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TWF - Tex Willer Forum

[736/737] Le frecce dei nemici


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<span style="color:red">6 ore fa</span>, Diablero dice:

Che nelle storie di Nizzi e Nolitta, Tex viene ridicolizzato, viene mostrato come un imbecille, uno sbirro ottuso ligio alla legge, un mangione, un pollo ottuso pieno di sè e tracotante. Un personaggio RIDICOLO.

Dipende dalla storia: per esempio in "la Tigre Nera" (che tiro sempre in ballo perché è la mia storia texiana preferita) Tex viene dipinto tutt'altro che come "uno sbirro ottuso ligio alla legge" o come "un pollo pieno di sè e tracotante".

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<span style="color:red">20 ore fa</span>, Diablero dice:

quando scrivi nel forum non te ne frega nulla del fatto che gli altri capiscano quello che scrivi, o che capiscano il contrario di quello che volevi dire?

 

fino a un certo punto

mi interessa che capiscano quello che intendo ma non che la vedano come me

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Storia destinata a essere ricordata solo per trovarsi in mezzo a due "kolossal" boselliani. 

Ruju ci offre un'ennesima prova senza infamia e senza gloria, che rientra benissimo nella sua media (la cosiddetta "zona Ruju" come da me battezzata) ma che faticheremo a ricordare fra qualche mese.

 

Ormai come consuetudine mi ritrovo a commentare l'episodio in notevole ritardo, o quantomeno, dopo una lunghissima sfilza di commenti sul topic, ma anche stavolta provo a dire la mia, cercando di non farmi influenzare dalle varie interpretazioni già fornite dagli utenti prima di me.

 

Spoiler 

Ultimamente noto che Ruju fatica nel trovare soggetti adatti da sviluppare su Tex, non a caso l'ho trovato più spigliato sugli spunti fornitagli dai nostri pards Carlo Monni e Barbanera.

 

Preciso che l'idea di un irriducibile comanche che per vendetta si rimette in pista, superando il dolore della perdita dell'amata, non è male ma l'autore casca in alcune "trappole" che lo inducono a sciupare l'intuizione.

 

L'incipit è a effetto, d'altronde lo sceneggiatore ci ha abituato a scene cariche di lirismo e atmosfera, ma di colpo si ripresenta una sequenza già apparsa di recente in un suo episodio (il ritorno di Makua se non ricordo male), ovvero il massacro della tribù d'appartenenza col comprimario assente. 

 

Quercia Rossa mette da parte la depressione e torna in tutto e per tutto un guerriero con i fiocchi, anche troppo forse visto la sua veneranda età. Particolare la sua abitudine di strappare le frecce dei nemici e rispedirle al mittente per vendicarsi, ma trovo stucchevole che Tex possa individuare la sua presenza solo per un simile gesto (che memoria visto che lo ha incontrato solo poche volte in mezzo a miriade di avventure, amici, avversari e pallottole) ma stona ancor più che l'operandi del vecchio capo venga continuamente ribattuto in molti dialoghi durante la storia.

 

Chogan mi ricorda il famigerato "Guerriero immortale" e in parte Ruju ce lo presenta così, visto il flashback del salto miracoloso e come ipnotizza con la presenza i giovani nativi, Lono prima e Kimi dopo.

 

Superfluo a mio avviso la parentesi del suo passato da bullizzato, così come appare un po' marcato il suo piano di crescere giovani leve di guerrieri sotto la sua guida, dopo avergli sterminato le famiglie. Più che altro però, trovo davvero deludente la sua fine, infatti come il guerriero immortale prima citato, anche lui alla resa dei conti si rivela un grande vile. 

 

Sceneggiatura che fila via con qualche inciampo (davvero brutta la scena in cui Tex appare dal nulla senza essere avvistato dai nemici in piena prateria senza ripari) e che non riesce mai ad appassionare del tutto, forse anche a causa di una certa prevedibilità. Quercia Rossa stupisce con la sua fisicità e risolutezza mentre i nostri rimangono un po' ai margini e purtroppo anche stavolta mi associo a chi ritiene che l'episodio senza l'innesto dei nostri avrebbe comunque funzionato e ciò non è affatto un buon segno per un soggetto di Tex.

 

Epilogo accelerato e non eccessivamente coinvolgente con troppe scorciatoie narrative, ad esempio la fortunosa via di fuga nel torrentello sotterraneo noto solo a Quercia Rossa, Carson che si ricongiunge a Tex dopo aver consultato la sfera di cristallo (solo così poteva indovinare che il pard potesse sbucare dal torrente sommerso) e il provvidenziale arrivo di Lono che non si capisce come abbia potuto coprire una distanza così grande appiedato com'era.

 

Anche l'arrivo dei guerrieri a dar manforte ai nostri suona come una variazione dell'arrivo provvidenziale della solita cavalleria, non certo il massimo per porre fine a una storia, o almeno in questo contesto.

 

Non siamo ovviamente ai livelli del "Pistolero vudù", qui almeno una stiracchiata sufficienza sento di assegnarla, ma da Ruju, visto il valore, mi aspetterei ben altro, anche se ultimante l'astina tende sempre un po' ad abbassarsi e ciò mi preoccupa: una involuzione che denota un appannamento creativo dovuto forse alla stanchezza di dover cimentarsi con una serie difficile come Tex. Riuscirà a risalire la china e dare finalmente quella zampata che noi lettori aspettiamo da tempo? 

 

Prisco personalmente non mi ha convinto nemmeno stavolta. Erroneamente nelle anteprime avevo creduto che si fosse ispirato a Mastantuono, ma leggendo le duecentoventi tavole mi sono accorto che non è così, o meglio, le ispirazioni sono multiple e portano a una non adeguata uniformità di tratto che a me disturba.

 

E' opinione diffusa che il tratto sporco e nervoso si presti bene alla narrativa western e posso anche essere d'accordo, però a tratti l'artista sembra un po' esagerare e molte vignette appaiono poco curate e dalla ostica leggibilità.

L'occhio durante la lettura di un fumetto deve scorrere fluido e non deve avere ostacoli, non è bene che necessiti di soffermarsi troppo su alcune vignette per coglierne il "frutto". In questa storia spesso mi è capitato di faticare a focalizzare alcuni punti salienti dell'inquadratura e ciò influisce nella mia valutazione.

 

Bruttissimi i copricapi e da rivedere alcune sembianze, soprattutto in Carson, ma di contro, mi piacciono le onomatopee che Prisco abbozza, che mi riportano al passato, in un'epoca in cui questo aspetto viene un po' troppo trascurato dai disegnatori attuali. Il mio voto finale è 6  

 

 

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Una buona storia. Non eccellente, ma più che potabile. La conferma del gran momento di Tex tra mensile, maxi e Tex Willer. Sinceramente, se guardo gli ultimi anni, solo cartonati  (quelli che ho preso) e color (lunghi, i corti non li ho letti) non mi hanno soddisfatto.

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A differenza del pard che mi precede, ritengo che nell'ultimo biennio non ci si trovi in un gran momento Texiano (a parte Tex Willer su cui non ho elementi di giudizio, non acquistandolo, ma che mi dicono sia di buon livello), infatti l'unica storia davvero eccellente degli ultimi tempi è proprio l'ultima delle navi, del Bos. Ma prima di quella abbiamo vissuto, a mio parere, un lungo periodo grigio o comunque di stallo.

Questa storia di Ruju rimette la serie in una buona medietà, confermando che onori ed oneri sono tutti sulle spalle di Boselli, che è l'unico oggi che si prende la briga di rischiare soggetti e sceneggiature complesse (a volte fin troppo, per la verità) e ambiziose, a volte risultando pesante e sostanzialmente fallendo il bersaglio, a volte sfornando invece capolavori.

Con Ruju si va sul sicuro, ovvero siamo sicuri che di capolavori non ce ne saranno, ma avremo, con buona approssimazione, delle storie classiche e più o meno piacevoli.

Questa non fa eccezione.

La storia, indiana e classicissima, è interessante. I personaggi principali (Quercia Rossa, Choogan e anche il ragazzino) sono abbastanza ben tratteggiati, tutto scorre piacevolmente, ma ci sono anche passaggi piuttosto affrettati, tipo alcune parti del finale e l'epica scarseggia.

Una storia, insomma, di buon passaggio, tra un capolavoro (anche se magari un pò sui generis...ma si tratta di Boselli) e, si spera, un altro dal prossimo mese (ho grandissime aspettative).

Insomma il solito Ruju da 6.50-7 al massimo. Che va bene eh, intendiamoci, ma se si aspettano capolavolavori, da quella sponda non arrivano mai. E' una certezza.

Prisco, senza far gridare al miracolo, fa il suo. Per lui un 6.50.

 

Edited by valerio
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<span style="color:red">16 ore fa</span>, San Antonio Spurs dice:

Aggiornato: 6.41

Quindi meno di Tex, che ha fatto 6.50 qui.

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<span style="color:red">2 ore fa</span>, valerio dice:

Quindi meno di Tex, che ha fatto 6.50 qui.

O meglio, anzi decisamente meglio. L'ironia e l'autoironia ci fanno bene, pard. Anche se su Boselli ci sei andato giù duro e senza possibilità, da parte mia, di scherzarci su. Quindi me la cavo con due parole latine: aurea mediocritas, quella che attribuisci a questa storia e quella che invece non vedi mai nelle storie Made in Borden: o capolavori (sui generis, precisi) o sostanziali fallimenti. De gustibus...  sarebbe una buona maniera per salutarci, hic et nunc.
Ma ne approfitto per spezzare una lancia a favore, o in difesa vista la metafora, dei disegnatori. Soggettisti e sceneggiatori sono valutati prevalentemente per il complesso delle loro storie, che non vengono vivisezionate battuta per battuta se non in casi eccezionali. Mi spiego meglio: c'è una storia, la si giudica nel suo insieme e poi semmai si analizzano nel particolare alcuni aspetti; raramente un singolo frame se non c'è un errore evidente (ne ho sottolineato io uno nella penultima storia a proposito di un ricordo sbagliato relativo alla vicenda del numero 600). Per ogni tavola, invece, in pratica i disegnatori devono creare diversi quadri differenti mantenendo la continuità delle caratterizzazioni e degli ambienti. Forse perché incapace da sempre  a realizzare qualcosa in più di schizzi e abbozzi, hanno quindi tutta la mia comprensione. Ma non l'esenzione dalle critiche, se necessarie, come accaduto per la copertina dello speciale con Zagor o, assai peggio, con la storia del ritorno di Manuela Montoya.
Chiedo scusa se mi sono dilungato, proprio ora che nel calcio la lotta scudetto scopre nuovi risvolti. Ah, ma c'è la pausa per la Nazionale e percepisco un clima di paura e angoscia. Li avesse Mancini un paio di... tiratori come Tex e Carsonstaremmo tutti più tranquilli (anche un Tiger a coprire le spalle, però).

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Ciao, a tutti, è il mio primo post, quindi chiedo pietà (di sicuro ripeterò cose già scritte).

 

La discussione su questa storia mi ha particolarmente coinvolto. Premessa: sono un lettore “giovane”, e da alcuni anni abbastanza saltuario. Come molti, anche io ho avvertito una certa stanchezza nella serie, tuttavia ho ripreso con una certa continuità a seguire Tex in occasione di “Alla ricerca delle navi perdute” (mi piacciono le narrazioni lunghe, e il tema mi attirava) e Mississipi Ring.

 

Ho proseguito con la vicenda di Quercia Rossa, e qualche perplessità mi è rimasta. Il soggetto mi era sembrato interessante, benché, come molti hanno già detto, niente di nuovo sotto il sole. Per continuare a dire banalità: mi rendo perfettamente conto che le possibilità di sviscerare ulteriormente i classici temi Western siano ormai al lumicino. Anni fa sarebbe bastato iniziare la storia da Choogan che mette insieme una banda di guerrieri e inizia a fare scorrerie, con Tex pronto ad intervenire per scongiurare la minaccia, e tanti saluti al background di Cheyenne rapito. Ora, per inodorare la pillola, serve aggiungere qualcosa in più, e in questo caso la vendetta di Quercia Rossa, unita ad un “contesto psicologico” del cattivo di turno, secondo me aveva del potenziale.

 

E qui vengo al nocciolo della questione: mi pare che ormai (credo più o meno dai numeri post-600) Tex viaggi su due tipi di storie, ossia quelle su due volumi (per la maggiore, che fanno un po’ da “riempitivo”), e quelle più articolate, come quella delle navi perdute.

Le prime sembrano spesso condizionate dalla lunghezza prestabilita, ossia:

-come da programmazione, bisogna riempire un buco di due albi: serve una storia che si sviluppi entro tot pagine;

-al tempo stesso è diventato più difficile sviluppare intrecci originali, quindi per forza di cose vanno aggiunti elementi che possano rendere accattivanti “minestre riscaldate”: es. la vendetta del vecchio indiano, il background tormentato del cheyenne strappato dalla sua tribù, il tentativo di “convertire” a sua volta i giovani comanche, la reazione all’indottrinamento di questo particolare giovane comanche ecc…

-tutto molto bello, ma alla fine della fiera hai 228 pagine entro cui sviluppare tutto.

 

Questo porta a ciò che alla lunga mi ha disaffezionato: storie che si risolvono in modo troppo veloce, in cui gli elementi sono poco dosati, spesso abbandonati dopo essere stati introdotti. In questo caso:

 

-Quercia rossa è vecchio, poi diventa un fenomeno, poi fa un mezzo errore (senza conseguenze particolari), infine raggiunge uno scopo già scritto.

-Il giovane comanche prima odia Choogan, poi lo adora il giorno dopo, poi lo abbandona 24 ore dopo.

-Nel primo albo il passato di Choogan sembra avere un forte peso nella vicenda, ma poi viene completamente abbandonato (addirittura viene a mancare il senso dell’incontro di Tex con la madre). Choogan agisce come agisce per un trauma, si o no? E perché allora viene “finito” come un “nemico comune”?

-Per essere sul sentiero della vendetta, Quercia Rossa sembra calmo “come le vacche indù (cit.). Si poteva rendere la vicenda più drammatica, da questo punto di vista.

 

Dal mio punto di vista, la faccenda della caduta di Choogan è proprio l’ultimo dei problemi XD

 

Per concludere, le lunghe storie invece risultano spesso strabordanti di personaggi ed elementi (es., Alla ricerca delle navi perdute è fighissima, ma questa tundra artica è più affollata di “un saloon di Abilene il 4 luglio”, per stare in tema).

 

Tutti questi riempitivi buttati lì per dovere di cronaca alla fine occupano spazio e mettono in ombra Tex, costretto o ad assistere passivamente agli eventi, o a risolverli alla velocità della luce, a seconda. Il che compromette secondo me la sua immagine (non so come spiegarlo: manca di empatia, non sembra coinvolto nelle vicende).

 

Penso che in passato si prevedesse un certo numero di albi in base al progetto della storia di un dato autore. Ora mi sembra sia il contrario: si progetta la storia in base al numero di numeri.

 

(non entro nel discorso dei disegni perché, tutto sommato, gli ultimi non li trovo male. Mi sto ancora abituando ai nuovi disegnatori)

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14 ore fa, San Antonio Spurs dice:

O meglio, anzi decisamente meglio. L'ironia e l'autoironia ci fanno bene, pard. Anche se su Boselli ci sei andato giù duro e senza possibilità, da parte mia, di scherzarci su. Quindi me la cavo con due parole latine: aurea mediocritas, quella che attribuisci a questa storia e quella che invece non vedi mai nelle storie Made in Borden: o capolavori (sui generis, precisi) o sostanziali fallimenti. De gustibus...  sarebbe una buona maniera per salutarci, hic et nunc.
Ma ne approfitto per spezzare una lancia a favore, o in difesa vista la metafora, dei disegnatori. Soggettisti e sceneggiatori sono valutati prevalentemente per il complesso delle loro storie, che non vengono vivisezionate battuta per battuta se non in casi eccezionali. Mi spiego meglio: c'è una storia, la si giudica nel suo insieme e poi semmai si analizzano nel particolare alcuni aspetti; raramente un singolo frame se non c'è un errore evidente (ne ho sottolineato io uno nella penultima storia a proposito di un ricordo sbagliato relativo alla vicenda del numero 600). Per ogni tavola, invece, in pratica i disegnatori devono creare diversi quadri differenti mantenendo la continuità delle caratterizzazioni e degli ambienti. Forse perché incapace da sempre  a realizzare qualcosa in più di schizzi e abbozzi, hanno quindi tutta la mia comprensione. Ma non l'esenzione dalle critiche, se necessarie, come accaduto per la copertina dello speciale con Zagor o, assai peggio, con la storia del ritorno di Manuela Montoya.
Chiedo scusa se mi sono dilungato, proprio ora che nel calcio la lotta scudetto scopre nuovi risvolti. Ah, ma c'è la pausa per la Nazionale e percepisco un clima di paura e angoscia. Li avesse Mancini un paio di... tiratori come Tex e Carsonstaremmo tutti più tranquilli (anche un Tiger a coprire le spalle, però).

Ma no, non intendevo affatto andar giù duro con Borden, che ritengo l'ancora fondamentale di Tex, e chi mi legge nelle mie escursioni qui dentro lo sa bene.

Mi limitavo a constatare che i capolavori sono solo a sua firma (cosa che è anzi un grandissimo complimento a Borden) e che però non sempre rischiando (come solo lui, eroicamente fa), si può sempre centrare il bersaglio. Quando non lo centra, tipo la storia della Montoya, risulta molto pesante e la mancata centralità di Tex disturba, quando invece nei capolavori tipo l'ultima delle navi non dà alcun fastidio.

Borden sa quanto lo stimo, ma sa anche che non ho alcuna remora a dire quello che penso nel bene e nel male (per quello che conta il mio giudizio di lettore, cioè zero).

Edited by valerio
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13 hours ago, Shadows0fthesun said:

Ciao, a tutti, è il mio primo post, quindi chiedo pietà (di sicuro ripeterò cose già scritte).

 

La discussione su questa storia mi ha particolarmente coinvolto. Premessa: sono un lettore “giovane”, e da alcuni anni abbastanza saltuario. Come molti, anche io ho avvertito una certa stanchezza nella serie, tuttavia ho ripreso con una certa continuità a seguire Tex in occasione di “Alla ricerca delle navi perdute” (mi piacciono le narrazioni lunghe, e il tema mi attirava) e Mississipi Ring.

 

Ho proseguito con la vicenda di Quercia Rossa, e qualche perplessità mi è rimasta. Il soggetto mi era sembrato interessante, benché, come molti hanno già detto, niente di nuovo sotto il sole. Per continuare a dire banalità: mi rendo perfettamente conto che le possibilità di sviscerare ulteriormente i classici temi Western siano ormai al lumicino. Anni fa sarebbe bastato iniziare la storia da Choogan che mette insieme una banda di guerrieri e inizia a fare scorrerie, con Tex pronto ad intervenire per scongiurare la minaccia, e tanti saluti al background di Cheyenne rapito. Ora, per inodorare la pillola, serve aggiungere qualcosa in più, e in questo caso la vendetta di Quercia Rossa, unita ad un “contesto psicologico” del cattivo di turno, secondo me aveva del potenziale.

 

E qui vengo al nocciolo della questione: mi pare che ormai (credo più o meno dai numeri post-600) Tex viaggi su due tipi di storie, ossia quelle su due volumi (per la maggiore, che fanno un po’ da “riempitivo”), e quelle più articolate, come quella delle navi perdute.

Le prime sembrano spesso condizionate dalla lunghezza prestabilita, ossia:

-come da programmazione, bisogna riempire un buco di due albi: serve una storia che si sviluppi entro tot pagine;

-al tempo stesso è diventato più difficile sviluppare intrecci originali, quindi per forza di cose vanno aggiunti elementi che possano rendere accattivanti “minestre riscaldate”: es. la vendetta del vecchio indiano, il background tormentato del cheyenne strappato dalla sua tribù, il tentativo di “convertire” a sua volta i giovani comanche, la reazione all’indottrinamento di questo particolare giovane comanche ecc…

-tutto molto bello, ma alla fine della fiera hai 228 pagine entro cui sviluppare tutto.

 

Questo porta a ciò che alla lunga mi ha disaffezionato: storie che si risolvono in modo troppo veloce, in cui gli elementi sono poco dosati, spesso abbandonati dopo essere stati introdotti. In questo caso:

 

-Quercia rossa è vecchio, poi diventa un fenomeno, poi fa un mezzo errore (senza conseguenze particolari), infine raggiunge uno scopo già scritto.

-Il giovane comanche prima odia Choogan, poi lo adora il giorno dopo, poi lo abbandona 24 ore dopo.

-Nel primo albo il passato di Choogan sembra avere un forte peso nella vicenda, ma poi viene completamente abbandonato (addirittura viene a mancare il senso dell’incontro di Tex con la madre). Choogan agisce come agisce per un trauma, si o no? E perché allora viene “finito” come un “nemico comune”?

-Per essere sul sentiero della vendetta, Quercia Rossa sembra calmo “come le vacche indù (cit.). Si poteva rendere la vicenda più drammatica, da questo punto di vista.

 

Dal mio punto di vista, la faccenda della caduta di Choogan è proprio l’ultimo dei problemi XD

 

Per concludere, le lunghe storie invece risultano spesso strabordanti di personaggi ed elementi (es., Alla ricerca delle navi perdute è fighissima, ma questa tundra artica è più affollata di “un saloon di Abilene il 4 luglio”, per stare in tema).

 

Tutti questi riempitivi buttati lì per dovere di cronaca alla fine occupano spazio e mettono in ombra Tex, costretto o ad assistere passivamente agli eventi, o a risolverli alla velocità della luce, a seconda. Il che compromette secondo me la sua immagine (non so come spiegarlo: manca di empatia, non sembra coinvolto nelle vicende).

 

Penso che in passato si prevedesse un certo numero di albi in base al progetto della storia di un dato autore. Ora mi sembra sia il contrario: si progetta la storia in base al numero di numeri.

 

(non entro nel discorso dei disegni perché, tutto sommato, gli ultimi non li trovo male. Mi sto ancora abituando ai nuovi disegnatori)

Disamina interessante che in parte condivido. 

Sicuramente capita di leggere un Tex (quello recente) spesso distaccato e poco coinvolto nella storia. Ho avuto questa sensazione nella storia di questo topic, mentre nella storia delle navi seppur da co-protagonista si vede un Tex umano e coinvolto negli eventi. 

In fondo non credo sia una questione di numero di personaggi o di pagine, ma in alcune storie si riesce a creare l'atmosfera giusta, in altre forse la ciambella viene buona ma il buco non così perfetto. Prima di un ritorno di Mefisto poi ci sta bene una storia buona ma non memorabile, aumenta l'attesa per l'evento principale dell'anno...

Comunque se non la leggi, ti consiglio la serie Tex Willer, la sto recuperando ed è spettacolare, ma devo dire che dopo aver riniziato a leggere Tex da Agosto (mancavo da oltre 15 anni) ora compro tutti gli inediti e recupero gli albi vecchi e trovo questo fumetto in grande forma, come anche Zagor che leggo con piacere. 

I fumetti altalenanti o messi male, fino ad essere veramente morenti, in casa Bonelli sono altri..

Edited by LedZepp
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Letto l'albo conclusivo...Quercia Rossa alla fine si delinea come un personaggio contraddittorio-è una macchina da guerra di rara potenza, e aveva deciso di lasciarsi morire in seguito alla scomparsa della moglie, pur avendo ancora figli e una tribù presso cui era tenuto in grande considerazione-

Più coerente e convincente lo "sradicato" Chogan in cerca di una folle rivalsa.

Il giovane Kimy si presenta come un autentico psicopatico in fieri, e le pagine finali ci fanno intuire che probabilmente ritornerà...

I Tex e Carson di Ruju, sempre ingrugnatissimi : mai una battuta o un'espressione colorita neanche per sbaglio...

La storia non mi ha annoiato...anzi, direi che qui Ruju è riuscito a mettere in campo dell'azione tutto sommato convincente, limitando al massimo le sue solite esagerazioni "over the top", e tutto sommato, si viaggia entro i binari di una certa logica... Storia quasi discreta, e purtroppo penso che questo sia il massimo che ci si può aspettare da Ruju, attualmente.

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<span style="color:red">2 ore fa</span>, valerio dice:

Ma no, non intendevo affatto andar giù duro con Borden, che ritengo l'ancora fondamentale di Tex, e chi mi legge nelle mie escursioni qui dentro lo sa bene.

Mi limitavo a constatare che i capolavori sono solo a sua firma (cosa che è anzi un grandissimo complimento a Borden) e che però non sempre rischiando (come solo lui, eroicamente fa), si può sempre centrare il bersaglio. Quando non lo centra, tipo la storia della Montoya, risulta molto pesante e la mancata centralità di Tex disturba, quando invece nei capolavori tipo l'ultima delle navi non dà alcun fastidio.

Borden sa quanto lo stimo, ma sa anche che non ho alcuna remora a dire quello che penso nel bene e nel male (per quello che conta il mio giudizio di lettore, cioè zero).

Ok, grazie delle aggiunte; è sempre un piacere dialogare con costrutto per poi comprendersi al 100% e sposo in toto il tuo pensiero. Nemmeno io sono soddisfatto del momento texiano - limitiamoci a questi anni 20, perché si tratta di un periodo abbastanza lungo - ma non è questo il luogo deputato ad analisi complessive (che poi nascono dalla somma di quelle relative ai singoli episodi). Quando scrivevo di sport, mi piaceva il termine "onesto mestierante" che usavo spesso per definire le prestazioni senza infamia e senza lode di qualcuno magari non particolarmente dotato eppure autore di prove comunque sopra la sufficienza. Da Boselli ci si aspetta sempre il colpo di genio, il dribbling ubriacante o l'assist "Look one and pass another" e quando non arrivano il prodotto non piace, quasi senza mezze misure.

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Il 21/3/2022 at 09:14, valerio dice:

, tipo la storia della Montoya, risulta molto pesante e la mancata centralità di Tex disturba, quando invece nei capolavori tipo l'ultima delle navi non dà alcun fastidio.

 

Colgo l'occasione. La storia di Manuela ha la sua pecca principale nei disegni. Per i miei gusti si intende. E' una storia che avrei letto volentieri (al di là della caratterizzazione  del personaggio), per cui, alla fine, sarebbe importante che il curatore prestasse attenzione al disegnatore. E' i disegno, quasi sempre, che disturba perchè è l'elemento che  ci dà la prima immediata impressione. Se il disegno non mi piace, parto prevenuto anche verso la storia che mi risulta più ardua da leggere. Cosa che invece non succede su Tex Willer, dove, chi più, chi meno, i disegnatori sono tutti eccellenti. 

Probabilmente, se Le frecce dei nemici (che mi è   piaciuta) fosse stata disegnata da Laurenti, non l'avrei apprezzata!

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56 minutes ago, Angelo1961 said:

Probabilmente, se Le frecce dei nemici (che mi è   piaciuta) fosse stata disegnata da Laurenti, non l'avrei apprezzata!

Mi permetto di dire che sarebbe corretto dire "se fosse stata disegnata da Laurenti come ha disegnato la storia della Montoya" se i disegni della Montoya non ti piacciono. 

Prendere un solo lavoro, per assumere in generale le doti di un disegnatore (che ha alle spalle lavori eccellenti) secondo me non è molto obiettivo come metodo. 

Magari Laurenti avrà un'altra chance su Tex e in un periodo diverso della sua attività potrebbe regalarci una grande interpretazione. Non darei per scontato che una storia diversa, con ambienti e personaggi diversi, possa essere disegnata allo stesso modo da Laurenti...  

Resto convinto che sia un autore pienamente all'altezza del personaggio, ma mi vien da pensare che ci sia stato qualche altro motivo per cui quella storia gli sia riuscita un po' così.. comunque ogni opinione è lecita eh

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Sì, sì, hai ragione. Ovviamente. Allora lasciamo da parte Laurenti e riformulo: se Le frecce dei nemici fosse stata disegnata come Manuela Montoja, sicuramente non l'avrei apprezzata così. Se Manuela Montoja fosse stata disegnata come Le frecce dei nemici, probabilmente l'avrei apprezzata di più. :)

Quanto ai motivi: se uno è un professionista, l'unico motivo è essere professionista. Poi, sai, le motivazioni per una storia che ripropone il "primo amore di Kit", per cui è legata a un precedente  indimenticabile nella saga, le motivazioni dicevo, nascono da sole, dalla stessa storia intendo.

Poi è chiaro che se i motivi sono altri e toccano altre sfere private dell'artista, alzo le mani. 

Edited by Angelo1961
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  • 2 months later...
Posted (edited)

Storia di Ruju e Prisco che, trovandosi in mezzo a due kolossal boselliani, non può che essere ritenuta un riempitivo; un riempitivo discreto, a dirla tutta, ma non privo di difetti.

La forza della storia sta, secondo me, nel soggetto, semplice ma abbastanza efficace: un vecchio indiano, Quercia Rossa, che ha perso la voglia di vivere, ritrova forza e motivazioni per la sua vendetta, e, per compierla, si serve delle stesse armi dei suoi avversari. Insomma, niente di eccezionale né di così innovativo, ma nella sua semplicità funziona.

Per quanto riguarda il cattivo dell'episodio, Chogan, devo dire che mi aveva fatto una buona impressione nella sua prima e tenebrosa apparizione; bello anche il flashback sul suo passato, che lo umanizza un po'. Tuttavia nel finale si "sgonfia" totalmente, venendo sconfitto con troppa facilità da Quercia Rossa. Inoltre, non viene spiegato quale sia l'effettivo scopo della sua sanguinaria banda.

Bella invece la complessa figura del ragazzino indiano che rimane affascinato da Chogan e vuole diventare come lui.

La storia è molto scorrevole, come tutte quelle di Ruju, ma presenta anche qualche intoppo e qualche forzatura. Assurda la scena in cui Tex e Quercia Rossa discutono di fronte alla madre dicendo che devono far fuori il figlio Chogan ("È un cane rabbioso!"/"E noi lo fermeremo."), per poi chiederle se può aiutarli! Forzatissima invece la scena nel finale in cui a Carson è bastato vedere il torrente per capire che Tex e gli altri sarebbero usciti da lì... Nel finale si percepisce anche una certa fretta dell'autore nel chiudere la storia viste le poche pagine a disposizione.

Insomma, nel complesso è un episodio che rimane nella discreta media di Ruju e che probabilmente dimenticherò presto.

Sono un grande ammiratore di Prisco e anche qui non mi ha deluso. In questo episodio, ho trovato il suo stile più sintetico e "nervoso" (con qualche influsso Milazziano e Parloviano), ma comunque alquanto convincente. Ho però trovato anche qualche vignetta non leggibilissima e qualche primo piano non completamente riuscito.

Ottime le due copertine di Villa, in particolare la prima.

 

Storia: 7

Disegni: 9-

Edited by Magico Vento
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