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[Texone N. 25] Verso L'oregon


Sam Stone
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Voto alla Storia?  

71 members have voted

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Come scrissi a Manfredi, la mia impressione fu che Gomez disegnò un Tex leggermente più giovane rispetto alle versioni di altri disegnatori

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<span style="color:red;">12 ore fa</span>, Carlo Monni dice:

Per chi non lo sapesse o non se lo ricordasse, Manfredi ha dichiarato che per i battibecchi tra Tex ed Emma si è basato su quelli tra John Wayne e Maureen O'Hara nei film in cui hanno recitato insieme.

La cosa non mi sorprende! Quando Manfredi parla di Tex lo paragona quasi sempre a John Wayne:clapping:

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<span style="color:red;">7 ore fa</span>, laredo dice:

La cosa non mi sorprende! Quando Manfredi parla di Tex lo paragona quasi sempre a John Wayne:clapping:

 

Possono essere stati diversi (ma fino ad un certo punto) fisicamente ma il tipo di personaggi interpretati da Wayne ha molto in comune con Tex, mi  sembra evidente.Si parla sempre del fatto che Galep si è ispirato a Gary Cooper per le fattezze di Tex, ma del fatto che Ringo Kid ja sicuramente ispirato G.L. Bonelli vogliamo parlare?

Non qui perché sarebbe OT. :laugh:

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  • 4 weeks later...

All'epoca questo texone mi piacque poco, lo trovai troppo sui generis, troppo poco classico e texiano.

Invece dalla rilettura devo dire di aver trovato molti buoni spunti e una vicenda tutto sommato interessante, gestita piuttosto bene e con sapienza.

Certo, si tratta di una vicenda inconsueta. I nostri pard che accettano di scortare una carovana di donne promesse spose in oregon, e nel tragitto subiscono incidenti e attacchi indiani, per poi scoprire all'arrivo che il ragazzo che stavano ricercando è il figlio del finto Reverendo.

Trattandosi del texone e non della serie regolare, tutto sommato è una storia che ci sta, anche se a me non esalta come invece ad altri.

La cosa migliore dell'albo, comunque, è aver fatto capire a tutti noi perchè Tex e Carson non ci pensano nemmeno lontanamente a trovarsi una donna. Avrebbero la carriera stroncata in un amen.

I disegni buoni, ma ke espressioni di terrore di tutti quanti sono troppo marcate, paiono sempre tutti impauriti, compresi Tex e Carson e questo non è bene.

Testi 7

disegni 6

  • Confused (0) 1
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  • 3 months later...

Texone interessante per molti aspetti, a cominciare dalla trama inusuale e da un terrificante serial killer che non è poi così terrificante. Purtroppo la vicenda di quest'ultimo ci viene raccontata tutta in flashback e non c'è il minimo sviluppo del personaggio. Senza contare che la dura vicenda si risolve senza che Tex abbia la minima parte in essa. 

Belle però le sequenze di azione, in particolare nel momento della carica di Bisonte bianco e del valico da superare sotto una pioggia torrenziale. 

 

Ottime tutte le donne, ben caratterizzate e ben lontane dall'immagine delle damigelle in difficoltà. Dialoghi che sono molto vivaci e spassosi quando ci sono anche loro in scena. 

 

Disegni buoni, ma non eccellenti. Le espressioni dei pards sembrano davvero troppo grottesche in certe occasioni e sebbene non manchino ottime tavole, in molte, specie quelle più panoramiche, i personaggi appaiono sproporzionati. In un paio di tavole Tex appare più brevilineo di Brunetta. Peccato! 

 

Voto complessivo: 7,5

 

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  • 1 year later...

Quando uscì questo Texone avevo già smesso di leggere la serie regolare, ma un Texone di Manfredi (reduce da Magico Vento e da Volto Nascosto, ma che purtroppo da quel momento andò sempre in calo) e di Gomez (che mi piaceva molto su Dago) non potevo perdermelo, e me lo lessi subito. Ricordo che mi era piaciuto, ma non molto altro.

 

Recentemente ho comprato d'occasione i volumi cartonati della Rizzoli Lizard dedicati ai Texoni di Magnus, Milazzo, Gomez, Parlov e Kubert, soprattutto per godermi i disegni con una stampa migliore. Ed effettivamente, tutti ne guadagnano, ma rileggerli fa soprattutto ricordare che razza di occasioni assurdamente sprecate siano stati diversi di essi, con disegni di grandi del fumetto al servizio di storie scialbissime ed irritanti di Nizzi. Si salvano giusto quello di Magnus (in cui Magnus ridiscusse e modificò gran parte della sceneggiatura, tanto per fare esempio nelle intenzioni iniziali di Nizzi non c'era nessun assalto a castello di notte e nessun temporale), e quello appunto di Gomez, perchè quello l'ha sceneggiato Manfredi e ha una signora storia di tutto un altro livello.

 

L'ultima storia di Tex di Manfredi che ho letto è stata la Regina dei Vampiri e non mi era piaciuta per nulla. Non ho letto molti Tex dei suoi, ma ho seguito le altre cose che ha fatto dalla fine di Volto Nascosto e mi hanno tutte un po' deluso, qualcuna poco e qualcuna davvero tanto. Quindi negli ultimi tempi il mio giudizio su di lui era un po' cambiato, e pensavo magari che rileggendo le sue vecchie cose le avrei ritrovate peggiori di come mi ricordavo.

 

Rileggere questo Texone mi ha fatto tornare in mente il Manfredi di quei tempi, quello al servizio della storia e dei personaggi, quello capace di riempirti un texone di tantissimi personaggi che appaiono magari solo per due pagine e caratterizzarli tutti. Quello capace di costruire un Texone bellissimo costruito tutto sul contrasto fra Tex e Carson e un gruppo di ragazze "che non gli danno retta" (esperienza comune ad un sacco di maschi, anche se non a sei per volta...). Il serial killer alla fine è solo la scusa per farli incontrare, ma anche lui entra perfettamente nel meccanismo, con Tex che alla fine lo trova giusto in tempo per chiudere gli occhi al suo cadavere.

 

La trama in realtà è centrata sul viaggio, e dai diversi pericoli che man mano incontrano, nelle città e nella prateria, da bianchi e da indiani, dalla natura e dagli uomini. E anche la varie location... vedo spesso in troppe storie recenti di nuovi autori su Tex una povertà di scenari, ci sono sempre le solite rupi, i soliti canyon, le solite main street...  il viaggio della carovana qui passa fra vari ambienti ben descritti che si percepiscono, diventano protagonisti come nel migliori western tradizionali. il tutto disegnato da un grandissimo Gomez che riesce a centrare perfettamente i due pards, pur dandone una versione personale non ricalcata da quello della serie regolare.

 

(Ma Gomez non lo devo certo scoprire io... mi è sempre parso incredibile che l'Eura sia riuscita a tenerlo su Dago per tanti anni, senza che un editore francese o americano arrivasse a riempirlo di grana per portarglielo via a peso d'oro...)

 

Davvero uno dei migliori Texoni della serie. E pensare che è nato praticamente per disgrazia. La cosa che dice Carolo Monni in questo vecchio post non la sapevo...

 

On 6/26/2011 at 11:44 AM, Carlo Monni said:

Eccomi qui a commentare anch'io questa storia, ma prima consentitemi un breve excursus storico sulla genesi di questa storia e su fatti di cui io stesso sono stato, almeno in parte, involontario testimone.

Siamo nell'estate 2006 e si è consumata una prima rottura tra la SBE e Claudio Nizzi. I motivi sono troppo complessi per discuterli ancora qui, basti dire che Nizzi decide di non tornare dalle sue vacanze lasciando in Maxi incompiuto ("Lo squadrone infernale") e due disegnatori "scoperti". Si tratta di Fabio Civitelli e Carlos Gomez, appena arruolato per realizzare un Texone. Causa urgenti e pressanti impegni di lavoro, nessuno degli altri due sceneggiatori regolari di Tex, mauro Boselli e Tito Faraci, è in grado di assumersi l'onere di scrivere per loro. Occorre rivolgersi a qualcun altro. La scelta ricade alla fine ricade su Gianfranco Manfredi, il quale accetta l'incarico e presenta due soggetti che vengono accettati e che in redazione sono subito soprannominati: "Quello dell'acqua" e "Quello delle donne". :indianovestito:

Come sappiamo, "Quello dell'acqua" finir? a Fabio Civitelli e noi qui ci troviamo a discutere dei "Quello delle donne". :trapper:

 

Cioè...  questo texone è stato affidato a Manfredi perchè Nizzi (il Nizzi inqualificabile di quei tempi) non era disponibile...  che è come dire che in squadra mettono Ronaldo perchè Bartolomie Pestalozzi è infortunato! :laugh:

 

Incredibile che per più di 10 anni, se Tex si sono pubblicate storie buone, ogni tanto, solo "grazie" a Nizzi (nel senso che o non voleva lavorare con quel disegnatore, o non aveva tempo, o li pianta in asso e li lascia nelle pesche, che se era per la casa editrice, glieli avrebbero fatti fare tutti a lui, e solo "per necessità" qualcuna la dovevano far fare anche a Boselli o a Manfredi...)

  • Confused (0) 2
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<span style="color:red">14 ore fa</span>, Diablero dice:

Cioè...  questo texone è stato affidato a Manfredi perchè Nizzi (il Nizzi inqualificabile di quei tempi) non era disponibile...  che è come dire che in squadra mettono Ronaldo perchè Bartolomie Pestalozzi è infortunato! :laugh:

 

Incredibile che per più di 10 anni, se Tex si sono pubblicate storie buone, ogni tanto, solo "grazie" a Nizzi (nel senso che o non voleva lavorare con quel disegnatore, o non aveva tempo, o li pianta in asso e li lascia nelle pesche, che se era per la casa editrice, glieli avrebbero fatti fare tutti a lui, e solo "per necessità" qualcuna la dovevano far fare anche a Boselli o a Manfredi...)

 

Purtroppo era proprio così che andavano le cose all'epoca. Sergio Bonelli e Decio Canzio sembravano assolutamente convinti che i lettori gradissero le storie di Nizzi e chi protestava fossero solo quattro scalmanati da forum. In più c'era una totale mancanza di programmazione a lungo termine. Ho sentito raccontare, ed ora credo si possa dire, che una volta fu chiesto a Decio Canzio cosa sarebbe successo se Nizzi avesse deciso di smettere di scrivere Tex. Canzio rispose che non c'erano problemi: sarebbe bastata una telefonata a Berardi e Manfredi. Ebbene, quell'estate del 2006 il problema si pose e le famose telefonate furono fatte ma Berardi rispose picche. Cosa sarebbe successo se anche Manfredi si fosse dichiarato indisponibile a scrivere per Civitelli e Gomez? Chi avrebbero chiamato?

Non è un caso se una volta nominato curatore una delle prime cose che ha fatto Boselli è stata dare incarichi per i Texoni degli anni successivi. Senza Roi e Rotundo rischiavamo seriamente di non avere Texoni per il 2014 e 2015 e forse pure per il 2016. Questo non avrebbe fatto fare bella figura all'editore.

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Sì, @Carlo Monni. Giustamente qui sul forum tessiamo sempre le lodi della gestione dei tempi di Sergio Bonelli, lodi tra l'altro meritatissime.

Ma cose come quella che ci racconti (e che io non sapevo) ci ricordano che tutti gli esseri umani sono fallibili. :D

In effetti quella assenza di programmazione a lungo termine, a proposito della serie fumettistica più importante d'Italia, è a dir poco incredibile...

 

 

 

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Sergio non sapeva programmare. Era un genio in tante cose ma non in questa e probabilmente fu uno dei motivi che lo spinsero ad assumere Decio Canzio e delegargli la gestione  della casa editrice conferendogli il titolo di Direttore Generale. La sua ostinazione nel volersi occupare di Tex in prima persona finì con il farla diventare una serie che navigava sostanzialmente a vista.

Nella primavera del 2012 c'erano fortissimi dubbi che Andrea Venturi ce la facesse in tempo utile per una pubblicazione nel giugno 2013 e non solo non c'erano texoni pronti, ma l'unico altro in lavorazione indovinate qual era? 

Non dico che non bisogna criticare il risultato, ma non dimentichiamo mai che se nel 2014 abbiamo avuto un texone lo si deve al fatto che Roi è stato capace di completarlo in un anno o poco più.

 

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  • Collaboratori
<span style="color:red">17 ore fa</span>, Carlo Monni dice:

Purtroppo era proprio così che andavano le cose all'epoca. Sergio Bonelli e Decio Canzio sembravano assolutamente convinti che i lettori gradissero le storie di Nizzi e chi protestava fossero solo quattro scalmanati da forum.

 

Per essere più esaustivi...

 

1) Il rapporto tra Nizzi e Casa editrice non era più rose e fiori. Non dico di più, non è bello rivangare quei vecchi dissapore che non interessano a nessuno.

 

2 ) A Nizzi erano approvate storie di due albi. Nella serie regolare l'ultimo soggetto lungo approvato risale agli inizi del 2001 "Athabasca lake". I Maxi "Il veleno del Cobra" e "Fort Sahara" sono approvati nel 2003; "Lo Squadrone Infernale" è invece del 2006.

 

3 ) Le storie di più ampio respiro furono bocciate ("Tigre nera e viaggio nel Borneo", soggetto di Civitelli sul nipote di Tex) e accettate solo dopo un ampio sforbiciamento.

 

4 ) La revisione delle storie da parte della redazione avvenne a fasi alternate: dove c'era da correggere non lo si faceva, dove non si doveva correggere (vedi "I fucili di Shannon") si riscrivevano pagine e pagine (vedi il suo finale destestabile che è opera redazionale). Altri autori come Segura e Manfredi il controllo redazionale lo subivano a volte anche pesantemente, ma è un argomento per cui è meglio anche qui tacere.

 

5 ) Sergio riconosceva a Nizzi il merito in particolare di aver preso il personaggio di Tex nei primi anni ottanta e di averlo traghettato fino a metà degli anni duemila. Dire che non si accorgeva del calo qualitativo delle storie scritte da Nizzi però è fargli torto.

 

6 ) Già dai primi anni duemila Sergio si era guardato intorno. C'è Boselli innanzitutto anche se scrive praticamente solo per Letteri, Marcello e Font. Ma è un autore che Sergio destina all'almanacco ("Eroe per caso" soggetto del gennaio 2000, "Polizia indiana" del 2005, "Faccia di cuoio"  del 2006) o il maxi ("I lupi rossi" non posso dirlo con certezza, la memoria latita, ma mi sembra di ricordare che la collocazione fosse quella). Boselli scrive raramente per la serie regolare, per Repetto (2004)  o per Spada (2003), perché soprattutto si occupa dei texoni cubano e argentino di Sergio. A Ruju vengono parimenti commissionate tra il 2001 e il  2005 storie per degli almanacchi. Faraci entra in scena nella primavera del 2006 e giù di lì anche Manfredi che scrive dopo l'estate per Civitelli "La grande sete" e il texone di Gomez. Da un lato si cerca di alleggerire il lavoro a Nizzi, dall'altro si cerca di trovargli dei successori.

 

7) Nizzi era ormai bollito, stanco, svogliato, tirava via, interessato a dedicarsi alla scrittura dei suo romanzi polizieschi e di provincia. I soggetti che conosciamo sono in larga parte dovuti a Traversa. L'idea che ci facciamo è di un autore che poco alla volta voglia staccare la spina, in realtà Nizzi continuava a sfornare soggetti su soggetti e la stragrande maggioranza di questi tornavano indietro bocciati al mittente, questo lo so da fonti vicine a Nizzi. Questo aveva finito per scoraggiarlo prima e stufarlo dopo, per fargli pensare infine al ritiro, fatto che si materializza solo nei primi mesi del 2008, quando Canzio gli chiede le correzioni per la storia "L'assedio di Mezcali". Nizzi ci rinuncia definitivamente o quasi, nel senso che la riproporrà circa una decina d'anni dopo a Boselli che ne aveva allora (era l'autunno del 2016) vagliato il ritorno.

 

8) Da due anni, cioè dal 2006, Ruju è stato timidamente promosso alla serie regolare e scrive per Seijas quella che probabilmente resta a oggi la sua storia migliore. Sempre nell'autunno del 2006 Faraci ha presentato un secondo soggetto "L'uomo di Baltimora". Boselli inizia a scrivere per la serie regolare un numero sempre più crescente di storie: nel 2005 due per Ticci e Bianchini/Santucci; nel 2006 tre per Piccinelli, Font e Mastantuono; una nel 2007 per Leomacs. Quando è ufficiale il ritiro di Nizzi nel 2008, a Boselli sono approvati altri quattro soggetti, a Faraci tre più un almanacco. Faraci e Boselli sono i due autori scelti per dare continuità alla serie regolare, fatto confermato dalle storie da loro scritte negli anni successivi, con la differenza che intorno al 2012, davanti alla pochezza delle storie faraciane viene chiamato a sostituirlo Ruju che fino ad allora era rimasto ai margini con qualche storia come "Mezzosangue" soggetto del 2010 per la serie regolare, il maxi di Diso, il secondo Color Tex di Cossu e infine il primo almanacco di Scascitelli che sono soggetti tutti del 2011.

 

 

 

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Alla tua esaustiva disamina, che avrebbe bisogno di alcune piccole correzioni qua e là, ma non adesso, aggiungo solo che intorno al 2001/2002 accaddero due cose pressoché contemporaneamente: a Boselli venne diagnosticata una malattia molto grave, che fortunatamente riuscì a superare, e Maurizio Colombo ebbe un pesante blocco dello scrittore che lasciò sostanzialmente Boselli come unico sceneggiatore di Dampyr. Dovendo forzatamente rallentare la sua attività, privilegio Dampyr che non solo era una creatura sua ma aveva più necessità di sceneggiature.

Una volta ritornato in forma riprese a scrivere con maggiore continuità per Tex e per il 2008 divenne di fatto lo sceneggiatore leader scalzando Nizzi dal ruolo. Io ho sempre considerato il passaggio del testimone marcato dall'albo "Buffalo soldiers".

Aggiungo anche che nel 2006 Sergio Bonelli stava seriamente considerando l'idea di nominare Boselli curatore di Tex. La reazione di Nizzi fu: "Se Boselli diventa curatore, io me ne vado". In seguito Sergio cambiò idea preferendo continuare ad occuparsi di Tex in prima persona, scelta sciagurata a mio parere.

Quanto a Faraci, mi permetto di dire che il suo problema non erano tanto le sceneggiature, quanto i soggetti... o meglio il soggetto visto che gira e rigira proponeva sempre lo stesso con poche varianti .Le sue prime, a me tre storie, che, guarda caso, non hanno affatto lo stesso soggetto, a me sono piaciute molto. 

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  • Collaboratori
<span style="color:red">9 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

Aggiungo anche che nel 2006 Sergio Bonelli stava seriamente considerando l'idea di nominare Boselli curatore di Tex. La reazione di Nizzi fu: "Se Boselli diventa curatore, io me ne vado".

 

E da curatore l'ha richiamato in servizio e a quanto dice Boselli  ha anche accettato la revisione delle sue storie senza troppe lamentele a differenza di certi altri :D Che poi si siano trovati poco d'accordo su altre cose è un'altra storia.

 

<span style="color:red">12 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

intorno al 2001/2002 accaddero due cose pressoché contemporaneamente: a Boselli venne diagnosticata una malattia molto grave, che fortunatamente riuscì a superare, e Maurizio Colombo ebbe un pesante blocco dello scrittore che lasciò sostanzialmente Boselli come unico sceneggiatore di Dampyr.

 

Si sapevo anche questo, ovviamente, ma la media delle storie per la regolare e i disegnatori a disposizione erano quelli anche negli anni novanta. Comunque è un dato indubbiamente da tenere nella sua debita importanza. In ogni caso Boselli ha già smentito categoricamente su eventuali timori di Sergio nei suoi confronti, il fatto è che Nizzi aveva i suoi disegnatori e Boselli quelli che gli lasciava e su questo dato mi sono basato. E Boselli questo l'ha confermato proprio su questo forum.

 

<span style="color:red">15 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

Quanto a Faraci, mi permetto di dire che il suo problema non erano tanto le sceneggiature, quanto i soggetti... o meglio il soggetto visto che gira e rigira proponeva sempre lo stesso con poche varianti .Le sue prime, a me tre storie, che, guarda caso, non hanno affatto lo stesso soggetto, a me sono piaciute molto. 

 

Senza considerarle storie da urlo, sostanzialmente la penso esattamente come te!

 

PS Ho dimenticato D'Antonio. Purtroppo ci ha lasciato solo il texone.

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<span style="color:red">12 minuti fa</span>, ymalpas dice:
34 minuti fa, Carlo Monni dice:

intorno al 2001/2002 accaddero due cose pressoché contemporaneamente: a Boselli venne diagnosticata una malattia molto grave, che fortunatamente riuscì a superare, e Maurizio Colombo ebbe un pesante blocco dello scrittore che lasciò sostanzialmente Boselli come unico sceneggiatore di Dampyr.

 

Si sapevo anche questo, ovviamente, ma la media delle storie per la regolare e i disegnatori a disposizione erano quelli anche negli anni novanta. Comunque è un dato indubbiamente da tenere nella sua debita importanza. In ogni caso Boselli ha già smentito categoricamente su eventuali timori di Sergio nei suoi confronti, il fatto è che Nizzi aveva i suoi disegnatori e Boselli quelli che gli lasciava e su questo dato mi sono basato. E Boselli questo l'ha confermato proprio su questo forum.

 

Tutto vero ma guarda caso, intorno al 2003/2004 Boselli rallenta il ritmo e lo stesso Letteri è dato  in carcoo a Nizzi perché Boselli non può scrivere per lui.

 

<span style="color:red">15 minuti fa</span>, ymalpas dice:
37 minuti fa, Carlo Monni dice:

Quanto a Faraci, mi permetto di dire che il suo problema non erano tanto le sceneggiature, quanto i soggetti... o meglio il soggetto visto che gira e rigira proponeva sempre lo stesso con poche varianti .Le sue prime, a me tre storie, che, guarda caso, non hanno affatto lo stesso soggetto, a me sono piaciute molto. 

 

Senza considerarle storie da urlo, sostanzialmente la penso esattamente come te!

 

E ci aggiungo la colpevolmente dimenticata "Carovana d'audaci" su soggetto di Luca Barbieri che è un solido western d'altri tempi con un soggetto classico che Tito ha saputo ben interpretare.

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  • 6 months later...

"Verso l'Oregon" è uno dei miei Texoni preferiti, sia come storia, che come disegni. Manfredi e Gomez non sono solo bravi, sono in sintonia tra loro.

I personaggi, ben delineati, recitano come attori di un film. Tex, un po' diverso dal solito, sembra John Wayne, Kit Carson non è una semplice spalla, è un personaggio autonomo non dipendente da Tex, perfettamente reso da Gomez in tutta la gamma delle sue espressioni: a volte determinato, a volte riflessivo, oppure beffardo, protettivo, preoccupato, persino malinconico nel finale. Non sempre Manfredi fa esprimere Carson a parole, ma gli sguardi che gli conferisce Gomez sono più eloquenti di tante frasi.

E' lui che convince Tex a proteggere la carovana delle donne, che salva Brenda all'inizio, che tiene testa a Tex nei battibecchi, che si interroga su tutti, anche sul pard ("di rado ho visto Tex così preoccupato", pensa osservando l'amico), e che si dimostra sensibile e cavaliere con le donzelle ma senza fare il galante (non era questa la storia in cui farlo, visto il destino poco allegro che avranno le ragazze). Interpretazione memorabile, questa di Carson, anche graficamente. Quella di Tex un po' meno.

 

Questo Texone è un riuscito mix di western classico e western moderno, in certi momenti crepuscolare, con personaggi alla John Ford insieme a tipi invece piuttosto insoliti (il killer psicopatico e l'indiano Bisonte Bianco, altrettanto folle).

 

Le sei ragazze da marito sono l'aspetto più originale: forse potevano essere maggiormente approfondite, ma si sarebbe rischiato una storia alla Ken Parker, quindi alla fine Manfredi ha fatto bene così. Ognuna di loro ha comunque una sua personalità, anche se a spiccare è soprattutto Emma.

 

Nell'interpretazione di Manfredi Tex e Carson sono fondamentalmente una coppia di rangers. Questo in quasi tutte le sue storie (vedi anche l'ultimo Texone o il Maxi "Mississippi Ring"). Sono come due agenti in missione, dei professionisti. Qui la vicenda inizia infatti nel comando dei rangers, quasi una centrale di polizia, dove i Nostri ricevono l'incarico di acciuffare il killer, e con cui restano sempre in contatto durante il viaggio con telegrammi che aggiornano sulla missione o che li informano sul passato del killer. Di solito i nostri, invece, se ne fregano di riferire ai superiori e fanno i rangers "indipendenti".

Strano che l'autore di Magico Vento non abbia mai messo in luce l'aspetto indiano di Tex, o quello "anarchico", ma prevalentemente quello dell'uomo di legge (ovviamente in difesa dei deboli).

 

Gomez è bravissimo. Da lui ci si aspettano ancora grandi cose, a partire dal cartonato sceneggiato da Giusfredi.

Tex gigante 25 Nelle stanze della Storia - Recensione(tex/?23600) - uBC  FumettiTex Speciale #25 – Verso L'Oregon: quando l'eroe incontra la suocera – Lo  Spazio BiancoAkab vs. Manfredi: di stronzi, di stalker e di tutto il resto |  Conversazioni sul Fumetto

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  • 3 months later...
Il 30/6/2020 at 23:09, Diablorojo82 dice:

Allora...In primis concordo con Leo sulle gustose battute. Verso la fine Carson fa tre domande e Tex gli risponde in quel modo...:-) Comunque buonissimo Texone. Manfredi mi ha incantato su MV, su Tex si mostra non banale, ci mette del suo nel rispetto del personaggio. Crea storie con un bello spunto " reale", imbastisce una trama con donne, natura selvaggia, truffatori, serial killer devastati psicologicamente. Tutto tratteggiato dal bravissimo Gomez che "carica" con le sue pennellate la sceneggiatura di Manfredi.

Bravi bravi.

Allora riletto dopo più di due anni...Bel Texone. Avventuroso, i pards calati in una situazione atipica, un killer mentalmente instabile, la natura sia atmosferica che animale (l'orso ad esempio) protagonista in molte scene. Qualche battuta a condire la buonissima pietanza di Manfredi e le splendide vignette di Gomez.

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