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TWF - Tex Willer Forum

[732/735] Alla Ricerca delle Navi Perdute


MacParland
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Chiedo a Mac Parland se davvero il primo Tex che ha letto è il 700. Questo indurrebbe a credere che abbia dovuto leggere tutta la produzione precedente in maniera assai spedita e e dunque giustifica il suo giudizio affrettato su "Le piste del Nord". Poi, ogni opinione è legittima, anche quelle che scherzosamente direi ai limiti della blasfemia; compresa quella che se uno conosce Tex da soli tre anni questo deve essere stato un periodo ben denso di passi e ripassi e interventi sul Forum. Ma forse c'è uno zero di troppo.

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<span style="color:red">2 minuti fa</span>, San Antonio Spurs dice:

Chiedo a Mac Parland se davvero il primo Tex che ha letto è il 700. Questo indurrebbe a credere che abbia dovuto leggere tutta la produzione precedente in maniera assai spedita e e dunque giustifica il suo giudizio affrettato su "Le piste del Nord". Poi, ogni opinione è legittima, anche quelle che scherzosamente direi ai limiti della blasfemia; compresa quella che se uno conosce Tex da soli tre anni questo deve essere stato un periodo ben denso di passi e ripassi e interventi sul Forum. Ma forse c'è uno zero di troppo.

Da qualche parte devo averlo scritto. Ne sono sicuro! Il primo Tex che ho letto è stato "La gola della morte", che numero è? 48 mi sembra, non mi va di cercare. L'ho letto nel volume di quella mega collana della Repubblica e l'Espresso. Poi mi sono concentrato su altre cose, tipo la collana della Gazzetta, quella per i settant'anni. Non compravo il mensile, non compravo proprio nessuna testata oltre al settimanale. Poi uscì il 700 ed iniziai ad acquistare tutto, con vari mesi di distanza. C'è scritto 700, perchè il primo Tex letto effettivamente nel formato classico è il 700. Chiudiamo pure l'off topic e continuiamo a parlare della storia.

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<span style="color:red">2 ore fa</span>, MacParland dice:

Da qualche parte devo averlo scritto. Ne sono sicuro! Il primo Tex che ho letto è stato "La gola della morte", che numero è? 48 mi sembra, non mi va di cercare. L'ho letto nel volume di quella mega collana della Repubblica e l'Espresso. Poi mi sono concentrato su altre cose, tipo la collana della Gazzetta, quella per i settant'anni. Non compravo il mensile, non compravo proprio nessuna testata oltre al settimanale. Poi uscì il 700 ed iniziai ad acquistare tutto, con vari mesi di distanza. C'è scritto 700, perchè il primo Tex letto effettivamente nel formato classico è il 700. Chiudiamo pure l'off topic e continuiamo a parlare della storia.

Il mio è stato un intervento sul filo dell'ironia, ovviamente. Ogni tanto si può svicolare; l'importante è non deragliare; ancora di più averne a vagoni, di autoironia. Buona domenica: su tutte le piste, tranne ovviamente che su quelle del Nord.

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  • Sceriffi
4 ore fa, MacParland dice:

In ordine: I Fox egli Hare sono paragonabili a quei nemici di passaggio che infilavano Bonelli padre e figlio nelle loro storie. Mingo il ribelle, la banda di Kento..... Appaiono e magicamente scompaiono. I Mahaha rappresentano l'unica forse, vera minaccia della spedizione, ma troppo simili a "I Demoni del nord", quasi una copia carbone. Tornuak come l'ho visto ho capito subito che alla fine si sarebbe schierato con Tex. Il solito personaggio che alla fine si redime. L'insolito paesaggio e il clima variabile rappresentavano la vera minaccia, ma nell'ultimo albi Tex diventa un superuomo e abbatte le condizioni. 

 

Appunto. In tutto questo, in effetti i nostri "fanno davvero poco". :laugh:

 

4 ore fa, MacParland dice:

Mica è obbligatorio inserire tutti quei personaggi. Penso che uno sceneggiatore a monte si chieda: "Io metto lui, ma gli dovrò far fare qualcosa!". Visto che qui ci sono quei personaggi, importanti, io mi aspetto che loro facciano il bello ed il cattivo tempo, non li voglio vedere oppressi da altri personaggi. 

 

Serve un gruppo di uomini formidabile per l'impresa che Tex e pards hanno di fronte: affrontare i ghiacci dell'artico, salvare una spedizione perduta, affrontare una terribile tribù di indigeni cannibali... Invece che affidarsi a un gruppo di anonime comparse, qui Borden sceglie di caratterizzare tutti i membri della spedizione, dagli amici storici alle nuove comparse. Nessuno, a parte Tex, è protagonista perché TUTTI, insieme, affrontano l'impresa che hanno davanti. 

E poi figurati, se Borden non avesse messo né Brandon né Gros-Jean sai quanti commenti avremmo letto del tipo: "è una storia nel Grande Nord, come ha osato Boselli non mettere gli amici storici!"

 

4 ore fa, MacParland dice:

Nel senso che nel finale si dissolvono. Chi li ha visti? Stavano tubando pure in quel momento? Ok, che non bisogna dire tutto, ma con tutti i dialoghi che ci sono due parole per dare un finale (positivo o negativo) alla loro storia si potevano pure usare. 

 

Borden, la prossima volta inserisci 10 tavole finali in cui vediamo Dallas e Mike in un ranch in Texas a mungere vacche circondati da una torma di ragazzini. Così la loro storia avrà una degna conclusione.

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E' possibile bannare un utente per bestemmie?:D

 Invece concordo con Innocente. sono andato a rileggermi Winnipeg e l'ho trovata deludente. 

 

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<span style="color:red">18 ore fa</span>, pecos dice:

 

E poi figurati, se Borden non avesse messo né Brandon né Gros-Jean sai quanti commenti avremmo letto del tipo: "è una storia nel Grande Nord, come ha osato Boselli non mettere gli amici storici!"

 

 

Infatti! 

ma non era Gros-jean il padrino di Down? doveva esserci lui nella storia. Avremmo avuto dei battibecchi con Carson.

 

Probabilmente Borden ha ritenuto questo sviluppo troppo classico e quindi ha optato per la soluzione adottata .

 

A me la storia è piaciuta e le atmosfere create mi hanno colpito. IL Nord estremo ( LA TUNDRA, IL PACK, ...) non lo avevamo mai visto in Tex

Borden cerca sempre di aggiungere elementi innovativi nelle sue storie : di ambientazione, di sfumature caratteriali dei personaggi, ... (TornuaK, è stato il  personaggio  migliore , per come caratterizzato, meno gli altri)che spesso non soddisfano i "conservatori" ad oltranza , che ritengono efficaci per Tex quelle tre o quattro varianti al Western classico di GLB.

Non considerando che la ripetitività annoia e cadiamo nella banalità delle storie  dell'ultimo periodo di  Nizzi .

 

In merito alla scena finale, ovvero al doppio finale , con l'orso che si "mangia" il morituro Tornuak penso che Borden volesse evidenziare "l'ossessione" dell'inuit per L'orso bianco gigantesco in analogia con la balena bianca  Moby Dick . anche in questo caso , letta in questi termini, la scena  mi è piaciuta molto.  

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<span style="color:red">51 minuti fa</span>, ciro dice:

In merito alla scena finale, ovvero al doppio finale , con l'orso che si "mangia" il morituro Tornuak penso che Borden volesse evidenziare "l'ossessione" dell'inuit per L'orso bianco gigantesco in analogia con la balena bianca  Moby Dick . anche in questo caso , letta in questi termini, la scena  mi è piaciuta molto.  

 

Lettura molto interessante, davvero ;).

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Potrebbe anche essere che Tornuak, ormai agonizzante ed in preda al delirio, abbia solo immaginato di vedere l'orso accanto a lui. In realtà l'orso era già morto, ma la sua ossessione resta fino alla fine.

Il finale si presta a libera interpretazione.

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Il 14/1/2022 at 18:53, Carlo Monni dice:

Non pensavo affatto agli Inglesi ma principalmente  ai due indiani ed all'inuit

sono personaggi autoconclusivi...esattamente come il Dingo de "Gli eroi dei Devil Pass"...

mi soffermo su particolari non ancora analizzati ma che a un incallito studioso di Storia come il sottoscritto sono molto piaciuti...

l'innesto dello shotgun (arma effettivamente usata durante la spedizione di Franklin, anche se non era di ordinanza nei Royal Marines, dal momento che a metà Ottocento i fanti di marina utilizzavano il fucile a canna rigata Brunswick, modello  Marina con parti ottonate appositamente studiato per il suo uso in mare aperto: l ottone non si corrodeva con la salsedine,  a differenza del ferro). Chi ha notato che i metis (pag 59 de i Dannati dellArtico) utilizzano non i Winchester ma il fucile a colpo singolo Martini Henry, Fucile di ordinanza dell'esercito di Sua Maestà Britannica fino alla Prima Guerra Anglo Boera? come al solito il curatore è attento a tutti i particolari ;)...essendo membri di una spedizione britannica, infatti, non potevanop che utilizzare il fucile di ordinanza simbolo della colonizzazione dell'Impero Britannico di fine Ottocento (ne parla anche Kipling nel "uomo che volle farsi Re" e in un sacco di altre opere...

le bombardiere Erebus e Terror erano le navi più piccole della Royal Navy, equivalenti come dislocamento ad uno sloop e più piccole di una corvetta. Originariamente progettatte per tirare con mortai a bersagli terrestri, non venivano mai utilizzate per combattimenti navali: in seguito vennero disarmate del tutto ed utilizzate come navi da esplorazione.

 

sulla storia: mi è piaciuto molto il finale, onirico e reale allo stesso tempo: d'altra parte ho trovato esagerato l'innesto di tanti personaggi. Penso (e spero) che la telenovela Dallas/ Mike abbia finalmente trovato un finale...

Dawn ha invece assunto una più chiara fisionomia, bel personaggio femminile in tutti i sensi. Brandon doveva esserci, è la causa effetto dell'intervento di Tex, e Gros Jean avrebbe uleriormente "appesantito" il team di un altro comprimario che non serve. 

Edited by Barbanera
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Spero che le storie così inutilmente non western siano finite per sempre. L'ho letta adesso, dopo aver raccolto i 4 albi. A me è sembrata soltanto una scusa bella e buona per raccontare la storia dell'Erebus, storia di cui francamente non se ne sentiva nè il bisogno nè l'utilità, su Tex. Completamente avulsa dal contesto del personaggio, forse pure più di Patagonia o di altre fuori ambientazione.

Per il resto è la classica storia boselliana: 3000 personaggi, tre miliardi di parole, Tex che ogni tanto c'è, buonismo a vagonate come al solito (ho perso da decenni la tolleranza su questo punto). Poi a parte le discussioni infinite tra i personaggi non mi ricordo nulla di particolare o di memorabile, se non il ritrovamento della nave. Tanta noia, a dire il vero.

Disegni di Bruzzo però lodevoli, ha fatto davvero un buon lavoro, forse però si nota troppo lo stacco tra la prima parte di tavole in cui prende le misure di Ticci prima maniera e quella dove evidentemente trova finalmente la quadra mettendoci il proprio tocco.

Insomma, alla fine si rivela una storia noiosa, a tratti irritante, e ripeto assolutamente inutile (rimarrò per sempre con il dubbio su cosa davvero c'entri TEX con tutto ciò, e viceversa). Mi sa che è un altro chiodo sulla bara del mio interesse per il personaggio. Alla fine dell'imminente run con Mefisto (che già non mi suscita nessun interesse) l'ardua sentenza.

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<span style="color:red">6 ore fa</span>, Gunny dice:

Spero che le storie così inutilmente non western siano finite per sempre. L'ho letta adesso, dopo aver raccolto i 4 albi. A me è sembrata soltanto una scusa bella e buona per raccontare la storia dell'Erebus, storia di cui francamente non se ne sentiva nè il bisogno nè l'utilità, su Tex. Completamente avulsa dal contesto del personaggio, forse pure più di Patagonia o di altre fuori ambientazione.

 

Credo che qui sia semplicemente una questione di gusti. Molto spesso trovo che, se affrontata in maniera convincente e coerente, una storia di questo tipo sia molto interessante. Non so se sono l'unico ma dopo avventure di questo tipo (o anche più "western" ma legate a reali fatti storici) io mi fiondo su internet a leggere la vera storia di quell'evento. Conoscevo soltanto vagamente la famosa vicenda del passaggio a Nordovest, grazie a questa avventura mi sono incuriosito e ho scoperto parecchi risvolti interessanti. 

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Io sono uno di quelli che gradiscono le storie western classiche, sicuramente un segno dell'eta'. Questa, pero', col Nord artico ma pur sempre canadese, rientra comunque nel canone da me preferito, se non fosse per l'elemento soprannaturale della seconda parte. Ma mi chiedo, e' una cosa sicura che il lettore medio preferisca veramente la soluzione soprannaturale rispetto ad una piu' realistica, che certamente Borden non avrebbe avuto alcuna difficolta' a creare?

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Io invece sono d'accordo nel prendere spunto dalla storia per ideare soggetti su Tex anche perché le idee originali è ovvio che scarseggino dopo 700 e passa numeri.

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  • Sceriffi
<span style="color:red">1 ora fa</span>, Otami dice:

Io sono uno di quelli che gradiscono le storie western classiche, sicuramente un segno dell'eta'. Questa, pero', col Nord artico ma pur sempre canadese, rientra comunque nel canone da me preferito, se non fosse per l'elemento soprannaturale della seconda parte.
 

 

Elemento soprannaturale?

 

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Forse sono io che vedo le cose diversamente, ma i cannibali hanno chiaramente dei superpoteri, tipo starsene bocconi nella neve a temperature polari (letteralmente), belli seminudi e magrolini. Poi da quel che si capisce sono esclusivamente cannibali: non cacciano su terra perche' bestie li' non ce n'e', e non pescano perche' non hanno barche. Cosa mangiano quando non passa di li' una spedizione artica? Meglio lasciar perdere. Insomma a me non sembrano proprio umani. Avrei preferito una soluzione tipo eschimesi disperati perche' la caccia non e' andata bene e stanno morendo di fame (anche qui si poteva fare che si fossero incrociati con qualche marinaio della spedizione, se proprio si voleva).

Visto che ci sono, aggiungo che a parte questo a me la storia e' piaciuta molto: che ci sia tanto testo, naturalmente al livello consueto di Borden, per me e' solo positivo (amo i Tex delle origini); che diversi personaggi abbiano il loro quarto d'ora d'attenzione e poi tornino un po' nell'ombra, cosi' e' la vita; che Tex non sia al centro della vicenda in ogni pagina, ma lo trovo naturale in una storia cosi' complessa. E' forse un po' debole il pretesto per cui i pard sono coinvolti nella vicenda, ma ok. I disegni li ho trovati stupendi. Come ho gia' scritto in precedenza, per la mia personale sensibilita' alla lunga stanca invece il trattamento a cui viene sottoposto Carson, ben poco rispettoso di questo pard storico. Ma chissa', forse tanti lo trovano divertente.

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Dovevo ancora commentarla ! Questo per me è un capolavoro mastodontico...summa totale e apice (probabilmente insuperabile) di tutto l'universo e la mitologia del Grande Nord che è passata su Tex. Da "Sulle Piste del Nord", passando per "Nei Territori del Nordovest", fino ai "Demoni del Nord"...Un viaggio che ha il respiro epico dei più grandi romanzi d'avventura...dagli scenari "familiari" delle foreste e tundre Canadesi, approdando-per dirla con Lovercraft- al "grande continente sconosciuto, e al suo mondo insondabile di gelida morte".

A coronare il tutto, il capolavoro grafico di Bruzzo, che definirei una magnifica sintesi di Ticci ed Esposito Bros, se non sapessi di fare un torto alla personalità del suo tratto e alla potenza evocativa delle sue tavole.

Voto : 10

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Si tratta di una storia che mi ha appassionato e molto emozionato. Mi ricordo che per diversi anni tendevo a tediare chiedendo la data della pubblicazione di questa epica vicenda. Devo prendermi il tempo per commentare. Posso al momento dire: bravo Borden!! 

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E' una storia che è riuscita a scardinare( considerando il numero dei personaggi ),anche una mentalità Texintegralista come la mia,gran bella avventura,che si innalza verso gli allori del capolavoro.Solo oggi stiamo a fare le pulci sui particolari se sono credibili o meno,una volta poteva scendere anche l'alieno dallo spazio..... :)

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Il 19/1/2022 at 10:24, Otami dice:

Poi da quel che si capisce sono esclusivamente cannibali: non cacciano su terra perche' bestie li' non ce n'e', e non pescano perche' non hanno barche. Cosa mangiano quando non passa di li' una spedizione artica? Meglio lasciar perdere

 

Mangiano anche buoi muschiati, se non ricordo male i pards ne vedono le carcasse. Sul fatto che siano seminudi nell'artico non mi scandalizzerei molto, mentre ciò che a mio parere è soprannaturale è l'orso che arriva a comando, a mangiare solo ciò che gli porgono i suoi "adepti", invece di avventarsi incontrollabilmente su tutto e tutti. Tuttavia, l'orso è un antagonista a tutto tondo, a mio parere sovrannaturale ma non per questo meno bello come figura.

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Non parlerei di "soprannaturale", quanto piuttosto di "mostruoso". I "Mahaha" non sono soprannaturali, ma hanno sicuramente caratteristiche fisiche mostruose, e in una certa misura sovraumane...capacità di resistenza a temperature e condizioni di vita proibitive per comuni esseri umani, ma a loro derivate dall'adattamento a tali condizioni, nell'arco di numerose generazioni...allo stesso modo Taqugak è "solo" un orso polare incredibilmente grosso e vecchio, ma è anche trasfigurato in un'entità mostruosa, dotata di una volontà forte-e malvagia- allo stesso modo della Balena di Melville, lo Squalo di Spielberg, e il Bisonte Bianco di J.Lee Thompson...

Nel momento in cui i protagonisti abbandonano gli scenari conosciuti delle foreste e tundre Canadesi, per avventurarsi nel mare e nel pack artico, entrano in un mondo ignoto e disorientante...e a quel punto, a mio avviso, la storia entra nei territori del "fantastico"...ma è un "fantastico" sottile e insinuante...

  • +1 3
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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Testa di Vitello dice:

Non parlerei di "soprannaturale", quanto piuttosto di "mostruoso". I "Mahaha" non sono soprannaturali, ma hanno sicuramente caratteristiche fisiche mostruose, e in una certa misura sovraumane...capacità di resistenza a temperature e condizioni di vita proibitive per comuni esseri umani, ma a loro derivate dall'adattamento a tali condizioni, nell'arco di numerose generazioni...allo stesso modo Taqugak è "solo" un orso polare incredibilmente grosso e vecchio, ma è anche trasfigurato in un'entità mostruosa, dotata di una volontà forte-e malvagia- allo stesso modo della Balena di Melville, lo Squalo di Spielberg, e il Bisonte Bianco di J.Lee Thompson...

Nel momento in cui i protagonisti abbandonano gli scenari conosciuti delle foreste e tundre Canadesi, per avventurarsi nel mare e nel pack artico, entrano in un mondo ignoto e disorientante...e a quel punto, a mio avviso, la storia entra nei territori del "fantastico"...ma è un "fantastico" sottile e insinuante...

 

 

Bravo, bel post!

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  • Collaboratori

Non ho ancora commentato la storia dopo l'uscita del quarto albo, che per me resta indubbiamente la migliore dell'anno. Ogni tanto qualche avventura che stacchi dal western classico ci vuole e in questo caso l'ambientazione riesce anche a tenerti costantemente col fiato sospeso senza cali di tensione.

 

Il punto di partenza era il ritrovamento dell'Erebus, la spedizione di Franklin è un fatto storico che serve da motore dell'azione come avveniva in tantissime storie scritte da GLB. Mentre la storia era in fase di realizzazione le navi furono tuttavia effettivamente ritrovate e questo anche a causa della lentezza di Bruzzo, che a un certo punto si interrompe anche nei lavori!

 

Borden se ne era lamentato ed è molto probabile che per questi due fattori (ritrovamento delle navi e lentezza del disegnatore), se il numero delle tavole già disegnate non fosse stato comunque di una certa importanza, questa storia non l'avremmo mai letta.

 

E' un fatto che l'autore proprio in questo forum, rassicurandoci sulla sua continuazione, avesse parlato anche di perdita d'interesse da parte sua: per fortuna a lettura ultimata non abbiamo avuto modo di accorgercene.

 

Borden si dimostra buon profeta, le navi sono state ritrovate più o meno dove lui le fa scoprire a Tex - il fatto contrario avrebbe portato inevitabilmente alla cancellazione della storia o a una sua importante revisione con un certo numero di tavole da ridisegnare. Tutto sommato ci è andata bene.

 

Il ritrovamento delle due navi non cadde certamente a proposito: toglieva infatti un palmo di atmosfera alla storia che Boselli stava scrivendo. Volete mettere il fascino della scoperta da parte di Tex (e del lettore) di navi da allora mai ritrovate? Se ci mettiamo nei suoi panni non deve essere stato facile. Lui stesso ha dichiarato che queste storie al Nord tra i ghiacci sono quelle per lui meno interessanti da scrivere perché tra la neve non c'è niente e non succede praticamente niente, a pensarci bene sono lande sterminate e desolate dove la presenza dell'uomo è quasi impercettibile.

 

C'è chi si è lamentato, ingeneroso, che in questa storia succede poco o niente: provate voi a scrivere 440 tavole ambientandole sul pack e poi vediamo il risultato! C'è da dire che Mario Boselli c'è riuscito e c'è riuscito benissimo, mantenendo sempre la tensione alta e usando i pochi elementi che aveva a disposizione (la natura e la fauna) scatenandoli contro la spedizione, che conta numerose perdite e parecchio sangue versato. Pretendere che Tex giganteggi in questo quadro spaziale è un po' troppo, eppure è lui il fulcro dell'azione in quasi tutte le sequenze, a differenza di un Jim Brandon che sembra messo lì un po' a caso.

 

La vera regina della storia è però Dawn che in quell'ambiente ci vive. Questa storia contribuisce molto a farla crescere come personaggio (era la sua prima volta sulla serie regolare) tanto che ormai possiamo considerarla un pard aggiunto alla stregua dello stesso Brandon, Gros-Jean, Devlin, El Morisco e tutti gli altri. In un sondaggio di qualche mese fa vi chiedevo se foste d'accordo nell'allargare la famiglia dei personaggi cosiddetti "amici". Guardate che ce l'abbiamo già, è una donna e ha un caratterino niente male, solo per lei la storia sarebbe da ricordare (applauso a Bruzzo, che è riuscito nell'impresa di disegnarla meglio anche di quel Font che l'aveva comunque  splendidamente disegnata.

 

Menzione speciale anche per Tornuak che narrativamente prende il posto dell'assente Gros-Jean. Il bestione riesce a captare molte delle nostre simpatie e che da temibile nemico si dimostra infine un decisivo alleato per i nostri pards. Un looser che riesce a cogliere la sua vendetta. La sua morte onirica, nell'ultima tavola della storia, è il colpo di genio che chiude degnamente questa lunga escursione al polo.

 

In ultimo, i Mahaha che ricordano i cannibali del numero 600 come è gia stato fatto notare. Sono forse l'anello più debole della lunga storia ma non ne pregiudicano la sua riuscita. In effetti difficile pensare ad altro senza voler scivolare nel soprannaturale. Se ripenso al fatto che ci sono autori che invece questo confine tra realtà e irrealtà lo oltrepassano tranquillamente per consegnarci storie come quella recente del pistolero vudu, un applauso sincero va a Mauro Boselli per aver resistito alla tentazione di ricorrere a facili espedienti, a maggior ragione considerando che non aveva praticamente niente tra i suoi soliti atout narrativi da usare sul pack dell'Artico.

 

Dare un voto ora a caldo è difficile, mi auguro che la stessa ricchezza di contenuti noi lettori la si possa ritrovare anche nelle storie oggi in fase di realizzazione con due dei più grandi personaggi della serie: la Tigre Nera e il capitano Barbanera. Nell'attesa mi gusterò sicuramente il ritorno di Mefisto e della sua famiglia.

 

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