Jump to content
TWF - Tex Willer Forum

[748/749] La mesa della Follia


MacParland
 Share

Recommended Posts

Altra situazione dove la seconda parte rovina il buono fatto nella prima.

Alla fine della fiera questa storia risulta piattissima, scritta con il pilota automatico e priva di qualsiasi "sussulto". E considerate che riponevo tantissime aspettative in una storia western-horror. Ma qui cosa rimane? A parte una sequenza ininterrotta di spari e agguati? Non che mi dispiacciano, sia chiaro, ma dopo un po' vengono a noia anche a me. Anche la spiegazione finale del mistero, a che pro? Succinta al massimo e per questo (senza che ci siano approfondimenti) molto risibile. L'unica nota positiva del reparto testi è l'ambientazione, sia esterna che interna.

 

Reparto grafico invece da applausi. Impeccabile Rubini. Tratto spigolosissimo (credo di non aver mai visto nessun tratto curvo o tondo in questa storia) e "spesso" come piace a me. Dinamico e con un buon compromesso tra microdettagli e dettagli invece sorvolati o tirati via, e tra pulizia e sporcizia. In tutta onestà, non vedo assolutissimamente l'ora che esca il suo Texone.

 

Testi: 4+1 (l'1 è per l'ambientazione)

Disegni: 9

 

PS. Leggo solo ora il commento di Diablero. Concordo in toto con lui.

Edited by Gunny
  • +1 1
Link to comment
Share on other sites

Uno dei motivi per cui il successivo albo è più debole del primo è che il cavaliere mascherato è sempre più interessante del cavaliere smascherato: ci si chiede sempre "tutto qui?"

Piuttosto ci sono due cose che proprio non mi vanno giù.

Spoiler

Morisco che rinuncia ad approfondire il mistero di Tamaimo (... neppure per amore della scienza, ma dai!) e Hewett e la sua spedizione che sono rimasti chiusi in un antro senza mangiare e bere (e senza scannarsi tra di loro) per chissà quanto tempo.

Non erano chiusi?

C'era un'altra uscita?

Si nutrivano di bacche e bevevano acqua piovana?

Ed erano così scaltri da evitare di essere succhiati dai chupachups?

Oppure avevano stipulato un patto di non belligeranza tra mostri?

 

Link to comment
Share on other sites

6 ore fa, Angelo1961 dice:

Diablero. Io penso che le storie calino nel finale perchè l'autore deve darci una spiegazione al mistero. FInchè si regge sul mistero, la storia resta "sospesa" e quindi aperta a tutto. Quando la chiudi subentra la delusione perchè la chiusura non è mai pari all'attesa. 

 

Mi ricollego. Con il richiamo al cavaliere smascherato hai detto con due parole quello che intendevo anche io e non sono riuscito a rendere altrettanto bene. 

Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">23 minuti fa</span>, Letizia dice:

Uno dei motivi per cui il successivo albo è più debole del primo è che il cavaliere mascherato è sempre più interessante del cavaliere smascherato: ci si chiede sempre "tutto qui?"

 

<span style="color:red">10 minuti fa</span>, Angelo1961 dice:

Mi ricollego. Con il richiamo al cavaliere smascherato hai detto con due parole quello che intendevo anche io e non sono riuscito a rendere altrettanto bene. 

Concordo. Si potrebbe anche dire che "l'attesa del piacere è essa stessa il piacere". Per non scomodare "Il sabato del villaggio".

A onor del vero ci sono anche stati epiloghi del mistero in crescendo anzichè in calando: "Il signore dell'abisso" e "La regina della notte", i primi che mi vengono in mente, sono due fulgidi esempi. Ma sono eccezioni, che infatti ricadono nella sfera delle grandi storie.

Link to comment
Share on other sites

Stai parlando di GLB però. Uno inarrivabile! 

Uno capace di creare un alone di mistero sull'uomo di Falstaff nella Cela della morte.

Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">1 ora fa</span>, PapeSatan dice:

Tipica storia burattiniana dell'ultimo periodo zagoriano, che appunto sarebbe stata più calzante nella collana "Zagor". Non lo Zagor del periodo d'oro boselliano-burattiniano (tantomeno quello nolittiano) ma quello degli ultimi anni, in cui buone idee di base scivolano però lungo un piatto e canonico canovaccio. I pochi guizzi, sorretti da un suggestivo alone di mistero, si ravvisano nel primo albo, che crea buone premesse (espresse nel mio post precedente) purtroppo disattese nel secondo albo.

In Zagor probabilmente la storia avrebbe funzionato meglio: addirittura, leggendola, ho avuto l'impressione che la sceneggiatura fosse stata scritta proprio per Zagor, in puro stile Burattini, e successivamente adattata per Tex mediante la semplice aggiunta di sparatorie a tutto andare in luogo di colpi di scure e convertendo in Morisco quello che in Zagor avrebbe potuto essere il dottor Metrevelic. Lo scontro finale nell'arena tra i chupacabras e Tex (+Carson) sembrava fatto apposta per un duello all'arma bianca tra il gladiatorio Zagor e le belve assetate di sangue, invece che un semplice e poco drammatico tiro ripetuto al bersaglio del cacciatore alla preda.

Si ravvisa certamente uno studio e un mestiere dietro l'intreccio di trama e sottotrame, con numerosi personaggi che finiscono per incontrarsi al culmine della vicenda, tuttavia nessuno di essi ha uno spessore tale da lasciare il segno: addirittura avevo ipotizzato che i due giovani alla ricerca dello scomparso rascondessero qualcosa di più oscuro o losco riguardo alla motivazione della loro ricerca e la cosa avrebbe dato più pepe e magari avrebbe potuto indirizzare il finale in modo meno telefonato.

I disegni per larghi tratti non mi sono piaciuti: uno stile troppo ruvido, spigoloso, dove i tratti curvi sono resi con una successione di piccoli segmenti retti, uno stile certamente personale ma a mio gusto inadatto a rendere le atmosfere torbide e offuscate, morbide ed eteree, che dovrebbero pervadere una storia di mistero. A titolo di esempio, ho fatto fatica a individuare l'imboccatura circolare dell'arena, resa appunto mediante spezzettatura in piccoli tratti rettilinei. Anche i chupacabras mi sono apparsi rappresentati squadrati come certi mostri dei cartoni animati giapponesi a cavallo tra gli anni '70 e '80.

In conclusione, una storia che si lascia leggere ma che non lascia il segno. Peraltro, la contemporanea meravigliosa storia del cartonato "Pearl", pur molto diversa, mette in cattiva luce quest'altra storia letta a ridosso di quella.

I miei voti: 

soggetto e sceneggiatura: 6

disegni: 5

 

Concordo, soprattutto confrontando la qualità di questa storia con gli albi letti nello stesso periodo, ovvero la saga di Conchise su Tex Willer, Pearl Hart recente album alla francese e le stesse ministorie del Tex Magazine, tutta eccellente produzione di @borden e una di Rauch. Ci metterei anche l'ultima storia di Ruju anche se qualcuno storce il naso, rispetto a questo dittico anche qualche brutta storia del periodo nero di Nizzi sarebbe migliore.

 

Sui disegni di Rubini ovviamente non si discute. Se lui avesse disegnato Pearl Hart, quell'album poteva essere considerato globalmente un capolavoro, al di là del fatto che avrei chiamato la protagonista con un nome fittizio. Ma quello è un mio parere personalissimo che non inficia la bontà della storia.

 

Ovviamente non sempre si può avere storia e disegni di pari livello.

Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">2 ore fa</span>, Jeff_Weber dice:

avrei chiamato la protagonista con un nome fittizio

Già, sarebbe stato meglio così:

questa è la storia di Pearl Spade, personaggio liberamente tratto dalla fuorilegge realmente esistita Peart Hart, che incontra Tex Willer e Kit Parson, personaggio liberamente tratto dal cacciatore di indiani realmente esistito Kit Carson.

  • Like (+1) 1
Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">3 ore fa</span>, Jeff_Weber dice:

Sui disegni di Rubini ovviamente non si discute.

Ovviamente non discuto la qualità intrinseca e la tecnica grafica del disegnatore, ma l'abbinamento del tratto con l'atmosfera della storia. Siamo nel campo della soggettività e del gusto personale, dove per me è come la colonna sonora di un film che si deve abbinare perfettamente al registro della vicenda: per esempio, la colonna sonora de "Per un pugno di dollari" non sarebbe altrettanto efficace a contrappuntare "I magnifici sette" o viceversa, entrambi monumenti western (con rispettive celebrate colonne sonore), quasi contemporanei, ma dalla natura fortemente differente.

Il tratto spigoloso e squadrato di Rubini si sarebbe ben attagliato a "Il marchio di Satana", che emana tensione in atmosfere gotiche, come infatti si è ben attagliato il tratto nervoso e cupo di Fusco. Qua invece si dovrebbe respirare un'aria di mistero e di soprannaturale, per cui avrei visto meglio un disegnatore con il tratto più etereo, sfumato, rotondo e morbido. Ma, ripeto, di tratta di gusti e percezioni personali, senza nulla togliere a Rubini come artista.

 

Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">2 ore fa</span>, PapeSatan dice:

Ovviamente non discuto la qualità intrinseca e la tecnica grafica del disegnatore, ma l'abbinamento del tratto con l'atmosfera della storia. Siamo nel campo della soggettività e del gusto personale, dove per me è come la colonna sonora di un film che si deve abbinare perfettamente al registro della vicenda: per esempio, la colonna sonora de "Per un pugno di dollari" non sarebbe altrettanto efficace a contrappuntare "I magnifici sette" o viceversa, entrambi monumenti western (con rispettive celebrate colonne sonore), quasi contemporanei, ma dalla natura fortemente differente.

Il tratto spigoloso e squadrato di Rubini si sarebbe ben attagliato a "Il marchio di Satana", che emana tensione in atmosfere gotiche, come infatti si è ben attagliato il tratto nervoso e cupo di Fusco. Qua invece si dovrebbe respirare un'aria di mistero e di soprannaturale, per cui avrei visto meglio un disegnatore con il tratto più etereo, sfumato, rotondo e morbido. Ma, ripeto, di tratta di gusti e percezioni personali, senza nulla togliere a Rubini come artista.

 

Hai ragione sugli abbinamenti, ma forse più sul primo albo. Questo secondo numero è molto dinamico per cui il tratto spigoloso di Rubini si sposa bene ai mostri, alle cavalcate, alle sparatorie e agli ambienti lugubri come a pagina 79.

Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">11 ore fa</span>, borden dice:

Ho messo il ri perché ti accomuno agli altri forum isti che di tanto in tanto lo dicono. Ma è un ragionamento debole. Se Il dottor Zivago non ti piace la colpa è  di Pasternak o di Feltrinelli? :rolleyes:

 

Direi che la colpa è tutta di Omar Sharif! E del regista che ha affidato quella parte ad un giocatore di bridge, come noto destinato al più completo oblio... 

Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">5 ore fa</span>, dario63 dice:

 

Direi che la colpa è tutta di Omar Sharif! E del regista che ha affidato quella parte ad un giocatore di bridge, come noto destinato al più completo oblio... 

Ovviamente 

parlavo del romanzo

Link to comment
Share on other sites

16 hours ago, Angelo1961 said:

Stai parlando di GLB però. Uno inarrivabile! 

Uno capace di creare un alone di mistero sull'uomo di Falstaff nella Cela della morte.

E poi quando c'era GLB noi eravamo bramosi fantolini...

Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">23 ore fa</span>, Letizia dice:

Uno dei motivi per cui il successivo albo è più debole del primo è che il cavaliere mascherato è sempre più interessante del cavaliere smascherato: ci si chiede sempre "tutto qui?"

Piuttosto ci sono due cose che proprio non mi vanno giù.

  Nascondi il contenuto

Morisco che rinuncia ad approfondire il mistero di Tamaimo (... neppure per amore della scienza, ma dai!) e Hewett e la sua spedizione che sono rimasti chiusi in un antro senza mangiare e bere (e senza scannarsi tra di loro) per chissà quanto tempo.

Non erano chiusi?

C'era un'altra uscita?

Si nutrivano di bacche e bevevano acqua piovana?

Ed erano così scaltri da evitare di essere succhiati dai chupachups?

Oppure avevano stipulato un patto di non belligeranza tra mostri?

 

 

Bah ... più penso a questa storia e più mi stupisco che uno sceneggiatore di lungo corso, ospite di una testata come Tex e del suo collega e mentore @borden, abbia concepito una banalità del genere.

 

Dico io ... prova a sforzarti di fare qualcosa di meglio e interessante. Che figura vuoi fare?

 

E, invece, l'intero secondo albo è praticamente tutto in mano al disegnatore. Gli unici fatti riguardano la confessione dei figli del geologo che ammettono fosse il padre in realtà un naturalista e alla fine El Morisco che decide di non approfondire la questione dell'ambiente venefico.

 

Stop ... fine della storia.

 

Assurdo :blink:

Link to comment
Share on other sites

Su, mettiamo il sondaggio, così ci si sfoga per bene... :lol:

 

Io sono stato in dubbio fino alla fine sull' acquisto di questa doppia,

lo sceneggiatore non è nelle mie corde mentre il disegnatore decisamente si (vedi la fantastica prova Tex Willer/Louisiana) e mi sono convinto per quest'ultimo.

 

Leggerò i due albi nel weekend, in sessione unica come al solito, nel frattempo mi sono già gustato come anticipazione i pastori messicani consulenti dell'Accademia della Crusca, che al momento è una delle cose più (tristemente) divertenti dell'anno... :lol2:

Edited by Augustus McCrae
Link to comment
Share on other sites

6 hours ago, Otami said:

E poi quando c'era GLB noi eravamo bramosi fantolini...

A quell'epoca in edicola uscivano circa un centinaio di testate western al mese. Se preferivamo GL Bonelli non era solo perchè eravamo piccoli e ingenui (anzi, con l'età vedo sempre di più la differenza e il suo perchè...)

Link to comment
Share on other sites

  • Sceriffi
<span style="color:red">1 ora fa</span>, Jeff_Weber dice:

 

Bah ... più penso a questa storia e più mi stupisco che uno sceneggiatore di lungo corso, ospite di una testata come Tex e del suo collega e mentore @borden, abbia concepito una banalità del genere.

 

Dico io ... prova a sforzarti di fare qualcosa di meglio e interessante. Che figura vuoi fare?

 

E, invece, l'intero secondo albo è praticamente tutto in mano al disegnatore. Gli unici fatti riguardano la confessione dei figli del geologo che ammettono fosse il padre in realtà un naturalista e alla fine El Morisco che decide di non approfondire la questione dell'ambiente venefico.

 

Stop ... fine della storia.

 

Assurdo :blink:

 

Sai che spesso concordo con te ma questa volta non ti capisco. Premetto che non ho ancora letto l'albo conclusivo della storia. Ti stai facendo accecare dai pregiudizi che hai nei confronti di Burattini. Io non metto in discussione i tuoi gusti, ma anche nella discussione zagoriana tendevi a premiare Boselli a discapito di Burattini (vedendo il numero di pagine al massimo è il contrario). Io non metto in dubbio che in questo periodo sia calato, magari sta pensando e facendo altro (la storia zagoriana migliore dell'anno scorso l'ha scritta comunque lui), ma addirittura definire Boselli mentore di Burattini. Non per dire ma su Zagor ha debuttato prima Moreno e poi Boselli. Io penso che siano colleghi che collaborano da una vita con rispetto reciproco. 

Link to comment
Share on other sites

On 3/9/2023 at 3:45 PM, PapeSatan said:

Concordo. Si potrebbe anche dire che "l'attesa del piacere è essa stessa il piacere". Per non scomodare "Il sabato del villaggio".

A onor del vero ci sono anche stati epiloghi del mistero in crescendo anzichè in calando: "Il signore dell'abisso" e "La regina della notte", i primi che mi vengono in mente, sono due fulgidi esempi. Ma sono eccezioni, che infatti ricadono nella sfera delle grandi storie.

Anche perchè in entrambe, GL Bonelli fa una cosa inconcepibile per la mentalità molto "nerd" degli autori moderni: NON SPIEGA IL MISTERO.

 

Non era, una volta, così strano. Lovecraft è diventato un autore di culto così. (visto che era a suo modo un nerd ante-litteram, temo che se fosse nato oggi ci avrebbe dato anche il codice fiscale del cugino di Cthulu. E quindi non avrebbe venduto un tubo neanche lui). E anche Sclavi nei primi Dylan Dog non stava a spiegare tanto.

 

Certo, non è che basta "non spiegare" per fare belle storie (anche all'epoca per molti era una scusa per fare storie senza senso), e ci sono storie dove la spiegazione arriva senza togliere nulla all'atmosfera (vedere per esempio il finale di "Pigeons from Hell", ancora più notevole per il fatto che qualunque lettore smaliziato l'ha capito molto prima dei protagonisti, eppure funziona lo stesso...).

 

Però a voler sempre spiegare tutto quanto, nei dettagli, usando oltretutto un linguaggio ben poco "avventuroso"...  a volte funziona, magari ogni tanto, ma in generale l'effetto complessivo è di banalizzazione e noia.

  • +1 1
Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">1 ora fa</span>, MacParland dice:

 

Sai che spesso concordo con te ma questa volta non ti capisco. Premetto che non ho ancora letto l'albo conclusivo della storia. Ti stai facendo accecare dai pregiudizi che hai nei confronti di Burattini. Io non metto in discussione i tuoi gusti, ma anche nella discussione zagoriana tendevi a premiare Boselli a discapito di Burattini (vedendo il numero di pagine al massimo è il contrario). Io non metto in dubbio che in questo periodo sia calato, magari sta pensando e facendo altro (la storia zagoriana migliore dell'anno scorso l'ha scritta comunque lui), ma addirittura definire Boselli mentore di Burattini. Non per dire ma su Zagor ha debuttato prima Moreno e poi Boselli. Io penso che siano colleghi che collaborano da una vita con rispetto reciproco. 

 

Ho scritto infatti prima collega, ma anche mentore perché sicuramente @borden ha indirizzato bene all'inizio Burattini durante il Rinascimento Zagoriano.

 

Peccato che poi in Moreno sia prevalsa la sua natura di emulo di altri sceneggiatori e nerd appassionato. A raccontare di storie altrui e come critico di libri e fumetti è realmente molto bravo, ma come sceneggiatore pian piano ha finito per ripetere all'infinito cose e situazioni alle quali si sente più legato, svilendole e rendendo il tutto progressivamente abbastanza infantile.

 

Ti invito a leggere comunque questo secondo albo e, al netto di una mia trascurabile prevenzione sempre disposto a ridiscutere con me stesso, vedrai che qui non succede nulla, a parte quei due fatti trascurabili che citavo. Il lavoro duro, ma purtroppo senza una trama di fondo, l'ha fatto Rubini con i suoi bei disegni.

 

Aspetto un tuo commento appena finirai di leggere :D

Link to comment
Share on other sites

E' tanto che non commento perché non trovo utile criticare preferisco intervenire sull'onda dell'entusiasmo. Scrivo oggi due righe tanto per dire che "Alla ricerca delle navi perdute" è l'ultima storia del tex mensile che mi è piaciuta, ho poi apprezzato il lavoro di Giusfredi sui fuori serie.

Tex putroppo manca di matite storiche ovviamente ineguagliabili come: Galep. Fusco, Letteri, Nicolò, Ortiz, Marcello. Manca la penna acuminata del migliore Nizzi e la strabordante bravura del Boselli della trilogia delle bande (passato di carson-invincibili-jack thunder). Manca GLB, Guido Nolitta e il fuoriclasse Berardi, che purtroppo ha solo sfiorato il ranger.

Niente stasera sono nostalgico

voto alla storia mensile: sceneggiatura 5 disegni 5 :(

  • Like (+1) 1
Link to comment
Share on other sites

16 hours ago, Diablero said:

A quell'epoca in edicola uscivano circa un centinaio di testate western al mese. Se preferivamo GL Bonelli non era solo perchè eravamo piccoli e ingenui (anzi, con l'età vedo sempre di più la differenza e il suo perchè...)

GLB era un genio nel suo campo, su questo credo che siamo tutti d'accordo. Se preferivamo lui, era perche' era molto meglio della concorrenza. Ma, condizione necessaria per apprezzarlo veramente, eravamo piccoli ed ingenui. Boselli secondo me non e' da meno, ma ha da trattare con un pubblico adulto.

 

Link to comment
Share on other sites

39 minutes ago, Otami said:

GLB era un genio nel suo campo, su questo credo che siamo tutti d'accordo. Se preferivamo lui, era perche' era molto meglio della concorrenza. Ma, condizione necessaria per apprezzarlo veramente, eravamo piccoli ed ingenui. Boselli secondo me non e' da meno, ma ha da trattare con un pubblico adulto.

 

Cosa che forse è più un vantaggio che uno svantaggio (per le vendite, intendo)

 

L'ho già detto raccontando i miei inizi da lettore di fumetti: da bambino ero molto più spietato e intransigente. E lo erano anche gli altri lettori che conoscevo. Tex era il mio personaggio preferito e mi leggevo e rileggevo ogni albo fino a saperli a memoria. Ma bastarono 2-3 storie di Nolitta a farmi smettere di comprarlo

 

"smettere di comprarlo". Non "scrivere per protestare" come facciamo adesso noi nei forum.

 

Noi "appassionati" adulti siamo un po' delle frigne, ci lamentiamo spesso... ma poi alla fine compriamo. Siamo abitudinari. Adesso abbiamo la "collezione completa", dispiace interromperla, e poi Tex ci ha fatto compagnia per tanti anni, etc etc.

 

Da bambino bastarono 2-3 storie di Nolitta per farmi smettere (e come me, smisero di leggerlo gran parte degli altri lettori che conoscevo. Da "grande" ho continuato a comprarlo per anni e anni anche se le storie di Nizzi mi facevano infuriare.

 

Rispetto a GL Bonelli credo che Boselli sia svantaggiato solo per il fatto che deve sorbirsi le proteste dei lettori che GL Bonelli non avrebbe sentito (sto parlando del rapporto con i lettori, ovviamente, non del rapporto con l'editore). Ma se GL Bonelli avesse scontentato i lettori, le vendite sarebbero precipitate in fretta (come infatti poi è avvenuto)

 

E questo credo sia anche il principale problema nel prendere nuovi lettori da giovani. È vero che oggi sono esposti soprattutto ai manga, ma pensate davvero che i ragazzi oggi non vedano mai un albo Bonelli? Ma con i manga gli piace o non gli piace, con i fumetti Bonelli anche se un albo gli piace magari il mese dopo il successivo, di un altro autore, lo annoia e molla subito... non hanno la pazienza che abbiamo noi...

Link to comment
Share on other sites

<span style="color:red">10 ore fa</span>, waco dolan dice:

Tex putroppo manca di matite storiche ovviamente ineguagliabili come: Galep. Fusco, Letteri, Nicolò, Ortiz, Marcello. Manca la penna acuminata del migliore Nizzi e la strabordante bravura del Boselli della trilogia delle bande (passato di carson-invincibili-jack thunder). Manca GLB, Guido Nolitta e il fuoriclasse Berardi, che purtroppo ha solo sfiorato il ranger.

Niente stasera sono nostalgico

Il tuo bel commento ha fatto diventare nostalgico anche me ... di prima mattina però!:D

Non so se sia questo il problema della serie mensile (non compro Tex da tempo, quindi non posso giudicare) e non so nemmeno se esista "un problema"; resta il fatto che il passato di Tex è un passato "ingombrante", per la qualità delle storie, dei suoi autori e dei suoi disegnatori storici.

Il confronto è sempre impari, perché il passato ha un fascino ineguagliabile, al quale diamo un valore generalmente più alto del presente. E questo vale per tutto, non solo dei fumetti.

Poi c'è chi pensa il contrario.

Quando mio figlio mi sente ascoltare la "mia" musica (Led Zeppelin, Black Sabbath, Pink Floyd, Doors, ...) pensa l'esatto contrario: quanto sono fortunato io che oggi ho i vari Paki, Blanco, Lazza, Sfera:azz:

 

 

Link to comment
Share on other sites

  • Collaboratori

Come è stato scritto da altri prima di me, una storia tutt'altro che memorabile, che sembra promettere molto ma non riesce a colmare le attese che il primo albo aveva suscitato. Se gli ingredienti sono diversi, l'intreccio resta povero. El Morisco sembra tirato in ballo tanto per farcelo stare, perché le storie ''fantastiche'' hanno bisogno della sua presenza tanto quanto un documento ufficiale del timbro sulla marca da bollo. L'unico sussulto sembra esserci con il tradimento del giovane, ma ti cadono le braccia a leggerne le motivazioni. La sorella, che è una bella cavalla, non ha proprio niente a che vedere in questa storia, poteva essere una risorsa invece è di un piattume come poche (pensiamo alle donne che tira in ballo Boselli, da Colorado Belle a Sarah Wyatt), solo Rubini si è divertito a disegnarla. E qui viene la nota dolente, perché lui è un signor disegnatore e meriterebbe storie di ben altro spessore da illustrare. Per concludere, storia senza infamia e senza lode, dal debutto di Burattini mi aspettavo molto di più, c'è un po' di amaro in bocca.

  • +1 1
Link to comment
Share on other sites

Ragazzi, davvero mi sembrate un po' troppo critici verso la storia di Burattini. Che possa non piacere è sacrosanto, ma se il confronto viene fatto con le storie che ci hanno stregato da bambini o coi soliti 4-5 capolavori post-GLB, beh, allora è ovvio che una storia come questa (onesta ma non epocale) non potrà dare lo stesso appagamento.

Eppure io la reputo una bella storia, non trovo un difetto l'aver dato una spiegazione all'origine dei  chupacabras, non vedo il tradimento delle premesse nell'aver portato a compimento la vicenda in maniera lineare.

Personalmente mi pare che siano parecchi punti di forza nel lavoro di Burattini. Mi è piaciuta la "coralità" della vicenda, il dare spazio a tutti, perfino agli avversari (magistrale la caratterizzazione di questi, a parer mio). Ho trovato per nulla banale l'aver realizzato il desiderio dei ragazzi di rintracciare il padre nel modo in cui ha fatto Burattini. Mi sono piaciuti i momenti ironici e ho trovato perfetti quelli tragici: ho riso con Carson ed Eusebio (dei quali, comunque, la caratterizzazione psicologica è stata rispettata) e mi sono commosso vedendo morire gli accompagnatori indigeni. Ho trovato molto texiana la scena in cui i cavalli escono allo scoperto senza i nostri e i predoni rimangono basiti, mentre ho trovato la firma di Burattini nel segreto svelato dei due fratelli.

Insomma, un capolavoro? No di certo, ma una storia "giusta" chei mi sono divertito a leggere.

  • +1 1
Link to comment
Share on other sites

Storia che non era partita male (pur nell'overdose del filone fantastico a cui i lettori sono sottoposti negli ultimi mesi), ma che si conclude con un secondo albo decisamente sotto tono.  La liberazione del messicano da parte del ragazzo e il "segreto" svelato dai due fratelli sono colpi di scena che si rivelano fiacchi come il resto dell'albo. Il "top" lo raggiungiamo con la comparsa dei simil-zombi, in un finale dove lo sceneggiatore cerca invano trovate per sopperire alla mancanza di idee. Non sono mai stato un lettore zagoriano, ma se questi sono gli ingredienti tipici, non mi sento certamente invogliato a diventarlo. 

Edited by Jim Brandon
Link to comment
Share on other sites

 Share

  • Recently Browsing   0 members

    • No registered users viewing this page.
×
×
  • Create New...

Important Information

Terms of Use - Privacy Policy - We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.