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[Texone N. 13] Sangue Sul Colorado


ymalpas
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Voto alla storia  

48 members have voted

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  • co fondatore
<span style="color:red">14 minuti fa</span>, Grande Tex dice:

Nella sua descrizione dei lettori di Tex,mi ci riconosco eccome.

Fatti due domande.

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Su cosa esattamente? Sul perché é così? É così e basta,non vedo cosa ci sia da analizzare.

Non ho proprio capito cosa intendi🤔

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Il 10/3/2024 at 21:04, Diablero dice:

Può darsi che sia la solita "sparata" in cui Nizzi si gonfia da solo: in realtà anche se dopo la famigerata "crisi per superlavoro" Nizzi è passato dalle 1100 pagine annue che lo mandarono in crisi a... oltre 1500 pagine annue in media (segno che ci metteva davvero impoegno, sì...) con un massimo di circa 1800 pagine nel 2003: se scriveva davvero dieci tavole al giorno, vorrebbe dire che ogni anno lavorava al massimo 180 giorni?

 

 

Non confondere il numero di pagine pubblicate con quello delle pagine effettivamente sceneggiate. In ogni caso, 50 pagine alla settimana per 10 mesi all'anno fanno circa 2000 pagine . Direi che più o meno ci siamo 

Il dato di dieci pagine al giorno è realistico, se pensi che Boselli, che ha anche compiti da curatore e quindi scrive sostanzialmente part time, riesce a scriverne almeno sei.

 

Il 10/3/2024 at 21:04, Diablero dice:

Quando prendeva Nizzi, all'epoca, rapportato alle cifre in Euro attuali? (all'epoca ovviamente era ancora pagato in lire). 150-200 Euro a tavola?

 

Credo sui 120 o 130 al massimo. 

 

 

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On 2/22/2024 at 3:54 PM, Poe said:

 

Il mio giudizio su questa storia è che Nizzi aveva sicuramente la grande capacità di imitare (quando voleva) lo stile di altri sceneggiatori, soprattutto quando scriveva Texoni, dove cercava di adattarsi al disegnatore di turno e al tipo di storie che questi era solito affrontare, che fosse Kubert, Bernet, Ortiz o Magnus.

In questo caso, dovendo sceneggiare una storia per Ivo Milazzo, decide di rifarsi allo stile di Ken Parker, pur con un ritmo più blando e un montaggio delle scene meno veloce rispetto all’originale; l’attenzione alla psicologia e all’umanità dei personaggi, così come ai rapporti economici e sociali, però, sono quelli tipici delle storie del biondo scout.

 

Però, secondo me, nonostante gli spunti e le influenze altrui, questo Texone, come la “Ballata di Zeke Colter”, non appare un albo derivativo, o un semplice esercizio di stile, ma una storia che Nizzi riesce a far sua, cercando di far immedesimare il lettore nei personaggi (come nel Texone di Parlov, e contrariamente invece a quello di Brindisi, secondo me abbastanza farlocco - a prescindere dal plagio prattiano). E la riprova è che anche Milazzo qui dà il meglio di sé (non l’avrebbe fatto con una sceneggiatura mediocre), realizzando una prova splendida.

 

Nel complesso, storia da 8.

@Poe, Recensione stupenda. Mi hai fatto venire voglia di riprenderlo in mano.

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Un grazie sentito a @Lucero e @Leo per aver riportato il giudizio e la recensione di @Poe, davvero molto bella=>

¡Messo +1 !

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  • 1 month later...

Riletto il Texone dopo più di 15 anni dalla prima e ultima volta (inutile dire che non ricordassi quasi niente).

 

La mia prima reazione appena finito è stata la seguente:

 

"Cara Maud, figlia mia, il fatto che quel sadico criminale di Norman sia tuo fratellastro è IL MENO! Quello è uno che è rimasto a guardare con sorriso sornione mentre i suoi gorilla picchiavano un uomo inerme e poi ha architettato un piano per prendere prigionieri le donne e i bambini del villaggio solo per dimostrare a suo fratello, che a questo punto è pure fratello tuo, che non ce l'ha piccolo, perché è una gara fra maschi nel West di fine '800 e tutto si riduce a quello. Dulcis in fundo, mentre i suoi bifolchi catturano le donne e i bambini, lui ne approfitta per portarti in una capanna a fare le cose zozze e a sognare un figlio con chiare patologie genetiche. E tu ti innamori di lui?!?!?!?!"

 

Sfuriata mansplainingista a parte, in linea di massima il Texone mi è piaciuto, pur con qualche riserva di cui parliamo dopo.

 

Ovviamente, ma non c'è bisogno di dirlo, promozione a pieni voti per i disegni di Ivo Milazzo. La recitazione dei personaggi evidente, ma mai caricaturale, la rappresentante degli interni e l'ariosità degli esterni (non sono poche le vignette senza fondali, a dimostrazione che non sono indispensabili) e l'atmosfera polverosa che si respira per tutto l'albo che fa quasi toccare con mano le miniere, sembra quasi di sentire il sudore degli uomini e il cigolare delle assi di legno delle case.

 

Lato soggetto: niente più e niente meno della classica lotta della piccola comunità contro lo strapotere del prepotente di turno. Un soggetto buono per tutte le stagioni, un po' come le gomme 4x4.

 

Lato sceneggiatura: luci e ombre.

 

Luci:

 

1) il patriarca della famiglia Maclean: vecchio, malato, tormentato e dolente, ma non domo e capace di sfidare il suo stesso fisico e il suo stesso sangue per ristabilire la giustizia.

 

2) legato al punto precedente, il conflitto generazionale: il vecchio Howard si fa portatore dei valori del "buon imprenditore", quello dell'impresa quasi artigianale che crea ricchezza onestamente e della quale beneficia la comunità, mentre il figlio Guy dirige un'azienda con sistemi industriali, risponde agli azionisti e punta all'accumulo del capitale senza preoccuparsi dei metodi e senza reinvestirlo. Una contrapposizione molto stereotipata e anche un po' facilona, ma affascinante.

 

3) le scene da "ordinaria amministrazione", quindi lo sceriffo e il giudice compiacenti, Tex e Carson che che fanno fesso lo sceriffo, le sparatorie, l'ingresso in città con i morti di traverso sulla sella, eccetera. In termini di mestiere, Nizzi ne aveva ancora da vendere.

 

Veniamo però alle note dolenti:

 

1) la relazione tra Norman e Maud: al di là della tossicità del rapporto che si vede anche senza il binocolo, il passaggio da "lasciatemi!" al "Perché non possiamo volerci bene" è raccontato in maniera frettolosa, maldestra, a dimostrazione che a Nizzi certe sottigliezze psicologiche non venivano bene. La rivelazione della loro parentela è raccontata altrettanto male: Maud e Norman scompaiono per oltre un centinaio di pagine, entrambi fanno una fugace apparizione e poi, dopo altre decine di pagine avviene il colpo di scena. L'impressione è che sia stata una relazione inserita a forza, peraltro senza alcuna influenza sulla trama, per sfruttare la capacità di Milazzo nel delineare gli stati d'animo delle persone con poche pennellate.

 

2) il piano di mandare lontano le donne e i bambini: la responsabilità non può essere di Tex perché non è lui che lo propone e non è lui che sceglie il posto, peraltro non gli dicono neppure dov'è di preciso (parlano genericamente di una piccola valle poco lontana), ma la scelta di QUEL posto rimane comunque un'idea talmente stupida che mi sono cascate le braccia: di fatto si trova più o meno a metà fra la miniera dei cattivi e la città, casualmente controllata dai cattivi. Queste sono quelle cose che ti portano a sperare nel test psico-attitudinale per ottenere il diritto di voto, bisogna stare molto attenti quando si scrivono certe scene.

 

3) Tex che commenta amaramente che sono stati battuti. Questi sono errori da penna rossa, Tex ha mille risorse e conosce mille modi per evadere da una cella, non scherziamo.

 

In definitiva un buon Texone che lievita grazie ai disegni (come quasi tutti i Texoni, dopotutto) e che regala 90 minuti di piacevole lettura al netto della banalità del soggetto e dei punti sopra citati. L'impressione è che Nizzi abbia volutamente puntato su un soggetto classico per andare sul sicuro. Non mi ricordo dove ho letto questa cosa che per anni i Texoni hanno presentato storie classiche e semplici per contrastare l'eccezionalità dei disegni, ma per me ha poco senso: ti capita fra le mani un grande maestro e gli scrivi una storia sui furti di vacche o sui minatori? Leggendo le storie di Nizzi più o meno contemporanee pubblicate sul mensile, molte erano su quella falsariga lì, per cui mi viene da pensare che, più che un diktat vero e proprio, fosse proprio lui che prediligeva questo tipo di storie.

 

Vabbuò, comunque una lettura piacevole, pur senza far gridare al miracolo.

 

(preciso che non ho colto le somiglianze con "Il cavaliere pallido" perché è l'ennesimo film che ho visto una volta eoni fa e del quale non ricordo niente. Se mi confermate che merita lo riprenderò in mano)

  • +1 1
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On 4/28/2024 at 12:36 PM, Laramie said:

2) il piano di mandare lontano le donne e i bambini: la responsabilità non può essere di Tex perché non è lui che lo propone

Ehmm....  :rolleyes:

 

Tex-Willer-Speciale-13-Sangue-sul-Colora

 

On 4/28/2024 at 12:36 PM, Laramie said:

"Cara Maud, figlia mia, il fatto che quel sadico criminale di Norman sia tuo fratellastro è IL MENO! Quello è uno che è rimasto a guardare con sorriso sornione mentre i suoi gorilla picchiavano un uomo inerme e poi ha architettato un piano per prendere prigionieri le donne e i bambini del villaggio solo per dimostrare a suo fratello, che a questo punto è pure fratello tuo, che non ce l'ha piccolo, perché è una gara fra maschi nel West di fine '800 e tutto si riduce a quello. Dulcis in fundo, mentre i suoi bifolchi catturano le donne e i bambini, lui ne approfitta per portarti in una capanna a fare le cose zozze e a sognare un figlio con chiare patologie genetiche. E tu ti innamori di lui?!?!?!?!"

 

On 4/28/2024 at 12:36 PM, Laramie said:

Veniamo però alle note dolenti:

 

1) la relazione tra Norman e Maud: al di là della tossicità del rapporto che si vede anche senza il binocolo, il passaggio da "lasciatemi!" al "Perché non possiamo volerci bene" è raccontato in maniera frettolosa, maldestra, a dimostrazione che a Nizzi certe sottigliezze psicologiche non venivano bene. La rivelazione della loro parentela è raccontata altrettanto male: Maud e Norman scompaiono per oltre un centinaio di pagine, entrambi fanno una fugace apparizione e poi, dopo altre decine di pagine avviene il colpo di scena. L'impressione è che sia stata una relazione inserita a forza, peraltro senza alcuna influenza sulla trama, per sfruttare la capacità di Milazzo nel delineare gli stati d'animo delle persone con poche pennellate.

 

Eh, sì, la sterzata "romantica" non ha alcun senso. È evidente che quando ha scritto la prima scena Nizzi non ci aveva ancora pensato, e poi non si è preoccupato di correggere la scena iniziale per dargli un senso...

 

D'altronde è una delle pochissime cose nella storia che NON C'ERANO nel film di Eastwood (nel film non sono parenti e più avanti tenta di stuprarla...), quindi è ovvio che è stata aggiunta "in corso d'opera", forse per sfruttare Milazzo come dici, forse per allungare il brodo, vallo a sapere...

 

On 4/28/2024 at 12:36 PM, Laramie said:

(preciso che non ho colto le somiglianze con "Il cavaliere pallido" perché è l'ennesimo film che ho visto una volta eoni fa e del quale non ricordo niente. Se mi confermate che merita lo riprenderò in mano)

Merita come merita tutto Eastwood, ma non è fra i migliori: riprende il tema di High Plain Drifter (auto-plagio?) ma in maniera meno "feroce", e entrambi i film servono per ripresentare il suo personaggio dello "straniero senza nome" in una maniera adatta per il pubblico americano (da qui i toni biblici).

 

Come regista poi ha fatto di meglio, ma fra i western dell'epoca è fra i migliori: e dopotutto, Clint a fare lo Straniero Senza Nome merita sempre...

 

Edited by Diablero
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Adesso, Diablero dice:

Merita come merita tutto Eastwood, ma non è fra i migliori: riprende il tema di High Plain Drifter (auto-plagio?) ma in maniera meno "feroce", e entrambi i film servono per ripresentare il suo personaggio dello "straniero senza nome" in una maniera adatta per il pubblico americano (da qui i toni biblici).

 

Piu che altro è una sorta di remake non dichiarato de Il cavaliere della valle solitaria (e si anche un’ulteriore evoluzione del personaggio dello "straniero senza nome", che da fantasma vendicatore assume una dimensione ancora più astratta e metafisica, apparendo come uno dei 4 cavalieri dell'Apocalisse se non quasi come l’incarnazione di Dio in persona).

Edited by Magic Wind
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In effetti, anche se quel pezzo della Bibbia (per la precisione, dell'Apocalisse) viene citato nella scena in cui il cavaliere arriva nella comunità oppressa...

 

"And I looked, and behold a pale horse: and his name that sat on him was Death, and Hell followed with him."

 

...il titolo agli spettatori italiani faceva venire in mente più un cavaliere poco abbronzato che non la citazione biblica della Morte come ultimo cavaliere dell'Apocalisse!  :lol:

 

(I titolisti italiani sono così, ti stravolgono il 99% dei titoli sostituendoli con frasi insensate, tipo "2002 la seconda odissea" al posto di "silent Running", poi quando la traduzione letterale potrebbe essere fuorviante usano quella...  :laugh: )

 

Ecco comunque com'era la scena dell'aggressione in paese nel film:

https://www.youtube.com/watch?v=eyjrUAimzZg

 

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<span style="color:red">11 minuti fa</span>, Diablero dice:

"And I looked, and behold a pale horse: and his name that sat on him was Death, and Hell followed with him."

 

 

 La Bibbia è in Inglese, questo non lo sapevo.:P

La traduzione ufficiale CEI recita:

 

"Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l`Inferno."

 

Presumo che le diverse traduzioni del colore dipendano dal fatto che nell'originale l'aggettivo era glaukos che ha entrambi i significati, tra gli altri 

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25 minutes ago, Carlo Monni said:
1 hour ago, Diablero said:

"And I looked, and behold a pale horse: and his name that sat on him was Death, and Hell followed with him."

 

 

 La Bibbia è in Inglese, questo non lo sapevo.:P

la Bibbia non so, ma il film è in inglese, e la citazione è in Inglese...  :P

 

(oltretutto, anche l'abitudine di chiamare il cavaliere - la morte - sul CAVALLO pallido, come "Pale Rider" è solo in inglese, non mi pare che in Italia ci sia l'abitudine di chiamare la morte "il cavaliere pallido", mentre "Pale Rider" per un americano è ovvio che si riferisca alla morte...)

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<span style="color:red">11 ore fa</span>, Diablero dice:

Ehmm....  :rolleyes:

 

Tex-Willer-Speciale-13-Sangue-sul-Colora

 

 

 

 

 

Ok, riformulo: Tex propone di spostare donne e bambini da un'altra parte, ed è una mossa intelligente, ma la scelta del posto è dei minatori.

E lui cosa può fare? È arrivato nella valle da due giorni, questi vivono lì da una vita, anche io mi sarei fidato :laughing:

 

Poi magari sbaglierò, ma a una certa è palese che Nizzi ha architettato tutto lo spostamento in funzione della scena madre finale, e in un certo senso ci sta che vengano catturati per esigenze di trama, però ecco, magari spedirli direttamente in bocca al nemico è stato un po' eccessivo...

 

Comunque ok per "Il cavaliere pallido", vedrò di riprenderlo in mano. Ho in mente una sola scena, sempre che non mi stia sbagliando, quella di lui, da poco arrivato nella vallata, che taglia della legna di mattina presto. MñIn generale me lo ricordo come un western atipico, quasi filosofico.

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Posted (edited)
Just now, Laramie said:

Ok, riformulo: Tex propone di spostare donne e bambini da un'altra parte, ed è una mossa intelligente, ma la scelta del posto è dei minatori.

E lui cosa può fare? È arrivato nella valle da due giorni, questi vivono lì da una vita, anche io mi sarei fidato :laughing:

Puoi anche fidarti, ma non ti fai descrivere il posto? Non ci fai un sopralluogo? Affido donne e bambini alla prima idea di un montanaro che non è certo un esperto di sparatorie? Nessuno dei pard va nemmeno a vedere se è un posto sicuro?

 

Ricordiamo poi che il luogo è VICINISSIMO al paese ("2 ore" a cavallo, in montagna e su una pista che non conoscono, pagina 111), quindi pochi km, mica è una vastità sperduta. E le portano "al vecchio campo", quindi un luogo NOTO anche agli abitanti del paese e con piste battute che arrivano fino a lì (infatti ci arrivano CON DEI CARRI in UN ORA, praticamente sono attaccati al paese... che "sicurezza" possono avere? Che "posto sicuro" è un posto noto a tutti, perfettamente raggiungibile e in mezzo alla strada, praticamente attaccato al villaggio... ma giusto quel poco "fuori dalle difese" per essere totalmente indifeso...

 

No, dai, non cerchiamo giustificazioni: è una storia di Nizzi, Tex DOVEVA fare almeno una figura da piccione e DOVEVA essere salvato da qualcuno, e senza l'intervento di quel qualcuno doveva essere chiaro che sarebbe stato sonoramente sconfitto... avviene in tutte le storie di Nizzi, se non era il villaggio era un altra cosa, ma che Tex avrebbe messo in pericolo tutti con una figura da piccione era OVVIO: quando mai non succede, nelle storie di Nizzi?

 

Notare anche una cosa: Nizzi ha plagiato "il cavaliere pallido" per quasi tutta la storia, ma DA SUBITO ha cambiato il rapporto fra padre e figlio, praticamente solo per fargli salvare Tex alla fine (e quindi io, che conosco i miei polli, a vedere un vecchio quasi immobilizzato ho subito capito "ah, ecco chi salverà Tex". Di solito è banalissimo capirlo nelle storie di Nizzi). E al contempo, mentre Clint Eastwood nel film è un giustiziere implacabile... TIPO TEX, e non fa errori da piccione...  qui Nizzi li inserisce.

 

È la discrepanza maggiore fra le due storie (la sotto-trama incestuosa viene appiccicata chiaramente solo a storia iniziata, e occupa pochissime pagine, risultando praticamente ininfluente): Nizzi, in totale crisi di idee da anni (tanto che, dice lui stesso, NON HA PIÙ INVENTATO UN SOGGETTO ORIGINALE DAL 1994), prende un film di Eastwood da copiare. E visto il ruolo di Eastwood nei suoi film, con piccole modifiche sarebbe adattissimo a Tex (non lo rendi più un prete, fai arrivare quattro persone, la sottotrama con la ragazzina la fai con kit), con una bella "sfida finale" in pieno paese.

 

Ma no. Il resto (la trama, i montanari, il fiume, le macchine, etc.) vanno bene. Ma un Tex infallibile che risolve il problema è INTOLLERABILE per Nizzi.

 

E infatti, si crea subito il "personaggio che salverà Tex" modificando da subito il cast, poi si inventa lo spostamento delle donne che nel film NON avviene (anzi, nel film ci provano a prendere UNA ragazzina prigioniera... E Clint Eastwood gli fa subito capire che non è una buona idea!), per far perdere Tex...

 

La cosa più incredibile di queste storie, rileggendole, è che io non abbia smesso di comprare Tex dopo le prime 20 storie consecutive che lo ridicolizzavano, e anzi abbia proseguito anni a pagare per "storie appassionanti" (:rolleyes:) come questa...

 

 

 

P.S.: ecco cosa succede nel film originale quando cercano di catturare una ragazza (e si vede anche quanto "romanticismo" ci sia fra i due ragazzi della prima scena, nella storia originale...  :lol:

 

 

Andava tolta, assolutamente inadatta per una trama di Nizzi: Tex deve fare continue da piccione incapace, mica salvare ragazze in pericolo...

Edited by Diablero
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Posted (edited)

Premesso che tecnicamente l'Apocalisse fa parte del Nuovo Testamento, credo che solo gli anglosassoni abbiano fatto la traslazione da cavallo pallido a cavaliere pallido. Nel testo, in qualsiasi lingua sia stato tradotto, non si fa proprio cenno all'aspetto del cavaliere.

 

Adesso, Diablero dice:

Clint Eastwood nel film è un giustiziere implacabile... TIPO TEX,

 

E difatti mentre vedevo questa scena proprio a Tex pensavo. Quante volte ho visto scene simili nelle sue storie?

La differenza più rilevante con il vero Tex è che Eastwood non parla mai.:lol:

Edited by Carlo Monni
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Just now, Carlo Monni said:

Premesso che tecnicamente l'Apocalisse fa parte del Nuovo Testamento, credo che solo gli anglosassoni abbiano fatto la traslazione da cavallo pallido a cavaliere pallido. Nel testo, in qualsiasi lingua sia stato tradotto, non si fa proprio cenno all'aspetto del cavaliere.

Anche nel film, Eastwood non è mica pallido...  è il suo cavallo che è bianco. E il titolo è "Pale Rider", non "rider on a pale horse"...

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Il nome originale del film "Cavaliere pallido" è "Pale Rider", quindi la traduzione è corretta. Solo che non è corretta la citazione biblica del film.

 

Riprendo dal post di Diablero:  "And I looked, and behold a pale horse: and his name that sat on him was Death, and Hell followed with him."  Cioè: "Io guardai e vidi un cavallo pallido; e il nome di chi era su di lui era la Morte, e l'Inferno lo seguiva".

 

L'errore è proprio nel termine "pallido": la versione originale parla di cavallo verdastro, nella versione greca glaukos, cioè glauco, cioè un colore che va dal blu al verdognolo. Ma non è certo un colore "pallido". Inoltre, "pallido" è un aggettivo, non un colore, e indica una tonalità del colore. Un uomo pallido, per esempio, ha sempre la sua colorazione rosa-carne, ma più chiara, pallida appunto. 

 

Il nostro Clint nel film cavalca un cavallo bianco, non certo "pallido", e il cavaliere della Morte nell'originale non cavalcava un cavallo bianco: cosa impossibile, tra l'altro, perchè il bianco, nella tradizione cristiana, è un colore positivo, simbolo di purezza e bontà. Simbolo del bene, in sostanza. Uno solo, dei Quattro Cavalieri dell'Apocalisse, porta il cavallo bianco, ed è il primo, l'unico che tradizionalmente è presentato con tratti positivi: è associato a Cristo, che fa giustizia. Ma, nella Riforma protestante (ricordate che la Bibbia letta nel film è una bibbia protestante, non cattolica)  si è voluto associare il primo cavaliere con una realtà negativa, per rendere omogeneità al quartetto.

 

 spacer.png

 

Il cavallo rosso, per tradizione, rappresenta la guerra; il cavallo nero la carestia; il cavallo verdognolo la morte. Simboleggiano la giustizia divina contro i malvagi e la protezione verso i buoni (il fatto che il primo cavallo sia quello  bianco e il cavaliere sia Cristo, indica il dominio del Bene su ogni circostanza avversa).

 

Tornando al film e alla citazione biblica: come si vede, contiene un errore, chiamando "pallido" il cavallo, anzichè verdognolo, fino a coinvolgere in questo modo tutto il film e il titolo stesso del film. Le Bibbie protestanti, infatti,  spesso contengono errori di traduzione, perchè chi le ha redatte non era molto ferrato in teologia.  

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56 minuti fa, Diablero dice:

il titolo è "Pale Rider", non "rider on a pale horse"...

Se io dovessi tradurre in inglese "cavaliere pallido" (con l'aggettivo pallido che assume i vari significati, tipo non abbronzato, smunto, malandato, smorto, debole ecc.), avrei delle serie difficoltà a non usare la traduzione "pale rider".

 

Edited by Letizia
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Posted (edited)

In un paesino negli USA del 1800, è chiaro che la Bibbia è quella di King James.

 

E così che si fa un entrata in scena che cattura l'attenzione...

 

Nizzi di solito fa entrare in scena Tex e pards che mangiano bistecche e patatine, giusto per chiarire subito l'atmosfera da Franco e Ciccio...  :rolleyes:

 

Nel film, il pale rider ha DUE entrate in scena che lo "presentano" nelle due cittadine. In quella più grande, come si vede nella clip che avevo postato prima, appare come uno spettro, scompare e poi salva la vittima del pestaggio, pestando a sangue tutti i bulli. Qui, invece, appare mentre Megan cita il passo biblico sulla morte.

 

Come fa entrare in scena Tex invece Nizzi?

 

Nella prima scena, il villico viene pestato senza che nessuno lo salvi. Subito dopo la scena passa su Tex e Carson a zonzo, con Carson che si lamenta che vuole mangiare, ha fame, e kit lo percula (ma poi va in paese a comprare da mangiare e una volta lontano dalla protezione di suo padre si dimostra il piccione che è e si mette nei guai per andare al saloon a sbronzarsi)

 

Nella seconda, c'è gente... A TAVOLA (ovviamente) che dice "arrivano quattro forestieri" (e la mamma che risponde "torna al tuo posto! Non ci si alza da tavola finché tutti non hanno finito!". E la prima cosa che fanno i pards quando arrivano? VANNO A MANGIARE!

 

Che epicità, che narrazione appassionante! :laugh:

 

Come diceva un mio vecchio prof alle superiori, "anche per copiare, bisogna essere capaci"...

 

 

 

 

Edited by Diablero
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10 ore fa, joe7 dice:

Uno solo, dei Quattro Cavalieri dell'Apocalisse, porta il cavallo bianco, ed è il primo, l'unico che tradizionalmente è presentato con tratti positivi: è associato a Cristo, che fa giustizia. Ma, nella Riforma protestante (ricordate che la Bibbia letta nel film è una bibbia protestante, non cattolica)  si è voluto associare il primo cavaliere con una realtà negativa, per rendere omogeneità al quartetto.

10 ore fa, joe7 dice:

(il fatto che il primo cavallo sia quello  bianco e il cavaliere sia Cristo, indica il dominio del Bene su ogni circostanza avversa)

 

In realtà la questione è abbastanza controversa ancora oggi: il primo cavaliere dell'Apocalisse che monta un cavallo bianco (ed è così descritto: "Ecco, un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava aveva un arco; gli fu data una corona ed egli uscì vittorioso per vincere ancora" ) viene interpretato da alcuni positivamente (Cristo che porta giustizia e vittoria), ma da molti altri negativamente (la conquista militare, la guerra). In quest'ultimo caso il colore bianco, che di solito è associato alla bontà, è visto come un inganno: il cavaliere su un cavallo bianco sarebbe un falso messia che vuole quindi "travestire" il Male facendo credere che sia il Bene (una finta vittoria che nasconde un'ingiustizia/una guerra ingiusta).

Insomma, la simbologia dell'Apocalisse non è per niente chiara, e dipende dagli interpreti...

Questo ovviamente non c'entra niente col film di Clint Eastwood che parla del quarto cavaliere, Morte, che dovrebbe montare invece -come dicevate sopra - un cavallo verdastro, per correttezza esegetica. :lol:

 

 

1 ora fa, Diablero dice:

Nella seconda, c'è gente... A TAVOLA (ovviamente) che dice "arrivano quattro forestieri" (e la mamma che risponde "torna al tuo posto! Non ci si alza da tavola finché tutti non hanno finito!". E la prima cosa che fanno i pards quando arrivano? VANNO A MANGIARE!

 

Che epicità, che narrazione appassionante! :laugh:

 

Ma la scena non doveva essere epica come quella del film di Clint Eastwood, voleva essere invece volutamente quotidiana: Nizzi qui si ispira più a Ken Parker che a Eastwood (e perché mai dovrebbe imitare il film, di cui gli interessa solo la trama generale?), e vorrebbe darci uno spaccato del mondo semplice dei minatori e delle loro famiglie (e la prima cosa che fa un ospite è offrire da mangiare ai viaggiatori stanchi)... O almeno io l'ho visto così: questo Texone è un mix tra "Il cavaliere pallido" e certe atmosfere "sociali" del Ken Parker di Berardi (considerando che ai disegni c'è Milazzo, e di solito Nizzi nei Texoni cerca di imitare le sceneggiature a cui il disegnatore di turno è abituato).

Edited by Poe
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Io penso che il titolo originale inglese si riferisca non al colore o alla tonalità del colore del cavallo, come recita l'Apocalisse di Giovanni, ma che l'aggettivo sia da attribuirsi, in un gioco di parole, proprio al cavaliere.

Lo si intuisce dalle parole di LaHood quando incontra il predicatore e gli dice che lo avrebbe immaginato più emaciato.

Non ricordo l'aggettivo usato nella versione italiana e non conosco la versione inglese del film, ma il senso è comunque quello: pallido.

Inoltre la versione più accreditata su ciò che simboleggiano i quattro cavalieri dell'Apocalisse è: conquista, guerra, carestia e morte.

Il primo cavaliere, sul cavallo bianco, sembra essere più l'anticristo che il Cristo stesso.

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40 minutes ago, Poe said:

Ma la scena non doveva essere epica come quella del film di Clint Eastwood, voleva essere invece volutamente quotidiana: Nizzi qui si ispira più a Ken Parker che a Eastwood (e perché mai dovrebbe imitare il film, di cui gli interessa solo la trama generale?), e vorrebbe darci uno spaccato del mondo semplice dei minatori e delle loro famiglie (e la prima cosa che fa un ospite è offrire da mangiare ai viaggiatori stanchi)... O almeno io l'ho visto così:

Io invece, visto che lo vedo IN OGNI STORIA di Nizzi, sia che la disegni Milazzo sia che la disegni chiunque altro, sia che parli di minatori sia che parli di qualunque altra cosa, penso che cercarne una spiegazione in qualcosa di specifico in una singola storia, è una ricerca assurda, tipo cercare di dimostrare che un sasso non cade per la gravità, ma sicuramente per qualcosa di specifici di quello specifico sasso, sennò galleggiava nell'aria...  :lol:

 

La spiegazione l'ha data più volte lo stesso Nizzi in un sacco di interviste: è incredibile come quando parla e spiega, non lo stia ad ascoltare nessuno! :rolleyes:

 

Nizzi è da sempre convinto che il "segreto" per una buona storia di Tex sia far vedere Tex e gli altri, a tavola, che fanno le solite battute su bistecche e patatine. Per lui, le vicende e gli intrecci sono irrilevanti, "il lettore non ci fa caso", non importa la caratterizzazione dei personaggi, non importa l'originalità (e qui gli hanno dato ragione, strapagato per quindici anni in cui non ha inventato una sola storia...). Lo ha scritto. lo ha detto in interviste. Ci sono video online in cui lo dice di fronte a decine di spettatori: più chiaro di così!

 

Nelle storie di Nizzi, le sparatoria sono "perdite di tempo" per macinare pagine (e infatti hanno tutte lo stesso svogliato svolgimento: agguato di cui Tex non si accorge assolutamente, ma tutti i cattivi lo mancano da 2 metri anche sparando centinaia di colpi), non contano e quindi, coerentemente, non ci presa la minima attenzione e le fa a fotocopia. Il FULCRO delle storie, il punto in cui cura di più i dialoghi, e che inserisce SEMPRE anche nelle storie che copia che non prevedono pranzi, è la cosa di gran lunga più importante: far vedere Tex e gli altri a tavola a mangiare bistecche e patatine.

 

L'ha proprio teorizzato: è "il segreto per fare una storia di Tex che piace ai lettori": per il resto puoi scopiazzare film, fare agguati ridicoli in cui mancano Tex da 2 metri con una mitragliatrice, non importa. Anche gli intrecci "gialli" non ha senso farli difficili (che poi il lettore non li capisce), meglio metterci un sacco di "origlioni" che spiegano ogni cosa, TRE VOLTE, ad un pubblico ormai anziano e semi-intontito dai suoi di pranzi che non capisce bene le cose se gliele spieghi solo due volte.

 

Notare la storia recente con Tex che si fa tremila km per essere lì la notte stessa in cui SANNO che qualcuno tenterà di affondare la nave o di dirottarla... e vanno tutti a dormire senza sentinelle, disarmati e in mutande. Per i pochi "fessi" che "non hanno capito Tex" come me, è una roba intollerabile degna di un film con Franco e Ciccio. Per il lettore di Nizzi, è "perchè, sono andati a fare qualcosa? Ma perchè, hai letto quello che diceva l'origlione? Cosa sono lì a fare? Cosa? Macchissenefrega, HANNO GIÀ MANGIATO PATATINE DUE VOLTE, questa è una BELLA storia di Tex! Quanto mi mancavano le patatine!". Perchè infatti Nizzi, prima di fare questo obbrobrio, si è assicurato di fare ben DUE scene di "pard a tavola" in meno di 60 pagine! "pagato pegno", accontentato il lettore con "l'unica cosa che il lettore di Tex cerca", POI ha fatto tranquillamente la scena di Tex che chiede scusa in mutande! (in questo, Nizzi è estremamente professionale: prima il DOVERE, poi il PIACERE: le figuracce da piccione, le scene in cui Tex viene salvato da un vecchio paralitico quando ormai si è dichiarato sconfitto e piegnucole, le mette di solito nel finale, DOPO che ha accontentato i lettori con due-tre scene ad albo di bistecche e patatine. A quel punto, sicuro che il suo lettore satollo e intorpidito si sia già addormentato con l'albo in mano, si prende le sue soddisfazioni.

 

Per me è una cosa intollerabile, mi sento preso in giro e considero ogni storia di Nizzi una vera e propria offesa alla storia di Tex e al suo creatore: ma è un fatto che Nizzi non è folle solitario che dice boiate nel deserto: ogni volta che dice queste cose agli incontri, il suo pubblico APPLAUDE. Ogni volta che una delle sue ultime "perle" viene pubblicata, i social (e pure questo forum) si riempiono di commenti del tipo "finalmente una storia semplice piena di bistecche e patatine!"

 

ESISTE un pubblico che si riconosce pienamente nel ritratto che ne fa Nizzi (che descrive un pubblico totalmente disinteressato sia alla qualità che al senso stesso delle storie, ma che decide se una storia è bella in base al numero di scene con bistecche e patatine: e infatti guarda QUANTE scene a tavole Nizzi ha aggiunto alla storia del film...), un pubblico che si è "autoselezionato" negli anni (man mano che quelli che facevano caso alle cose che scriveva Nizzi ed erano meno scemi di me smettevano di comprare Tex), e che ora probabilmente è una buona percentuale dei lettori.

 

Da questo punto di vista, la critica che faccio spesso ai fan di Nizzi di "non leggere con attenzione le sue storie", al punto di non accorgersene delle figuracce che fa Tex (e mi immagino, per fare battute umoristiche, un Nizzi frustratissimo che non sa più come fare per far capire che Tex è un borioso gradasso mangione e incapace, lo mette in tutte le storie ma i suoi fan non se ne accorgono...) è irrilevante. La risposta reale che darebbe Nizzi, se fosse coerente con le sue teorie, sarebbe "ma io ve lo spiego da una vita che il pubblico di Tex non fa caso alle storie e non capisce nulla se non glielo spieghi almeno tre volte, di cosa vi meravigliate?" (detto questo, continuo a trovare illuminante il chiaro piacere che aveva Nizzi a discutere con i suoi critici quando dimostravano di aver letto e capito le sue storie... era chiaro che non era una cosa che capitasse spesso.)

 

In un altro thread proponevo di dedicare i Maxi a QUESTO Tex: anche senza far tornare Nizzi (che ormai mi sa che ne ha fatta una di troppo, non sono più i tempi in cui Sergio Bonelli gli perdonava tutto per non rischiare di dover tornare a scrivere Tex...), non è difficile, prendi Faraci o chiunque altro, gli fai scrivere storie qualsiasi senza tante pretese, magari anche scopiazzate, basta che in trecento pagine ci siano almeno 4-5 scene con i pards a tavola a mangiare bistecche e patatine.

 

Perché sono criteri estetici incompatibili, e sono dei TEX incompatibili: e sui "gusti" non si può discutere, a me "storie" come queste mi disgustano e mi sembrano emerite boiate, per tutti i motivi che ho lungamente elencato qui: ma sono "motivi" totalmente irrilevanti per il pubblico che descrive Nizzi, il pubblico secondo lui predominante, che secondo lui non dà la minima importanza a tutte le cose che ho segnalato, "basta che i pard si mettano a tavola e mangino bistecche e patatine, e per loro è una bella storia" (citazione testuale da Nizzi).

 

È ovvio che una storia non può accontentare entrambi questi pubblici, non ci può essere un Tex che è allo stesso tempo il Tex di GL Bonelli e un personaggio tipo Poldo Sbaffini in un film di Franco e Ciccio. L'unica è fare collane separate e dare a ciascuno il Tex che preferisce.

 

(sarà un caso che quando scrive Tex Willer, cioè il SUO Tex senza dover "pagare pegno" a decenni di Nizzate, Boselli sia chiaramente più ispirato? Non sarebbe bello avere un Tex "denizzizzato" anche sulla serie regolare, mentre il fan delle patatine potrebbero avere dei bei mallopponi che li accontentano nei Maxi?)

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Posted (edited)

E' vero, come dice Diablero, che la Bibbia protestante è la Bibbia di King James: cioè, la "Bibbia di Re Giacomo". Solo che quella è la Bibbia per la confessione protestante anglicana.  Ogni confessione protestante ha la sua Bibbia: tutti gli immigrati protestanti in America, o meglio la maggior parte, era andata lì come conseguenza delle persecuzioni religiose protestanti. Infatti, ogni confessione protestante è in lotta con le altre confessioni protestanti, non solo con la Chiesa Cattolica (sono in conflitto anche con gli Ortodossi, e loro contraccambiano, ovviamente). E mi sembra anche logico; se ciascuno di loro dice di interpretare in modo corretto la Bibbia, un conflitto è inevitabile. In America, in tribunale, nonostante lo si veda nei film, è raro che si giuri su una Bibbia: semplicemente, il testimone si impegna di dire tutta la verità. I problemi religiosi sarebbero innumerevoli, qualunque sia la Bibbia che venisse usata per i giuramenti in tribunale.

 

Passando ai Quattro Cavalieri dell'Apocalisse: all'inizio anch'io pensavo che fossero tutti e quattro con connotazioni negative. Ma ho visto che non è così: il cavaliere col cavallo bianco è presentato nel testo sempre con connotazioni positive, a differenza degli altri tre. Ecco il testo:

 

"Quando l'Agnello (Gesù Cristo) apri il primo dei sette sigilli, udii in visione il primo dei quattro Viventi dire con voce di tuono: "Vieni!" E vidi apparire un cavallo bianco, su cui sedeva un cavaliere con un arco; fu data a lui una corona; venne dunque fuori da vittorioso per vincere ancora." (Apocalisse, 6, 1 e seguenti)

 

Gli altri tre cavalieri sono visti con toni negativi e rappresentano la guerra, la carestia e la pestilenza, che genera la morte: per questo l'ultimo cavaliere è la morte. Il primo cavaliere, invece è visto con toni positivi: la corona è segno di regalità;  l'arco è simbolo di superiorità divina (Dio colpisce con un arco, nelle visioni dei profeti della Bibbia); il bianco è il colore della purezza e della bontà; la "voce di tuono" che saluta la sua comparsa (ma non quella degli altri tre cavalieri) esprime il compiacimento divino su di lui. Inoltre, è chiamato "vittorioso" (termine riferito a Cristo, che ha vinto la morte) e "per vincere ancora", cioè sempre. Sarebbe assurdo, in un testo sacro, presentare un Anticristo - nemico di Dio - che vince sempre. 

 

Gli altri tre cavalieri seguono la tradizione profetica della Bibbia, che presenta sempre questo trittico di flagelli: guerra, carestia, peste. Sono le punizioni per i popoli malvagi. Non c'è mai stato un "quartetto" di flagelli nella tradizione biblica: di norma, i flagelli erano sempre tre, ed erano quelli indicati. 

 

E allora perchè tutti e quattro sono sempre visti come negativi? Perchè questa è la versione protestante, appoggiata spesso dai mass-media, che sono in gran parte protestanti. Abbiamo così il protestante Durer con le sue incisioni sui Quattro malvagi cavalieri, stampate e pubblicate ovunque. Anche nei fumetti protestanti c'è questa versione: mi ricordo una vecchia storia dei Fantastici Quattro che combattevano contro quattro Cavalieri dell'Apocalisse, cattivi tutti e quattro. E poi tutti, cattolici e compagnia, hanno seguito l'andazzo, visto che tutti i mass media presentavano la stessa impostazione. 

 

Ma all'inizio, prima della venuta del protestantesimo, l'interpretazione del primo cavaliere con Gesù Cristo e degli altri tre come flagelli di sterminio era generalmente accettata. 

 

Scusate se ho fatto qui un discorso teologico: non ne parlerò più, perchè siamo fuori argomento., Se poi si vuole sapere qualcosa di più, mi potete contattare via PM: ma, pubblicamente, qui chiudo l'argomento, senza pretendere di convincere nessuno. Ciascuno è libero di credere come vuole.

 

Tornando a Sangue sul Colorado, sono d'accordo con l'interpretazione di Diablero su Nizzi: io avevo sempre letto le sue storie, ma non mi avevano mai convinto del tutto, e non capivo bene il perchè. I disegni erano ottimi, poi Tex sconfiggeva i cattivi, quindi tutto era a posto, no? Eppure non ero soddisfatto. Le sentivo come storie noiose. Il Texone di Magnus era disegnato splendidamente, ma la storia mi sembrava di una banalità allucinante: e mi ero arrabbiato nel vedere Magnus sprecato ad usare le sue ultime energie per una storia così piatta e senza guizzi. Leggevo Fuga da Anderville: disegni splendidi, eppure c'era qualcosa che non mi quadrava, mi lasciava insoddisfatto. Il Tex che strillava come un matto davanti a Walcott mi era sembrato ridicolo, ma sentivo che non era solo quella la scena che non mi quadrava. Stesso discorso per tutti gli altri suoi lavori. Nel vedere l'analisi di Diablero, avevo capito la causa: un Tex idiota e incapace, ma con una idiozia e incapacità nascosti in modo splendido, in mezzo a disegni perfetti e scene azzeccate che riescono a far apparire Tex come un cretino, senza che lo si capisca subito. E' tutta una "narrazione nascosta", dove lo sceneggiatore demolisce il personaggio, senza farlo mai capire apertamente. Complimenti all'abilità di Nizzi: mi ha tenuto nascosto questo fatto per decenni, senza che me ne sia mai accorto. Almeno il Tex di Nolitta era stupido in modo evidente: qui lo è in modo nascosto. Ringrazio Diablero per le sue analisi, che mi hanno anche portato a rivalutare Gianluigi Bonelli. Dovrò lavorare parecchio nel rianalizzare queste storie, ma credo di aver capito l'impostazione giusta di lettura.

Edited by joe7
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Ti ringrazio per il tuo post, @joe7 , perché l'Apocalisse mi affascina e vorrei portarla all' esame di Sacra Scrittura che devo dare a giugno (studio scienze religiose a Palermo🙂)

[fine OT]

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<span style="color:red">13 ore fa</span>, Letizia dice:

Io penso che il titolo originale inglese si riferisca non al colore o alla tonalità del colore del cavallo, come recita l'Apocalisse di Giovanni, ma che l'aggettivo sia da attribuirsi, in un gioco di parole, proprio al cavaliere.

 

Pale Rider è un termine, mutuato dai 4 cavalieri dell'apocalisse biblica, che per estensione in inglese significa 'morte', come White Rider significa 'pestilenza', Red Rider 'guerra’ e Black Rider 'carestia'

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Trinità dice:

Ti ringrazio per il tuo post, @joe7 , perché l'Apocalisse mi affascina e vorrei portarla all' esame di Sacra Scrittura che devo dare a giugno (studio scienze religiose a Palermo🙂)

[fine OT]

 

E io che pensavo che il nick "Trinità" si riferisse a Terence Hill. :D

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