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TWF - Tex Willer Forum

[762/764] Il Mistero del Monte Rainier


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<span style="color:red">50 minuti fa</span>, Poe dice:

Spesso compaiono paragoni con GLB che era "sintetico" nei dialoghi, non prolisso, ecc. ecc. Be' non è propriamente esatto, anche GLB - quando lo riteneva opportuno - riempiva pagine e pagine di dialoghi, di balloons e didascalie. Non è una critica, è una costatazione e va bene così, all'epoca lo stile era quello.

Le sceneggiature più asciutte, sintetiche e cinematografiche sono iniziate - almeno alla Bonelli/Cepim - con Ken Parker alla fine degli anni '70.

 

Per esempio in queste pagine non definirei GLB "sintetico", visto che le abbondanti didascalie spiegano per filo e per segno cosa sta avvenendo nelle vignette, anche quando è una scena d'azione e anche quando non ce ne sarebbe bisogno (cosa normale all'epoca, che adesso darebbe molto fastidio);):

tex.jpgTex2.jpgTex3.jpg

 

 

Ma quella è narrazione, non sono dialoghi. Boselli è l'esatto opposto: zero didascalie e nuvolette rigurgitanti di parole.

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Mister P dice:

Io adoro quelle didascalie.

Anch'io!... Ma, come dicevo, non è una critica, è lo stile narrativo dell'epoca, più letterario, ma non lo definirei "sintetico".

 

<span style="color:red">1 ora fa</span>, San Antonio Spurs dice:

Io non parlo di didascalie, ma di baloons

Adesso, Gunny dice:

Ma quella è narrazione, non sono dialoghi.

 

Ok, ho postato tavole con didascalie belle piene per far vedere che in GLB i testi erano spesso sovrabbondanti, ma potrei postare (non ho tempo adesso) un sacco di altre tavole in cui anche i dialoghi erano altrettanto lunghi, in particolare nelle storie di El Morisco (vedi per esempio "Il fiore della morte" e tante altre) in cui i balloons strabordano di parole e ci sono pagine e pagine di disquisizioni tra El Morisco e i pards. Oppure nel secondo e terzo albo di "Tucson", ecc. ecc. ecc.

Ripeto ancora a scanso di equivoci: non è una critica a GLB, a me è sempre piaciuto il suo stile, ma non era così "agile" come si dice adesso.

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Qui si stanno mischiando pere con mele con ferrari testarossa. E mischiando cose diverse, si fa confusione e si perde il punto.

 

Esaminiamo una cosa per volta.

 

--------------------------------------------------------------

1) L'uso di didascalie descrittive COME METODO DI SINTESI PER RACCONTARE DI PIÙ IN MENO SPAZIO.

 

Questo è il caso dell'esempio citato da Poe da "Diablero":

 

5 hours ago, Poe said:

Spesso compaiono paragoni con GLB che era "sintetico" nei dialoghi, non prolisso, ecc. ecc. Be' non è propriamente esatto, anche GLB - quando lo riteneva opportuno - riempiva pagine e pagine di dialoghi, di balloons e didascalie. Non è una critica, è una costatazione e va bene così, all'epoca lo stile era quello.

Le sceneggiature più asciutte, sintetiche e cinematografiche sono iniziate - almeno alla Bonelli/Cepim - con Ken Parker alla fine degli anni '70.

 

Per esempio in queste pagine non definirei GLB "sintetico", visto che le abbondanti didascalie spiegano per filo e per segno cosa sta avvenendo nelle vignette, anche quando è una scena d'azione e anche quando non ce ne sarebbe bisogno (cosa normale all'epoca, che adesso darebbe molto fastidio);):

tex.jpgTex2.jpgTex3.jpg

 

 

l'osservazione di Poe secondo cui qui GL Bonelli sarebbe "prolisso" per me manca totalmente il bersaglio, anzi, per me è incomprensibile: questo che vediamo in quelle pagine è un esempio di mirabile SINTESI NARRATIVA.

 

Inviterei Poe a fare semplicemente l'elenco delle cose che vengono narrate in quelle pagine. E poi pensare a quante DECINE DI PAGINE verrebbero impiegate, oggi, per raccontare le stesse cose senza usare didascalie.

 

Ho visto per esempio in uno Zagor recente diverse pagine dedicate a Zagor che taglia i rami da un tronco di un albero per costruire un ponte di fortuna. Vignette su vignette con Zagor che taglia rami spiegando cosa sta facendo. Tutto spiegato nei minimi dettagli per un lettore non solo ritenuto "non capente" ma che pensa sarebbe mandato nel panico da un semplice montaggio della scena, senza fargli vedere per filo e per segno come fa Zagor a creare il ponte di fortuna.

 

Vediamo le tre pagine postate da Poe. Guardate la PRIMISSIMA VIGNETTA.

 

Quella vignetta sarebbe, oggigiorno, minimo 5-6 pagine.

 

Si inizierebbe a far sentire i lupi, per spiegare al lettore che ci sono i lupi. Poi si mostrerebbero avvicinare. L'indiano spiegherebbe con "dialoghi descrittivi" (in cui spiega la situazione all'aria circostante) che ha paura che i lupi mangino il cavallo, per preparare il pubblico impressionabile allo shock della scena di violenza. A pagina due si vedrebbero i lupi. A pagina 3 inizierebbero l'attacco, che verrebbe mostrato nei dettagli per 2-3 pagine. A pagina 5 o 6 ci vedrebbe una vignetta simile a quella pubblicata all'epoca, poi seguirebbero 2-3 pagine di parole esplicative ad alta voce dell'indiano per spiegare come mai è nei guai e cosa teme, e arriviamo a pagina 9.

 

Pagina 10 e 11 mostrerebbero, lentamente, l'arrivo del pipistrello. Probabilmente prima del vedere l'ombra del Diablero passerebbero più pagine, ma in ogni caso NESSUNO SCENEGGIATORE "MODERNO", nemmeno i migliori, liquiderebbe "la notte di terrore" in DUE STRISCE. "mungerebbero" la "scene fica" per almeno 20 pagine! Con versi, terrore, mantenere il fuoco, etc.

 

E perchè non dovrebbero? In quella maniera invece di farsi pagare solo 2 pagine, se ne fanno pagare 30!!! Allungando semplicemente il brodo! (poi capisci come fanno a fare tante pagine senza uno straccio di idea...)

 

Con la tormentata fuga del guerriero verso il campo poi fanno almeno altre 10-20 pagine, e così invece di farsi pagare 2 pagine se ne fanno pagare 40-50!

 

(dico "farsi pagare" per far capire che risparmio sarebbe anche per la casa editrice fare albi più snelli e che si leggono più rapidamente, ma onestamente non credo che la motivazione principale oggi sia l'avidità: credo che sia invece il "panico da disegnatore!", hai 10-15 disegnatori che ti mandano avanti altrettante storie, qualcuno che ha finito le pagine e ti telefona ci sarà praticamente tutti i giorni, se hai una buona idea per il seguito e sta tutta in due pagine quello ti richiama il giorno dopo, se la allunghi fino a 20-30 pagine non lo risenti per almeno un mese...)

 

Idem per la terza pagina con Mitla: una pagina qui è il tempo (anche di lettura) che ci vuole per mantenere il ritmo: non è un caso se certe storie erano (e sono ancora) APPASSIONANTI, mentre troppe pagine attuali, ammiri i disegni, dici "che dialoghi realistici", ma poi... alla fine, sotto sotto, ti sei annoiato e non hai voglia di rileggere.

 

Oggi, quella pagina di Mitla con la lucertola sarebbe ovviamente descritta senza didascalia ("argh! Orrore! una didascalia!" Gli sceneggiatori italiani, evoluti e bravissimi, copiano la TV e le fiction Rai anche nel ritmo lento, vogliono "berardeggiare" mentre in realtà stanno facendo "Gli Occhi del Cuore". Non si abbasserebbero ad usare didascalie come fanno certi autorucoli come...  Alan Moore, Frank Miller, Joe Sacco, Zerocalcare, Neil Gaiman, etc! Meglio imitare gli sceneggiatori di Boris!).  Quindi, minimo 1-2 pagine per l'arrivo della lucertola, il testo della didascalie a le informazioni contenute sarebbero da mostrare azione per azione in vignette separate, quindi invece di una "antiquata" didascalia... una bella sequenza di 2-3 pagine!

 

Poi capisci come mai oggi in un albo di 110 pagine (330 strisce) accadono meno cose di quelle che accadevano una volta in 80 strisce (26,66 pagine)... :rolleyes:

 

OK, ricapitolando...

 

QUESTA È SINTESI!

 

L'uso di didascalie per "tagliare" e dare RITMO alle scene, mostrando le cose in due strisce invece di dover usare 10 pagine.  Dando così al lettore TANTE scene, tanta azione, tanto "fumetto", senza farlo annoiare a vedere il protagonista che taglia rami per pagine e pagine.

 

Gli altri temi di cui si parla, lo "spiegazionismo" e i terrificanti "dialoghi esplicativi", sono il primo totalmente indipendente, e il secondo addirittura OPPOSTO: abbandonando il ritmo che poteva essere dato da un uso saggio delle didascalie, arrivi ai terrificanti dialoghi esplicativi attuali, innaturali, prolissi, e pallosissimi.

 

La prova, come sempre, sta semplicemente nell'ASSAGGIARE la zuppa: quelle storie di GL Bonelli, narrate con RITMO e SINTESI grazia all'uso ben studiato delle didascalia, erano ZEPPE DI IDEE anche perchè, occupando poco spazio, ne servivano tante. E NON ANNOIAVANO.

 

La stessa cosa non si può dire dei "brodi allungati" attuali, lentissimi, con "dialoghi esplicativi" pallosissimi, ma "moderni" perchè non usano le aborrite didascalie (che quello è l'importante, non usare didascalie, poi se si annoia il lettore non è importante, anzi, nel fumetto Bonelli "moderno" il lettore si DEVE annoiare mentre lo "istruisci", mica è lì per divertirsi...)

 

 

 

Edited by Diablero
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Sono d'accordo su tutto, @Diablero.

Essendomi da poco avvicinato ai fumetti Bonelli, questa cosa della mancata capacità di sintesi la percepisco molto. Leggo storie di 200, 300 o addirittura 400 pagine e mi rendo conto che nella storia è successo estremamente poco. Lo riscontro in tutte le storie, non solo quelle di Boselli. Penso all'ultimo ritorno della Tigre: servivano davvero 450 pagine per raccontarla? O La pattuglia scomparsa: non era sufficiente un albo? Paradossalmente per quest'ultima storia ricordo di aver pensato che avrei voluto un albo in più per approfondire alcuni dettagli (la storia del soldato e della sua fidanzata, prima che morisse).

Quindi non è tanto il numero di pagine o albi il problema, ma il rapporto tra il numero di pagine e quello che effettivamente viene raccontato, la densità.

 

Ricordo che nei fumetti che leggevo da piccolo su Topolino o sul Giornalino succedevano così tante cose in 30 o 60 pagine! Qui ne leggo centinaia eppure alla fine mi sembra che sia successo poco o che alcune parti non siano state approfondite abbastanza.

 

A volte si parla del perché in questo periodo di crisi del fumetto i manga in realtà vendano bene. Secondo me ha anche a che fare con il modo in cui in Giappone vengono serializzati. Un autore di manga quando scrive una storia non è costretto ad allungarla per riempire le centinaia di pagine che compongono un volume perché lì i fumetti vengono pubblicati prima su rivista un capitolo per volta. Quindi l'autore può lasciare che la storia prosegua con il ritmo necessario e che si prenda un numero di capitoli non predefinito. Quando un numero sufficiente di capitoli già pubblicati su rivista sono pronti si procede a raccoglierli in un volume, ma senza scadenze regolari.

 

Con Tex se ci pensate agli inizi non era così diverso. Le storie erano ragionate in termini di capitoletti di 32 strisce (10 pagine moderne), quindi la storia poteva prendersi lo spazio a lei necessario, ragionando in multipli di 32 strisce. Oggi invece si è costretti a ragionare in termini di 112 pagine per volta! Per forza di cose alcuni soggetti un po' deboli finiscono per essere forzatamente gonfiati per riempire un albo o più e alcune storie risultano avere una densità di azione o approfondimento calibrate male.

 

Una possibile soluzione? Tornare ad avere albi con storie a lunghezza non predefinita, ovvero albi in cui può capitare che una storia finisca prima della fine dell'albo e ne cominci un'altra.

Follia?

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46 minuti fa, Diablero dice:

Qui si stanno mischiando pere con mele con ferrari testarossa. E mischiando cose diverse, si fa confusione e si perde il punto.

Secondo me, Diablero, sei tu che mescoli le cose perché alla fine vuoi sempre andare a parlare delle cose che più ti stanno a cuore, ossia la tendenza ad allungare il brodo degli sceneggiatori d'oggi e la tendenza allo spiegazionismo eccessivo. Critiche giuste e che più o meno tutti condividiamo (chi si diverte a leggere storie con poche idee ma "dilatate" artificialmente oppure con dialoghi inutili ed eccessivi?), ma che non erano il centro di questa discussione.

 

Qui non si parlava della NARRAZIONE di una storia e del suo ritmo, si era partiti da un discorso di "equilibrio tra testi e disegni" e di pagine con balloons (e io ho aggiunto anche di didascalie) troppo pieni di parole, ponendo come modello positivo in senso opposto GLB e i suoi dialoghi (o didascalie) sintetici.

Ora, le pagine che ho postato di GLB sono sintetiche dal punto di vista narrativo, non c'è dubbio, su questo hai perfettamente ragione, ma non lo sono certo nei testi, che si soffermano con abbondanza di dettagli sugli stati d'animo dell'apache, sui suoni che ode, sul nitrito disperato del cavallo che poi si affievolisce, seguito da un silenzio minaccioso, e poi ci descrive il soffio rauco del diablero, o la lucertola che è incantata dal muoversi della bocca di Milta, ecc. ecc. (tutte cose che nessun disegno riuscirebbe a rendere e nemmeno i pensieri dei personaggi basterebbero). Ma va bene così, sono didascalie "letterarie", è uno stile da romanzo che io apprezzo, ma non lo porrei come esempio per gli sceneggiatori odierni: se venisse usato da uno sceneggiatore odierno, sai le critiche di pallosità di quasi tutti i lettori (anche quelli più tradizionalisti)! :lol:

 

Per quanto riguarda i dialoghi troppo lunghi e i ballons carichi di parole (che NON vuol dire necessariamente che siano inutilmente spiegazionistici) facevo notare che anche GLB non scherzava a volte, vedi per es. certe disquisizioni di trenta/quaranta pagine tra El Morisco e i pards. Ma anche questo è uno stile narrativo che a me non dà fastidio (finché si dicono cose interessanti), ma che oggi soprattutto le giovani generazioni - ma non solo - sopportano poco, perché da un fumetto si vogliono più immagini e meno parole. Dimenticando che sei vuoi creare personaggi che non siano bidimensionali devi per forza farne venire fuori il carattere attraverso i dialoghi.

 

Adesso, frank_one dice:

O La pattuglia scomparsa: non era sufficiente un albo?

Certo. Ma questo è il ritmo delle storie di Tex del periodo d'oro (che la storia ti sia piaciuta o meno è un altro discorso, ma non si può dire che succeda poco). Ragionando così anche "Terra promessa" poteva essere raccontata in soli due albi invece che in tre e mezzo!...

Non confondiamo "il brodo allungato" con la narrazione classica estesa tipica di Tex (che non è Ken Parker o Magico Vento).

Edited by Poe
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Adesso, Poe dice:

Certo. Ma questo è il ritmo delle storie di Tex del periodo d'oro

Col cavolo. Prendi una delle migliori storie di Tex, "Il tranello" (più periodo d'oro di quello!), guarda caso c'è Jim Brandon pure in quella.

È composta da 21 albetti a striscia, per un totale di 672 strisce, equivalenti ad esattamente 224 pagine, ovvero stesso numero di pagine di "La pattuglia scomparsa".

Ora, in piena onestà dimmi: ti sembra che le due storie abbiano lo stesso ritmo? Ne "Il tranello" succede di tutto e di più, è un'epopea: l'arrivo di Tex in Canada, l'introduzione di Gross-Jean, l'assalto al forte, il rapimento e la liberazione di Gross-Jean, il rapimento di Kit e lo scontro finale (e un milione di altre cose). Al confronto la storia di "La pattuglia scomparsa" potrebbe essere raccontata in una trentina di pagine.

Dimmi, quanti albi si prenderebbero ora per raccontare gli eventi di "Il tranello"? Secondo me si andrebbe ben oltre la decina.

Quindi o questo non è realmente il ritmo delle storie del periodo d'oro di Tex o bisogna definire meglio qual'è il periodo d'oro di Tex.

 

E per intenderci, "La pattuglia scomparsa" mi è piaciuta.

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Diablero dice:

OK, ricapitolando...

 

QUESTA È SINTESI!

 

L'uso di didascalie per "tagliare" e dare RITMO alle scene, mostrando le cose in due strisce invece di dover usare 10 pagine.  Dando così al lettore TANTE scene, tanta azione, tanto "fumetto", senza farlo annoiare a vedere il protagonista che taglia rami per pagine e pagine.

 

 

Sei stato perfetto, Diablero, i mie complimenti. Come avevo detto in un altro post, chi parla molto è perchè non ha niente da dire.

Qui sembra che Gianluigi Bonelli parli molto...invece sintetizza, dicendo molto in poco. Fa una scena di due pagine dove oggi ne impiegherebbero trenta o quaranta e una scena di una pagina dove oggi ne impiegherebbero minimo venti. E lo stesso discorso si può fare per i film, che, come i fumetti, oggi parlano tanto per non dire niente. 

I manga (quando sono fatti bene, ovvio) dicono molto in poco: i volumi, come ha detto frank_one, sono delle puntate riunite in volume: ogni storia era infatti una puntata, dove si diceva tutto quello che c'era da dire e di più. Il Giornalino aveva puntate di 10-12 pagine al massimo che dicevano le stesse cose che dice oggi un volume Bonelli da 120 pagine. 

La sintesi non significa rifiutare l'uso delle didascalie: è usarle bene. La sintesi non è imitare Ken Parker: è saper narrare. 

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2 ore fa, frank_one dice:

Col cavolo. Prendi una delle migliori storie di Tex, "Il tranello" (più periodo d'oro di quello!), guarda caso c'è Jim Brandon pure in quella.

È composta da 21 albetti a striscia, per un totale di 672 strisce, equivalenti ad esattamente 224 pagine, ovvero stesso numero di pagine di "La pattuglia scomparsa".

Ora, in piena onestà dimmi: ti sembra che le due storie abbiano lo stesso ritmo?

Definisco meglio: per periodo d'oro di Tex io intendevo - e di solito si intende - la fascia dal n 100 al 200. 

 

E' evidente che il ritmo delle prime storie a striscia di Tex non è quello attuale: vorresti riproporlo tale e quale oggi? Sarebbe impossibile, lo diceva anche Boselli quando ha iniziato la serie "Tex Willer".

 

Ma mi sa che siamo tutti OT. :lol:

Edited by Poe
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5 hours ago, Poe said:

Definisco meglio: per periodo d'oro di Tex io intendevo - e di solito si intende - la fascia dal n 100 al 200. 

 

E' evidente che il ritmo delle prime storie a striscia di Tex non è quello attuale: vorresti riproporlo tale e quale oggi? Sarebbe impossibile, lo diceva anche Boselli quando ha iniziato la serie "Tex Willer".

 

Ma mi sa che siamo tutti OT. :lol:

Continuando l'OT: sarebbe impossibile, ok, ma perche'? Perche' il lettore vuole vedere solo disegni a basta? Ma cosa siamo tornati, i bimbi di prima delle elementari che non sanno ancora leggere? 

A me le didascalie mancano molto, e tu ne hai postato un esempio magistrale (grazie!) dove nessun disegno potrebbe mai sostituirle. Trovo difficile credere che didascalie cosi' sarebbero male accolte - credo invece che il problema sia che prende molto tempo scriverle (se si sanno scrivere, cosa magari non proprio scontata)

Quello che invece irrita me sono le pagine con Tex a cavallo che vede un paese da lontano, Tex che entra nel paese, Tex che si fa la main street, Tex che parcheggia il cavallo, Tex che entra nel saloon, etc., tutto senza una parola. Un film muto praticamente.

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@Poe tantissimo dipende anche da come scrivi nelle nuvolette e nelle didascalie. GLB sintetizzava e narrava allo stesso tempo, altri invece (Boselli in primis) tendenzialmente ripetono i concetti più volte e fanno infodump (la storia di Mefisto è un manifesto in tal senso; non che l'infodump sia un male in sè, ma lo accetto di più in un romanzo che in un fumetto). Diablero nel suo post ha scritto cose giustissime.

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21 albetti a striscia settimanali per una storia equivalevano a 5 mesi di pubblicazioni, ergo per paragonarli con il formato di uscite attuale servirebbero 550 pagine per coprire lo stesso periodo.

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1 ora fa, Claude dice:

21 albetti a striscia settimanali per una storia equivalevano a 5 mesi di pubblicazioni, ergo per paragonarli con il formato di uscite attuale servirebbero 550 pagine per coprire lo stesso periodo.

Non basta la fredda sicurezza di un calcolo, serve un senso. Dove sta scritto che il lasso di tempo che all'epoca era necessario a pubblicare una storia oggi debba essere usato come variabile per gonfiare forzatamente il numero di pagine di cui la storia è composta? È il colmo, la vittoria della mancanza di senso e della rigidità di pensiero. Come dire: "dobbiamo sorbirci storie allungate perché non si può fare altrimenti, è stato deciso così e guai a tornare indietro".

Edited by frank_one
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La storia Un mondo perduto (di cui Il mistero del Monte Rainier è il seguito) occupava un albo e mezzo, ma conteneva talmente tanti eventi e situazioni (l’arrivo a Yakima e l’incontro con Gros-Jean, i preparativi per la spedizione, la tappa al villaggio dei klamath, la scalata del ghiacciaio, l’attacco dei ghundar, la scoperta del mondo sotterraneo, la cattura e l’incontro con il professor Steiner, ecc.) che oggi facilmente verrebbe spalmata su 4 o 5.

Per questo quando leggo “albo introduttivo” storco il naso: una volta non esistevano albi introduttivi, ogni albo, anche se la storia rimaneva da concludere, presentava tantissimi momenti avventurosi e colpi di scena ed era comunque perfettamente fruibile per se stesso, anche perché poteva capitare in mano a un lettore occasionale, e in questo caso magari spingerlo  all’acquisto dell’albo successivo: se a uno, ad esempio, capitava in mano Zagor contro Supermike era spinto dall’incalzare della storia a comprare La settima prova per vedere come andava a finire, se a uno capita in mano il Supermike di Burattini (dove i primi 3 albi finora sono introduttivi) mi sa che fa il ragionamento opposto…

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Io che mi sono letto Il mistero del Monte Rainier non vedo l'ora  che esca il prossimo albo per vedere come va a finire, e penso possa succedere anche a un lettore occasionale.  Su Supermike non mi pronuncio, non lo ho letto.🙋🏻‍♂️

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Per la serie: riceviamo e pubblichiamo, Boselli mi ha incaricato di riferirvi quanto segue: non esistono albi introduttivi. La storia inizia a pagina 1 ed è assurdo criticare usando un concetto artificiale che non esiste se non nella testa di qualcuno.

Questo è quanto mi è stato chiesto di riferire ed ora consentitemi di dire la mia. Una storia, qualunque storia, è composta da tre elementi fondamentali: l'introduzione, ovvero la presentazione dello scenario e dei personaggi; il conflitto, ovvero la rottura di un equilibrio preesistente che scatena una serie di eventi e di peripezie dei protagonisti che debbono affrontare una serie di difficoltà; risoluzione ovvero il ripristino dell'equilibrio violato.  Questi tre elementi sono sempre presenti, ma non necessariamente distinti o consecutivi. Una storia può iniziare in medias res oppure addirittura dalla fine e poi andare a ritroso oppure ancora non narrare gli eventi in rigoroso ordine cronologico. "Viale del Tramonto" e "Quarto potere" ne sono un esempio lampante. Direste forse che i primi 100 minuti di "Viale del Tramonto" sono introduttivi solo perché Norma Desmond spara a Joe Gillis solo dieci minuti prima della fine?

Nel caso di questa storia, abbiamo la presentazione dello scenario, dei personaggi e delle loro motivazioni. Viene introdotto un mistero che ovviamente non viene svelato subito sennò che mistero sarebbe? La vicenda entra subito nel vivo con Holt e la sua banda e le loro azioni motivate dal desiderio di impadronirsi delle presunte ricchezze della montagna che li porta in diretto conflitto con i nostri  eroi. In più, il personaggio visto all'inizio, che sembrava un pazzoide si rivela essere invece tutt'altro e probabilmente nasconde anche lui qualche segreto. Nel finale dell'albo poi accade qualcosa: chi o cosa ha provocato quelle ferite allo sgherro di Holt? E perché? 

Insomma, a me pare che non ci sia semplicemente un'introduzione.

Se poi voi pensate che il clou di una vicenda sia esclusivamente il confronto con l'antagonista e tutto il resto sia introduzione, beh, vi sbagliate: non è così che funzionano le storie.

 

<span style="color:red">7 ore fa</span>, Magic Wind dice:

il Supermike di Burattini (dove i primi 3 albi finora sono introduttivi)

 

 

Contesto radicalmente questa interpretazione.  Nei tre albi finora usciti c'è ovviamente la necessaria introduzione dei personaggi e delle loro motivazioni, ma è assolutamente sbagliato affermare che non succede niente. Non solo si reintroduce Supermike e gli si dà una caratterizzazione più affine a quella di Nolitta che a quella di Castelli, si spiegano alcune reali o presunte incongruenze della storia precedente ricapitolando anche le sue vicende passate (ed in questo senso il flashback nel terzo albo è tutt'altro che superfluo come sostiene qualcuno perché il bravo sceneggiatore deve anche pensare che questo potrebbe essere il primo albo di Zagor per qualcuno). Abbiamo la conferma che Supermike non è un assassino e che segue un sia pur distorto codice etico. Abbiamo il rapimento di alcuni amici di Zago, viene delineata la figura di Tumak, alleato tutt'altro che affidabile di Supermike e vero cattivo della storia  e si può persino pensare ad una temporanea alleanza tra Zagor e Supermike contro di lui. Certo, se qualcuno pensa che la storia sia semplicemente Zagor e Supermike si affrontano in altre sette prove, credo che abbia sbagliato bersaglio.

Chiudo l'OT zagoriano con una considerazione generale che riguarda anche questa storia: emettere giudizi sulla lunghezza di una storia prima di averla letta interamente è assolutamente e radicalmente sbagliato. Alla fine potrebbe anche capitare che dopo la lettura si possa pensare che tre albi siano stati troppo pochi.

 

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<span style="color:red">26 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

Boselli mi ha incaricato di riferirvi

Bos, ti prego, torna a riferire personalmente (senza nulla togliere all'amico Carlo).

Qui c'è ancora un sacco di gente a cui manchi e che, almeno credo, si merita la tua presenza.

Please.

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Scusate ma mi son perso, ho capito che il sommo Boselli ci ha abbandonati, ma qualcuno potrebbe spiegarmi perchè? Grazie!

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Adesso, Otami dice:

Scusate ma mi son perso, ho capito che il sommo Boselli ci ha abbandonati, ma qualcuno potrebbe spiegarmi perchè? Grazie!

Gli hanno massaggiato i marroni con la carta vetrata.

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Letizia dice:

Bos, ti prego, torna a riferire personalmente (senza nulla togliere all'amico Carlo).

Qui c'è ancora un sacco di gente a cui manchi e che, almeno credo, si merita la tua presenza.

Please.

Concordo con Lety, l'assenza di Mauro si fa sentire parecchio sul Forum. 

Il fatto che ci legga è già qualcosa, evidentemente il legame col sito c'è ancora e lo stacco non è stato totale.

 

Confido che prima o poi possa tornare ad arricchire con la sua graditissima presenza la nostra comunità virtuale. 

 

P.s. @Carlo Monnicontinua a fare da tramite e riferiscigli che ci manca e di ripensanrci, lo aspettiamo a braccia aperte! :D:P

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<span style="color:red">59 minuti fa</span>, Condor senza meta dice:

 

P.s. @Carlo Monnicontinua a fare da tramite e riferiscigli che ci manca e di ripensanrci, lo aspettiamo a braccia aperte! :D

 

Lo ho già fatto, ma è ancora irremovibile.

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Il primo albo, per quanto introduttivo :P, mi è sembrato molto buono.

 

Finora segue abbastanza lo schema del precedente Un mondo perduto, scazzottata iniziale compresa, anche se il versante di salita del Rainier stavolta è diverso, da ovest (Tacoma) e da non più da est (Yakima). All’epoca in cui sono ambientate le avventure di Tex il Rainier era già stato scalato, anche dal celebre scrittore-naturalista John Muir, e la via normale (cioè la più facile) è la Disappointment Cleaver Route da sud.

 

Sono probabilmente l’unico lettore di Tex a cui piace molto Un mondo perduto, storia che conosco praticamente a memoria, per quanto si vede che GLB lavorava su un soggetto altrui (il lungo passaggio in cui Steiner spiega i misteri del Rainier non sembra nemmeno scritto da lui, ma assomiglia più a uno dei monologhi del professor Hellingen di Nolitta) e che ha chiuso la storia troppo repentinamente, forse a causa della sopraggiunta morte di Erio Nicolò. Il soggetto a me è sempre sembrato parecchio boselliano, per il gran numero di personaggi coinvolti, l’ambientazione alpinistica e lo sconfinamento molto spinto nella fantascienza.

 

Rispetto alla storia precedente Boselli opera delle correzioni e delle piccole retcon: giustifica in qualche modo i baffoni di Gros-Jean (Nicolò in realtà aveva proprio disegnato un altro personaggio), sostituisce l’inopinato ponte di legno in mezzo al ghiacciaio da cui precipita l’indiano klamath con uno di ghiaccio (anche qui Monti aveva chiaramente sbagliato a interpretare la sceneggiatura e nessuno aveva corretto), spiega che il regno sotterraneo è illuminato dalle pareti fluorescenti (mentre GLB glissava abbastanza su questo particolare, tanto che non si capiva come i nostri potessero vederci al buio), però cambia anche alcuni particolari: le tute dei ghundar realizzate con i tessuti trovati nella stiva dell’astronave sono sostituite da delle semplici pellicce come nella copertina di Galep, e il professor Steiner viene sfigurato da un’esplosione e non più dalle radiazioni dell’astronave.

 

Mi pare di aver capito che questa storia costituirà una specie di crossover con l’altra storia fantascientifica di Tex, quella della Valle della luna, e non sono sicuro che la cosa mi piacerà molto.

 

Bocci per me promosso a pieni voti, ha uno stile molto “pieno”, minuzioso e calligrafico, che è vero un po’ ne penalizza la leggibilità, soprattutto nelle scene d’azione, però nel complesso la sua mi è sembrata una prova sontuosa.

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Adesso, Magic Wind dice:

spiega che il regno sotterraneo è illuminato dalle pareti fluorescenti (mentre GLB glissava abbastanza su questo particolare, tanto che non si capiva come i nostri potessero vederci al buio),

 

 

E' regola valida per tutto il multiverso che ogniqualvolta l'eroe si trovi in un ambiente oscuro - se l'eroe è privo di torcia o altri mezzi di illuminazione propri- l'ambiente stesso sia rischiarato da funghi luminescenti o pietre fosforescenti o luci magiche o qualsiasi altro espediente consenta al protagonista di cavarsela ed allo spettatore di vedere che sta succedendo.

Strano ma vero. 

  • +1 2
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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Magic Wind dice:

Il primo albo, per quanto introduttivo :P,

 

Tu vuoi proprio farti detestare da Boselli.:lol:

Io ho voluto essere buono ed ho usato il termine qualcuno e non quello realmente usato con me. Nella versione non censurata :lol: Boselli definisce chi ha inventato il concetto di albo introduttivo con un aggettivo di cui ti dirò solo che fa rima con lampione.:P

 

<span style="color:red">2 ore fa</span>, Magic Wind dice:

le tute dei ghundar realizzate con i tessuti trovati nella stiva dell’astronave sono sostituite da delle semplici pellicce come nella copertina di Galep, e il professor Steiner viene sfigurato da un’esplosione e non più dalle radiazioni dell’astronave.

 

Che fosse questa la versione del soggetto di Boselli e Giorgio Bonelli.

 

<span style="color:red">2 ore fa</span>, Magic Wind dice:

Mi pare di aver capito che questa storia costituirà una specie di crossover con l’altra storia fantascientifica di Tex, quella della Valle della luna

 

Non un crossover, ma un seguito. Tecnicamente il crossover è un'altra cosa.

A dirla tutta, a me dispiace che Boselli ce lo abbia anticipato perché sarebbe stata una bella sorpresa, almeno per me.

 

<span style="color:red">2 ore fa</span>, Magic Wind dice:

non sono sicuro che la cosa mi piacerà molto.

 

Come sempre, invito a leggere prima di giudicare. Magari potrebbe piacerti.;)

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Adesso, Carlo Monni dice:

 

Tu vuoi proprio farti detestare da Boselli.:lol:

 

 

E' una sottile strategia per farlo tornare sul forum :P :cool:

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