolo" la supponenza e l'idea che danno di credere di stare avvicinandosi ad un pubblico di cretini analfabeti si vede lontano un miglio) Anzi, visto che i lettori tanto sono pochi ma Bonelli non licenzia nessuno, c'è quasi la ricerca della cosa più "di nicchia" possibile, una ricerca quasi compiaciuta e orgogliosa (che sarebbe magari ammirevole se desse risultati validi e non roba che pare a volte scritta da un adolescente) Più che Orfani e altre proposte che paiono considera l'Avventura una roba da "popolo bue" tipo Brad Barron, una possibile strada d'uscita da questa spirale suicida potrebbe essere quella indicata da Tex Willer: storie più brevi ma NON perchè avvengono meno cose, anzi, ne avvengono di più con un ritmo più veloce. Meno pagine, meno spesa, meno tempo, e più storia. In sostanza: raccontare storie con più ritmo e avvenimenti, in meno pagine (così anche i nostri monaci fanno prima) ad un prezzo inferiore Certo, bisogna essere capaci di scrivere così. Quanti autori Bonelli oggi sanno cosè la sintesi e il ritmo? (a questo mi riferivo dicendo che gli avrei fatto fare una durissima scuola per scrivere storie in sette pagine, non so da dove Grande Tex abbia capito che volevo sette pagine per non metterci spiegazioni) Mentre invece sulle altre collane di Tex continuo a vedere scene e dialoghi che (sarò maligno e cattivo?) mi sembrano lì solo per riempire pagine di niente e timbrare il cartellino... Pubblicare albi con meno pagine a prezzo più basso con quegli autori sarebbe un disastro, verrebbero albi vuoti. E comunque, mica possono essere tutte nuove serie di Tex. Possibile che persone che di mestiere fanno gli autori di fumetti... non siano in grado di fare fumetti con nuovi personaggi che vendano un minimo per sopravvivere? (la risposta pare sia no...) Guardate me, dopo quarant'anni a leggere polpettoni Bonelli guardate come sono ripetitivo e prolisso! Quando leggevo solo GL Bonelli ero più incisivo e sintetico!
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  28. Condivido con voi, sperando vi possa sempre far piacere, un mio recente disegno/studio, dedicato stavolta al giovane Tex in compagnia della sua compagna di ventura Tesah. Un saluto a tutti i pards del forum!
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  29. Il problema non è la libertà di gusti, ognuno tiene i propri, ma parla uno che si è permesso di scrivere in un altro topic che Galep lo fa defecare. E si permette di pontificare su argomenti che non conosce e ora vuol fare i conti in tasca a Galep parlandoci di rispetto. Proprio perché Galep si è fatto il mazzo correndo con le consegne Tex è riuscito ad arrivare al formato gigante. Il fumetto seriale deve a Galep e Ferri TUTTO. Meritano tutto il rispetto del mondo
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  30. https://www.lospaziobianco.it/avventuredicarta/2019/04/12/per-sempre-galep/ Link ad un bellissimo articolo su Galep, che fa capire meglio la grande statura sia della persona che del disegnatore e artista.
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  31. Concordo sul fatto che la storia di Nizzi sull'ultimo color presenti, oltre ad incongruenze della sceneggiatura, anche la grossa pecca di presentarci Tex e Carson che se ne vanno bellamente al ristorante, situazione che non può non far alzare il ciglio a chiunque ami Tex. A mio avviso, anche a rischio (molto alto) di un "incidente diplomatico", questa parte avrebbe dovuto essere emendata in fase di revisione, perché davvero improponibile. Mi fanno però un po' sorridere le schermaglie serrate, in questo ed altri thread, tra qualche (sparuto) ultras nizziano e chi ha fatto, invece, della critica allo sceneggiatore di Fiumalbo una vera e propria mission. Per rispondere alla domanda del topic, a mio avviso Claudio Nizzi non necessita di una rivalutazione, perché è innegabile che, oltre ad aver scritto diverse storie di buon livello, quando non ottimo, sia stato per un certo periodo una colonna portante della collana, assicurandone la continuità in una fase di passaggio molto difficile. Prova ne è anche il fatto che a tutt'oggi in Bonelli gli passino, a mio avviso colpevolmente, situazioni impubblicabili come quella dell'ultimo Color, che a qualunque altro sceneggiatore sarebbero state tagliate senza pietà. È altrettanto innegabile che, ad un certo momento, il declino creativo lo abbia portato ad abbassare vertiginosamente il livello delle sue storie, fino ad arrivare al punto in cui, come nel caso delle due ultime della serie regolare, ci si accontenta che siano almeno "leggibili" e senza grosse incongruenze (sul tema "mutandoni" ci sarebbe da discutere). Ognuno di noi ha il suo sceneggiatore preferito, e posso certamente capire che il Tex di Nizzi, le cui storie sono spesso sorrette soprattutto dal "mestiere", piaccia meno di altri. Lo stesso Boselli, accanto a pietre miliari "il passato di Carson" e tante ottime storie ne ha scritte altre come la soporifera ed interminabile (con coda anche sul Maxi, ma di ben altro livello) "Netdahe!". Succede anche ai migliori. Succedeva anche a GLB. Chiudo in proposito dicendo che in questi giorni ho riletto alcune storie del "centinaio d'oro e devo dire che vi ho ritrovato la "vera essenza" di Tex: un susseguirsi di avventure, situazioni e battute ironiche in cui davvero non cambierei una virgola. Avrete capito che GLB è il mio sceneggiatore preferito, anche se capisco bene che il suo Tex non sarebbe oggi replicabile, perché ne diverebbe la sterile imitazione, e che i tempi per forza di cose, cambiano. Di questo va reso merito a chi è venuto dopo di lui: da Nizzi fino a Boselli, che oggi tiene saldamente e meritatamente le redini della collana.
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  32. Biografia di Tex Prima parte (1827-1858) Dopo aver cercato di fare un po' di luce sulla biografia di Tex secondo il suo curatore Mauro Boselli, a distanza di circa due anni, sulla base degli ultimi e densi contributi, ho provveduto ad aggiornare ed arricchire quella stesura che vi propongo ora in due parti. La prima riguarda l'antefatto, ovvero tutto ciò che è accaduto prima della prima striscia, ovvero "Il totem misterioso". La seconda parte, che seguirà, tratterà degli eventi narrati in presa diretta fino all'epoca contemporanea. 1827 circa – Nasce Kit Carson. NOTA n. 1: Carson viene indicato “trentenne” nella storia “Maria Pilar” ambientata nel 1857 (Tex Magazine 2016, pag. 145) 1835-36, Guerra d’Indipendenza del Texas - Gunny Bill combatte a fianco del generale texano Sam Houston (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 129) 1836 circa – Dopo aver combattuto per l’Indipendenza del Texas, Gunny Bill è nel Wyoming a caccia di pellicce. Jim Bridger lo salva dalle grinfie di un grizzly. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 74) 1838 – Carovane di pionieri guidati dal Maggiore Leavitt sono in viaggio per la valle del Nueces, una regione pianeggiante del Texas sudorientale ideale per pascoli e coltivazioni. Tra i coloni ci sono Ken e Mae Willer, una giovane coppia in attesa di un bambino. Dopo essersi scontrati con i Comanche di Buffalo Tail, vinti grazie al provvidenziale aiuto del leggendario mountain man Jim Bridger e del suo pard Jim Baker, i coloni riescono nell’impresa e si insediano nella valle. Ken Willer costruisce con le proprie mani una piccola casa, sognando un giorno di allargarsi e di costruirne una più grande. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 61-62) Il piccolo ranch è situato nei pressi di Rock Springs, poco lontano dalle sorgenti del Nueces (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 129; “Ritorno a Culver City”, Tex Gigante n. 511, pag. 24) 1838, maggio - Mae dà alla luce il suo primo figlio: Tex Willer. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 63) 1938-49 - La verde e fertile Nueces Valley è infestata da continui attacchi di indiani, comancheros e desperados e il ranch di Ken Willer deve più volte respingere l’attacco di bande di razziatori. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 6, pag. 66, 80) 1939 – Un anno dopo di Tex, nasce Sam Willer. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 70) 1839 circa - Kit Carson, dodicenne, lascia la casa materna (“Golden Pass”, Tex Gigante n. 466, pag. 10) Non è ancora un abile pistolero, sa solo condurre le vacche sui pascoli. (“Il figlio di Tex”, Tex Gigante n. 12, pag. 89) NOTA n. 2: Il confronto è con Kit Willer, possibilmente dodicenne. 1943, inverno – Cinque anni dopo la nascita di Tex, Mae Willer, per quanto forte e coraggiosa, muore di febbre. La contea del Nueces si stringe commossa in un funerale a cui partecipano anche i due figlioletti. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 63-65) NOTA 3: Precedentemente nel libro di narrativa “Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, Boselli aveva scritto che Mae era morta quando Tex aveva 3 anni (pag. 21) 1943-49 – Ken Willer, che ha inculcato ai suoi figli il valore dell’uguaglianza, ha scelto di non risposarsi restando fedele al ricordo della povera Mae. Ad aiutarlo nel suo ranch c’è solo un vecchio cowboy tuttofare, Gunny Bill. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 73) Se Ken Willer si occupa dell’istruzione dei figli, Gunny Bill fa da cuoco, domatore di cavalli e mandriano (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 129; “Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 21) Tex e Sam sono soliti andare a pescare nel Nueces. E quando devono fare acquisti, i Willer si spostano in paese, con un carro, (“Ritorno a Culver City”, Tex Gigante n. 511, pag. 25-26) Gunny Bill racconta a Tex del suo passato avventuroso entusiasmandolo e distogliendolo dall’aspirare ad una vita sedentaria da allevatore (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 22) 1949 - Bridges e Baker fanno ritorno nella valle del Nueces, venendo incontro alla richiesta di Gunny Bill. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 74) I due esploratori fanno conoscenza con il piccolo e già vivace Tex, che con il più posato Sam era in giro a caccia di anatre. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 70) Bridges e Gunny Bill convincono un riluttante Ken a portare il bestiame a Corpus Christi, dove si fermano I convogli dei cercatori d’oro diretti in California. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 79) Qualche giorno più tardi Ken Willer, a cui le famiglie della Contea hanno affidato i loro capi di bestiame, parte per Corpus Christi con i figlioli al seguito, 11 uomini e una mandria di 600 manzi. E così ad undici anni Tex partecipa come cowboy al primo “cattle drive” del Texas meridionale. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 89) Dopo uno scontro a fuoco con una banda di desperados, che vede partecipe anche Tex, gli uomini di Ken Willer entrano finalmente in Corpus Christi e concludono felicemente la vendita del bestiame (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 123) Dopo una generale scazzottata in un saloon in difesa dello schiavo nero Joey, gli uomini di Willer fanno ritorno alla Nueces Valley e a Joey viene resa la libertà dal suo nuovo padrone per la felicità del piccolo Tex. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 135) Alla fine dell’avventura, terminata con una splendida festa, Bridges e Baker salutano la contea. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 138) 1850-54 – Tex cresce sognando una vita avventurosa con i suoi eroi d’infanzia, Bridges e Baker, vivendo con gli indiani e affrontando gli orsi. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 139) Gunny Bill, appassionato di armi, insegna ai giovani Willer a sparare. Tex dimostra di essere subito portato, al contrario di Sam, assai diverso caratterialmente, che preferisce aiutare il padre riguardo alla mandria e alle faccende del ranch (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 140; "Il passato di Tex", in Tex Gigante n. 83, pag. 129; “Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 21-22) 1852 – Quattordicenne, Tex fa amicizia con i coetanei Clarence “Hutch” Hutchenrider e Rod Vergil. Il primo era un giovane cowboy arrivato a lavorare al ranch del padre, mentre il secondo era figlio di uno dei pionieri del Nueces. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 145) 1853 - Tex e Hutch imparano a stare in sella, a bere whisky, a dar la caccia ai vitelli. E a quindici anni prendono la prima sbornia insieme (“Gli Invincibili”, Tex Gigante n. 438, pag. 41, 46) 1853 circa - Lilyth, figlia del capo navajo Freccia Rossa, viene mandata a studiare alla missione dei frati di San Joaquin. (“Sul sentiero dei ricordi”, Tex Gigante n. 575, pagg. 9-10) NOTA n. 4: L’avvenimento avviene una “dozzina d’anni” prima del matrimonio con Tex. NOTA n. 5: In origine, la missione è delle suore di Alamosa. (“Il salto del diavolo”, Tex Gigante n. 7, pag. 80) 1854 - A sedici anni Tex ha una testa piena di sogni e poco tempo per le ragazze, compresa la giovane e bella Edith che ha un debole per lui dall’epoca dell’avventura a Corpus Christi. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 88, 144) Standogli stretta la vita al ranch, per la quale invece Sam è portato, Tex programma con Hutch e e Rod di portare una mandria in California dove impazza la corsa all’oro. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 148) Grazie all’intercessione di Gunny Bill, Tex vince le iniziali resistenze paterne e insieme ad Hutch, Rod, due altri giovani ma già veterani cowboys, e il vecchio amico Joey, parte per la grande avventura. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 151) Giunti in Arizona ed essersi imbattuti in un gruppo di innocui Pima, Tex e i suoi, che sono stati costretti a lasciare qualche capo di bestiame lungo il cammino, fanno la conoscenza di un tipo sveglio e simpatico proveniente dal Messico di nome Dick Dayton, soprannominato “Damned” Dick. Dick, che ha qualche anno in più di Tex ed una certa autorevolezza, sta cercando di sfuggire agli Apaches si aggrega al gruppo consigliando loro il miglior modo di affrontare un attacco indiano che si profilava imminente. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 161) 1854 circa - Lilyth torna al villaggio Navajo di Freccia Rossa. (“Sul sentiero dei ricordi”, Tex Gigante n. 575, pag. 12) 1855 - Superato non senza difficoltà il pericolo e subìto altre perdite di bestiame, Tex e i suoi uomini si fermano a Fort Yuma e dopo aver affrontato altre peripezie arrivarono ai campi auriferi della California avendo perso un terzo della mandria. Per quanto sfiduciati e stanchi, Tex e i suoi riescono a spuntare un ottimo prezzo nella vendita e decidono di far festa concedendosi qualche giorno di svago nella vicina e famosa San Francisco e poi a Frisco, dove si davano appuntamento i cercatori d’oro arricchiti. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 178-179) Durante una notte, per ingenuità, Tex e i suoi pards, vengono messi in trappola da una giovane donna e quindi derubati. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 194) Coi suoi amici imprigionati e dopo una scazzottata su una nave che vede Tex protagonista, il giovane ritrova sulla sua strada Jim Bridges grazie al quale capisce di essere stato raggirato. Tex e Bridges riescono a liberare gli altri pards e quindi a recuperare il maltolto. Quindi, festeggiato il ritrovamento del denaro e salutato per l’ennesima volta Bridges, Tex si mette in viaggio per la prateria con Rod, Hutch e Dick, mentre Joey, con il suo banjo, viene scritturato in un locale di Frisco. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 220) 1856 circa - Tex ha un amico Birdy, il cui padre ha un ranch nella Nueces Valley. La sera i due giovani si ritrovano al saloon in compagnia di una ragazza, Lily. Quando Birdy si mette nei guai per un furto di cavalli, Tex fa fronte ai legittimi proprietari, permettendo all’amico di fuggire in tutta fretta (“Sfida nel Montana”, Romanzo a fumetti n. 4, pag. 16-19) NOTA: L’azione si svolge “anni prima” del 1858. (pag. 16) 1856 circa - Birdy si stabilisce in Montana, facendosi raggiungere da Lily, che ha un debole per lui e gli porta il ricavato della vendita del ranch. Birdy scrive a Tex alcune lettere in cui afferma di essersi ben sistemato. (“Sfida nel Montana”, Tex, Romanzi a fumetti n. 4, pag. 27, 30) 1856 circa – Nel Montana, durante la corsa all’oro, Bannock è una popolosa e turbolenta Boom-Town. La sua ricchezza attira una rete di criminali che si raccoglie sotto il nome di Banda degli Innocenti e ha in pugno l’intero territorio. (“Il passato di Carson”, Tex n. 407) 1857 circa – Kit Carson, trentenne ma già famoso come ranger e pistolero, è nel Montana sulle tracce della famigerata Banda degli Innocenti. Carson scopre che il capo dei criminali è lo sceriffo suo amico, Ray Clemmons e questi tradisce i propri compagni per fuggire con Lena, una cantante da saloon che è la sua donna, ma che ha un debole per il ranger (“Il passato di Carson”, Tex nn. 407/409) NOTA n. 6: L’età di Carson trentenne è segnalata nell’introduzione a “Maria Pilar” (Tex Magazine 2016, pag. 144), datata 1857 e considerata contemporanea a questa avventura. NOTA n. 7: Quando Carson era a Bannock, Tex aveva “i suoi problemi”. (Tex Gigante n. 407, pag. 111) 1857 - Kit Carson, ranger trentenne, negli intervalli delle guerre contro i Comanches, aiuta Maria Pilar e il gruppo di texani di origine messicana cui si è messa a capo (Tex Magazine 2016) 1857 - Come già accaduto ad altri allevatori della zona, Ken Willer viene sorpreso ai pascoli da una banda di razziatori e per difendere la mandria rimane ucciso. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 130) Tex e Gunny Bill decidono di inseguire i razziatori fino in Messico, al contrario di Sam, che resta al ranch per non infrangere la legge. Giunti a Jimenez, Tex e Gunny raggiungono i banditi in un saloon e in uno scontro a fuoco li uccidono. Mentre sono in fuga, una pattuglia di rurales li sorprende e nella sparatoria Gunny viene colpito a morte. Tex riesce a varcare la sponda texana del Rio Grande, lo seppellisce. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) NOTA n. 8: Alla morte del padre, Tex ha diciannove anni. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 22) 1857 - Quando Tex fa ritorno al ranch, la notizia della morte di Gunny Bill mette in conflitto i due fratelli. Tex lascia il ranch a Sam, vendendogli la sua metà di quote, e il giorno dopo i funerali del padre se ne va per la propria strada. (“Il Vendicatore”, Tex Romanzi a fumetti n. 6, pag. 18; "Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) NOTA n. 9: Ne “Il passato di Tex” Sam dice che dopo la morte di Gunny Bill, Tex lascia il ranch a Sam, prendendo per se solo “la metà del denaro rimasto in casa”. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) 1857 - Tex ha fatto giustizia degli assassini di suo padre, questi erano solo parte di una potente banda di razziatori facente capo al ranchero Bronson alleato il bandito messicano Benitez. Ritrovatosi con una taglia sulla sua testa, Tex varca di nuovo il confine e alleatosi col ranger Jim Callahan ed il desperado Juan Cortina riesce a sgominare i suoi nemici. Ritorna in Texas dove è considerato un fuorilegge. (“Il Vendicatore”, Tex Romanzi a fumetti n. 6) 1857 – Tex è ancora sulle tracce dei razziatori che l'hanno falsamente accusato, ma ha bisogno di prove e testimoni. Alla fine Tex, spalleggiato dai suoi amici Rangers e dal suo fratello Sam, riesce ad affrontare i capi della banda in uno scontro a fuoco nelle vie di Corpus Christi. Dopo di che le strade sue e di Sam si separano nuovamente. (“Giustizia a Corpus Christi”, Tex Romanzi a fumetti n. 7) 1857 - Tex giunge a San Antonio. Qui si unisce al Rodeo dei fratelli Corliss, diventando in breve tempo una pubblica attrazione. Al rodeo riesce a domare un focoso bronco, Dinamite, che sarà il suo fedele compagno di avventure negli anni a venire. A causa di Dinamiite, Tex si scontra con un cowboy del rodeo, un certo Clem Tilden. Questi, inseguito da Tex per aver rubato la cassa del rodeo, muore in acqua trascinato dalla corrente ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) Intanto, Sam informa Tex per lettera di aver venduto il ranch di famiglia e di averne preso uno più grande nella città di Culver City ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 85, pag. 7) NOTA n. 10: In origine, Tex, trascorre al seguito del rodeo “quasi tre anni” (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 85, pag. 6-7). Successivamente per esigenze cronologiche il tempo in questione si riduce a “qualche mese”. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 30) 1857 circa – Birdy deve fronteggiare l’arrivo In Montana di Theodore Tirrell, il nuovo rappresentante dell’American Fur Company. Alla partenza di questi, Birdy scrive a Tex chiedendo il suo aiuto (“Sfida nel Montana”, Tex, Romanzi a fumetti n. 4, pag. 31, 34) 1858 circa - Al rodeo di Laredo, Tex è in concorrenza col celebre Moss Keegan per il titolo di campione. La loro rivalità sfocia in uno scontro aperto. Tex riesce però a salvare la vita di Moss che stava per essere falciato da un toro. (“L’ultima vendetta”, Tex Gigante n. 695, pag. 42) 1858 circa - Sam Willer viene ucciso da Tom Rebo e della sua banda di Culver City, che miravano ad impadronirsi del suo ranch. Raggiunto dalla notizia, Tex si congeda dai fratelli Corliss e a Culver City sgominando la banda di Rebo. Solo il braccio destro di questi, John Coffin, si mette in salvo e così lo sceriffo corrotto Steve Mallory, che fa mettere sulla testa del nostro una sostanziosa taglia. A causa di ciò, Tex diventa suo malgrado un fuorilegge. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 85) 1858 circa - Braccato dalla legge per colpa del bieco sceriffo Mallory, Tex ritrova Keegan sulla sua strada come alleato. E insieme riescono a vendicare la morte di Sam. (“L’ultima vendetta”, Tex Gigante n. 695, pag. 86) 1858 - Tex raggiunge in Montana Birdy e lo aiuta a far fronte a Tirrell, il nuovo rappresentante dell’“American Fur Company”. Alla fine dell’avventura lo lascia in procinto di costruirsi un futuro con la compagna Lily. (“Sfida nel Montana”, Tex, Romanzi a fumetti n. 4) NOTA n. 11: Nell’introduzione si parla di “un giovane Tex ventenne (siamo nel 1858 o giù di lì), reduce dalla vendetta contro gli assassini del fratello e in fuga dalla giustizia” (pag. 4) 1858 - Dopo la sparatoria di Culver City, Tex è un fuorilegge ricercato e scorrazza tra il New Mexico e l’Arizona. ("Il magnifico fuorilegge", Tex Speciale n. 32, pag. 32) Viene incolpato ingiustamente di aver rubato l’oro di Pinos Altos ed è costretto, per discolparsi, ad andare alla caccia dei veri responsabili. Scopre un pericoloso triangolo che coinvolge una banda di comancheros, il villaggio di Robber’s Nest e gli indiani Chiricahuas, capitanati dal fiero Cochise. Tex salva la figlia della sorella del capo indiano e la loro amicizia è suggellata da un patto di sangue. ("Il magnifico fuorilegge", Tex Speciale n. 32, pag. 183) Riepilogo per punti salienti: (1827-1858) 1827 – Nasce Kit Carson. 1835-36 – Gunny Bill partecipa alla Guerra d’Indipendenza del Texas. 1836 – Gunny Bill conosce Jim Bridger. 1838 –Carovane di pionieri guidati dal Maggiore Leavitt, grazie all’aiuto di Jim Bridger e del suo pard Baker, fondano una contea nella valle del Nueces. Tra di loro c’è una giovane coppia, Ken e Mae Willer, in attesa di un bambino. - Mae Willer dà alla luce il suo primo figlio: Tex. 1838-49 - La Nueces Valley è infestata da continui attacchi di indiani, comancheros e desperados. Il ranch dei Willer deve più volte respingere l’attacco dei razziatori. 1839 – Nasce il secondo figlio dei Willer: Sam. - Kit Carson, dodicenne, lascia la casa materna. 1843 –Mae Willer muore di febbre. 1843-49 –Ad aiutare Ken Willer c’è solo un vecchio cowboy tuttofare: Gunny Bill. 1849 –Ad undici anni Tex partecipa come cowboy al primo “cattle drive” del Texas meridionale guidato dal padre Ken. 1850 – Gunny Bill, insegna a Tex l’uso delle armi. Sam, meno portato, preferisce aiutare il padre nelle faccende del ranch. 1852 – Tex fa amicizia con i coetanei Clarence “Hutch” Hutchenrider e Rod Vergil. 1853 - Tex e Hutch prendono la prima sbornia insieme. - Lilyth, figlia del capo navajo Freccia Rossa, viene mandata a studiare alla missione dei frati di San Joaquin. 1854 - Tex insieme ad Hutch e e Rod di portare una mandria in California dove impazza la corsa all’oro. Nel tragitto si unisce a loro “Damned” Dick. - Lilyth torna al villaggio Navajo di Freccia Rossa. 1855 - Tex riesce a vendere bene la mandria ma a Frisco si fa derubare. Grazie a Jim Bridges, recupera il maltolto e si mette in viaggio per la prateria con Rod, Hutch e Dick. 1856 - Tex aiuta l’amico Birdy a fuggire per via di un furto di cavalli. - Birdy si stabilisce con Lily nel Montana. - Nel Montana impazza la Banda degli Innocenti. 1857 – Il ranger Kit Carson sgomina la Banda degli Innocenti. Il capo di questi, Clemmons, fugge con la fidanzata Lena, una cantante da saloon che ha un debole per Kit. - Kit Carson aiuta Maria Pilar e il gruppo di texani di origine messicana cui si è messa a capo. - Ken Willer muore per mano di una banda di razziatori. Tex e Gunny raggiungono in Messico i banditi e li uccidono. Sulla via di ritorno, Gunny viene colpito a morte dai rurales. - Tex lascia il ranch a Sam e se ne va per la propria strada. - Tex continua la sua vendetta riguardo gli assassini del padre, uccidendo il ranchero Bronson e il bandito messicano Benitez. Si ritrova però con una taglia sulla sua testa. - Tex sgomina i capi della banda dei razziatori e si separa da Sam. - Tex diventa una star del Rodeo e si guadagna il possesso del focoso bronco Dinamite. Sam vende il ranch di famiglia e ne prende uno più grande in Culver City. - Birdy, nuovamente nei guai, chiede aiuto a Tex. 1858 - Tex è in competizione con un’altra star di rodeo, Moss Keegan. - Sam viene ucciso da Tom Rebo e Tex, lasciato il rodeo, lo vendica. Ma lo sceriffo corrotto Mallory gli sfugge e fa nuovamente di lui un fuorilegge. – Tex insieme all’ex nemico Keegan uccide Mallory e vendica Sam. - Tex raggiunge Birdy e dopo averlo tolto dai pasticci lo lascia in procinto di costruirsi un futuro con Lily. - Tex incontra per la prima volta Cochise, capo degli Apaches Chiricahuas, e stringe con lui un patto di sangue. Cronologia degli albi 1) Nueces Valley, Maxi Tex n. 21 – Epoca 1838-1855, Tex anni 1-17. 2) Il passato di Carson, Tex Gigante nn. 407-409 – Epoca 1856-57, Kit Carson anni 30 circa. 3) Maria Pilar, Tex Magazine 2016 – Epoca 1857, Kit Carson anni 30 circa. 4) Il passato di Tex, Tex Gigante nn. 83-84 (fino a quando Tex lascia a Sam la sua parte del ranch) – Epoca 1857, Tex anni 19. 5) Il Vendicatore, Tex Romanzi a fumetti n. 6 – Epoca 1857, Tex anni 19. 6) Giustizia a Corpus Christi, Tex Romanzi a fumetti n. 7 – Epoca 1857, Tex anni 19. 7) Il passato di Tex, Tex Gigante n. 84 (dall’arrivo di Tex in San Antonio alla morte di Sam) – Epoca 1857, Tex anni 19. 8) L’ultima vendetta, Tex Gigante n. 695 - Epoca 1858, Tex anni 20. 9) Sfida nel Montana, Tex Romanzi a fumetti n. 4 – Epoca 1856-58 – Tex anni 18-20. 10) Il magnifico fuorilegge, Tex Speciale n. 32 – Epoca 1858 – Tex anni 20. Seconda parte (1858-1861) 1858 - Tex è divenuto ormai famoso come il “fuorilegge solitario”. Salva Tesah, figlia di Orso Grigio, sakem dei Pawnee, dalla banda criminale di John Coffin e risolve l'enigma del totem misterioso. Coffin è lasciato bruciare tra le fiamme. (“Il totem misterioso”, Tex Gigante n. 1) NOTA n. 1: Nelle ristampe della serie Tex Gigante, “fuorilegge” è diventato “giustiziere” (pag. 4). NOTA n. 2: Tex avrebbe conosciuto Tesah “dieci anni” prima al campo dei Pawnee (pag. 4), ma è poco verosimile in quanto il nostro avrebbe avuto 10 anni. Ne sapremo di più su Tex n. 700, di imminente pubblicazione. NOTA n. 3: In una storia successiva, l'avvenuta morte del bandito è sottolineata dalle parole del dottore della cittadina di Lineville, (“La banda del Rosso”, Tex Gigante n. 4, pag. 82). E’ probabile però che le cose siano andate diversamente, visto che la sua presenza è annunciata nella serie “Tex Willer”, di imminente pubblicazione. 1858 circa - Tex viene ingiustamente accusato di aver assassinato e derubato il portavalori Joe Scott, crimini dei quali è colpevole la banda de la Mano Rossa. Tex fa giustizia dei banditi e malgrado non agisca in conformità alla legge si cattura la stima di alcuni tutori dell’ordine, come il Colonnello Hogart. (“La Mano Rossa”, Tex Gigante n. 1) Nota n. 4: Hogart è il primo uomo di legge che si muove per liberare Tex dall’accusa di fuorilegge. Nel romanzo viene detto che in seguito alla confessione di Burke, uno dei banditi de La Mano Rossa, Hogart non solo assolve Tex in merito a Joe Scott, ma promette di fargli ottenere la grazia e il reintegro nella vita civile. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 49) 1858 -1860 circa – Tex collabora con Jeff Weber, agente segreto dei Texas Rangers, per incastrare El Diablo, un ambiguo desperado che si è messo a capo di un esercito personale impegnato in azioni di guerriglia contro gli Stati Uniti. Grazie all’intercessione di Jeff e alla positiva relazione del Colonnello Hogart, il capo del West Department, il Maggiore Herbert Marshall, arruola l’ex fuorilegge nei Rangers con la stella n.3. Nell’occasione, Tex conosce i celebri Kit Carson e Arkansas Joe, che operano anche loro per il servizio segreto. (“Sul sentiero della morte”, Tex Gigante n. 1, pag. 137) Alla sua prima missione, Tex mette fuori gioco Bill Mohican, un rapitore di fanciulle. (“Sul sentiero della morte”, Tex Gigante n. 1) - Tex si reca a Silver City e sgomina l’intera banda di Bud Lowett, artefice della morte dell’amico Jeff. (“Uno contro cinque”, Tex Gigante n. 2) - Marshall invia Tex in aiuto di Kit Carson, caduto nelle mani di Kid Billy mentre stava indagando su un traffico di bestiame. Insieme sconfiggono i banditi e gli indiani loro alleati. (“La banda di Kid Billy”, Tex Gigante n. 2) - Tex manda all’aria i piani di Don Felipe Fuentes, che ha fatto credere agli indios Blancos di essere il condottiero delle loro profezie al fine di impossessarsi di un tesoro nascosto. (“Il mistero dell’idolo d’oro”, Tex Gigante nn. 2-3) NOTA n. 5: Questi eventi non sono narrati nel libro “Tex Willer. Il romanzo della mia vita” probabilmente per una semplificazione narrativa. NOTA n. 6: Nel romanzo di Boselli, Tex conosce Kit Carson in un momento successivo, ossia quando si troverà incarcerato, ad El Paso, nell’avventura che lo vedrà contrapposto a Steve e Lily Dickart. (pag. 62, in riferimento a “Fuorilegge”, Tex Gigante n. 3, pag. 94) L’arruolamento nei Rangers, in presenza di Carson e Arkansas Joe, avverrebbe ancora dopo, immediatamente dopo la fine della Guerra Civile, ovvero sette anni più tardi. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 79). Aspettiamo gli sviluppi della serie Tex Willer per appurare quale delle due versioni sia da considerarsi ufficiali. Per il momento, riteniamo faccia fede l’episodio riportato in Tex Gigante n. 1. NOTA n. 7: Ne “Il mistero dell’idolo d’oro” è nuovamente presente Tesah. 1860 circa – Lo spostamento del tesoro degli indios Blancos negli Stati Uniti scatena una controffensiva dell’esercito messicano, che attraversa la frontiera e assedia Fort Wellington. Tex, in missione per conto dei Rangers, aiuta i soldati americani a sconfiggere le truppe nemiche. Tuttavia la guerra si trasforma in guerriglia e per conto del Messico agisce una coppia di spie: Steve Dickart, alias il prestigiatore Mefisto, e sua sorella Lily. Tex scopre il loro gioco, ma i Dickart riescono a fuggire incolpando il ranger di un delitto da loro commesso. Sopraggiunge Carson, che si fida della parola di Tex e aiuta quindi l’amico a fuggire dalla prigione nella quale è rinchiuso. (“Attacco a Santa Fe”, Tex Gigante n. 3) NOTA n. 8: Prima apparizione di Mefisto (pag. 40) NOTA n. 9: Nel romanzo di Boselli, Tex aspettando che gli cadano tutte le accuse di fuorilegge, ripara in Messico dove infuria la Guerra Civile tra i conservatori governativi e liberali ribelli di Benito Juarez (storicamente avveratasi negli anni 1860-61). Contrario ad ogni tirannia, Tex decide di appoggiare questi ultimi. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 50) 1860 circa - Tex torna ad essere un fuorilegge. Nuovamente braccato, Tex libera El Paso dal corrotto sceriffo Benis. Sulle tracce di Mefisto, torna nuovamente in Messico e si lega a Montales, un rivoluzionario in lotta contro il regime messicano. (“Fuorilegge!”, Tex Gigante n. 3) 1860-61 - Tex aiuta Montales e riesce a ritrovare Mefisto e Lily, che vengono catturati e rispediti negli Stati Uniti con le prove della loro colpevolezza. Tex resta in Messico e combatte al fianco di Montales. Insieme riescono a rovesciare il governo messicano, sfruttatore del popolo, permettendo al democratico Manoel Perez di diventare Presidente del Messico. Divenuto l’”Eroe del Messico”, Tex si congeda da Montales, divenuto Governatore, e fa quindi ritorno negli Stati Uniti. (“Montales, El Desperado”, Tex Gigante nn. 3-4) NOTA n. 10: Nel romanzo Tex e Montales “dopo pochi mesi” permettono ai guerriglieri di Juarez (la cui figura si sovrappone a quella di Perez) di entrare in Città del Messico (storicamente datata l'11 gennaio 1861). La cattura dei fratelli Dickart avviene qui di seguito e non in precedenza alla Rivoluzione. La vicenda termina qui con Tex, libero da ogni accusa sul suo conto, che rifiuta l’offerta di Carson e Marshall di entrare a far parte dei Texas Rangers. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pagg. 67-68) 1861 – Mentre negli Stati Uniti soffiano i venti di guerra tra Unionisti e Confederati, Tex è tornato a fare il cowboy coi suoi vecchi amici Rod Vergil e “Damned” Dick, coi quali ha messo su un allevamento di bestiame in una vallata a sud di Palo Pinto. (“Tra due bandiere”, Tex Gigante n. 114, pag. 36) NOTA n. 11: Gianluigi Bonelli riscrive completamente l’occasione la partecipazione di Tex alla Guerra di Secessione, dopo che questa aveva fatto capolino nella storia “Gli sciacalli del Kansas” (Tex Gigante n. 17) NOTA n. 12: Boselli inserisce le vicende belliche, nel suo romanzo, subito dopo la partecipazione di Tex alla Rivoluzione messicana. Il ritorno alla vita di cowboy, con Rod e Dick, è giustificato dall’Autore come il tentativo da parte del futuro ranger di “mettere la testa a posto” e di soddisfare un bisogno di pace e insieme quello che era stato il sogno della sua famiglia. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pagg. 68-69) Riepilogo per punti salienti: (1858-1861) 1858 - Tex è famoso come il “fuorilegge solitario”. Ritrova Tesah, una giovane indiana conosciuta anni prima. 1858 -1860 circa –Grazie all’intercessione di alcuni uomini di legge, Herbert Marshall arruola l’ex fuorilegge nei Rangers. Nell’occasione, Tex conosce i celebri Kit Carson e Arkansas Joe. - Le prime missioni per conto dei Rangers vedono Tex contro nemici quali Bud Lowett, Kid Billy, Don Felipe Fuentes. 1860 circa – Tex si trova nel mezzo di uno scontro tra l’esercito messicano e quello americano e deve contrastare una coppia di spie al soldo dei messicani: Steve Dickart, alias il prestigiatore Mefisto, e sua sorella Lily. - Accusato ingiustamente, Tex si trova nuovamente nei panni di un fuorilegge. 1860-61 - Tex riesce ad assicurare Mefisto e Lily alla giustizia americana. - Discolpatosi, aiuta quindi il desperado Montales nella lotta contro il regime messicano e a far trionfare la democrazia. 1861 – Mentre negli Stati Uniti soffiano i venti di guerra tra Unionisti e Confederati, Tex è tornato a fare il cowboy coi suoi vecchi amici Rod Vergil e “Damned” Dick. Cronologia degli albi: 1) La Mano Rossa, Tex Gigante n. 1 – Epoca 1858-60 circa – Tex anni 20-22. 2) Uno contro venti, Tex Gigante n. 2 - Epoca 1858-60 circa – Tex anni 20-22. 3) Fuorilegge, Tex Gigante n. 3 – Epoca 1860 circa – Tex anni 22. 4) L’Eroe del Messico, Tex Gigante n. 4 (fino al ritorno in patria dal Messico) – Epoca 1860-61 – Tex anni 22-23. 5) Tra due bandiere, Tex Gigante n. 114 (immediatamente prima della Guerra di Secessione) – Epoca 1961 – Tex anni 23.
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  33. La storia narrata in queste pagine è stata pubblicata la prima volta, nel formato a strisce, nel periodo dal 19 ottobre 1961 al 15 febbraio 1962 e successivamente, nell'attuale formato, a gennaio e febbraio 1965. Risale cioè ai tempi in cui in America, e non solo là, l’unico indiano buono era l’indiano morto. Le prime pellicole cinematografiche cosiddette “revisioniste” dei nativi americani furono girate, “Piccolo grande uomo” nel 1969 e “Soldato blu” nel 1970, quasi un decennio dopo. Il Tex difensore degli indiani è in assoluto il primo eroe, di carta o di celluloide, che tratta i nativi americani, e tutti gli altri “colored” (neri o gialli che siano) alla stregua di tutti gli altri esseri umani. Non esistono cliché, ci sono indiani buoni e indiani cattivi e lo stesso è per i bianchi, i neri, i gialli. Mancano solo gli arcobaleno ma, se ci fossero, per loro varrebbe la stessa regola. E questo la dice lunga sul carattere di Gian Luigi Bonelli perché Tex è Bonelli e Bonelli è Tex. E in questa storia c’è tutto il Tex/Bonelli e, se volete farvi un quadro dell’eroe, dovete assolutamente leggere “Sangue Navajo” (consiglio inutile perché sicuramente l’avete letta tutti quanti). Tex è generoso, altruista, giusto, intelligente e sicuramente molto altro. E’ un ottimo stratega, anche senza conoscere la storia antica romana con l’astuzia di Quinto Fabio Massimo e anche, caratteristica che ce lo fa amare ancora di più, insofferente alla disciplina militare fine a sé stessa e intollerante verso la presunzione di onnipotenza, “dote” di tutti i palloni gonfiati. Scatena una guerra indiana che non può assolutamente vincere, eppure non solo la vince, ma la vince, in modo assolutamente plausibile, senza spargimenti di sangue e trattando i prigionieri di guerra con talmente tanta umanità da far sembrare la Convenzione di Ginevra come un opuscolo scritto dai nazisti. In queste pagine si racconta anche della stupidità di alcuni, per fortuna pochi, appartenenti alla cosiddetta “razza superiore” che, per puro divertimento e con la consapevolezza assoluta della mancanza di una pena, uccidono cinque giovani Navajo che gareggiavano in una innocente corsa con il cavallo di ferro. Una razza che si sentiva superiore, non solo nella finzione narrativa, ma anche nella realtà, un secolo dopo l’abolizione della schiavitù in un periodo in cui stava nascendo un’era nuova per l’umanità, un’era migliore, in cui lo sfruttamento dei propri simili sarebbe cessato, in cui l’umanità si sarebbe mossa a grandi passi sulla strada delle grandi scoperte, della tecnologia, della pace, della solidarietà. In un mondo senza guerre, senza razze (che scientificamente nell’uomo non esistono), dove le differenze culturali possono solo migliorare i rapporti tra le popolazioni che sono sempre meno distanti, dove i figli devono rispondere solo delle proprie azioni e non anche di quelle dei loro padri e la quantità di melanina non deve essere considerata in alcun modo. Bello, vero? Se mai si arriverà a tutto questo, mi piacerebbe pensare che il Grande Vecchio vi abbia in qualche modo contribuito.
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  34. Le manette sono già indicative, e la tua obiezione... ...non ha molto senso in una serie in cui Tex ha tranquillamente legato e liberato dai legami centinaia di persone, per decenni, senza aver mai avuto bisogno delle manette... Come dicevo nei post che citi... forse oggi è impossibile, a decenni di distanza, rendersi conto del POTENTISSIMO SIGNIFICATO SIMBOLICO di quelle manette. Non è un caso se GL Bonelli, a Tex, per quanto "al servizio della legge", non le ha fatte usare MAI... Inoltre, sono un chiarissimo anacronismo. Le manette fatte in quella maniera che si "agganciano" sono state inventate nel 1912. All'epoca di Tex erano da avvitare, ed erano un attrezzo più da carcerieri che da ranger. Mettere in mano a Tex manette così "moderne" voleva dire usare un simbolo chiarissimo. Tanto per capirsi, al livello di mettere a Andy una maglietta di Black Lives Matter. Ma le manette, così incongrue e anacronistiche (e possibile che Nolitta non sapesse che Tex non le aveva mai usate?), sono solo il simbolo più evidente delle stranezze di questa storia, quello che puoi mostrare a chiunque e dirgli "guarda" senza bisogno di fargli un megaspiegone. Devo proprio fare il megaspiegone? Devo spiegare come la scena a pagina 90 del numero 183 è UNICA in tutta la saga texiana, nel far vedere il classico "pestaggio" di Tex fatto per far parlare un bandito... trasformato nella violenza di un poliziotto che tortura un testimone inerme per fargli tradire un amico? E a sottolineare che Tex qui è una carogna, al livello di un torturatore di Pinochet, gli astanti fuori che lo dicono per il lettore, "che carogna", "è una carogna", e l'amico torturato che dice "puoi anche ammazzarmi ma non tradirò il mio amico" e Tex che continua a picchiarlo? E devo spiegare che anche il finale della scena, con Tex che se ne va ridendo e irridendo tutti quanti, dopo aver minacciato la donna in lacrime che ha parlato per non far ammazzare di botte il ragazzo che ama, dicendole che se non troverà Andy tornerà a picchiarlo di nuovo? Questo non è il Tex furente de "Il giuramento", Tex sa già che il suo amico sceriffo è fuori pericolo, Tex RIDE perchè gli piace un sacco picchiare la gente e minacciare le donne. E mentre se ne va, gli astanti, la gente comune, NON I DELINQUENTI, che dice al suo passaggio "Razza di carogna, troverà pure qualcuno che lo faccia secco una volta o l'altra", DAL PUNTO DI VISTA DEL LETTORE? Nolitta con questa storia anti-Tex vuole "farci capire", per la prima volta nella saga, chi sarebbe Tex nel mondo reale: un assassino, un torturatore, una persona odiosa. Come probabilmente lo vedeva lui. Ma è assurdo l'assunto di base, il mondo di Tex NON È il mondo reale, e una delle basi della saga, è che lui non userebbe mai quei metodi su qualcuno che non lo merita... Pagina 100, Tex deve affrontare una pista difficile, dove è facile morire di sete... e si fa riempire una borraccia di Whisky per "scaldarsi la notte"? Quando mai si è visto? (visto che oltretutto è una cosa di incoscienti o da piedidolci, l'alcool disidrata...) E l'inizio del numero 184, quando Andy SI È GIÀ ARRESO, e dice barcollando "basta, basta"... e TEX CONTINUA A PICCHIARLO? E poche pagine dopo, quando PICCHIA UN UOMO LEGATO, solo perchè l'ha chiamato "sbirro"? (e cosa sarebbe, uno che si comporta così e gira con le manette?) Ma la "distruzione totale" del "mito" di Tex non finisce qui: poche pagine dopo, anche l'immagine di Tex che guida saggiamente in pace i Navajos viene distrutta: si scopre che, mentre lui va in giro per il mondo, i "suoi Navajos" uccidono, torturano e saccheggiano, da bravi ubriaconi, per un po' di Whisky. Nemmeno come capo riesce a farsi rispettare! E sarebbe ammazzato da quegli stessi Navajos come un pirla, visto che gli gira le spalle, e viene salvato solo dal grido di avvertimento di Andy... E una roba incredibile, Nolitta davvero non riesce a reggere poche pagine senza demolire un altro pezzo di Tex, mostrandolo o come una carogna, o come uno sbirro, o come un incapace, o come un ubriacone, o come uno sbirro ottuso... per fortuna che non ha messo Kit nella storia sennò lo faceva vedere anche come un padre degenere e manesco che picchia il figlio...
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  35. Ho letto con interesse tutta l’ultima decina di pagine. Da una parte dispiace vedere come i toni un po’ troppo accesi talvolta sfocino in attacchi personali, dall’altra nessun dubbio sul fatto che discussioni così sono il sale di un forum. Dall’esterno, mi sono molto divertito, forse anche perché io personalmente mi trovo in mezzo ai due grandi partiti, i pro e gli anti-Nizzi. Non credo ci sia da parlare per nessun forumista di pregiudiziali verso l’autore, perlomeno in senso spregiativo, credo però che l'approccio di Nizzi si presti ad essere di per sé divisivo. Anzi, forse è proprio per questo che Boselli lo ha fatto tornare a scrivere Tex, perché una certa fazione radicale di lettori quella chiave di lettura l'apprezza e la considera la più classica dell’epoca moderna, mentre si sente sperduta di fronte a quasi tutte le altre. Mi sembra corretto che anche questo gruppo dai gusti così conservatori venga accontentato, ogni tanto, e che la gestione di un personaggio passi dalla volontà di raccontarlo secondo approcci differenti, talvolta anche contraddittori tra loro. Per quanto mi riguarda, io credo che di Nizzi ci siano almeno tre fasi di carriera, non due. -La prima fase è quella coperta dalle copertine di Galep, diciamo, anche se credo che (generalizzando) al suo interno vi si possano distinguere altre due diverse fasi. Inizialmente, infatti, le sfumature da romanzo giallo sono tanto marcate che le storie di western hanno quasi solo la cornice: a salvarne, come storie di Tex, è il manierismo di andare a riprendere con insistenza vecchi nemici, vecchi amici, vecchie battute e vecchie trovate. E’ solo successivamente, direi dal 320 circa, che Nizzi acquista un’effettiva padronanza del genere western. Aumentano le storie con gli indiani, i nuovi nemici e si canonizza anche uno stile che guarda sì al GB dell’epoca d’oro ma insieme lo rinnova, involontariamente e probabilmente inconsapevolmente. Due differenze tra le altre, quelle che ai miei occhi più risaltano, sono la mancanza di atmosfere soprannaturali e una maggiore freschezza di sceneggiatura, che mi rende la lettura dei suoi Tex molto più leggera di quella dei Tex degli anni ’60/’70 ma ha un rovescio della medaglia nella mancanza d’epicità. Si crea, insomma, una nuova routine, uno stile neo-classico aggiornato ed efficace, con i suoi limiti ma ben nascosti. I risultati, in tutta questa fase dagli esordi al 400, sono perlopiù ottimi, in piena coerenza con i grandi risultati di Nizzi su Mister No e Nick Raider: gli anni '80 sono il culmine qualitativo dell'autore. -La seconda fase va dal ritorno di Nizzi a Tex dopo la crisi del ’93 alla tanto temuta mefistolata, che a me personalmente non dispiace ma che aprì gli occhi a molti sull’involuzione dell’autore. E’ un decennio, più o meno, caratterizzato da pochi alti, pochi bassi e molte storie mediocri. Ricordo al riguardo un commento sul vecchio forum che potrei quotare parola per parola, se ancora ci fosse: il topic credo fosse quello di commento a “Al di sopra della legge” (456/7), Tommaso forse l’autore. Vi si diceva, in sostanza, che le debolezze di quegli albi, e io direi di tutto il periodo, erano gli stessi che poi avrebbero caratterizzato il centinaio successivo, ma diversa era la capacità di nasconderli perché c’era una quota di mestiere ancora indubbio. Dunque si assiste a un impoverimento fortissimo delle soluzioni narrative, ma in costruzioni dove l’impianto generale ancora regge, la verosimiglianza rimane e le sceneggiature tappano ulteriormente le pezze. Concorreva poi a nasconderle anche una benevolenza ancora molto forte tra i lettori: Nizzi, come dicevo, fino alle delusioni del 500 e di Mefisto nelle varie fanzine online era perlopiù difeso, su UBC per dire andarono avanti a oltranza a parlare di sfida ad armi pari tra lui e Boselli, e generalmente chi si mostra critico su questo periodo lo fa a posteriori. D’altra parte, comprendo anche chi lo bocciò sin da subito, perché è qui che fa la comparsa una rilettura dell’universo texiano personalissima, che mescola a uno stile di sceneggiature che rimane ancorato a GB un concetto subdolamente filo-nolittiano (Tex e Carson diventano più fallibili che con GB, ma laddove Nolitta puntava quasi a fare degli anti-eroi organici con Nizzi si hanno solo degli eroi incapaci): le cause sono la maggior autonomia accordata a Nizzi nella casa editrice e il suo scarso feeling con Tex, l’effetto uno slittamento sempre meno silenzioso dei personaggi principali verso un sovvertimento dei loro caratteri naturali. -La terza fase è quella del definitivo declino. Non è vero, come diceva Diablero, che il Nizzi post-’93 va preso tutto insieme perché ad essere andata in crisi era la sua volontà di rispettare le caratteristiche di un personaggio che non ha mai amato sino in fondo. Nel periodo della svolta post-500 non affonda più solo Tex: l'albo unico a colori d'epilogo per Nick Raider, personaggio creato dallo stesso Nizzi quasi vent’anni prima, è stato uno dei punti più bassi del fumetto Bonelli del nuovo millennio, e lì non ci sono volontà di rispettare il canone, poca congenialità o pigrizia che tengano. L’involuzione di quest’autore è dunque deflagrante, ed è un’involuzione tutta tecnica. C’è sì la lettura personalissima del mondo texiano già proposta negli anni precedenti, e che già mandava in bestia i lettori più legati al Tex eroe di GB, ma si moltiplicano anche le incongruenze e le sceneggiature si fanno sempre più logore e banali. Solo alcune storie si salvano, soprattutto con il diradarsi delle pubblicazioni, anche se non abbastanza per pensare a un ritorno di Nizzi in pompa magna sulla scena. Contemporaneamente, dal 2002 in poi, nei forum si radicalizza il conflitto tra pro-Nizzi e pro-Boselli: quest’ultimo è in grado di proporre una versione aggiornata agli anni duemila del Tex tutto-eroe GBonelliano, che ha nell’epicità e nelle mancanze storiche di Nizzi i suoi punti di forza, l’altro invece è il paladino di quei lettori che del Tex di GB vogliono sia rispettata un’unità d’azione di sapore aristotelico e una routine seriale nelle sceneggiature cui Nizzi, effettivamente, sembra venire incontro. Il confronto, tuttavia, è bacato in partenza, perché pone a confronto un autore nel pieno del suo vigore creativo a un altro ormai irrimediabilmente sul viale del tramonto. Poiché due differenti sono alla base i modi d’intendere Tex, il confronto non trova né vincitori né vinti, nonostante lo squilibrio enorme di qualità a favore dell’attuale curatore. In ultima analisi, le valutazioni sul secondo e sul terzo Nizzi sono inficiate da uno scadimento delle sue capacità tecniche che non ci permette d’avere una visione chiara del “suo” Tex, se non a spanne. E se, purtroppo, nella vulgata il “suo” Tex rimane insolubilmente legato alle poco fortunate prove dell’autore in cui questo ci viene mostrato, a scanso di equivoci io credo davvero che nel giudicarle dal punto di vista artistico non si possa prima non chiarire in quale apprezzamento si tenga l’approccio teorico di questo Nizzi al personaggio Tex.
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  36. Vorrei fare qualche considerazione sul cosiddetto "superlavoro" di Nizzi che lo portò alla crisi... La crisi vera e propria avviene nel 1993, anche se già i primi segni di un "disamoramento" dell'autore per il personaggio per me erano già visibili da mesi. In quel periodo, non ci sono ancora Maxi, Color, romanzi, etc, c'è solo Tex e il Texone, quindi servono 1544 pagine ogni anno. (in media, 128 pagine al mese, 4 pagine circa al giorno non contando feste, ferie e malattia) Questa quantità di tavole è stata realizzata (ai testi) dal solo Nizzi nel 1988, 1990, e nel 1992 (Fino al 1987 almeno un terzo delle pagine sono di altri autori, Nizzi diventa in pratica l'unico autore solo nel 1988, ma nel 1989 e nel 1991 vengono pubblicate le ultime due storie di G.L.Bonelli, e nel 1993 va in crisi e Nolitta scrive metà delle tavole) Veniamo ad oggi (dati presi da DimeWeb). Nel 2019 sono state pubblicate 3730 pagine di Tex (molto più del doppio di quelle del 1993) in 33 albi (contro i 13 albi del 1993) Nel 2019 Mauro Boselli ha visto pubblicate 2590 pagine scritte da lui (1840 pagine di Tex, 564 pagine di Dampyr, le altre divise fra Deadwood Dick e le Storie). Va bene, Mauro è una vera "macchina da storie", allora guardiamo il secondo, Moreno Burattini, che ha pubblicato sempre nel 2019 un totale di 1791 pagine (quasi tutte su Zagor, più qualcuno su Tex) Va bene anche il fatto che per mille ragioni magari in un anno possono uscire anche storie sceneggiate in anni precedenti (come per esempio nel caso del Texone di Villa) e questo potrebbe essere un caso eccezionale. Allora andiamo a vedere i dati degli ultimi dieci anni, dal 2010 al 2019 compresi. Boselli negli ultimi dieci hanno ha sceneggiato 18715 pagine, cioè una media di 1872 pagine all'anno (questo, oltre a lavorare in redazione come curatore di Tex e Dampyr... viene il dubbio che si sia fatto spiegare da Martin Mystere l'ubicazione di Tempo Zero...) Torniamo un attimo indietro: quante pagine di Tex ha sceneggiato Nizzi nei dieci anni che lo hanno portato alla crisi? Ecco qua anni per anno: 1984 500 pagine 1985 744 pagine 1986 1012 pagine 1987 1052 pagine 1988 1544 pagine 1989 1389 pagine 1990 1544 pagine 1991 1434 pagine 1992 1544 pagine 1993 958 pagine totale in 10 anni: 11721 pagine Sono tante, certo, oltre mille pagine all'anno con punte di millecinquecento... ma cosa dovrebbe dire Boselli che in dieci anni ne ha sceneggiate 18715, cioè quasi il doppio? E se andiamo a vedere altri sceneggiatori Bonelli, vediamo che negli ultimi 10 anni Moreno Burattini ha sceneggiato per Bonelli 9947 tavole (e nel frattempo ha scritto pure non so quante centinaia di post nei suoi due blog, due raccolti di racconti, un libro di aforismi, storie varie per altri editore, etc.), Stefano Vietti ne ha scritte 9544 e non mi risulta che nessuno dei due abbia dato segnali di disagio o di crolli. Addirittura Ruju ha scritto 9494 tavole! (mi raccomando borden, tienilo d'occhio, che non vada in crisi...) Ma volete vedere il dato davvero significativo? Ecco le pagine sceneggiate da Nizzi in anni più recenti, post-crisi... 2000 1104 pagine 2001 1214 pagine 2002 1565 pagine 2003 1768 pagine (il suo record!) 2004 994 pagine 2005 1434 pagine 2006 1540 pagine Sì, (a causa dell'aumento di produzione di albi di Tex avvenuto negli anni), nel periodo in cui era "affiancato" da Boselli e quindi "non era più sotto pressione"... Nizzi sceneggiava più tavole di quelle che sceneggiava prima della crisi! Quindi, in conclusione, cosa vediamo? Vediamo che Nizzi produceva sì tante pagine di Tex, ma non un numero tanto fuori dal mondo... Boselli lo supera abbondantemente, e tanti altri sceneggiatori Bonelli ci vanno molto vicini (Burattini per me se calcoliamo anche tutte le cose che fa extra bonelli scrive di più, e fa pure il curatore di Zagor, mentre Nizzi non è mai stato curatore di Tex e lavorava da casa) e se non ci arrivano spesso non è perchè non ce la facciano fisicamente, ma semplicemente perchè le testate su cui lavorano hanno quel numero di pagine ogni anni e stop. Oltretutto, dopo la crisi per diversi anni Nizzi ha SUPERATO quella produzione (con gli effetti che tutti abbiamo potuto vedere sulla qualità, certo, ma... poteva pure farne di meno, ormai non era più l'unico sceneggiatore) Quindi, per me parlare di "superlavoro al di là di ogni limite" è perlomeno esagerato. La produzione di pagine per Tex era alta, ma non impossibile (per fare un altro nome, G.L. Bonelli a quasi 70 anni anni ha prodotto da solo, dal 1969 al 1975 quando la salute l'ha mollato, 1320 pagine all'anno fisse, e con che qualità! (praticamente, rispetto a Nizzi gli mancava solo il Texone, ma Nizzi non ha dovuto tenere quella quantità per sette anni, nei sette anni pre-crisi anche togliendo il 1993 ha una media di 1215 pagine all'anno, cento pagine all'anno di meno di GLBonelli. Queste sono le cifre, inoppugnabili. Di qui in poi ci sono le mie considerazioni personali, opinabili come sempre. Per me non sono state le pagine a far "sbroccare" Nizzi. Sono state quelle pagine associate alla fatica di farle,e non parlo solo della fatica di sceneggiare (che quella ce l'hanno tutti gli sceneggiatori), parlo della fatica di adattarsi ad un personaggio che non gli piaceva e a uno stile non suo. Si fa presto a parlare di "professionisti" e a dire che un bravo autore può scrivere tutto... ma non è vero. Boselli era un lettore di Tex, Tex gli piace ed è riuscito negli anni a renderlo ancor più "suo", per questo ne sceneggia 1840 pagine in un anno (oltre a quelle di Dampyr) senza sbroccare. Non parliamo poi di G.L.Bonelli che aveva creato il personaggio e si identificava con lui, e quindi sceneggiava "in scioltezza" 1320 pagine all'anno senza problemi. Vediamo invece come un autore in altri ambiti e con altri personaggi bravissimo, tanto da aver segnato la storia del fumetto italiano, come Nolitta... e su Tex non ce la fa, alterna storie belle ma che con Tex non hanno niente a che fare (come il Giudice Maddox) ad altre dove pare scrivere una parodia di Tex (il segno di cruzado per esempio, o la storia del Cheyenne Club) Nizzi temo che rispetto a Tex fosse come Nolitta, Tex non gli piaceva, non lo leggeva da "semplice lettore" preferendogli altri personaggi. Non gli piacevano le storie di G.L. Bonelli, da lettore le evitava e ne aveva lette pochissime! Quando lo mettono a scrivere su Tex, che fa? Da vero professionista, si legge un sacco di numeri arretrati (borden potrà confermare come questa cosa sia davvero il segno di serietà professionale, molti sceneggiatori o anche curatori non lo fanno quando scrivono per un personaggio), si SEGNA un tot di frasi fatte (certi "tormentoni" Texiani tipo le patatine fritte in realtà sono "tormentoni Nizziani"... GLBonelli era un vulcano di idee e di trovate, il linguaggio che i pard usano è estremamente vario, è che da lì Nizzi si è scelto le 3-4 espressioni più comuni o che gli piacevano tipo "tizzone d'inferno" e poi HA USATO SOLO QUELLE per decine e decine di storie, andando "a pappagallo" Ma è uno sforzo infame, una gran fatica, "scrivere come un altro autore" (e infatti dopo poco le sue peculiarità spuntano fuori, nonostante tutti i suoi sforzi), aggiungici la frustrazione prima del non poter firmare le storie, poi del fatto che Bonelli (secondo lui) gli cassava tutte le buone idee e lo "costringeva" a scrivere storie che non lo appassionavano... È per questo che Nizzi è sbroccato. Perchè per scrivere Tex come lo scriveva all'inizio, doveva fare una gran fatica, per un personaggio che non gli piaceva e per cui non aveva alcun attaccamento. Non `e stato il numero di pagine. Forse anche se Nolitta avesse scritto qualche storia o avessero fatto entrare prima borden, sarebbe sbroccato lo stesso. Perchè dopo la crisi invece riesce a scrivere anche più pagine, senza altri problemi e senza andare in crisi, per altri vent'anni? Ovvio. Perchè quella fatica, quello sforzo, non li fa più. Non fa più nulla per mascherare quello che pensa di Tex e non ci prova nemmeno a fare storie alla GLBonelli, tanto sa che gli basta riempire pagine con bistecche e patatine, far dire ai pards "tizzone d'inferno" e "vecchio cammello" ogni pagina, e ci sono dei lettori che sono già contentissimi così, e non occorre nemmeno sforzarsi per creare misteri, ci piazzi un origlione subito che svela tutto una volta, la fai raccontare da Tex a quello scemo di Carson una seconda volta e alla fine la fai rispiegare di nuovo dai pards allo sceriffo per la terza volta, fra questo e le patatine sono cinquanta pagine riempire ad albo, facile così arrivare alle 1768 pagine all'anno post-crisi...
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  37. Il Tex "ridicolizzato" possa piacere o non piacere è il Tex di matrice NOLITTIANA (rileggetevi una storia a caso scritta da Sergio Bonelli, per esempio "La scogliera dell'orrore"). Eppure del lavoro di demolizione del mito di Tex da parte di Nolitta, iniziato negli anni sessanta suggerendo per esempio al padre storie come "La sfida" in cui Tex doveva pareggiare contro Buffalo Bill (ed è rimasto convinto fino alla fine che il padre l'avesse accontentato, invece Tex la sfida la vince eccome surclassando l'avversario) oppure "La sconfitta" che GLB accettò solo perché maturata con il trucco dello swivel, storie pensate da un giovane Sergio che sono a livello di idee dovevano intaccare il mito di Tex. Poi, quando si è messo a scrivere lui direttamente, abbiamo letto i vari "Mingo il ribelle", "I ribelli del Canada (a proposito della quale GLB confidò in un'intervista che era "una vaccata di storia"), i Cruzado, i bernoccoli de "I dominatori della valle" ecc. Ripeto, basta prendere una qualsiasi storia di Nolitta per rendersi conto che ha fatto molto peggio di quanto viene rimproverato all'ultimo Nizzi. Nizzi scrivendo storie in cui Tex era messo in difficoltà (negli ultimi anni) non ha fatto che uniformarsi a quel modello di Tex . Mettiamo sul tavolo che il suo editore era Sergio Bonelli che gli accettava certi soggetti e altri (mi risultano da fonti vicine a Nizzi) cestinati uno dopo l'altro, così come mi risultano interventi redazionali che "correggevano" i balloon di Nizzi prima di andare in edicola facendo poi gridare allo scandalo i lettori. Il lavoro di Nizzi ha subito pesanti condizionamenti da parte dell'editore. Poi, certo, c'è il declino, c'è che non ce la faceva proprio più a scrivere il Tex, che voleva fare visibilmente altro, che era bollito. Basta vedere cosa hanno combinato gli altri autori (eccetto Mauro Boselli) i Faraci, i Manfredi, i Burattini, i Zamberletti, i Mignacco o i Dixon, Pasquale Ruju un po' meglio, sempre dignitoso con qualche lampo, ma con storie che di rischiare oltre il minimo sindacale!
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  38. Finalmente, ho letto TEX L'INESORABILE. Non nell'assurda e inutile "Edizione Limited", ma nel bellissimo volume cartonato che riproduce le tavole a grandezza naturale, su ottima carta. (insomma, uguale alla limited, solo che costa la metà, perchè non è limited. Anche meno visto che si trova facilmente scontata nei negozi online a meno di 30 euro. E visto che limited non è davvero limited perchè continuano a farne (cioè, ogni limited è limited, ma il numero di edizioni limited è unlimited...), non fatevi fregare e comprate questa). Non dirò assolutamente nulla della trama per chi vuole aspettare febbraio (ma davvero, l'edizione è bellissima, io vi consiglio di comprarla, avrei consigliato di comprarla anche se fosse uscita dopo il brossurato), solo che mi ha meravigliato, sapendo la sua storia travagliata (e il fatto che la storia finale non è quella che aveva in mente borden all'inizio) il vedere come tutto si "lega" benissimo. Avevo letto o visto tempo fa una descrizione in cui si diceva esattamente a che pagina si era fermato ogni volta Villa, ma non ricordo più dov'era: se qualcuno se lo ricorda o comunque c'è un articolo in giro che ne parla anche se non è quello che avevo visto io, mi date il link? Vorrei andare a vedere i vari punti dove sono passati anni fra una tavola e la successiva, per vedere se così noto lo stacco... Parlo invece del volume come "oggetto": confesso che ho tremato fino all'ultimo. Non conto più ormai le volte in cui ho comprato qualche "lussuoso" volume dalla Bonelli e mi sono trovato con riproduzioni di qualità vergognosa (il volume di Ticci pixellato come se l'avessero ingrandito da fotocopie grandi come un Alan Ford... di fiducia nelle capacità "tecniche" della Bonelli da questo punto di vista non ne ho più, sono passati da essere una casa editrice che faceva edizioni di incredibile qualità anche su edizioni economiche da edicola, a "quelli che non sono manco capaci di fare lo scanning delle tavole"). Ora, la mia vista non è più quella di una volta (mi tocca portare gli occhiali per leggere! Li odio, li dimentico sempre dappertutto...) e quindi piccole magagne che un tempo avrei notato oggi mi sfuggono, quindi non posso garantirvi che la stampa sia davvero perfetta al 100%... ma in volumi passati, le magagne riuscivo a vederle anche con la mia vista in calo, e qui invece non ne vedo. Quindi, anche se ce ne sono, almeno sono meno visibili! Quindi, con il caveat come dicevo che la mia vista non è più quella di una volta... ai miei occhi questa è LA MIGLIORE EDIZIONE CHE ABBIANO MAI FATTO DI UN TEXONE! (e in generale, di una storia a fumetti italiana). E dico in generale, mica solo la Bonelli! (è migliore per me dell'edizione di Alessandro Editore del Texone di Magnus, fatta su carta per me sbagliata). Se la Bonelli vuole davvero spillarmi un sacco di soldi, invece di fare insulse variant limited che non mi fanno nè caldo nè freddo, potrebbe farmi altre edizioni come queste dei Texoni passati, gliele compro tutte! (gli passo un idea: un edizione così degli originali ancora a matita del Texone di Zaniboni: ci penso da quando ho saputo che gli originali non sono mai stati chinati...). la carta non è lucida e pesante come quelle pacchiane "edizioni da siuri" che vogliono spacciarci come di qualità, e quindi il volume risulta facilmente maneggevole nonostante il numero di pagine, non ci sono riflessi o sbavature, e nonostante le dimensioni (38 x 28 cm, praticamente il doppio di un normale Texone) si legge tranquillamente tenendolo in mano. Un edizione simile, a quel prezzo, per me è regalata (ovviamente non in senso assoluto, ma un edizione simile un altro editore te la fa pagare tranquillamente 60 euro...) E facendo queste considerazioni, mi convinco sempre di più che i boss attuali della Bonelli abbiano un incredibile talento.. nel riuscire a far arrabbiare la gente, anche quando sembrerebbe impossibile riuscirci... Pensateci. è USCITO FINALMENTE IL TEXONE DI VILLA. Quante volte abbiamo dubitato di riuscire mai a vederlo? E questa edizione è bellissima, sarebbe andata a ruba anche se la pubblicavano dopo! Pensate a quante iniziative promozionali si sarebbero potute far sul Texone di Villa: mostre, incontri.firmacopie, filmati, recensioni a tappeto... ma no, non si può fare. È uscito il Texone di Villa, ma persino in un forum di Tex come questo NON NE POSSIAMO PARLARE. Per colpa della Bonelli che ha posticipato l'edizione economica. Quindi... niente lancio in grande stile (che adesso sarebbe anche sprecato, solo gli appassionati spendono 35 euro, non becchi i curiosi che avresti beccato facendo il lancio con l'edizione economica in edicola). E quando uscirà l'economica a Febbraio... sarà già una "notizia vecchia". Si è rinunciato a questo lancio per cosa? Per una manovra speculativa di basso profilo che per me... davvero, più ci penso, e più mi pare semplicemente STUPIDA.. Se qualcuno voleva comprarsi questa edizione se la comprava anche se aveva già l'economica (è più probabile che non compri l'economica avendo già questa, quindi le copie vendute calano grazie a questa speculazione...). La Limited a Lucca per speculare potevano farla lo stesso, di cosa avevano paura, di finirla in tre ore invece che in due ore? Ma ammettiamo pure che esistano, da qualche parte, lettori che non avrebbero comprato questa edizione, e che la compreranno solo perché non riescono a resistere fino a Febbraio... la Bonelli ci guadagna... cosa? una differenza di prezzo di 30 euro a copia che tolte le percentuali del distributore e dei librai diventano meno di 15 euro? Meno di quello che prendono vendendo 8 albi regolari? E per questo FANNO INCA**ARE questi lettori? Perché e ovvio che se "costringi" qualcuno a spende per qualcosa che non avrebbe preso... poi non ti vorrà molto bene, no? E per me, ripeto, questi lettori saranno pochissimi. In compenso fai inca**are PURE TUTTI GLI ALTRI, tutti quelli che devono attendere febbraio. Ma ci pensate a che razza di capolavoro di MARKETING ALLA ROVESCIA stiamo assistendo? Questi ci stanno dando una storia di Tex disegnata da Claudio Villa, in (1) un edizione bellissima ad un prezzo, ripeto, davvero stracciato per questo tipo di edizioni, e (2) un edizione regolare ad un prezzo ancora più stracciato. Bastava che si fossero limitati a pubblicarle. Roba da fargli un monumento, e di far festa. Ma no, questi rinunciano alla festa, e architettano un piano davvero machiavellico (secondo loro, immagino) per "fregare" pochi spicci a chi non sa resistere ad un attesa inutile e artificiale che hanno imposto per specularci su, e per vendere un inutile "variant" che, come si è visto, nonostante fosse inutile se volevano potevano venderla ad esaurimento lo stesso. Davvero, sono quasi ammirato. Simili geni del marketing sarebbe capaci di farsi odiare da tutti anche se ci regalassero il filtro dell'eterna giovinezza. Ci vuole davvero talento, mica tutti ne sarebbero capaci...
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  39. Tutto è cambiato? Sì, e un sacco di volte in questi settant'anni! Il signore massimo del cambiamento, quello che ha cambiato Tex più di tutti, che ha cambiato più volte persino il tipo di storie che si raccontavano, l'unico finora che ha fatto una vera e propria ret-con del passato del personaggio è... Gian Luigi Bonelli! il suo Tex non è mai stato fermo un attimo! Prima era un fuorilegge, poi un ranger IN INCOGNITO (questa spesso molti se la dimenticano, che Tex era noto come fuorilegge anche quando lavorava da tempo per i ranger), poi si sposa, poi abbandona i ranger e rimane vedovo e diventa di nuovo un giustiziere solitario (anche se gira con un indiano, Tiger, esattamente come... Lone Ranger, il cavaliere solitario. Evidentemente c'è proprio il vizio di non contare gli indiani, sono omaggio...), poi si scopre che ha un figlio, poi passano più di dieci anni fra una vignetta e l'altra (!!!!), (vi immaginate cosa sarebbe successo se ci fosse stato internet allora?), poi la struttura della serie diventa "tex con il figlio", poi quando sembrava che Kit avrebbe avuto una testata sua "Tex con Tiger", poi diventa "Tex con Carson" (anche qui... quanti, non leggendo da anni le vecchie avventure, o non rendendosi conto che ogni albo di Tex Gigante copriva in realtà 4 mesi di storie a strisce, non si rendono conto di quanto la "classica" coppia Tex - Carson sia arrivata tardissimo nel corso della serie, tanto che in realtà Carson è stato l'ultimo dei 4 pard a diventare davvero coprotagonista delle storie? Anche per Questo Kit Willer si chiama così,. all'epoca Carson appariva tanto di rado nelle storie che non c'erano problemi di omonimia...) "Vabbè, Diablero, va bene, all'inizio Tex cambiava un sacco da un avventura all'altra, ma erano i primi tempi, poi si è stabilizzato". A parte che l'effettiva "stabilizzazione" sul canone "classico" arriva dopo oltre 10 anni di storie (alla faccia del "periodo iniziale"), non sono state fatte altre modifiche dopo? Dici? E quando, vent'anni dopo, G.L.Bonelli cambia il passato del personaggio facendogli fare due volte la guerra di secessione? (per me semplicemente se l'era scordato, ma è stata la principale ret-con di tutta la serie di Tex). Quando viene introdotta la fascia di Wampum? Quando viene introdotto "il tesoro dei Navajos" per spiegare la ricchezza di Tex? (anni 70, eh, alla faccia del fatto che G.L. Bonelli non si rendesse conto che i lettori volevano più "realismo" e si chiedevano come faceva Tex ad avere tanti soldi...). Quando Dinamite scompare così, fra una storia e l'altra, dopo vent'anni di storie, senza alcuna spiegazione? "va bene, modifiche al personaggio di Tex, ma non è che da un albo all'altro cambiasse la maniera di raccontare le storie, non è che si passa dai gonnelloni al nudo integrale" Ah no? li hai mai letti gli albi non censurati? Hai fatto il confronto con i castigatissimi albi censurati? Davvero non c'era già stato un cambiamento in Tex per "adeguarlo ai tempi"? (all'epoca, per renderlo più bacchettone, baciapile e sessuofobo, oggi il contrario, oggi si torna di più al Tex originale non censurato da Sergio Bonelli) E il tipo di narrazione? Davvero non hai visto cambiamenti dai primissimi albi tutta azione con una sparatoria ogni 10 pagine (anche perchè un albo durava solo 32 strisce, meno di 11 pagine...), e quelli post-100 dove una singola conversazione poteva durare più di 11 pagine? "ma adesso si vedono cose che in Tex non si eranbo mai viste!" Come gli alieni? (numero 56), come qualcuno che batte Tex a duello? (numero 99), come un albo intero dove Tex non si vede per oltre 90 pagine, dedicate a riti infernali e a visioni di entità malefiche? (Il figlio di Mefisto), come nemici che si pentono e muoiono prima che Tex li raggiunga (una campana per lucero), come gangsters che vengono lasciati andare da Tex senza punizione a parte una "multa" per non compromettere il figlio (degenere) di qualcuno? (l'ultimo poker). Come storie ambientate in polinesia? (il tiranno dell'isola), come storie dove il protagonista è un cavallo? (silver star), come storie dove Tex aiuta dei criminali ricercati a sfuggire alla legge? (il cacciatore di taglie), come storie dove Tex si limita a fare da agente ad un vendicatore sovrannaturale, e non è lui a fare giustizia? (la Dama di picche) O storie dove Tex ordina a qualcuno, a distanza di assassinare a sangue freddo una persona e di far sparire il corpo? (il giuramento) NESSUNO ha mai cambiato Tex più volte di G.L. Bonelli Quello che è successo poi (e che è comunque un processo abbastanza naturale, che accade a tutti i personaggi una volta morti o ritirati i loro creatori, vedi anche i Paperi di Barks) è che il personaggio rimane "congelato" per decenni, nella situazione in cui il suo creatore l'ha abbandonato. anche se magari per il suo creatore quella non era per niente una situazione "stabile" ma l'avrebbe stravolto di nuovo di lì a poco... quindi il primo grande "snaturamento" di Tex è che ha smesso, negli anni 80, di essere una serie "viva", e si è congelata in un tipo di storie fisso e immutabile. PEGGIO ANCORA, a gestire questo "congelamento" c'era Sergio Bonelli, grande autore in proprio, ma che Tex... non l'ha mai capito, nè amato. A lui piacevano eroi fallibili, che facevano sbagli, si facevano fregare facilmente, erano tormentati dai propri errori... e vedeva Tex come uno "sbirro", abbastanza antipatico (come era antipatico a lui, suppongo) Quindi il "congelamento" non è avvenuto davvero sul Tex di G.L. Bonelli "finale", ma su una sua versione caricaturale: lo "sbirro ottuso che si fa fregare dal primo che passa, gira con le manette e dice che a lui non gliene frega nulla delle ragioni dei criminali, lui fa solo il suo lavoro" (controntare con il comportamento del Tex di G.L. Bonelli in "il cacciatore di taglie"). Oppure il "Tex che fallisce sempre, suda goccioloni che pare Paperino, fa morire tutti quanti e torna a casa con la coda fra le gambe" del Segno di Cruzado. Negli anni 80 invece dei tantissimi,continui cambiamenti di G.L. Bonelli, abbiamo un unico, ENORME stravolgimento del personaggio, che davvero... NON È PIÙ TEX. Non agisce come Tex, non parla come Tex, diventa pieno di dubbi, fa un sacco di sbagli, provoca più danni di quelli che risolve, chi si fida di lui va a finire male, etc. Non so, davvero, come hanno fatto tanti lettori a non accorgersene. io non avevo ancora vent'anni e il fatto che a scrivere fosse qualcun altro, e che questo qualcuno stesse scrivendo avventure di qualcuno che non era Tex, mi era chiarissimo. Mi incavolai tanto che quello fu il periodo in cui smisi di leggere Tex più volte (cioè, fu l'unico periodo della mia vita in cui smisi di COMPRARE Tex, e lo feci più volte, ad ogni storia-pacco con un Tex imbelle, ma ogni volta dopo un po' cedevo e tornavo a comprarlo. Rimanendo di nuovo deluso. Arriva a salvare Tex un barlume di speranza, un nuovo autore che riesce, DI NUOVO, a darci un Tex ottimista, sarcastico, intelligente, e avventure che appassionano invece di deprimere. Claudio Nizzi. Certo, è un "giallista", le storie diventano mere investigazioni. Praticamente spariscono tutti gli elementi sovrannaturali, si diradano un sacco le storie indiane, sono tutte "indagini", e Kit Willer (non amato da Nizzi) scompare per anni ed anni fra un apparizione e l'altra (e quando appare fa la parte della donzella in pericolo). Ma anche un Tex "ridotto" a questo modo, sul momento... è molto meglio dell'alternativa (il Tex deprimenti di Sergio Bonelli. Sono tutte e due grossi stravolgimenti di Tex, ma almeno Nizzi fa storie appassionanti...) Si scoprirà anni dopo che Nizzi doveva combattere continuamente con Sergio Bonelli che gli bocciava un sacco di storie e lo spingeva a fare solo quelle piu banali (quindi non è chiaro quanto della sovrabbondanza di "indagini" sia davvero da imputarsi a Nizzi e quanta a Sergio Bonelli), che c'erano 2-3 lettori "nolittiani" che scrivevano per lamentarsi ogni volta che Tex faceva una battuta o picchiava un criminale perchè "quello non è Tex, non piange!", e Sergio Bonelli le usava per dire con Nizzi che doveva ridurre quelle cose, che Tex non doveva vincere troppo, non poteva avere la meglio su più di un avversario, non doveva per forza salvare tutti, che doveva essere più triste, depresso, etc. Non sto qui a fare tutta la storia (che molti nel forum conoscono già benissimo) di come Nizzi ebbe una vera e propria crisi, un crollo psicologico che gli impedì di scrivere per più di un anno (ed è allora che, per necessità, finalmente Bonelli fa provare altri su Tex, fra cui Boselli), e quando tornò, non aveva più voglia di combattere. Anzi, per me pensava "ah, allora vuoi un Tex fallibile e umano e che non salva tutti? adesso te lo servo io..." E, per i successivi 200 albi di Nizzi, Tex viene sonoramente ridicolizzato. Ogni singola volta. Mentre Sergio Bonelli per me semplicemente NON RIUSCIVA a scrivere un Tex decente, Nizzi lo sa benissimo, ma sa anche come ridicolizzarlo. "ti catturerò, o non mi chiamo più Tex Willer! Ops, non l'ho catturato...". "Tranquillo, bambino, ti garantisco che nessuno ti farà del male! Ops, me l'hanno rapito sotto il naso, mentre io imploravo praticamente in lacrime i banditi di lasciarlo andare" "Ops, sono entrato in una stanza buia dove ho sentito uno sparo, c'è un cadavere per terra, ovviamente NON accendo la luce o controllo la stanza, mi chino a 90 gradi a prendermi la mia meritata botta in testa" Ci sono anche cose "simpatiche" Nizzi accetta i consigli dei lettori. Una volta gli scrivo (mandando la lettera alla Bonelli ma indicando che era per lui) "la prossima volta cosa farà, lo farà salvare da un vecchio paralitico". Guarda caso, nel successivo Texone, Tex viene salvato da un vecchio paralitico. (e non mi ha mai nemmeno ringraziato per l'idea!) (il lascito peggiore di questa "epoca di merda in faccia" per Tex, è che un sacco di lettori si sono talmente assuefatti a questo Tex, che QUELLO per loro è "il vero Tex", e se ci parli insistono che no, davvero, anche il Tex di G.L. Bonelli si faceva salvare ogni singola volta da un vecchio paralitico, da un bambino, da un cane, da una massaia di passaggio... non ti ricordi "uno contro venti", quando è rimasto tutto l'albo nascosto rintanato in un armadio mentre un gruppo di bambini dell'asilo lo salvava?) Qual è dunque "il vero Tex"? Quello VERO di G.L. Bonelli, vivo e vitale, che cambiava sempre (davvero, tornate a leggerlo, nella versione non censurata se la trovate, e leggetelo a sè stante, senza ripetervi il mantra "non è uguale a quello di Nizzi, non perde sempre, si vede che erano fumetti ingenui..."). Quello depresso e imbelle di Nolitta? Il poliziotto infallibile del primo Nizzi? L'ispettore Closeau dell'ultimo Nizzi? O quello "pum pum bang bang patatine fritte vecchio cammello tizzone d'inferno" di Faraci, ottimo per conciliare il sonno in caso di insonnia? In realtà, non esiste un "vero Tex", perchè ciascuno lo fa secondo la propria sensibilità di autore. E i Tex davvero peggiori e insostenibili si hanno quando si vuole costringere qualcuno a fare qualcosa che non vuole fare (come nel caso dell'ultimo Nizzi). Ci sono autori assolutamente non adatti a Tex (Sergio Bonelli/Nolitta, Faraci, etc.) e quelli semplicemente Tex non lo dovrebbero fare. Boselli per me è adattissimo a Tex (erano letteralmente DECENNI che non mi divertivo così a leggere Tex), e con lui, finalmente, mi sembra di tornare a leggere un Tex "vivo" e vitale e non un santino in un cimitero. (parlo del Boselli ATTUALE, eh, che non sono sempre stato d'accordo con le sue scelte nel corso degli anni.... Chissà che legame c'è fra lo scrivere buone storie di Tex e la vecchiaia, anche G.L. Bonelli se ci pensi ha iniziato di colpo a scrivere le storie del "periodo d'oro" a 60 anni suonati, dopo vent'anni che già scriveva Tex...
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  40. Però, ragazzi, non c'è davvero bisogno di scagliarsi in questo modo verso un nuovo iscritto. Non capisco tutta questa aggressività. È evidente che Malunacio ha voluto fare un tentativo, forse un po' maldestro, ma sicuramente senza malizia, di animare una nuova discussione, e magari di attirare un po' l'attenzione. Se dice di aver letto in giro per il web opinioni negative su Tex, non vedo perché non dobbiamo credergli. Lo sapete bene che sul web si legge di tutto. Basta andare nell'altro forum per trovare uno che commenta negativamente ogni storia senza averla nemmeno letta... Poi è chiaro che il quesito iniziale è un tantino mal posto, e che per alimentare una discussione produttiva si sarebbe dovuto riportare qualcuno di questi commenti negativi letti in giro per il web. Sicuramente questo è dovuto all'inesperienza dell'utente. Ma davvero non c'è bisogno di trattare ogni nuovo iscritto come un possibile troll in malafede...
    4 points
  41. Basta così, Ken. Johnny, mi scuso con te per le offese che ti sono state rivolte, e per il fatto che questo signore ha ancora diritto di parola sul forum. Allo stesso tempo ti prego di non rispondere. Verranno presi provvedimenti nei confronti di Ken51 non appena il nostro admin sarà disponibile - gli sceriffi non possono agire in questo senso.
    4 points
  42. Messaggio in linea con il tuo nickname: simpliciter, semplicemente. Chiaro da leggere, elegante nella forma, semplice da capire. Anche a me capita di dire: "è solo un film", "è solo un fumetto", "è solo una partita di calcio", "è solo un romanzo". Sono tutte mie PASSIONI. E le tengo tutte in grande rispetto, come anche Barbanera. Ma restano cose "non serie". "Non facciamo nulla di serio, ma lo facciamo in modo serio", diceva qualcuno: io mi aspetto da Borden e da Antonio Scurati e da Rino Gattuso serietà e professionalità, e mi incavolo se non mi piace qualcosa. Ma ciò non toglie che siano "solo" passioni, e che l'incazzatura non debba mai trascendere e diventare altro. Questo è il senso di espressioni del genere; attaccarsi ad esse mi pare esageratissimo. Non vi capisco, a voi competentoni... Quanto più siete (o vi ritenete; ed io ti ritengo, beninteso) competenti, tanto più non riuscite a frenare un'arroganza a tratti veramente odiosa... usando il VOI, sto pensando anche all'altro amico sardo WY. A me piace parlare con voi, ma siete a rischio ban e io non me ne faccio una ragione...sei stato pure un insegnante, lo hai fatto con così tanta protervia? Scusa la franchezza, Ken51, ma sono veramente dispiaciuto. Si può parlare diversamente, a una certa età dovremmo averlo capito tutti, che scrivere le cose su un forum è diverso che dirle a voce. Mah! E' spiacevole anche quando ci spacci per cortigiani che adulano il re, dicendo: "Contenti tutti quelli sempre contenti di dare ragione a Borden, a prescindere ...;", come se non avessimo un autonomo raziocinio che ci consenta di pensare con la nostra testa...
    4 points
  43. La differenza tra Tex e suo figlio sta anche qui: certe figure a Tex non le puoi far fare, al figlio si. Perché è giovane, ha tanta esperienza ma non quanto quella dei suoi pards, motivo per cui qualche volta può essere colto di sorpresa e se questo accade quando è calato in una serie di eventi poco usuale per lui, il treno, il capotreno, il gioco d'azzardo proibito, quello che cerca di fare non è agire di irruenza ma cercare di spiegare la sua posizione. Non capisce però di essere caduto in una rete di "tagliagola" e quando lo scopre cerca allora di rimediare ma si becca la classica botta in testa. Per quanto riguarda Otis: il gioco delle tre carte è regolare ? Il dubbio resta, ma per me è un imbroglione. Se è vero che i gamblers si servono di un personaggio d'appoggio loro complice che ha il compito di vincere qualche partita per incitare al gioco gli altri personaggi, in assenza di compagno, Otis si serve furbescamente di Kit Willer lasciandogli vincere una serie di 15 partite senza che nessuno si accorga di niente. Non è infatti possibile che in un gioco in cui il banco ha due possibilità su tre di vincere kit Willer sia così bravo o così fortunato, come ironicamente gli rimprovera Otis mentre li portano via. Dixon chiarisce le cose una volta per tutte nel momento in cui Otis cerca di ripetere il giochetto con i cinesi e questa volta non ci sono interruzioni, vuota loro le tasche per cui alla fine loro lo minacciano. Ecco, questo sono le idee di cui parlavo a proposito di Dixon e che donano originalità al racconto. Quanto a Zamberletti, devo un aggiunta al commento precedente per spiegare cosa non va nella sua storia. Sono i personaggi dei negri che devono stare regolarmente dalla parte dei buoni e dei giusti ( con GLB erano anche palle di neve da prendere a calci ) e questa storia (a uno schioppo di distanza dal maxi di Ruju dello scorso ottobre) fa sentire lontano un alone di correttezza politica. Ce ne sbattiamo i cosidetti della political correctness!!! Dai tempi del codacons non se ne può veramente più, tutto millimetricamente calcolato per evitare episodi scandalistici. Ma Tex non era questo, Tex era l'opposto, GLB esponeva le sue idee nelle sue storie senza censurarsi. Ora, in un momento in cui siamo sommersi da un ondata di profughi con i TG nazionali e regionali con la notizia sempre in primo piano da mesi (in verità ormai da anni), ritrovare gli stessi soggetti anche su Tex e una, due e TRE volte (perché dobbiamo mettere in conto anche il ritorno di Jehtro), sinceramente non se ne può più. E poi a questa comunità nera facciamogli fare quello che fanno i comuni mortali perché tra buffalo soldiers e questa storia sembranom loro i migliori: fanno quello che fa Tex, anzi di più. E così una banda di fuorilegge viene fatta fuori anche da personaggi come lo sfigato apache. Come originalità tematiche, siamo vicini allo zero, come compiacenza con il codacons siamo al top, come oscuramento e deleggittimazione del personaggio di Tex quasi, che da eroe inossidabile che sbaraglia gli avversari diventa coadiuvante semplice di quelli che dovrebbe proteggere, alzi la mano chi è soddisfatto di questo personaggio con la camicia gialla e il fazzoletto nero. Freedom ranch, il titolo della storia, ma di libertà metaforicamente, tra autori imbrigliati tra le regole e claustrofobico perbenismo, ne vedo poca. E mi stupisco di chi boccia storie come quella di Dixon e plaude a questa storiellina insignificante. 6,30 euro, dodicimila delle vecchie lire, per questa collana sono un furto.
    4 points
  44. Scusate se mi intrometto in questa diatriba, ma visto che questo è un forum pubblico mi permetto di farlo... Certo che è una sua opinione (di Diablero), come tutte le opinioni espresse qui, come il tuo 6,5 dato a questa storia. E quindi? Ma se è da mesi che quasi tutti sparano a zero su Ruju per il pistolero vudu, su Boselli per il ritorno di Manuela, su Zamberletti per il monaco cinese, alcuni forumisti definendo le loro storie delle immonde schifezze, illeggibili (qualcuno non è arrivato alla fine), le peggiori di tutta la serie texiana (qualcuno l'ha scritto), con voti che vanno dal 4 a 2 e addirittura allo 0 (più incompetente di così!). Su Zamberletti si è scritto di tutto (mancava solo il consiglio di darsi all'ippica invece di scrivere Tex) e nessuno ha fiatato a queste critiche agli autori. Poi arriva Diablero che stronca "Il mostro del gran lago salato" e all'improvviso non va più bene! "Ma com'è supponente!" (Invece chi dice che Il monaco cinese o Una colt per Manuela è robaccia, è un critico umile e sobrio!) "Vuole insegnare agli altri come si scrivono le storie!" (E non è quello che facciamo un po' tutti quando diciamo: qui era meglio così, là non va bene, io avrei fatto cosà, ecc.). "Ma che toni sgradevoli!" (Invece dire che il pistolero vudu è uno schifo assoluto e che i dialoghi di Manuela sono insopportabili, non è sgradevole?). Tutti fanno/facciamo a volte critiche pesanti, con toni magari più moderati di quelli di Diablero, ma non per questo meno antipatici (per chi la storia l'ha scritta o chi l'ha apprezzata). Diablero avrà i suoi difetti (non c'è dubbio ), i suoi toni accesi non piacciono, ok, ma almeno le sue opinioni (che a volte condivido, a volte no) le argomenta, cerca anche di teorizzarci sopra. Se dice che Ruju cerca troppo le scene ad effetto e che questo sta diventando una moda che piace a molti, si può non essere d'accordo ma non mi sembra chissà quale affermazione offensiva. Nè per Ruju né per il lettore a cui piace Ruju. Altrimenti uno dovrebbe offendersi tutte le volte che qualcuno stronca una storia che invece a lui è piaciuta, e rispondere per le rime: "A me è piaciuta, e a te no? Allora per te sono un cretino, che fai, mi offendi!" E qui, quando ci si appella alle maggioranze vuol dire che non si hanno più argomenti... Se il 99% dei lettori apprezza una storia (a parte che non è vero in questo caso, ma lasciamo stare), non vuol dire che l'1% non possa invece avere un'opinione opposta: è successo in tante storie famose, da Patagonia a Giovani assassini, da Tra due bandiere a El Muerto, da Nelle paludi della Luisiana a Chinatown. La maggioranza le ritiene grandi storie, se non capolavori, una esigua minoranza le considera invece storie poco riuscite (basta leggersi i rispettivi topic). Dov'è il problema? Si replica e finita lì. Tanto 'cca nisciuno è fesso! Infine una mia osservazione da esterno di questa diatriba (o di simili): Diablero quando "aggredisce" lo fa alla storia, allo sceneggiatore, ai lettori in generale che spesso sono di bocca buona (secondo lui, ovviamente), ma non fa attacchi personali, quanto piuttosto a categorie generali (i lettori facili, i nizziani...). Chi lo critica invece sì: si rivolge a lui direttamente dandogli dello snob, di quello che non gli va mai bene niente (e quindi dovrebbe smettere di leggere Tex), di quello che vuol fare il primo della classe, di chi recita una parte ed è in malafede, di chi vuol fare l'anticonformista a tutti i costi, e via così. Attacchi personali. Non solo alle sue opinioni. E poi fanno le vittime... P.S.: dopo questa arringa, Diablero, mi offri una birra! E pensare, poi, che molte delle tue opinioni su questa storia neanche le condivido del tutto...
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  45. Io negli ultimi mesi le ho rilette quasi tutte e posso assicurare che nel mio caso hanno mantenuto tutta la freschezza di un tempo, anzi alcune a una seconda (o terza o quarta...) rilettura mi sono apparse persino migliori di come le ricordassi. Sono poche quelle che mi hanno deluso (e che non mi erano piaciute neanche a suo tempo). "Cercatori di piste" è una storia solo un pelino inferiore agli altri capolavori boselliani disegnati da Marcello, mantenendo comunque gli stessi elementi: personaggi intriganti e complessi, splendide scene d'azione, ottimi dialoghi, pathos e sfumature sentimentali e psicologiche, un gran finale e un forte senso del passato che - come si diceva nel post precedente - grava continuamente sul destino dei principali personaggi, un passato che non passa mai del tutto, sia nel bene che nel male. E questa è una tematica fortemente innovativa introdotta da Boselli nella serie di Tex, che né GL Bonelli, né Nolitta né Nizzi avevano mai toccato con simile profondità e insistenza. Il Tex di GL Bonelli era sempre perfettamente inserito nel presente e così gli altri personaggi, poco propensi a guardarsi indietro (forse solo Mefisto aveva qualche problemino con lo scorrere del Tempo!); il Tex (e il Carson) di Boselli cominciano a vivere in una dimensione temporale nuova in cui il passato torna spesso e con insistenza a bussare alla loro porta (Gli invincibili), in modo minaccioso (Missouri, Luna insanguinata), o per far incontrare di nuovo vecchi amici (Jethro, Hutch, Jim Bridger in Nueces Valley) o per mostrare come le persone siano cambiate col tempo, a volte in meglio (Ada Stark in Luna insanguinata, Glenn Corbett), a volte in peggio (Mickey Finn), oppure siano rimaste com'erano (Lena nel Passato di Carson). Il passato, insomma, per Boselli è un fantasma inquieto che aleggia sul presente, può essere malvagio (La vendetta delle ombre) o benigno (Colorado Belle), è un destino ma non del tutto, è anche una scelta. Solo per queste grandi storie di Tex, come "Cercatori di piste", il tempo sembra non passare!
    3 points
  46. Spostata in questo nuovo thread la recente discussione seguita alla pubblicazione di alcune matite della nuova storia di Boselli & Andreucci con Barbanera. Con la speranza che si discuta di CONTENUTI, e non delle solite, estenutanti diatribe su chi è il primo a tirare in ballo Nizzi (vero @MacParlande @Diablero?)
    3 points
  47. Io sinceramente non ho capito con chi ce l'ha gilas2, semplicemente ognuno dice il suo punto di vista. Se uno non è d'accordo e ognuno resta delle proprie idee che male c'è? Non vedo scritto da nessuna parte, il mio modo di vedere e' giusto mentre il vostro fa schifo.
    3 points
  48. Ken51, hai già ricevuto un avvertimento ufficiale pochi giorni fa. Dopo i post odierni lo staff valuterà ora eventuali sanzioni nei tuoi confronti. A titolo personale: davvero non mi capacito del tuo comportamento. Sembri un utente navigato e con una certa esperienza su altri forum, nonché una notevole cultura fumettistica; potresti essere una risorsa enorme per il nostro forum; ma davvero sembra che sei venuto qui solo per attaccar briga con tutti. Ma ti rendi conto che con il tuo atteggiamento arrogante e saccente, nonché polemico e irrispettoso degli interlocutori, ti stai rendendo odioso davanti a tutta la community? Venendo ad oggi in particolare, esordisci con questo post: Mi sono andato a rileggere gli interventi di Texan di ieri e NON ho ravvisato ALCUN intento polemico da parte sua, che ti aveva semplicemente domandato ragione delle tue affermazioni, in maniera pacata (come nel suo stile), e a cui risposto con il tuo solito tono sprezzante e sarcastico ("me lo ha detto mio nonno"). Per poi attaccarlo direttamente dopo che ti aveva fatto osservare che non gli piaceva il tuo tono. Oggi rincari la dose parlando di "tesi barbine" e "dogmi al di là di ogni evidenza"; e ti aspetti che un utente che ha reso un servizio alla comunità, mettendo in fila la biografia di Tex e aprendo una bella discussione, non dovrebbe prendersela neanche un po'? Censura sul tuo messaggio successivo. Infine, SMETTILA una buona volta con la storia del pensiero unico che vige su questo forum. Come sempre, ulteriori interventi fuori tema saranno rimossi senza ulteriore comunicazione.
    3 points
  49. Mark Twain può darsi, GL Bonelli no di certo. Per lui non ci sono mai state mele e pere. Uno dei suoi grandi meriti, anzi, è stato proprio quello di insegnare tramite un fumetto western che bianchi, rossi, gialli o neri gli uomini sono tutti uguali; ma che per difendere i deboli e raddrizzare i torti Tex non guardi al colore della pelle (anzi GL aveva pure capito benissimo, e come detto in largo anticipo su Hollywood, che nel Far West i deboli erano soprattutto gli indiani) è una cosa che qualsiasi lettore di Tex dà per assodata e anche tu se sei un lettore di vecchia data lo dovresti sapere benissimo (leggendo i tuoi interventi infatti il dubbio è che tu abbia letto Tex molto a spot e ci abbia recepito solo quello che ti ha fatto comodo e che collima con le tue idee) Andiamo a ripetizione, su…
    3 points
  50. Sembra che il tratto raffinato e pittorico di Galep sia stato ripassato (per esempio su una lavagna luminosa) con un pennarello: abbiamo così un segno grosso, sommario, quasi un abbozzo. Davvero, questo confronto fa venire il vomito. Io mi chiedo chi sia il "grande artista" che può aver fatto una schifezza del genere, e come possa la SBE aver anche solo pensato di renderla pubblica.
    3 points
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