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TWF - Tex Willer Forum

[Maxi Tex N.32] La grande congiura


MacParland
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Interessanti osservazioni.

Mi pare possibile che Boselli rappresentasse un concorrente che toglieva tavole, ma io non trovo per nulla improbabile, anzi molto credibile, che ci fosse anche una componente personale.

Anche Boselli ha un suo stile riconoscibile e sebbene in modo grossolano Nizzi ne aveva esplicitato alcuni elementi, esempio il numero di personaggi più abbondante del Tex classico e le trame molto intricate, che potevano non essere graditi da tutti.

E pertanto perché non dovrebbe esserci anche una questione professionale?

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Leggendo le dichiarazioni di Nizzi riportate da autorevoli membri del forum, sembra che "lettore medio" di Tex significhi "lettore facilone, dozzinale, con poche pretese", e che il "lettore superiore", cioé quello che vuole fare un'analisi critica e segnalare anche i difetti e le storture, sia solo un rompiballe azzeccagarbugli da ignorare (anche se si chiama Gino Strada). 
Non é un bel complimento né per il lettore né per il meraviglioso personaggio creato da Bonelli padre e animato dal sontuoso Galep. Personaggio che dura da 75 anni perché ha una solidissima, profonda e matura connotazione creata dai suddetti.

Io continuo a ritenermi un lettore medio di Tex ma non nell'accezione nizziana, bensí nel senso di "moderato", "equilibrato", senza estremizzazioni, "né dotto né ignorante", interessato alle storie tecnicamente ed emotivamente in egual misura.

 

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Io sono stato per anni un lettore esclusivamente emotivo, leggevo solo per passare qualche oretta in relax, da qualche anno sono diventato un lettore critico, saranno le asperità dell'età...e vedo tutti i difetti di tutti e spesso mi guasto la lettura.

Francamente stavo meglio prima. Se mi chiedessero come deve essere un lettore di fumetti risponderei senza dubbio che deve essere un lettore che si approccia alla lettura di evasione per quello che è. E credo che quasi tutti i lettori di Tex e di fumetti in generale siano così. Era così mio padre, sono così tutti i miei amici.

Io lavoro nella musica "colta", e nonostante il mio lavoro nell'arte diciamo "elevata" e molto tecnica, il pubblico a teatro è composto certamente per il 90 per cento di persone che vengono solo per divertirsi. Di persone che ascoltano con spirito critico ce ne sono ben poche e le ritrovo poi sul forum specializzato. E si che nel mio campo un approccio un minimo tecnico ci vorrebbe. Nella lettura di evasione, personalmente (è una mia opinione, non pretendo che qui venga condivisa), ritengo che sia abbastanza giusto, invece, un approccio più rilassato.

  • +1 3
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23 minuti fa, valerio dice:

Io sono stato per anni un lettore esclusivamente emotivo, leggevo solo per passare qualche oretta in relax, da qualche anno sono diventato un lettore critico, saranno le asperità dell'età...e vedo tutti i difetti di tutti e spesso mi guasto la lettura.

Francamente stavo meglio prima. Se mi chiedessero come deve essere un lettore di fumetti risponderei senza dubbio che deve essere un lettore che si approccia alla lettura di evasione per quello che è. E credo che quasi tutti i lettori di Tex e di fumetti in generale siano così. Era così mio padre, sono così tutti i miei amici.

Io lavoro nella musica "colta", e nonostante il mio lavoro nell'arte diciamo "elevata" e molto tecnica, il pubblico a teatro è composto certamente per il 90 per cento di persone che vengono solo per divertirsi. Di persone che ascoltano con spirito critico ce ne sono ben poche e le ritrovo poi sul forum specializzato. E si che nel mio campo un approccio un minimo tecnico ci vorrebbe. Nella lettura di evasione, personalmente (è una mia opinione, non pretendo che qui venga condivisa), ritengo che sia abbastanza giusto, invece, un approccio più rilassato.

Anche io per anni ho letto solo per evasione. Quando ero adolescente non facevo molto caso a chi scriveva o disegnava. Però ero di "pancia" e all'epoca restai incantato da Il Passato di Carson e da Gli Invincibili. Storie eccezionali e disegni evocativi. Chissà chi sono sto Boselli e sto Marcello. Poi mi piacevano il tratto di Letteri e di Civitelli. Leggevo anche la Nuova Ristampa ma quel Tex e quelle storie non mi acchiappavano come quelle contemporanee di Boselli o di quel tale Nizzi.

Poi ad un certo punto ho smesso per anni. Smisi sia con gli inediti che con la Nuova Ristampa. All'improvviso ho ricominciato con Wolfman di Ruju (mi piacevano titolo e copertina), mi sono iscritto al Forum, ho recuperato un bel gruppo di albi, ho riletto GLB, e ho seguito i consigli di molti di voi.

Sono sicuramente meno un lettore di "pancia", ci ragiono di più, però cerco di godermi un po' di evasione dalla realtà, di godermi una bella storia, dei disegni accattivanti.

 

 

Edited by Diablorojo82
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Il fruitore "emotivo" di un'opera d'arte si diverte di più di un "esperto"?

No.

Si diverte im modo diverso.

Ma soltanto un profondo conoscitore della materia sa cogliere tutti gli aspetti che l'opera d'arte "emana".

Un emotivo si emoziona davanti al David di Michelangelo, ma un esperto va in estasi.

D'accordo, Tex non è il David, non esageriamo.

Ma solo un profondo conoscitore di Tex, quello che gli fa le pulci, riesce a divertirsi veramente o a soffrire quando legge una ciofeca.

I primi Nizzi che ho letto non sapevo neanche chi li aveva scritti.

L'ho scoperto solo con il primo Texone perché c'era una piccola biografia sui creatori e gli autori attuali.

Mi divertivano tutti i Nizzi, belli e brutti.

Poi sono diventata più esigente, più critica e certe cose hanno cominciato a darmi fastidio.

Però l'ultimo maxi di Nizzi l'ho preso, l'ho letto, mi sono divertita e mi sono infastidita.

Nizzi?

Non lo odio e non lo amo.

Lo leggo e lo critico nel bene e nel male.

  • +1 1
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Io non credo a questa divisione draconiana tra lettori.

Tutti i lettori di Tex lo leggono per passare un'ora di divertimento e relax.

Anche i supercritici, vero @Diablero:P

Davvero credete che quando vado in edicola sono lì col fucile puntato sperando che Nizzi, Boselli, Ruju o il malcapitato di turno, mi faccia imbufalire?

Questo è masochismo...

Io non sono diverso dai miei molti amici ex-lettori che si sono limitati a dire che smettevano perché ormai gli faceva schifo. Un giudizio forse non molto articolato, ma chiaro.

L'unica differenza è che in un forum si cerca di esprimere in modi più "elaborati" il mi piace/non mi piace, non che siamo un'altra categoria.

 

E la prova è che il successo di Tex lo hanno decretato dei bambini, non degli adulti e non crediate che fossimo meno coloriti nel mandare al diavolo i fumetti che giudicavamo non riusciti.

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2 ore fa, ymalpas dice:

Nessuno. Non so insegnare e sono troppo geloso del mio lavoro". Cioè, Boselli non lo vede nemmeno. Eppure è un autore che a quella data conta quasi 25 storie pubblicate solo sulla serie regolare. Però Nizzi si vede solo, l'unico depositario del verbo bonelliano.

 

Una cialtronata. Quindi dopo di lui il diluvio? Dopo che Boselli aveva non solo scritto già 25 storie, ma che storie, di quale qualità! Se questa frase l'avesse detta all'inizio degli anni novanta, avrebbe avuto forse una logica, e comunque lo stesso Berardi con Oklahoma dimostrò come ci fossero eccome degni suoi sostituti nello scrivere Tex; ma dirla nel 2002, in piena crisi, proprio mentre Tex lo stai ammazzando con le tue storie a dir poco infelici, denota una presunzione senza limiti, o forse un complesso (di superiorità o di inferiorità, vallo a capire) che ne mina la lucidità,  o almeno una visione serena della situazione. Cioè, Tex è sopravvissuto alla fine di Glb (grazie a Nizzi, ricordiamolo sempre) e non sarebbe dovuto continuare dopo di lui? Perché lui non è bravo a insegnare, dice, quasi a dire che senza di lui nessun successore può nemmeno formarsi... ah, Sergio Sergio...

 

2 ore fa, ymalpas dice:

Sul rapporto con i lettori purtroppo, anche per esperienza personale, devo dire che hai proprio ragione. Non perde occasione di parlare male di quelli che hanno un approccio critico alla lettura di Tex, da cui si difende tirando fuori le unghie. Sempre dall'intervista che ho citato sopra estrapolo un breve passaggio: "Non mi occupo dei maniaci che cercano il pelo nell'uovo. Le critiche intelligenti le accetto. L'altro giorno, ad esempio, è entrato in redazione Gino Strada, il fondatore di Emergency, che scherzosamente ha fatto notare alcuni punti deboli dell'ultimo Texone (Kubert o Brindisi), il volume speciale. Però io tengo soprattutto al lettore medio. E' lui che in fondo dà una coerenza non solo di stile ma anche di carattere a Tex e ai suoi personaggi.".

 

Diablero ha parlato di dichiarazione di intenti. Mi chiedo: quello di Nizzi è solo un modo di intendere Tex (a mio avviso profondamente sbagliato: se non interviene Boselli, la testata Nizzi la ammazza, come un tempo l'aveva salvata) o è anche una dichiarazione di comodo, nel senso che poiché non riesce più a scrivere storie di una certa caratura, getta discredito su un modo di scrivere che è invece più felice del suo? 

 

2 ore fa, ymalpas dice:

suo lettore ideale è quello medio, in pantofole, che non fa baccano e si entusiasma per il Maxi di Alessandrini, che lui definisce una storia particolarmente complessa, lettori che sono gli stessi che lasciano i loro like nella pagina facebook di Tex.

 

Il cui modo di leggere, lo ribadisco, merita rispetto. Qua dentro li si tratta come lettori scadenti, ci si arrabbia addirittura perché c'è gent(aglia) che apprezza un maxi ignobile come quello disegnato da Alessandrini o altre storie dell'innominabile. Storia, quella dell'ultimo Maxi, che molti hanno trovato godibilissima, e proprio questo apprezzamento non dice che certi lettori sono gente da ospizio, come pretenderebbe Diablero col suo solito sarcasmo fuori posto, dice invece che Tex è anche questo, è una buona storia western, dei dialoghi divertenti, delle situazioni scoppiettanti. 

 

Tex è anche questo, è anche il Tex di Nizzi. A prescindere dalle singole storie - molte delle quali, dell'ultimo periodo, illeggibili - i lettori riconoscono un certo modo di scrivere, uno stile, che bene o male ha caratterizzato decenni di letture texiane. Alcune delle quali, lo ribadisco fino alla nausea, straordinarie, come quella Fuga da Anderville che ormai sembra diventata la madre di tutte le ciofeche solo perché Tex strilla (come un gallinaccio, si aggiunge sempre), e la si accusa di lesa maestà perché Tex sarebbe sconfitto; senza considerare la bellezza di tutta la sceneggiatura, le emozioni che ha saputo suscitare in tantissimi lettori. Emozioni che qui vengono calpestate, in nome di una logica che si pretende ferrea e inattaccabile, che vuole che Tex non debba mai essere gabbato, nemmeno se la vicenda è costruita in maniera tale che la sconfitta appaia come inevitabile. 

 

Perché il primo Nizzi non è stato solo il "bagno caldo" di cui lui stesso parla; è stato La Congiura (con un Barbanera sbagliato, si dice ormai, una commediola è diventata qui dentro), è stato Furia Rossa, è stato Un ranger del Texas (uh, Tex di nuovo gabbato, che scandalo), è stato L'uomo senza passato (ma è tutto di Villa, il merito), La leggenda della vecchia missione (dozzinale), La tigre nera, Sioux, Fiamme sull'Arizona, La grande rapina, i Cospiratori, l'uomo con la frusta (copiata male da Il grande intrigo, si dice ora). Nizzi è stato tutto questo, è stato molto amato per come ha saputo scrivere Tex, per la sua versione del personaggio, e tutto questo non è cancellabile. Non lo cancelleranno i suoi detrattori a prescindere, e non lo cancellerà neanche lui stesso, pur con tutte le boiate che dice nelle interviste su se stesso numero uno e su Boselli signor nessuno.

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Io ho letto Tex fino al numero 300 circa, per poi mollarlo per molti anni.

Non guardavo chi lo scriveva (ricordo che mi chiedevo chi fosse sto Nolitta), e non facevo troppo caso ai nomi dei disegnatori.

Mi piace, non mi piace. E finiva li.

E il mi piace non mi piace era abbastanza equamente suddiviso sui vari autori (che poi erano uno, poi due e poi tre), e l'ho capito dopo, perchè ora so che El Muerto era di Nolitta (all'epoca si, lo lessi il nome Nolitta, ma non mi interessava) e mi piacque al punto che lo votai come miglior storia (ricordate il sondaggio? C'era da spedire una cartolina e votai El Muerto, che mi pare addirittura vinse), e mi piacque il clan dei cubani che era di GLB e mi piacque poi Anderville, che lessi al mare, ricordo come fosse ora, ma non ricordo se era già accreditato a Nizzi o ancora c'era scritto testi by GLB.

Ma Anderville fu il mio ultimo Tex. Non vi so dire perchè. Probabilmente c'erano troppe storie che non mi convincenvano e oggi so che erano quasi tutte di un GLB alla frutta. Fatto sta che staccai.

Per 20 anni lessi solo pochi numeri, trovati dal barbiere o a casa di uno dove ero in affitto a Verona. Questo qui teneva pile di Tex in terrazzo (coperto) e me ne lessi una ventina. Ricordo che lessi il Mefisto e altre storie del 500. Che non mi convinsero.

Non ricordavo nemmeno questo Nizzi e Boselli proprio non sapevo chi fosse, prima non c'era.

Poi ho ripreso a leggerlo grazie a Boselli e al suo Yama. Vidi che c'erano Yama e Mefisto in edicola e decisi di ricominciare.

Poi andai su qualche forum e solo da li divenni un lettore critico. Nel frattempo ho recuperato a tempo di record tutta la collezione dal 300 in poi e me la sono riletta un paio di volte, ma proprio a ritmo giornaliero.

Comunque forse è a causa dei forum che sono diventato un lettore critico e molto cagacazzo!:D

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<span style="color:red">42 minuti fa</span>, Leo dice:

Il cui modo di leggere, lo ribadisco, merita rispetto. Qua dentro li si tratta come lettori scadenti, ci si arrabbia addirittura perché c'è gent(aglia) che apprezza un maxi ignobile come quello disegnato da Alessandrini o altre storie dell'innominabile. Storia, quella dell'ultimo Maxi, che molti hanno trovato godibilissima, e proprio questo apprezzamento non dice che certi lettori sono gente da ospizio, come pretenderebbe Diablero col suo solito sarcasmo fuori posto, dice invece che Tex è anche questo, è una buona storia western, dei dialoghi divertenti, delle situazioni scoppiettanti. 

 

Tex è anche questo, è anche il Tex di Nizzi. A prescindere dalle singole storie - molte delle quali, dell'ultimo periodo, illeggibili - i lettori riconoscono un certo modo di scrivere, uno stile, che bene o male ha caratterizzato decenni di letture texiane. Alcune delle quali, lo ribadisco fino alla nausea, straordinarie, come quella Fuga da Anderville che ormai sembra diventata la madre di tutte le ciofeche solo perché Tex strilla (come un gallinaccio, si aggiunge sempre), e la si accusa di lesa maestà perché Tex sarebbe sconfitto; senza considerare la bellezza di tutta la sceneggiatura, le emozioni che ha saputo suscitare in tantissimi lettori. Emozioni che qui vengono calpestate, in nome di una logica che si pretende ferrea e inattaccabile, che vuole che Tex non debba mai essere gabbato, nemmeno se la vicenda è costruita in maniera tale che la sconfitta appaia come inevitabile. 

 

Perché il primo Nizzi non è stato solo il "bagno caldo" di cui lui stesso parla; è stato La Congiura (con un Barbanera sbagliato, si dice ormai, una commediola è diventata qui dentro), è stato Furia Rossa, è stato Un ranger del Texas (uh, Tex di nuovo gabbato, che scandalo), è stato L'uomo senza passato (ma è tutto di Villa, il merito), La leggenda della vecchia missione (dozzinale), La tigre nera, Sioux, Fiamme sull'Arizona, La grande rapina, i Cospiratori, l'uomo con la frusta (copiata male da Il grande intrigo, si dice ora). Nizzi è stato tutto questo, è stato molto amato per come ha saputo scrivere Tex, per la sua versione del personaggio, e tutto questo non è cancellabile. Non lo cancelleranno i suoi detrattori a prescindere, e non lo cancellerà neanche lui stesso, pur con tutte le boiate che dice nelle interviste su se stesso numero uno e su Boselli signor nessuno.

Condivido in toto il tuo intervento pard.

In effetti la tendenza di classificare la platea in lettori di serie A e serie B, l'ho notata spesso anch'io e ammetto che mi infastidisce un po'.

Sia chiaro, in fondo m'importa poco, visto che non esiste alcuna legge insidacabile che può giustificare una simile catalogazione e ognuno è libero di leggere come meglio crede senza dover dar conto ad alcuno, ma il clima così diviene pesante e le conversazioni ne risentono, perdendo interesse e in un Forum questo non è positivo, a mio avviso.

 

Come scritto nella mia ultima recensione, ritengo che l'imparzialità debba essere alla base di ogni giudizio, così come non sarà un parere (anche "autorevole") a farmi cambiare idea sulle bellissime storie di Nizzi da te citate. Magari sarò uno di quelli che "non sa leggere le storie" ma dormirò lo stesso! :D

 

E questo non significa essere "Nizziano" ebete, visto che tutto il piattume prodotto nella sua fase decadente è stato da me giustamente criticato e il suo atteggiamento di shit nei confronti della saga e del curatore, ampliamente biasimato. Ma per quanto il recente Nizzi (autore e uomo), possa stare sulla pancia, non è corretto cancellare con un colpo di spugna ciò di buono che è stato fatto nel suo periodo d'oro. Lo trovo poco corretto. 

 

  

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  • co fondatore

Confesso che ai cliché di Nizzi sono affezionato. Cioè, spesso sono smaccatamente sfacciati da risultare irritanti, però quando ancora scriveva bene o benino (sino al #450 circa, poi fatti salvi gli ultimi colpi di coda come Custer è decaduto definitivamente) 'sti cliché li sapeva dosare bene e rendeva la lettura rassicurante. Praticamente accompagnava per mano il lettore che pian pianino si disabituò a episodi che uscivano fuori da quel seminato e magari infastidivano un lettore ormai parzialmente o del tutto in numbing. Certo, a 11 anni rimasi stupefatto dalla bellezza di una storia "eretica" (secondo l'opinabile giudizio del Sergione) come Oklahoma e a 14 rimasi a bocca aperta leggendo Il passato di Carson. Ma, almeno all'inizio, i cliché di Nizzi erano quello che inconsciamente volevo. Boselli, anche se aveva scritto una storia meravigliosa, non mi convinse del tutto nelle successive, sino agli Invincibili. Medda mi piaceva ma mi chiedevo come mai ci tenesse tanto a inserire "battone" nelle sue storie. Canzio era particolare e ripeteva involontariamente degli stilemi più adatti alle storie di Kit Teller che di Tex (questo l'ho scoperto dopo). Solo verso i 17 anni cominciai a preferire Boselli a Nizzi... però, ancora, i cliché! Sino a Vendetta Navajo, numero celebrativo, settembre 1998. Disegni da urlo del Maestro, trama scialba. Compii i 18 anni lo stesso giorno che uscì in edicola, regalo più bello non poteva esserci... e tu per i 50 anni di Tex scrivi una cagatella così moscia e derivativa? Bah. Il successivo episodio ha il cliché dell'organizzazione Al di sopra della legge... carina, dai. Poi arriva Boselli con l'ennesimo capolavoro puramente western e... qualcosa si ruppe. Non me ne resi conto subito. Tant'è che compresi che qualcosa non andava solo col #493, La morte nera. Eppure i segnali c'erano da prima. Nel frattempo cominciai anche io a usare internet. E, finalmente, trovai qualcuno che spiegava in dettaglio i motivi inconsci per cui il buon vecchio Nizzi non mi convinceva più. Ed entrai sin troppo repentinamente nel vortice degli anti nizziani. Ero un giovine di 22 anni, spero di essere scusato, lol. Poi ho messo testa e ho imparato a moderarmi. Però Nizzi non l'ho più scusato e ho rivisto pure il mio giudizio ad alcuni suoi classici, che pure rileggo ogni tanto con piacere (ad esempio, L'uomo serpente è ultra derivativa, ma non mi potrò mai scordare la strizza che provai a 8 anni).

E con questo è tutto.

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EDIT: no, non è tutto. Dimenticavo che a un certo punto i primi Tex ingenui pubblicati sulla Nuova Ristampa mi entusiasmavano più, che so, del grande ritorno della Tigre Nera. Ma questa è un'altra storia...

  • +1 2
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<span style="color:red">7 ore fa</span>, Mister P dice:

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EDIT: no, non è tutto. Dimenticavo che a un certo punto i primi Tex ingenui pubblicati sulla Nuova Ristampa mi entusiasmavano più, che so, del grande ritorno della Tigre Nera. Ma questa è un'altra storia...

Sono sempre incuriosito da questa affermazione. Io il Tex ingenuo, se riferito ai primi numeri, non l'ho mai visto.

Ci sono dei racconti dal sapore ottocentesco, ma ingenui no.

A parte i morti ammazzati, i dialoghi piuttosto coloriti (nella prima vignetta Tex dà dello scagnozzo agli ipotetici uomini dello sceriffo), ragazze da saloon in abiti discinti che invitano Tex in camera e sparano assassinando un tipaccio.

Imho semmai è vero in contrario. Quello che affascinava i bambini come me è che era roba forte.

È un anacronismo guardare con gli occhi di oggi dove si vede di tutto, con uno scadimento del buon gusto spesso evidente.

Ecco questa affermazione, specie davanti al Nizzi delle storie portate avanti grazie a informatori, paralitici che salvano gli eroi, ecc., non mi sento proprio di condividerla.

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<span style="color:red">8 ore fa</span>, Mister P dice:

Confesso che ai cliché di Nizzi sono affezionato. Cioè, spesso sono smaccatamente sfacciati da risultare irritanti, però quando ancora scriveva bene o benino (sino al #450 circa, poi fatti salvi gli ultimi colpi di coda come Custer è decaduto definitivamente) 'sti cliché li sapeva dosare bene e rendeva la lettura rassicurante. Praticamente accompagnava per mano il lettore che pian pianino si disabituò a episodi che uscivano fuori da quel seminato e magari infastidivano un lettore ormai parzialmente o del tutto in numbing. Certo, a 11 anni rimasi stupefatto dalla bellezza di una storia "eretica" (secondo l'opinabile giudizio del Sergione) come Oklahoma e a 14 rimasi a bocca aperta leggendo Il passato di Carson. Ma, almeno all'inizio, i cliché di Nizzi erano quello che inconsciamente volevo. Boselli, anche se aveva scritto una storia meravigliosa, non mi convinse del tutto nelle successive, sino agli Invincibili. Medda mi piaceva ma mi chiedevo come mai ci tenesse tanto a inserire "battone" nelle sue storie. Canzio era particolare e ripeteva involontariamente degli stilemi più adatti alle storie di Kit Teller che di Tex (questo l'ho scoperto dopo). Solo verso i 17 anni cominciai a preferire Boselli a Nizzi... però, ancora, i cliché! Sino a Vendetta Navajo, numero celebrativo, settembre 1998. Disegni da urlo del Maestro, trama scialba. Compii i 18 anni lo stesso giorno che uscì in edicola, regalo più bello non poteva esserci... e tu per i 50 anni di Tex scrivi una cagatella così moscia e derivativa? Bah. Il successivo episodio ha il cliché dell'organizzazione Al di sopra della legge... carina, dai. Poi arriva Boselli con l'ennesimo capolavoro puramente western e... qualcosa si ruppe. Non me ne resi conto subito. Tant'è che compresi che qualcosa non andava solo col #493, La morte nera. Eppure i segnali c'erano da prima. Nel frattempo cominciai anche io a usare internet. E, finalmente, trovai qualcuno che spiegava in dettaglio i motivi inconsci per cui il buon vecchio Nizzi non mi convinceva più. Ed entrai sin troppo repentinamente nel vortice degli anti nizziani. Ero un giovine di 22 anni, spero di essere scusato, lol. Poi ho messo testa e ho imparato a moderarmi. Però Nizzi non l'ho più scusato e ho rivisto pure il mio giudizio ad alcuni suoi classici, che pure rileggo ogni tanto con piacere (ad esempio, L'uomo serpente è ultra derivativa, ma non mi potrò mai scordare la strizza che provai a 8 anni).

E con questo è tutto.

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EDIT: no, non è tutto. Dimenticavo che a un certo punto i primi Tex ingenui pubblicati sulla Nuova Ristampa mi entusiasmavano più, che so, del grande ritorno della Tigre Nera. Ma questa è un'altra storia...

Invece quando leggevo i Tex della Nuova Ristampa mi accorgevo che preferivo Boselli...😁

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I primi Tex? Fondamentali, ma personalmente li trovavo indigesti da bambino e indigesti oggi. Sono albi di rodaggio e figli del loro tempo. Tex è cresciuto col tempo, pian piano, per l'epoca erano già albi eccellenti quelli, ma letti ora li trovo pesanti e complessivamente elementari.

Il Grande Tex nasce verso la fine del primo centinaio secondo me. Il centinaio di GLB è quello che va dal 100 al 200, prima è sperimentale, formativo e "antico" e dopo è pesantemente declinante pur con ottimi episodi ancora.

  • +1 1
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Come ho già scritto, io invece trovo che Tex sia un personaggio solido, profondo e maturo fin dagli esordi. Non certo per bambini ingenui. Anzi, ricordo perfettamente che da adolescente leggevo contemporaneamente Zagor e Tex e mi piaceva un po' di più Zagor perchè lo trovavo più fantasioso, mentre Tex al confronto mi appariva come un fumetto più serio, più razionale, più da adulti.

Certo, il Tex iniziale aveva ancora bisogno di perfezionarsi, di costruirsi il mondo di personaggi, ambienti e situazioni che noi oggi conosciamo bene, ma per me Tex non è mai stato un eroe per fanciulli neanche agli esordi.

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<span style="color:red">12 minuti fa</span>, PapeSatan dice:

Come ho già scritto, io invece trovo che Tex sia un personaggio solido, profondo e maturo fin dagli esordi. Non certo per bambini ingenui. Anzi, ricordo perfettamente che da adolescente leggevo contemporaneamente Zagor e Tex e mi piaceva un po' di più Zagor perchè lo trovavo più fantasioso, mentre Tex al confronto mi appariva come un fumetto più serio, più razionale, più da adulti.

A me invece è successo l'esatto contrario, Zagor jo trovavo troppo di fantasia, bambinesco,

anche se ne ho letto molto pochi. Cico mi infastidiva, non lo sopportavo. 

 

<span style="color:red">17 minuti fa</span>, PapeSatan dice:

Certo, il Tex iniziale aveva ancora bisogno di perfezionarsi, di costruirsi il mondo di personaggi, ambienti e situazioni che noi oggi conosciamo bene, ma per me Tex non è mai stato un eroe per fanciulli neanche agli esordi.

Su questo invece concordo. Infatti io leggevo di tutto (anni 60:old:) poi piano piano ho smesso di leggere fummetti, ne è rimasto uno solo. TEX. 

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  • co fondatore

Fermi tutti: il Tex delle prime storie mi piace moltissimo. GLB va a briglia sciolta con la fantasia come mai in seguito (nel senso che poi cominciò a documentarsi sulla storia del West, non che gli scomparve la fantasia, che però "incanalò") e il ritmo è travolgente. Ma un Tex che si salva da una pallottola solo perché si è inchinato ad annusare una torta e altre scene simili spiccano per il loro "candore". Per fortuna già con l'episodio canadese, GLB abbandonò certe soluzioni appunto ingenue presenti nelle prime due serie a strisce.

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<span style="color:red">55 minuti fa</span>, valerio dice:

I primi Tex? Fondamentali, ma personalmente li trovavo indigesti da bambino e indigesti oggi. Sono albi di rodaggio e figli del loro tempo. Tex è cresciuto col tempo, pian piano, per l'epoca erano già albi eccellenti quelli, ma letti ora li trovo pesanti e complessivamente elementari.

Il Grande Tex nasce verso la fine del primo centinaio secondo me. Il centinaio di GLB è quello che va dal 100 al 200, prima è sperimentale, formativo e "antico" e dopo è pesantemente declinante pur con ottimi episodi ancora.

Devo ammettere che pur essendo un grande (Galep), il primo Tex mi è stato indigesto anche per lui. Letteri, Ticci, Fusco, Monti mi piacevano molto di più.

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<span style="color:red">59 minuti fa</span>, Diablorojo82 dice:

Devo ammettere che pur essendo un grande (Galep), il primo Tex mi è stato indigesto anche per lui. Letteri, Ticci, Fusco, Monti mi piacevano molto di più.

Si, direi che potrei concordare.

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Il 17/4/2023 at 11:19, Letizia dice:

Otto ore sono 24 minuti per ogni Amazzone, senza dormire (Tex non ne ha bisogno) e senza interruzioni (Tex non ha bisogno di riposarsi).

Meno di 24 minuti è una figuraccia (solo il Tex di Nizzi fa figuracce:lol2:).

Di questo passo arriveremo ad una storia intitolata "Ritorno a Red Rocco".
(Siffredi, ovviamente).

Edited by San Antonio Spurs
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Mi inserisco brevemente nel discorso generale, perché nello specifico non ho letto il maxi in questione.

Anche volendo affrontare la lettura di una storia con leggerezza ed in totale relax, che di sicuro non è un atteggiamento condannabile, ci dev'essere un limite alle scorciatoie narrative. L'abuso dei soliti cliché, inseriti senza la minima variazione e più volte nella stessa vicenda, pregiudicano il mio godimento della storia indipendentemente dall'autore che ne fa uso. Poi ognuno è libero di preferire lo stile ed il Tex originale di GLB, quello di Nizzi o gli episodi più epici di Boselli, però ci sono vicende che a livello di trama filano bene ed altre che oggettivamente scricchiolano. Il che non vuol dire che queste ultime non possano comunque presentare qualche buono spunto e che non possano essere apprezzate da più d’uno. Però, almeno per me, alla lunga stufano, a maggiore ragione se presentano di base poca varietà. E capisco anche  il lettore storico che nei primi 2000 smise di leggere il nostro, in quanto pure nel me stesso ragazzino ricordo ad un certo punto la noia e la preferenza che andava a Zagor. A giudicare poi da quello che leggo su Nizzi mi pare che il suo atteggiamento verso personaggio, lettori e colleghi non sia proprio edificante…..il che comunque non inficia quanto da lui scritto di buono.

Sicuramente il fatto che Tex sia un fumetto popolare non dovrebbe giustificare storie scritte con sufficienza o sciatteria! :indiano:

  • +1 1
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Il Tex degli inizi era ancora un personaggio "in divenire", non ancora ben definito (rileggetevi le primissime storie cercando di dimenticare tutto quello che è venuto dopo: quello de "il totem misterioso" è un Tex probabilmente almeno trentenne, che frequentava campi indiani dieci anni prima, e quello de "la mano rossa" era ambientato a cavallo del secolo. La cosa era normalissima a quei tempi, un personaggio dei fumetti raramente durava più di pochi mesi, non aveva senso fare un lavoro accurato di preparazione, si poteva sempre fare dopo, a posteriori, se si vedeva che durava (come è successo a Tex)

 

Non capisco, davvero, chi critica Galep. Non credo di dire un enormità se dico che Tex è durato fino ad oggi grazie ai suoi disegni eccezionali, dinamici, allo stesso tempo precisi e che lasciavano ampio spazio al dinamismo e alla fantasia (cosa che gli attuali "riempitori di ogni cm di dettagli" non sono più capaci di fare).  Come ho detto all'epoca le riviste a fumetti duravano poco, c'erano pochi lettori perchè c'erano pochi soldi dopo la fine della guerra (per questo cercarono il formato più economico possibile e inventarono le strisce). All'epoca GL Bonelli scrisse diversi personaggi, non solo per la Audace, disegnati da tanti disegnatori anche di talento. Il livello dei testi era lo stesso per tutti. La differenza l'ha fatta Galep, che riusciva a far sognare più di chiunque altro. (E alla Audace l'avevano capito benissimo, basta vedere quante copertine hanno fatto disegnare a Galep anche per serie senza Tex come "Avventure nel west"...)

 

L'ambientazione dei primi Tex è ancora "il west dell'avventura", una terra esotica senza tanti confini o note storiche dove potevi incontrare streghe, principesse, draghi, mostri (insomma, era il fantasy di quei tempi). Certo, si basava molto sul fatto che il grosso pubblico non sapeva nulla di storia del west, ma non era scritto così per ignoranza: era una sorta di convenzione, se vi andate a vedere TUTTI gli altri personaggi western Italiani sono così (o molto più fantasiosi con Dei e spiriti dei fiumi come quello di Guido Martina). Non era "ingenuo" più di quanto sia "ingenuo" oggi il fantasy.

 

Ecco, per me è il termine "ingenuo" che è totalmente sbagliato e fuorviante. Dà l'idea che Bonelli e Galep fossero ingenui fanzinari alle prime armi che si buttavano nel mondo del fumetto senza conoscerne i meccanismi. Onestamente userei di più il termine "ingenuo" per molta della produzione ATTUALE della Bonelli (come si fa ad essere tanto ingenui da pensare che venderà?) o per molte Graphic Novel di speranzosi giovanissimi che stanno riempiendo le fumetterie.

 

GL Bonelli e Galep all'epoca erano stimati professionisti (GL Bonelli era il più famoso autore italiano dopo il grande successo di Furio Almirante e aveva lanciato un paio di case editrici, Galep era pubblicato da anni), non erano più ragazzini da un bel po' (Bonelli creò Tex a 40 anni, Galep a 30) e nemmeno "ingenui" erano professionisti che producevano il tipo di "prodotto" che voleva il mercato. E lo sapevano fare meglio di tutti quanti.

 

Erano "ingenui" i lettori? In parte sì, all'epoca erano tutti molto giovani (e cresceranno con Tex), ma non è certo per ingenuità che amavano quel tipo di avventure. Direste oggi a un ragazzino che è "ingenuo" perchè gli piacciono i film di fantascienza o il fantasy? Ecco, sono lo stesso tipo di avventure con gli stessi ingredienti: ambientazioni aliene, avventurose o esotiche, nemici larger-than-life, eroi... solo che all'epoca il west era l'ambientazione principale per questo tipo di storie. E il mutamento che l'ha "tolto" da quel tipo di avventure è stato sì causato ANCHE dalla maggiore informazione disponibile, ma per me soprattutto è stato un cambiamento "politico": ad un certo punto il west è stato visto sempre di più come un ambientazione "problematica", e più che senso di avventura era richiesto al lettore il senso di indignazione. Hanno scacciato tutto il sense of wonder.

 

Non era il Tex che conosciamo? Questo sì. Ci vorranno anni prima che GL Bonelli definisca meglio il personaggio.  Ma a parte questo, la differenza principale nelle storie è TECNICO. È il TIPO DI PUBBLICAZIONE.

 

Provateci voi a scrivere avventure di 32 strisce! :lol:

 

Non è una mera coincidenza che il "periodo d'oro" inizia all'incirca quando a GL Bonelli viene dato campo libero...

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se posso dire la mia riguardo alle dichiarazioni su Nizzi sui lettori di Tex,credo che Diablero l abbia presa nel verso sbagliato perché ha preso per un' offesa quello che invece voleva essere un complimento.

I lettori di Tex spengono il cervello non sono capaci di esaminare bene,non vogliono storie complesse,secondo Nizzi? Premesso che io credo corrisponda a verità,mi sembra ovvio che Nizzi  lo intendesse come complimento: chi legge senza impegno é intelligente,chi analizza le storie  é un vero imbecille.Secondo me é una vera dichiarazione d amore ai lettori di Tex come li intendeva lui, come dire che sono gli unici che non si abbassano a essere intelettuali

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<span style="color:red">32 minuti fa</span>, Diablero dice:

spiriti dei fiumi come quello di Guido Martina

Mike Fink, lo Spirito del Mississippi.

Albo d'Oro 1952: Oklahoma

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Tanto ne avete discusso che alla fine l'ho perso e me lo sono letto :D

Da lettore discontinuo di Tex non posso dire se è una storia rispettosa del personaggio o meno. Però posso dire che si lascia leggere, scorre liscia senza entusiasmare ma anche senza annoiare. Come storia è giusta per un viaggio in treno, da prendere all'edicola della stazione per farsi passare i tempi morti. La collocazione sul maxi è, in questo senso, giusta; sulla serie regolare l'avrei vista male.

I disegni però sono STRAORDINARI! Capisco che Alessandrini possa non piacere o che lo si possa ritenere poco adatto a Tex, ma i suoi giochi visivi di bianco e nero restano magistrali.

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3 hours ago, Grande Tex said:

I lettori di Tex spengono il cervello non sono capaci di esaminare bene,non vogliono storie complesse,secondo Nizzi? Premesso che io credo corrisponda a verità,mi sembra ovvio che Nizzi  lo intendesse come complimento: chi legge senza impegno é intelligente,chi analizza le storie  é un vero imbecille.Secondo me é una vera dichiarazione d amore ai lettori di Tex come li intendeva lui, come dire che sono gli unici che non si abbassano a essere intelettuali

 

È questa la cosa che trovo buffissima.

 

Quando queste cose le dice Nizzi (e va molto più in là nelle dichiarazioni rispetto a quello che chiunque abbia mai detto nei forum, lui arriva a dire che è inutile creare belle storie per i lettori di Tex, tanto alla storia non ci fanno caso, gli bastano le patatine), vedo che non si arrabbia nessuno, lo prendono "per un complimento", dicono "ha davvero ragione, anch'io leggo così" e "il vero texiano deve leggere così, chi si fa troppe pippe sul senso delle storie, sui cinturoni slacciati, su Tex che si fa piccionare da tutti, non ha capito niente di come si leggono i fumetti!" (che, per me, è una maniera altisonante e orgogliosa di dire "i fumetti devono essere scemi!")

 

Quando nel forum qualcuno si azzarda a dire UN DECIMO delle cose che dice Nizzi (o, come in questo caso, si limita a citare una piccola parte delle cose sparate da Nizzi in trent'anni di interviste), ecco che arrivano le reazioni oltraggiate e offese, le richieste di intervento dei moderatori, le lezioncine sul "rispetto per gli altri lettori", etc etc...

 

Mi sembra quel vecchio carosello di tanti anni fa: "Nizzi? Con quella bocca può dire ciò che vuole"...  :P

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