Jump to content
TWF - Tex Willer Forum

[762/764] Il Mistero del Monte Rainier


Recommended Posts

Esattamente: è un russo naturalizzato americano. Le storie attuali di Tex si svolgono intorno al 1885, quindi 18 anni dopo l'acquisto dell'Alaska Andreev non è un ragazzino. Ha sicuramente passato la maggior parte della sua vita più come russo che come americano.

Del resto, se parlassimo di Arnold Schwarzenegger lo definiremmo attore austriaco o americano? E Ingrid Bergman era un'attrice svedese o americana?

Non cerchiamo il pelo nell'uovo quando non c'è nemmeno l'uovo.

  • +1 2
Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">5 ore fa</span>, San Antonio Spurs dice:

Infine, l'ormai conclamata - ma non da tutti acclamata - tendenza a sequel la comprendo se, oltre alla passione personale di Boselli di completare o richiamare certe vicende bonelliane, è frutto di una strategia precisa, consapevole del fatto che non ci sono più numeri alti di nuovi lettori, ma uno zoccolo duro che leggeva Tex nello scorso secolo (quorum ego). E' come quando d'estate Rai1 ti propone Techetechete ed è un trionfo. Qui si aggiornano situazioni e personaggi deja vu e la nostalgia non è canaglia ma sirena. Ogni tanto una situazione nuova, ogni tanto il ritorno di Lena, del Morisco, di Ely Parker, del generale Davis, di Tom Devlin, di Nat Mc Kennet, di Juan Raza, di Lily Dickart.

 

Borden ha sempre scritto così.

 

Se vuoi trovare una sua storia sulla regolare dove non cita personaggi della saga, o in rarissimi casi personaggi storici, devi tornare al numero 661 (novembre 2015), ma questa storia di 1 albo era chiaramente un riempitivo per chiudere un buco, tra l'altro è l'unica disegnata da Danubio sulla regolare.

 

Quindi torniamo indietro ancora. Di poco, numeri 643/644 del maggio 2014.

Link to comment
Share on other sites

Continua un pò a rilento la storia nel secondo albo di questa avventura. Sempre accattivante il modo di raccontare da parte di @borden, ma nessun evento degno di nota, ad esclusione della lezione sulle caratteristiche delle varie divinità e spiriti. Condivido la sensazione che qui Bocci rappresenti Tex con una fisionomia piuttosto variabile e ballerina.

 

Giudizio ottimo, comunque.

  • Like (+1) 1
Link to comment
Share on other sites

Il 13/5/2024 at 13:14, Letizia dice:

 

È vero che gli specchi ustori li ha inventati Archimede durante le guerre puniche, ma pistole laser (o similari) non esistono neanche oggi.

 

COME SAREBBE pistole laser non esistono??

Io sono cresciuto vedendo Spazio 1999

+

lì le pistole laser le avevano

+

il 1999 è passato

=

le pistole laser ESISTONO!

Oh insomma! (adesso sta' a vedere che Spazio 1999 non era realistico! Maiodico! Maveramente!)

  • Haha (0) 1
Link to comment
Share on other sites

Negli anni 50, più o meno quando uscì Tex, dicevano che nel 2000 saremmo andati a spasso con l'elicottero,  nel 2024 il massimo della vita e' andare a far la spesa con il monopattino :P

altro che pistole laser!

P.S. io la spesa a 8 anni la facevo con il monopattino davvero.:old:

  • +1 1
Link to comment
Share on other sites

Letto il secondo albo e per il momento la vicenda mi sta appassionando, anche perché sono sempre stato interessato all'esistenza di altre forme di vita oltre la nostra nell'universo. Boselli costruisce un intreccio di personaggi e avvenimenti molto denso di misteri riprendendo una vecchia storia di Glb. La scena più significativa in questo albo è la cerimonia dei salish dove oltre alle visioni degli dei della tribù c'è anche la visione del loro probabile avversario sul Monte Rainer. Verso la fine dell'albo la vicenda inizia ad entrare più nel vivo e non vedo l'ora di avere il prossimo numero. I disegni di Bocci sono superlativi nei personaggi e nell'ambientazione, anche se alcune scene sono troppo dense di dettagli. 

  • +1 1
Link to comment
Share on other sites

Letto e piaciuto. La storia scorre bene, ma la sensazione è che i tempi siano un po' dilatati e che in più di 100 pagine succeda relativamente poco, come spesso accade su Tex. I riferimenti alieni mi incuriosiscono e l'attesa per la conclusione c'è tutta!

Ottimi i disegni di Bocci, ma comincio a comprendere le lamentele di chi dice che riempia troppo le pagine di dettagli. In effetti mi è capitato di pensare che ne inserisca più del necessario ma soprattutto che non sia sempre abile nel gestire differenti livelli di dettaglio (personaggi e sfondo per esempio), così capita sovente che alcune scene risultino di difficile lettura. Ho trovato sgradevole come nelle scene in cui compaiono molti personaggi questi siano tutti disegnati con lo stesso grado di dettaglio e che quando siano lontani certe parti del corpo assumano forme poco decifrabili, soprattutto le mani, talvolta ridotte a masse informi.

Sono difetti che vedo spesso nelle immagini generate dall'AI, ovvero dove non c'è la mente umana ad assegnare agli elementi della rappresentazione differenti livelli di importanza.

 

Per dire, Bocci è bravissimo e sono sicuro che su una pagina ci passi le giornate, ma un Ghion che è molto più sintetico produce tavole più leggibili.

Ciononostante confermo il mio parere del primo numero: Bocci per storie misteriose come questa è la scelta più azzeccata.

Menzione speciale per le scene del rito di purificazione: in quelle Bocci è fantastico e gestisce le tavole in maniera magistrale.

 

E adesso fatemi vedere sti benedetti alieni!

Link to comment
Share on other sites

Posted (edited)

Seconda parte introduttiva :P sempre buona, ma con dei limiti.

 

Innanzitutto il ritmo narrativo mi pare troppo dilatato. Mentre a GL Bonelli in Un mondo perduto bastavano 50 paginette per iniziare la scalata al Rainier ed entrare nel vivo del racconto, qui ci vogliono quasi 2 albi. Ok che i tempi di lettura nel frattempo sono cambiati, però qualche dialogo qua e là lo avrei sfrondato (anch’io tra l’altro ho fatto fatica a cogliere tutti i riferimenti all’albo precedente).

 

La storia terminerà - se non ho capito male - con il prossimo numero, quindi il “nocciolo” della vicenda occupa più o meno lo stesso spazio di Un mondo perduto, con cui le similitudini sono evidenti: c’è la scalata al Mount Rainier per risolvere un terribile mistero, c’è il gruppetto eterogeneo dei nostri con aggregati Gros-Jean (in quest’albo non pervenuto), lo scienziato e gli indiani (salish anzichè klamath), ci sono gli inseguitori scemi in cerca di inesistenti ricchezze che fanno una brutta fine e, infine, ci sono gli extraterrestri.

 

A questo proposito, non so se mi piace il rimando a La valle della luna. Quell’avventura era memorabile perché lasciava tutto in sospeso e non detto, se questa storia invece sarà uno “spiegone” di quella lo troverei l’ennesimo recupero di un classico della serie solo per farne strame.

 

Sulla rappresentazione “lamentosa / petulante” di Kit Carson per non ripetere sempre le stesse cose mi limito a citare la prima vignetta della terza striscia di pag. 68 con il vecchio cammello che si incazza perché le rogne toccano sempre a loro e Kit Willer che lo zittisce perché sta disturbando. Per me questo è un errore di caratterizzazione. Invito tutti ad andare a rileggere Un mondo perduto e controllare quante volte Carson si lamenta.

 

La prova di Bocci, nel complesso, mi è sembrata eccellente. Se questa storia nonostante tutto funziona, è anche merito suo e delle atmosfere che riesce a ricreare. Si, alcune vignette sono molto “piene” e fin troppo particolareggiate (Boselli però intelligentemente gli concede una gabbia bonelliana più libera del solito), ma davanti a un lavoro del genere non posso che togliermi il cappello. Mi piace molto anche la sua raffigurazione di Tex, dove mi sembra che tenti di staccarsi dai moduli ticciani e villiani per cercare una strada autonoma.

Edited by Magic Wind
  • +1 2
Link to comment
Share on other sites

Ho una piccola curiosità personale che vorrei soddisfare. Nel momento in cui Andreev rievoca la spedizione che il padre ed Olav effettuarono nella regione più remota della Siberia, fa cenno ad un misterioso oggetto piantato nel ghiaccio: io, automaticamente, sono stato portato ad associare tale passaggio alla storia di alcune misteriose cupole interrate nella tundra siberiana, la cui esistenza è stata ed è sostenuta sia dalle popolazioni locali che da vari studiosi. Probabilmente anche altri di voi hanno sentito o letto di tale vicenda, e sarei curioso di sapere se anche altri nel leggere l'albo in quel passaggio abbiano pensato la stessa cosa.

 

 

 

Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">3 ore fa</span>, Magic Wind dice:

il ritmo narrativo mi pare troppo dilatato. Mentre a GL Bonelli in Un mondo perduto bastavano 50 paginette per iniziare la scalata al Rainier ed entrare nel vivo del racconto, qui ci vogliono quasi 2 albi.

 

Proprio come pensavo: la narrazione oggi non pensa più di coinvolgere, ma solo di allungare il brodo.

 

I disegni poi mi sembrano troppo pesanti e pieni di dettagli che manco Jacovitti. La lettura diventa pesante anche per questo. Preferivo lo scarno Donatelli a questo punto.  

  • +1 1
Link to comment
Share on other sites

3 ore fa, joe7 dice:

Proprio come pensavo: la narrazione oggi non pensa più di coinvolgere, ma solo di allungare il brodo.

 

Il ritmo narrativo dilatato e il "brodo allungato" sono due concetti diversi.

In questa storia, e in generale nelle storie di Boselli, non c'è nessun allungamento di brodo, e se partecipasse ancora al forum probabilmente Borden si incavolerebbe di brutto per questa critica :lol:, perché allungare il brodo vuol dire avere poche idee e quelle poche diluirle con scene inutili e ripetitive (es. sparatorie che durano trenta pagine con tanti bang bang noiosi, vedi certi albi di Faraci), che di fatto sono una presa in giro del lettore.

Al contrario la critica classica fatta da alcuni a Boselli è sempre stata che riempie le storie con troppi personaggi, troppe sottotrame, troppe informazioni, ecc., che per alcuni sono difetti, per altri pregi (dipende da storia a storia), ma in ogni caso non sono certo brodo allungato e insipido, anzi sono un minestrone bello ricco...:lol:

 

In questa storia del Monte Rainer (che tra l'altro mi sembra tu non abbia letto) il ritmo è lento e finora non c'è stata moltissima azione, ma di cose ne sono successe tante, quindi non c'entra niente con l'allungare il brodo.

Sarebbe come dire - per fare un paragone con un altro stile - che in Mister No Sergio Bonelli, che dilatava molte sequenze con lunghissimi dialoghi, digressioni, scenette divertenti, siparietti, filippiche di Mister No, ecc. ecc. facesse così perché non aveva idee e non sapeva coinvolgere il lettore. Le digressioni, le scene al bar con gli amici, ecc. fanno parte della storia.

Si tratta di stili narrativi, di modi di raccontare diversi che possono piacere o meno ma che non si può liquidare come un modo per riempire delle pagine in qualche modo.

 

3 ore fa, joe7 dice:

I disegni poi mi sembrano troppo pesanti e pieni di dettagli

Anche qui è solo una questione di stili diversi e personali. Pure io preferisco i disegnatori "sintetici", che con pochi tratti delineano una figura, ma è solo un gusto mio personale, il mondo del fumetto è bello perché e vario, e ci sono anche i disegnatori iperdettagliati che sanno esprimersi alla grande con il loro particolare stile. Su Tex basta ricordare il bravissimo Aldo Capitanio, che riempiva le tavole di dettagli. E allora? Lui disegnava così. E Bocci a modo suo.

1655972586845.jpg--.jpg?1655972586000

Tornando alla storia, non farei troppi paragoni con  quella di GLB.

7 ore fa, Magic Wind dice:

Mentre a GL Bonelli in Un mondo perduto bastavano 50 paginette per iniziare la scalata al Rainier ed entrare nel vivo del racconto, qui ci vogliono quasi 2 albi.

La storia di GLB appartiene al suo ultimo periodo, che - con tutto il rispetto - è quello che ha prodotto quasi esclusivamente storie brevi, poco articolate, con poca fantasia, con sceneggiature traballanti, e così via. Si sa, sono cose note, ormai GLB era al tramonto, aveva problemi di salute, non aveva più idee.

"Il mondo perduto" è una delle sue peggiori, con scene affrettate, dialoghi stereotipati, snodi narrativi elementari, personaggi non approfonditi, situazioni naif, un finale piuttosto banale e tirato via. 

 

E poi ogni avventura fa storia a sé: se GLB ci ha messo cinquanta pagine per far iniziare la scalata del Monte Rainer, Boselli dovrebbe fare altrettanto?:dubbioso: 

Anch'io amo storie con più azione, ma la scelta finora è stata diversa, quella di coinvolgere il lettore creando mistero, attesa, e definendo con precisione tutti i personaggi e il contesto attorno a loro: ora tutto dipende da come sarà il terzo albo, se sarà un albo spettacolare, pieno di sorprese e di situazioni drammatiche e se tutto ciò che abbiamo letto finora sarà servito per meglio preparare, comprendere e gustare il gran finale, oppure invece no.

 

7 ore fa, Magic Wind dice:

Un mondo perduto, con cui le similitudini sono evidenti: c’è la scalata al Mount Rainier per risolvere un terribile mistero, c’è il gruppetto eterogeneo dei nostri con aggregati Gros-Jean (in quest’albo non pervenuto), lo scienziato e gli indiani (salish anzichè klamath), ci sono gli inseguitori scemi in cerca di inesistenti ricchezze che fanno una brutta fine e, infine, ci sono gli extraterrestri.

Be', sì, ci sono similitudini, ma è normale visto che vuol essere un seguito, no?

Resta il fatto che se ci sono similitudini sono molto di più le differenze (e i personaggi nuovi) e non si può certo dire che la storia sia la stessa.

E' come dire di due storie: ci sono gli Apaches, ci sono dei ribelli, ci sono i soldati, ci sono ranch saccheggiati, ci sono dei trafficanti di armi che fanno una brutta fine, ci sono agguati, c'è l'Arizona, c'è Tex con un pard, quindi le storie sono quasi uguali. Eh no, una è "Apache Kid" e l'altra è "Sulla pista di Fort Apache". :lol:

 

Link to comment
Share on other sites

Nelle storie di Boselli è più facile che succeda troppo che niente, Addirittura c'era chi si era lamentato che nel ritorno della tigre nera non succedeva niente.🤔

Non mi ricordo allungamenti di brodo nelle storie di Boselli, casomai finali chiusi troppo in fretta.🙋‍♂️

  • +1 1
Link to comment
Share on other sites

A volte si ha la sensazione che succeda troppo perché in realtà nulla di quello che succede è rilevante. Il troppo o il troppo poco sono relativi al peso di quello che succede. Quindi può capitare che succeda molto, ma alla fine se non succedeva non cambiava nulla.

  • Confused (0) 1
Link to comment
Share on other sites

Posted (edited)
14 ore fa, Poe dice:

Tornando alla storia, non farei troppi paragoni con  quella di GLB.

La storia di GLB appartiene al suo ultimo periodo, che - con tutto il rispetto - è quello che ha prodotto quasi esclusivamente storie brevi, poco articolate, con poca fantasia, con sceneggiature traballanti, e così via. Si sa, sono cose note, ormai GLB era al tramonto, aveva problemi di salute, non aveva più idee.

"Il mondo perduto" è una delle sue peggiori, con scene affrettate, dialoghi stereotipati, snodi narrativi elementari, personaggi non approfonditi, situazioni naif, un finale piuttosto banale e tirato via. 

 

E poi ogni avventura fa storia a sé: se GLB ci ha messo cinquanta pagine per far iniziare la scalata del Monte Rainer, Boselli dovrebbe fare altrettanto?:dubbioso: 

Anch'io amo storie con più azione, ma la scelta finora è stata diversa, quella di coinvolgere il lettore creando mistero, attesa, e definendo con precisione tutti i personaggi e il contesto attorno a loro: ora tutto dipende da come sarà il terzo albo, se sarà un albo spettacolare, pieno di sorprese e di situazioni drammatiche e se tutto ciò che abbiamo letto finora sarà servito per meglio preparare, comprendere e gustare il gran finale, oppure invece no.

 

Be', sì, ci sono similitudini, ma è normale visto che vuol essere un seguito, no?

Resta il fatto che se ci sono similitudini sono molto di più le differenze (e i personaggi nuovi) e non si può certo dire che la storia sia la stessa.

E' come dire di due storie: ci sono gli Apaches, ci sono dei ribelli, ci sono i soldati, ci sono ranch saccheggiati, ci sono dei trafficanti di armi che fanno una brutta fine, ci sono agguati, c'è l'Arizona, c'è Tex con un pard, quindi le storie sono quasi uguali. Eh no, una è "Apache Kid" e l'altra è "Sulla pista di Fort Apache". :lol:

 

 

Quello che scrivi è in buona parte condivisibile, con un paio di precisazioni.

 

Ribadendo che la storia mi sta piacendo, anche se non so quanto del merito vada attributo ai disegni per me superlativi di Bocci (ho notato infatti che a chi non sono piaciuti i disegni, non è piaciuta nemmeno la storia), io non ho scritto che Il mistero del Monte Rainier è un clone di Un mondo perduto, ma che mi pare che al netto delle divagazioni di questi primi 2 albi ne condivida la medesima struttura narrativa. La scena della mandria, ad esempio, mi è piaciuta molto, ed è sicuramente funzionale a trasmettere l’idea di com’era dura la vita nelle cittadine di frontiera, ma è appunto una divagazione di mezzo albo avulsa dalla trama principale, dalla “spannung” del racconto.

 

Infatti non sono niente affatto d’accordo su quanto affermi su Un mondo perduto. Un GL Bonelli minore, in declino, a fine carriera, ma i tempi narrativi, il “climax”, di quella storia erano perfetti: l’introduzione occupava il congruo numero di pagine, i preparativi della spedizione anche, veniva lasciato il giusto spazio alle difficoltà alpinistiche della scalata e poi si entrava appunto in quella “spannung” che questa storia ci ha impiegato 2 albi a raggiungere. Non perché l’autore abbia allungato il brodo ma perché si è preso tutti i suoi tempi, forse per il semplice piacere di narrare, rendendo così il racconto divagante e dilatato. Sono due modi diversi di scrivere e a me piacciono entrambi, ma quello di GL Bonelli, my friend, tecnicamente era perfetto, come un assolo di chitarra di Jimi Hendrix.

Edited by Magic Wind
  • +1 1
Link to comment
Share on other sites

Prima di dare un giudizio, attenderò il finale e mi rileggerò tutto in sequenza; per adesso non è particolarmente positivo, sono dovuto andare a riprendere il primo albo per "capire" alcune scene....mi sembra infatti che il tutto sia un po' troppo diluito, ma spero di rivedere questa impressione. Segnalo nel lettering un errore grossolano (colla invece che con la)....nel parlato si sente spesso, ma nello scritto.....

Link to comment
Share on other sites

Adesso, Marcello R. dice:

Prima di dare un giudizio, attenderò il finale e mi rileggerò tutto in sequenza; per adesso non è particolarmente positivo, sono dovuto andare a riprendere il primo albo per "capire" alcune scene....mi sembra infatti che il tutto sia un po' troppo diluito, ma spero di rivedere questa impressione. Segnalo nel lettering un errore grossolano (colla invece che con la)....nel parlato si sente spesso, ma nello scritto.....

 

Relativamente al secondo albo in un post precedente ho scritto di qualche "allungamento" di troppo, ma scusami @Marcello R. non si tratta di materiale diluito o di mancanza di contenuti, quanto di qualche scena in cui personaggi si parlano addosso ricordando fatti appena accaduti o facendo riferimenti impliciti. Tutto il background al passato e l'inedito è invece raccontato con la classica maestria da @borden senza debordare minimamente.

 

 

Link to comment
Share on other sites

Il mio post è stato, volutamente, molto poco concreto; mi spiego meglio: il secondo albo mi ha abbastanza annoiato, con un Carson molto simile al personaggio tratteggiato spesso da Nizzi. Ho scritto che ho dovuto riprendere il primo albo per rileggere alcuni passaggi, segno che la lettura di 40 giorni prima non mi aveva coinvolto…e, proprio per questo, prima di dare un parere più approfondito aspettavo la conclusione (preceduta dalla lettura degli albi precedenti fatta però con il terzo albo in mano). Ad oggi, non è una storia che mi fa pensare di poter essere ripresa in futuro al momento di scegliere quale “saga” rileggere….ad oggi, ripeto.

Link to comment
Share on other sites

Il 28/05/2024 at 00:20, Poe dice:

In questa storia, e in generale nelle storie di Boselli, non c'è nessun allungamento di brodo,

 

Può darsi, si vede che tu questi "allungamenti" non li vedi - non è una colpa, è solo questione di gusti - ma ci sono. E guarda che questo non lo dico solo io, lo dicono in molti. Ecco qualche esempio:

 

Il 20/05/2024 at 08:30, frank_one dice:

la sensazione è che i tempi siano un po' dilatati

 

Il 14/05/2024 at 08:18, Jeff_Weber dice:

Continua un pò a rilento la storia nel secondo albo di questa avventura

 

Adesso, Marcello R. dice:

il secondo albo mi ha abbastanza annoiato,

 

Il 28/05/2024 at 15:16, Magic Wind dice:

rendendo così il racconto divagante e dilatato

 

<span style="color:red">53 minuti fa</span>, Marcello R. dice:

mi sembra infatti che il tutto sia un po' troppo diluito

 

Riguardo ai disegni di Bocci, io personalmente  - sempre nel campo dei gusti - trovo pesante il suo disegno, tanto  simile al reale da essere una fotografia. Aldo Capitanio era dettagliato, sì, ma aveva il dono della sintesi: quindi il suo tratto non era un peso. Sono ancora entusiasta dei suoi disegni in "Matador!".  Inoltre, anche qui, io non sono il solo a criticare Bocci:

 

Il 16/05/2024 at 14:34, Arthur Morgan dice:

alcune scene sono troppo dense di dettagli. 

 

Il 27/05/2024 at 15:38, Magic Wind dice:

Si, alcune vignette sono molto “piene” e fin troppo particolareggiate

 

 

  • +1 1
Link to comment
Share on other sites

3 ore fa, joe7 dice:

Può darsi, si vede che tu questi "allungamenti" non li vedi - non è una colpa, è solo questione di gusti - ma ci sono. E guarda che questo non lo dico solo io, lo dicono in molti.

Ma guarda, in fatto di gusti personali io invece ho sempre preferito le storie con un ritmo sostenuto e uno stile narrativo "sintetico". Tanto per capirci, in fatto di fumetti western, "Ken Parker", "Storia del West", "Magico Vento", che in un solo albo ti raccontavano una storia complessa, con tanti cambi di scena e tanti personaggi, riuscendo a tratteggiarli bene pur con un numero di pagine relativamente ridotto (96 pagine).

Altro fumetto che amo molto è il Dago di Robin Wood, anche lì una serie che fa della sintesi narrativa la sua cifra stilistica.

 

Quindi sono d'accordissimo sulle critiche che in generale si fanno - e che ritornano molto spesso qui nel forum, anche in altri topic (per es. Zagor) -, sul fatto che oggi ci sia invece una tendenza a "sbrodolare", ad allungare storie che potrebbero benissimo essere raccontate in un numero di pagine minore, o per mancanza di idee o per incapacità di rivedere, "ripulire" e "comprimere" una vicenda.

Al cinema non ne parliamo: alla fine di quasi ogni film a me capita di uscire dalla sala brontolando che è stato troppo lungo (di solito sulle due ore e mezzo, oppure tre) per quel poco che aveva da raccontare.

 

Detto questo, ribadisco che a me questa storia non dà l'idea di "brodo allungato" o di mancanza d'idee. Certo, il ritmo è lento e certi dialoghi potevano essere un po' sforbiciati, ma questo è un altro discorso: non c'è nessuna scena o dialogo inutili (scritto tanto per arrivare in fondo alle 110 pagine), tutto serve a creare un'atmosfera di mistero e a delineare bene i personaggi senza svelare troppo le carte, per preparare le sorprese che avverranno nel terzo albo dove verranno tirate le fila e dove convergeranno tutti i personaggi finora visti (i Nostri, il geologo russo, Holt e i suoi uomini, i due salish del primo numero, le visioni dei riti di purificazione, i misteriosi e.t., ecc.). Che sia così lo si capisce anche dalle tavole in anteprima del prossimo albo sul sito Bonelli. Che poi funzioni, lo scopriremo fra una settimana circa.

 

Insomma, Boselli poteva iniziare la scalata del Monte Rainer già nel primo albo e fare un sacco di scene d'azione, ma ha scelto invece un tipo di narrazione diversa, più "avvolgente" e lenta. Che non è - a mio modesto parere - un allungamento del brodo. 

Che poi tu la pensi diversamente, ok, ma perdonami, non c'era bisogno di citare altri forumisti per avallare le tue opinioni. :lol: In ogni storia c'è sempre qualcuno che pensa sia un capolavoro e altri che invece la ritengono insufficiente, ma nei giudizi non è che si va a maggioranza... ;)

 

<span style="color:red">5 ore fa</span>, Marcello R. dice:

Segnalo nel lettering un errore grossolano (colla invece che con la)....nel parlato si sente spesso, ma nello scritto.....

A me non pare "un errore grossolano": di solito si usa "con la", è vero, ma va bene anche "colla", non è sbagliato, solo meno usato...

 

Link to comment
Share on other sites

Adesso, Poe dice:

Al cinema non ne parliamo: alla fine di quasi ogni film a me capita di uscire dalla sala brontolando che è stato troppo lungo (di solito sulle due ore e mezzo, oppure tre) per quel poco che aveva da raccontare.

 

Detto questo, ribadisco che a me questa storia non dà l'idea di "brodo allungato" o di mancanza d'idee. Certo, il ritmo è lento e certi dialoghi potevano essere un po' sforbiciati,

 

Che poi tu la pensi diversamente, ok, ma perdonami, non c'era bisogno di citare altri forumisti per avallare le tue opinioni. :lol: In ogni storia c'è sempre qualcuno che pensa sia un capolavoro e altri che invece la ritengono insufficiente, ma nei giudizi non è che si va a maggioranza... ;)

 

Capisco quello che vuoi dire e sono d'accordo anche coi tuoi gusti: Ken Parker, Dago, la Storia del West sono per me dei capolavori di narrativa. A parte la storia del Monte Rainer, OK, ma i gusti non si discutono, chiaro, e poi non c'è niente di male nell'avere opinioni diverse.

 

Ho voluto citare gli altri forumisti non per dimostrare che ho ragione, ma solo per far vedere che questo problema di "sbrodolatura" è purtroppo - e dico "purtroppo" - presente e sentito, sia da me che da diverse persone. Volevo dire, in sostanza, che non sono l'unico a pensarla così. So che nei giudizi non è che si vada a maggioranza: ma, se tanti dicono così di una storia, qualcosa di vero nelle critiche ci dev'essere. Mi sembra sbrigativo liquidarla così facilmente. Invece, credo che sia un problema serio non solo di questa storia, ma anche della narrativa attuale (gli esempi che hai citato, infatti - Ken Parker, eccetera - NON fanno parte della narrativa attuale...).

Anche sui film attuali, come dici tu stesso, lo sbrodolamento è un problema: sono diventati dei polpettoni che non finiscono più, segno, per me, di scarsità di idee e mancanza di capacità di raccontare. 

 

Comunque questa storia del Monte Rainer io personalmente la trovo carente assai, e quindi non mi interessa come va a finire. Per ora sono interessato solo al Texone, poi si vedrà.

Link to comment
Share on other sites

Le storie di oggi sono più decompresse, meno dense. Parlare di brodo allungato è offensivo, fa intendere che ci siano poche idee e che si cerchi di gonfiarle per riempire le pagine. Non è necessariamente così, può essere benissimo un diverso stile narrativo e non una mancanza di idee alla base della sensazione di "storia dilatata". Ovvero, la quantità di idee contenute in una storia è la stessa di un tempo, ma si fanno durare di più le storie e così sembra che le idee siano meno.

Personalmente preferirei storie più corte. Se penso alle ultime storie: quella della tigre nera, quella della pattuglia scomparsa e probabilmente anche questa del monte Rainier, anche se non ne conosco ancora il finale, non posso fare a meno di pensare che mi sarebbero piaciute di più se fossero durate un albo in meno. Ne avrebbero giovato, questa è la mia opinione.

Ma sia chiaro, mi sono comunque piaciute, così come mi sta piacendo questa che stiamo leggendo.

Ecco, in quest'ultima forse i tempi dilatati giocano pure a favore dell'atmosfera di mistero. Certo però che se l'ultimo albo risulterà inconcludente allora tutta questa costruzione della tensione si ritorcerà contro.

Link to comment
Share on other sites

Sono stato piuttosto sorpreso dalla lettura odierna dei due albi: sento una certa atmosfera di mistero. 

 

Avremo a che fare con lo stesso individuo alieno visto tanti anni fa? I nostri sembrano un po' scettici nell'ammettere l'esistenza di vita aliena. Anche se di creature strane ne hanno incontrate: i ricci alieni, i microorganismi alieni che infettavano una sorgente, i Diableros, i dinosauri, mummie viventi, Mefisto e le sue vicende...

 

Link to comment
Share on other sites

Dimenticavo inoltre altri personaggi: il Vecchio di Mezzanotte, gli uomini serpenti, i chupacabras, gli uomini giaguaro e collegato con questa vicenda la cripta con manufatti forse anche alieni.. 

Vero che alieni umanoidi intelligenti (vedi anche l'alieno di Last Hope) assieme alla resurrezione di Mefisto rappresentano forse gli elementi più mirabolanti (e discussi) dell'intera saga.

Link to comment
Share on other sites

Il 30/05/2024 at 22:07, Poe dice:

A me non pare "un errore grossolano": di solito si usa "con la", è vero, ma va bene anche "colla", non è sbagliato, 

Vero, la tradizione poetica ha sempre accettato le preposizioni articolate col/colle e persino "pel" per il.

Personalmente ho scoperto col/collo in Epica(Monti, Pindemonte) alle medie e lo uso da allora, molto più immediato di "con il".

Certo "colla" si può equivocare coll'adesivo, ma il contesto chiarisce.

Bellissima lingua l'italiano.

Link to comment
Share on other sites

 Share

  • Recently Browsing   1 member

×
×
  • Create New...

Important Information

Terms of Use - Privacy Policy - We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.