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[103/106] Il Giuramento


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  • co fondatore

Ho letto nella discussione i dubbi sulla durezza di questo Tex, principalmente da parte di chi è cresciuto col Tex di Nizzi. Anch'io son cresciuto col Tex di Nizzi e amo molto storie come La Congiura o Furia Rossa, ma per indole sono stato da sempre più vicino al Tex sanguigno delle storie di GLB. Potendo fare un confronto  tra l'inedito e i Tutto dell'epoca ero decisamente affascinato dallo stile bonelliano e quando cominciai a recuperare da me i tanti numeri mancanti, spesso *** stelle, ristampe a prezzo maggiorato od originali in stato più che passabile per poter essere letti e conservati, mi ritrovai sempre a preferire storie e Tex come descritti dal creatore, pur essendoci sempre state singole storie di altri sceneggiatori che metto alla pari con i grandi classici del passato. Ma una cosa è la singola storia, un'altra è l'opera omnia di un unico autore.

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Un po' insoddisfatto di quello che leggo ultimamente su Tex, ho deciso di andare a rileggermi i numeri da 100 a 200, i grandi classici. Orbene questo è un altro Tex, è un Tex che non esista a lasciare

Ma quanto è  stupendo questo  capolavoro, ragazzi?  A parte i disegni, semplicemente  splendidi, la storia   è  meravigliosa: Tex colpito in quello che aveva  di più caro  al mondo, la donna  che amav

La scena della locanda "spiega" come faccia Tex a trovare, con discrezione, la banda di criminali che gli serve per il suo piano.   E nota bene, non è una simpatica banda di attaccabrighe ri

On 8/6/2012 at 00:21, Leo dice:

Questa storia è indubbiamente una pietra miliare della saga. Ha dei momenti che sono vero e proprio capolavoro, sequenze indelebili per ogni appassionato di Tex.

In questa storia il Tex che siamo soliti conoscere (duro, ma giusto) scompare per lasciar posto ad un uomo spietato, implacabile, appunto.

Ma ciò che più mi colpisce non è tanto la sua reazione a caldo, quando non perdona Tucker o Higgins perchè sconvolto dalla perdita della moglie (come dice Don Fabio) o perchè ha ancora nelle narici il sentore di putrefazione e le immagini di desolazione di quel villaggio che era il suo mondo (come sottolinea Paco), quanto la sua determinazione omicida anche molti anni dopo, quando il tempo avrebbe dovuto lenire il dolore, e la maturit? e gli anni passati a servire la giustizia avrebbero dovuto renderlo non più distaccato, questo no, ma meno sanguinario. Questo, francamente, mi ha colpito.

Certo, ci sono delle attenuanti: Brennan è un bastardo omicida, e Tex, nonostante gli anni, ha ancora nella mente quello che definisce il periodo più bello della sua vita. Anche qui, sono stato colpito da un aspetto: mentre Carson parte in missione per il Nord, Tex, invece di accompagnare l'amico-collega, sceglie di tornare a casa e di vivere per due anni ininterrotti nel villaggio navajo, passandoli a cacciare con i guerrieri e a godersi la sua bellissima moglie indiana. Ecco il Tex umano, che tante volte ci lamentiamo di non vedere. Un Tex che se ne infischia del lavoro e degli amici impegnati in situazioni magari pericolose, e che preferisce stare a casa con la sua donna. E' un uomo giovane, Tex, e questi sono i suoi anni più belli... questa affermazione mi è rimasta impressa, perchè, forse per la prima volta, ho provato un sentimento che ritenevo non si potesse provare per il ranger: la tenerezza... Ecco il Tex uomo, e non solo e sempre super-uomo. E sicuramente anche quanto dice Don Fabio sul mancato rispetto della parola data è un altro aspetto di quell'umanit?, così messa a nudo in questa storia: in un caso, è l'umanit? delle piccole cose, e della serenit? domestica, in un altro è l'aspetto deteriore dell'essere umano: il desiderio di vendetta e di distruzione...

Ecco perchè questa storia è straordinaria: per quanto detto sopra, ma anche per la dolce Lilyth che saluta (per l'ultima volta) il suo uomo, e per quello stesso uomo disperato che giura vendetta su una gelida tomba di pietra, e per quella lancia che si spezza, e per il volto del nemico sopraffatto dal terrore nel finale...

Momenti capolavoro, indimenticabili, ma (e so di rischiare la lapidazione), non tutta la storia è capolavoro, a mio parere. Come ben dice Pedro Galindez, la seconda parte perde quella splendida e vibrante tensione emotiva della prima, e cede il passo ad inseguimenti ripetuti e di cui si conosce già la fine.

Quindi, a mio parere, storia immensa per le sue scene madri e per l'unicit? di Tex, ma non un capolavoro in tutte le sue parti.

PS una piccola curiosità: avete notato che in un paio di occasioni Tex fa delle domande e si risponde da solo? Sono (almeno credo) errori di attribuzione del fumetto al personaggio. Si tratta di due vignette, nello specifico, che ora non posso indicare con precisione...

PPS Come si può leggere l'articolo di "Bila"? Il link non è più attivo...

Concordo. Alcune scene epiche, cardini del personaggio, della sua Storia, del suo passato, della sua umanità. Però alcuni passaggi a vuoto. Ne ho un altro in mente. Pegine 82/83 del secondo albo. È possibile che Brennan e Teller  non siano su pezzo del loro piano? Cioè... Odiamo Tex, ci vogliamo vendicare, sviluppiamo il sadico piano delle coperte e poi dimentichiamo di informarci sull'esito, sulla sorte di Tucker etc etc. Se lo avesse fatto un altro sceneggiatore (un nome a caso Nizzi) ci sarebbero state più critiche secondo me. Comunque ottima storia, per me non capolavoro per alcune battute a vuoto e per Galep(scherzo.. Il maestro è sacro ma non mi acchiappa).

On 3/12/2013 at 10:13, Ulzana dice:
John Walcott dice:

Mi ero dimenticato di citare una cosa che mi ha lasciato perplesso. Non è un po' strano che Freccia Rossa non chieda ne insista per unirsi a Tex nella ricerca della vendetta? Insomma non lo si vede molto addolorato e non mi sembra molto credibile che nemmeno voglia dare la caccia ai responsabili della morte della figlia.

Freccia Rossa è già vecchio... forse preferisce lasciare tutto nellemani salde di un giustiziere come Tex! Però anch'io mi posi la domanda all'epoca... ma la vendetta era e doveva essere di Tex. La scena davanti alla tomba di Lilith è forse quella con più pathos dell'intera serie (la metterei a livello della morte di Mefisto dilaniato dai topi mentre grida vendicami a suo figlio Yama nel capolavoro "Il Figlio di Mefisto"). Questa storia resta un capolavoro per l'impatto che ebbe nei lettori e che ha tutt'ora... naturalmente è una storia sulla vendetta come ce ne sono tante. Ma qui si tratta di Lilith, la moglie di Tex, l'unica donna della sua vita. Quindi ogni giudizio cambia. Il tratto di Galep, vero, forse è meno convincente... nella storia successiva "Tra Due Bandiere" e soprattutto in "Il Figlio Di Mefisto" trovo il suo segno molto più dettagliato. Ah, notiamo che Galep in quel periodo disegna tre storie consecutive tra le più importanti insieme a GLB. Mitici!Per @Leo: molti lettori odierni hanno cominciato con Nizzi. Ricordo che io ho cominciato a leggere Tex dal 1989... avevo sette anni... e cominciai con quello di GLB, ma nelle edicole mio padre cominciò a comprare la serie inedita con le storie del miglior Nizzi. E' curioso come uno si leghi a un autore con cui ha cominciato un percorso. Nizzi per questo, e per quelle storie, merita tutto il rispetto. Io aggiungo solo che fui fortunato perchè, a dieci anni e tramite bancarelle e negozi (ce n'erano ancora!) di fumetti avevo recuperato tutte i primi cento numeri leggendo il Tex "sanguigno" del suo autore, per poi proseguire con Tutto Tex in edicola. Bei tempi! Quando ogni quindici giorni usciva l'albo e c'era Sergio Bonelli con le sue rubriche di posta... i primi numeri di Nathan Never, il fenomeno Dylan Dog (come dimenticare il primo, leggendario, albo Gigante?), Martin Myst?re e i suoi enigmi impossibili... bah!! Un po' di nostalgia canaglia mi viene sempre quando penso a quel periodo. Fine off topic!

Già.. Il mio primo Tex è il n. 398 (avevo 10 anni), il mio Tex preferito è il Passato di Carson. Sono cresciuto con Boselli (soprattutto) e Nizzi. Poi ho recuperato e sto recuperando il resto. Fuga da Anderville è la mia seconda storia preferita. Questo non vuol dire non apprezzare GLB (senza di lui parleremo di altro) o le sue storie (una campana per Lucero, o quelle di Mefisto) o non apprezzare Galep ma vuo dire prediligere altri stili.

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Per chi chiedeva come leggere l'articolo di "Bila", segnalo l'esistenza della "Wayback machine" (basta fare una ricerca con google per trovarla) che permette di leggere pagine ormai scomparse da anni.  In particolare l'articolo su questa storia di Tex lo trovate a https://web.archive.org/web/20070916075938/http://texunofficialsite.interfree.it/recensioni/tex103.html

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  • 1 month later...

Spinto dal topic su "Il medaglione spagnolo", in cui si parlava del grande vecchio, sono andato a riprendermi il centinaio d'oro, cominciando proprio da questa storia. Anche ad un'ennesima lettura credo che nel finale, con la sequenza della locanda malfamata, la storia perda un po'. Molti (non io) rimproverano a Boselli i finali accelerati, ebbene io credo invece che GLB tendesse a dilatare eccessivamente i finali (vedi anche Sulle piste del Nord) facendo perdere di intensità a storie fino a un certo punto tese e vibranti e scritte magnificamente.

 

Fino alla morte di Higgins, penso che questa storia possa considerarsi un capolavoro, estremamente importante per la conoscenza del personaggio Tex. Un Tex sanguinario come non l'avevamo mai visto, che anche a distanza di anni è in grado di covare un legittimo odio inestinguibile nei confronti di chi ha avvelenato il popolo Navajo provocando la morte dell'amata Lilyth.

 

La scena finale, con Brennan che urla, fa accapponare la pelle tanto è cruda: dei quattro pards, l'unico che prova pietà è Carson, in definitiva il meno coinvolto dalla vicenda di tanti anni prima (che anche Tiger visse in pieno) e probabilmente il più legalitario. Ma il vecchio pard capisce, non cerca di fermare Tex; di fronte alle intenzioni del suo pards, alle sue sentenze di morte comminate nella duplice e un po' sconvolgente veste del giudice e del boia, Carson non dice nulla, comprende le ragioni del suo pard, il cui cuore è, per usare la bellissima immagine di GLB, duro come quella fredda roccia sotto cui è sepolto l'amore della sua vita, la donna con cui, per sua stessa ammissione, Tex "ha passato gli anni più belli della sua vita".  

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<span style="color:red;">13 ore fa</span>, Leo dice:

Spinto dal topic su "Il medaglione spagnolo", in cui si parlava del grande vecchio, sono andato a riprendermi il centinaio d'oro, cominciando proprio da questa storia. Anche ad un'ennesima lettura credo che nel finale, con la sequenza della locanda malfamata, la storia perda un po'. Molti (non io) rimproverano a Boselli i finali accelerati, ebbene io credo invece che GLB tendesse a dilatare eccessivamente i finali (vedi anche Sulle piste del Nord) facendo perdere di intensità a storie fino a un certo punto tese e vibranti e scritte magnificamente.

 

Fino alla morte di Higgins, penso che questa storia possa considerarsi un capolavoro, estremamente importante per la conoscenza del personaggio Tex. Un Tex sanguinario come non l'avevamo mai visto, che anche a distanza di anni è in grado di covare un legittimo odio inestinguibile nei confronti di chi ha avvelenato il popolo Navajo provocando la morte dell'amata Lilyth.

.  

Sai Leo, io ho sempre trovato la scena della locanda come un intermezzo "leggero" tra le parti veramente tragiche della storia, che in quel contesto ci stava benissimo. Invece ho sempre pensato che fosse troppo lunga la parte finale del flashback e troppo banale la fine di Teller, spece se paragonata alla fine degli altri protagonisti

Trovo anche che GLB abbia avuto una idea geniale nel far ritrovare l'ex soldato che era di guardia quando è scappato di prigione in Fuorilegge.  Un piacevole ritorno.

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La scena della locanda "spiega" come faccia Tex a trovare, con discrezione, la banda di criminali che gli serve per il suo piano.

 

E nota bene, non è una simpatica banda di attaccabrighe rissaioli come ne ha usate altre volte: Tex qui recluta decine di loschi figuri che sanno benissimo che stanno partecipando ad un omicidio, e Tex li paga consentendogli di saccheggiare la cassaforte di Brennan. E i reclutatori sono assassini che hanno tagliato la gola ad un sacco di viaggiatori in precedenza.

 

Dopo che Brennan gli è sfuggito tanti anni prima, Tex non rischia più.  Paga un esercito di criminali perchè gli consegnino Brennan in pratica impacchettato e pronto per il macello. Anche questa si aggiunge all'impressionante lista di cose "non da Tex" che fa in questa storia.

 

Eppure... tutte queste cose "non da Tex" sono invece "credibili" e in linea con quello che sappiamo di lui. Diventano, in questa storia, un segno tangibile di quanto sia stata importante per lui Lilith. Invece di pensare "ma no, questo Tex non lo farebbe mai", pensiamo a quanto sia forte il suo dolore e il suo odio per fargli fare quelle azioni.

 

Il "segreto" di questo (che non affatto un segreto, solo una cosa che troppi sceneggiatori mediocri ignorano) è il contesto, la situazione, quello che è avvenuto: noi "crediamo" a quelle azioni di Tex perché avvengono naturalmente in seguito ad eventi che le motivano e le  giustificano.  Non vorrei tirar fuori di nuovo l'ultima storia di Nizzi anche qui dove sarebbe off-topic, ma per il discorso che voglio fare è utile il fatto che proprio nell'ultima storia pubblicata abbiamo visto un caso di diverso, in cui azioni "non da Tex" non sono minimamente giustificate dalla situazione e dal contesto (e viceversa cose che sarebbero normalmente "da Tex" sono incongrue perchè non sono adeguate alla situazione). È un buon esempio di come il contesto, la situazione, sia fondamentale, sia nello scrivere una storia... sia nel LEGGERLA.

  • +1 1
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Diablero ti pregherei di smetterla di sparlare di quella storia in ogni topic

sta diventando piuttosto fastidioso

Edited by Grande Tex
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6 minutes ago, Grande Tex said:

Diablero ti pregherei di smetterla di sparlare di quella storia in ogni topic

 

"in ogni topic"?  BOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOM!   :laughing:

 

6 minutes ago, Grande Tex said:

sta diventando piuttosto fastidioso

 

Dici che potrei diventare quasi fastidioso come qualcuno che la prende sul personale ,se la lega al dito per le critiche ad una storia che gli è piaciuta, e poi va ad inseguire (lui sì, in ogni topic) chi ha "osato" criticarla?

 

Io credo che, davvero, prima di diventare fastidioso come quelli che vanno in giro a dire agli altri cosa possono o non possono dire, dovrei mettermici davvero d'impegno.   :lol2:

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Prima che rinfocoli la polemica, vorrei riportare la discussione su questa storia che a mio parere non è solo un capolavoro ma un caposaldo della saga texiana.

 

Diablero ha assolutamente ragione quando afferma:

 

<span style="color:red;">2 ore fa</span>, Diablero dice:

La scena della locanda "spiega" come faccia Tex a trovare, con discrezione, la banda di criminali che gli serve per il suo piano.

 

E nota bene, non è una simpatica banda di attaccabrighe rissaioli come ne ha usate altre volte: Tex qui recluta decine di loschi figuri che sanno benissimo che stanno partecipando ad un omicidio, e Tex li paga consentendogli di saccheggiare la cassaforte di Brennan. E i reclutatori sono assassini che hanno tagliato la gola ad un sacco di viaggiatori in precedenza.

 

Dopo che Brennan gli è sfuggito tanti anni prima, Tex non rischia più.  Paga un esercito di criminali perchè gli consegnino Brennan in pratica impacchettato e pronto per il macello. Anche questa si aggiunge all'impressionante lista di cose "non da Tex" che fa in questa storia.

 

Eppure... tutte queste cose "non da Tex" sono invece "credibili" e in linea con quello che sappiamo di lui. Diventano, in questa storia, un segno tangibile di quanto sia stata importante per lui Lilith. Invece di pensare "ma no, questo Tex non lo farebbe mai", pensiamo a quanto sia forte il suo dolore e il suo odio per fargli fare quelle azioni.

 

Questo è il punto forte dell'intera vicenda me ne rendevo conto quando lessi per la prima volta questa storia che avevo appena 11 anni. In tutti i casi precedenti in cui era stato colpito chi gli era caro Tex non si era rivolto alla legge ma aveva, diciamo così, provveduto personalmente. Sia nel caso degli assassini di suo padre che in quello degli assassini di suo fratello Tex ha sempre concesso loro almeno una possibilità di cavarsela in uno scontro faccia a faccia ma non in questo caso. Qui pianifica con cura un omicidio a sangue freddo in cui alla vittima non è lasciato scampo. Fin da bambino sapevo che questo era eticamente sbagliato ma empatizzavo con Tex e lo giustificavo perché...

 

<span style="color:red;">2 ore fa</span>, Diablero dice:

Il "segreto" di questo (che non affatto un segreto, solo una cosa che troppi sceneggiatori mediocri ignorano) è il contesto, la situazione, quello che è avvenuto: noi "crediamo" a quelle azioni di Tex perché avvengono naturalmente in seguito ad eventi che le motivano e le  giustificano. 

 

Cosa che è una verità sacrosanta e quando Diablero aggiunge:

 

 

<span style="color:red;">2 ore fa</span>, Diablero dice:

Non vorrei tirar fuori di nuovo l'ultima storia di Nizzi anche qui dove sarebbe off-topic, ma per il discorso che voglio fare è utile il fatto che proprio nell'ultima storia pubblicata abbiamo visto un caso di diverso, in cui azioni "non da Tex" non sono minimamente giustificate dalla situazione e dal contesto (e viceversa cose che sarebbero normalmente "da Tex" sono incongrue perchè non sono adeguate alla situazione). È un buon esempio di come il contesto, la situazione, sia fondamentale, sia nello scrivere una storia... sia nel LEGGERLA.

 

Fa un paragone legittimo tra come si dovrebbero affrontare sia nella scrittura che nella lettura certi tipi di situazioni e come, secondo lui, non si dovrebbero. Aveva una storia a portata di mano da usare come paragone e l'ha fatto, null'altro.

Se avete da contestare questo paragone, andate sul topic de "La Rupe del Diavolo" e ribattete con degli argomenti concreti alle sue affermazioni, cosa che, peraltro, non ho ancora visto fare a nessuno.

 

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forse perche' non contestavamo gli argomenti ma l'importanza che ci dava? 

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<span style="color:red;">7 ore fa</span>, Diablero dice:

La scena della locanda "spiega" come faccia Tex a trovare, con discrezione, la banda di criminali che gli serve per il suo piano.

 

E nota bene, non è una simpatica banda di attaccabrighe rissaioli come ne ha usate altre volte: Tex qui recluta decine di loschi figuri che sanno benissimo che stanno partecipando ad un omicidio, e Tex li paga consentendogli di saccheggiare la cassaforte di Brennan. E i reclutatori sono assassini che hanno tagliato la gola ad un sacco di viaggiatori in precedenza.

 

Dopo che Brennan gli è sfuggito tanti anni prima, Tex non rischia più.  Paga un esercito di criminali perchè gli consegnino Brennan in pratica impacchettato e pronto per il macello. Anche questa si aggiunge all'impressionante lista di cose "non da Tex" che fa in questa storia.

 

Eppure... tutte queste cose "non da Tex" sono invece "credibili" e in linea con quello che sappiamo di lui. Diventano, in questa storia, un segno tangibile di quanto sia stata importante per lui Lilith. Invece di pensare "ma no, questo Tex non lo farebbe mai", pensiamo a quanto sia forte il suo dolore e il suo odio per fargli fare quelle azioni.

 

Ma su questo aspetto siamo d'accordo. Sono cose "non da Tex" ma del tutto credibili nel contesto di questa storia, lo dico anch'io nel mio post. Nel mio commento non dico infatti che la scena è sbagliata, mi limito a dire che trovo questa parte meno vibrante, meno carica di quel pathos e di quella rabbia, di quella intensità che fino alla morte di Higgins trasudavano da ogni pagina. La tensione palpabile in tutta la storia perde, a mio parere, vigore con una scena che @Tim Birra ha ben definito un intermezzo leggero nella tragedia, che però io ho apprezzato poco perché ero evidentemente "settato" su registro cupo e tragico. 

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  • 1 month later...
On 27/5/2020 at 14:24, Diablero dice:

Dopo che Brennan gli è sfuggito tanti anni prima, Tex non rischia più.  Paga un esercito di criminali perchè gli consegnino Brennan in pratica impacchettato e pronto per il macello. Anche questa si aggiunge all'impressionante lista di cose "non da Tex" che fa in questa storia.

 

Eppure... tutte queste cose "non da Tex" sono invece "credibili" e in linea con quello che sappiamo di lui. Diventano, in questa storia, un segno tangibile di quanto sia stata importante per lui Lilith. Invece di pensare "ma no, questo Tex non lo farebbe mai", pensiamo a quanto sia forte il suo dolore e il suo odio per fargli fare quelle azioni.

Del tutto d accordo

Episodio caposaldo in cui Glb decide una volta per tutte di mettere un punto alla vicenda di Lilith.

Vendetta con la V maiuscola:ci sta tutta,non ci sono altre strade in questa storia.

I criminali che paga sono da "legge del contrappasso": un diabolico assassino Mr PezzoGrosso in guanti bianchi e "rispettabile" viene punito tramite limpiego di una manica di Lazzaroni e farabutti "Pesci Piccoli"che non si nascondono dietro rispettabilità ma fanno fino in fondo il loro sporco lavoro...chi tra Brennan e i delinquenti è peggiore per Tex?manco c è da dirlo...

e Tex dimostra per l ennesima volta di essere un giustiziere in primis, non un ottuso uomo di legge...

 

Tali delinquenti la faranno franca?NI

 

Tex sa perfettamente che finiranno impiccati o uccisi di morte violenta perché sono dei rifiuti della società...non li giustifica ma se ne serve.e se li rincontrasse di nuovo a delinquere lì farebbe a pezzi senza pietà...

Tex non è Rin Tin Tin

Edited by Barbanera
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  • 5 months later...

Non sono certo il primo a credere che questa storia sia un capolavoro!
Nonostante, a mio avviso, non sia uno dei migliori soggetti dell'autore, in quanto è una "semplice" storia di vendetta, la storia è sviluppata in modo "esplosivo" e avvincente, come solo G.L.Bonelli sapeva fare. Nella mia personalissima classifica, "Il giuramento" non è la mia preferita di Bonelli padre, ma è certamente una delle migliori.
Utilizzando la tecnica del flashback (cosa che farà in un suo altro capolavoro, "Tra due bandiere"), si trova l'espediente di narrare una parte del passato del ranger: il momento della morte di Lilyth e della vendetta di Tex. L'inizio è un po' più "leggero" rispetto al resto della vicenda, decisamente più drammatico e duro. Infatti c'è un divertente (per quanto una scazzottata possa essere divertente!) interrogatorio che Tex fa a Tucker. Subito dopo, però, la trama si fa più seria: Tex arriva al villaggio devastato dal vaiolo e apprende la notizia della morte di Lilyth. Semplicemente fantastica la tragica scena in cui Tex giura sulla tomba della moglie che la vendicherà: uno dei momenti più drammatici della serie. Raramente si è visto un Tex così duro e spietato, dato che il suo unico scopo è la vendetta. Tex darà la caccia a ognuno dei colpevoli della morte di Lilyth e di molti altri Navajos: la trama diventa molto avventurosa e vi sono numerosi colpi di scena. Ingegnoso il piano di Tex per attirare in trappola Brennan, Teller e i loro scagnozzi, soprattutto per la parte di Tiger mimetizzato tra le pecore! In questa scena, però, Brennan riesce a salvarsi, ed è qui che termina il flashback e si torna nel presente. Bellissima la scena all'interno della taverna, dove compare, tra l'altro, l'ennesima donna usata come antagonista, marchio di fabbrica di G.L.Bonelli. Originale e divertente il momento in cui i quattro pards si alleano con gli uomini che poco prima volevano far loro la pelle. La fine che i pards decidono di far fare a Brennan è tragica quanto geniale: gli fanno addirittura credere di essere impazzito. Ottima l'idea di mettere al timone uno scheletro per spaventare Brennan. Questa scena finale è meravigliosa, secondo me. Perfetta la vignetta con cui G.L.Bonelli conclude questa mitica storia.
Fantastico Galep ai disegni. In particolare, degne di nota la scena in cui Brennan affonda con la sua stessa nave e la assai suggestiva vignetta finale. 
Magnifiche anche le copertine degli albi! La migliore è, secondo me, quella di "Il giuramento".

 

Soggetto/Sceneggiatura: 10
Disegni: 9

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  • 1 month later...
On 28/12/2020 at 23:48, Magico Vento dice:

Nonostante, a mio avviso, non sia uno dei migliori soggetti dell'autore, in quanto è una "semplice" storia di vendetta, la storia è sviluppata in modo "esplosivo" e avvincente, come solo G.L.Bonelli sapeva fare. Nella mia personalissima classifica, "Il giuramento" non è la mia preferita di Bonelli padre, ma è certamente una delle migliori.

Concordo in pieno. La grandezza di questa storia sta proprio nel suo sviluppo, assolutamente magistrale.

Non starò a ripetere i tanti pregi contenuti in questo "Il giuramento" perché già ben elencati da chi mi ha preceduto nei commenti.

Sottolineo solo due piccoli particolari.

Il primo è come Tex apprende che Lilyth non c'è più; il dialogo con Ta-Hu-Nah è privo di ogni banalità, fatto più di sguardi, di sensazioni a pelle che di parole.

Tex sa che la sua sposa è "in viaggio verso le celesti praterie" ben prima che gli venga detto o fatto intuire.

Freccia Rossa resta sullo sfondo, non è lui che deve avere l'ingrato compito di accogliere Aquila della Notte al villaggio.

Ma la sua proverbiale saggezza non viene meno:

"Aquila della Notte è qui"

"Troppo tardi per rivedere mia figlia e troppo presto per evitare il pericolo di morte che striscia come veleno sulla mia terra"

Il secondo particolare è rappresentato dalle due figure di militari che Tex incontra.

In primis il sergente al posto di blocco che trova un abile compromesso tra i suoi doveri militari e su quelli morali; è un ufficiale e non può trasgredire apertamente gli ordini che gli sono stati dati ma, ai fini pratici, appoggia Tex e la sua ingrata missione. Memorabile quando ordina ai suoi uomini di sparare su Tex quando lui è già abbondantemente fuori tiro.

Infine il capitano medico, dalla rettitudine morale esemplare. Ufficiale vecchio stampo ma non ottuso come tanti militari che ci sono stati presentati in altre storie. Il suo commiato da Tex è tutt'altro che amichevole ma resta un rispetto di fondo (e forse anche un briciolo di comprensione) ben esemplificato da quel "secco gesto di saluto a Tex" come riporta la didascalia.

Due figure di ufficiali dell'esercito molto diverse tra loro ma tratteggiate splendidamente.

On 28/12/2020 at 23:48, Magico Vento dice:

Fantastico Galep ai disegni. In particolare, degne di nota la scena in cui Brennan affonda con la sua stessa nave e la assai suggestiva vignetta finale.

Come non ribadirlo. Galep in forma strepitosa, che riesce graficamente a tener testa a questa storia epocale.

Aggiungo anche le facce butterate dei loschi figuri che avevano portato le coperte infette che, già dalla prima lettura che feci da ragazzotto, mi colpirono e impressionarono molto.

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  • 4 weeks later...

La storia che mi appresto a commentare è un’autentica pietra miliare della saga. Gli anni a cavallo tra i ’60 e i ’70 furono a dir poco magici; G.L. Bonelli, in piena grazia creativa, sfornò in rapida sequenza storie memorabili che contribuirono ad accrescere l’alone di leggenda attorno alla sua creatura letteraria. Dopo una ventina d’anni spesi fra strisce e maratone realizzative per garantire l’albetto in edicola, gettando così le basi per il successo futuro, il passaggio al formato gigante rappresentò per gli autori l’apoteosi creativa e proprio in quelle stagioni si costruì, albo dopo albo, il mito di Tex, mito che ancora oggi risulta intatto ed elemento cardine dello straordinario e longevo successo editoriale. Tornando a quel lontano 1969, non si erano ancora spenti gli echi del grandissimo episodio del Signore dell’abisso, che già spuntava in edicola un albo destinato a rimanere nella memoria dei lettori. Già la suggestiva copertina di Galep, con un Tex affranto dinanzi il sepolcro dell’amata Lilyth, con la luna piena a illuminare la lunga lancia conficcata sulla tomba e il winchester stretto in pugno all’uomo, in segno di imminente vendetta, preannunciava al potenziale acquirente di non trovarsi al cospetto di un albo qualunque e se ciò non fosse bastato, sfogliando le varie sequenze ogni dubbio sarebbe stato fugato. Bonelli decise di costruire la trama, traendo spunto dalla morte di Lilyth, non approfondita “in diretta” negli anni in cui la pensò, colmando di fatto questo potenziale buco narrativo. Simile scelta era già stata presa narrando “Il passato di Tex” dove si spiegava ai lettori i motivi che avevano spinto il nostro eroe a divenire fuorilegge, ma a differenza di quell’episodio, “Il giuramento” è decisamente di tutt’altra caratura. La trama è divisa in due tronconi principali: il primo rivive in flashback i momenti tragici dell’orribile piano di Teller e Brennan, che assetati di rivalsa nei confronti del ranger, seminano la morte fra i navajos con una trovata codarda e terribile. Diffondere il vaiolo con delle coperte infette è un’azione diabolica e disumana. La narrazione del flashback ti mette un macigno nello stomaco; man mano che si procede con la lettura prende un nodo in gola. Scene indimenticabili come l’ultimo saluto della dolce Lilyth o il commovente giuramento di vendetta di Tex sul sepolcro dell’amata moglie sono autentiche gemme narrative del grandissimo Bonelli. Sequenze che raggiungono vette altissime di lirismo narrativo, passaggi epici e intramontabili della saga. Come ovvia reazione a simile barbarie, Tex scende furiosamente sul sentiero della vendetta e stavolta la pietà non farà minimamente capolino tra i suoi pensieri. Gli sciacalli che hanno causato il dolore tra i Navajos non devono avere scampo. Il primo a farne le spese è il bieco Tucker, che prima di poter lasciare la riserva, viene seppellito da una valanga di massi generata da un gruppo di Navajos, sguinzagliati dal furente Aquila della Notte sulle sue tracce. Ma la mannaia della vendetta ben presto si bagna pure del sangue di Higgins e i suoi uomini, rei di essere stati gli esecutori materiali del diabolico piano. Sempre in balia di un ritmo serrato, il lettore viene pilotato a fine flashback, dove il piombo di Tex riesce a falciare uno dei due principali nemici, ovvero l’occhialuto Teller, tuttavia nella concitata sparatoria l’esimio Brennan riesce a farla franca e a Tex e Tiger, feriti, non resta altro di prenderne atto e dover rinviare la resa dei conti. Di tempo Bonelli ne fa passare davvero tanto, visto che la sacrosanta vendetta Tex riuscirà ad averla solo una ventina di anni dopo. Tutta la sequenza ambientata nel presente, si fa apprezzare per ritmo e azione ma è indubbio che perde un po’ di magia e coinvolgimento emotivo rispetto all’indimenticabile flashback. Tex e i suoi pards studiano un piano molto deciso per punire Brennan e lo vanno a seguire fino a New Orleans, dove il bandito nel frattempo ha messo su un lussuoso battello adibito a bisca galleggiante. Ciò che comunque colpisce è che Tex non ha minimamente depotenziato la sua spietatezza negli anni e agisce deciso per seppellire il nemico. Davvero particolare il piano che porterà all’affondamento del battello e alla morte di Brennan, il tutto contraddistinto con una macabra pantomima e diretto senza batter ciglio, dal nostro eroe, che così implacabile forse non è stato mai. Comunque non disturba la durezza del ranger, perché il ricordo va sempre alle scene di dolore del villaggio Navajos, piegato dall’epidemia, e la fine di Brennan appare sacrosanta. Se già la sceneggiatura è da Oscar, i disegni di un Galep ispiratissimo, aggiungono quell’ulteriore tocco per garantire all’episodio un saldo posto nell’Olimpo delle storie Texiane più belle di sempre. Il suo stile classico è ideale per la narrazione, la recitazione dei suoi personaggi è perfetta e in punta di pennello riesce a trasmettere sulla carta, tutta il dramma e la tensione narrativa scaturita dall’inesauribile fonte d’ispirazione rappresentata da G.L . Bonelli in quei celebri anni. Solo un appunto mi sento di fare all’indimenticato artista sardo, magari una rappresentazione più giovanile nelle fattezze di Tex nel flashback sarebbe stata più idonea, così si fatica a differenziare il salto temporale presente nell’episodio. Tuttavia suppongo che simili dettagli allora erano poco tenuti in conto e soprattutto la platea di lettori era meno esigente di adesso. Per il resto la resa grafica di Galleppini fu straordinaria. Chiudo facendo notare un refuso in cui incappo’ Bonelli Durante il flashback: nell’ultima vignetta di pag. 81 dell’albo “L’implacabile” lo sgherro descrive Tex a Teller e Brennan come “Un tipo sui quarant’anni… Alto un metro e ottanta etc.” ma una simile descrizione è palesemente errata in quel contesto. Trovandoci in un periodo in cui Kit è ancora in fasce, di conseguenza quasi vent’anni prima del “presente” è impossibile che Tex abbia già quarant’anni. Ne verrebbe che il nostro eroe ottiene la vendetta a quasi sessant’anni compiuti e sappiamo bene che non è possibile. Un refuso che stranamente nemmeno nelle ristampe è stato corretto, o meglio in Tutto Tex no di certo, poi se si è provveduto sulla Nuova ristampa, non so. Piccoli errori fisiologici a parte, ma quanto è bella e poetica l’ultima tavola? Il mio voto finale è 10

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  • 2 weeks later...

Appena riletta la storia, in crescendo. Non so se qualcuno abbia già tirato in ballo il Conte di Montecristo, ma ci sono alcuni punti di contatto: la vendetta, lo studio, i piani di accerchiamento e c'è un Tex che nonostante il dolore è lucidissimo. Spietato, ma compreso da tutti quelli che stanno per così dire dalla sua parte, dai soldati a - ovviamente i Navajos - in una serie di numeri epici che caratterizzerà il periodo a cavallo degli anni 60 e 70. Galep non ai suoi massimi, ma è troppo presto per parlare di declino, se ne riparlerà dopo 20 anni; sceneggiatura al top

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