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[Magazine N.10] La valle dell’ombra - Un pittore nel West


MacParland
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Un bel cartonato di pregio lo comprerei subito anch'io, ma deve essere assolutamente in bianco e nero.

Quello che Tex riconosce nel saloon,per mè, è il figlio del ranchero Baker.🖐

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Ottimo albo celebrativo.

 

SPOILER-SPOILER-SPOILER

 

LA VALLE DELL' OMBRA
Ogni personaggio ritorna in modo nuovo e disegnato splendidamente.

Commovente il racconto con Lilyth, dove ognuno è disposto a sacrificarsi per l' altro e mentre alla fine Tex, nonostante gli avvertimenti di Mah-Shai e Tah-Hu-Nah che cedere al sentimento di restare nella valle avrebbe significato la morte, è propio quello che fa, decide di restare, la "madre" Lilyth prevale sulla "sposa" Lilyth e lo rimanda indietro , tanto lei sarà sempre presente nei suoi sogni e lo proteggerà. 

"Non è ancora il tuo momento"
Lilyth madre di Kit, del suo popolo, degli uomini onesti  "che hanno ancora bisogno di Tex".

La "spiegazione medica" dell' ultima pagina è quello che rende scientificamente reale tutto l' episodio, insieme all' arrivo dei pard e al corpo morto di Rafael,  mentre la spiegazione di Nuvola Rossa " i sentimenti provati nel sogno hanno fatto riprendere a battere il tuo cuore" come dire che l'emozione di ritrovare Lilyth ti ha riportato in vita, è pura poesia.

 

UN PITTORE NEL WEST

Un piccolo e bellissimo cammeo.

Come nell' albo celebrativo di Ticci (se ricordo bene il 500) si conclude con un acquerello del maestro.

 

il mio voto è 30 e LODE ad entrambe le storie.

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Mi riferivo al secondo, grazie.

Il 28/11/2023 at 18:29, Arthur Morgan dice:

Se ti riferisci al saloon di Pueblo Feliz quello è Sandy il cercatore d'oro comparso nella storia di Nolitta invece quello nel saloon di shadow è il tizio con cui si era battuto prima Scott e che Tex credeva morto 

Mi riferivo al secondo, grazie.

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<span style="color:red">20 ore fa</span>, Piombo Caldo dice:

Quello che Tex riconosce nel saloon,per mè, è il figlio del ranchero Baker.🖐

 

Impossibile: il giovane Baker era biondo e senza baffi mentre questo ha i capelli neri ed i baffi.

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Letto in giornata 

 

Che dire: wow :inch:! Da tempo desideravo una storia così, a caldo mi verrebbe da dire che quasi quasi è la più bella che abbia mai letto - anche perché quest'episodio trattandosi di aldilà va un po' oltre le storie nella Valle di lacrime -, (straordinaria la vignetta di pagina 125 in cui Tex e Lilyth salgono verso il sole, tipo Dante e Beatrice, (quando ho visto quella scena io stesso ho pensato di sognare :laughing:). Voto 10

 

P.S. "Adios amigo, uscimmo a riveder le stelle" ... (Oltre al viaggio di Dante, per un momento mi è venuto in mente persino il viaggio di Ebenezer Scrooge...)  

 

 

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Appena finito di leggere...Storia per me bellissima, e molto carina l'idea di assegnarla a diversi disegnatori. Per me questa storia rappresenta quello che dovrebbero essere tutte le storie Extra, tra Coloro,Texoni,Maxi e Magazine...storie fuori dall'ordinario. Complimenti a Boselli e ai vari artisti che hanno realizzato quest'opera.

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Bel prodotto, non ci si annoia in alcun passaggio ma ci sono due cose che risaltano all'occhio, almeno per me:

 

SPOILER SPOILER SPOILER

 

Ancora Zhenda? Da quello che dice Tex non ha dato seguito alle ricerche della sua sorte, e quindi ciò combacerebbe con la storia di Nizzi che la fa scomparire di scena dopo aver salutato il figlio un'ultima volta. Invece viene fatto intendere, dalla prefazione, e da ciò che si intravede nel fumetto, che l'ultima dimora terrena della megera è stata proprio quella dove ha spiccato involontariamente quel salto. Praticamente si riaffaccia all'ultimo cartonato e quindi al seguito pensato per lei da Gianluigi Bonelli. E capisco che Nizzi possa essersene fregato della profezia e tutto, ma Boselli stesso se ne sta fregando di ciò che ha scritto Nizzi. Da ambo le parti, sbagliano.

 

La seconda cosa che risalta all'occhio è la presenza di quei personaggi uccisi durante quella che avrebbe dovuto essere un'altra sparatoria con Ruby Scott. Tutti comprimari delle scene passate, e chissà dove sono andati a pescarli. Spero che, ognuno di essi, non sia stato solo un parto del Patriarca ma anche degli autori successivi, ovvero che ognuno di essi possa essere un personaggio creato dai vari sceneggiatori che si sono susseguiti nel corso degli anni, perché di certo una ricerca, albo per albo, di quei comprimari risulterebbe difficile, se non impossibile.

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Due cose da dire obbligatoriamente, in aggiunta... 

 

1) Voglio lo sceneggiato radiofonico della Valle dell'ombra, subito... 

 

2) A proposito di amore, a quando un episodio con Kit conteso tra Sarah Wyatt e Lorelai Winter - magari a capo di un'organizzazione criminale - e Manuela Montoya e lo spirito di Fiore di Luna :D

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<span style="color:red">49 minuti fa</span>, Tenente Castillo dice:

2) A proposito di amore, a quando un episodio con Kit conteso tra Sarah Wyatt e Lorelai Winter - magari a capo di un'organizzazione criminale - e Manuela Montoya e lo spirito di Fiore di Luna :D

 

Hai dimenticato Donna Parker e Luz Drigo, la figlia di Lupe Velasco.:P

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Letto in giorni diversi, per gustarmi appieno tutte le sue parti.

Sulle storie (bellissime) avete già parlato ampiamente. Quindi dirò solo un paio di cose sugli articoli a corredo.

La "cronologia" dei disegnatori di Tex mi ha invogliato ad andare a rileggermi alcune delle vecchie storie. Magari scegliendo a caso.

Peccato solo che si sia parlato poco o niente degli sceneggiatori. 

Tra l'altro, sembra mancare all'appello almeno Ivo Milazzo. Ma non voglio immaginare una scelta voluta.

E poi, leggendo la storia del Bos mi è venuta voglia di vedere più spesso avventure disegnate da alcuni. Anche se ovviamente ogni storia è sempre disegnata ad un livello ottimo.

 

So long.

Gianpaolo 

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Forse il più bel Almanacco/ Magazine di sempre. Storie superlative. 

Il cameo con i Ticci protagonisti proprio bello, come scrivere una storia completa in poche pagine. :ok:

 

P. S. Probabilmente è la prima volta che ho letto tutti i redazionali :old:

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Spero vivamente che l'esperienza della Valle dell'ombra possa essere posta cronologicamente, nella vita di Tex, dopo gli scontri finali con Mefisto e la Tigre Nera..., (o forse è solo una falsa speranza, un'illusione, dato che si dice: "mi venga un accidente se non gli metterò il sale sulla coda/se non lo prenderò!" e a Tex stava veramente venendo un "autoaccidente" perché non voleva più pensare ai cattivi, (tra cui appunto la Tigre e Mefisto), pur di restare con l'amata... È il potere della forza dell'amore unitamente al "Non ti curar di loro, ma guarda e passa" - Davvero Dinamite è un ottimo Virgilio per la sua velocità - che trionfa nell'aldilà, perché non c'è nulla di più vero, di più autentico e umano dell'amore che non calpesta, non deride, non umilia e non arreca nocumento alcuno. Su questo la sappiamo lunga......)

Edited by Tenente Castillo
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CONTIENE SPOILER

Boselli utilizza in modo originale un espediente narrativo classico e molto comune (e spesso abusato): il "sogno" (o incubo, o visione, o allucinazione, o suggestione, sono tutte varianti dello stesso oggetto) per raccontare qualcosa che altrimenti non sarebbe possibile in un contesto reale e realistico. Perchè ho detto "in modo originale"? Perchè la trovata che distingue questa narrazione dalle centinaia già raccontate tramite "sogno", in Tex e in molte altre serie, è che qui abbiamo un sogno  "ex ante": cioè ingloba e riscrive gli eventi DA PRIMA che si generi l'evento che determina il "sogno" e non a partire dall'evento stesso.

L'evento che procura il "sogno" è la pallottola "stoppata" che ferma momentaneamente il cuore di Tex, ma il "sogno" reinventa anche quello che è successo PRIMA dell'evento scatenante: quel "prima" è verosimilmente accaduto in modo più semplice o naturale (Tex arriva a Pueblo Feliz e va all'appuntamento con Rafael Ordonez senza tanti preamboli) ma reinventandolo come parte del "sogno" suscita sorpresa e curiosità nel lettore fin dal principio della storia.

Questo è il tocco di classe ad una sceneggiatura che altrimenti sarebbe stata una mera riproposizione "ex post" di una carrellata di personaggi e azioni come ne abbiamo viste tante in passato.

Se aggiungiamo che la parte grafica è una summa dell'arte di otto grandi disegnatori texiani (e non solo), a cui si aggiungono concisi ma completi redazionali (finalmente non noiosi), direi che siamo di fronte ad un albo assolutamente da avere in collezione, a prescindere dal gradimento della storia (comunque azzeccata nel suo obiettivo celebrativo).

A mio avviso, QUESTA avrebbe meritato di essere la storia celebrativa dei 75 anni nella serie regolare, per idee, composizione narrativa e collezione di disegni, al posto della infelice "La cavalcata del destino" che ha tradito il classico dei classici di GLB.

Anzi, se posso trovare un difetto in questa storia di Boselli, con un maggior numero di pagine la carrellata dei personaggi sarebbe potuta risultare meno frettolosa e più riccamente articolata, degna di un volumone cartonato (eventualmente a colori acquarellati dagli stessi disegnatori).

La seconda storia è un magistrale esempio di come si possa compendiare in una storia breve una trama in cui non è importante cosa si narra ma come si narra: con stile, ironia, autoreferenziazione e, anche qui, con il tocco di classe del finale, annunciato nella penultima vignetta e compiuto con il grande ritratto finale che si palesa (come vignettona finale) appena voltata la pagina.

I miei voti:

- La valle dell'ombra

sceneggiatura (la concezione strutturale del "sogno" più che il contenuto narrato, che, come detto, risulta forse un po' stringato): 8,5

disegni: 9

- Un pittore nel West

sceneggiatura (anche qui la struttura più che la vicenda narrata): 8

disegni: 8

 

 

Edited by PapeSatan
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Partirei da Un pittore nel west.

Sono solo 14 pagine, ma sceneggiate in maniera lieve ed emozionante da Giusfredi. Vi è tutto il Tex che conosciamo e tutta la maestria di cui Giovanni Ticci è capace.

Sicuramente un omaggio ad Aquila della Notte per i 75 anni di vita editoriale, ma soprattutto una meritata vetrina per un gigante delle nuvole parlanti e un grande amico di Tex.

Voto: 10 e lode

 

Nella famosa (o famigerata) eptalogia dello scontro (finale?) tra Tex e Mefisto c'è un mondo soprannaturale alla Dragon Ball, con tanto di manuale di istruzione per non rischiare di perdersi tra i vari livelli di stregoneria.

Ecco, quello è il soprannaturale che in Tex proprio non mi piace.

Ne La valle dell'ombra, invece, ci si ritrova su quello sfumato confine tra realtà e soprannaturale: quello che vediamo può essere la proiezione psichica di un Tex in arresto cardiaco o una realtà che si pone aldilà della sfera sensiente; Lilith può essere solo un sogno, oppure può essere una presenza non più viva, ma comunque reale.

E' quella stessa atmosfera rarefatta che si respira nelle scene più emozionanti di Colorado Belle.

E, come Colorado Belle è un piccolo capolavoro, questa storia celebrativa è un lavoro di eccelsa fattura.

Dei disegni non parlo, perché non ho aggettivi per definire una tale summa di bravura.

Voto: forse non 10, ma si viaggia oltre il 9.

 

Approfitto del post per aggiungere la mia voce al coro di auguri di pronta guarigione a @borden!

Edited by F80T
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Dopo aver letto La Valle dell'ombra, ho un grande rammarico: il viaggio sarebbe potuto durare di più, e avrebbe dovuto omaggiare TUTTI gli sceneggiatori principali della saga. Perché si stanno omaggiando i 75 anni di Tex, e omaggiandoli si doveva celebrare chi li ha resi possibili. Perché limitarsi allora a Glb e a Sergio Bonelli, cancellando Nizzi? Questi è l'unico grande assente dell'albo (anche i disegnatori principali ci sono tutti, con l'articolo loro dedicato). Anzi, Nizzi c'è, ma in negativo, tramite la sconfessione della sua versione di Zhenda. 

 

Sarebbe bastato che, nell'inquietante tragitto che Tex affronta, incontrasse magari John Walcott, anche solo per pochissime vignette. E perché no, anche Shane O'Donnell, per compendiare nel racconto non solo le epoche di Glb e di Nolitta, ma anche quelle, altrettanto significative e quindi almeno da menzionare, di Nizzi e Boselli. 

 

Fatta questa tirata, senza intenzioni polemiche ma solo suscitata dal rammarico che la storia non sia stata più lunga (come avrebbe meritato e perché avrebbero meritato anche Nizzi e Boselli di essere almeno citati, dato il valore anche antologico dell'opera), passo ad alcune impressioni sulla storia. 

 

Commovente e bellissima. Ripercorrerne le pagine, rivivere le esperienze passate di Tex è stato anche per noi lettori un ideale viaggio nel tempo, nella nostra esperienza di appassionati texiani. Un itinerario nei nostri ricordi, con i nostri sensi sollecitati da quei personaggi che tornavano "in vita" davanti a noi e da quei luoghi iconici come l'indimenticabile collina degli stivali. 

 

Provavo, durante la lettura, una sensazione di amarezza: Tex sembrava aver perso il duello con Rafael Ordonez, sembrava morto e ormai nell'aldilà o comunque sospeso tra la vita e la morte, a seguito di quella che appariva la sua prima sconfitta. Tex sconfitto. Tex ferito mortalmente. Non potevo crederci, sapevo che le apparenze ingannavano ma ne ero comunque turbato.

 

Ma il sole sorge, e Tex ne sente il calore. Che strana dimensione era, quella, allora? Le parole, bellissime, di Mah-shai in merito al legame tra lei e Tex, legame che giustifica il suo intervento in favore del ranger, fanno scorgere la via. Per Tex si apre una sorta di Odissea, da percorrere prima del ritorno a casa, o quel viaggio nell'inferno dantesco stupendamente richiamato da @Poe

 

Ma attento Tex, non ti devi guardare solo dai nemici... e già qui, comincia a montare l'emozione per l'incontro che verrà, un incontro che richiama anche il mito di Orfeo e che è destinato a concludersi con altrettanta amarezza...

 

Poi il dio anaconda, e Ruby Scott, stavolta sconfitto e poi alleato, destinato proprio come un personaggio dell'inferno a ripetere ogni giorno i suoi misfatti, a "vivere" per sempre in uno squallido saloon e ad affrontare instancabilmente sterili duelli tra morti. Tex ne resta turbato, intimorito quasi, preferisce scappare via da quel paese arcano. E lì, in quella circostanza, il nostro capisce ciò che il lettore già sapeva, e cioè che il cavallo con cui viaggia è davvero il suo Dinamite. Struggente, quella vignetta in alto a pag.111, quando il cavallo comincia a girare in tondo e a nitrire, per l'ultimo saluto prima di correre via per sempre, verso l'orizzonte. Addio Dinamite, superbo personaggio delle nostre letture giovanili (che comunque stiamo rivivendo grazie a TexWiller). 

 

Poco dopo, l'incontro con Lilyth. La Mesa del Sole, il Pueblo del Sole. Quanto è debole, qui, Tex. Crede di poter sconfiggere la morte, di poter riportare Lilyth a casa. Quella forza d'animo, che sempre durante la sua vita lo ha portato a non arrendersi anche in condizioni disperate, qui gli ottenebra la mente. Non capisce, il nostro, che la possibilità di un ritorno a casa vale solo per lui. Non se ne rassegna, per lui sono solo "sciocchezze". Troverà il modo. Quante volte lo hai detto, che troverai il modo, e poi lo hai sempre trovato. Ma stavolta no, Tex. Stavolta no. 

 

Ci mette un po' a capire. Quindi, decide di restare. Non esiste più suo figlio Kit, non il Vecchio Cammello, e nemmeno il suo fratello di sangue Tiger. Tex resta lì, al Pueblo del Sole. Ma qui Lilyth diventa "madre" e non più moglie (grazie, @Betta 53, splendida analogia), coccola suo marito/figlio, lo inganna a fin di bene. Torna a casa, Tex.

 

Come dice Nuvola Rossa, è grazie a quel sogno che il cuore del ranger è tornato a battere; è Lilyth che, letteralmente novella madre, ha ridato vita a Tex una seconda volta, lo ha fatto "rinascere". Perché il suo posto è in Arizona, tra i suoi Navajos. È nelle edicole, tra i suoi lettori. È tra le pareti di Via Buonarroti, a soffiare nel fuoco della fantasia dei suoi autori. Perché abbiamo tutti ancora bisogno di lui.

 

Grazie, Lilyth. Grazie, Mauro Boselli.

Edited by Leo
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<span style="color:red">13 minuti fa</span>, Leo dice:

Dopo aver letto La Valle dell'ombra, ho un grande rammarico: il viaggio sarebbe potuto durare di più, e avrebbe dovuto omaggiare TUTTI gli sceneggiatori principali della saga. Perché si stanno omaggiando i 75 anni di Tex, e omaggiandoli si doveva celebrare chi li ha resi possibili. Perché limitarsi allora a Glb e a Sergio Bonelli, cancellando Nizzi? Questi è l'unico grande assente dell'albo (anche i disegnatori principali ci sono tutti, con l'articolo loro dedicato). Anzi, Nizzi c'è, ma in negativo, tramite la sconfessione della sua versione di Zhenda. 

 

Sarebbe bastato che, nell'inquietante tragitto che Tex affronta, incontrasse magari John Walcott, anche solo per pochissime vignette. E perché no, anche Shane O'Donnell, per compendiare nel racconto non solo le epoche di Glb e di Nolitta, ma anche quelle, altrettanto significative e quindi almeno da menzionare, di Nizzi e Boselli. 

 

Fatta questa tirata, senza intenzioni polemiche ma solo suscitata dal rammarico che la storia non sia stata più lunga (come avrebbe meritato e perché avrebbero meritato anche Nizzi e Boselli di essere almeno citati, dato il valore anche antologico dell'opera), passo ad alcune impressioni sulla storia. 

 

Commovente e bellissima. Ripercorrerne le pagine, rivivere le esperienze passate di Tex è stato anche per noi lettori un ideale viaggio nel tempo, nella nostra esperienza di appassionati texiani. Un itinerario nei nostri ricordi, con i nostri sensi sollecitati da quei personaggi che tornavano "in vita" davanti a noi e da quei luoghi iconici come l'indimenticabile collina degli stivali. 

 

Provavo, durante la lettura, una sensazione di amarezza: Tex sembrava aver perso il duello con Rafael Ordonez, sembrava morto e ormai nell'aldilà o comunque sospeso tra la vita e la morte, a seguito di quella che appariva la sua prima sconfitta. Tex sconfitto. Tex ferito mortalmente. Non potevo crederci, sapevo che le apparenze ingannavano ma ne ero comunque turbato.

 

Ma il sole sorge, e Tex ne sente il calore. Che strana dimensione era, quella, allora? Le parole, bellissime, di Mah-shai in merito al legame tra lei e Tex, legame che giustifica il suo intervento in favore del ranger, fanno scorgere la via. Per Tex si apre una sorta di Odissea, da percorrere prima del ritorno a casa, o quel viaggio nell'inferno dantesco stupendamente richiamato da @Poe

 

Ma attento Tex, non ti devi guardare solo dai nemici... e già qui, comincia a montare l'emozione per l'incontro che verrà, un incontro che richiama anche il mito di Orfeo e che è destinato a concludersi con altrettanta amarezza...

 

Poi il dio anaconda, e Ruby Scott, stavolta sconfitto e poi alleato, destinato proprio come un personaggio dell'inferno a ripetere ogni giorno i suoi misfatti, a "vivere" per sempre in uno squallido saloon e ad affrontare instancabilmente sterili duelli tra morti. Tex ne resta turbato, intimorito quasi, preferisce scappare via da quel paese arcano. E lì, in quella circostanza, il nostro capisce ciò che il lettore già sapeva, e cioè che il cavallo con cui viaggia è davvero il suo Dinamite. Struggente, quella vignetta in alto a pag.111, quando il cavallo comincia a girare in tondo e a nitrire, per l'ultimo saluto prima di correre via per sempre, verso l'orizzonte. Addio Dinamite, superbo personaggio delle nostre letture giovanili (che comunque stiamo rivivendo grazie a TexWiller). 

 

Poco dopo, l'incontro con Lilyth. La Mesa del Sole, il Pueblo del Sole. Quanto è debole, qui, Tex. Crede di poter sconfiggere la morte, di poter riportare Lilyth a casa. Quella forza d'animo, che sempre durante labsua vita lo ha portato a non arrendersi anche in condizioni disperate, qui gli ottenebra la mente. Non capisce, il nostro, che la possibilità di un ritorno a casa vale solo per lui. Non se ne rassegna, per lui sono solo "sciocchezze". Troverà il modo. Quante volte lo hai detto, che troverai il modo, e poi lo hai sempre trovato. Ma stavolta no, Tex. Stavolta no. 

 

Ci mette un po' a capire. Quindi, decide di restare. Non esiste più suo figlio Kit, non il Vecchio Cammello, e nemmeno il suo fratello di sangue Tiger. Tex resta lì, al Pueblo del Sole. Ma qui Lilyth diventa "madre" e non più moglie (grazie, @Betta 53, splendida analogia), coccola suo marito/figlio, lo inganna a fin di bene. Torna a casa, Tex.

 

Come dice Nuvola Rossa, è grazie a quel sogno che il cuore del ranger è tornato a battere; è Lilyth che, letteralmente novella madre, ha ridato vita a Tex una seconda volta, lo ha fatto "rinascere". Perché il suo posto è in Arizona, tra i suoi Navajos. È nelle edicole, tra i suoi lettori. È tra le pareti di Via Buonarroti, a soffiare nel fuoco della fantasia dei suoi autori. Perché abbiamo tutti ancora bisogno di lui.

 

Grazie, Lilyth. Grazie, Mauro Boselli.

Bella recensione Leo...Eh sì...Boselli poteva regalare qualche altra pagina per Nizzi ad esempio. Detto questo la storia è stata molto bella. Probabilmente sarebbe stata una scelta più saggia (viste le polemiche 😄) invertire questa storia con La Cavalcata del destino. Però il Bos ha le spalle larghe e forse non si aspettava le polemiche.

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Ideona: possiamo fare che questa meraviglia resterà un unicum solo per Tex - amen, ma a malincuore - e che, quindi, un giorno toccherà a Kit rivedere la madre sulla soglia della morte e con un solo filo a tenerlo attaccato alla vita :trapper:? (Con la presenza anche di Fiore di Luna ovviamente :D)

Edited by Tenente Castillo
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<span style="color:red">2 ore fa</span>, Tenente Castillo dice:

Ideona: possiamo fare che questa meraviglia resterà un unicum solo per Tex - amen, ma a malincuore - e che, quindi, un giorno toccherà a Kit rivedere la madre sulla soglia della morte e con un solo filo a tenerlo attaccato alla vita :trapper:? (Con la presenza anche di Fiore di Luna ovviamente :D)

 

Ripetere la stessa situazione non avrebbe lo stesso pathos

Vedrei bene che la madre appaia in sogno a Kit per indurlo a cercare il padre ferito in una zona impervia e non abitata, dove morirebbe se Kit non lo trovasse, e nel sogno apparisse il dirupo dove giace Tex.

Poi naturalmente dopo la guarigione fanno giustizia di chi lo aveva ferito ed abbandonato a morire.

Nell'ultima pagina Kit descrive la donna apparsa in sogno, lui era troppo piccolo per ricordarla, e Tex capisce chi è.

 

Anche su una storia breve potrebbe essere.

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Sensazioni contrastanti... in primis mi ha fatto piacere che in questo magazine (pubblicazione che già ritengo abbastanza inutile) il fumetto la faccia da padrona al posto dei consueti soporiferi redazionali. Poi, l'idea di riportare in primo piano l'elemento sovrannaturale (che mi piacerebbe vedere sfruttato di più in Tex) in una storia e aumentare l'effetto di straniamento alternando tanti disegnatori è niente meno che eccellente: peccato solo che, alternare tavole del livello di Civitelli/Mastantuono/Andreucci/Villa che secondo me sono di livello stratosferico, alle tavole degli altri che reputo "solo" ottime, per i miei gusti corrisponda ad annacquare un ottimo drink. Normalmente sono un sentimentalone dalla lacrimuccia facile ma la storia in sè non mi ha preso particolarmente, anzi a volte ho provato l'impressione di leggere una fanfic piuttosto "acerba", ma probabilmente se l'avessi letta tempo fa mi avrebbe fatto tutt'altro effetto. Storia omaggio di Ticci semplice e scorrevole ma suggestiva nel fondere realtà e finzione. Sono d'accordo con chi sostiene che questa coppie di storie sarebbe stata più indicata per la celebrazione del 755.

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21 ore fa, Betta 53 dice:

 

Ripetere la stessa situazione non avrebbe lo stesso pathos

Vedrei bene che la madre appaia in sogno a Kit per indurlo a cercare il padre ferito in una zona impervia e non abitata, dove morirebbe se Kit non lo trovasse, e nel sogno apparisse il dirupo dove giace Tex.

Poi naturalmente dopo la guarigione fanno giustizia di chi lo aveva ferito ed abbandonato a morire.

Nell'ultima pagina Kit descrive la donna apparsa in sogno, lui era troppo piccolo per ricordarla, e Tex capisce chi è.

 

Anche su una storia breve potrebbe essere.

Sarebbe fantastico, però andrebbe delineata bene la situazione dell'incidente - le circostanze dovrebbero essere o rare o mai viste prima -, altrimenti Tex rischierebbe di fare la figura del pollo, anziché di un individuo eccezionale ma che comunque è umano... (Magari anziché farlo stendere da una botta fortissima in testa tirata alle spalle, si potrebbe fare che qualcuno gli ammazzi il cavallo e precipiti giù, ovviamente da una scarpata non troppo alta, tipo Kit nella Città nascosta di Faraci, anche se poi lì Kit ha fatto il pollo non riuscendo a fuggire con Conchita dai banditi nel secondo albo :craniate:). 

Edited by Tenente Castillo
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Magazine celebrativo a mio avviso centrato!

Non originale (texianamente parlando si, ok) ma ben riuscita e d'atmosfera la prima storia: ho molto apprezzato l'alternarsi dei disegnatori, che aiuta a conferire tono onirico e inquietante alla vicenda. Bella la sequenza con Lilyth disegnata da Villa. Quasi da commuoversi, a non essere rudi lettori Texiani;)

Ad inizio storia, nel minatore che dice che per chi sa cercarlo ci sarà oro ancora per molti anni, c'ho colto un che di metafumettistico, come se Boselli dicesse che a chi sa scriverlo Tex può regalare ancora tante belle storie...

Divertente anche la storia omaggio al maestro Ticci: che dire del suo Tex, con quel sorriso che davvero sembra quello di un amico. Fortunati ad avere avuto (e ad avere ancora) un artista così sulle pagine del nostro.

Albo che vale il prezzo del biglietto e risalta in quest'annata Texiana, fin qui non eccelsa (ancora mi manca il ritorno della tigre).

 

 

Edited by Il Biondo
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  • 2 weeks later...

Bellissimo e commovente, tutto quello che si potrebbe desiderare in un albo celebrativo.

 

Si apre con la toccante, onirica e delicatissima storia di Boselli, impreziosita ai disegni da un impressionante sfilata di talenti,

e si chiude con il divertissement firmato Giusfredi-Ticci che è un vero atto d'amore del maestro nei confronti dell'eroe.

 

Un magazine che è una gioia per gli occhi e una gioia per il cuore (Lilyth! Dinamite!).

 

Sempliemente perfetto.

 

<span style="color:red">17 minuti fa</span>, Augustus McCrae dice:

Sempliemente perfetto.

 

Contrariamente alla mia ortografia! :laughing:

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Gran bel numero celebrativo, scritto magistralmente da @borden per la poetica storia principale e da Giusfredi (la presenza di un "sinché" comunque la dice lunga sulla revisione dei dialoghi da parte del bos) per omaggiare Ticci.

 

Per il resto, dei cavalli di razza come disegnatori per questo magazine in cui escono protagonisti al pari di Tex.

 

L'assenza di Mefisto tra i nemici "trapassati" farebbe pensare che ci sia ancora spazio per lui in questo mondo, mentre immagino che la stesura dei redazionali sia stata precedente la prematura scomparsa del grande Carlo Ambrosini, qui ancora dato per vivente.

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