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TWF - Tex Willer Forum

[613/615] I Sabotatori


paco ordonez
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Voto alla Storia?  

63 members have voted

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Riletta da poco, questa storia la trovo quasi perfetta. Un Boselli in gran forma ci regala un'avventura"bonelliana", con una schiera di protagonisti e comprimari di alto livello ed una notevole dark lady. I disegni di leomacs sono semplicemente straordinari. Che dire rileggendola ho ritrovato il buon vecchio tex che mi piacerebbe leggere ogni mese...voto 10-.

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  • 1 year later...

Dopo tre anni ho ripreso questa storia trovandola ancora di più meravigliosa ! I colpi di scena non mancano,le sparatorie pure,l'indagine poliziesca anche e,soprattutto,la "texianità" caratterizza la sceneggiatura al 100% . Leomacs molto meglio qui che in "Oro nero",mantengo solo,rispetto alla mia prima lettura,la convinzione che Tex una feritina poteva subirla nel duello con Mondego,veramente straordinario personaggio assieme a Bethanie e Norton. voto 10.

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  • 5 months later...

Uno dei più bei finali di tutta la collana di Tex, le ultime 20 pagine sono di altissimo livello narrativo e grafico. I disegni di Leomacs si sposano perfettamente con questa bella storia (solo qualche volto di Tex discutibile), il crescendo narrativo (un classico di Boselli) culmina con il magnifico duello, reso benissimo dalle espressioni dei protagonisti. Tanti personaggi (anche questo un classico delle storie di Boselli) tutti con tratti psicologici ben definiti e non da semplici comprimari, anche se nel finale sono le figure dei due pards ad ergersi (giustamente) protagonisti. Voto 9 (solo perché il 10 lo riservo ai capolavori della serie...  e questo lo è... quasi).

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  • 3 years later...
  • Sceriffi

Storia riletta con gusto giustappunto in questi giorni. Un esempio impeccabile su come essere innovativi senza smuovere di un solo passo la tradizione: Mondego è una figura ambigua, tipicamente boselliana; molto innovativa per i canoni texiani anche la caratterizzazione di Norton; ma protagonisti della vicenda sono un Tex e un Carson raramente così glbonelliani nelle storie di Boselli. Ci sono bellissimi scambi di battute, le bistecche, le patatine fritte, un Carson allo stesso tempo buffo e in gran spolvero. Forse un Tex eccessivamente legnoso, impressione accentuata dai disegni di Leomacs che lo mostra sempre ingrugnito. Ad ogni modo, caratterizzazioni ottime e storia ottima: ci sono ambientazioni belle, varie e realistiche, il mondo del West con tutto il suo profumo, la ferrovia e i drammi correlati, una trama appassionante e ben costruita.

Questa storia è anche un manuale su come mostrare situazioni estreme in Tex: c'è un massacro di una famiglia innocente, una scena di seduzione; cose piuttosto forti per la serie, seppure in modo diversissimo tra loro, ma efficacemente svolte tramite delle elegantissime ellissi. Boselli ci ricorda che per raccontare scene efferate non c'è bisogno di mostrare una singola goccia di sangue e per infondere sensualità non c'è bisogno di mostrare un solo centimetro di pelle, nemmeno in controluce: un esempio eccellente e da seguire sempre.

Disegni di Leomacs davvero molto, molto belli: ha un grande talento per il West. L'unica pecca che ritrovo è che sono poco omogenei, alternando pagine pulite ad altre dallo stile più sporco e graffiato, pur essendo entrambi gli stili di eccellente fattura. Anche il modello di Tex cambia molto: si passa da Villa a Ticci a interpretazioni un po' più personali, ma mai stabili.

Non ricordo che voto abbia dato all'epoca e onestamente non mi interessa: è una bella storia di Tex? Sì; mi sono divertito a rileggerla? Parecchio; è una delle migliori storie del centinaio? Senza dubbio. L'importante è che la storia sia bellissima, al diavolo il resto.

  • +1 1
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Divido la storia in 3 tronconi: il primo, costituito dalle poche pagine dell'albo iniziale, molto promettente; il secondo (l'albo i sabotatori) dall’andamento lento ma piacevole; il terzo, invece, molto bello e con uno splendido finale.

Nel complesso la storia mi è piaciuta molto.

Buona, come sempre, la caratterizzazione dei personaggi, anche se avrei preferito che fosse dedicata qualche pagina in più a Mondego, personaggio più Nolittiano che GLBonelliano, e mi dispiace, come a molti, che sia morto, avendo potuto, lo stesso,
essere recuperato in qualche altra storia.

Probabilmente Boselli ha preferito sacrificare il suo "bel" personaggio pur di scrivere un finale veramente degno di nota; l'ultima scena, infatti, è stupenda e conclude degnamente una sceneggiatura, a mio parere, molto positiva.

I disegni di Leomacs molto più che discreti. Unico appunto: il suo Tex sembra un pò troppo grosso, quasi grasso.

Voto alla storia: 8,3

Voto ai disegni: 8

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  • 2 months later...

Ho riletto da poco questa storia e l'ho ritrovata molto bella.

Sono venuto quindi sul forum per leggere tutte le opinioni espresse dai lettori e mi ha molto colpito la divergenza di pareri emersi in merito alla scena di seduzione.

 

Ora, quando mi reco in edicola per comprare un albo di Tex, io - come credo tutti gli altri lettori - cerco non scene di sesso, ma cavalcate nelle praterie, scazzottate in pulciosi saloon, indiani che inseguono carovane di poveri coloni, sfide all'ultimo sangue. 

Ma il sesso fa parte della vita. Quindi, non mi scandalizzo che anche in Tex si possano trovare scene di seduzione. Ciò a condizione che: a) siano pertinenti rispetto alla trama; b) siano credibili; c) non siano volgari.

 

La famosa scena di Bethanie e Norton soddisfa tutti questi criteri:

a) è coerente con lo sviluppo della storia; infatti, solo grazie alle simpatie che la bella vedova nutre per lui, il giovane Norton riesce a impadronirsi della documentazione che rivela ciò che si nasconde dietro la costruzione della linea ferroviaria;

b) risulta credibile che una giovane e ricca vedova provi desiderio fisico - e lo soddisfi - nei confronti di un giovane dipendente di bell'aspetto;

c) benché la sequenza risulti estremamente sensuale, nemmeno un occhio malevolo vi può cogliere qualcosa di volgare.

A mio modesto avviso, in conclusione, la scena in questione è molto bella, forse anche memorabile.

 

Sulla storia non mi dilungo perché condivido tutte le valutazione positive espresse da chi ha scritto prima di me.

 

 

 

 

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Storia eccellente di un Bos ispirato.

 

L'autore si ispira in modo sapiente e intelligente a ben due capolavori western:a "C era una volta il West" per il ruolo negativo della ferrovia,per i coloni massacrati,per la "posse"di assassini assoldati dalla ferrovia,per la vendetta di un sopravvissuto al massacro,per la distruzione del "Cavallo di Ferro".Il curatore però,onde evitare una riproposizione piatta di un capolavoro del cinema,mischia sapientemente e con mestiere le carte e così troviamo un personaggio ambiguo ed intrigante come Mondego,che fa il suo ingresso nella storia con un celebre exploit che ricorda il vero "Django" (non quello di Tarantino).

 

La storia segue apparentemente un canovaccio semplice e classico ma, come da stile boselliano, l' innesto di personaggi grigi e ambigui dà quell'"Esprit de finesse"ad una storia memorabile: Mondego appunto,ma anche il giovane amante di Betanie (che cova per anni la sua vendetta) e appunto la Dark Lady,nera come la pece e marcia fino al midollo,che muore in modo tragico a bordo del treno, senza rimpianti e senza pianti.

 

Per concludere:un ottima storia, originale, e molto Glbonelliana

 

 

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  • 1 year later...

La storia in questione è l’esempio lampante di come si possa cucinare una squisita pietanza western, utilizzando i soliti ingredienti. Boselli d’altronde si è rivelato un ottimo cuoco in questo senso e non a caso, allora come adesso, è l’autore che meglio riesce a coniugare innovazione e tradizione. La rivalità fra compagnie ferroviarie è un classico nella narrativa western, tuttavia la sceneggiatura di Borden non corre mai il rischio di apparire troppo scontata o prevedibile. La gara a costruire per primi lungo lo stretto passo, tra sabotaggi, pallottole e colpi bassi costituisce un ottimo contorno alla vera pietanza scodellata ai lettori, ovvero la criminosa attività dell’ATS, che agli ordini della bella “dark lady” Bethanie Marsh è disposta a tutto pur di sconfiggere la compagnia concorrente. Eclatante l’eccidio di Gleen Plains che emerge dalle indagini dei nostri e chiarisce da quale parte si annidi il marcio. Non manca il classico personaggio boselliano, ovvero Mondego, un killer prezzolato ma con il senso dell’onore ben radicato. Stavolta però Borden spiazza il lettore, visto che sui titoli di coda invece del consueto ramoscello d’ulivo fra Tex e simile antagonista, pone un duello serrato che porrà la parola fine alla carriera del professionista della colt messicano. Molto ben caratterizzato pure Norton, che col proseguo della trama scopriamo sia il vero committente di Mondego per vendicare i genitori uccisi dagli spietati piani dei Marsh. Bethanie è un villain che lascia il segno: affascinante, fredda come il ghiaccio e decisamente spietata. Un’antagonista valida a cui l’autore dedica una fine a effetto e che mostra pure segni d’umanità nel suo rapporto d’attrazione con il piacente Norton. Non entro affatto in merito a eventuali critiche sulla scena galante fra i due, visto che è sceneggiata con classe da Boselli e non essendo minimamente volgare e fuori le righe, la reputo adattissima pure a una saga troppo “puritana” come quella del ranger. Proprio Tex e Carson sono comunque il valore aggiunto della prova, sempre in prima linea, spumeggianti, decisivi e molto ironici. Piccola divagazione: visto la quantità di bistecche ingurgitate da Carson nella storia, il rischio di un’indigestione fu alto, ma a parte le battute, Borden ci mostra due ranger affiatati, granitici e senza sbavature e questo giova molto alla riuscita dell’episodio. Buoni i disegni del debuttante Leomacs, non trascendentali ma efficaci alla narrazione. Qualche lieve incertezza nelle fattezze di Tex ma pecche veniali che non inficiano un buon debutto. Nel bellissimo prologo, mi par di notare che il ricco messicano e il pistolero nemico di Mondego, che cadono nella trappola di quest’ultimo, sembrano essere un omaggio che il disegnatore fece a Zaniboni, visto che somigliano molto a Slattery e Coburn del texone “Piombo rovente”. Il mio voto finale è 8

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  • 10 months later...

Allora...Storia gustosissima. La ferrovia e la lotta per tracciare la strada della civiltà, personaggi borderline, una dark lady, intrighi, sparatorie, bistecche, colpi di scena. Veramente bravissimo Boss, Leomacs (a parte qualche primo piano)  validissimo disegnatore. Due albi e mezzo che mi hanno tenuto incollato alla pagina, psicologia dei personaggi ben calibrata. Storia per me tra le migliori della fascia 600/700.

 

 

 

Il 1/11/2012 at 01:19, Leo dice:
Leo dice:

Ma anche la fine di Mondego è riuscitissima: ho letto che molti hanno storto il naso, perchè Mondego è stato bruciato e poteva invece tornare. Ed invece non poteva esserci altro destino per lui perchè, se è vero che è un personaggio in chiaroscuro, come tutti i più grandi personaggi boselliani, rimane pur sempre un killer a pagamento, un sicario, e Tex non può lasciarlo andare. Di conseguenza, la scelta di Mondego è stata una scelta di libertà, e non poteva essere diversamente, se non si voleva tradire il personaggio.

Scusate se mi autoquoto. Lo faccio per ribadire che la penso come Paco. Come ho scritto nel mio precedente post, e come ben dice Paco sui ruoli da rispettare, Tex non può lasciare andare Mondego. Mondego a quel punto ha 2 possibilità:1) tentare di battere Tex, pur essendo consapevole di quanto sia temibile come avversario2) farsi arrestare. La scelta di Mondego (oltre al gusto della sfida, che come dice Paco sicuramente accende il duello per entrambi i contendenti) è una scelta di libertà. Solo così il personaggio non si tradisce e rimane quello che è stato per tutta la storia: un killer, certo, un fuorilegge, ma fondamentalmente un uomo libero. Su una sua fuga, ed un suo ritorno: nella successiva occasione cosa avrebbero potuto fare, Mondego e Tex? Diventare amiciò Non è possibile. Pur essendo "bordenline" (per riprendere la tua "battutaccia"), Mondego è e rester? un killer. Un sicario a pagamento. Prima o poi la resa dei conti deve avvenire. E' allora è meglio che avvenga in un'unica storia, così da sublimare con la morte il destino di un personaggio che ci è piaciuto.

Concordo....Ma la dark lady invece è " morta morta" secondo te?

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  • 4 months later...

Dove sta il bene, dove il male?, ci si chiede spesso nelle storie di Boselli. In questa, all’inizio, non è chiaro neppure dove sta la giustizia, e lo dice esplicitamente anche Tex a Carson (“In questa faccenda la giustizia o l’ingiustizia non sembrano stare da una sola parte” ). Ma non solo: qui non è semplice neanche capire quale sia il mezzo giusto per ottenerla, la giustizia, visto che le vie legali non sono percorribili e il sabotaggio non pare né efficace né privo di rischi per gli innocenti.

Mondego il killer se la cava sostenendo che “non ci sono innocenti”, ma non è del tutto così, il cinismo, in questa vicenda oscura, tutto sommato non la fa da padrone, anzi, sono tanti i personaggi positivi e onesti (per esempio lo sceriffo Dugan), così come le azioni generose e i moti d’affetto, anche dei criminali (compreso Mondego).

 

Eppure resta irrisolto il tema di fondo della giustizia, quella vera, difficile da realizzare anche perché i principali personaggi in conflitto tra loro sono tutti (tranne il killer Mondego) dalla parte della legge (rangers, sceriffi, agenti della ferrovia, affaristi e ingegneri legalmente autorizzati a fare il loro mestiere) ma tutti - compresi Tex e Carson - con una loro personale concezione della giustizia, diversa da quella degli altri e contraddittoria rispetto alla legge, in nome dei propri interessi o dei propri principi.

E se alla fine i Nostri trionferanno - come sempre - e la ferrovia andrà avanti, resta comunque al lettore l’amaro in bocca per tutti coloro che sono morti inutilmente, prima per la concorrenza spietata delle due compagnie ferroviarie, poi per aver cercato la giustizia e averla ottenuta a caro prezzo.

 

“I sabotatori” è una delle migliori storie di Boselli, una di quelle scritte meglio, che si apprezzano ancora di più a una seconda lettura, con dialoghi pieni di sfumature e sottintesi, come quelli di Tex con Bethanie o di Bethanie con Bill Norton, oppure quelli col vecchio sceriffo ribelle Henry Price o le varie discussioni tra Tex e Carson, in cui i due amici ragionano tra loro, esprimono i loro punti di vista, non limitandosi ai soliti battibecchi triti e ritriti. E’ una storia, questa, che dà l’impressione al lettore di assistere a un film ben recitato.

 

Merito anche degli efficaci disegni di Leomacs che - mi sbilancio – considero ai livelli dei grandi (Galep, Ticci, Villa…), o comunque lì vicino, anche se calano un po’ verso la fine. Al contrario della trama, che invece migliora via via: parte bene, si sviluppa ancora meglio e si conclude in crescendo, senza sgonfiarsi per strada come capita purtroppo a tante altre.

 

Tutto funziona a meraviglia: un intreccio ben orchestrato, tanti personaggi complessi e maturi, un Carson ottimo coprotagonista in stile glbonelliano (gran mangione ma non in modo macchiettistico, irresistibile quando si scontra con gli sgherri della ferrovia che gli hanno fatto cadere la bistecca), e poi un antagonista indimenticabile (Mondego) e un personaggio femminile altrettanto memorabile, Bethanie  (“Per una donna giovane, sola in un mondo difficile e pericoloso, è un gran conforto sentire ogni tanto il proprio nome sulle labbra di un uomo”).

 

C’è spazio anche per la critica sociale all’affarismo senza scrupoli spacciato (ieri come oggi) per lo sviluppo della nazione, ottenuto sulla pelle dei più deboli considerati solo un intralcio per il progresso. Un affarismo che finge di considerare la cosiddetta libera concorrenza una gara corretta e non - come di fatto è - una guerra tra chi vuole vincere con qualsiasi mezzo (alla fine Bethanie morendo dice: “Ho vinto io. Il mio è il primo treno”).

 

Insomma un’avventura notevole, degna di comparire prima o poi nella neonata collana ”Le grandi Storie Bonelli”. Peccato solo non rivedere più Leomacs su Tex, chissà che fine ha fatto.

Edited by Poe
  • +1 1
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  • 3 weeks later...

Una guerra a colpi di sabotaggi tra due compagnie ferroviarie, un killer a pagamento dalla personalità complessa, una donna tanto ricca ed affascinante quanto priva di scrupoli, un manipolo di sgherri prezzolati e sbruffoni: tutti elementi ricorrenti nella narrativa western che Boselli ha saputo condensare in maniera ottimale per regalarci una prova di livello davvero molto alto. Forse verso la metà la vicenda si rende un po' troppo verbosa per qualche pagina, dal mio punto di vista, ma tale punto un po' deboluccio viene comunque ampiamente ripagato da una trama ben più intricata di come avrebbe potuto apparire in principio, frutto di personaggi tutt'altro che banali e scontati, in grado di permettere al lettore di non individuare torti e ragioni da un'unica parte.

 

Molto interessanti, soprattutto, i due principali avversari del premiato duo Tex & Carson: la ricca e bellissima Bethanie Marsh, principale azionista di una compagnia ferroviaria, disposta a tutto pur di ottenere i propri scopi, compresa la prosecuzione dell'opera del fu marito, ucciso da Xavier Mondego, antagonista primario della vicenda, killer a pagamento senza scrupoli, ma a suo modo dotato di un codice d'onore, come sta a dimostrare il suo comportamento nella arte finale della vicenda. Dopo aver condotto alla morte la vedova Marsh (talmente accecata dal perseguimento del suo scopo da rimanere volutamente a bordo del suo treno lanciato in folle corsa e morire nello schianto), rispettando in tal modo il suo triste impegno, potrebbe filarsela al sicuro ed invece resta per seppellire il fido compare Hector ed il giovane Bill, rappresentante dei suoi mandanti (a tal proposito, devo ammettere che l'indecisione da lui palesata ad un certo punto nel giudicare la vicenda mi aveva lasciato intuire il suo coinvolgimento), con l'aiuto di Tex, per poi sfidarlo a duello uscendone fatalmente sconfitto.

 

Peccato, in un certo senso, per la sua morte: sicuramente si trattava comunque di una canaglia, ma a proprio modo migliore degli sgherri della ferrovia capeggiati da Wagoman e della signora Marsh, rei di reati anche peggiori ai danni di gente inerme. E poi, più utilitaristicamente, se fosse riuscito a cavarsela o ad eclissarsi all'ultimo avrebbe potuto tornare utile per una riproposizione; a mio modesto modo di vedere avrebbe avuto le caratteristiche e le potenzialità per diventare anche un avversario ricorrente, ma tant'è.

 

Mi è piaciuto molto anche Leomacs, qui alla sua prima - e sinora penultima - prova sulla serie regolare, dopo avere esordito con l'Almanacco 2009: tratto pulito, buona caratterizzazione grafica dei personaggi, buona anche la raffigurazione degli ambienti.

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